La Favola del Giorno

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La Favola del Giorno

Miti – Saghe e Leggende

Mito Greco

Il mito è raccontato dal poeta Esiodo (secolo VIII-VII a.C.) nella Teogonia (Generazione degli dèi).

Nella mitologia greca i Titani erano esseri giganteschi, figli della terra e di Urano, il Cielo stellato. Essi lottarono contro Zeus, il re degli dèi, e, sconfitti, furono precipitati nel Tartaro, l’eterno regno della dannazione. L’unico superstite dei Titani fu Prometeo che non aveva partecipato alla lotta.

I Cicopli erano giganti che avevano un solo occhio nel mezzo della fronte.

Promèteo, gli uomini e il fuoco

I primi uomini pallidi, smunti, con sul volto palese il terrore e l’odio, trascinavano la loro misera esistenza di caverna in caverna.

All’alba e al tramonto si aggiravano per le selve, trasalendo ad ogni frusciare di cespuglio, scrutando cauti l’orlo dei dirupi. Di notte e al meriggio si rintanavano negli angoli più bui delle loro spelonche.

Oh, i disgraziati non sapevano quanto fosse serena la luce del sole, e come limpido risplendesse su di loro il cielo!

Forze misteriose li attorniavano da per tutto; ed essi temevano il mormorio delle fonti, il sussurro delle fronde, il gracidare dei corvi e lo stridere delle civette …

Promèteo, il titàno superstite, che errava sulla terra, ebbe pietà di quegli infelici:

  • Zèus, gran padre, abbi pietà della povera stirpe mortale! Concedi loro una scintilla del fuoco divino; rischiara il buio, che li avvolge inermi. Guardali, Zèus! Simili a bruti, a testa bassa, con gli occhi torvi, strisciano sulla terra inospitale!
  • Promèteo, non sai più che cosa chiedere al re degli dèi? Io non sento pietà per quei vermi, che formicolano nel fango. Sì, li voglio distruggere tutti, voglio creare una razza simile a quella degli dèi.
  • Gran padre, se ti fui caro nel giorno della tua vittoria sopra i Titàni ribelli, se fui io a consigliarti di costruire i fulmini e i lampi, abbi tu oggi pietà di quegli infelici! Concedimi, o Zèus, la loro vita!
  • Ebbene sia! Gli uomini vivranno, ma dovranno errare per boschi e paludi, simili a bruti; dura dovrà essere la ricerca del cibo; e il fantasma della morte, sovrastando su di loro con le sue nere ali, li opprimerà d’affanno.

Era l’alba.

La montagna di fuoco, nel cui grembo si internava la fucina di Efèsto, il dio del fuoco, appariva nitida e lampeggiante nelle prime luci del mattino.

Promèteo si fermò sulle soglie della spelonca. Vedeva i fuochi e le enormi braccia dei Ciclòpi, che apparivano or sì, or no tra le fiamme, maneggiando formidabili martelli. L’aria era piena di scintille e tutta la fucina rintronava del febbrile lavoro.

  • Efèsto! Efèsto! – La voce di Promèteo si perse in quell’antro pieno di fragore.

Il dio stava cesellando lo scudo di Zèus. Promèteo passò tra i Ciclòpi, si accostò ad Efèsto e gli pose una mano sulla spalla:

  • Efèsto!

Il dio si volse stupito:

  • Promèteo! Tu? Che cosa vuoi da Efèsto?
  • Voglio un vaso di bronzo. Ma di chi è questo scudo intorno a cui lavori corrugando i sopraccigli, mentre la fronte ti si fa madida di sudore?
  • E’ l’ègida, lo scudo di Zèus.
  • Oh, lascia che la guardi nella luce del fuoco!

Così dicendo Promèteo si accostava ad uno dei fuochi pieni di scintille. Efèsto protese lo scudo verso le fiamme e stette, inorgoglito, a contemplare il suo lavoro. Egli non si accorse che Promèteo, con rapida mano, rapiva una scintilla del fuoco eterno e la nascondeva dentro la sua canna.

  • Guarda, – diceva Efèsto – i macigni dei Titàni hanno ammaccato le cesellature… Dovrò rimettere a nuovo lo scudo… – Poi, rivolto ad uno dei Ciclòpi, ordinò: – Ohè! porgi a Promèteo il vaso di bronzo più bello. Efèsto glielo vuole donare per l’aiuto che egli diede a Zèus.

Dalla scintilla rubata Promèteo trasse mille e mille scintille e le donò agli uomini, che via via si imbattevano in lui. Ed, oh prodigio!, quegli esseri brutali, che fino allora avevano solo conosciuto gli odi e gli agguati, sollevarono improvvisamente gli occhi da terra e scoprirono il cielo. Videro il sole, le nubi, il sereno… Poi nella notte rimasero a lungo sulla soglia delle loro caverne a contemplare, meravigliati, le stelle.

E il cuore degli uomini conobbe l’amore.

Con stupore incominciarono a guardarsi gli uni e gli altri nel volto, e i loro occhi, le loro labbra si aprirono al sorriso. Quelli che prima erano stati orribili a vedersi, apparivano ora irradiati di una luce, che li rendeva simili agli dèi.

SALUTE E BENESSERE

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SALUTE E BENESSERE

PIANTE MEDICINALI – CONSIGLI PER L’USO E LA PREPARAZIONE

CICORIA

Nome scientifico: CICHORIUM INTYBUS L.

Famiglia: Compositae.

Usato per curare: Calcoli biliari, calcoli renali, indigestione.

Termine corrispondente in francese: chicoréè sauvage; inglese: chicory; spagnolo: achicoria; tedesco: wegwarte.

Componenti attivi: principio amaro (intibina), inulina, glucoside, cicorina.

Parti utilizzate: foglie e radici.

E’ una pianta perenne che raggiunge il metro di altezza. Le sue foglie e i suoi ramoscelli si raccolgono quando la pianta fiorisce, da giugno a settembre.

Si fanno seccare all’ombra. Il tubero si dissotterra in autunno e in primavera e si fa seccare al sole o all’ombra.

CALCOLI BILIARI

Decotto: si fanno bollire per 3 minuti 15 gr. di radice sminuzzata in una scodella d’acqua. Se ne prende una tazza due volte al giorno.

CALCOLI RENALI

Infuso: si versano 15 gr. di foglie secche in una tazza di acqua bollente. Si lasciano in infusione per 15 minuti. Si filtrano e se ne prende una tazza tre volte al giorno per parechie settimane.

INDIGESTIONE

Infuso: 10 grammi di foglie secche in una tazza di acqua bollente. Se ne prende una tazzina dopo i pasti.

N.B. alcune foglioline di cicoria mescolate con un pizzico di malto d’orzo costituiscono un buon succedaneo del caffè, coadiuvante della digestione.

E’ UN’ERBA DI USO CORRENTE

Curiosando qui e là

Sophia riprende una vecchia rubrica che aveva suscitato notevole interesse e curiosità da parte vostra e vi invita a navigare nel suo sito web di grandi marche www.lemagiedisophiagrandimarche.com

Curiosando qui e là

I radicali liberi sono molecole che reagiscono con altre, modificandole e formando altri composti stabili.

Nell’organismo si generano nel corso delle reazioni biochimiche come prodotti di scarto.

La loro elevata reattività è una minaccia per le cellule, perché i radicali si uniscono alle molecole delle pareti cellulari, distruggendole. Normalmente, però, sono eliminati dai meccanismi difensivi.

Chi fa molto sport ha un metabolismo accelerato, che compie un gran numero di reazioni biochimiche, e perciò produce anche più radicali, ma produce anche più enzimi capaci di disattivarli. In caso di malfunzionamento dei sistemi difensivi, i radicali possono aumentare e causare danni, anche gravi, ai tessuti.

