Salute e Benessere

LA SALUTE DALLA A ALLA ZETA – DIZIONARIO DELLA SALUTE – 8

Acqua

Per quanto sia una sostanza semplice (formata da due atomi di idrogeno legati a un atomo di ossigeno, H2O), l’acqua è essenziale per tutte le manifestazioni della vita. Talune forme di vita semplici, per esempio alcuni microorganismi, possono sopravvivere in uno stato di sospensione della vitalità per anni o decenni, senza acqua. Tuttavia anch’esse hanno bisogno di acqua per compiere funzioni come la crescita e la riproduzione.

L’acqua è la sostanza più diffusa nel corpo umano (e anche una delle più abbondanti sulla Terra). Il 99% circa delle molecole dell’organismo è formato da acqua, che rappresenta però una percentuale minore del peso corporeo (il 60% circa, in un uomo di media corporatura). Quindi un uomo che pesi 70 kg contiene circa 42 litri di acqua, di cui circa 28 si trovano all’interno delle cellule e 14 litri sono invece extracellulare. Circa 3-4 litri di acqua extracellulare si trovano nel plasma sanguigno, nella linfa e nel liquido cerebrospinale; i restanti 10-11 litri sono le liquido tessutale.

Ruolo nell’organismo

L’acqua è indispensabile all’esistenza perché rappresenta il mezzo in cui avvengono tutte le reazioni metaboliche. E’ anche il mezzo di trasporto delle sostanze disciolte in essa, come gli ioni. Il plasma sanguigno porta l’acqua a tutti i tessuti del corpo; asporta anche gli eccessi di acqua dai tessuti perché venga eliminato dall’organismo a opera del fegato, dei reni, dei polmoni e della pelle. Lo scambio di acqua tra il sangue e le cellule dei tessuti avviene attraverso il liquido tessutale, in cui sono immersi tutti gli elementi cellulari. Il passaggio dell’acqua presente nel liquido tessutale all’interno e all’esterno delle cellule avviene attraverso un processo chiamato osmosi.

Equilibrio idrico

L’acqua viene assunta nell’organismo non solo attraverso le bevande ma anche tramite i cibi; inoltre, una piccola quantità di acqua si forma all’interno del corpo dal metabolismo degli alimenti (acqua metabolica). L’acqua esce dal corpo sotto forma di urina, di sudore, di feci e di vapore acqueo che viene eliminato insieme all’aria espirata.

La quantità di acqua che va perduta sotto forma di vapore dipende tuttavia dall’attività fisica e dalla temperatura esterna; la quantità che viene eliminata dall’organismo sotto forma di urina dipende in gran parte dalla quantità di liquidi ingerita.

Per un adeguato funzionamento dei processi metabolici, la quantità di acqua presente nell’organismo deve restare all’interno di limiti relativamente ristretti; questa stabilità viene ottenuta attraverso l’attività dei reni, che controllano l’equilibrio tra assunzione ed eliminazione dei liquidi regolando la quantità di acqua escreta dall’organismo con l’urina. Il volume minimo giornaliero di urina necessario per eliminare le scorie dall’organismo e 0,5 litri; tuttavia, in genere, la maggior parte degli adulti sani produce circa 1,5 litri di urina al giorno. La quantità di urina escreta al di sopra del minimo viene controllata soprattutto dall’ADH (ormone antidiuretico), prodotto dalla parte posteriore dell’ipofisi, che agisce sui reni riducendo l’escrezione dell’acqua.

L’equilibrio idrico dell’organismo viene regolato anche mediante un altro meccanismo. Se c’è un eccesso di qualsiasi sostanza (per esempio, zucchero o sale) sciolta nel sangue, che deve essere escreta dal rene, è necessaria una maggiore quantità di acqua per compiere questa funzione. Ciò può provocare disidratazione nonostante un aumento della produzione di ADH, tuttavia, in genere, l’eccesso è compensato da un aumento dell’ingestione di acqua in risposta alla comparsa di sete.

In alcune patologie, come l’insufficienza renale o lo scompenso cardiaco con l’urina viene escreta una quantità di acqua insufficiente e ciò provoca edema.

Continua.

Animali

Cane di Mannara
Atlante delle razze di Cani

Origine, classificazione e cenni storici

Origine: Italia.
Classificazione F.C.I.: RAZZA NON RICONOSCIUTA

Il Cane di Mannara o Cane da Pastore Siciliano o Cane Pecoraio Siciliano è una razza di origine siciliana. Un antenato del cane di mannara era presente in Sicilia sin dall’età del bronzo, come dimostra il ritrovamento di reperti ossei in siti archeologici a chiara economia agricolo pastorale. Introdotto dai Fenici nel I° millennio a.C nel corso dei loro frequenti commerci lungo le rotte del Mediterraneo e diretto discendente del Molosso d’Epiro. Tracce della sua presenza si trovano nelle monete dei Mamertini del IV secolo a.C. che raffigurano un cane di tipo mastino posto a guardia del tempio di Adrano. Ha subito poi l’influsso dei cani nordafricani dei pastori berberi nomadi, importati in Sicilia forse già durante le guerre cartaginesi tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. e poi nell’878 d.C., durante la dominazione araba che ha influenzato per più di due secoli l’agricoltura siciliana.

Finalmente è stato attivato il Registro Supplementare Aperto per il cane di mannara. L’Enci, con una lettera del 7 Ottobre u.s. ha comunicato a questa Associazione l’importante decisione, presa dopo il parere favorevole della Commissione tecnica di allevamento dell’Ente (18.10.2014) >>>

Aspetto generale

E’ un cane di mole medio-grande di aspetto rustico ma mai grossolano, fortemente costruito ma sempre molto ben proporzionato e mai pesante; dimorfismo sessuale molto marcato; la conformazione generale è quella del mesomorfo il cui tronco sta nel rettangolo; armonico rispetto al formato e disarmonico rispetto ai profili; tronco più lungo dell’altezza al garrese di circa il 10 %, non deve tuttavia sembrare basso sugli arti. Deve dare l’impressione di una grande facilità di movimento. La sua rusticità e l’armonia dell’insieme devono far pensare ad un cane di antico lignaggio.

Temperamento, carattere e attitudini

Impiegato per la guardia agli ovili ed alle greggi che difende dalla predazione di volpi e cani randagi così come un tempo difendeva dall’attacco dei lupi. Cane docile nei confronti delle persone familiari. La sicurezza nei confronti degli animali ad esso affidati deve essere considerata segno distintivo della razza. Poco esigente, adattato da secoli a un’alimentazione povera a base di pane raffermo e scarti di lavorazione del latte.
Molto legato all’uomo, riservato ma non indipendente, diffidente nei confronti degli estranei che tiene costantemente d’occhio, girando loro intorno con una snervante azione di minaccia. Di notte, specie se in branco, diventa pericoloso per gli intrusi che dovessero avvicinarsi all’ovile od alla proprietà. Possiede in forma inalterata tutti i comportamenti sociali della specie.

Cane di Mannara (foto www.canedimannara.org)
Cane di Mannara (foto www.canedimannara.org)

Standard provvisorio del Cane di Mannara

Redatto dall’Associazione per la salvaguardia del cane di Mannara – SAMANNARA

Origine e storia: un antenato del cane di mannara era presente in Sicilia sin dall’età del bronzo, come dimostra il ritrovamento di reperti ossei in siti archeologici a chiara economia agricolo pastorale. Introdotto dai Fenici nel I° millennio a.C nel corso dei loro frequenti commerci lungo le rotte del Mediterraneo e diretto discendente del Molosso d’Epiro. Tracce della sua presenza si trovano nelle monete dei Mamertini del IV secolo a.C. che raffigurano un cane di tipo mastino posto a guardia del tempio di Adrano. Ha subito poi l’influsso dei cani nordafricani dei pastori berberi nomadi, importati in Sicilia forse già durante le guerre cartaginesi tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. e poi nell’878 d.C., durante la dominazione araba che ha influenzato per più di due secoli l’agricoltura siciliana.

Utilizzo: Non è un cane da pastore in senso stretto poiché, oltre a seguire le pecore al pascolo è sempre stato impiegato anche come cane da guardia agli annessi dell’ovile ed alla masseria. Verrebbe quindi posto nella classificazione FCI al 2° gruppo tra i cani del tipo cane da montagna.

Aspetto generale: Il Cane di Mannara è un cane di mole medio-grande di aspetto rustico ma mai grossolano, fortemente costruito ma sempre molto ben proporzionato e mai pesante; dimorfismo sessuale molto marcato; la conformazione generale è quella del mesomorfo il cui tronco sta nel rettangolo; armonico rispetto al formato e disarmonico rispetto ai profili; tronco più lungo dell’altezza al garrese di circa il 10 %, non deve tuttavia sembrare basso sugli arti. Deve dare l’impressione di una grande facilità di movimento. La sua rusticità e l’armonia dell’insieme devono far pensare ad un cane di antico lignaggio.
Temperamento, carattere ed attitudini: Impiegato per la guardia agli ovili ed alle greggi che difende dalla predazione di volpi e cani randagi così come un tempo difendeva dall’attacco dei lupi. Cane docile nei confronti delle persone familiari. La sicurezza nei confronti degli animali ad esso affidati deve essere considerata segno distintivo della razza. Poco esigente, adattato da secoli a un’alimentazione povera a base di pane raffermo e scarti di lavorazione del latte.
Molto legato all’uomo, riservato ma non indipendente, diffidente nei confronti degli estranei che tiene costantemente d’occhio, girando loro intorno con una snervante azione di minaccia. Di notte, specie se in branco, diventa pericoloso per gli intrusi che dovessero avvicinarsi all’ovile od alla proprietà. Possiede in forma inalterata tutti i comportamenti sociali della specie.

Proporzioni importanti
La lunghezza della testa non deve superare i 3,6/10 dell’altezza al garrese
La larghezza del cranio è uguale alla sua lunghezza
La lunghezza del muso è uguale al 45 % della lunghezza totale della testa
L’altezza del costato eguale al 50 % dell’altezza al garrese
La lunghezza del corpo dalla punta della spalla alla punta della natica è superiore rispetto all’altezza al garrese di circa il 10 %
Il perimetro toracico raggiunge almeno il 135 % dell’altezza al garrese
testa moderatamente massiccia, larga, troncoconica, assi cranio facciali leggermente divergenti; indice cefalico non inferiore a 53, pelle aderente ai tessuti sottostanti, liscia e tesa.
Cranio ampio, la sua lunghezza è pari al 55 % della lunghezza totale della testa e la sua larghezza è pressoché eguale alla lunghezza; seni frontali sufficientemente sviluppati ma non tanto alti da rendere brusco il salto naso frontale che tuttavia è evidente, solco medio-frontale pronunciato, cresta occipitale poco evidente; muso largo, le sue facce laterali sono solo molto lievemente convergenti, pieno, lungo circa il 45 % delle lunghezza totale della testa; labbra asciutte e stirate; nel maschio il muso è più pieno ma le labbra non sono mai pendenti, commessura labiale visibile.
Tartufo voluminoso, visto di profilo non deve sporgere oltre la faccia anteriore del muso, mascella e mandibola ben sviluppate; dentatura corretta e completa, chiusura a tenaglia o a forbice.
Occhi relativamente piccoli in rapporto alle dimensioni della testa e del cranio, non sporgenti né infossati; posizione sub frontale; il colore dell’iride varia tra il miele ed il marrone scuro; palpebre ben aderenti.
Orecchie non grandi in rapporto alle dimensioni del cranio, inserite più in alto dell’arcata zigomatica,portate pendenti a riposo e per un terzo semierette in attenzione, non devono assomigliare alle orecchie di un collie; possono essere amputate cortissime dai pastori secondo la tradizione e la necessità funzionale. Se non amputate, la forma è triangolare con apice smussato.
Collo lungo almeno l’85 % della lunghezza della testa, largo e ben raccordato alle spalle, con profilo superiore moderatamente arcuato, pelo abbondante; criniera e collare presenti soprattutto nel maschio adulto; presente la giogaia, sempre ben divisa.
Tronco nel rettangolo fortemente costruito, dorso largo e muscoloso, linea dorsale solida e rettilinea, senza avvallamenti, regione lombare forte e ben raccordata con la groppa; per effetto dell’ottusità degli angoli del posteriore si può avere l’impressione che la linea dorsale risalga lievemente verso la groppa che deve essere piuttosto larga e muscolosa, di giusta lunghezza, non inclinata; torace ben cerchiato e ben sviluppato nelle tre dimensioni; petto largo e ben prominente; costole lunghe e ben inclinate; ventre normalmente retratto.
Coda inserita sul prolungamento della linea del dorso, grossa, lunga, ricca di pelo folto; pendente in riposo, è portata alta, a scimitarra, quando il cane è in attenzione. Il suo portamento e la sua inserzione sono segno distintivo della razza.
Arti anteriori con ossatura forte; ben distanziati tra loro stante la larghezza del petto; spalla relativamente lunga con buona inclinazione; braccio lungo all’incirca quanto la spalla; angolo scapolo omerale leggermente aperto, gomiti ben aderenti al tronco non ruotanti né all’interno né all’esterno; avambraccio della stessa lunghezza del braccio, dritto e forte; carpo in prosecuzione della linea verticale dell’avambraccio; metacarpo non lungo e lievemente flesso; piede rotondo e compatto con cuscinetti forti e spessi.
Arti posteriori forti e muscolosi con moderate angolazioni garretto forte e spesso; metatarso robusto, asciutto; la presenza di speroni, semplici o doppi non è da penalizzare; piede come l’anteriore ma lievemente ovaleggiante.
Il movimento tipico del Cane di Mannara è il trotto sciolto, elastico e relativamente veloce con scatti di velocità. Buon saltatore.
Pelle piuttosto spessa, sempre ben aderente al corpo tranne alla gola dove forma una giogaia ben divisa.
Pelo di copertura semilungo, folto e compatto, non deve lasciare intravedere la pelle, presenza di sottopelo, è corto su muso e margini anteriori degli arti, relativamente lungo sulle orecchie; non è mai completamente dritto, presenta sempre una leggera ondulazione ma si può presentare anche molto ondulato, oppure in riccioli larghi, forte ma non eccessivamente duro; sulla coda è folto e ricco ed, a volte, può formare una leggera frangia al suo margine inferiore; presenti, soprattutto nel maschio adulto, la criniera ed il collare.
Manti ammessi sono: fulvo in tutte le sue sfumature dal mogano al crema, nero, pulce (fegato chiaro) con distribuzione del bianco più o meno estesa a formare pezzature o la cosiddetta distribuzione “ a monaca” (estese macchie bianche su gola, petto, collo calzini e punta della coda), tigrato associato ai suddetti colori, nero focato con distribuzione delle focature tipiche dei mantelli “black and tan” senza o con presenza del bianco (tricolore).
Taglia al garrese:
-Maschi minimo 65 cm
– Femmine minimo 59 cm
Taglie superiori sono ammesse solo se il cane conserva agilità e armonia senza pesantezza.

