La Favola del Giorno

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La Favola del Giorno

Dai racconti di Sherazad – Le mille e una notte

Seconda notte – Il mercante e il genio –

Sire, quando il mercante vide che il genio stava per tagliargli la testa, lanciò un alto grido e gli disse:

“Fermatevi, ancora una parola, di grazia; abbiate la bontà di accordarmi una dilazione, datemi il tempo di andare a dire addio a mia moglie e ai miei figli e di dividere fra loro i mie beni con un testamento che non ho ancora fatto, affinché non debbano ricorrere a qualche processo dopo la mia morte. Appena fatto ciò, tornerò subito in questo stesso luogo per sottomettermi a tutto quanto vorrete ordinarmi.

  • Ma, – disse il genio, – se ti accordo la dilazione che mi chiedi, ho paura che tu non ritorni più.
  • Se volete credere al mio giuramento, – rispose il mercante, – giuro sul gran Dio del cielo e della terra che non mancherò di venire a cercarvi qui.
  • Di quanto tempo desideri questa dilazione? – chiese il genio.
  • Vi chiedo un anno di tempo, – rispose il mercante, – non me ne occorre meno per mettere in ordine i miei affari e per dispormi a rinunciare senza rimpianto al piacere di vivere. Perciò vi prometto che domani a un anno verrò senza fallo sotto quest’albero per rimettermi nelle vostre mani.
  • Prendi Dio a testimone della promessa che mi fai? – riprese il genio.
  • Si, – rispose il mercante, – lo prendo ancora una volta a testimone, e potete fidarvi del mio giuramento.” A queste parole, il genio lo lasciò accanto alla fontana e scomparve.

Il mercante, rimessosi dallo spavento, rimontò a cavallo e riprese il cammino. Ma, se da un lato aveva la gioia di essersi sottratto a un così grave pericolo, dall’altro era in preda a una mortale tristezza, quando pensava al fatale giuramento che aveva fatto. Quando arrivò a casa, la moglie e i figli lo accolsero con tutte le dimostrazioni di una gioia perfetta; ma il mercante, invece di abbracciarli nello stesso modo, si mise a piangere così amaramente, da lasciar loro capire che gli era capitato qualcosa di straordinario. La moglie gli chiese il motivo delle sue lacrime e del vivo dolore che egli manifestava.

“Ci rallegriamo, – diceva, – del vostro ritorno e, tuttavia, ci preoccupate per lo stato in cui vi vediamo. Spiegateci, vi prego, la ragione della vostra tristezza.

  • Ahimè! – rispose il marito, – perché mi trovo in condizione diversa dalla vostra? Ho soltanto un anno di vita.”

Allora raccontò loro quanto era accaduto fra lui e il genio, e li informò che aveva dato la parola di ritornare allo scadere di un anno per ricevere la morte dalla sua mano.

Quando udirono questa triste notizia, cominciarono tutti a desolarsi. La moglie lanciava grida pietose, colpendosi il viso e strappandosi i capelli; i figli, sciogliendosi in lacrime, facevano risonare la casa dei loro gemiti; e il padre, cedendo alla forza del sangue, mescolava le sue lacrime ai loro pianti. In poche parole, era lo spettacolo più commovente del mondo.

Fin dal giorno dopo, il mercante pensò a mettere in ordine i suoi affari e, prima di ogni cosa, si adoperò per pagare i suoi debiti. Fece regali agli amici e grandi elemosine ai poveri; liberò i suoi schiavi di ambo i sessi; divise i suoi beni tra i figli, nominò dei tutori per quelli non ancora maggiorenni e, restituendo alla moglie tutto quanto le apparteneva, secondo il contratto di matrimonio, la favorì con tutto quel che poteva donarle secondo le leggi.

Infine, l’anno trascorse ed egli dovette partire. Fece i bagagli, mettendovi dentro il lenzuolo nel quale doveva essere sepolto; ma non si è mai visto dolore più vivo del suo quando volle dire addio alla moglie e ai figli. Essi non potevano risolversi a perderlo, volevano accompagnarlo tutti e andare a morire con lui. Nondimeno, poiché bisognava farsi forza e lasciare persone così care, disse:

“Figli miei, separandomi da voi ubbidisco all’ordine di Dio: sottomettetevi con coraggio a questa necessità, e pensate che il destino dell’uomo è di morire.” Dette queste parole, si strappò alle grida e ai rimpianti della famiglia, partì e arrivò nello stesso luogo dove aveva visto il genio, esattamente nel giorno in cui aveva promesso di recarvisi. Mise subito piede a terra e si sedette sull’orlo della vasca, attendendo il genio con tutta la tristezza che si può immaginare.

Mentre languiva in una così crudele attesa, apparve un buon vecchio che trascinava una cerva per una corda. Questi gli si avvicinò, si salutarono e il vecchio gli disse:

“Fratello mio, si può sapere per quale motivo siete venuto in questo luogo deserto, dove si trovano soltanto spiriti maligni e dove non si è mai sicuri? Vedendo questi begli alberi, lo si crederebbe abitato; invece è una solitudine totale ed è pericoloso fermarcisi a lungo.”

Il mercante soddisfece la curiosità del vecchio e gli raccontò l’avventura che lo costringeva a trovarsi in quel luogo. Il vecchio lo ascoltò con stupore e, prendendo la parola, esclamò:

“E’ la cosa più straordinaria del mondo, e voi siete legato dal giuramento più inviolabile! Voglio essere testimone del vostro incontro col genio”, soggiunse.

Detto ciò si sedette accanto al mercante e, mentre conversavano fra di loro …

“Ma vedo che l’alba è spuntata, – disse Sherazad riprendendosi. – Quel che resta è la parte più bella del racconto.” Il sultano, risoluto ad ascoltarne la fine, lasciò Sherazad ancora in vita per quel giorno.

Fine della seconda notte e arrivederci per la terza.

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