La Favola del Giorno

La Luna morta

Tanto tempo fa la zona del Car era pieno di paludi, e attraversarla significava morte, tranne che nelle notti di luna, perché danni e disgrazie e tormenti, spiriti malvagi e cose morte e orrori striscianti, nelle notti senza luna venivano tutti fuori. Alla lunga la Luna venne a sapere cosa succedeva in quella terra di paludi appena lei girava la testa, e pensò di andar giù a dare un’occhiata di persona e a vedere se poteva essere d’aiuto. Così alla fine del mese si avvolse in un mantello nero, nascose i suoi capelli splendenti sotto un cappuccio nero, e discese nella terra delle paludi. Era tutto molto buio e umido, il fango faceva cic ciac, i ciuffi d’erba ondeggiavano e non c’era neanche un po’ di luce tranne quella proveniente dai suoi piedini bianchi. Andò avanti, si addentrò fra le paludi ed ecco che le streghe cavalcavano attorno a lei sui loro grandi gatti, e i fuochi fatui danzavano con le lanterne appese alla schiena, e i morti sorsero dalle acque, e la fissavano con occhi feroci, e mani morte viscide le facevano dei cenni e cercavano di afferrarla. Ma la Luna andò avanti, camminando sui ciuffi d’erba, leggera come il vento d’estate, finché alla fine una pietra le si spostò sotto ai piedi, e lei si afferrò con entrambe le mani ad un ramo per non perdere l’equilibrio; ma appena lo toccò quello le si attorcigliò attorno ai polsi come un paio di manette e la immobilizzò. Si dibatté e lottò ma non riuscì a liberarsi. Poi, mentre stava lì tutta tremante udì un grido pietoso, e capì che un uomo si era perso nel buio, e ben presto lo vide, correva dietro ai fuochi fatui sollevando spruzzi di fango, gridando loro di aspettarlo, mentre le mani morte gli tiravano la giacca, e gli orrori striscianti gli si affollavano attorno, e lui si allontanava sempre più dal sentiero.

La Luna era così preoccupata ed arrabbiata che lottò con tutte le sue forze, e anche se non riuscì a sciogliersi le mani, il cappuccio ricadde all’indietro, e dai suoi meravigliosi capelli dorati sgorgarono fiotti di luce, così l’uomo vide le buche limacciose che lo attorniavano e il sentiero sicuro in lontananza quasi come alla luce del giorno. Con un grido di gioia si slanciò barcollando verso la salvezza, via dalla palude mortale, mentre gli spiriti malvagi e le altre cose malefiche scappavano a nascondersi lontano dalla luce lunare. Ma la luna lottò invano per liberarsi e alla fine cadde in avanti, sfinita dalla lotta, e il cappuccio le scivolò di nuovo sulla testa, ma lei non aveva più la forza di buttarlo indietro. Allora tutti gli esseri malefici tornarono strisciando, e risero al pensiero di avere finalmente in loro potere la Luna nemica. Per tutta la notte litigarono schiamazzando sul modo migliore di ucciderla, ma quando comparve quella prima luce grigiastra che preannuncia l’alba si spaventarono, e la spinsero giù giù sott’acqua. I morti la tennero ferma, mentre gli spiriti maligni andavano a prendere una grossa pietra da metterle sopra, e poi scelsero due fuochi fatui per farle la guardia a turno, e quando il giorno arrivò, la Luna era sepolta sul fondo, e lì sarebbe rimasta finché qualcuno non l’avesse trovata, e chi mai sapeva dove andarla a cercare?

Passarono i giorni, e la gente faceva profezie e scommesse su quando sarebbe apparsa la Luna nuova, che non arrivava mai. Una notte buia dopo l’altra, le malvage creature della palude vennero a ululare e a strillare addirittura sulla parta delle case, così di sera nessuno poteva fare un passo fuori, e alla fine la gente passava la notte seduta accanto al fuoco, tremante e terrorizzata, temendo che a luci spente le creature si sarebbero spinte oltre la soglia.

Finalmente andarono dalla saggia che viveva nel vecchio mulino, e le chiesero cos’era successo alla loro Luna. Lei guardò nello specchio, e guardò nel pentolone della birra, e guardò nel libro, e vide solo buio, così disse ai paesani di mettere paglia e sale e un bottone sulla soglia, di notte, per essere al sicuro dagli orrori, e poi di tornare appena avessero avuto qualche novità da riferirle.

E potete star sicuri che ne parlarono, riuniti attorno al camino, ne parlarono in campagna e in città. E così un giorno capitò che mentre erano seduti su una panca all’osteria, un uomo che abitava all’altro capo della palude all’improvviso gridò: – Credo di sapere dov’è la Luna, solo che ero così stordito che non ci ho più pensato -. E raccontò di come una notte si era perduto, e stava per morire nelle buche della palude, quando all’improvviso era comparsa una luce chiara e splendente che gli aveva mostrato la via di casa. E corsero tutti dalla saggia del mulino a raccontarle cosa aveva detto l’uomo. La saggia guardò nel libro, e nel pentolone, e alla fine intravide un barlume di luce e disse agli uomini cosa dovevano fare. Dovevano uscire tutti insieme nel buio con un sasso in bocca e un ramoscello di nocciolo in mano, e non dovevano dire una sola parola finché non fossero tornati a casa; e dovevano cercare per tutta la palude finché non avessero trovato una bara, una croce e una candela, e lì avrebbero trovato la Luna. Avevano una gran paura, ma la notte successiva uscirono e camminarono inoltrandosi sempre più nel cuore della palude.

Non vedevano niente, sentivano sospiri e sussurri attorno a loro e mani viscide che li toccavano, ma andarono avanti, tremanti e spaventati, finché si fermarono all’improvviso, perché videro una lunga pietra mezza dentro e mezza fuori dall’acqua, e sembrava in tutto e per tutto una bara, e a una estremità aveva un grosso ramo nero da cui spuntavano due ramoscelli come una specie di macabra croce, su cui guizzava una fiammella. Allora si inginocchiarono e si fecero il segno della croce e dissero una preghiera dal principio alla fine per amore della croce, e dalla fine al principio per sconfiggere gli spiriti malvagi, ma la dissero solo col pensiero, perché sapevano di non dover parlare. Poi tutti insieme sollevarono la pietra. Per un attimo videro un viso strano e meraviglioso che li guardava, poi balzarono all’indietro storditi dalla luce e da un atroce lamento stridulo emesso dagli orrori che si rifugiavano nelle loro tane, e l’attimo dopo la Luna piena era nei cieli e splendeva luminosa su di loro, in modo che potessero trovare il sentiero quasi come alla luce del giorno.

E da allora la Luna è sempre stata particolarmente splendente sulla terra delle paludi, perché conosce bene le creature malvage che si nascondono lì e non dimentica che gli uomini del Car vennero a cercarla quando era morta e sepolta.

Fiaba popolare inglese

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