La favola del giorno

Dalle mille e una notte – I racconti di Sherazad

Storia del pescatore – 2

A questo discorso il genio, guardando il pescatore con aria fiera, gli rispose:

“Parlami più civilmente; sei ben ardito a chiamarmi spirito superbo.

  • Ebbene! – riprese il pescatore, – se vi chiamo gufo della fortuna, vi parlerò più civilmente?
  • Ti dico, – replicò il genio, – di parlarmi più civilmente prima ch’io ti uccida.
  • Eh! perché vorresti uccidermi? – chiese il pescatore. – Io vi ho messo in libertà, l’avete già dimenticato?
  • No, me ne ricordo, – rispose il genio; – ma ciò non m’impedirà di farti morire, e posso accordarti una sola grazia.
  • E qual è questa grazia? – domandò il pescatore.
  • Quella di lasciarti scegliere in che modo vuoi ch’io ti uccida.
  • Ma in che cosa vi ho offeso? –riprese il pescatore. – Così volete ricompensarmi del bene che vi ho fatto?
  • Non posso trattarti altrimenti, – disse il genio, – e affinché tu te ne convinca, ascolta la mia storia: Io sono uno di questi spiriti ribelli che si sono opposti alla volontà di Dio. Tutti gli altri geni riconobbero il gran Salomone, profeta di Dio, e si sottomisero a lui. Sacar e io fummo i soli a non volerci abbassare a questo. Per vendicarsene, quel potente monarca incaricò Assaf, figlio di Barakia, suo primo ministro, di venire a prendermi. Ciò fu eseguito: Assaf venne a impadronirsi della mia persona e mi condusse, mio malgrado, davanti al trono del re suo padrone. Salomone, figlio di Davide, mi ordinò di abbandonare il mio genere di vita, di riconoscere il suo potere e di sottomettermi ai sui ordini. Io rifiutai altezzosamente di ubbidirgli, e preferii espormi a tutto il suo risentimento piuttosto che prestargli il giuramento di fedeltà e di sottomissione che esigeva da me. Per punirmi, mi chiuse in questo vaso di rame e, al fine di assicurarsi che non potessi forzare la mia prigione, impresse personalmente il suo sigillo sul coperchio di piombo, dov’era inciso il gran nome di Dio. Fatto ciò, mise il vaso fra le mani di un genio a lui ubbidiente, con l’ordine di gettarmi in mare; il che fu eseguito con mio gran rammarico. Durante il primo secolo della mia prigionia, giurai che se qualcuno mi avesse liberato prima dello scadere dei cent’anni, lo avrei reso ricco, anche dopo la sua morte. Ma il secolo trascorse e nessuno mi rese questo buon servigio. Durante il secondo secolo, feci giuramento di aprire tutti i tesori della terra a chiunque mi avesse messo in libertà; ma non fui più fortunato. Nel terzo, promisi di fare potente monarca il mio liberatore, di essergli sempre vicino in spirito e di accordargli ogni giorno tre richieste, di qualunque natura fossero. Ma questo secolo trascorse come gli altri due, ed io rimasi sempre nelle stesse condizioni. Infine, amareggiato, o meglio arrabbiato nel vedermi prigioniero per tanto tempo, giurai che, se qualcuno mi avesse liberato successivamente, lo avrei ucciso senza pietà e non gli avrei accordato altra grazia fuorché quella di lasciargli la scelta del genere di morte che desiderava. Quindi, poiché oggi sei venuto qui e mi hai liberato, scegli in che modo vuoi ch’io ti uccida.”

Questo discorso afflisse molto il pescatore.

“Sono veramente disgraziato, – esclamò, – ad essere venuto in questo luogo a rendere un così gran servigio ad un ingrato. Perdonatemi, anche Dio vi perdonerà. Se mi concedete generosamente la vita, egli vi metterà al riparo da tutte le congiure che saranno tramate contro la vostra vita.

  • No, la tua morte è certa, – disse il genio. – Scegli soltanto in che modo vuoi ch’io ti faccia morire. – Il pescatore, vedendolo risoluto a ucciderlo, ne provò un estremo dolore, non tanto per amore di sé stesso quanto a causa dei sui tre figli dei quali compiangeva la miseria in cui la sua morte li avrebbe ridotti. Cercò ancora di calmare il genio.
  • Ahimè! – riprese, – degnatevi di aver pietà di me, in considerazione di quanto ho fatto per voi.
  • Te l’ho già detto, – replicò il genio, -proprio per questa ragione son costretto a toglierti la vita.
  • E’ strano, – riprese il pescatore, – che voi vogliate assolutamente rendere il male per il bene. Il proverbio dice che chi fa del bene a colui che non lo merita, ne è sempre mal ricompensato. Credevo, lo confesso, che fosse falso; nulla, infatti, urta di più la ragione e i diritti della società. Nondimeno sto crudelmente provando che è anche troppo vero.
  • Non perdiamo tempo, – interruppe il genio. – Tutti i tuoi ragionamenti non riuscirebbero a distogliermi dal mio disegno. Affrettati a dire in che modo desideri che ti uccida.”

Continua domani.  

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.