Difetti:
Il presente standard provvisorio è indispensabile premessa alla creazione ed all’impianto, ad iniziativa di SAMANNARA, di un libro genealogico aperto in cui iscrivere quali capostipiti tutti i soggetti che saranno ritenuti nel loro complesso rispondenti al tipo morfologico descritto ed idonei ad essere utilizzati per l’allevamento di selezione per fissare la razza.
Pertanto, in questa sede, SAMANNARA si limita ad indicare, quali elementi che non consentono l’ammissione di un soggetto complessivamente rispondente al tipo all’istituendo libro genealogico aperto, solamente i seguenti difetti:
– il monorchidismo o il criptorchidismo
– la vigliaccheria o l’estrema aggressività,
– il manto a pelo corto,
– il manto unicolore bianco.

Salute e Benessere

Grano duro – Triticum durum
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Tribù: Hordeae
Specie: Triticum durum

Francese: blè; Inglese: wheat; Spagnolo: trigo; Tedesco: Weizen.

Mietritrebbiatura

La macinazione del frumento duro è quindi fatta con un sistema diverso da quello adottato per il frumento tenero essendo volta ad ottenere semola, anziché farina, oltre ai sottoprodotti crusca e farinetta. Il dato qualitativo più importante per l’industria semoliera è la resa di macinazione, ossia i kg di semola ottenibili da 100 kg di granella.
Questo valore dipende dal peso ad ettolitro, dal grado di bianconatura e principalmente dal contenuto in ceneri; infatti la legge stabilisce per le semole un contenuto massimo di ceneri dello 0,85% e per non superare questo limite il molitore è talora costretto ad abbassare la resa di macinazione.
I requisiti minimi richiesti per l’accettabilità del frumento duro sono praticamente gli stessi indicati per il frumento tenero panificabile con in più i seguenti: peso ad hl: 76kg; % massima di chicchi bianconati anche solo parzialmente: 50%, di cui chicchi di frumento tenero: 4%. La tolleranza relativamente alla % di bianconatura è del 20%: ciò vuol dire che detrazioni vengono fatte solo quando la bianconatura è superiore a questo valore fino al limite massimo di ricevibilità.
I duri di qualità superiore si ottengono solo nelle regioni tipiche del Sud Italia, grazie alle condizioni edafiche e climatiche che assicurano l’insieme delle caratteristiche determinanti un’ottima qualità pastificatoria.
La utilizzazione assolutamente prevalente del frumento duro è per la preparazione della pasta, definita dalla legge come segue: Sono denominati “pasta di semola di grano duro” e “pasta di semolato di grano duro” i prodotti ottenuti dalla trafilazione, laminazione e conseguente essiccamento di impasti preparati rispettivamente ed esclusivamente:
a) con semola di grano duro ed acqua;
b) con semolato di grano duro ed acqua.
La prima lavorazione cui la granella di frumento duro viene sottoposta è, quindi, una speciale macinazione (frantumazione delle cariossidi con rulli scalanati ) con la quale si ricavano semola e semolato dall’endosperma amilifero, germe e crusca.
E’ denominata semola il prodotto granulare a spigolo vivo ottenuto dalla macinazione e conseguente abburattamento del grano duro, liberato dalle sostanze estranee e dalle impurità.
E’ denominato semolato il prodotto ottenuto come sopra, dopo l’estrazione della semola.
Le caratteristiche che devono possedere i due prodotti sono le seguenti:
– semola: ceneri, minimo 0,70%, massimo 0,85%; cellulosa, minimo 0,20%
massimo 0,45%; sostanze azotate, minimo 10,50%;
– semolato: ceneri, minimo 0,90%,massimo 1,20%; cellulosa, massimo 0,85%; sostanze azotate, minimo 11.50%.

Caratteri nutritivi e tecnologici della farina >>>

Avversità e parassiti

Avversità meteoriche

Il ristagno prolungato dell’acqua determina sulle colture nascite irregolari, diradamenti, scarso accestimento, suscettibilità a malattie; si hanno poi: maggiori invasioni di erbe infestanti, le quali generalmente tollerano l’asfissia meglio delle piante coltivate, e dispersione di azoto minerale per denitrificazione e per lisciviazione.
Allettamento. Piogge violente accompagnate dal vento possono provocare l’allettamento, cioè il coricamento dei culmi che si piegano alla base prostandosi a terra. È evidente che l’allettamento può succedere solo dopo che la levata della coltura è avviata.
Il danno che l’allettamento provoca è di natura e gravità diversa a seconda di quando si verifica: in prossimità della raccolta, quando la fase di riempimento è conclusa, il danno consiste solo in qualche difficoltà nella raccolta; a levata iniziata da poco il danno è limitato poiché i culmi allettati si raddrizzano in quanto incurvano i loro internodi e riprendono l’assetto eretto; è quando l’allettamento si verifica verso la fine della levata, quando i culmi non hanno più la capacità di raddrizzarsi, che il danno è massimo. Infatti l’anomalo assetto della vegetazione pregiudica gravissimamente l’assimilazione della coltura: la piegatura dei culmi ostacola la salita della linfa greggia; le foglie anziché essere protese a ricevere la luce, vengono a trovarsi prostrate a terra in un ammasso dove la luce non entra, l’aria circola male, le malattie fogliari trovano condizioni favorevoli per attaccare. Il risultato è che il processo di assimilazione fotosintetica è compromesso nelle fasi cruciali di fioritura e/o granigione, sempre con produzione di granella scarsa e di pessima qualità.
L’allettamento si produce per una causa meccanica: la forza orizzontale del vento, e il suo verificarsi o meno dipende, a parità di forza del vento, dalle caratteristiche della copertura vegetale: altezza delle piante, robustezza, elasticità e sanità dei culmi.
Queste caratteristiche della vegetazione dipendono in parte da fattori varietali, geneticamente determinati, in parte da fattori ambientali. L’altezza dei culmi è una caratteristica prevalentemente varietale, ma sulla quale influisce anche il livello di concimazione. La robustezza dei culmi dipende prevalentemente dalle condizioni di concimazione. L’elasticità dei culmi dipende prevalentemente dalle condizioni di coltivazione: semine troppo fitte e squilibri o eccessi di concimazione azotata predispongono le colture ad allettarsi perché per la forte competizione reciproca i culmi durante la levata si significano poco e restano sottili e deboli, specialmente gli internodi più bassi, quelli meno illuminati e più sollecitati meccanicamente.
L’allettamento è anche la conseguenza dell’attacco di un fungo (mal del piede prodotto da Cercosporella) che rende fragile la paglia nella parte basale dei culmi di frumento.
L’allettamento è il principale fattore determinante il limite di produttività dei cereali “a paglia” (tipo frumento). Lo straordinario aumento del livello produttivo delle varietà ottenute negli ultimi cinquanta anni è il risultato dei progressi del miglioramento genetico combinati con i progressi della tecnica colturale. I genetisti hanno selezionato varietà più resistenti all’allettamento che hanno consentito di modificare la tecnica colturale, intensificando la concimazione azotata e di conseguenza le produzioni unitarie.
Grandine. La grandine arreca danni particolarmente sensibili se cade alla spigatura e alla maturazione.

Continua domani

Il Santo del Giorno

Santa Giulia Salzano

Nome: Santa Giulia Salzano

Titolo: Fondatrice

Nascita: 13 ottobre 1846, Santa Maria Capua Vetere, Caserta

Morte: 17 maggio 1929, Casoria

Ricorrenza: 17 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Nacque a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, il 13 ottobre 1846. Conseguito il diploma magistrale, ebbe l’incarico di insegnare nella scuola comunale di Casoria: l’insegnamento fu coniugato con un notevole interesse per il catechismo e per l’educazione alla fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti e con la devozione alla Vergine Maria. Mossa dalla sua costante preoccupazione di far giungere attraverso l’insegnamento e la testimonianza la dottrina e la vita di Gesù, nel 1905 fondò la congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore.

Morì il 17 maggio 1929, fu beatificata il 27 aprile 2003 e proclamata santa il 17 ottobre 2010 da Benedetto XVI.

MARTIROLOGIO ROMANO. Casoria vicino a Napoli in Campania, beata Giulia Salzano, vergine, che fondò la Congregazione delle Suore Catechiste del Sacratissimo Cuore di Gesù per l’insegnamento della dottrina cristiana e la diffusione della devozione verso l’Eucaristia.

La ricetta del giorno

Sformato di pane

Ingredienti: 12 fette di pane a cassetta, fontina 300gr, prosciutto crudo 100gr, funghi champignon 500gr, 3 uova, latte 1/2 litro, formaggio grattugiato, aglio, burro, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: pulire, lavare, affettare i funghi e cuocerli con olio, sale, pepe e uno spicchio d’aglio che poi va eliminato. Privare della crosta le fette di pane, adoperarne 6 per realizzare uno strato in una pirofila imburrata, coprirle con fette di fontina, di prosciutto, distribuire i funghi e completare con le altre fette di pane.

Sbattere le uova con latte, sale, pepe, parmigiano grattugiato e con questo liquido irrorare la preparazione nella pirofila. Coprirla e metterla in frigorifero a riposare per qualche ora.

Un’ora prima di andare in tavola, cuocere lo sformato in forno già caldo a 180° per circa 40 minuti e servirlo nella stessa pirofila di cottura.

Buon appetito

Il Santo del Giorno

San Pasquale Baylon

autore: Bernardo Lopez anno: 1811 titolo: Apparizione dell’eucaristia a san Pasquale Baylon luogo: Museo di Belle Arti, Valencia

Nome: San Pasquale Baylon

Titolo: Religioso francescano

Nascita: 16 maggio 1540, Torrehermosa, Spagna

Morte: 17 maggio 1592, Valencia, Spagna

Ricorrenza: 17 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:AmegliaTolloCappelle sul TavoBisentiLavianoBrugnatoStioFuroreTerre Roveresche

Protettore:cuochidelle donnedelle opere e congressi eucaristicipasticceripastori

Sito ufficiale:basilicasanpascualvila-real.org

Mentre andava diffondendosi l’eresia di Giansenio che allontanava i popoli dall’Eucarestia, sorgevano pure grandi santi a difendere l’augusto Sacramento dell’Amore. E il 16 maggio 1540 nasceva a Torre Hermosa in Spagna il santo dell’Eucarestia: Pasquale Baylon, dichiarato da Leone XIII celeste patrono dei Congressi Eucaristici e della Società della SS. Eucarestia.

Questo Santo manifestò fin da bambino in modo prodigioso quell’affetto a Gesù Eucaristico che più tardi lo fece un serafino d’amore. All’età di sette anni, incaricato dai genitori della custodia del gregge, si afflisse per non poter più visitare di frequente il suo Gesù.