Sono stati indicati come causa dell’invecchiamento dei tessuti e si vendono medicinali che dovrebbero proteggere le membrane cellulari dal loro attacco.

Non vi è certezza sull’efficacia dei rimedi, ma si ritiene che la vitamina E possa costituire una protezione.

L’ANGOLO DELLA POESIA

Sophia si augura che questa poesia di Ugo Foscolo, che vi presenta, sia di vostro gradimento, e vi invita a navigare nel suo sito web di grandi marche www.lemagiedisophiagrandimarche.com

L’angolo della Poesia

Alla sera

Forse perché della fatal quiete

tu sei l’immago a me si cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete

tenebre e lunghe all’universo meni,

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Ugo Foscolo

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ASTROLOGIA

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  Astrologia – affinità di coppia del Segno del Sagittario con gli altri segni.

Sagittario- Toro

Fra loro serene, durature armonie.

Se il terrestre Toro arriva quando la vivace alunna di Giove ha già dato sfogo alla sua focosa vitalità e ha deciso di mettere “la testa a posto”, è una fortuna per entrambi. E nasce un rapporto solido e senza scosse.

Segno mobile, autunnale, di Fuoco il Sagittario; segno fisso, primaverile, di Terra il Toro; in apparenza non hanno nulla in comune, ma nella sostanza si. Ed è un sano istinto naturale che li induce a semplificare e semplificarsi la vita, ad amare le cose semplici e i piaceri accessibili.

Certo, sono anche molto diversi: lui è un “animale stanziale”, felice appena può riposare, magari assaporando pigramente le gioie bucoliche, mentre lei scalpita quando le circostanze della vita le impongono le situazioni troppo statiche.

Infatti, soprattutto quando è giovanissima, lei è imbattibile nell’escogitare i piani più imprevedibili e bislacchi pur di muoversi, di viaggiare, d’accumulare esperienze nuove. E queste esplorazioni non escludono affatto l’eventualità che la Sagittario si lanci con disarmante calore in brevi ed appassionate avventure sentimentali. Ma è un bene che lo faccia perché così ha modo di esprimere (e sfogare) la sua focosa vitalità e, quando decide che è arrivato il momento di diventare grande e mettere la testa a posto, può farlo senza rimpianti e forte di un ricco bagaglio di entusiasmanti ricordi.

Se il Toro entra in scena quando la Sagittario è in fase di avvio del “nuovo corso”, è una fortuna per entrambi. Infatti sono alla ricerca delle stesse cose: di un amore definitivo, di una famiglia piuttosto numerosa da allevare possibilmente in una confortevole casa immersa nel verde campestre e in compagnia d’una bella tribù di animali. Certo, conquistare il diritto di vivere in una dimensione tanto ecologica è un’operazione che comporta un notevole onere finanziario. Ma la cosa non è preoccupante: il Toro, pigro per vocazione ma straordinario ruminante di fatica per necessità, è un gran lavoratore e un ancor migliore amministratore del proprio denaro. Perciò riesce di solito abbastanza presto ad accantonare una discreta fortuna personale che è pronto ad investire nell’acquisto d’una bella comoda dimora in cui stabilirsi con la donna, che oltre a piacergli, gli offra serie garanzie d’affidabilità.

E bisogna dire che, anche dal punto di vista amministrativo, la Sagittario riscuote la piena fiducia taurina. Perché a dispetto dell’allegria ingenua e degli entusiasmi naif, nel maneggio del denaro è di un’oculatezza strabiliante. Quindi, un po’ per questo, un po’ perché è dotata di una femminilità intensa quanto libera da infingimenti, suscita nel Toro i sentimenti più profondi, genuini e fiduciosi: per la Sagittario, lui si risveglia dal suo pigro letargo e si mette in moto allo scopo di conquistarla per sempre.

Per riuscirci, se la porta in semplici trattorie di campagna dove si degustano cibi genuini e vinelli sinceri a prezzi ragionevoli. E poi la guida in una passeggiata attraverso viottoli deserti e pian piano comincia a lasciarsi andare a qualche piccola effusione cui lei di solito risponde con calore spontaneo.

E allora cominciare a parlare d’amore diventa la cosa più naturale del mondo, così come lo è il delicato passaggio dalla fase platonica a quella del totale abbandono vissuto senza ombra di complicazioni o sensi di colpa. E poi diventa semplice anche cominciare a fare insieme progetti definitivi e decidere di mettersi subito all’opera per realizzarli.

Perciò, ecco che ben presto la Sagittario e il Toro hanno già messo su la loro bella casa e sono in attesa di una nutrita serie di pargoli che godranno del non comune privilegio d’una mamma entusiasta nel fare la guida alla loro scoperta del mondo, sostenuta dal consenso d’un partner affettuoso ma deciso a non lasciare nulla di intentato pur di “coprire le spalle” alla sua amatissima prole.

Certo, nel quadro d’insieme dell’incontro Toro-Sagittario non ci sono grandi prospettive d’avventura o di imprevisto, ma piuttosto serene armonie costruite con semplicità e costante disponibilità affettiva. Ecco perché questa coppia diventa una specie di elemento catalizzatore intorno a cui ruotano schiere di amici loro e dei loro figli che sanno sempre dove rifugiarsi quando vien voglia di fare allegramente merenda o di trovare conforto in qualche sonora e calda manata sulle spalle.

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SALUTE E BENESSERE

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SALUTE E BENESSERE

PIANTE OFFICINALI E INTEGRATORI NATURALI

INTEGRATORI NATURALI

ACIDO FOLICO

L’acido folico o folacina è una vitamina del complesso B, le cui fonti naturali più significative sono i vegetali a foglia verde, specialmente gli spinaci, i legumi, il germe di grano e di mais, il lievito di birra, il fegato; esso viene tuttavia parzialmente distrutto dalla cottura dei cibi. E’ importante che gli alimenti e l’integrazione dietetica garantiscano un rifornimento costante di questa sostanza in quanto essa promuove la normale formazione e maturazione dei globuli rossi, provvede al buon funzionamento del sistema nervoso e dell’apparato riproduttivo e regola lo sviluppo fetale delle cellule nervose: negli ultimi anni è stato evidenziato infatti che la carenza di acido folico è uno dei fattori di rischio per la comparsa di difetti congeniti molto rari ma piuttosto gravi riguardanti l’asse cerebro-spinale, quali l’enencefalia e la spina bifida. E’ così consigliato un apporto adeguato di questa vitamina attraverso l’alimentazione alle donne in gravidanza e durante l’allattamento, condizioni nelle quali si ha un fabbisogno quotidiano fisiologicamente aumentato.

L’integrazione è anche consigliata ai soggetti anziani, alle persone debilitate da stress o da malattie croniche, ai fumatori, alle donne che fanno uso di contraccettivi orali.

Coadiuvante tradizionale per:

la gravidanza e l’allattamento, le condizioni di stress o debilitazione, l’uso di contraccettivi orali, la prevenzione dai danni da fumo, l’invecchiamento.

VERSACE JEANS

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La ricetta del giorno

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La ricetta del giorno

Tacchino tzigano

Ingredienti: petto di tacchino 1 kg, 2 peperoni, pomodori pelati 400 gr, vino bianco 2 dl, paprica piccante, aglio, olio extravergine d’oliva, sale.

