Salute e Benessere

Grano o frumento tenero – Triticum spp.
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Tribù: Hordeae
Specie: Triticum spp.

Francese: blè; Inglese: wheat; Spagnolo: trigo; Tedesco: Weizen.

Effetti positivi dell’azoto
Gli effetti positivi dell’azoto possono così essere enumerati:
– all’accestimento: favorisce l’emissione di radici e germogli e quindi pro­muove il numero di spighe per m2;
– al “viraggio”: favorisce la morfogenesi delle infiorescenze, che quindi pre­sentano più spighette e più fiori;
– alla levata: determina il potenziale di assimilazione («source») della pianta aumentando sia la quantità di clorofilla sia la superficie delle foglie sia la durata funzionale di queste;
– alla fioritura: favorisce la fecondazione e riduce l’aborto degli ovuli per cui si hanno più cariossidi per spiga;
– durante la granigione: migliora il tenore proteico e le caratteristiche merceolo­giche della granella. Sul peso medio delle cariossidi l’azione è variabile: se le condizioni climatiche durante la granigione sono favorevoli e l’acqua non è fattore limitante, l’azoto fa aumentare il peso medio dei semi; se invece l’acqua scarseggia, questo carattere può non aumentare o addirittura diminuire.
L’azoto riduce l’intensità dell’attacco di mal del piede.

Effetti negativi dell’azoto
Mentre nel caso di fosforo e potassio gli eccessi non sono dannosi, l’azoto può dar luogo a inconvenienti anche gravi.
– Allettamento. Con abbondanza di azoto gli internodi del culmo sono poco lignificati e molto acquosi, gli steli sono più fitti e più alti: come risultato si ha una pericolosa facilità di allettamento.
– Maggiore incidenza delle malattie fogliari. Il rigoglio vegetativo e la fittezza della vegetazione promossi dall’azoto creano un ambiente umido e poco aerato che predispone a intensificati attacchi delle crittogame fogliari.
– Maggiori esigenze idriche. Piante ben concimate con l’azoto sono più fitte, più fogliose e, quindi, traspirano più acqua.

In climi aridi e in terreni a bassa capacità idrica la fittezza e la conci­mazione del frumento dovranno essere regolate tenendo conto di questo ele­mento: infatti in stagioni e terreni secchi, in seguito a forti concimazioni azo­tate si può riscontrare un certo abbassamento del peso medio delle cariossidi.
Salvo che in climi e in terreni molto aridi, l’effetto positivo dell’azoto razionalmente applicato è tanto forte sul numero di spighe a m2 e di cariossidi per spiga, da superare il possibile abbassamento del peso medio di un seme: per cui la resa di granella, che è la risultante di queste tre componenti, risulta, quasi senza eccezioni, aumentata così come la qualità intesa come maggior contenuto percentuale di proteine.
La sperimentazione ha dimostrato che entro ampi limiti le rese crescono proporzionalmente con l’azoto: ciò non deve esimere gli agricoltori dal preoccuparsi di non eccedere con la concimazione azotata oltre il fabbisogno fisiologico, perché così facendo potrebbero dar luogo a rilasci di nitrati non utilizzati verso le falde acquifere.
Dosi di concimazione.
Le dosi dei vari elementi nutritivi da apportare con la concimazione vanno stabilite oculatamente per evitare sia insufficienze che eccessi: questi potrebbero costituire semplice spreco o, talora, essere causa di effetti negativi sulla resa.
P e K Conoscendo la dotazione del terreno in K2O si potrà decidere se la concimazione con K è necessaria o può essere omessa. In caso sia neces­saria, si procederà a una semplice restituzione: 50-100 unità secondo che la paglia resti o venga asportata.
Per il fosforo vale analogo ragionamento: si dovranno ogni anno apportare i 60-80 kg/ha di P205 che verranno asportati.
N. È la scelta più difficile in quanto se la dose è inferiore a quella ottimale le rese saranno basse, se superiore si possono avere inconvenienti.
La dose di concimazione azotata va decisa caso per caso, ispirandosi ai criteri enunciati precedentemente e che qui esemplifichiamo:
– produzione che è ragionevole aspettarsi nella zona in base alle rese massime conseguite dalle aziende più progredite con una buona, ma non straor­dinaria, tecnica colturale: 7 t/ha di granella. Fabbisogno di azoto per sostenere tale produzione: 210 kg/ha di azoto, mettendo in conto un assorbimento di 3 kg di azoto per ogni 100 kg di granella producibile.
– Detrazioni: riduzioni della concimazione possono essere fatte considerando l’entità della «forza vecchia», ad esempio: -80 kg/ha di azoto dopo prato di erba medica; -40 dopo una coltura letamata; -50 dopo barbabietola da zuc­chero non letamata; -40 dopo girasole, ecc.
– Aumenti. Nessuna detrazione va fatta dopo una coltura sfruttante, come ad esempio lo stesso cereale: addirittura bisogna prevedere aumenti se la paglia del cereale era stata interrata: 1 kg di azoto in più per ogni 100 kg di paglia. Anche dopo sorgo è da prevedere un supplemento di 30-40 kg/ha di azoto. Ritocchi maggiorativi molto utili per ottimizzare la concimazione potranno essere fatti in occasione dell’ultima concimazione di marzo. Qualora la piovosità dei precedenti mesi autunno-invernali fosse stata abbondante tanto da lasciar presumere dilavamento dell’azoto solubile, questa integrazione, di qualche decina di kg/ha di azoto, andrà stimata secondo l’entità presunta del dilavamento dell’azoto solubile. Modelli di previsione o metodi di misura della dotazione di azoto prontamente utilizzabile alla ripresa vegetativa primaverile non sono disponibili con la necessaria affidabilità. Un indice empirico, grossolano ma efficace, è il colore del fogliame all’inizio della levata: un colore verde pallido o con sfumature verso il giallo denuncia che c’è stata la carenza di azoto nella fase precedente e che quindi la stima della forza vecchia va ridotta e aumentata in proporzione la dose dell’ultima azotatura.