Un certo Garda Martino, ricco signore senza figli, attirato dalle sue virtù, gli propose di adottarlo per figlio e di lasciarlo erede dei suoi beni. Egli cortesemente ringraziò dicendogli che un giorno sarebbe entrato nell’ordine dei Francescani. Più tardi, rinunciando a quanto gli spettava e chiesto il consenso dei genitori, andò pellegrinando, con l’idea di entrare tra i Frati Minori di Montfort. Giunto al convento, ritenendosi indegno di tanto privilegio non fece richiesta alcuna, e rimase volontariamente probando per quattro anni.

A ventiquattro anni, nel 1564, vestiva l’abito francescano nel convento di Loreto ritenendo il suo nome, e vi stette otto anni, lieto di poter prestare ai confratelli i più umili servigi con tutta semplicità. Soprattutto però in questo ritiro il suo cuore godette perché si trovava continuamente con l’oggetto amato : la SS. Eucarestia. Non era sacerdote, e perciò non poteva godere della gioia singolare di avere Gesù tra le mani, di darlo alle anime e di predicare ai fedeli le meraviglie dell’Eucarestia, ma non lasciava mai di pensare e di parlare di Gesù e passava il maggior tempo possibile ai suoi piedi.

Davanti al tabernacolo se ne stava in adorazione profonda, immobile, sempre in ginocchio, con gli occhi fissi, le mani giunte o incrociate sul petto. Aveva acquistato una tale unione con il Signore che dappertutto sapeva innalzarsi a Lui, pregare, meditare e parlare col suo Gesù, e tante volte mentre preparava la tavola o lavorava nell’orto, fu visto rapito in dolce estasi di amore. All’affetto per Gesù univa pure un tenero e filiale affetto alla Vergine SS. che da giovanetto gli era apparsa. S. Pasquale Baylon non fu soltanto un adoratore e fedele amante dell’Eucarestia, ma anche un apostolo dell’augustissimo Sacramento. Ne parlava sempre a tutti, in convento, al lavoro, in viaggio, e molti si univano a lui con entusiasmo per sentirne parlare. Eletto maestro dei novizi nel monastero d’Almansa, cercò e si sforzò di plasmare quei giovanetti allo stesso sublime ideale.

Un mattino, servendo la S. Messa, ebbe la rivelazione della sua estrema ora: pieno di gioia e di letizia andò a visitare per l’ultima volta i poveri e i benefattori di Villa Reale, dando loro la lieta notizia. Ammalatosi improvvisamente, gli fu amministrato il Santo Viatico e allo spuntare del 17 maggio volava al cielo.

I miracoli si moltiplicarono dopo la morte. Mentre gli si facevano le esequie, la sua salma esposta al pubblico, al momento dell’elevazione si animò, aprì gli occhi e li fissò sull’Ostia e sul Calice: e lo stesso miracolo si ripetè il giorno dopo.

PRATICA. Stiamo anche noi davanti a Gesù Eucarestia con viva fede, ben inginocchiati, le mani giunte e comunichiamoci con adeguata preparazione.

PREGHIERA. O Dio, che decorasti il tuo beato confessore Pasquale d’una ammirabile devozione verso i sacri misteri del Corpo e Sangue tuo, concedici di poter ricevere da questo divino convito quella stessa abbondanza di spirito che ricevè lui.

FILASTROCCA DI SAN PASQUALE S.Pasquale Baylonne, protettore delle donne, fammi trovare marito, bianco rosso e colorito, come voi tale e quale, o glorioso S.Pasquale

MARTIROLOGIO ROMANO. Presso Villa Reàle, nella Spagna, san Pasquàle, dell’Ordine dei Minori, Confessore, uomo di meravigliosa innocenza e penitenza, il quale dal Papa Leóne decimoterzo fu dichiarato celeste Patrono dei Congressi Eucaristici e delle Associazioni in onore della santissima Eucaristia.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 10

Gli ecclesiastici e gli imprenditori. – 4

L’intensa attività economica indusse Carlo II a concedere, presso le falde della collina di Monterone, uno spazio da adibire a mercato settimanale denominato Muricino, impegnandosi a lasciarlo per sempre al servizio della cittadinanza: fonti risalenti ai primi anni del Trecento forniscono ampie informazioni sulla grande varietà di generi alimentari che era possibile reperire in questo mercato, tra cui numerose qualità di pane e di formaggi, lardo, carni, olio e diversi tipi di pesce, tra cui anche le celebri anguille del lago di Patria.

In questi anni alle tradizionali colonne di amalfitani, pisani, genovesi si aggiunse quella dei fiorentini, che avevano case e botteghe nelle vicinanze del convento di San Pietro Martire. Le monache di San Pietro a Castello, del resto, misero a disposizione della comunità toscana la Chiesa di Santa Maria del Paradiso o Santa Maria a Portella.

Continua domani.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: da un momento all’altro vi potranno essere cambiamenti;

Toro: miglioramenti in arrivo;

Gemelli: avete un peso che vi dà fastidio, meglio liberarsi;

Cancro: siate più socievoli;

Leone: vi siete caricati di troppi impegni;

Vergine: stanchezza fisica;

Bilancia: gli impegni costano troppa fatica;

Scorpione: non serve a nulla ripensare al passato;

Sagittario: siete rimasti scottati da una delusione, passate oltre;

Capricorno: le polemiche non servono;

Acquario: prendete le cose con calma;

Pesci: portate a conclusione gli affari.

Buon Martedì 17 Maggio 2022

17 maggio, giornata internazionale contro l’omofobia,

17 Maggio Giornata Mondiale delle Telecomunicazioni e delle Società d’Informazione (A/RES/60/252)

Il Sole sorge alle 5:37 e tramonta alle 20:16

La Luna cala alle 3:51 e si eleva alle 18:05

San Pasquale Baylon religioso

Questo Santo è il Protettore delle donne nubili, dei cuochi e dei pastori.

Augùrie a tutti i Pascàle, Pascalino, Pascalòne, Pascarìello

  • Duòrme, zetella, ca ‘a sciòrte veglia!
  • ‘E ffiglie ‘e don Camillo: Tutte ‘e vvonno e nisciuno s’  ‘e ppiglia.
  • ‘E ffiglie fèmmene hanna crescere sott’  ‘a pèttola d’  ‘a mamma.
  • Nun mettere màje tanta carna a còcere
  • Me pare ‘o pastore d’  ‘a maraviglia!
  • sant’Adrione, martire;
    • san Vittore, martire;
    • santi Eradio e Paolo, martiri;
    • santa Restituta, vergine e martire;
    • san Pietro Liu Wenyuan, martire e catechista;
    • beata Antonia Mesina, vergine e martire;
    • beato Ivano Ziatyk, sacerdote redentorista e martire.

Il 17 maggio del 1792 fondazione della Borsa di New York al numero 70 di Wall Street.

Il 17 maggio del 1976 si tiene a Napoli la 17^ Mostra Internazionale del Francobollo nel corso della quale un nostro alunno di Scuola Media vince il Primo Premio (mai assegnato in passato all’Italia) per il più bel francobollo dell’anno.

Il 17 maggio del 1980 Pino Amato, responsabile del Bilancio della Regione Campania, viene ucciso dalle Brigate Rosse.

Il proverbio del giorno: prendere due piccioni con una fava.

LE MASSIME DI FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Anche l’orgoglio come le altre passioni, ha le sue bizzarrie; ci si vergogna di confessare che si prova gelosia, ma ci si vanta di averne provata e di essere capaci di provarne.

Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia.

In poche donne il merito dura più a lungo della bellezza.


Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

Buona lettura.

Cenno su Napoli – 32

Se nelle altre belle arti vari paesi d’Italia possono pretendere il primato, nella musica nessuno può contendere con Napoli. La nostra scuola musicale moderna fu stabilita nel XV secolo da Ferdinando I di Aragona, sotto la direzione di Garnerio e di Gafforio, i quali pubblicarono a Napoli le prime opere sulla musica: altre opere poi sullo stesso subbietto furon pubblicate nel principio nel secolo XVII da Pietro Ceroni, che facilitò le regole musicali de’ tre collegi di musica che allora esistevano e che poi vennero nel 1808 riuniti in uno. Fra i caposcuola metteremo Alessandro Scarlatti, Niccola Porpora, Leonardo Leo, Francesco Duranti, Giambattista Jesi, Davide Perez, Niccola Jommelli, Giambattista Pergolesi, Nicola Piccini, Fedele Fenaroli, Giovanni Paesiello, Domenico Cimarosa, Niccolò Zingarelli e Vincenzo Bellini, senza far menzione di tutt’i grandi maestri stranieri usciti dalla scuola musicale di Napoli.

Fine

Francesco de Bourcard.

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, (ordine di dervisci, monaci musulmani di vita austera) figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 14

<Rispondetemi, – disse, – e ditemi chi siete, altrimenti vi resterà un solo momento di vita: Non posso credere che voi siate persone oneste, Né persone di distinzione e di autorità nel vostro paese, qualunque questo possa essere. Se così fosse, avreste avuto maggior ritegno e maggior riguardo per noi.>

Il califfo, impaziente pr natura, soffriva infinitamente più degli altri vedendo che la sua vita dipendeva dall’ordine di una dama offesa e giustamente irritata; ma cominciò a nutrire qualche speranza, quando vide che Zobeide voleva conoscere l’identità di tutti; pensò, infatti, che non l’avrebbe fatto morire, una volta informata del suo grado. Perciò disse a bassa voce al visir che gli era accanto di dichiarare subito chi era. Ma il visir, prudente e saggio, desiderava salvare l’onore del suo padrone; e, non volendo render pubblico il grande affronto che si era egli stesso attirato, rispose solamente:

<Abbiamo soltanto quello che ci meritiamo.>

Ma anche se, pr ubbidire al califfo, avesse voluto parlare, Zobeide non gliene avrebbe dato il tempo. Ella si era rivolta ai calender e, vedendoli tutti e tre monocoli, chiese loro se fossero fratelli. Uno di loro rispose in nome degli altri:

<No, signora, non siamo fratelli di sangue, lo siamo soltanto in quanto calender, osserviamo cioè le stesse regole di vita.

  • Voi, – riprese Zobeide rivolta in particolare ad uno dei tre, – siete monocolo dalla nascita?
  • No, signora, – rispose, – lo sono a causa di un’avventura così stupefacente che, se venisse scritta, tutti ne approfitterebbero. Dopo questa disgrazia, mi feci radere la barba e le sopracciglia, e divenni calender, prendendo l’abito che indosso.>

Zobeide rivolse la stessa domanda agli altri due calender, che le diedero la stessa risposta del primo. Ma l’ultimo che parlò soggiunse:

<Signora, affinché vi rendiate conto che non siamo persone comuni e abbiate qualche considerazione per noi, sappiate che siamo tutti e tre figli di re. Sebbene non ci fossimo mai visti prima di questa sera, abbiamo avuto, tuttavia, il tempo di conoscerci per quello che siamo; ed oso assicurarvi che i re dai quali discendiamo hanno avuto una certa fama nel mondo.

A queste parole Zobeide moderò il suo corruccio e disse agli schiavi:

Continua domani.

Le più belle canzoni napoletane

‘NA CANZONE PE’ FFÀ ‘AMMORE

 Renato Rascel 1955
 
Diceno ca ‘a canzone napulitana nun se canta cchiù.
Diceno pe ffà ‘ammore mo s’ha dda dicere “Kiss me, I love you”.
Dice ca ce vo’ ‘na Samba, ‘na Rumba e ‘o Cha cha cha.
Ma quann’ ‘e ‘nnammurate s’hann’ ‘a vasà…
Che ponno cantà? Che ponno cantà?
 
Dicono che la canzone napoletana non si canta più.
Dicono per far l’amore ora si deve dire “Kiss me, I love you”.
Si dice che ci vuole una Samba, una Rumba e il Cha cha cha.
Ma quando gli innamorati si devono baciare…
Cosa possono cantare? Cosa possono cantare?
 
Canteno ‘na canzone napulitana.
Canteno ‘na canzone pe ffà ‘ammore.
Stritte stritte, vocca a vocca, core a core
dint’â varca ch’ ‘e cunnuleja,
suspiranno “Nun me lassà”.
Canteno pe tramente s’affaccia ‘a luna.
‘Ncopp’ ‘a ‘stu golfo e abbascio a ‘sta marina.
t’annammure si te vaso a Margellina.
Ma che “Darling”, ma che “I love you”,
Sî ‘nu zucchero, sî ‘nu sciù1.
Cantame ‘na canzone napulitana.
 
Cantano una canzone napoletana.
Cantano una canzone per far l’amore.
Stretti stretti, bocca a bocca, cuore a cuore
nella barca che li culla,
sospirando “Non mi lasciare”.
Cantano mentre s’affaccia la luna.
Su questo golfo e già in questa marina.
Ti innamori se ti bacio a Mergellina.
Ma che “Darling”, ma che “I love you”
Sei uno zucchero, sei uno sciù1.
Cantami una canzone napoletana.
 