Esecuzione: tagliare il petto di tacchino in dadi di 3-4 cm di lato, rosolarli in una pentola con l’olio e due spicchi d’aglio a fettine, bagnare con il vino, unire i peperoni a listerelle, i pomodori spezzettati, il sale, coprire e cuocere a fuoco moderato, aggiungendo, se occorre, poca acqua ogni tanto.

Quando la carne sarà tenera insaporire con un cucchiaino di paprica piccante e cuocere rimestando ancora per qualche minuto.

Accompagnare con un delicato purè di patate.

Buon appetito.

CARRERA JEANS

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MONUMENTI DI NAPOLI

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viaggio tra chiese e monumenti di Napoli

Monumenti di Napoli

Chiesa di Sant’Angelo a Nilo

Piazzetta Nilo 23 e via Mezzocannone 22

Dedicata a San Michele Arcangelo, la chiesa assunse, nell’accezione comune, la denominazione del luogo di appartenenza, il seggio del Nilo.

Il cardinale Rinaldo Brancaccio la fece edificare agli inizi del XV secolo vicino al palazzo di famiglia.

Il piccolo ambiente ad un’unica navata fu originariamente decorato secondo il gusto tardo gotico del suo committente, come rivelano i motivi del portale marmoreo su via Mezzocannone e la sovrapposta lunetta (ora esposta in sagrestia) con la Madonna tra i santi Michele e Andrea.

Nel 1428, la chiesa accolse la prima opera rinascimentale della città: il monumento funerario di Rinaldo Brancaccio, eseguito da Donatello e Michelozzo su commissione di Cosimo de’ Medici, esecutore testamentario del cardinale. I marmi lavorati a Pisa giunsero a Napoli via mare; Donatello “eseguì” il bellissimo rilievo a “stiacciato” del sarcofago raffigurante l’Assunta.

Nel XVI secolo l’edificio fu ampliato inglobando l’area dell’antico seggio del Nilo che venne a costituire l’attuale zona presbiteriale.

Trasformazioni significative, nel XVIII secolo, furono opera dell’architetto e scenografo Arcangelo Guglielmelli; a quell’epoca appartengono le decorazioni in stucco della navata e i dipinti tra i finestroni.

Nel vicino palazzo Brancaccio, grazie al mecenatismo della famiglia, fu aperta nel 1690 la prima biblioteca pubblica napoletana.

Piccolo oroscopo del giorno

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Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: le sfide ti stimolano;

Toro: affronta i problemi con più giudizio;

Gemelli: devi essere meno irruente;

Cancro: ci vuole più prudenza nei rapporti d’amore;

Leone: affronti le sfide a viso aperto;

Vergine: devi cercare un po’ di tranquillità;

Bilancia: cura di più la tua persona;

Scorpione: la nostalgia per chi non c’è non aiuta;

Sagittario: novità in arrivo;

Capricorno: non tutto quello che fai riesce bene;

Acquario: cerca di essere più tollerante;

Pesci: non devi sempre pensare negativo.

Buon Sabato 27 Novembre 2021

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Sabato 27 Novembre

Il Sole sorge alle 7:04 e tramonta alle 16:31

La Luna si eleva alle 7:02 e cala alle 15:57

Il Santo del giorno

  • santi Facondo e Primitivo, martiri;
    • san Laverio, martire;
    • san Valeriano, vescovo di Aquileia;
    • san Giacomo detto, l’Interciso, martire;
    • san Massimo, abate di Lérins e poi vescovo di Riez;

Massimo dal latino “maximus2 e cioè “il meglio, il massimo”.

  • Meglio ‘na muglièra brutta c ‘na paro ‘e scarpe strette.
    • sant’Eusicio, eremita;
    • san Siffredo, vescovo di Carpentras;
    • sant’Acario, vescovo di Noyon e di Tournai;

Questo Santo è da invocare nei matrimoni infelici e contro gli accessi d’ira o di rabbia.

  • ‘A muglièra, seppure è manàssa d’ogne buntà, ‘na vena ‘mpiètto te fa crepà.
  • Mannà uno a carte quarantotto (oppure: a ‘o paese ‘e Pullecenèlla)
  • ‘Nu cantero ‘e collera nun pàva màje ‘n’onza ‘e dièbbete.
    • santa Bililde, vergine;
    • san Fergus, vescovo;
    • san Virgilio, vescovo di Salisburgo;
    • san Gulstano, monaco;
    • beato Bernardino da Fossa, sacerdote francescano;
    • beati Tommaso Koteda Kiuni e dieci compagni, martiri;
    • beato Bronislao Kostowski, martire.

Successe … oggi:

1864 – Per la prima volta si insedia una Giunta Comunale nella quale le sinistre hanno la maggioranza. Sindaco viene nominato Fedele De Siervo.

Il proverbio del giorno: in cucina non va chi lecca e in cantina chi ha la gola secca.

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La Favola del Giorno

Il lupo e i sette caprettini

C’era una volta una vecchia capra, che aveva sette caprettini, e li amava come una mamma ama i suoi bimbi. Un giorno pensò di andare nel bosco a far provviste per il desinare; li chiamò tutti e sette e disse: – Cari piccini, voglio andar nel bosco; guardatevi dal lupo; se viene, vi mangia tutti in un boccone. Quel furfante spesso si traveste, ma lo riconoscerete subito dalla voce rauca e dalle zampe nere -. I caprettini dissero: – Cara mamma, staremo bene attenti, potete andar tranquilla -. La vecchia belò e si avviò fiduciosa.

Poco dopo, qualcuno bussò alla porta, gridando: – Aprite, cari piccini; c’è qui la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno -. Ma, dalla voce rauca, i caprettini capirono che era il lupo. – Non apriamo, – dissero, – non sei la nostra mamma; la mamma ha una vocina dolce, la tua è rauca; tu sei il lupo -. Allora il lupo andò da un bottegaio e comprò un grosso pezzo di creta; lo mangiò e così si addolcì la voce. Poi tornò, bussò alla porta e gridò: – Aprite, cari piccini, c’è la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno -. Ma aveva appoggiato alla finestra la sua zampa nera; i piccini la videro e gridarono: – Non apriamo; la nostra mamma non ha le zampe nere come te: tu sei il lupo -. Allora il lupo corse da un fornaio e gli disse: – Mi son fatto male al piede, spalmaci sopra un po’ di pasta -. E quando il fornaio gli ebbe spalmato la zampa, corse dal mugnaio e gli disse: – Spargimi sulla zampa un po’ di farina bianca -. Il mugnaio pensò: “Il lupo vuole ingannare qualcuno” e rifiutò; ma il lupo disse: – Se non lo fai, ti mangio -. Allora il mugnaio ebbe paura e gli imbiancò la zampa. Già così fanno gli uomini.

Ora il briccone andò per la terza volta all’uscio, bussò e disse: – Apritemi, piccini; la vostra cara mammina è tornata dal bosco e vi ha portato un regalo per ciascuno -. I caprettini gridarono: prima facci vedere la zampa, perché sappiamo se tu sei la nostra cara mammina -. Allora il lupo mise la zampa sulla finestra, e quando essi videro che era bianca credettero tutto vero quel che diceva e aprirono la porta. Ma fu il lupo a entrare. I capretti si spaventarono e cercarono di nascondersi. Il primo saltò sotto il tavolo, il secondo nel letto, il terzo nella stufa, il quarto in cucina, il quinto nell’armadio, il sesto sotto l’acquaio, il settimo nella cassa dell’orologio a pendolo. Ma il lupo li trovò tutti e non fece complimenti: li ingoiò l’un dopo l’altro; ma l’ultimo, dentro la cassa dell’orologio, non lo trovò. Quando si fu cavata la voglia, il lupo se ne andò, si sdraiò sotto un albero sul verde prato e si mise a dormire.

