La favola del giorno

La Bella addormentata nel bosco – 2

La Fata partì immediatamente e, dopo un’ora, la si vide giungere su un carro di fuoco, tirato da draghi. Il Re andò a offrirle il braccio per farla scendere dal carro. Ella approvò tutto il suo operato, ma, siccome era alquanto previdente, pensò che quando la Principessa si sarebbe risvegliata, non avrebbe saputo come fare, vedendosi così sola, in quel vecchio castello; ecco perciò quel che fece.

Toccò con la sua bacchetta magica tutto quello che si trovava nel castello (tranne il Re e la Regina): governanti, damigelle d’onore, cameriere, gentiluomini, ufficiali, maggiordomi, cuochi, sguatteri, lacchè, guardie, guardaportoni, paggi e servitori; toccò altresì tutti i cavalli che erano nelle scuderie, coi loro palafrenieri, i grossi mastini da guardia nei cortili e perfino la piccola Pussi, la cagnolina della Principessa, che era accanto a lei sopra al suo letto. Non appena li ebbe toccati, si addormentarono tutti, per svegliarsi soltanto insieme alla loro padroncina, allo scopo d’esser pronti a servirla, quando lei ne avesse avuto bisogno. Perfino gli spiedi che erano nel camino, carichi di pernici e fagiani, si addormentarono, e si addormentò anche il fuoco. Tutto ciò avvenne in un attimo: le fate sono assai svelte nelle loro faccende. Allora il Re e la Regina, dopo aver baciato la loro cara bambina, senza che lei si svegliasse, uscirono dal castello e fecero proclamare che era vietato a chiunque di avvicinarsi in quei paraggi. Tale divieto non era necessario, giacché nello spazio di un quarto d’ora crebbero tutto intorno al parco alberi grandi e piccoli, sterpaglie e roveti in un intrico tale che né un uomo né un animale sarebbe riuscito ad attraversarli: non si vedeva più che la punta delle torri del castello, e ancora, bisognava guardarle da una grande distanza. Fu facile capire come questa era un’altra delle trovate della Fata, affinché la Principessa, durante il sonno, non avesse da temere l’indiscrezione dei curiosi.

Dopo cent’anni, il figlio del re che a quel tempo regnava, e che non era della stessa famiglia della principessa addormentata, si recò un giorno a caccia da quella parte, e domandò cosa fossero tutte quelle torri che si vedevano spuntare al di sopra di quella foresta così folta. Ognuno gli rispose secondo quel che ne aveva sentito dire: certi dicevano che era un vecchio castello abitato dagli spiriti; altri che tutti gli stregoni della contrada vi si riunivano in assemblea. L’opinione più diffusa era che vi abitasse un orco il quale si portava lì tutti i bambini che poteva agguantare, per poterseli mangiare comodamente e senza che alcuno potesse inseguirlo, avendo lui soltanto il potere di aprirsi un varco attraverso quei boschi. Il Principe non sapeva cosa pensarne, quando un vecchio contadino si fece coraggio e gli disse:

  • Mio buon principe, sono più di cinquant’anni che ho sentito dire da mio padre che c’era in quel castello una bella principessa, la più bella che mai si sia veduta; era condannata a dormirvi per cent’anni e sarebbe stata svegliata soltanto dal figlio di un re, al quale era destinata in sposa.

A questo discorso, il giovane principe si sentì tutto di fuoco, credette senza esitazione che sarebbe stato lui a condurre a termine una così bella impresa; e, spinto dall’amore e dalla gloria, decise di vedere immediatamente come stavano le cose. Non appena egli si mosse verso il bosco, tutti quei grandi alberi, le sterpaglie e i roveti si scostarono da soli per farlo passare. Lui si diresse verso il castello; esso sorgeva in fondo a un grande viale ch’egli imboccò; quel che lo sorprese non poco fu che nessuno degli uomini della sua scorta avesse potuto seguirlo, perché gli alberi si erano ravvicinati subito dopo il suo passaggio. Non esitò a continuare la sua strada: un principe giovane e innamorato è sempre coraggioso.

Continua.

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