Canteno ‘na canzone napulitana.
…………………………..
 
Cantano una canzone napoletana.
…………………………..
 
Ma che hann’ ‘a cantà? Che ponno cantà?
Canteno ‘na canzone napulitana.
Ma cosa devono cantare? Cosa possono cantare?
Cantano una canzone napoletana.


Il brano fu lanciato dallo stesso Renato Rascel. Tra le altre interpretazioni, ricordiamo quelle del Quartetto Cetra.

1 Gli sciù sono dei dolci costituiti da un grosso bignè stracolmo di crema pasticciera.

Curiosando qui e la

Un cane può ereditare?

Non direttamente. È però possibile costituire una fondazione (con la quota disponibile, cioè quella che non spetta agli eredi legittimi) dedicata ai propri animali domestici.

Un’altra possibilità è quella del legato: si lascia una certa somma (sempre di quota disponibile) a una persona, vincolandola però a un obbligo (in questo caso accudire al cane).


L’Angolo della Poesia

Note e commento alla poesia del giorno

vedute della Roma belliana – L’atrio del portico di Ottavia – un particolare

Note

  1. “Non occorre poi molto, Monsignore”. Non si dimentichi che nello Stato Pontificio le cariche pubbliche eran tenute esclusivamente dagli ecclesiastici.
  2. “A starsene a sedere li (sullo scranno) ad emettere sentenze contro la gente”.
  3. “L’impegno più vero consiste nel vedergli il cuore”.
  4. La giustizia, vuol dire il Belli, persegue i rei in base alle loro azioni e non in base ai loro pensieri.
  5. E’ la chiara dimostrazione del pentimento, che significa già inizio di redenzione.
  6. Ecco il punto: rubare è male, ma rubare per bisogno è umano e merita compassione e comprensione.
  7. “Si dovrebbe comprendere come e quanto soffre un povero diavolo, invece di starsene lì a giudicare a pancia piena”.

Commento

E’ il solito motivo della povera gente che spesso ruba non per vizio o per malanimo, ma perché costretta dal bisogno e dalla fame: è, purtroppo, questo l’assurdo necessario della legge, la quale deve spesso punire, anche se, umanamente, il giudice dovesse esser convinto che egli stesso, trovandosi nello stesso caso, agirebbe come il reo che sta giudicando.

Il discorso che in questo sonetto viene tenuto dal “povero ladro” ha tanta sincerità di toni e sembra veramente fatto da chi è sinceramente pentito del suo errore e perciò redento; per questa ragione il contrasto fra chi giudica a pancia piena e il ladro indotto a rubare dalla fame, perde ogni carattere polemico ed iroso e diviene una onesta, timida voce che invoca aiuto e comprensione e indulgenza: il miracolo per cui le ragioni della giustizia si possono incontrare e possano convivere con quelle della umanità, non può operarlo altri che il giudice.

L’angolo della Poesia

Er povero ladro

Nun ce vò mica tanto, Monsignore, (1)

de stà li a sède a sentenzià la gente, (2)

e de dì: questo è reo, quest’è innocente.

Er punto forte è de vedéje er core. (3)

Sa quanti rei de drento hanno più onore

che chi de fòra nun ha fatto gnente? (4)

Sa lei che chi fa er male e se ne pente,

è mezz’angelo e mezzo peccatore?

Io so’ ladro, lo so e me ne vergogno: (5)

però l’obbrigo suo sarìa de vede

sì ho rubbato pè vizzio o pe’ bisogno. (6)

S’averìa de capì quer che se pena

da un pover’omo, in cammio de stà a sede,

sentenzianno la gente a panza piena. (7)

Giuseppe Gioachino Belli – dai Sonetti

Il Santo del Giorno

San Brendano di Clonfert

Nome: San Brendano di Clonfert

Titolo: Abate

Nascita: 460 circa, Tralee, County Kerry, Irlanda

Morte: 580 circa, Clonfert, Irlanda

Ricorrenza: 16 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Protettore:dei marinaidei navigantidelle ragazze da marito

Brendano, nato nelle vicinanze di Tralee ed educato da Erc, vescovo di Kerry, si fece monaco e divenne abate operando prevalentemente nell’Irlanda occidentale e fondando molte abbazie: le principali sono Clonfert (ca. 559), Annadown, Inishadroun e Adfert. La fama della sua persona e delle sue fondazioni riceve conferma persino dall’esistenza di un monte chiamato Brandano, situato nella penisola di Dingle, il punto più a occidente dell’Europa. Si dice anche che abbia fondato abbazie in Scozia e nel Galles, e che si sia recato anche a Saint-Malo in Bretagna. Il suo culto fu molto diffuso nei paesi celti.

Fu il famoso romanzo Navigatio Brendani a dare grande diffusione al culto. La deliziosa storia, scritta nella Germania del LX secolo da un monaco irlandese in esilio, ci parla di un viaggio per mare di un gruppo di monaci verso un’isola di sogno nell’Oceano Atlantico. L’anelito per un mondo “felice” è in parte tipico anche dei primitivi apocrifi cristiani e di leggende popolari irlandesi. Questi scritti continuano a offrire una lettura piacevole, descrivendo le varie avventure vissute dai monaci in viaggio: Giuda Iscariota è presentato come un esempio del dannato, mentre Paolo Irlandese, primo eremita, è un esempio del saggio; i numeri sono simbolici e i viaggi fantastici e meravigliosi coincidono con le feste dell’anno liturgico, declamate da un uccello: «In questo viaggio quattro stazioni sono state determinate per voi: il giorno della Cena del Signore deve essere celebrato con il sant’uomo; la Pasqua sull’isola, che in realtà è il dorso di un mostro marino; da Pasqua a Pentecoste con noi sull’Isola del Paradiso; Natale sull’isola di Ailbe fino alla festa di Maria alla Candelora. Al termine del settimo anno raggiungerai la terra che cerchi, ti fermerai là quaranta giorni e poi tornerai alla tua terra natale». Nel corso del viaggio ci si imbatte in balene, iceberg e vulcani.

Alcuni particolari sono veri perché monaci irlandesi viaggiarono fino alle isole Fair Oer e all’Islanda, ma i dialoghi e molti altri elementi sembrano essere basati sull’affascinante immaginazione del narratore. La grande diffusione che ebbe questo racconto si può misurare dal fatto che sono stati conservati ben 116 manoscritti medievali di questo testo, sia in latino che in molte lingue volgari del Continente.

MARTIROLOGIO ROMANO. In Irlanda, san Brendano, abate di Clonfert, fervido propagatore della vita monastica, del quale è celebre il racconto di una leggendaria navigazione.

Il Santo del Giorno

Sant’ Andrea Bobola

Nome: Sant’ Andrea Bobola

Titolo: Martire

Nascita: 13 novembre 1591, Sandomir, Polonia

Morte: 16 maggio 1657, Janów Poleski, Polonia

Ricorrenza: 16 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Andrea nacque in una famiglia della piccola nobiltà polacca a Sandomir nel Palatinato e dopo aver frequentato gli studi presso le scuole dei gesuiti a Vilna (l’attuale Vilnius capitale della Lituania, ma allora facente parte della Polonia`) entrò nel loro noviziato in quella stessa città, nel 1611. Fu ordinato prete nel 1622, poi inviato come pastore della chiesa di Nieswiez, alla quale era collegata la scuola dei gesuiti. Dopo un breve ma efficace apostolato ritornò nella chiesa di S. Casimiro a Vilna, dove la sua predicazione fu molto apprezzata; anche il suo impegno presso le confraternite risultò fruttuoso. Tra questi gruppi di devoti scelse i suoi assistenti per le visite alle carceri e ai poveri. In seguito essi divennero catechisti e si prestarono eroicamente nella cura dei malati durante le epidemie del 1624 e del 1629. Nel 1630 fu mandato a Bobruisk, dove costruì la chiesa per i cattolici ivi residenti, che per scarsità di preti erano passati alla Chiesa ortodossa. Dal 1643 al 1649 godette di cattiva salute e dovette ridurre le sue attività.

Nel frattempo cresceva l’ostilità verso i cattolici in generale e i gesuiti in particolare; nonostante il trattato d’Unione di Brest (1596), che cercava di ripristinare la coesistenza pacifica tra la Chiesa di Roma e quella russa, alcuni ortodossi, sostenuti da bande di cosacchi, miravano a vanificare l’accordo e a rimuovere i cattolici e le loro chiese dal territorio. I cosacchi, guidati dal potente e fanatico Bogdan Chmielnicki, fecero di tutto per forzare i cattolici ad abbandonare quella regione e dal 1655 le bande di Chmielnicki si impadronirono della maggior parte della Russia Bianca. In quello stesso periodo Andrea faceva ritorno a Vilna, proprio mentre veniva saccheggiata dalle truppe russe durante la guerra con la Polonia. Il territorio polacco divenne teatro di un conflitto cruento e sanguinario; i gesuiti dovettero abbandonare chiese e collegi e trovare rifugio nella regione paludosa della Podlaska, dove il principe Radziwill li accolse nella sua residenza a Pinsk. Là Andrea si adoperò per incoraggiare i polacchi perseguitati a rimanere saldi nella fede e nella fedeltà a Roma. Tutti erano a conoscenza dei suoi successi, ma non mancarono alcuni che tentarono di sabotare i suoi sforzi organizzando contro di lui anche bande di teppisti.

Pinsk fu presa nel 1657. Dopo aver massacrato ebrei e cattolici a janow i cosacchi catturarono Andrea nelle vicinanze di Peredil (tutti questi luoghi sono a oriente di Varsavia e a sud di Vilna). I patimenti che dovette soffrire Andrea fanno del suo martirio uno dei più crudeli della storia, come confermato da esami medici postumi. Volendo costringerlo a rinnegare il cattolicesimo i cosacchi lo frustarono, lo legarono a cavalli e lo trascinarono fino a Janow; qui lo distesero su un tavolo da macellaio strappandogli la pelle dal corpo e praticandogli fori nelle palme delle mani; gli conficcarono un punteruolo nel torace e infine lo uccisero con un colpo di spada. Dietro a tutta questa crudeltà sembrava esserci il desiderio di macellarlo come un maiale.

Di lì a poco arrivarono i polacchi, troppo tardi per salvarlo ma in tempo per raccogliere il suo corpo e portarlo nella chiesa locale e seppellirlo a Pinsk. Nel 1808 il suo corpo fu traslato a Polozk (Bielorussia) e nel 1922 i bolscevichi portarono le reliquie in un museo di Mosca. Nel 1730 il corpo era stato esaminato e trovato incorrotto. Nel 1923 due gesuiti statunitensi richiesero il suo corpo a nome di Pio XI. Portato a Roma fu riesaminato: si potevano ancora vedere i segni delle torture. Andrea fu beatificato nel 1853 e canonizzato nel 1938. Il suo corpo è stato restituito alla Polonia e ora si trova nella chiesa dei gesuiti a Varsavia. È venerato come apostolo della Lituania e patrono della Polonia.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Janów presso Pinsk sul fiume Pripjat in Polonia, sant’Andrea Bobola, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che si adoperò strenuamente per l’unità dei cristiani, finché, arrestato dai soldati, diede con gioia la più alta testimonianza della fede con l’effusione del suo sangue.

Astrologia

Affinità di coppia del segno del Toro con gli altri segni – Acquario.

Toro-Acquario

Lasciati scoprire, amore…

Lui e lei hanno poco o niente in comune, divisi come sono dall’elemento primordiale del loro segno (Aria contro Terra). Ma sono spinti l’uno nelle braccia dell’altra dalla passione trascinante dell’ignoto, per un mondo inesplorato di idee, azioni e sensazioni. Uscire senza gravi danni da una simile avventura non è facile…

Quanto l’amore sia una faccenda complicata e, tutto sommata, misteriosa, è risaputo. In ognuno esiste infatti una specie di molla segreta, sensibile ad un particolare tipo di stimoli che hanno il potere di farlo innamorare. Così c’è chi si innamora soltanto se fiuta aria di affinità elettive. Queste in termini astrologici, legano le coppie formate da persone nate in segni affini rispetto all’elemento primordiale e sono Fuoco-Fuoco, Terra-Terra…

Poi c’è chi ama quando vede nell’altro una specie di benefico, disponibile humus in cui far attecchire e prosperare armoniosamente la parte più creativa e vitale di sé. E questi sono gli amori che legano partner nati in elementi compatibili come Fuoco-Aria e Terra-Acqua.

