Città e Paesi della Campania

Acerra – 4

In via del Purgatorio, si affaccia la Chiesa del Suffragio, costruita nel XVI secolo, quindi rifatta e ingrandita nel 1743. Al suo interno, sul primo altare di destra, è custodito un quadro raffigurante l’Addolorata ai piedi della Croce con due angeli, opera forse di Luca Giordano. Nella nicchia sottostante è un mezzo busto intagliato in legno che rappresenta una donna piangente dai bei lineamenti. Il primo altare di sinistra, ottocentesco, è dedicato a San Giovanni Evangelista.

Sull’altare maggiore campeggia una tela con Sant’Anna, la Vergine e il Bambino tra le nuvole e in basso le anime tra le fiamme purificatrici, opera del XVII secolo; l’altare, lavorato in marmo con decorazione a foglie, teste di angeli e con altri ornamenti, è opera di Cosimo Fanzago.

Nelle nicchie laterali sono due pregevoli statue settecentesche che rappresentano San Giuseppe e Santa Lucia; gli altri quadri e tutti gli altari sono del XVIII secolo. A destra della sagrestia per mezzo di una scala si accede alla stanza della congrega sulla cui porta è inciso l’anno di costruzione, il 1707. Sull’altare della congrega è posta una tela con Cristo implorato dalla Vergine e da San Bonaventura in suffragio delle sottostanti anime del Purgatorio; vi sono altre quattro tele laterali con Storie della vita di Gesù.

Altri due quadri ai lati della finestra e tre dipinti della volta sono opera di Giovanni Cimmino del 1764. Angelo Mozzillo dipinse invece il parapetto con ornati e figure a guazzo che rappresentano virtù, angeli e santi; sono affrescate anche le lunette dell’altare.

Opere molto pregevoli del Seicento, forse della scuola di Giovanni Merliano, sono tre statue lignee di grandi dimensioni raffiguranti la Vergine e due angeli.

Il centro storico e i dintorni

Nella vasta piazza del Castello si trovano il monumento ai caduti dello scultore Ferrazzano e il busto marmoreo di Gaetano Caporale, storico e statista della seconda metà del XIX secolo.

Il Castello, una volta sede del Municipio, ospita il Museo del Folclore e delle Tradizioni Popolari. Da una porta situata sulla destra si può accedere al sottostante Teatro Romano. Il Castello è ancora circondato dal fossato, ma sono rimasti soltanto pochi elementi della costruzione originaria, come il grande torrione cilindrico.

Molto antica è la piccola Chiesa di San Pietro posta all’ingresso della città, nei pressi della porta per Napoli: anche di questa non è possibile determinare in modo preciso l’epoca di costruzione perché è stata più volte rifatta. La chiesa ha un altare ottocentesco con tela dedicata a San Pietro attribuita a Mattia Preti. Sull’altare a sinistra si osserva la Vergine del Carmine, dipinto attribuito alla scuola di Andrea Vaccaro; sull’altare a destra una tela ovale con Santa Elisabetta, della scuola di Fabrizio Santafede.

Poco distante dal centro urbano si trova la Casina Spinelli, oggi in completo degrado. Essa è costituita da un corpo centrale posto tra due terrazze: alle numerose stanze collocate in fila si accedeva per mezzo di una scala addossata alla base di un’antica torre a forma circolare.

Quest’ultima è chiamata Pagliara perché un tempo era sede di una industria di latticini di bufala. La Casina fu fatta edificare dal conte Ferdinando III di Cardenas in soli sei mesi per accogliervi degnamente Ferdinando IV di Borbone durante le sue batture di caccia nel bosco di Calabricito.

Interessante è la struttura abitativa tipica in passato della zona di Acerra: il tipo più diffuso di casa era caratterizzato dal tetto a due spioventi e aveva il suo fulcro nella corte dove erano collocati il pozzo, il lavatoio e il forno.

Una scala conduceva al piano superiore le cui stanze si aprivano su di un ballatoio di disimpegno. In alcune case lo spazio interno si presentava come un insieme di corti comunicanti con la strada per mezzo di portoni e ampi androni a volta. La struttura è da porsi in relazione con la coltivazione della canapa, in questi luoghi molto diffusa soprattutto nel passato: le arcate facilitavano infatti il passaggio dei carri che si occupavano del trasporto della fibra.

Primo incontro con Pulcinella, maschera millenaria

Secondo una tradizione seicentesca Acerra sarebbe la patria di Pulcinella perché città natale sia del sarto Paolo Cinella, presunto inventore della maschera, sia di Andrea Calcese detto Ciuccio, forse il primo esempio del “tipo Pulcinella”.

Non esistono documenti che diano certezza alla voce popolare, la quale invece ha persino individuato l’abitazione di Pulcinella, un’antica casa nel quartiere della Maddalena che purtroppo non ha resistito all’usura del tempo.

Il tipo di Pulcinella esisteva già nelle Atellanae, genere comico dell’età romana, mentre il nome dovrebbe derivare da pullicenus, pulcino, voce del latino tardo.

Questa maschera, al pari di Maccus, fu l’immagine del tipico contadino campano, la cui sapientia si condensava nel saper vivere alla meno peggio, nel saper servire contemporaneamente due o più padroni, nel saper dire sempre la sua con garbo, ma anche con fermezza a tutti e in ogni occasione. In Pulcinella si manifesta una filosofia di vita, una saggezza schietta e popolare, una ratio vivendi che ha caratterizzato i secoli passati e che talvolta è riscontrabile nei ceti sociali non ancora emancipati. La sua fortuna teatrale, iniziata con la Commedia dell’Arte, non ha conosciuto cali. Intere generazioni di attori hanno indossato l’ampio camicione bianco, la nasuta maschera nera e hanno dato vita a un personaggio che accompagna le parole con una mimica grottesca ma sapiente, buffa e malinconica insieme.

Acerra si ricorda di Pulcinella con una piazza a lui intitolata, una statua di marmo nel cortile del Castello, e una sezione del Museo del folclore.

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