Poco dopo la vecchia capra tornò dal bosco. Ah, cosa le toccò vedere! La porta di casa era spalancata, tavola sedie e panche erano rovesciate, l’acquaio era in pezzi, coperta e cuscini strappati dal letto. Cercò i suoi piccoli, ma non riuscì a trovarli da nessuna parte. Li chiamò per nome, l’un dopo l’altro, ma nessuno rispose. Finalmente, quando chiamò il più piccolo, una vocina gridò: – Cara mamma, sono nascosto nella cassa dell’orologio -. Lo tirò fuori ed egli le raccontò che era venuto il lupo e aveva divorato tutti gli altri. Pensate come pianse per i suoi poveri piccini!

Alla fine uscì tutt’afflitta e il caprettino più piccolo corse fuori con lei. Quando arrivò nel prato, ecco il lupo sdraiato sotto l’albero, e russava tanto da far tremare i rami. L’osservò da tutte le parti e notò che nella pancia rigonfia qualcosa si moveva e si dimenava. “Ah, Dio mio, – pensò, – che siano ancor vivi i mie poveri piccini, che il lupo ha divorato per cena?” Disse al capretto di correre a casa e di prendere forbici, ago e filo. Poi tagliò la pancia del mostro; e al primo taglio, un capretto mise fuori la testa, poi, via via che tagliava, saltaron fuori tutti e sei ed erano tutti vivi e stavano benone; perché il mostro per ingordigia li aveva ingoiati interi. Che gioia fu quella! Si strinsero alla loro cara mamma e saltellavano contenti come pasque. Ma la vecchia disse: – Andate, ora; e cercate delle pietre da riempir la pancia a questo dannato prima che si desti -. Allora i sette caprettini trascinarono in gran fretta le pietre e ne cacciarono in quella pancia quante ne poterono portare. Poi la vecchia la ricucì in un baleno, sicché il lupo non se ne accorse e non si mosse neppure.

Finalmente, quando ebbe fatto una bella dormita, il lupo si alzò, e perché le pietre nello stomaco gli davano una gran sete, volle andare a una fontana. Ma quando cominciò a muoversi, le pietre si misero a cozzare nella pancia con gran fracasso. Allora gridò:

  • Romba e rimbomba

nella mia pancia

credevo fossero – sei caprettini,

son pietroni – belli e buoni.

E quando arrivò alla fontana e si chinò sull’acqua per bere, il peso delle pietre lo tirò giù, e gli toccò miseramente affogare. A quella vista i sette capretti vennero di corsa, gridando: – Il lupo è morto! il lupo è morto! – E con la loro mamma ballarono di gioia intorno alla fontana.

Le fiabe del focolare – Jacob e Wilhelm Grimm.

SALUTE E BENESSERE

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SALUTE E BENESSERE

PIANTE MEDICINALI – CONSIGLI PER L’USO E LA PREPARAZIONE

CHELIDONIA

Nome scientifico: Chelidonium maius L.

Famiglia: Papaveraceae.

Usato per curare: stitichezza, verruche, calli.

Termine corrispondente in francese: grande chélidoine; inglese: greater celandine; spagnolo: celidonia; tedesco: scholkraut.

Componenti attivi: chelidonina, protopina, sanguinaria, acido chelidonico, acido malico, acido citrico, fosfato calcico e ammonico-magnesico.

Parti utilizzate: radice, fusti, fiori, foglie con il lattice che zampilla dalle incisioni praticate nel fusto.

Pianta erbacea perenne che raggiunge i 50 cm. di altezza. Possiede un grosso rizoma con diversi fusti ramosi e cilindrici. Foglie pinnate di colore verde chiaro e fiori di colore dorato. Fiorisce sul finire dell’inverno.

Si raccoglie in primavera e si riproduce per semina.

STITICHEZZA

Decotto: si versano 10 gr. di radice secca sminuzzata in una scodella d’acqua e si porta il tutto a bollore. Si toglie dal fuoco dopo un minuto e si lascia riposare 15 minuti. Se ne prende una tazza la sera.

VERRUCHE

Compresse: si mettono 15 gr. di fiori freschi in acqua calda, si spande il composto ottenuto sopra una tela che possa ricoprire la zona malata. Si rimuove la compressa dopo un minuto di applicazione.

CALLI

Pediluvio: si versa un litro di acqua bollente sopra 15 gr. di fiori e foglie e si lascia riposare il preparato mezz’ora. Si filtra e si aggiunge all’acqua del pediluvio, piuttosto concentrato alla temperatura di 37°C.

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Quante sono le specie di balene?

Al mondo esistono 78 specie di cetacei: 67 Odontoceti e 11 Mysticeti, suddivise in 9 famiglie e 40 generi.

Gli Odontoceti, come dice il nome, sono provvisti di denti e possiedono uno sfiatatoio con un unico orifizio, mentre i Mysticeti sono privi di denti, sostituiti dai fanoni, che servono per filtrare il plancton, e hanno uno sfiatatoio con due orifizi.

Le famiglie di Odontoceti sono sei: i Physeteridae, di cui fa parte il capodoglio; i Monodontidae, come il beluga e il narvalo; gli Ziphidae, che hanno come caratteristica un rostro ben distinguibile; i Delphinidae, che hanno forme diverse e comprendono, tra l’altro, le orche e i globicefoli; i Phocoenidae, caratteristici per il capo arrotondato, e i Platanistidae, che abitano le acque dei fiumi tropicali.

Le famiglie di Mysticeti sono tre: i Balenidae, privi di pinna dorsale; i Balenopteridae, che hanno grandi dimensioni e sono assai veloci; gli Eschrichtiidae, con pinnao dorsale e fanoni corti.

L’ANGOLO DELLA POESIA

Sophia si augura che questa poesia di Ugo Foscolo, che vi presenta, sia di vostro gradimento, e vi invita a navigare nel suo sito web di grandi marche www.lemagiedisophiagrandimarche.com

L’angolo della Poesia

In morte del fratello Giovanni

Un di, s’io non andrò sempre fuggendo

di gente in gente, mi vedrai seduto

su la tua pietra, o fratel mio, gemendo

fior de’ tuoi gentili anni caduto.

La madre or sol, suo di tardo traendo,

parla di me col tuo cenere muto:

ma io deluse a voi le palme tendo;

e se da lunge i miei tetti saluto,

sento gli avversi numi e le secrete

cure che al viver tuo furon tempesta,

e prego anch’io nel tuo porto quiete.

Questo di tanta speme oggi mi resta!

Straniere genti, l’ossa mie rendete

Allora al petto della madre mesta.

Ugo Foscolo

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Giardinaggio

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Giardinaggio

Concimi minerali

I concimi minerali sono ricavati da rocce e minerali che si rinvengono in natura, finemente macinati, essiccati e calcificati. Distribuiti nel terreno, i concimi minerali dimostrano una solubilità alquanto limitata condizionata pure dal tipo di suolo che li riceve, dalla capacità di assunzione dei diversi ortaggi, nonché dalla carica microbica posseduta dal terreno stesso. Essi si suddividono in base all’elemento fertilizzante che maggiormente li caratterizza. I più importanti sono quelli fosfatici e potassici.

Concimi minerali fosfatici

Sono tre: le fosforiti, le scorie Thomas e la farina d’ossa.