Ma c’è anche chi, più esigente forse ma anche più disposto a pagare un prezzo elevato in nome dell’amore, concepisce questo sentimento come la fatidica unione delle due “mezze mele”. E cerca di realizzare il rapporto difficile ma potenzialmente ricchissimo fra segni opposti e complementari: Ariete-Bilancia, Toro-Scorpione, Gemelli-Sagittario…

E, ancora, c’è chi ama solo quando può dire quello che è “la croce e la delizia” della sua vita e cerca quindi l’amore fra persone appartenenti a segni che formano quadrato (angolo di 90°). Questi individui sono accumunati dalla stessa qualità, ma anche divisi dall’incompatibilità dell’elemento primordiale: è la coppia cardinale, fissa o mobile, di Fuoco-Terra, di Terra-Aria.

E’ proprio questo il caso della fissa e terrestre Toro alle prese col fisso e arioso Acquario. Un amore problematico, sostenuto però dalla spinta istintiva a scoprire un mondo totalmente estraneo.

Alla base dell’attrazione Toro-Acquario c’è infatti il desiderio inconscio di impossessarsi, attraverso l’altro, di una dimensione che altrimenti sarebbe preclusa. Fra loro nasce un sentimento che assomiglia un po’ a un investimento ad alto rischio; se va bene è la ricchezza; se va male è la bancarotta.

Infatti con questo amore si gioca il tutto per tutto, perché fra Toro e Acquario l’intesa è tutta da costruire: salvo l’ostinazione, fra loro c’è ben poco in comune.

Le vive di sicurezze materiali non perché sia un’irrecuperabile prosaica ma perché il realismo le impone di tenere i piedi ben saldi per terra; che senso ha inseguire astratte chimere se ogni giorno si deve fare i conti con una realtà fatta di prosa più che di poesia?

Invece il nato nell’Acquario è sempre alle prese con avvenimenti preziosi in futuro idealizzato, che finiscono spesso col fargli scordare l’oggi e le sue concrete leggi. Ma, proprio perché si sente un po’ sospeso a mezz’aria, è particolarmente esposto al fascino della sensualissima donna del Toro, che incarna il più seducente dei richiami terrestri. E, d’altra parte, agli occhi della venusiana del secondo segno l’uomo dell’Acquario assomiglia a una specie di magico aquilone.

Così il dischiudersi di esaltanti prospettive stabilisce fra loro un legame particolarmente intenso, emotivo e passionale.

Ma l’energia che si genera all’interno di questa coppia riserva anche pericolosi effetti boomerang, che nascono dal confronto con un quotidiano interpretato con criteri assolutamente divergenti. Difesi, oltre a tutto, con accanito puntiglio cui è del tutto sconosciuta qualsiasi accomodante risorsa diplomatica. E così può succedere che lei vada su tutte le furie e lo accusi di pazzia quando lui, con improvvisazione uraniana, butta all’aria tutti i piani che lei si era data la pena di mettere a punto. Ma la toro è capace di andare in bestia anche per molto meno. Per esempio, quando lui torna a casa tardi perché, a furia di fare discorsi con gli amici, che lei definisce senza capo né coda, ha perso la cognizione del tempo. Il contrattempo, in fondo banale, assume proporzioni allarmanti perché lui interpreta le rimostranze taurine come intollerabili attentati alla sua libertà. Così ne fa una questione di principio e inasprisce la situazione.

A questo punto i due si fronteggiano con bellicoso cipiglio, fermamente determinati a non cedere. Uscirne non è facile, a meno che Marte e Venere armonici non diano un aiuto.

Animali

Cavallo

Murgese
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini e attitudini

La Puglia (in particolare le Murge) è la zona di origine e di diffusione. Antica razza che trae le sue origini in epoca di dominazione spagnola con l’importazione di stalloni di razza Araba, Berbera e Andalusa. Ma la vera storia del cavallo Murgese è dovuta alla Contea dei Conversano, famiglia di nobili lungimiranti e abilissimi nella scelta di equini da importare e attenti nella selezione finalizzata alle necessità dei tempi ed alle caratteristiche dei luoghi. La registrazione ufficiale della razza fu iniziata nel 1926 a cura del Deposito Stalloni poi divenuto Istituto di Incremento Ippico di Foggia.
Razza rustica, allevata spesso allo stato brado. Cavallo da sella, per la sua robustezza e il suo carattere (vivace ma docile), è attualmente utilizzata per il turismo equestre e il tiro leggero.
Ass. Nazionale Allevatori del Cavallo delle Murge e dell’Asino di Martina Franca: sito web www.anamf.com

Caratteri morfologici

Tipo: mesomorfo.
Peso medio 350 – 400 kg.
Dati Biometrici a 30 mesi:
Altezza al garrese: 155 -168 cm (maschi); 150 – 162  (femmine)
Circ. torace: 180 cm (maschi); 172 (femmine).
Circ. stinco: 20 cm (maschi); 19 cm (femmine).
Mantello:  morello corvino, ammesso il roano.
Testa leggera con profilo rettilineo o leggermente montonino, non troppo pesante; fronte larga con grande ciuffo, orecchie regolari, occhi grandi ed espressivi, narici ampie e mobili.
Collo robusto con abbondante criniera; spalla giustamente inclinata e muscolosa, garrese abbastanza rilevato.
Dorso orizzontale e ben sostenuto, lombi corti e muscolosi, groppa proporzionata e muscolosa, di giusta inclinazione, petto largo e muscoloso, torace ben sviluppato, coda bassa. 
Gli arti sono solidi con avambraccio mediamente lungo, articolazioni ampie e spesse; andature sciolte, passo sicuro e trotto cadenzato; appiombi regolari, tollerata una lieve falciatura, piede regolare, ben diretto, con unghia compatta e nera.
Temperamento vivace.

Per altre informazioni visita il sito:
www.cavallodellemurge.it

Cavallo Murgese (foto Giorgio Soldi www.cavallodellemurge.it)
Cavallo Murgese

Razza Pugliese

Razza distinta dalla Murgese; di questa razza risultavano iscritti ancora alla monta pubblica nel 1978, 2 stalloni  nelle locali stazioni di monta.
Oggi completamente estinta.

Salute e Benessere

Grano duro – Triticum durum
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Tribù: Hordeae
Specie: Triticum durum

Francese: blè; Inglese: wheat; Spagnolo: trigo; Tedesco: Weizen.

Caratteri botanici

Il frumento duro (Triticum durum) fa parte del gruppo dei frumenti tetraploidi. Verosimilmente è il frutto di selezione antropica in climi caldo–aridi, per caratteri utili delle spighe e della granella ( cariossidi nude, endosperma vitreo e ricco di proteine) a partire dai frumenti tetraploidi primitivi.
Il frumento duro si differenzia dal tenero per i seguenti caratteri morfologici;
– Spiga lateralmente compressa, anziché quadrata, se vista in sezione; glume carenate fino alla base e giumelle inferiori terminanti sempre con una resta molto lunga e spesso pigmentata;
– Cariosside assai grossa (45-60 mg), a sessione trasversale subtriangolare, con albume che tipicamente ha struttura vitrea, ambracea, cornea, anziché farinosa;
– Ultimo internodo pieno, per cui il culmo sotto la spiga è resistente allo schiacciamento.

Esigenze ambientali

L’adattamento del frumento duro è meno largo di quello del frumento tenero: meno di questo resiste ad avversità come il freddo, l’umidità eccessiva, l’allettamento e il mal di piede; molto più di questo vede compromessa la qualità della granella da condizioni ambientali improprie.
Per quanto riguarda il terreno il frumento duro dà migliori risultati in quelli piuttosto argillosi, di buona capacità idrica, mentre rifugge da quelli tendenti allo sciolto.
Il frumento duro è meglio del tenero adattato agli ambienti aridi e caldi, dove riesce a realizzare la migliore espressione di qualità.

Grano duro (CC BY-SA 3.0,

Varietà

Il miglioramento genetico del frumento duro è proceduto con molto ritardo e con maggiore lentezza di quello del frumento tenero.
Solo negli ultimi decenni del XX secolo si è avuta una vivace ripresa di interesse per il miglioramento di questa specie, tradottasi nella realizzazione di parecchie nuove varietà radicalmente rinnovatrici del panorama varietale italiano.
I problemi del miglioramento genetico del frumento duro sono stati mossi da due esigenze: quella di creare varietà agronomicamente migliori per le aree di tradizionale coltivazione del frumento duro (Meridione e Isole), e quelle di creare nuove varietà per poter estenderne la coltura nell’Italia centro-settentrionale.

Gli aspetti principali da affrontare nel miglioramento del frumento duro sono i seguenti:
– Resistenza all’allettamento. La suscettibilità a questa avversità, impedendo di sorpassare soglie produttive modeste, è stato il principale fattore responsabile delle basse rese del frumento duro, nonché uno dei più forti ostacoli all’estensione della coltura a nord del suo areale tipico, in terreni, generalmente, di maggiore fertilità.
– Precocità. La tardività di fioritura e di maturazione ha sempre in passato costituito un altro gravissimo limite alla produttività del frumento duro. Infatti tanto più la cruciale fase di granigione si svolge in stagione avanzata, tanto più alte sono che la siccità e/o le ruggini la ostacolino.
– Resistenza al freddo. Rientrano in questo campo la resistenza ai forti e prolungati abbassamenti termici invernali e alle gelate primaverili. Questo problema si pone con carattere di pregiudizialità per l’estensione della coltura nell’Italia centro-settentrionale con inverni assai più rigidi delle tipiche zone meridionali di coltivazione del frumento duro.
– Resistenza alle malattie. Le stesse avversità che colpiscono il frumento tenero possono attaccare il duro. Anzi questo è ancora più sensibile di quello agli agenti del mal del piede e alla segale cornuta.
– Miglioramento qualitativo. I caratteri richiesti per un buon livello merceologico del grano duro riguardano sia la resa in semola durante il processo di macinazione che il processo di pastificazione.La bianconatura (presenza di cariossidi che invece di avere l’endosperma completamente vitreo presentano settori a consistenza farinosa) è causa di deprezzamento merceologico del prodotto in quanto ne risulta peggiorata la resa in semola, il colore di questa e l’omogenea colorazione della pasta.

Altre caratteristiche qualitative richieste per il frumento duro sono:
– Cariossidi di elevato peso ettolitrico; di colore giallo traslucido, brillante; assenza di macchie scure sull’embrione o su altre parti della cariosside(puntatura o volpatura).
– Semola ben colorata (alto indice di giallo) per elevato contenuto di carotenoidi e flavonoidi, senza residui di involucri, buona granulazione e con spigoli vivi, con basso contenuto in ceneri (non superiore a 0,85%s.s.) elevato contenuto di proteine e glutine, buone qualità del glutine;
– Pasta di bel colore giallo, trasparente, omogenea, dotata di buon comportamento alla cottura, per quanto riguarda elasticità, collosità, resistenza.
Anche per il frumento duro le prime “razze elette” sono state ottenute per selezione nell’ambito di popolazioni indigene.
Il massimo avvicinamento all’ideotipo di frumento duro è stato oggi realizzato con le varietà derivate dall’ibridazione del frumento duro con un frumento tenero giapponese.
Queste varietà per precocità e resistenza all’allettamento hanno una potenzialità produttiva elevatissima, non inferiore a quella dei frumenti teneri.
Le 10 più diffuse varietà di frumento duro, che nel 2003 coprivano il 70% dell’intera superfice, sono le seguenti, in ordine decrescente: Simeto, Duilio, Ciccio, Arcangelo, Creso, Colosseo, Iride, Rusticano, Grazia e Svevo.

Tecnica colturale

La tecnica culturale del frumento duro ricalca da vicino quella del frumento tenero. Verranno qui di seguito accennati i punti per i quali se ne diversifica.
Semina. La semina del frumento duro va fatta con un leggero anticipo su quella del tenero; in tal modo si favorisce l’accestimento e si anticipa, sia pur di poco, la fioritura e la maturazione.
Quantità di seme. In passato si seminava molto meno fitto del tenero: 120Kg /ha; la tendenza odierna, specialmente nelle zone non particolarmente aride, è di impiegare quantità di seme assai maggiori, non molto più basse di quelle consigliate per il tenero: 350-400 cariossidi per metro quadrato, pari a 180-200 kg ha-1 e talora più, se la varietà, come spesso si verifica, è a granella grossa.
Avvicendamento. Le nuove varietà sono esigenti quanto i teneri: quindi vanno in rotazione come primo grano; da evitare il ristoppio data la sensibilità del duro al mal del piede.
Concimazione. Per la concimazione potassica e fosfatica si comporta come con il tenero, basandosi sulla dotazione del terreno. Per la concimazione azotata si dovrebbe seguire la tendenza a forzarla, considerando però i pericoli dell’allettamento e della stretta ( resa particolarmente pericolosa e temibile dalla tardività della maturazione). Le varietà resistenti all’allettamento possono essere concimate finanche con 150-200 kg ha-1 d’azoto, ma in ambienti siccitosi la concimazione va opportunamente ridotta. La concimazione azotata oltre ad aumentare le produzioni areiche diminuisce la percentuale di bianconatura rendendo la granella più proteica. Particolarmente efficaci per prevenire la bianconatura sono le azotature tardive.
Diserbo. Il frumento duro è un po’ più sensibile del tenero alla tossicità degli erbicidi i quali, perciò, vanno adoperati a dosi leggermente inferiori. La tecnica e i prodotti sono gli stessi indicati per il frumento tenero.

