La favola del giorno

Dalle mille e una notte – I racconti di Sherazad

Storia del pescatore – 3

La necessità acuisce l’ingegno. Il pescatore escogitò uno stratagemma.

“Poiché non posso evitare la morte, – disse al genio, – mi sottometto dunque alla volontà di Dio. Ma, prima che io scelga un genere di morte, vi scongiuro, per il gran nome di Dio inciso sul sigillo del profeta Salomone, figlio di Davide, di dirmi la verità su una domanda che debbo farvi.”

Quando il genio vide che la preghiera rivoltagli dal pescatore lo costringeva a rispondere positivamente, tremò dentro di sé e disse:

“Chiedimi ciò che vuoi, fai presto. – Al che il pescatore gli disse:

  • Vorrei sapere se eravate effettivamente in questo vaso, osereste giurarlo sul gran nome di Dio?
  • Sì, – rispose il genio, – giuro su quel gran nome che c’ero, ed è verissimo.
  • In buona fede, – replicò il pescatore, – non posso credervi. Questo vaso non riuscirebbe a contenere neppure un vostro piede; com’è possibile che vi fosse rinchiuso tutto il vostro corpo?
  • Eppure, – rispose il genio, – ti giuro che c’ero così come tu mi vedi. Non mi credi dopo il gran giuramento che ti ho fatto?
  • Veramente n, – disse il pescatore; – e non vi crederò a meno che non me lo mostriate.”

Allora il corpo del genio si dissolse e, mutandosi in fumo, si sparse come prima sul mare e sulla riva; poi, raccogliendosi, cominciò a rientrare nel vaso e continuò così con una successione lenta e monotona, finché non ne restò più nulla fuori. Subito dal vaso uscì una voce che disse al pescatore:

“Ebbene, incredulo pescatore, eccomi nel vaso; ora mi credi?”

Il pescatore, invece di rispondere al genio, prese il coperchio di piombo e, richiuso prontamente il vaso, esclamò:

“Genio, chiedimi a tua volta grazia, e scegli in che modo vuoi che io ti faccia morire. Ma no, è meglio rigettarti in mare, nello stesso punto in cui ti avevo pescato. Poi farò costruire una casa su questa sponda e verrò ad abitarci per avvertire tutti i pescatori che verranno a gettarvi le loro reti di fare molta attenzione a non ripescare un cattivo genio come te, che ha fatto giuramento di uccidere colui che lo metterà in libertà.”

A queste parole offensive, il genio irritato fece ogni sforzo per uscire dal vaso; ma non gli fu possibile perché l’impronta del sigillo del profeta Salomone, figlio di Davide, glielo impediva. Perciò, vedendo che il pescatore era ora in vantaggio rispetto a lui, penso di dissimulare la sua collera.

“Pescatore, – gli disse con tono addolcito, – guardati dal fare quanto dici. Quel che avevo detto era soltanto uno scherzo e non devi prenderlo sul serio.

  • O genio, – rispose il pescatore, – tu che appena un momento fa eri il più grande e ora sei il più piccolo di tutti i geni, sappi che i tuoi artificiosi discorsi non serviranno a niente. Ritornerai in mare. Se ci sei stato tutto il tempo che mi hai detto, potrai ben restarci fino al giorno del giudizio. Io ti ho pregato, in nome di Dio, di non togliermi la vita, tu hai respinto le mie preghiere; debbo renderti la pariglia.”

Il genio non risparmiò nulla per cercare di commuovere il pescatore.

“Apri il vaso, – gli disse, – dammi la libertà, te ne supplico. Ti prometto che sarai contento di me.

  • Sei soltanto un traditore, – replicò il pescatore. – Meriterei di perdere la vita, se avessi l’imprudenza di fidarmi di te. Non mancheresti di trattarmi nello stesso modo in cui un certo re greco trattò il medico Duban. E’ una storia che voglio raccontarti. Ascolta.”

Continua al prossimo giro.

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