La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DEL SECONDO CALENDER, FIGLIO DI RE. – 4

La paura di essere riconosciuto e la necessità di vivere mi fecero risolvere a prendere questo partito, nonostante la sua bassezza e la fatica che comportava: Sin dal giorno dopo il sarto mi comprò una scura e una corda, insieme con un abito corto e, raccomandandomi a dei poveri abitanti della città che si guadagnavamo la vita nello stesso modo, li pregò di condurmi con loro. Essi mi guidarono nella foresta, e già il primo giorno raccolsi e portai in testa un grosso carico di legna che vendetti a mezzo soldo della moneta in corso nel paese; infatti, sebbene la foresta non fosse lontana, la legna era ugualmente cara in quella città, a causa del limitato numero di persone che si davano la pena di andarla a tagliare. In poco tempo, guadagnai molto e restituii al sarto il denaro che aveva anticipato per me.

Era passato più di un anno dal mio arrivo in quella città, quando un giorno, essendomi inoltrato nella foresta più del solito, arrivai in un luogo molto ameno dove mi misi a tagliar legna. Nello strappare una radice d’albero, scorsi un anello di ferro attaccato a una botola dello stesso metallo. Tolsi subito la terra che lo ricopriva, la sollevai e vidi una scala per la quale scesi con la mia scure. Quando giunsi ai piedi della scala, mi trovai in un vasto palazzo, che destò in me una grande ammirazione, per la luce che lo rischiarava, come se si fosse trovato nel punto meglio esposto della terra. Avanzai in una galleria sostenuta da colonne di diaspro con vasi e capitelli d’oro massiccio. Dopo un po’, vidi venirmi incontro una dama, e mi parve che avesse un aspetto così nobile e disinvolto, una bellezza così straordinaria che, distogliendo gli occhi da ogni altro oggetto, rivolsi la mia attenzione soltanto a lei.

Per risparmiare alla bella dama di venire fino a me, mi affrettai a raggiungerla e, mentre le facevo una profonda riverenza, ella mi disse:

“Chi site? Siete uomo o genio?

  • Sono uomo, signora, – le risposi sollevandomi, – e non ho nulla a che fare con i geni.
  • Per quale avventura, – ella riprese con un gran sospiro, – vi trovate qui? Io ci abito da venticinque anni, e durante tutto questo tempo non vi ho visto altro uomo fuorché voi.

La sua grande bellezza, che già mi aveva colpito, la sua dolcezza e la cortesia con la quale mi riceveva, mi dettero l’ardire di dirle:

Continua

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