Le fosforiti si estraggono da giacimenti localizzati in diverse parti del globo: Nord Africa, Stati Uniti ecc. Costituite prevalentemente di fosfato tricalcico, la loro solubilità nel terreno è scarsissima, per cui si cerca di aumentarla macinandole finissimamente e distribuendole in terreni neutri o con basso contenuto di calcio. Possono essere utilizzate per concimare alcune colture particolarmente avide di calcio e per integrare il letame o il materiale da composta. Il loro contenuto di anidride fosforica, ossia del composto che esprime il grado di fertilità dei concimi fosfatici, varia dal 25 al 35% a seconda della quantità di fosforo presente nelle rocce da cui derivano.

Nel campo dei concimi chimici di origine minerale, dalle fosforiti, previo trattamento con acido solforico, si ottengono i perfosfati minerali i quali hanno un titolo variabile dal 16 al 22%. L’acido solforico trasforma il fosfato tricalcico, difficilmente solubile nel terreno, in monocalcico (solubile in acqua) e bicalcico (solubile in una soluzione leggermente acidulata quale è per solito la soluzione circolante del terreno).

Con questo trattamento chimico, perciò, le fosforiti vedono altamente aumentata la loro solubilità, ma occorre inoltre tenere conto, al momento della distribuzione, che l’acido solforico, con il quale sono venute a contatto, lascia nel terreno un residuo solforico il quale è fisiologicamente acido. Per cui ne deriva che i perfosfati minerali hanno un pH acido e perciò non vanno distribuiti in terreni che già presentano questo eccesso. Al contrario la loro somministrazione in terreni con pH basico può risultare vantaggiosa in quanto farebbe diminuire l’alcalinità.

La farina d’ossa è un concime fosforico di origine animale in quanto ottenuto dalla calcinazione delle ossa degli animali uccisi nei mattatoi. Anche in questo caso il fosforo è presente sotto forma di fosfato tricalcico e il loro contenuto in anidride fosforica varia dal 18 al 22%. Contengono pure una piccola quantità di azoto. Si distribuiscono in terreni acidi o neutri.

Similmente alle fosforiti la farina d’ossa può essere trattata con acido solforico ottenendone un concime chimico che titola 18-20%. Anche in questo caso il fosfato tricalcico viene trasformato in monocalcico e bicalcico. Questo concime ha nome perfosfato d’ossa.

Le scorie Thomas rappresentano un prodotto di scarto dell’industria siderurgica. Originate dalla depurazione della ghisa, hanno un contenuto di anidride fosforica variabile dal 14 al 20%. Esse contengono, inoltre, anche calce, circa il 10%, il che le rende utili nella concimazione dei terreni acidi o carenti di calcio. Hanno un effetto fertilizzante piuttosto lento per cui la loro distribuzione nell’orto dovrà avvenire nella stagione invernale o, comunque, molto prima di effettuare le semine.

Possono pure essere vantaggiosamente mescolate alla sostanza organica utilizzata per preparare il compostaggio.

Concimi minerali potassici

Sono le ceneri di legna, la farina di rocce silicee e il patentkali.

Le ceneri di legna hanno un contenuto di ossido di potassio assai variabile a seconda del tipo di legno da cui derivano. Mediamente si può valutarlo attorno al 10%, al quale vanno sommate anche piccole quantità di fosforo. E’ un discreto concime potassico casalingo in quanto proviene dalla combustione della legna arsa per riscaldamento nelle stufe o sui camini e quindi a costo praticamente nullo. La sua distribuzione sul terreno avverrà previo mescolamento con lo stesso o per localizzazione nei solchi dove saranno effettuate le semine.

La farina di rocce silicee è una particolare farina minerale ricavata dalla polverizzazione di rocce vulcaniche, come lave, basalti ecc. Grazie alla presenza nella sua costituzione anche di altri elementi fertilizzanti, o comunque utili ai vegetali, quali magnesio, calcio e silicio, essa travalica il semplice ruolo di concime per proporsi come un vero e proprio fattore fertilizzante nel senso più ampio dell’accezione.

Il suo impiego sarà dettato dall’origine delle rocce dalle quali deriva. Se queste hanno un elevato contento di silicio (porfidi, graniti), la farina risulterà particolarmente adatta ai terreni basici, neutri e calcarei; mentre le rocce basaltiche forniranno un fertilizzante confacente ai terreni acidi. Il silicio contenuto in questo concime rende, inoltre, più resistenti le piante nei confronti dei parassiti.

Il patentkali si estrae da giacimenti salini originatisi laddove, in ere lontane, esistevano bacini marini. Ricco di solfato di potassio e di magnesio, questo concime contiene pure rilevanti quantità di zolfo. Esso è un fertilizzante di buona solubilità per cui dovrà essere impiegato con una certa parsimonia unendolo, preferibilmente, al compostaggio nella misura indicativa di circa 7 kg di patentkali per 1 metro cubo di materiale organico.

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SALUTE E BENESSERE

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PIANTE OFFICINALI E INTEGRATORI NATURALI

PIANTE OFFICINALI

ZENZERO

Zingiber officinalis – parti usate: rizoma.

L’aroma dello zenzero è molto gradevole e rende particolarmente buoni dolci e pietanze.

L’effetto farmacologico, essenzialmente attribuibile allo zingerone e allo zingiberene, è evidente nello stimolare le funzioni digestive.

Lo zenzero è usato come carminativo e correttivo, più recentemente sono state, invece, studiate le proprietà antiradicaliche della pianta, non è stato ancora possibile attribuire tale azione a una frazione ben identificata di principi attivi, nello zenzero sono presenti infatti poliosi, sostanze orotate, resine, mucillagini, pectina, acido malico ed ossalico ed un diverso alcaloide il “gone”.

Le proprietà antiradicaliche aprono nuovi campi applicativi sul prodotto e ciò trova riscontro nella moderna farmacologia.

Coadiuvante tradizionale per:

il mal d’auto, il mal di mare e di aereo; la nausea, le aerofagie e la difficoltà digestiva; il raffreddore.

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VERSACE JEANS

La ricetta del giorno

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La ricetta del giorno

Cavolini di Bruxelles in crema di formaggio.

Ingredienti: cavolini di Bruxelles 600 gr, formaggio emmenthal 200 gr, gorgonzola 200 gr, burro  50 gr, farina, latte, pane a cassetta, sale, pepe.

Esecuzione: mettere sul fuoco due pentole con acqua e sale, portarle entrambe a ebollizione e immergere i cavolini puliti e lavati prima in una, dopo cinque minuti, sgocciolarli, passarli nella seconda e cuocerli ancora per quindici minuti.

Frattanto in una casseruola fondere metà del burro, incorporarvi mezzo cucchiaio di farina, unire i formaggi privati della crosta e tagliati a pezzetti e amalgamare tutto a fuoco bassissimo aggiungendo a filo tanto latte da ottenere una crema liscia e fluida.

Completare con una generosa macinata di pepe fresco e versare la crema in una pirofila.

Immergervi i cavolini, cospargere con il resto del burro a fiocchetti, verificare il sale e gratinare in forno già caldo a 200° per 10 minuti circa.

Servire con pane a cassetta caldo tostato.

Buon appetito.

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MONUMENTI DI NAPOLI

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viaggio tra chiese e monumenti di Napoli

Monumenti di Napoli

Castel Capuano

Via Concezio Muzy e Piazza Enrico de Nicola

Di epoca normanna, il castello fu edificato nel 1165, nell’area nord orientale della città, in posizione strategica per il controllo delle comunicazioni con l’entroterra.

La zona insalubre per la presenza di una vasta palude, era infestata da insetti.

In una finestra del castello dimorava, secondo la leggenda medievale, la mosca d’oro forgiata dal poeta-mago Virgilio per tenere lontano da Napoli tutte le mosche.