Raccolta e utilizzazione

Le rese ottenibili col frumento duro sono ormai dello stesso ordine di grandezza di quelle ottenibili nelle stesse condizioni coi frumenti teneri, per cui la convenienza economica a coltivare l’una o l’altra specie dipende essenzialmente dal valore di mercato della granella e dal regime di contribuzione CE; quest’ultima, nel caso del frumento duro, è riservata a determinare regioni ed è subordinata alla coltivazione di varietà con buone caratteristiche qualitative.
In molte zone dell’Italia meridionale vanno considerate buone, rese superiori a 3,5 t/ha.
Il frumento duro produce una granella dalla quale si ricava la semola, materia prima per la preparazione delle paste alimentari, costituita da frammenti d’endosperma più o meno grandi, a spigolo vivo, non farinosi.

Continua domani

Il Santo del Giorno

San Simone Stock

autore: Nicolas Mignard anno: 1644 titolo: La Vergine consegna uno scapolare a San Simone Stock luogo: Museo Calvet, Avignone

Avignone

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Nome: San Simone Stock

Titolo: Sacerdote

Nascita: 1165 circa, Aylesford, Inghilterra

Morte: 16 maggio 1265, Bordeaux, Francia

Ricorrenza: 16 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Nacque ad Aylesford nel 1165 circa, Simone Stock scelse di entrare a far parte dell’Ordine Carmelitano. Fu proprio in quest’ordine che riuscì ad ottenere l’importante carica di priore generale ed oggi è considerato il protettore dei Carmelitani.

Secondo alcune testimonianze Simone Stock, all’età di soli dodici anni, decise di ritirarsi sotto una quercia come eremita, dopo essersi allontanato dalla casa in cui viveva con i genitori. Questo episodio fu molto importante perché spiega l’origine del nome. Stock potrebbe derivare infatti dalla lingua inglese antica e potrebbe significare tronco d’albero.

La scelta di entrare a far parte dell’Ordine Carmelitano fu presa da Simone Stock dopo un pellegrinaggio in Terra Santa. Per portare a compimento questo desiderio, egli decise di terminare i suoi studi a Roma e di diventare un sacerdote. La carica di priore generale dell’ordine gli fu assegnata nel 1247 ed a lui si deve la riforma della regola dei Carmelitani, che con lui diventò un ordine mendicante.

Il culto di San Simone Stock prese piede nel XV secolo, quando nei Paesi Bassi iniziò a diffondersi una testimonianza – ritrovata su un antico documento – di una visione della Madonna che lo stesso Simone Stock avrebbe avuto durante una serata di preghiera intensa alla Vergine Maria. Durante la visione la Madonna gli rivelò il privilegio che avrebbero avuto coloro che sarebbero morti con lo scapolare indosso: il sabato successivo alla data della loro morte non avrebbero più sofferto le pene del purgatorio.

Morì nel 1265, durante una visita al convento carmelitano di Bordeaux.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Bordeaux nella Guascogna, in Francia, beato Simone Stock, sacerdote, che fu dapprima eremita in Inghilterra e, entrato poi nell’Ordine dei Carmelitani, ne fu in seguito mirabile guida, divenendo celebre per la sua singolare devozione verso la Vergine Maria.

La ricetta del giorno

Tonno sott’olio con insalata ricca

Ingredienti: tonno sott’olio 300gr, fagiolini 500gr, patate 500gr, pomodori rossi ma sodi 400gr, 4 filetti di acciuga sott’olio, olive di Gaeta 50gr, capperi 30gr, aceto, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: lessare le patate, sbucciarle, tagliarle a dadi e raccoglierle in una insalatiera. Lessare i fagiolini puliti, tagliarli a pezzetti e unirli alle patate, aggiungere anche i pomodori tagliati a spicchi, e condire le verdure con un’emulsione di aceto, olio, sale e pepe mescolando con cura.

Sistemarvi sopra il tonno sgocciolato con i filetti di acciuga spezzettati, i capperi sciacquati e le olive.

Servire l’insalata con pane casereccio.

Buon appetito

Il Santo del Giorno

Sant’ Ubaldo di Gubbio

Nome: Sant’ Ubaldo di Gubbio

Titolo: Vescovo

Ricorrenza: 16 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Patroni di:GubbioCivitella del TrontoTaranta Peligna

Ubaldo nacque a Gubbio intorno al 1085. Orfano di entrambi i genitori, venne educato da uno zio molto religioso, il quale tuttavia ostacolò il suo progetto, manifestato quando aveva quindici anni, di ritirarsi a vita solitaria; gli consentì, però, di associarsi ai canonici di San Secondo.

Ordinato nel 1114 sacerdote dal vescovo Giovanni, Ubaldo intraprese r opera di riforma della chiesa ritirandosi, come già aveva fatto san Pier Damiani, nel monastero di Fonte Avellana. A Gubbio fece ritorno nel 1129 per reggere come vescovo la diocesi su preciso ordine dello stesso papa Onorio II.

Gubbio era allora una città piuttosto inquieta, divisa da feroci discordie che contrapponevano fazione a fazione, casato a casato. E sulle strade cittadine spesso correva il sangue. 11 vescovo Ubaldo si offrì a fare da paciere e un giorno mise a repentaglio la propria vita nel tentativo di sedare una delle tante violente sommosse. Si era gettato tra i contendenti supplicandoli di desistere, ma era stato travolto. Solo quando gli eugubini si accorsero d’averlo lasciato malconcio sul terreno, posero fine alla rissa, preoccupati della sorte del loro vescovo e pentiti della loro insensatezza. Da quel giorno gli animi si calmarono. Ubaldo, amato dal popolo perché era sempre pronto a difenderlo dall’arroganza dei potenti, resse la città per oltre trent’anni, salvandola dalla distruzione minacciata da Federico Barbarossa.

Come papa Leone aveva fatto con Attila, il vescovo Ubaldo andò incontro all’imperatore, armato solo della forza della fede e del prestigio della sua dignità episcopale. Barbaross, colpito da tanto coraggio, mutò proposito e risparmiò la città.

Ubaldo morì il 16 maggio 1160. Trent’anni dopo sull’onda della sincera venerazione tributata degli eugubini al loro santo vescovo eletto anche a patrono della città. Ubaldo venne incluso nell’albo dei santi.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Gubbio in Umbria, sant’Ubaldo, vescovo, che si adoperò per il rinnovamento della vita comunitaria del clero.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 9

Gli ecclesiastici e gli imprenditori. – 3

In città si fece sempre più consistente il numero di persone appartenenti al popolo agiato, come imprenditori, professionisti, notai, giudici, mercanti, medici. La stessa categoria degli artigiani cominciò a costituirsi in organizzazioni corporative, come quella degli orefici, che tenevano le loro botteghe nei pressi della Chiesa di Sant’Eligio, o quella dei conciatori di cuoio, presenti nel quartiere di Pistaso. Tra il XIII e il XIV secolo fu possibile assistere, all’interno delle mura cittadine, a una consistente fioritura delle arti e corporazioni, che coinvolse saponari, macellai, bottai, carradori, fabbri, ferrai, fusari, mugnai, speziali, calzolai, cimatori di panni di lana, sarti, pescatori.

Non di rado a capo di queste imprese artigianali figurano dei patrizi: segno di una progressiva evoluzione della mentalità nobiliare, che per tradizione non ammetteva alcun tipo di attività di tipo imprenditoriale e commerciale.

Continua domani.  

Piccolo oroscopo del giorno a cura dell’astrologo Aureliano

Ariete: si prospetta una buona occasione;

Toro: novità in arrivo;

Gemelli: problemini da risolvere in fretta;

Cancro: finalmente buone notizie;

Leone: troppi pensieri in testa;

Vergine: lavorate meno;

Bilancia: le cose che durano poco hanno poco valore;

Scorpione: cambiamenti in vista;

Sagittario: vi sentite nervosi;

Capricorno: il lavoro vi porta via troppo tempo;

Acquario: la vita è frenetica ma la tranquillità è importante;

Pesci: trovate stabilità nei rapporti sentimentali.

Buon Lunedì 16 Maggio 2022

16 Maggio Giornata Mondiale del Vivere Insieme in Pace (A/RES/72/130)

16 Maggio Giornata Internazionale della Luce (UNESCO 39 C/Resolution 16)

Giovedì 16 maggio 2019

Il Sole sorge alle 5:38 e tramonta alle 20:15

La Luna cala alle 3:30 e si eleva alle 17:02

Sant’Ubaldo di Gubbio vescovo

Santo Patrono di Gubbio

Santo Protettore dei pugili.

Ubaldo dal germanico hugs-bald cioè di ingegno ardito.

  • Meglio pònie all’uòcchie ca scaràcchie a ‘o spitàle.

(meglio pugni sugli occhi che tubercolotici all’ospedale.

San Giovanni Nepomuceno

Questo Santo è da invocare contro le maldicenze ed i pettegolezzi malevoli.

  • A chi te dice ‘e fatte ‘e ll’àte nun dìcere ‘e tuòje!

(a chi ti racconta le cose degli altri non dirgli le tue!)

  • ‘A forbice è sora carnale d’ ‘a mala lèngua.

(la forbice (i tagliatori di capelli) è sorella carnale delle male lingue).

  • santi Felice e Gennadio, martiri;
    • santi Fiorenzo e Diocleziano, martiri;
    • santi Abdas, vescovo di Kaskar, Ebedieso e compagni;
    • san Pellegrino, primo vescovo di Auxerre e martire;
    • san Possidio, vescovo di Calama;
    • san Fidolo, sacerdote;
    • san Brandano, vescovo-abate di Clonfert;
    • sant’Onorato, vescovo di Amiens;
    • san Carantoco, vescovo e abate di Cardigan;
    • quarantaquattro santi martiri di Palestina;
    • san Germerio, vescovo di Tolosa;
    • sant’Adamo, abate del monastero di San Sabino;
    • beato Simone Stock, sacerdote, priore generale dei carmelitani;
    • sant’Andrea Bobola, sacerdote gesuita e martire;
    • beato Michele Wozniak, sacerdote e martire;
    • beato Vitale Vladimiro Bajrak, sacerdote basiliano e martire.

Il 16 maggio 1363 arriva a Napoli Giovanni di Maiorca e sposa Giovanna I.

Il 16 maggio 1503 Ferdinando il Cattolico, già Re di Spagna, diventa anche Re di Napoli.

Il 16 maggio 1734 per la prima volta si costruisce la “piramide dell’abbondanza”, alta 79 metri, per la festa della “Cuccagna”. Le balaustre, gli archi, le colonne e le decorazioni di questa piramide sono tutte a base di provoloni, salsicce, salami, prosciutti ed altre leccornie.

Il proverbio del giorno: ogni frutto vuole la sua stagione.

LE MASSIME DI FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Non si desidera mai ardentemente ciò che si desidera solo con la ragione.

Tutte le nostre disposizioni sono incerte e dubbie nel bene come nel male e sono quasi tutte alla mercé delle occasioni.

Nelle prime passioni le donne amano l’innamorato e nelle altre amano l’amore.

Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

Buona lettura.

Cenno su Napoli – 31

Napoli fu anticamente celebre per le scienze e per le belle lettere, avendola Cicerone e Seneca chiamata la madre degli studi. Virgilio, Seneca, Orazio, Tito Livio, Claudiano, Boccaccio, il Tasso ed altri uomini insigni vi soggiornarono, e quivi scrissero parte delle loro riputatissime opere. Il primo vi tiene anche il sepolcro (Virgilio).

E’ patria questa città dello storico Velleio Patercolo, del poeta Stazio, di Urbano VII, di Pontano, Capece, Rota: de’ poeti Costanzo, Sannazzaro, Giò-Battista Marino, Tansillo e Salvator Rosa; de’ pittori Luca Giordano, Solimene e di molti altri, degli architetti cavalier Bernini, Fufa e Vanvitelli, di Ferrante Imparato e Dabio Colonna, naturalisti; del fisico e matematico Giambattista La Porta; de’ filosofi e fisici Francesco Fontana ed Alfonso Borrelli; del letterato e giuraconsulto M. Mazzocchi; di Giannone lo storico; di Filangieri il legista; del medico Cotugno; de’ celebri Vico, Genovesi, Gravina. Né vogliamo obliare di far qui menzione di un Ambrosi, di un Alessandri, di un Galiani, di un Mattei, del Galanti, di Palmieri e di Pagano, senza nominare gli uomini di fama ancora viventi.

