La favola del giorno

Le soprascarpe della felicità – 11

  • Volavo sotto la palma verde e il mandorlo in fiore! – cantava il canarino, – volavo con i miei fratelli e le mie sorelle sui fiori meravigliosi e sul lago trasparente come il vetro, sul cui fondo si muovevano le piante. Vidi anche molti splendidi pappagalli che raccontavano delle storie divertentissime, tante storie, e lunghe lunghe.
  • Erano uccelli selvatici, – rispose il pappagallo, – senza istruzione. Ma siamo uomini! Perché non ridi? Se la padrona di casa e tutti gli ospiti ridono, potresti ben farlo anche tu. E’ un gran difetto quello di non saper gustare il lato umoristico delle cose! Ma siamo uomini!
  • Oh, ricordi le belle fanciulle che danzavano sotto le tende, vicino agli alberi in fiore? Ricordi i dolci frutti e il succo rinfrescante delle erbe selvatiche?
  • Sì, che ricordo, – rispose il pappagallo, – ma qui sto molto meglio! Ho da mangiare bene e son trattato come uno di casa: so di avere una bella intelligenza e non pretendo di più. Ma siamo uomini! Tu hai l’animo di un poeta, come si dice, e io ho solide cognizioni e spirito; tu avrai il famoso genio, ma ti manca il buon senso, ti lanci, senza pensare, negli acuti più alti, e allora ti gettano addosso qualcosa per farti star zitto. Ma con me questo non osano farlo, perché son venuto a costar loro un po’ di più. E poi metto soggezione col mio becco così tagliente!
  • Oh, mia calda terra in fiore! Gorgheggiava intanto il canarino. – Canterò dei tuoi alberi verde scuro, delle tue tranquille insenature marine, dove la chiara superfice dell’acqua è baciata dai rami degli alberi, canterò del giubilo di tutti i miei variopinti fratelli e delle mie splendenti sorelle, là dove cresce l’albero del deserto, il cactus!
  • – Ma finiscila con questi piagnistei, – brontolò il pappagallo. – Di qualche cosa che facia ridere! Il riso è l’indice del più alto livello spirituale. Guarda un po’, se un cane o un cavallo sanno ridere! No, son capaci di piangere, ma il riso è stato concesso unicamente all’uomo. Oh, oh, oh, – fece poi, ripetendo la sua spiritosaggine, – ma siamo uomini!
  • Grigio uccellino danese, –  cantò il canarino, – sei stato fatto prigioniero anche tu! Nei tuoi boschi certo fa freddo, ma c’è la libertà! Vola via! Hanno dimenticato di chiudere la tua gabbia, e l’ultima finestra è aperta: vola via!

Il copista non se lo fece dire due volte, ed eccolo fuori dalla gabbia. In quel momento la porta socchiusa, che metteva nella stanza accanto, scricchiolò, e sgusciò dentro il gatto di casa, agile, con i suoi verdi occhi lucenti, e si mise a dargli la caccia. Il canarino svolazzava nella gabbia, il pappagallo sbatteva le ali gridando: – Siamo uomini! – e il copista spaventato da morire, volò via attraverso la finestra, oltre le case e le strade. Alla fine dovette fermarsi per riposare un poco.

La casa di fronte gli sembrò familiare; c’era una finestra aperta, ed egli vi volò dentro. Era la sua camera, ed egli si posò allora sulla tavola. – Ma siamo uomini! – esclamò poi, senza pensare a quel che diceva, proprio come il pappagallo, e in quello stesso momento fu di nuovo un copista, solo che era seduto sulla tavola.

  • Dio mi assista! – esclamò: – Come ho fatto a salire sin quassù e ad addormentarmi così? Che sogni agitati ho fatto! Tutta la faccenda però non è stata che una stupidaggine!

                                                           L’avventura più bella

Il giorno dopo, nelle prime ore del mattino, mentre il copista era ancora a letto, bussarono alla sua porta. Era l’inquilino di fronte, uno studente di teologia, che entrò poi nella stanza.

  • Prestami le soprascarpe, – disse, – il giardino è tutto bagnato, ma c’è un così bel sole che vorrei proprio andarmene giù a fare una fumatina.

Continua domani.

3 pensieri riguardo “La favola del giorno

    1. Ciao Elvira come va? tutto bene? Tu sei geniale perché hai la pazienza di leggere quello che metto sul blog. Grazie sempre per le gentili parole. Adesso tu ti prepari per andare a dormire e quindi ti auguro una buona notte. Dolci sogni e un allegro risveglio. Cosimo

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