La Favola del Giorno

I fiori della piccola Ida – 2

  • E possono andarci anche i fiori dell’orto botanico? Riescono a fare tutta quella strada?
  • Certo che possono, – rispose lo studente, – se vogliono, sanno anche volare. Non hai mai visto le belle farfalle rosse, gialle e bianche? Sembrano quasi dei fiori, e lo sono anche state, ma poi hanno spiccato un gran salto, si sono staccate dal gambo, hanno agitato i petali come fossero piccole ali e sono volate via; si sono comportate tanto bene, che è stato concesso loro di volare anche di giorno, senza dover tornare a casa e starsene ferme ferme sul gambo; a poco a poco i petali sono diventati delle ali vere. Le hai viste con i tuoi occhi! Ma può anche darsi che i fiori dell’orto botanico non siano mai stati sino al castello del re, e non sappiamo che là di notte c’è festa. Ti dirò ora una cosa che farà restare a bocca aperta il professore di botanica che abita qui accanto; lo conosci, no? Quando andrai nel suo giardino, di’ a uno dei fiori che ci sarà un gran ballo là al castello: quello lo dirà agli altri, e voleranno via tutti, e quando il professore andrà in giardino non ci sarà più nemmeno un fiore, e lui non capirà assolutamente dove mai siano andati a finire.
  • Ma come farà il fiore a dirlo agli altri? I fiori non possono mica parlare!
  • No, è vero, – rispose lo studente, – ma sanno fare la pantomima. Certo hai visto, quando soffia un po’ di vento, che i fiori accennano con la testa e agitano tutte le foglie verdi: è proprio come se parlassero!
  • E il professore riesce a capire quella pantomima? – chiese Ida:
  • Certo. Una mattina scese in giardino e vide una grande ortica che agitava le foglie facendo dei segni a un bellissimo garofano rosso, e gli diceva. “Sei tanto bello, e io ti voglio tanto bene!” Ma queste cose non gli piacciono affatto, e diede un colpetto alle foglie della pianta (per lei sono le dita) ma sentì un gran pizzicore, e da allora in poi non ha più avuto il coraggio di toccare un’ortica.
  • Che spasso! – esclamò ridendo la piccola Ida.
  • Come si fa a mettere delle idee simili in testa alla bambina! – brontolò quel noioso del consigliere che era venuto a far visita e stava seduto sul divano; non poteva soffrire lo studente, e borbottava sempre quando lo vedeva ritagliare le sue bizzarre e divertenti figurine: ora un uomo penzolante dalla forca con un cuore in mano (era un ladro di cuori), ora una vecchia strega a cavallo di una scopa, col marito sulla punta del naso; eran cose che lui non poteva soffrire, e diceva sempre, come ora: – Come si fa a mettere delle simili idee in testa alla bambina! Quella fantasia della malora!

Ma la piccola Ida si era tanto divertita a sentire quel che lo studente raccontava dei suoi fiori, e ci pensò molto. I fiori tenevano il capo penzoloni perché erano stanchi di aver ballato tutta la notte: erano certamente ammalati. Li portò allora dove erano tutti gli altri suoi giocattoli, su un bel tavolino, con un cassetto pieno di magnifiche cianfrusaglie. Nel lettino era coricata la sua bambola Sofia e dormiva, ma la piccola Ida le disse: -Devi proprio alzarti, Sofia, e, per questa notte, accontentarti di dormire nel cassetto: i fiori, poverini, sono ammalati, e bisogna che si corichino nel tuo lettino. Chissà che allora non guariscano! – Così detto tirò su la bambola che la guardò di traverso e non disse neppure una parola, perché era seccatissima di non poter rimanere nel suo letto. Continua.

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