La favola del giorno

Il Gatto con gli stivali

Il Re volle che egli salisse nella sua berlina e proseguisse con loro la passeggiata. Il Gatto, felice nel  vedere che il suo piano cominciava a riuscire, corse avanti, e avendo incontrato alcuni contadini che falciavano in un prato, disse loro:

  • Brava gente che falciate, se non dite al Re che questo prato appartiene al signor Marchese di Carabas, sarete tutti triturati a pezzettini, come carne da polpette!

Il Re non tardò a chiedere ai falciatori di chi fosse il prato che stavano falciando.

  • E’ del signor Marchese di Carabas, – risposero ad una voce, perché la minaccia del Gatto li aveva molto impauriti.
  • Avete una bella proprietà, – disse il Re al Marchese di Carabas.
  • Come dite voi, Maestà, – rispose il Marchese, – infatti è una prateria che ogni anno non manca di fruttarmi un buon raccolto.

Il bravo Gatto, che continuava a far da battistrada, incontrò dei mietitori e disse loro:

  • Brava gente che mietete, se non dite che tutto questo grano appartiene al signor Marchese di Carabas, sarete tutti triturati a pezzettini, come carne da polpette!

Il Re, che passò subito dopo, volle sapere a chi appartenessero tutti i campi di grano che vedeva.

  • Al signor Marchese di Carabas, – risposero i mietitori, e il Re si rallegrò nuovamente col Marchese. Il Gatto, che correva sempre avanti alla berlina, continuava a dire la stessa cosa a tutti coloro che incontrava; e il Re rimaneva meravigliato degl’immensi possedimenti del Marchese di Carabas.

Il bravo gatto arrivò finalmente davanti a un bel castello il cui padrone era un orco, il più ricco che mai si sia veduto; infatti, tutte le terre che il Re aveva attraversate erano alle dipendenze di quel castello. Il Gatto cercò subito di sapere chi era quell’orco e che cosa faceva e, saputolo, chiese di parlargli, dicendo che non aveva voluto passare così vicino al suo castello, senza aver l’onore di venirlo ad ossequiare.

L’Orco lo ricevette con tutta la cortesia che può avere un orco, e lo fece accomodare.

  • M’hanno assicurato, – disse il Gatto, – che voi avete il dono di cambiarvi in ogni specie di animali, e potete, per esempio, trasformarvi in leone o in elefante.
  • E’ verissimo! – rispose l’Orco bruscamente, – e per darvene una prova, mi vedrete diventare leone.

Il Gatto fu così spaventato di vedersi un leone davanti agli occhi che raggiunse al più presto le grondaie, non senza fatica né pericolo per via degli stivali che, per camminare sulle tegole, non valevano proprio nulla.

Di lì a poco, il Gatto, avendo visto che l’Orco aveva ripreso il suo primo sembiante, scese giù dal tetto e confessò di aver avuto una bella paura.

  • Mi hanno assicurato, – disse il Gatto, – ma non riesco a crederlo, che avete anche il potere di prendere la forma dei più piccoli animali, per esempio, di cambiarvi in un topo, o in un sorcetto; vi confesso che la cosa mi sembra assolutamente impossibile.
  • Impossibile? – rispose l’Orco, – adesso lo vedrete!

Nel dir così, si trasformò in un sorcio che cominciò a correre per la stanza. Il Gatto, non appena l’ebbe scorto, gli si gettò addosso e lo mangiò.

Intanto il Re, che passando vide il bel castello dell’Orco, volle entrare a visitarlo. Il Gatto, udendo il rumore della berlina che passava sul ponte levatoio, corse incontro al Re e gli disse:

  • La maestà vostra sia la benvenuta nel castello del signor Marchese di Carabas.
  • Ma come, Marchese! – esclamò il Re, – anche questo castello è roba vostra! Nulla è più bello di questo cortile e di tutti i fabbricati che lo circondano; si può vederlo dentro, se vi aggrada?

Il Marchese dette la mano alla giovane principessa, e seguendo il Re che era salito per primo, entrarono in un salone ove trovarono imbandita una splendida merenda che l’Orco aveva fatto preparare per certi suoi amici; essi dovevano venirlo a trovare proprio in quel giorno ma, sapendo che il Re vi si trovava, non avevano osato entrare. Il Re, entusiasta delle belle doti del signor Marchese di Carabas, così come sua figlia n’era pazza, e vedendo i grandi possedimenti di lui, gli disse, dopo aver bevuto quattro o cinque bicchieri:

  • Signor Marchese, se volete diventare mio genero, dipende solo da voi!

Il Marchese, con mille riverenze, accettò l’onore che il Re gli faceva e quel giorno stesso sposò la Principessa. Il Gatto divenne un gran signore e seguitò ad andare a caccia di topi solo per divertimento.

Morale

Certamente è una gran comodità

Godere di una ricca eredità

Che da padre discende e a figlio viene.

Ma ai giovani più giova esercitare

L’industria e il saper fare

Che usar d’un bene avuto senza pene.

Altra morale

Se il figlio di un mugnaio così rapidamente

Può d’una principessa acquistar cuore e mente,

Sì da avere da lei le più languide occhiate,

E’ che l’abito e il fior di giovinezza

Sono, per ispirar la tenerezza,

L’armi meglio temprate.

Fiaba popolare francese

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