La Favola del Giorno

Mignolina – 3

Dio mio, che spavento provò la povera Mignolina quando il maggiolino la portò a volo sull’albero! Più che altro, però, le dispiaceva per la bella farfalla bianca che aveva legata alla foglia e che, non potendo più sciogliersi, sarebbe certo morta di fame. Ma il maggiolino non si preoccupava affatto di questo. Sempre tenendola stretta, egli si posò sulla più grande foglia verde dell’albero, le dette da mangiare il polline dei fiori, e le disse che era molto graziosa, benché non assomigliasse per nulla a un maggiolino. Vennero in visita gli altri maggiolini che abitavano sull’albero, guardarono tutti attentamente la piccola e le giovani maggioline arricciarono le antenne, dicendo: – Non ha che due gambe; che miseria! – Altre dicevano: – Non ha neppure le antenne! E che vita stretta, ohibò! Sembra un essere umano! – Tutte quante le maggioline poi esclamarono insieme: – Com’è brutta! – e lei invece era così graziosa. Sembrava graziosa anche al maggiolino che l’aveva portata con sé sull’albero, ma dato che tutti gli altri dichiaravano che era brutta, alla fine ne fu convinto anche lui, e non volle più saperne, e disse che per lui poteva andare dove le pareva. La portarono allora a volo giù dall’albero e la posarono su una margheritina, e lei si mise a piangere, perché era tanto brutta che i maggiolini non volevano tenerla con loro: non è possibile, invece, immaginarsi qualcosa di più grazioso di lei, che era certo bellissima, delicata e luminosa come il più splendido petalo di rosa.

La povera Mignolina passò così tutta l’estate sola soletta nel grande bosco. Si intrecciò un lettino di fili d’erba e lo appese sotto una grande foglia di farfaraccio per proteggersi dalla pioggia, raccolse il polline dei fiori per sfamarsi e bevve la rugiada che si posava ogni mattina sulle foglie. Passarono così l’estate e l’autunno, ma poi venne l’inverno, il freddo, lungo inverno. Tutti gli uccellini, che avevano cantato con tanta grazia per lei, volarono via; alberi e fiori appassirono, e la grande foglia di farfaraccio, sotto la quale aveva abitato, si accartocciò e non fu più che un gambo secco e appassito. Mignolina aveva tanto freddo, perché i suoi vestiti erano a brandelli, e lei era così fragile e delicata, povera piccola! Certo sarebbe morta di freddo. Cominciò a nevicare, e ogni fiocco che le cadeva addosso era per lei, che non era più alta di un mignolo, quello che un’intera palata di neve sarebbe per noi che siamo grandi. Si ravvolse allora in una foglia secca, ma quella non scaldava, e lei tremava dal freddo.

Appena fuori dal bosco dove era capitata si stendeva un grande campo di grano, ma di grano non ce n’era più da un pezzo, e solo le stoppie sbucavano, secche e nude, dalla terra gelata. Per lei era come attraversare un bosco intero, e non faceva che tremare dal freddo. Giunse finalmente alla porta di casa di una topa di campagna. Era un piccolo buco scavato nella terra, sotto le stoppie di grano. Lì sotto, la topa di campagna se ne stava comoda comoda al calduccio, e aveva una stanza intera piena di grano, e in più una bella cucina e una dispensa. La povera Mignolina si mise davanti alla porta come una mendicante qualsiasi, e chiese un pezzettino di grano d’orzo, perché da due giorni non aveva avuto nulla da mettere sotto i denti.

  • Poverina, – disse la vecchia topa di campagna, che in fondo aveva buon cuore, – entra, vieni a mangiare con me qui al calduccio.

Siccome poi Mignolina le riuscì simpatica, le propose: – Puoi rimanere con me quest’inverno, a patto che tu mi tenga pulita la camera e mi racconti delle storie, perché ne vado pazza -. Mignolina fece quello che lei desiderava e se ne trovò benissimo.

  • Presto avremo visite, – disse la vecchia topa, – il mio vicino ha l’abitudine di venirmi a trovare una volta alla settimana. Lui se la passa ancor meglio di me a casa sua, possiede dei grandi saloni e una splendida pelliccia nera vellutata: se tu riuscissi a sposarlo saresti a posto. Peccato solo che sia cieco! Dovrai raccontargli le storie più belle che sai!

A Mignolina non importava nulla di tutto questo, e non voleva sposare il vicino che era un talpone. Questi venne in visita colla sua pelliccia nera vellutata, e la topa disse che era tanto ricco e istruito, che il suo appartamento era venti volte più grande del suo, e che sapeva moltissime cose, ma non poteva soffrire il sole e i bei fiori e ne parlava sempre male perché non li aveva mai visti. Mignolina dovette cantare “Maggiolino vola via!” e poi “Quando il monaco va pei prati”, e il talpone se ne innamorò subito per la sua bella voce, ma non disse nulla, perché era una persona prudente e posata. Continua

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