La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DEL SECONDO CALENDER, FIGLIO DI RE. – 6

Mi sarei stimato già troppo fortunato di ottenere un così grande favore chiedendolo, da rifiutarlo dopo un’offerta così cortese. La principessa mi fece entrare in un bagno, il più pulito, il più comodo e il più sontuoso che si possa immaginare e, quando ne uscii, trovai, al posto del mio abito, un altro ricchissimo: lo indossai per rendermi più degno della sua compagnia, più che per la sua ricchezza. Ci sedemmo sopra un divano ornato da uno stupendo tappeto e da cuscini del più bel broccato indiano; e, poco tempo dopo, ella mise sopra una tavola cibi delicatissimi. Mangiammo insieme, passammo il resto della giornata molto piacevolmente, e la notte mi accolse nel suo letto.

Il giorno dopo, poiché ella faceva di tutto per farmi piacere, mi servì a pranzo una bottiglia di vino vecchio, il più eccellente che si possa gustare; e, per farmi cosa grata, volle berne anche lei qualche coppa con me. Quando ebbi la testa ben riscaldata da quel buon liquore, le dissi:

“Bella principessa, è troppo tempo oramai che siete sepolta viva, seguitemi, venite a godervi la luce del vero giorno di cui siete priva da tanti anni. Abbandonate la falsa luce di cui godete qui.

  • Principe, – mi rispose sorridendo, – non dite queste cose. Non m’importa niente del più bel giorno del mondo, purché voi, di dieci, me ne diate nove e cediate il decimo al genio.
  • Principessa, – ripresi io, – vedo che la paura del genio vi spinge a parlare così. Quanto a me, lo temo così poco che ridurrò in frantumi il suo talismano con la sua scritta incomprensibile. Venga pure, l’aspetto. Per quanto coraggioso e temibile possa essre, gli farò sentire il peso del mio braccio. Giuro di sterminare tutti i geni del mondo, e lui per primo.”

La principessa che ne conosceva le conseguenze, mi scongiurò di non toccare il talismano.

“Significherebbe, – mi disse, – perderci, voi e me. Conosco i geni meglio di quanto non li conosciate voi.”

I fumi del vino non mi permisero di apprezzare le ragioni della principessa; detti un calcio al talismano e lo ridussi in pezzi.

Appena rotto il talismano, il palazzo si scosse pronto a crollare, con un terribile rumore simile a quello del tuono, accompagnato da lampi ripetuti e da una profonda oscurità. Questo spaventoso fracasso dissipò in un baleno i fiumi del vino e mi fece capire, ma troppo tardi, l’errore che avevo commesso.

Continua.

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