Continua domani

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, (ordine di dervisci, monaci musulmani di vita austera) figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 13

A queste parole, Zobeide assunse un’aria fiera e, volgendosi verso il califfo, i suoi compagni e i calender, disse:

“E’ vero, signori, che l’avete incaricato di rivolgermi queste domande?” Tutti dissero di sì, fuorché il visir Giafar che non disse verbo. Dopo questa ammissione, Zobeide, con un tono che denotava quanto era offesa, disse:

“Prima dei accordarvi la grazia che ci avete chiesto di ricevervi in casa nostra, al fine di prevenire ogni occasione di biasimo contro di voi, perché noi siamo sole, vi abbiamo imposto la condizione di non parlare di quanto non vi riguardava per paura di udire cose spiacevoli per voi. Dopo avervi ricevuti e festeggiati nel miglior modo possibile, voi venite ugualmente meno alla parola data. E’ vero che ciò accade per la nostra faciloneria, ma questo non vi scusa affatto, e il vostro modo di agire non è onesto.” Dette queste parole, batté fortemente i piedi e le mani per tre volte, e gridò: “Venite subito!” Immediatamente si aprì una porta ed entrarono sette schiavi negri, forti e robusti con la sciabola in pugno; ciascuno di loro afferrò uno dei sette uomini della compagnia, li gettarono a terra, li trascinarono in mezzo alla sala, e si apprestarono a tagliare loro la testa.

E’ facile immaginarsi il terrore del califfo. Si pentì allora, ma troppo tardi, di non aver voluto seguire il consiglio del suo visir. Frattanto quel disgraziato principe, Giafar, Mesrur, il facchino e i calender erano sul punto di pagare con la vita la loro indiscreta curiosità; ma, prima che ricevessero il colpo mortale, uno degli schiavi disse a Zobeide e alle sorelle:

“Grandi, potenti e rispettabili padrone, ci ordinate di tagliar loro il collo?

  • Aspettate, – gli rispose Zobeide, debbo prima interrogarli.
  • – Signora, – interruppe il facchino atterrito, – in nome di Dio, non fatemi morire per il delitto di altri. Io sono innocente: sono loro i colpevoli. Ahimè! – proseguì piangendo, – stavamo passando il tempo così piacevolmente! Questi calender monocoli sono la causa di questa disgrazia. Non c’è città che non vada in rovina davanti a persone di così, cattivo augurio. Signora, vi supplico di non confondere il primo con l’ultimo; pensate che è meglio perdonare un miserabile come me, sprovvisto di ogni aiuto, piuttosto che schiacciarlo col vostro potere e sacrificarlo al vostro risentimento.”

Zobeide, nonostante la sua collera, non poté fare a meno di ridere fra sé delle lamentele del facchino. Ma, senza fermarsi a lui, rivolse per la seconda volta la parola agli altri:

Continua domani.

Le più belle canzoni napoletane

‘NA BUSCIA

Antonio Galante Ettore De Mura 1954
 
Tu ‘o ssaje ca senza ‘e te nun camparria
e pe paura, forse pe pietà,
me dice ogne momento ‘na buscia,
ca me turmenta, ma me fa campà.
E senza ca t’ ‘o ccerco, tu me dice
ca me vuò tantu bene e sî felice.
 
Tu lo sai che senza di te non vivrei
e per paura, forse per pietà,
mi dice sempre una bugia
che mi tormenta, ma mi fa vivere.
E senza che te lo chiedo, tu mi dici
che mi vuoi tanto bene e sei felice.
 
‘Sta buscia
m’accide lentamente,
nun è ammore ca te porta ‘mbraccio a me.
‘Sta buscia
‘a sape tutt’ ‘a ggente
e ne parla si me vede ‘nzieme a te.
Nun è bbene,
ma nun me ‘mporta ‘e niente,
so’ felice quanno sto’ vicino a te.
Nun è bbene,
ma sî tutt’ ‘a vita mia,
e perciò ll’aggi’ ‘a sentì
chesta buscia.
 
Questa bugia
mi uccide lentamente,
non è amore che ti porta in braccio a me.
Questa bugia
la sa tutta la gente
e ne parla se mi vede insieme a te.
Non è bene,
ma non m’importa di niente,
sono felice quando sto vicino a te.
Non è bene,
ma sei tutta la vita mia…
E perciò la devo sentire
questa bugia.
 
Quant’ato po’ durà chesta finzione?
Quant’ato tiempo può sacrificà?
Tu, senza ca neppure te n’adduone,
me diciarraje ‘nu juorno ‘a verità.
Ma chillu juorno, ca luntano sia,
Te cercarraggio ancora ‘sta buscia.
 
Quanto altro può durare questa finzione?
Quanto altro tempo puoi sacrificare?
Tu, senza che neppure te ne accorgi,
me dirai un giorno la verità.
Ma quel giorno, che lontano sia,
Te chiederò ancora questa bugia.
 
‘Sta buscia
…………
 
Questa bugia
…………
 
Nun è bbene,
ma nun me ‘mporta ‘e niente,
so’ felice quanno sto’ vicino a te.
Nun è bbene,
ma sî tutt’ ‘a vita mia,
e perciò ll’aggi’ ‘a sentì
chesta buscia.
Non è bene,
ma non m’importa di niente,
sono felice quando sto vicino a te.
Non è bene,
ma sei tutta la vita mia…
E perciò la devo sentire
questa bugia.


Il brano fu presentato alla seconda edizione del Festival della Canzone Napoletana, che si tenne dal 20 al 22 maggio. Nell’occasione fu cantata da Achille Togliani e Maria Longo. Tra le altre interpretazioni, ricordiamo quelle di Carla Boni e Giacomo Rondinella.

1 La “stesa” o “canto a distesa” è un canto a voce spiegata con il quale si eseguivano brani senza accompagnamento musicale. Nasce soprattutto come canto dei contadini che accompagnavano con la voce il lavoro nei campi o lo usavano come mezzo di comunicazione a distanza con altri gruppi. In altre occasioni, invece, il canto era un modo per attirare gli abitanti dei borghi limitrofi alle sagre di paese. Anche i detenuti, per comunicare con l’esterno dalle finestre del carcere, utilizzavano la stessa tecnica improvvisando dei versi. Solitamente i testi iniziavano con i versi “fronne ‘e limone”, oppure “frunnella aruta” e, proprio per questo, il “canto a distesa” è identificato anche con il detto popolare di “canto a fronna ‘e limone”.

Curiosando qui e là

Erode non lo fece solo per sesso

L’affermazione che Erode fece tagliare la testa a Giovanni Battista perché non seppe resistere al richiamo erotico di una danzatrice promettendole che avrebbe soddisfatto qualsiasi suo desiderio (e lei appunto chiese la testa del Battista).

Dal Vangelo si comprende che il vero motivo per cui Erode accettò di soddisfare le sue richieste fu che temeva di fare, di fronte ai commensali, la figura di quello che si rimangia le promesse.

L’angolo della Poesia

Note e commento alla poesia del giorno

Note

  1. “In questo nostro paese tutti i pensieri, tutte le loro carità cristiane sono per i morti; e appena muore un cane, gli si sciolgono tutte le cinture (cioè, si dà via libera ad ogni sfogo premuroso)”.
  2. Ed ecco cosa spetta ai morti: “E bare e candele e incensieri e benedizioni solenni e recita di preghiere e campane a morto e messe e catafalchi e mance e indulgenze ed epitaffi e cimiteri!…”.
  3. “Per contro per i vivi, poverini, tasse, ghigliottine, documenti, limitazioni, prigioni e torture. E dire che, via, i vivi, buoni o cattivi che siano, restano sempre qualcosa di meglio che i morti: non per altro, almeno, per il fatto di esser vivi”. La Mano Regia consisteva in un privilegio procedurale contro i debitori morosi, i quali, se entro tre giorni non saldavano i debiti, venivano privati di ogni avere mediante pignoramento ed espropriazione.

Commento

E’ uno dei più amari sonetti del Belli, che compone i suoi versi sotto l’urgenza dell’indignazione più viva. La falsa pietà di chi si mostra pietoso verso coloro che, morti, non possono più nuocerci o opporsi alle nostre malefatte, appare al poeta in tutta la sua sostanziale empietà. La vera pietà, infatti, non consiste nei riti esteriori, nelle manifestazioni rumorose o nelle parate ufficiali, ma nell’onesta vita e nella capacità di giovare al prossimo. E invece, generalmente, ci si contenta delle esteriorità di cui proprio i morti sono l’oggetto, se non le vittime.

L’angolo della Poesia

L’amore de li morti

A sto paese tutti li pensieri,

tutte le lòro carità cristiane

so’ pe’ li morti; e appena more un cane,

je se smoveno tutti li braghieri. (1)

E cataletti e moccoli e incensieri

e asperge e uffizi e musiche e campane

e messe e catafarchi e bonemane

e indurgenze e pitaffi e cimiteri!… (2)

E intanto pe’ li vivi, poveretti!,

gabbelle, ghijottine, passaporti,

manoreggie, galere e cavalletti.

E li vivi poi poi, boni o cattivi,

so’ quarche cosa mejo de li morti:

nun fuss’antro pe’ questo che so vivi. (3)

Giuseppe Gioachino Belli – dai Sonetti

Il Santo del Giorno

San Reticio

Nome: San Reticio

Titolo: Vescovo

Nascita: III secolo , Autun, Francia

Morte: IV secolo, Autun, Francia

Ricorrenza: 15 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Vescovo di Autun all’inizio del iv secolo, si ritiene che Reticio ab bia trasmesso i rudimenti della fede cristiana all’imperatore Co-stantino.

Partecipò anche al sinodo del 313, tenutosi in Laterano durante il papato di Milziade, che si schierò a favore di Ceciliano, vescovo legittimo di Cartagine, contro Donato e i suoi seguaci.

Tutto ciò accadeva solo un anno dopo la famosa vittoria di Co-stantino al ponte Milvio e un anno prima dell’elezione di S. Silve-stro (31 dic.), il papa che convocò il I concilio di Arles (314), dove furono confermate le decisioni anti-donatistc. Reticio è figura di primo piano nel calendario di Autun (Burgundia).

MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Autun nella Gallia lugdunense, in Francia, san Retizio, vescovo, ricordato da sant’Agostino per la sua grande autorità di presule nella Chiesa e da san Girolamo come grande esegeta della Sacra Scrittura.

Il Santo del Giorno

Beato Andrea Abellon

Nome: Beato Andrea Abellon

Titolo: Domenicano

Nascita: 1375 circa, S. Massimino, Provenza

Morte: 1450, Aix-en-Provence

Ricorrenza: 15 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Andrea nacque a S. Massimino, in Provenza, e si fece domenicano nella famosa chiesa di S. Maria Maddalena (che rivendica il possesso di un’importante reliquia della sua testa) nella stessa città. Egli fu artista oltre che frate, come il suo più famoso confratello Beato Angelico. Divenne priore, distinguendosi non solo nel governo del suo convento ma anche nel ristabilimento della disciplina regolare in altri priorati, che resse più con la pazienza c il buon esempio che usando le maniere forti. Fu anche un eccellente missionario. Il suo culto fu confermato dalla Santa Sede nel 1902. Alcuni dei suoi dipinti sono conservati in chiese domenicane della Francia meridionale.

MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Aix-en-Provence in Francia, beato Andrea Abellon, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che ripristinò nei conventi l’osservanza della regola, amministrandoli con pazienza e con un sobrio tenore di vita.

Scuola di Cucina

Glossario di Cucina – 12

TEMPURA:

E’ un piatto tipico della cucina giapponese a base di verdure e pesce, immersi separatamente in una pastella e poi fritti. La preparazione prevede l’utilizzo di acqua ghiacciata (meglio se frizzante per mantenere contenitori e ingredienti freddi.

TIMO LIMONATO:

E’ una qualità di timo particolare che si differenzia dal più noto timo serpillo per la delicatezza del sapore e l’aroma leggermente agrumato. Viene utilizzato per insaporire insalate e preparazioni a base di vedura.

TIRARE:

Termine usato per definire lo spessore di un impasto (pasta frolla, pasta sfoglia ecc…) con l’ausilio di un matterello o di una sfogliatrice.

TOFU:

Specialità cinese e giapponese, che oggi si trova anche in Italia nei ristoranti e nei negozi di alimentari orientali. E’ chiamato anche formaggio di soia perché ha l’aspetto di un formaggio fresco e si produce facendo cagliare un liquido lattiginoso derivato dalla soia.

TOFU:

Specialità cinese e giapponese, che oggi si trova anche in Italia nei ristoranti e nei negozi di alimentari orientali. E’ chiamato anche “formaggio di soia” perché ha l’aspetto di un formaggio fresco e si produce facendo cagliare un liquido lattiginoso derivato dalla soia.

