Città e paesi della Campania 2 – Acerra

Acerra, è la seconda città della Regione Campania in ordine alfabetico; fa parte della Provincia di Napoli, ha 59.910 abitanti che vengono denominati acerrani; la superficie del territorio è di 54,08 kmq e un altitudine sul livello del mare di 28 mt.

San Cuono è il Santo Patrono della città.

Sandello, Pezzalunga, Gaudello fanno parte delle frazioni e località. La distanza dal capoluogo, Napoli, e di 13 km.

L’antica Acerrae di origine osca fu conquistata dagli Etruschi, che in Campania fondarono una dodecapoli di cui la città più importante, Capua, si raggiungeva attraverso Acerra e Suessola. Questa fase è documentata dal materiale rinvenuto nella necropoli di Suessola, ora conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Etrusco è anche il toponimo, connesso con il termine sacrale acerra “navetta dell’incenso.

Dalla metà del V secolo, in seguito ai conflitti tra Etruschi e Sanniti, la città fu conquistata da questi ultimi.

Durante le tre guerre sannitiche la zona di Acerra fu di grande importanza strategica per i Romani perché situata sulla via della stretta di Arpaia, il varco fra le alture di Maddaloni e quelle di Cancello, identificato da molti studiosi con le Forche Caudine. Fu in questa zona che nel 343 a.C. i consoli M. Valerio Corvo e A. Cornelio Cosso vinsero i Sanniti. Dopo la prima guerra sannitica Acerra entrò a far parte della comunità romano-latina come civitas sine suffragio.

Durante le guerre puniche gli Acerrani tennero fede ai patti con Roma e, prima che Annibale cingesse la città di assedio, riuscirono a fuggire attraverso dei passaggi sotterranei. Completamente abbandonata nelle mani del nemico, Acerra venne così in gran parte distrutta e solo cinque anni più tardi, nel 206 a.C., poté essere riedificata.

L’archeologo Amedeo Maiuri ha individuato la cortina muraria della città grazie alle tracce lasciate tra case e giardini, lungo il vico Lauro, continuando per via Soriano, da porta del Vescovado fino a porta Annunziata. Al di là del castello le mura proseguivano lungo via Conte di Acerra. L’andamento perpendicolare tra i rettilinei vico Lauro e vico Solferino, terminante a Porta San Pietro, indica quale doveva essere il percorso delle mura romane; incerta invece è la loro datazione che oscilla intorno al II-I secolo a.C. La rigida ortogonalità del sistema stradario di tipo cardo-decumanico, il perimetro quadrangolare delle mura e la corrispondenza tra le porte della città e le vie principali hanno indotto alcuni studiosi a ritenere che Acerra fosse originariamente un castrum, cioè un presidio militare. Fu certamente città commerciale e, secondo Strabone, si valse di Pompei e della foce del Sarno come porto. Nel 91 a.C. Acerra fu di nuovo coinvolta in una guerra, il bellum sociale, che ebbe qui uno dei suoi teatri principali: il console L. Cesare, accampato sotto le mura della città, fu assalito da Papio Mutilo comandante dell’esercito sociale, che egli tuttavia respinse, non senza prima aver causato una strage di seimila uomini. Fu questo il più importante successo riportato da Roma in quella guerra. Alla fine del conflitto, con la lex Iulia, Acerra e Suessola ottennero la cittadinanza optimo iure e sotto Augusto la città accolse anche una colonia militare.

A partire dalla fine dell’Impero romano sino a tutto l’XI secolo diventa difficile ricostruire in maniera attendibile il quadro storico e l’evoluzione della struttura urbana di Acerra. E’ certa però una decadenza economica di tutta la regione su cui si abbatté il flagello delle incursioni barbariche: prima dei Visigoti, poi dei Vandali. Alla fine del VI secolo la Campania fu invasa dai Longobardi, che entrarono in conflitto con il ducato bizantino di Napoli. Né mancarono le incursioni dei Saraceni. Nell’834 Acerra fu distrutta per vendetta privata da Bono, duca e console di Napoli, e alla fine del IX secolo fu devastata da Alone di Benevento. Il X secolo, invece, è connotato da un notevole incremento della popolazione che si insediò nelle campagne e cominciò a coltivarle.

In epoca normanna Acerra acquistò importanza come sede di una contea retta, tra gli altri, da Riccardo di Medania, uno dei maggiori sostenitori di re Tancredi. Nel XIII secolo sotto Federico II Acerra si costituì come Universitas con un baiulo come rappresentante del feudatario e i giudici eletti dai cittadini. Le condizioni economiche di Acerra peggiorarono nuovamente con gli angioini, i quali trasferirono la capitale a Napoli mostrandosi indifferenti nei confronti delle altre province del Regno, tanto che molte città vennero concesse come feudi a nobili francesi che si imposero in modo vessatorio sulla popolazione. Il carattere rurale dell’insediamento venne danneggiato ancor più dalle guerre tra angioini e aragonesi: all’assedio di Acerra, che fu lunghissimo perché gli abitanti si nascondevano nei cunicoli sotterranei, parteciparono diversi capitani di ventura al servizio di re Alfonso, come il famoso Braccio da Montone, e vennero impiegate anche le armi da fuoco.

Alle guerre si aggiunse una grave epidemia di malaria, provocata dall’impaludamento del fiume Clanio e nel 1525 anche la peste si aggiunse agli altri mali, causando un ulteriore spopolamento della città. La contea declinò: i suoi casali furono venduti da Federico d’Aragona a Ferdinando De Cardenas. Le generazioni successive a Ferdinando conservarono il possesso di Acerra fino all’abolizione della feudalità. Continua.

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