Successivamente, quando il talismano perse i suoi poteri, a difendere la città dallo stesso pericolo subentrò la Madonna: Santa Maria di Costantinopoli, detta anche “delle mosche”, titolare di numerose chiese e cappelle, sempre collocate ai margini della città.

L’aspetto originario del castello è stato del tutto stravolto dai numerosi rifacimenti; ampliato da Federico II di Svevia, divenne poi la residenza dei sovrani angioini e, con la dinastia aragonese, di Alfonso duca di Calabria; inserito nel perimetro urbano nel 1484, fu trasformato in splendida corte con giardini pensili, logge e fontane.

Nel 1535, per volontà del viceré Pedro de Toledo, fu destinato a sede unica dei Tribunali, sino allora ubicati in diversi punti della città.

Per la Regia Camera della Sommaria, tribunale con competenze finanziarie e fiscali, fu realizzato uno degli interventi più significativi della fabbrica, da solo meritevole di una visita: la decorazione della cappella della Sommaria, il piccolo ambiente dove sostavano i Presidenti ad ascoltare la messa prima di riunirsi per decidere le condanne per i trasgressori della legge.

La cappella fu interamente affrescata nel 1548 dal pittore manierista Roviale Spagnolo con storie della vita di Cristo e scene del Giudizio universale.

I dipinti raggiungono effetti quasi visionari in scene come quella di Caronte che traghetta le anime del Purgatorio.

Piccolo oroscopo del giorno

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Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: ti senti in forma, pronto per la battaglia;

Toro: fai attenzione al tuo fisico;

Gemelli: programma un viaggio;

Cancro: il rapporto d’amore non dà soddisfazioni;

Leone: vedi nervosismo intorno a te;

Vergine: devi avere pazienza, il tempo aggiusta tutto;

Bilancia: non puoi fare il passo più lungo della gamba;

Scorpione: un rapporto d’amore ti farà sentire un protagonista;

Sagittario: pensa al futuro perché è più importante del presente;

Capricorno: sei rimasto deluso da qualcosa, devi superare;

Acquario: hai voglia di andare da qualche altra parte;

Pesci: in questo periodo la tua vita è piena di confusione e contraddizioni.

Buon Venerdì 26 Novembre 2021

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Venerdì 26 Novembre

Il Sole sorge alle 7:03 e tramonta alle 16:31

La Luna si eleva alle 5:59 e cala alle 15:20

Il Santo del giorno

  • san Siricio, papa;
    • sant’Alipio, diacono e stilita;
    • san Corrado, vescovo di Costanza;

Corrado dal composto germanico “chu-on-rad” (mod. Konrad) che significa “colui che dà consigli audaci” oppure “audace nei consigli”

  • Nun dà cunzigliè a chi nun te ll’ha cercate; nun ghjì ‘int’ ‘a casa addò nun sì ‘mmitàto!
  • Ommo deliberato nun vo’ cunziglio.
  • Tutte ‘e cunziglie làssa e piglia ‘o tùjo!
  • Nun voglio cunzìglie! Saccio sbglià io sulo (oppure: a ppe’ mme)!
    • san Nicone, monaco;
    • san Bellino, vescovo di Padova e martire;
    • beato Ponzio di Faucigny, canonico regolare;
    • san Silvestro Guzzolini, abate, fondatore dei benedettini silvestrini;
    • beata Delfina, sposa;
    • beati Ugo Taylor, sacerdote, e Marmaduke Bowes, martiri;
    • beato Umile da Bisignano, francescano;
    • san Leonardo da Porto Maurizio, sacerdote francescano;
    • santi Tommaso Ðinh Viết Dụ e Domenico Nguyễn Văn Xuyên, sacerdoti domenicani, martiri.

Successe … oggi:

1459 – Ferrante, figlio di Alfonso d’Aragona, concede 38 capitoli alla città di Napoli.

1993 – Vengono rimossi tutti i chioschi che occupavano Via Caracciolo.

Il proverbio del giorno: nella botte piccola c’è il vino buono.

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DIEGO ARMANDO MARADONA

IL POPOLO NAPOLETANO OMAGGIA UN GRANDE

IL 25 novembre di un anno fa è venuto a mancare La Mano del D10S Diego Armando Maradona – Il più grande calciatore di tutti i tempi. Napoli ed i napoletani tutti non hanno mai e mai lo faranno SMETTERE di rimpiangerlo ed amarlo. Diego hai lasciato nei nostri cuori un vuoto incolmabile. DIEGO ARMANDO MARADONA! PRESENTE.

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La Favola del Giorno

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La Favola del Giorno

Peldicenere

Beh, me l’ha detto mia nonna che ai vecchi tempi si poteva avere una pecora per madre. Avere una pecora nera è una bella fortuna. Un vedovo si risposò e sua figlia, Peldicenere, era infelice. Stava piangendo tutta sola quando la pecora nera che stava sepolta sotto una pietra nel campo le venne vicino e le disse: – Non piangere, vai dietro la pietra e ci troverai una canna e se per tre volte batti la pietra con la canna ti darà tutto quello che vuoi -. Lei fece come le era stato detto.

Voleva andare al ballo. La canna le donò vestito e carrozza, ma doveva tornare entro mezzanotte o l’incantesimo sarebbe finito, e ogni dono svanito.

Le sorellastre non la potevano soffrire, era talmente bellina, e la matrigna le faceva fare una vitaccia infernale.

Era bellissima. Al ballo il principe si innamorò di lei, e lei si scordò di tornare in tempo. Fuggendo di gran corsa, perse una scarpina di seta, e il principe andò e mandò per tutto il paese, alla ricerca della fanciulla a cui andasse bene. Quando arrivò a casa di Peldicenere non la vide. Le sorellastre erano occupatissime a smozzicarsi e tagliuzzarsi i piedi per riuscire a infilarsi la scarpina di seta, perché il figlio del re aveva dichiarato che amava così tanto quella fanciulla da voler sposare colei a cui la scarpetta fosse andata bene.

Le sorellastre avevano mandato via Peldicenere perché non si mettesse in mezzo, e le avevano ordinato di badare alle mucche. A furia di tagliarsi i piedi una delle due riuscì a strizzarsi nella scarpetta. Ma era un’agonia bella e buona, ve lo assicuro.

E così partirono insieme: ma quando passarono accanto al campo, la voce della pecora defunta gridò al principe di fermarsi, e poi disse così, disse proprio così,

  • Un piede smozzicato, un piede tagliuzzato

nella carrozza del re ha trovato posto,

ma un piedino grazioso e delicato

laggiù tra la mandria è nascosto.

E lui tornò indietro e la trovò fra le mucche, e la sposò, e se loro vivono felici e contenti, noi non siamo da meno.

Fiabe popolari inglesi.

SALUTE E BENESSERE

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Lettura con

SALUTE E BENESSERE

PIANTE MEDICINALI – CONSIGLI PER L’USO E LA PREPARAZIONE

CENTAUREA MINORE

Nome scientifico: CENTAURIUM MINUS MOENCH .

Famiglia: GENZIANACEAE.

Usato per curare: vermi, alopecia, diarrea.

Termine corrispondente in francese: petite centaurée; inglese: common centaury; spagnolo: centaura menor; tedesco: tausendguldenkraut.

Componenti attivi: principi amari, resine, glucosidi, eritrocentaurina, eritaurina..

Parti utilizzate: fusti e capolini fioriti.

Pianta annuale o biennale, alta da 10 a 50 cm. con un fusto dalla sezione quadrata, ramificato e liscio. Le foglie nascono alterne e i fiori variano dal rosso al bianco. Fiorisce da giugno a settembre e si riproduce per semina.

VERMI

Decotto: si fanno bollire 50 gr. di capolini fioriti in un litro d’acqua, si filtra e se ne prende una tazza dolcificata con miele tre volte al giorno.

