Animali

Asino – Equus asinus domesticus
Specie Equine

Attuali impieghi di asino e mulo

La cavalcatura e il trekking someggiato
L’attività della cavalcatura dell’asino si rivolge principalmente ai bambini ed è svolta principalmente in strutture agrituristiche, fattorie didattiche, o ancora in feste o sagre paesane.
L’asino è la cavalcatura ideale per i bambini non esperti, perché poco impegnativo, lento e molto sicuro; è meno nevrile rispetto al cavallo, e necessita di minor sorveglianza da parte degli adulti.
L’adulto, purché di peso normale, può cavalcare l’asino d’età superiore ai quattro anni e di struttura proporzionata al peso del cavaliere.
L’asino cavalcato mantiene un’andatura di 2-3 km orari e può proseguire il percorso per diverse ore consecutive senza sosta.
Nel “trekking someggiato”, invece l’asino o il mulo, sono utilizzati per il trasporto dei più svariati tipi di materiale, dalle tende, ai rifornimenti, alle attrezzature utili all’escursione.
Il trasporto avviene tramite basto, una tecnica che consente di percorrere, con carichi piuttosto elevati, ragguardevoli distanze su sentieri molto stretti e scoscesi.
Il basto è costituito da due arcioni di legno armato e imbottito, uniti da assicelle di legno; viene posto sul dorso dell’asino e qui fissato tramite cinghie sottopancia; è molto rapido da montare, caricare e scaricare, ed è ben tollerato dall’asino che può sopportare il carico anche in sosta.
Un asino adulto di grande taglia è in grado di trasportare un carico di circa un quintale, su un percorso di pianura per una durata di alcune ore; ma su percorsi impegnativi, con tratti impervi e di lunga durata, il carico da porre sul basto non dovrebbe superare un terzo del peso vivo dell’animale
L’attività di ”accompagnatore someggiato” deve essere svolta da personale adeguatamente preparato; a tal fine l’ENGEA (Ente Nazionale Guide Equestri) organizza periodicamente corsi di formazione professionalizzanti.

I lavori in bosco
L’asino ed il mulo sono da sempre stati impiegati in bosco per l’esbosco a soma di legna da ardere o di assortimenti di lunghezza inferiore ai 2 m, e per il concentramento e l’esbosco a strascico di assortimenti di dimensioni maggiori.
Secondo un’indagine censuaria svolta sulle metodologie di raccolta del legname da ardere in alcune regioni dell’Italia Meridionale, l’esbosco a soma con animali in regioni come la Calabria, la Basilicata e la Campania è ancora praticato nell’8-25%.
L’esbosco a soma è razionalmente realizzato con un gruppo di 3-6 animali, un conducente per gruppo, più un addetto per l’accatastamento della legna esboscata all’imposto.
L’esbosco a soma può essere realizzato su pendenze comprese tra 0 e 60% e su distanze di 200 – 1000 m.
I tempi di carico sono di 4 –8 minuti per animale, a seconda della dimensione dell’assortimento e della modalità di sistemazione del carico, mentre i tempi di scarico sono di circa 1 minuto per animale.
Ogni animale può portare un carico di circa 150-200 kg spostandosi ad una velocità media di 1m/s.
Su brevi distanze, dell’ordine di 200 – 300 m, un conducente con 3-4 animali può esboscare 6-10 tonnellate al giorno di legname, mentre sulle lunghe distanze, dell’ordine di 1000 m, può esboscare fino a 5-9 t al giorno.
Un ulteriore impiego degli animali, per lo svolgimento dei lavori in bosco, è il concentramento a strascico, che può essere considerato anche come tecnica di esbosco, ove sia possibile costituire l’imposto a brevissime distanze dal cantiere di abbattimento.
Questa tecnica è impiegabile su terreni con pendenza massima del 40%, dove lo strascico può avvenire solo in discesa.
I muli possono esercitare una forza di trazione sul carico variabile da 60 a 100 kg e possono quindi essere impiegati per il concentramento di legname leggero di piccole e medie dimensioni, su distanze di qualche centinaio di metri.
Di norma la squadra è formata da un addetto per ogni coppia di animali e la produttività si aggira intorno a 8-12 mc per animale al giorno, per l’esbosco in discesa su distanze di circa 100 m .
Benché lo svolgimento di lavori in bosco con l’ausilio di animali possa considerarsi “superato” dal punto di vista tecnologico ed economico, questi potrebbe essere comunque tenuto in considerazione in determinati ambiti territoriali, ove la mancanza di una viabilità interpoderale, lo scarso valore economico degli assortimenti retraibili, uniti all’impatto generato al suolo dal transito di mezzi cingolati o gommati, rendono improbabile lo sfruttamento del bosco.

Il pascolamento e il controllo delle infestanti
L’asino ed il mulo per le loro caratteristiche di frugalità e rusticità possono dare un valido contributo nella gestione delle aree di pascolo limitando l’invasione delle  specie erbacee ed arbustive a scarso interesse floristico vegetazionale (rovi, cardi, inula viscosa etc) che, essendo sgradite  ai ruminanti domestici, tendono a diventare predominanti sul pascolo gestito esclusivamente con i bovini.
Un altro possibile impiego del pascolo equino è dato dal controllo della vegetazione del sottobosco quando l’eccessivo rigoglio di tale vegetazione può rappresentare un potenziale innesco d’incendi boschivi.

L’onoterapia
L’onoterapia è un particolare ramo della pet-therapy che usa l’asino come “terapeuta”.
Questa tecnica sfrutta le particolari caratteristiche fisiche e comportamentali dell’asino (taglia ridotta, morbido da toccare ed accarezzare, paziente, lento nei movimenti ed incline alle andature monotone e controllate), offrendo preziosi servizi per la riabilitazione e la cura degli handicap, ma anche a favore di quelle persone, in particolare bambini, che avvertono l’esigenza di superare problemi di relazione e socializzazione.
In particolare, l’asino può trattare con pazienti autistici, depressi, aggressivi, ipercinetici e ritardati.
Pur non essendo ancora una disciplina riconosciuta dalla comunità scientifica, l’onoterapia è già diffusa negli Stati Uniti e nelle vicine Francia e Svizzera.
In Italia sono ormai molti i centri che la praticano, ma il primo ad introdurla è stato il Centro “Asinomania”, situato a Introdacqua, in Abruzzo. Eugenio Milonis, psicoterapeuta direttore del centro, è stato il precursore di questa tecnica in Italia.

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