In conclusione, le varietà più moderne e produttive vanno concimate con 120-220 kg/ha di azoto (la cifra inferiore valendo per le precessioni più miglioratrici, la superiore per quelle più sfruttanti).
Per consentire al frumento di tollerare senza danno dosi di azoto superiori a quelle che la sua resistenza all’allettamento gli consentirebbe, è attua­bile una tecnica di forzatura che fa ricorso a trattamenti con prodotti fitormo­nici nanizzanti o brachizzanti, cioè capaci di ridurre la taglia del frumento, determinando un raccorciamento degli internodi, e quindi di conferire una superiore resistenza all’allettamento. I risultati sono soddisfacenti solo con le varietà a taglia alta; in quelle, peraltro le più consigliabili, già di per sé a taglia bassa il trattamento è inefficace.
Epoca delle concimazioni.
Concimazione fosfo-potassica.
Il fosforo e il potassio sono energicamente rattenuti dal terreno e sono dotati di scarsissima mobilità sia in senso orizzontale che verticale. Pertanto è neces­sario che essi vengano mescolati al terreno fino alla profondità in cui si svilup­perà la rizosfera della coltura.
La maniera più razionale di distribuire i concimi fosfo-potassici sarebbe dunque quella di darli prima della lavorazione principale, ed è questa la tecnica da seguire quando si concimi un terreno per la prima volta; tuttavia nel caso di agricoltura evoluta dove ormai la concimazione è una pratica ordi­naria, non è un grave errore se, per anticipare meno capitale, si rinvia la som­ministrazione dei concimi a prima della semina, interrandoli con una erpica­tura.
Concimazione azotata.
La tecnica di concimazione azotata dimostratasi la più razionale economica­mente ed ecologicamente è quella di dare l’azoto non molto prima del periodo di utilizzazione da parte della coltura per ridurre al minimo il rischio di dilava­mento. Pertanto concimazioni abbondanti alla semina sono da sconsigliare, anche visti i limitati fabbisogni iniziali della coltura e la presumibile «forza vec­chia» presente nel terreno.
Solo dopo colture sfruttanti (ringrano, sorgo) e dopo l’interramento di residui pagliosi un apporto supplementare di 20-30 kg per ettaro di azoto può essere utilmente dato alla semina, magari insieme al concime fosfatico.
A parte questi casi di concimazione supplementare, tutto il fabbisogno di azoto può essere soddisfatto con concimazioni in copertura, cioè sulle col­ture già in atto: la tecnica collaudata come migliore è di fare 2-3 concimazioni:
– una, non sempre necessaria e comunque di modesta entità, nel mese di gennaio per favorire l’accestimento; potrebbe essere omessa se l’osservazione mostrasse seminati in buone condizioni di sviluppo e di colore, in caso con­trario va fatta con il 15-20% della dose totale prevista;
– una, indispensabile nel mese di febbraio, per favorire il viraggio e la morfo­genesi delle spighe, distribuendo il 35-40% del totale;
– una, fondamentale in marzo, poco prima dell’inizio della levata, per assicu­rare il soddisfacimento degli elevatissimi fabbisogni durante la levata: ciò distribuendo la rimanente quota del 45-50% del totale.
Scelta dei concimi.
Il tipo di concimi da usare per la fertilizzazione del frumento ha importanza secondaria rispetto alla quantità e alla modalità di applicazione. La scelta del tipo di concime va fatta secondo i seguenti criteri:

