La favola del giorno

Dalle mille e una notte – I racconti di Sherazad

Storia del pescatore

Sire, c’era una volta un pescatore molto vecchio e così povero, che a stento riusciva a guadagnare di che far vivere la moglie e i tre figli che componevano la sua famiglia. Tutti i giorni andava a pesca di buon mattino; e si era fatto una legge di gettare la rete soltanto quattro volte al giorno.

Una mattina partì al chiaro di luna e si recò in riva al mare; si spogliò e getto la rete. Mentre la tirava a riva, avvertì dapprima una resistenza; pensò di aver fatto una buona pesca, e già se ne rallegrava dentro di sé. Ma, un istante dopo, accorgendosi che invece del pesce c’era soltanto la carcassa di un asino, provò un gran dolore per aver fatto una pesca così cattiva. Tuttavia, quando ebbe riaccomodato le sue reti che la carcassa dell’asino aveva rotto in più punti, le gettò una seconda volta. Tirandole sentì di nuovo molta resistenza: ciò gli fece credere che si fossero riempite di pesci; ma vi trovò soltanto un gran paniere pieno di ghiaia e di fango e se ne afflisse moltissimo.

“O fortuna! – esclamò con voce pietosa, – cessa di essere in collera con me, e non perseguitare un disgraziato che ti prega di risparmiarlo! Sono partito di casa per venire qui a cercare la mia vita, e tu mi annunci la mia morte. Non ho altro mestiere per vivere se non questo; e, nonostante tutte le attenzioni che vi metto, a stento riesco a provvedere ai bisogni più urgenti della mia famiglia. Ma sbaglio a lamentarmi con te; tu provi piacere a maltrattare le persone oneste e a lasciare i grandi uomini nell’oscurità, mentre favorisci i cattivi e innalzi coloro i quali non hanno nessuna virtù che li renda raccomandabili”

Finito di lamentarsi, gettò bruscamente il paniere e, dopo aver ben lavato le reti sporcate dal fango, le gettò per la terza volta. Ma pescò soltanto pietre, gusci e rifiuti. Non è possibile esprimere la sua disperazione: per poco non svenne. Intanto, poiché cominciava ad albeggiare, non dimenticò, da buon musulmano, di recitare la sua preghiera; poi soggiunse queste parole:

“Signore, voi sapete che getto le mie reti soltanto quattro volte al giorno. Le ho già gettato tre volte senza aver ricavato il minimo frutto del mio lavoro. Me ne resta un’altra soltanto: vi supplico di rendere il mare favorevole come lo avete reso a Mosè.”

Finita questa preghiera, il pescatore gettò le reti per la quarta volta. Quando giudicò che doveva esserci del pesce, le tirò come prima con gran fatica. Ciò nonostante, non ce n’erano, ma vi trovò un vaso di rame giallo che, dal peso, gli parve colmo di qualcosa e notò che era chiuso e piombato, con l’impronta di un sigillo. Questo lo rallegrò:

“Lo venderò al fonditore, – diceva, – e, col denaro che ne ricaverò, comprerò uno staio di grano.”

Esaminò il vaso da tutti i lati; lo scosse per vedere se il suo contenuto facesse rumore. Non udì nulla, e questa circostanza, unita all’impronta del sigillo sul coperchio di piombo, gli fece pensare che dovesse contenere qualcosa di prezioso. Per saperlo, prese il coltello e, con qualche difficoltà, riuscì ad aprirlo. Subito ne inclinò l’orifizio verso terra, ma non ne uscì niente, il che lo stupì grandemente. Lo posò davanti a sé e, mentre lo considerava attentamente, ne uscì del fumo molto denso che lo costrinse ad arretrare di due o tre passi. Il fumo s’innalzò fino alle nuvole e, spandendosi sul mare e sulla riva, formò una spessa nebbia: spettacolo che, come si può immaginare, meravigliò straordinariamente il pescatore. Quando tutto il fumo fu uscito dal vaso, si raccolse e divenne un corpo solido, dal quale si formò un genio alto il doppio del più grande di tutti i giganti. Alla vista di un mostro di così smisurata grandezza, il pescatore cercò di mettersi in fuga; ma era così turbato e spaventato che non riuscì a muoversi.

Salomone, – esclamò il genio per prima cosa, – Salomone, grande profeta di Dio, perdono, perdono! Non mi opporrò mai alle vostre volontà. Ubbidirò a tutti i vostri comandamenti.”

Il pescatore, appena udite le parole del genio, si rassicurò e gli disse:

“Spirito superbo, che dite mai? Sono più di milleottocento anni che Salomone, il profeta di Dio, è morto, ed ora siamo alla fine dei secoli. Raccontatemi la vostra storia, e per quale motivo eravate rinchiuso in questo vaso.” Continua.

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