ALOPECIA

Decotto: si mettono 50 gr. di capolini fioriti in un litro di acqua bollente. Con il liquido ottenuto si lava, si sciacqua e si friziona la parte malata.

DIARREA

Infuso: si mettono 15 gr. di capolini fioriti in una tazza di acqua bollente, si copre e si lascia riposare un quarto d’ora. Se ne prende una tazza tre volte al giorno.

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In che cosa consiste la macrobiotica

La macrobiotica (letteralmente, lunga vita) è una disciplina ispirata ai principi dell’antica medicina cinese e si propone di allungare la vita umana e di migliorarne la qualità.

Secondo i sostenitori della macrobiotica, una certa dieta alimentare è indispensabile per prevenire difficoltà psicologiche e per lo sviluppo armonioso del corpo e della mente.

In regioni a clima temperato (in cui si alternano le quattro stagioni), come l’Italia, l’alimentazione dovrebbe essere composta al 50-60% da riso integrale, miglio, orzo, granoturco, avena, chicchi di grano e segale. A questo si può aggiungere, ma non giornalmente, pane di grano integrale o di segale non lievitato, pasta di grano integrale o saraceno, farina grossa di grano. Si possono mangiare anche una o due tazze di zuppa di verdure stagionali, cereali e fagioli. Le verdure dovrebbero costituire un quarto dell’alimentazione ma si devono evitare asparagi, finocchi, spinaci, melanzane, pomodori, patate e zucchine. Da evitare anche carne, uova, latticini, margarina, tonno, salmone, pesce azzurro, cibi in scatola, congelati, farina e riso raffinati, cibi con additivi, i dolcificanti come miele, zucchero e saccarina, e ancora cioccolata, caffè, aceto, alcol, spezie, frutta e succhi tropicali e bibite con soda.

L’ANGOLO DELLA POESIA

Sophia si augura che questa poesia di James Macpherson, che vi presenta, sia di vostro gradimento, e vi invita a navigare nel suo sito web di grandi marche www.lemagiedisophiagrandimarche.com

L’angolo della Poesia

Al sole

Sento il Sole, o Malvina; al mio riposo

lasciami: forse quelle amabili ombre

scenderan ne’ miei sogni; udir già parmi

una debole voce: il solar raggio

gode di sfavillare in su la tomba

del garzon di Barcluta; e io sento il suo

dolce calor che si diffonde intorno.

O tu che luminoso erri e rotondo

come lo scudo de’ miei padri, o Sole,

donde sono i tuoi raggi? e da che fonte

trai l’immensa tua luce? Esci tu fuora

in tua bellezza maestosa, e gli astri

fuggono dal cielo: al tuo apparir la luna

nell’onda occidental ratta s’asconde

pallida e fredda; tu pel cielo deserto

solo ti muovi. E chi potrìa seguirti

nel corso tuo? Crollan le querce annose

dalle montagne, le montagne istesse

sceman con gli anni, l’oceàn s’abbassa

e sorge alternamente; in ciel si perde

la bianca luna: ma tu, Sol, tu sei

sempre lo stesso, e ti rallegri altero

nello splendor d’interminabil corso.

Tu, quando il mondo atra tempesta imbruna,

quando il tuono rimbomba e vola il lampo,

tu nella tua beltà guardi sereno

fuor delle nubi, e alla tempesta ridi.

Ma indarno Ossian tu guardi; ei più non mira

I tuoi vividi raggi, o che sorgendo

con la tua chioma gialleggiante inondi

le nubi orientali, o mezzo ascoso

tremoli d’occidente in su le porte.

Ma tu forse, chi sa? sei pur, com’io,

sol per un tempo, ed avran fine, o Sole,

anche i tuoi dì: tu dormirai già spento

nelle tue nubi senza udir la voce

del mattin che ti chiama. Oh dunque esulta

nella tua forza giovanile. Oscura

ed ingrata è l’età, simile a fioco

raggio di luna, allor che splende incerto

tra sparse nubi e che la nebbia siede

su la collina: aura del nord gelata

soffia per la pianura, e trema a mezzo

del suo viaggio il peregrin smarrito.

James Macpherson, Canti di Ossian, trad. di M. Cesarotti

James Macpherson è nato a Ruthven (Inverness) nel 1736, modesto insegnante nelle scuole scozzesi e precettore, si rese famoso a partire da quando nel 1760, incominciò a pubblicare i cosiddetti Canti di Ossian, presunte traduzioni da un leggendario poeta in lingua gaelica del III secolo d.C., di nome appunto Ossian. Accusato ingiustamente di falso integrale, Macpherson in realtà aveva recuperato vari frammenti della poesia popolare gaelica, provvedendo poi a legarli tramite personali interpolazioni. Il corpus complessivo dei Canti di Ossian comprende 22 poemi, tra i quali ricordiamo Fingal, Temora, Cartone, Darthula, i Canti di Selma. Il poeta morì a Inverness nel 1746.

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ASTROLOGIA

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Lettura con

Astrologia – affinità di coppia del Segno del Sagittario con gli altri segni.

Sagittario-Ariete

Io e te: fuoco e fiamme.

Nati entrambi in segni di Fuoco, se si innamorano danno vita ad una vera esplosione di incontenibile entusiasmo. Aperti a qualunque avventura, con gioiosa incoscienza, possono restare giovani, di cuore e di sensi, oltre la verde età.

Quello fra Sagittario ed Ariete è un amore di Fuoco (l’elemento primordiale attribuito a entrambi i segni). Ma non si può stabilire a priori se questo fuoco si rivelerà, alla prova dei fatti, un’energia che splende, riscalda, rinnova la vita o, al contrario, una forza devastante che acceca, dissecca, distrugge. In ogni caso questo è un amore che scoppia all’improvviso e non c’è appello razionale che valga a rintuzzarlo. Infatti, se accade che la scintilla divampi fra un giovanissimo Ariete e una giovanissima Sagittario, ai genitori non resta altro che assistere attoniti all’incontenibile scatenarsi dei violenti ardori passionali e avventurosi dei loro rampolli innamorati.

Perché non c’è proprio il modo di mettere il sale sulla coda a una Sagittario convinta d’aver trovato il suo eroe e a un Ariete proiettato nella rincorsa della sua scalpitante amazzone: roba da far tremare le vene.

Ma in “tutto” questo c’è anche il raro privilegio di un’esperienza vissuta con quella gioia incosciente e fiduciosa che terrorizza e, al tempo stesso, risveglia inconfessate invidie negli adulti che li circondano e si preoccupano del loro futuro.

Infatti, se è vero che l’amore giovanile Ariete-Sagittario sembra andare alla ricerca di guai, è altrettanto vero che nello sguardo di quei due innamorati brilla quella luce particolare che anima l’adolescente convinto d’aver in pugno la vita. Una luce che mobilita nei “grandi” scomode memorie di vibranti, ormai irripetibili sensazioni d’assoluto. E complica il già difficile compito di domare questa coppia di riottosi puledri che sono Ariete e Sagittario. Due tipetti che hanno l’aria d’aspettarsi di avere genitori assolutamente speciali. Capaci cioè di digerire, senza batter ciglio, l’indigesto boccone della più assoluta impotenza. E, allo stesso tempo, pronti a prodigare generose cure quando arriva il momento in cui spuntano gli inevitabili bernoccoli, risultato dei ciechi assalti con cui questa focosa coppia corre incontro alla vita.

