La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, (ordine di dervisci, monaci musulmani di vita austera) figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 11

Frattanto i tre calender, il califfo e i suoi compagni furono enormemente stupiti da questa esecuzione. Non riuscivano a capire perché Zobeide, dopo aver frustato con tanta foga le due cagne, animali immondi secondo la religione musulmana, piangeva poi con esse, asciugava le loro lacrime e le baciava. Ne mormoravano dentro di sé. Il califfo, soprattutto, più impaziente degli altri, moriva dal desiderio di conoscere il motivo di una azione che appariva così strana, e non cessava di far cenno al visir di parlare per informarsene. Ma il visir girava la testa da un altro lato finché, sollecitato da segni così insistenti, rispose, sempre a cenni, che non era il momento di sodisfare la sua curiosità.

Zobeide restò per qualche momento allo stesso posto, in mezzo all sala, come per riprendersi dalla fatica di aver frustato le due cagne:

“Sorella mia, – le disse la bella Safia, – volete per piacere tornare al vostro posto affinché io svolga a mia volta il mio compito?

  • Si”, rispose Zobeide.

Detto ciò, andò a sedersi sul sofà, avendo alla destra il califfo, Giafar e Mesrur e, alla sinistra, i tre calender e il facchino.

Dopo che Zobeide ebbe ripreso il suo posto, tutta la compagnia restò per qualche momento in silenzio. Infine Safia, che si era seduta sulla sedia in mezzo alla sala, disse a sua sorella Amina:

“Cara sorella, alzatevi, ve ne scongiuro; capite bene ciò che voglio dire.”

Amina si alzò e andò in uno stanzino che non era quello in cui erano state condotte le due cagne. Ne tornò portando un astuccio guarnito dei raso giallo, con un ricco ricamo in rilievo d’oro e di seta verde. Si avvicinò a Safia e aprì l’astuccio traendone fuori un liuto che le porse. Safia lo prese e, dopo aver impiegato un po’ di tempo per accordarlo, cominciò a sonare accompagnandosi con la voce. Cantò un canzone sui tormenti della lontananza, con tanta grazia che il califfo e tutti gli altri ne furono incantati. Quando ebbe finito, poiché aveva cantato con molta passione e partecipazione nello stesso tempo, disse alla bella Amina:

“Tenete, sorella mia, non ne posso più e mi manca la voce. Rallegrate la compagnia sonando e cantando al mio posto.

  • Molto volentieri”, rispose Amina avvicinandosi a Safia, che le mise il liuto tra le mani e le cedette il posto.

Continua domani.

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