Collezionismo – Francobolli 3

Il francobollo in Italia

Parlare dell’introduzione dei francobolli nel nostro Paese significa anche rivivere passo a passo le vicende del nostro Risorgimento.

I primi francobolli apparsi sul suolo italiano furono gli esemplari francesi utilizzati dalle truppe di Napoleone III accorse a difendere il Papato contro i Mazziniani della Repubblica Romana nel 1849. L’anno seguente, il Lombardo-Veneto, allora parte dell’impero austro-ungarico, ebbe propri francobolli, identici a quelli austriaci nel disegno – l’aquila asburgica – ma diversi nella moneta in cui era espresso il valore facciale (centesimi anziché kreuzer).

Pian piano tutti gli Stati in cui era allora frammentata la nostra penisola si avviarono sulla strada della riforma postale, guidati dal Regno di Sardegna.

I primi tre esemplari del futuro Regno d’Italia –e perciò unanimemente considerati i primi francobolli italiani -, voluti dal Cavour, furono emessi il 1° gennaio 1851 e presentano una notevole somiglianza grafica con i primi esemplari inglesi. Ovviamente, l’austero profilo di Vittorio Emanuele II aveva preso il posto della delicata effigie della regina Vittoria. Sono i capostipite della collezione italiana.

Nell’aprile dello stesso anno, il Granducato di Toscana si dotò di una serie di nove francobolli, sui quali era raffigurato un leone coronato detto “Marzocco”.

Nel 1852, tre Stati preunitari italiani emisero propri francobolli. Il 1° gennaio, lo Stato Pontificio mise in distribuzione una serie dal valore in bajocchi e con il disegno delle chiavi decussate. Il 1° giugno, due piccoli Stati si dotarono di francobolli: il Ducato di Modena, che aveva scelto come soggetto per i suoi esemplari l’aquila estense, e quello di Parma, con sei francobolli con il giglio borbonico.

Più lento ad adeguarsi alle riforme fu il Regno delle Due Sicilie. Solo nel 1858, infatti, apparvero i francobolli del Regno di Napoli, con il simbolo borbonico; infine, nel 1859, anche il Regno di Sicilia ebbe propri esemplari, sui quali appariva il profilo di Ferdinando II di Borbone, inciso da Tommaso Aloysio Juvara. Questi ultimi sono considerati dai filatelisti tra i più bei francobolli del mondo.

Poi, nell’estate del 1859, con la seconda guerra d’indipendenza e i plebisciti per l’annessione degli ex-Ducati al regno di Sardegna, iniziò uno dei periodi più importanti per la filatelia italiana, quello delle emissioni dei Governi Provvisori.

Infatti, man mano che nei ducati veniva votata l’annessione al Piemonte e nascevano quindi governi di transizione, si provvide a cambiare radicalmente anche i francobolli.

Così, Parma (27 agosto 1859), Romagne (1° settembre 1859) e Toscana (1° gennaio 1860) ebbero nuove contromarche postali. Infine, dopo la spedizione dei Mille, anche nelle Due Sicilie cambiarono i francobolli: nacquero allora, infatti, la “Trinacria” (6 novembre 1860) e la “Croce di Garibaldi” (6 dicembre 1860), sostituite, poi, dall’emissione per le Province Napoletane (1° aprile 1861).

Molte grandi rarità della filatelia italiana nacquero proprio in quei due anni: rimangono il sogno di ogni filatelista ad esempio il “Tre Lire di Toscana”, primo francobollo della nostra penisola ad essere esplicitamente italiano nelle scritte, e la “Trinacria”, l’esemplare voluto da Garibaldi e sul quale l’azzurro Savoia sostituiva il rosa borbonico.

Molto ambiti dai filatelisti sono, poi, i documenti postali che testimoniano degli sconvolgimenti politici del nostro Paese di quel periodo. Fu, infatti, allora possibile l’uso contemporaneo delle emissioni di Sardegna, che stavano pian piano unificando filatelicamente l’Italia, e i francobolli dei vari Governi Provvisori. Nacquero così le affrancature miste del Risorgimento, lettere molto rare e ricercate sia per il loro elevato valore filatelico sia per il loro implicito significato storico

All’unità filatelica d’Italia mancavano, però, alcuni tasselli: il Veneto, che si unì all’Italia nel 1866, dopo la III guerra d’indipendenza; lo Stato Pontificio, che divenne italiano nel 1870, dopo la famosa “breccia di Porta Pia”; infine, il Trentino-Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, che entrarono a far parte del Regno d’Italia solo nel 1918, dopo la prima guerra mondiale.

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