D’altra parte, vale pure la pena di rischiare qualche doloroso livido per l’avventura di un amore che, se non si estingue con la vampata iniziale, dimostra in certi casi, d’avere una vitalità capace di resistere senza troppi danni all’opera demolitrice del tempo.

Infatti Ariete e Sagittario, quando passano dall’altra parte della barricata e diventano anagraficamente adulti, riescono a conservare una freschezza d’animo e una gioia di vivere che li mantengono giovani anche d’aspetto.

Certo, neanche per loro il cammino è privo di difficoltà. Soprattutto se vivono in una grande città che li costringe nei suoi ritmi ossessivi e innaturali: per loro sport, aria aperta, lotta “ecologica” con la vita sono bisogni essenziali. Tanto che, se non riescono a soddisfarli, intristiscono e talvolta finiscono addirittura col disinteressarsi l’uno dell’altra. E, strano a dirsi, il preoccupante segno di una crisi può essere il diradarsi degli epici litigi che costellano la vita di questa coppia. Nel loro linguaggio urli, strepiti e perfino qualche ceffone non sono affatto allarmanti sintomi di guerra aperta. Sono, anzi, esplosive spie di comunicazione in atto.

In ogni caso, visto il surplus di energie psicofisiche d’entrambi, è essenziale che, appena possono, Ariete e Sagittario saltino sul primo mezzo di locomozione, voltino le spalle ad asfalto e cemento e ristabiliscano quel contatto con la natura che li rende felici. Infatti, appena mettono piede in un ambiente incontaminato, saltano in groppa ad un cavallo o si scapicollano con gli sci su uno scosceso pendio innevato, si sentono miracolosamente restituiti alla vita. E sentono anche rinascere il prepotente desiderio l’uno dell’altra. Un desiderio che non prevede rinvii, non sopporta incertezze e dilazioni. Così, anche se non sono più ragazzini, non è assolutamente raro che ad Ariete e Sagittario capiti di scoprire il piacere di fare l’amore a cielo aperto, nella complice cornice d’una radura appartata. E’ vero, qualche volta le remore perbeniste della Sagittario possono far capolino e frapporre qualche difficoltà a simili imprese. Però, se nonostante tutto accade, tanto meglio: il profilarsi di un ostacolo da superare è per l’Ariete un infallibile richiamo all’azione.

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PIANTE OFFICINALI

VITE ROSSA

Vitis vinifera – parti usate: foglie.

Le foglie della vite da vino sono particolarmente importanti per la presenza di flavonoidi di diverso tipo, nonché di tannini antocianici, in grado di esplicare un’azione vitaminica P. Questa ricchezza di principi attivi in presenza sinergica, nelle foglie della vite, permette di poter pensare a questa pianta come ad un valido rimedio per tutti i problemi del circolo venoso e capillare; dalle gambe pesanti delle persone costrette a rimanere parecchie ore di seguito in piedi, alle emorroidi, fino alle diverse manifestazioni della fragilità capillare: come la “couperose” del viso, le arborizzazioni e la facilità alla formazione di ematomi sulle gambe.

Coadiuvante tradizionale per:

la stanchezza alle gambe e le gambe pesanti; le varici e le emorroidi; la couperose e la fragilità capillare alle gambe.

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La ricetta del giorno

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La ricetta del giorno

Tortiglioni con salsiccia, funghi e carciofi.

Ingredienti: tortiglioni 400 gr, salsiccia 400 gr, funghi freschi (preferibilmente porcini) 500 gr, 4 carciofi, pomodori pelati 400 gr, limone, cipolla, carota, sedano, alloro, peperoncino forte, prezzemolo, olio extravergine d’oliva, sale.

Esecuzione: pulire i funghi, sciacquarli rapidamente sotto l’acqua corrente e tagliarli a fette.

In un tegame con l’olio appassire un trito di cipolla, carota, sedano e peperoncino, rosolarvi la salsiccia spellata e sbriciolata, unire i funghi, una foglia di alloro e cuocere a fuoco vivace per una decina di minuti mescolando ogni tanto. Aggiungere i pomodori spezzettati, salare, coprire e proseguire la cottura a fuoco moderato finché la salsa sarà cotta e addensata.

Frattanto pulire i carciofi, dividerli a spicchi sottili, immergerli in acqua e succo di limone, cuocerli in una casseruola con olio, sale, prezzemolo e poca acqua e quando saranno teneri unirli alla salsa di funghi.

Lessare i tortiglioni, scolarli al dente e condirli con la salsa preparata.

Buon appetito.

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MONUMENTI DI NAPOLI

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viaggio tra chiese e monumenti di Napoli

Monumenti di Napoli

Chiesa e Convento di San Domenico Maggiore

Piazza San Domenico Maggiore 8/a

Vico San Domenico Maggiore 18

Accanto alla severa abside in tufo della chiesa di San Domenico Maggiore, sono la scalinata e il portale di San Michele Arcangelo a Morfisa, primo nucleo alto medievale di quella che diverrà in seguito la casa madre dei Domenicani nel Regno, grandiosamente trasformata da Carlo II d’Angiò fra il 1283 e il 1324.

Fino al 1615 gli ambienti che danno sul cortile antistante la facciata principale ospitarono l’Università, dove tenne lezione anche Tommaso d’Aquino. La chiesa attuale è frutto di numerosi rifacimenti, da quello quattrocentesco all’ultimo, neogotico, di metà Ottocento, suggestiva interpretazione dell’originaria struttura gotica, basata sull’ampio uso di stucchi dorati in stridente contrasto con la semplicità dell’esterno absidale.

All’interno, nella cappella Brancaccio, la seconda a destra, vi sono affreschi di primo Trecento attribuiti al giottesco romano Pietro Cavallini, fra le più importanti vestigia della chiesa angioina.

Più avanti è il cappellone del Crocifisso, con la tavola che si vuole abbia parlato a San Tommaso; da qui si accede alla cappella Carafa dove, nella volta, si ammirano gli affreschi con loggiato prospettico, fra i primi del genere nell’Italia meridionale, dello spagnolo Pedro Fernandez. Dal transetto destro si passa in sagrestia, il cui soffitto venne decorato nel primo Settecento da Francesco Solimena e dove sono disposte, su di un ballatoio, le quarantacinque “Arche” recentemente restaurate contenenti i resti di sovrani e alti dignitari della corte aragonese. Nella cappella alla sinistra dell’altare maggiore di Cosimo Fanzago si vede un ottima copia, che sostituì la Flagellazione di Caravaggio (ora al Museo di Capodimonte), eseguita pure nel Seicento da Andrea Vaccaro.

Piccolo oroscopo del giorno

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Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: i problemi vanno a soluzione;

Toro: troppe preoccupazioni;

Gemelli: buoni incontri;

Cancro: devi chiarire una situazione amorosa;

Leone: le iniziative economiche hanno un costo;

Vergine: chiarimenti in arrivo;

Bilancia: è un giorno pieno di contraddizioni;

Scorpione: non devi darti pensiero di quello che dicono gli altri;

Sagittario: è un periodo molto avventuroso;

Capricorno: i conti ti danno dei pensieri;

Acquario: la luna nel segno ti favorisce;

Pesci: un incontro d’amore da prendere sul serio.

DIEGO ARMANDO MARADONA

IL POPOLO NAPOLETANO OMAGGIA UN GRANDE

IL 25 novembre di un anno fa è venuto a mancare La Mano del D10S Diego Armando Maradona – Il più grande calciatore di tutti i tempi. Napoli ed i napoletani tutti non hanno mai e mai lo faranno SMETTERE di rimpiangerlo ed amarlo. Diego hai lasciato nei nostri cuori un vuoto incolmabile. DIEGO ARMANDO MARADONA! PRESENTE.