TOMA:

La varietà di formaggi conosciuta con il nome di toma (in francese tomme) è vastissima. La produzione di una forma, solitamente di piccole o, al massimo, di medie dimensioni, non richiede né molto latte né lunghe lavorazioni. La toma è di solito ricavata dal latte vaccino o da una mescolanza di latte di mucca, pecora e capra.

TOPINAMBUR:

La parte del topinambur utilizzabile in cucina è il tubero; tuttavia questo nome indica anche la relativa pianta erbacea. Originari del Sud America, questi tuberi hanno una polpa di colore chiaro e consistenza compatta. Nonostante la sua scarsa popolarità, il topinambur prevede svariati utilizzi in cucina; infatti, se opportunamente impiegato, ha un sapore molto gradevole.

TORNIRE:

Consiste nel tagliare e dare forma regolare e tondeggiante a diverse verdure con un coltellino a lama ricurva. Questa operazione favorisce una cottura uniforme.

TORTILLAS:

Sono sfoglie di farina di mais e acqua senza lievito, di forma circolare e spessore di pochi millimetri. Sono tipiche della cucina messicana.

TOSTARE:

Termine usato per indicare lo scaldare a secco gli alimenti, per esempio il pane. Per quanto riguarda il riso, la tostatura in pentola avviene solitamente nella fase iniziale della cottura, con olio o burro e l’aggiunta di cipolla, scalogno e simili (ma gli ingredienti variano secondo la ricetta). Durante la tostatura si mescola spesso il riso, per evitare che questo attacchi al fondo della pentola. La tostatura fa sì che il chicco, caramellando in superficie, rimanga al dente durante la cottura.

TRIFOLARE:

Consiste in una rosolatura moderata in un fondo solitamente composto da aglio, olio e prezzemolo. Questo tipo di cottura è adatto a quasi tutti i tipi di funghi.

TROTA SALMONATA:

E’ un pesce d’acqua dolce che deriva dalla tipica specie marina originaria delle coste del Nord Europa. È legato ai fiumi solo per la deposizione delle uova come il salmone. Ha carne rosea perché nella sua alimentazione compaiono crostacei o farine di essi che ne colorano la carne e ne conferiscono un sapore particolare.

UDON:

Spaghetti di grano tenero, utilizzati nella cucina giapponese e coreana, che si servono in bodo. Esistono diverse varianti sia per la dimensione che per forma.

VAPORIERA IN BAMBU’:

Strumento ideale per cuocere a vapore. Questa, infatti, può essere appoggiata direttamente nella casseruola con l’acqua bollente e fa sì che gli alimenti in cottura non si attacchino alla superficie intrecciata del cestello, rovinandosi al momento di estrarli, a fine cottura.

VINAIGRETTE:

E’, nella sua versione più semplice una miscela di olio di oliva extravergine, aceto, sale e pepe.

VINCOTTO:

E’ un prodotto di origine pugliese ricavato dalla riduzione del mosto d’uva, sottoposto a una lunga cottura. Viene utilizzato prevalentemente come ingrediente di dolci tipici regionali.

VOL-AU-VENT:

E’ il nome francese di un involucro di pasta sfoglia destinato ad accogliere un ripieno di solito di carne, pesce o formaggio. Possono avere diametri differenti e sono di solito serviti come antipasto. Si possono preparare a casa o acquistati surgelati.

WASABI:

La Wasabia japonica, conosciuta anche come ravanello giapponese, è una pianta della famiglia delle Brasicaceae. Dal suo rizoma si ottiene una pasta piccante, usata nella cucina giapponese.

WOK:

Dalla Cina questo pratico strumento di cottura si è diffuso rapidamente anche in Europa. Può avere uno o due manici e ha il caratteristico fondo a semisfera.

La cottura con il wok, perfetta anche per i risotti, è breve e richiede un limitato impiego di grassi.

Padella tipica della cucina orientale, cinese in particolare, di forma semisferica fonda, in ferro o in ghisa. Risulta piuttosto pesante e consente, perciò di mantenere a lungo il calore, mentre la sua forma svasata permette di friggere in immersione pur utilizzando poco olio, in quanto i punto terminale è a diretto contatto con la fiamma.

ZENZERO:

E’ costituto dalla radice di una pianta di origine orientale, dal gusto forte e aromatico. La radice intera si conserva in un sacchetto di plastica per 2-3 settimane; in freezer, sbucciata e tagliata a pezzi, per 3 mesi. Si può anche far seccare e ridurre in polvere. Lo zenzero in polvere viene usato in alcuni piatti, per esempio le zuppe e la frutta cotta. Quello candito si usa in pasticceria. Rientra anche nella preparazione di liquori e bevande (ginger-ale, ginger soda).

ZESTE:

E’ un termine derivante dal francese zoster e indica delle striscioline sottili d’arancia o limone nettamente separate dalla polpa del frutto e private della parte interna bianca.

ZIMINO:

Si tratta di un modo per preparare vongole, seppie, baccalà o altri pesci in umido aggiungendo bietole o spinaci al sugo di cottura. E’ una preparazione tipica ligure e toscana ed anche nota come “all’inzimino”.

ZUCCHERO MASCOBADO:

E’ prodotto da due cooperative di piccoli gruppi di produttori organizzati che assicurano la produzione naturale. E’ un tipo di zucchero di canna integrale che, non essendo sottoposto a lavorazione, mantiene inalterata la quantità di vitamine e di Sali minerali presenti all’origine nella pianta. 

Il Santo del Giorno

San Elesbaan

Nome: San Elesbaan

Titolo: Re d’Etiopia

Morte: 555 circa, Etiopia

Ricorrenza: 15 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Caleb (conosciuto anche come Kaleb o Elesbaam) visse nel VI secolo d.C. e fu sovrano di Axum, un regno situato tra l’Eritrea e il Nord Etiopia.

Non si sa molto delle sue origini, ma è riconosciuta la grandezza del suo reame ed è famoso soprattutto per una spedizione militare nell’Arabia del sud, in Yemen, in difesa delle comunità cristiane.

Nel 524 d.C. circa il re Yemenita Dhu Nuwas (o anche Yusuf Asar Yatar) convertito al giudaismo, guidò una rivolta e una persecuzione contro i cristiani di Najran (l’odierna Al Ukhdud) per portarli alla sua religione, anche se si narra che in realtà alla base della sua mossa ci fosse più banalmente una non volontà di restituire un grosso prestito contratto con la comunità cristiana del luogo, eliminando i suoi creditori. Nella città massacrò il principe cristiano Aretas, la sua famiglia e circa 20.000 cristiani, e i vescovi della regione chiesero aiuto al re di Axum affinché riportasse un nuovo ordine nella città e vendicasse quelli che erano ormai considerati martiri. Caleb preparò una spedizione punitiva durante l’estate di quell’anno e partì con la sua flotta navale,con l’aiuto dell’imperatore Giustino I, sconfisse Dhu Nuwas, riconquistò Najran e fece finalmente cessare le persecuzioni religiose.

Continuò a guidare ancora il suo regno anche se alcune leggende etiopi e greche narrano che egli ha abdicato dopo il suo ritorno dall’Arabia meridionale in favore del figlio per dedicarsi alla preghiera. Dopo aver dedicato la sua corona alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme entrò nel monastero di Abba Pantaleon, si dice portando con sé solo una tazza per bere e una stuoia su cui riposare, monastero che si trova sulla cima della collina di Mai Qoho a nord-vest di Axum nel Tigray in Etiopia.

Morì intorno all’anno 555, fu canonizzato dalla chiesa etiope e viene celebrato il 15 maggio.

MARTIROLOGIO ROMANO. In Etiopia, san Caleb o Elésbaan, re, che per vendicare l’uccisione dei martiri di Na r n affrontò vittoriosamente in battaglia i nemici di Cristo; dopo avere inviato, al tempo dell’imperatore Giustino, il suo diadema regale a Gerusalemme, si ritiene che, come era stato nei suoi desideri, si sia riturato a vita monastica, prima di fare ritorno al Signore.

Giardinaggio

L’orto semine, tecniche e cure colturali

Composite

Famiglia fondamentale per il nostro orto. Vanta rappresentanti illustri come: cicorie, radicchi, lattughe, cardi, carciofi. Spesso sono piante a rapida crescita, ottime per insalate verdi.

Cardo (Cynara cardunculus)

Varietà:

qui parleremo del Bolognese, assai rustico il Cardo gigante pieno inerme, il Cardo di Chieri.

Clima e terreno:

gradisce un clima temperato. Per quanto concerne il terreno, il cardo non dimostra particolari esigenze, anche se le sue preferenze sono per i terreni freschi, profondi, leggermente compatti, ben dotati di sostanza organica e irrigui.

Avvicendamento:

è consigliabile non ripetere la coltura sullo stesso appezzamento prima che siano trascorsi almeno tre anni. Il cardo è da ritenersi una coltura da rinnovo e come tale è indicato ad aprire una rotazione agraria.

Consociazione:

si può associare a diverse colture orticole, soprattutto all’inizio del suo ciclo: ravanelli, cipolle, lattughe, spinaci, carote.

Semina:

può essere effettuata in semenzaio riscaldato in febbraio-marzo, oppure direttamente in pieno campo in aprile-maggio a postarella ponendo 4-5 semi per ogni buchetta. La quantità di seme necessaria s’aggira attorno a 5-6 gr per 1 metro quadro di semenzaio. La profondità di semina e di 1-2 cm.

Il trapianto s’esegue allorché le piantine hanno emesse 6-8 foglie. Le distanze d’impianto saranno di circa 70-90 cm sulla fila e di 1 metro tra le file.

Per altre modalità di semina si confronti quanto scritto in proposito a riguardo del carciofo.

Al fine di ottenere un buon prodotto, comunque, si sconsiglia di ricorrere all’impiego di carducci o polloni. Le piante ottenute in questo modo, infatti, tendono a produrre capolini non commestibili, a svantaggio delle coste che rappresentano nel caso del cardo la parte edule. Esse, infatti, risulterebbero filacciose scadendo di qualità. Occorre inoltre ritardare le semine in quanto temperature basse stimolano l’andata a seme della pianta.

Concimazioni e cure colturali:

si distribuisce composto o letame maturo nelle dosi di 3-4 quintali per 100 metri quadri, interrandoli con una vangatura, qualche mese prima di principiare la coltura, ad una profondità di 30-40 cm circa.

Le cure colturali, oltre a irrigazioni (particolarmente importanti d’estate se l’andamento climatico è asciutto), scerbature, zappettature e diradamento (si lascia una piantina per ogni postarella), prevedono la tecnica dell’imbianchimento che mira a rendere croccante e tenera la lamina fogliare esaltando in questo modo la qualità del prodotto. A tal fine si può ricorrere a diversi sistemi: in ottobre-novembre si stringono le foglie con delle legature e quindi la pianta viene protetta con paglia, carta o altro materiale lasciando libero soltanto il ciuffo finale. Dopo 20-30 giorni di questo trattamento le lamine e le nervature delle foglie imbianchiranno e le piante andranno prontamente raccolte. Un’altra tecnica simile prevede la solita legatura delle foglie e una rincalzatura della pianta lasciando libero il solo ciuffo terminale. Anche in questo caso il tempo d’imbianchimento è uguale al precedente.

Nell’infossamento, infine, cavati i cardi si ammassano verticalmente in fosse larghe circa 1 metro e fonde 60-70 cm proteggendoli con terra e paglia fino al ciuffo terminale per 20-30 giorni.

Raccolta:

si effettua da settembre a febbraio.

Avversità:

sono le stesse su quanto pubblicato per il carciofo, si consulti al riguardo.

Annotazioni:

il termine inerme, frequentemente rinvenibile nella descrizione delle varietà, sta ad indicare cardi senza spine.

Il Santo del Giorno

San Ruperto di Bingen

Nome: San Ruperto di Bingen

Titolo: Eremita

Nascita: VIII secolo, Bingen am Rhein, Germania

Morte: VIII secolo, Bingen am Rhein, Germania

Ricorrenza: 15 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Protettore:dei giovani

Ruperto, nativo di Bingen (nei pressi di Magonza nella Renania-Palatinato) e di famiglia ducale, si consacrò (e con lui sua madre) al Signore durante un pellegrinaggio a Roma.

Tornato in patria costruì numerose chiese prima di stabilirsi a Bingen e condurre con la madre una vita da eremita. Si racconta che sia morto all’età di soli vent’anni.

Una testimonianza della sua festa si trova sia nel calendario di Magonza che in quello del Limburgo. Il suo culto fu propagato da S. Ildegarda (17 set.).

MARTIROLOGIO ROMANO. A Bingen sul fiume Reno vicino a Magonza, nel territorio dell’odierna Germania, san Ruperto, che, duca, partito giovane in pellegrinaggio presso le tombe degli Apostoli, al ritorno nei suoi domini, fece costruire molte chiese e a soli diciannove anni si addormentò nel Signore.