La Favola del Giorno

Mignolina – 4

Si era appena scavato nella terra una lunga galleria che andava da casa sua sin lì, e dette alla topa di campagna e a MIgnolina il permesso di passeggiarvi quanto volevano. Le avvertì solo di non aver paura dell’uccello morto che vi si trovava: era un uccello intero, con tanto di ali e di becco; doveva essere morto da poco, all’inizio dell’inverno, ed era seppellito proprio dove lui aveva scavato la galleria.

Il talpone prese poi tra i denti un pezzo di legno marcio, perché nel buio brilla come il fuoco, e andò avanti, facendo luce nella lunga galleria scura: arrivati al punto dove si trovava l’uccello morto, il talpone appoggiò il suo largo naso al soffitto e sollevò la terra così da fare un grosso foro, attraverso il quale potesse penetrare la luce del giorno. Proprio in mezzo al pavimento c’era una rondine morta, con le belle ali strette ai fianchi e le zampette e il capino nascosti sotto le piume: la poveretta era certamente morta di freddo. Mignolina ne fu molto addolorata, perché voleva tanto bene agli uccellini; avevano cantato e gorgheggiato così bene per lei tutta l’estate! Ma il talpone dette un calcio alla rondinella con le sue gambe tozze, dicendo: – Ora almeno non fischierà più! Dev’essere ben triste esser nato uccello! Grazie a Dio, questo non toccherà a nessuno dei miei figli! Un uccello così non ha che il suo cip cip, e l’inverno non può fare altro che morire di fame.

  • Avete ben ragione, da quell’uomo ragionevole che siete, – osservò la topa. – Cosa mai ha un uccello, in cambio di tutti i suoi gorgheggi, quando viene l’inverno? Fame e freddo! Ma già, quando si hanno per la testa idee così grandiose…

Mignolina non disse nulla, ma quando gli altri due voltarono le spalle, ella si chinò, tirò da parte le piume che coprivano il capino della rondine e la baciò sugli occhi chiusi. Era forse quella che aveva cantato così bene per lei tutta l’estate, pensò; quanta gioia le aveva procurato quel caro e bell’uccellino!

Il talpone richiese poi il foro attraverso il quale entrava la luce del giorno, e accompagnò a casa le signore. Ma la notte la piccola non riuscì a dormire, e allora si alzò, intrecciò una grande e bella coperta di fieno, la portò giù e la stese sull’uccello morto; e mise tutt’intorno della bambagia che aveva trovato nella stanza della topa, perché la rondine potesse starsene calda nella terra fredda.

  • Addio, bell’uccellino, – disse, – addio, e grazie per il tuo bel canto di quest’estate, quando tutti gli alberi erano verdi e il sole ci riscaldava tanto bene! – Posò la testolina sul petto dell’uccello; ma subito sussultò, sentendo che c’era qualcosa che batteva dentro. Era il cuore dell’uccello. La rondine non era morta, ma solo in letargo, e ora, che era stata riscaldata, tornava alla vita. L’autunno tutte le rondini volano via verso paesi più caldi, ma se una rimane indietro ha tanto freddo che cade a terra come morta, e rimane lì dove è caduta, e la neve gelata la ricopre.

Mignolina si era tanto spaventata che tremava tutta: l’uccello era grande, grandissimo accanto a lei, che era alta un mignolo; ma poi si fece coraggio, avvicinò il più possibile la bambagia alla povera rondine e andò a prendere una foglia di menta, che le serviva da coperta, e la mise sulla testa dell’uccello.

La notte seguente sgusciò nuovamente giù nella galleria e trovò la rondine viva, ma molto debole, tanto che poté solo aprire un attimo gli occhi per guardare Mignolina che stava lì con un pezzo di legno fracido in mano, perché non aveva altra lanterna.

  • Grazie tanto, graziosa fanciullina, – le disse la rondine malata. – Adesso ho un così bel calduccino! Presto riavrò le mie forze e potrò volare ai caldi raggi del sole!
  • Oh, – fece lei, – ora è tanto freddo fuori! Nevica, e tutto è gelato. Resta pure lì nel tuo lettino caldo, e io avrò cura di te.

Le portò dell’acqua nel petalo di un fiore, e la rondine bevve e le raccontò come si era ferita un’ala contro un cespuglio spinoso e non aveva potuto volare forte come le altre rondini che erano andate via, lontano lontano, verso i paesi caldi. Alla fine era caduta per terra, ma poi non poteva ricordare altro, e non sapeva assolutamente dire come fosse capitata lì.

Rimase così giù nella galleria tutto l’inverno, e Mignolina fu molto buona con lei, e le si affezionò molto; né il talpone né la topa ne seppero mai nulla: essi del resto non potevano soffrire la povera misera rondinella.

Non appena venne la primavera e il sole riscaldò la terra, la rondine salutò Mignolina, che riaprì il foro che il talpone aveva fatto nella volta. I bei raggi del sole penetrarono subito gioiosamente fino a loro, e la rondine le chiese se non voleva venire con lei: avrebbe potuto sederlesi a cavalcioni sul dorso e sarebbero volate via lontano lontano, nel bosco verde. Ma Mignolina sapeva bene che abbandonare in tal modo la topa voleva dire procurarle un grosso dispiacere. Continua.

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