La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DEL SECONDO CALENDER, FIGLIO DI RE. – 7

“Principessa, – esclamai, – che significa tutto ciò? – Ella mi rispose spaventatissima e senza penare alla propria sventura:

Ahimè! se non scappate è finita per voi.”

Seguii il suo consiglio e il mio spavento fu tale da farmi dimenticare la scure e le babbucce. Avevo appena raggiunto la scala per la quale ero sceso, quando il palazzo incantato si aprì formando un passaggio al genio. Egli in preda alla collera, chiese alla principessa:

“Che cosa vi è successo? E perché mi chiamate?

  • Un senso di nausea, – le rispose la principessa, – mi ha costretto ad andare a prendere questa bottiglia e a bere due o tre sorsi del suo contenuto; per disgrazia ho fatto un passo falso e son caduta sul talismano rompendolo. Non è accaduto altro. – A questa risposta, il genio le disse in modo furioso:
  • – Siete un’impudente, una bugiarda. Perché si trovano qui questa scure e queste babbucce?
  • – Non le ho mai viste prima d’ora, – rispose la principessa. – Forse, nell’impetuosità con cui siete venuto, le avete prese, passando per qualche posto, e portate qui senza farvi caso.”

Il genio rispose soltanto con ingiurie e percosse il cui rumore giunse fino a me. Non ebbi il coraggio di udire i pianti e le pietose grida della principessa maltrattata in modo così crudele. Mi ero già tolto l’abito che lei mi aveva fatto indossare, rimettendomi il mio che avevo portato sulla scala il giorno prima, uscendo dal bagno. Così continuai a salire, in preda al dolore e alla compassione, tanto più che ero la causa di una così grave disgrazia e, sacrificando la più bella principessa della terra alla ferocia di un genio implacabile, avevo agito da criminale e come il più ingrato di tutti gli uomini. “E’ vero, – mi dicevo, – che ella è prigioniera da venticinque anni; ma, a parte la libertà, non aveva nulla da desiderare per essere felice. Il mio colpo di testa mette fine alla sua felicità, e la sottomette alla crudeltà di un demone senza pietà.” Abbassai la botola, la ricoprii di terra, e ritornai in città con un carico di legna che sistemai senza sapere quel che facevo, a tal punto ero turbato ed afflitto.

Il sarto mio ospite, manifestò una grande gioia rivedendomi.

Continua.

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