La Favola del Giorno

Miti – Saghe e Leggende

Miti delle costellazioni

Il cielo misterioso e remoto ha sempre affascinato, ha fatto tremare, ha incantato gli uomini.

Le stelle, prima di diventare “altri mondi”, sono state divinità che hanno percorso le notti vegliando la Terra addormentata, la Luna fu dea e madre, il Sole dio e padre; la luce sfolgorante, tremula o quieta, rivelava agli uomini la presenza e la potenza di queste divinità che “stavano in alto”, “venivano dall’alto”, abitavano l’infinito “in alto”, dove non arrivavano gli sguardi dei mortali e per diventare immortali bisognava andare lassù, fra il misterioso vivere di quelle piccole lucciole sperdute nei campi delle notti.

Perciò i miti delle costellazioni sono forse i più belli del mondo.

Berenice sacrifica la sua chioma, troppo splendente per restare sulla Terra, così diventa una costellazione.

Giove, diventato re deli dèi della Grecia, non vuole lasciare Amaltea, la capretta che lo ha allattato, vagante sulla Terra, così la libera nei pascoli del cielo.

Castore e Pollùce, i divini gemelli, si ritrovarono eternamente uniti solo lassù, dopo essersi sulla Terra generosamente sacrificati uno per l’altro… Ai pianeti del nostro Sistema Solare, alle stelle più lontane, perfino alle costellazioni che non si vedono senza potenti telescopi, gli scienziati hanno dato i nomi di antiche divinità, di eroi civilizzatori, di creature mitiche, perché un poco dell’infanzia innocente del mondo restasse anche quando le favole non ci sarebbero state più.

Oppure perché sopravvivesse qualcosa di sacro in un progresso che minaccia di dissacrare ogni cosa, perché l’esattezza calcolata della scienza fosse sfiorata ancora dall’incanto semplice e lieve della poesia.

Il libro del firmamento scritto dai sogni dell’uomo ha certo pagine meravigliose che varrebbe sempre la pena di leggere per ritrovare una dimensione che minaccia di andare perduta: quella della fantasia.

Mito greco

La Costellazione del Capricorno

Zèus trascorse la sua infanzia nell’isola di Creta. Le Ninfe (divinità dei boschi) del monte Ida ebbero cura di lui e Amaltèa, una piccola buona caprettina bianca, gli donò il suo latte gustoso e nutriente. Così il piccolo dio crebbe in quelle solitudini montane.

Si narra che un giorno Amaltèa, la caprettina, si ruppe un corno. Le Ninfe lo trovarono ai piedi di una pietra. Lo portarono a Zèus. Appena il dio lo toccò, il corno incominciò a crescere, e cresci, cresci, divenne grosso e largo come un bel vaso di terracotta.

A mano a mano che cresceva, si riempiva di fiori e di frutta. Le Ninfe lo svuotarono, e quello tornò a riempirsi sull’istante di altri fiori e di altra frutta.

Allora la maggiore di quelle fanciulle esclamò:

  • Oh! il corno di quella caprettina, che con il suo latte diede vita al nostro Zèus, sarà d’ora innanzi il corno dell’abbondanza o Cornucopia. Io lo vorrò donare a quel contadino, che non sa che cosa sia l’ozio, e che non rimanda mai dal suo podere il povero senza avergli prima riempito la bisaccia. Quel contadino non conoscerà la miseria, perché questo corno sarà sempre pieno di frutta preziosa!

Amaltèa visse sulla montagna senza saper nulla del corno dell’abbondanza. Morì di vecchiaia, una notte d’inverno.

Gli uomini, con gran meraviglia, videro, in quella stessa notte, apparire nel cielo un gruppo nuovo di stelle, che avevano la forma di una capra e decisero di chiamarle: “La costellazione del Capricorno”.

E io credo che esse brillino ancor sempre lassù, nelle limpide notti invernali.

Da L. Aimonetto, il filo di Arianna, Lattes

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