– costo dell’unità fertilizzante in campo o, come suol dirsi, «alla radice» (com­prendendo quindi costo del concime e costi di trasporto e di spandimento); – prontezza d’azione;
– dilavabilità;
– vantaggi accessori dovuti ad azioni o apporti particolari.

Per quanto concerne il fosforo e il potassio non ci sono problemi in quanto, salvo casi particolarissimi, qualsiasi forma va bene, possibilmente granulare.
Per la concimazione azotata la scelta dei concimi è prevalentemente orientata come segue:
– alla semina: l’eventuale modesta dose di azoto può essere comodamente fornita insieme alla concimazione fosfatica, ad esempio con 150 kg/ha di fosfato biammonico 18-46;
– in copertura: la scelta è limitata al nitrato ammonico (26-27%) e all’urea (46%), dato il costo molto superiore dell’azoto degli altri concimi. Il primo presenta uniti i vantaggi della prontezza della parte (50%) nitrica e della non dilavabilità della parte ammoniacale. L’urea ha il costo più basso e si presta ottimamente all’applicazione in copertura manifestando una sor­prendente prontezza d’azione, non molto dissimile dalla prontezza della forma nitrica; per questo è sempre più largamente impiegata. I concimi organici in generale non sono adatti al frumento in quanto il loro azoto viene rilasciato troppo tardi, in primavera inoltrata.
I concimi azotati liquidi (sospensioni e soluzioni) a base di urea e nitrato ammonico, con titolo 30-0-0 stanno incontrando il favore di parecchie aziende che li impiegano per la concimazione in copertura al frumento. L’effetto nutritivo dei concimi azotati liquidi è del tutto equivalente a quello di corrispondenti quantità di concimi solidi, ma consentono notevoli vantaggi di organizzazione dato che lo stoccaggio e il trasporto si fanno in cisterne, i travasi con pompe e la somministrazione con macchine irroratrici di grande capacità operativa.
Distribuzione.
Quando la concimazione azotata è spinta fino ai limiti di tolleranza della coltura, diventa di grande importanza la regolarità della distribuzione. Infatti se questa non è uniforme ci saranno aree del campo concimate con quantità infe­riori a quelle stabilite e quindi sub-ottimali, mentre in altre aree si supererà la dose e si potranno verificare dannosi allettamenti. Come conseguenza le rese saranno comunque inferiori a quelle che si sarebbero potute ottenere con una buona esecuzione della concimazione. Quindi è importante regolare bene gli spandiconcime o le irroratrici (nel caso di concimi liquidi).
Poiché il fosforo e il potassio devono essere dati prima della semina e l’azoto tutto (o quasi tutto) in copertura, è chiaro che i concimi complessi non sono l’ideale per la concimazione del frumento, per la impossibilità di sommi­nistrare gli elementi nel momento migliore.
Impatto ambientale della concimazione del frumento.
È giusto e doveroso porre attenzione agli effetti negativi che ogni pratica agri­cola ha sulle componenti ambientali e la concimazione, specialmente quella azotata, può avere tali effetti negativi. Nel caso del frumento può affermarsi che questi effetti sono trascurabili in base alle seguenti considerazioni:
– concimazioni azotate eccessive sono rare perché il pericolo di allettamento le scoraggia;
– il frazionamento in copertura vicino al momento di forte assorbimento riduce il rischio di dilavamento;
– i residui pagliosi interrati sono un efficacissimo mezzo per bloccare l’azoto che si mineralizza nel corso dell’estate, sottraendolo al possibile dilava­mento in autunno-inverno.

Continua

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