La favola del giorno

Le soprascarpe della felicità – 11

  • Che aria deliziosa! – esclamò. – Come mi ricorda le violette della zia Lone! Ero piccolo allora! Dio mio, quanto tempo è che non ci ho pensato! La buona, vecchia zitellona! Abitava dietro alla Borsa: Teneva sempre in un vaso un rametto o qualche germoglio verde, per quanto freddo facesse l’inverno. Sento ancora il profumo delle viole, di quando appoggiavo contro i vetri gelati della finestra i soldini di rame riscaldati, per poi guardare fuori attraverso i tondi che vi si formavano. Che bella vista! Nel canale gelato c’erano molti battelli chiusi tra il ghiaccio, abbandonati dai marinai, con solo una cornacchia gracchiante per tutto equipaggio. Ai primi venti della primavera, però, c’era un gran daffare: i lastroni di ghiaccio venivano segati tra canti e grida di evviva, i battelli venivano incatramati e riattrezzati, per prendere poi il largo verso terre straniere. Io, invece, sono rimasto qui, e sempre dovrò restarci, sempre seduto negli uffici di polizia, a veder gli altri ritirare i passaporti per andare all’estero: che destino il mio! Ahimè! – sospirò profondamente, e si fermò di colpo. – Dio mio, che cosa mi succede! Non ho mai avuto prima pensieri e sentimenti del genere. Sarà la primavera! Che strano misto di piacere e di angoscia! – Afferrando poi le carte che aveva in tasca, esclamò: – Queste mi faranno pensare a ben altro! – e scorse con l’occhio il primo foglio. – La Signora Sigbrith, tragedia originale in cinque atti, – lesse, – lesse. – Ma che roba è questa? – si chiese poi subito. – Eppure, è proprio la mia calligrafia. Avrei scritto una tragedia? “Intrigo sui bastioni, ovvero il giorno della preghiera. Vaudeville”. Ma dove ho preso questa roba? Devono avermela ficcata in tasca! Ma ecco una lettera! – Era una lettera della direzione del teatro; i due lavori erano respinti, e in tono non troppo gentile.
  • Hem, Hem, – fece il copista, sedendo su una panchina. Si agitavano in lui molti pensieri, e la commozione gli invadeva il cuore: senza volerlo colse uno dei9 fiori più vicini; era una semplice margheritina e rivelava in un secondo quello che i professori di botanica riescono a spiegarci solo in molte conferenze: parlava del mito della sua nascita e della potenza della luce solare che aveva fatto dischiudere i suoi petali delicati e li aveva resi odorosi. Egli pensò allora alle lotte della vita, che allo stesso modo sanno risvegliare i sentimenti nel nostro petto. L’aria e la luce erano le amanti del fiore, ma la preferita era quest’ultima, e la margheritina volgeva sempre il capo verso di lei, per raccogliere poi i suoi petali quando essa scompariva, e addormentarsi nelle braccia dell’aria.
  • E’ la luce che mi fa bello, – diceva il fiore.
  • Ma è l’aria che ti fa respirare! – mormorò la voce del poeta.

Lì vicino un ragazzo batté con un bastone in un fosso e le gocce d’acqua schizzarono fin su tra i rami verdi. Il copista pensò allora a milioni di bestioline invisibili lanciate su in alto con ogni goccia: data la loro grandezza, il salto doveva essere per loro immenso, come per noi balzare oltre e nubi. Pensando a tutto questo e ai mutamenti avvenuti in lui, il copista sorrideva. – Sto dormendo e sognando! – esclamò. – Eppure, è strano come tutto sembra reale pur sapendo che si tratta solo di un sogno. Ma se potessi ricordarmene domani, al mio risveglio! Ora mi sento proprio in vena, ho una chiara visione delle cose, e sono completamente lucido, ma è certo che, anche se domani mi ricorderò qualche cosa, saranno solo sciocchezze: mi è già capitato altre volte! Tutte le cose splendide e geniali che si sentono e si dicono nel sogno, sono come l’oro degli gnomi sottoterra: quando lo si vede è bello e splendido, ma alla luce del giorno non rimangono che pietre e foglie secche. Ahimè! – sospirò poi tristemente guardando gli uccelli che cantavano e saltavano felici di ramo in ramo. – Quelli stanno molto meglio di me! Saper volare, sì, è una bella cosa, beati quelli che sono nati con le ali! Se potessi cambiarmi in qualcosa vorrei diventare un’allodoletta come quella!

Continua domani.

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