La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DEL SECONDO CALENDER, FIGLIO DI RE. – 8

“La vostra assenza, – mi disse, – mi ha causato molta inquietudine, per il segreto della vostra nascita che mi avete confidato. Non sapevo che cosa pensare e temevo che qualcuno vi avesse riconosciuto. Dio sia lodato per il vostro ritorno!”

Lo ringrazia delle sue premure e della sua afflizione; ma non gli dissi niente di quanto mi era accaduto, né per quale ragione ero tornato senza scure e senza babbucce. Mi ritirai in camera mia, dove mi rimproverai mille volte la mia eccessiva imprudenza. <Niente, – mi dicevo, – sarebbe stato paragonabile alla felicità della principessa e alla mia, se fossi riuscito a dominarmi e non avessi rotto il talismano.>

Mentre mi abbandonavo a questi tristi pensieri, entrò il sarto e mi disse:

“E’ venuto un vecchio che non conosco a portare la vostra scure e le vostre babbucce che, a quanto dice, ha trovato cammin facendo. Ha saputo il vostro indirizzo dai compagni che vengono al bosco con voi. Venite a parlargli, vuole rendervele personalmente.” A questo discorso impallidii e tutto il corpo mi si mise a tremare. Il sarto stava chiedendomene la ragione, quando il pavimento della camera si aprì. Il vecchio, che non aveva avuto la pazienza di aspettare, apparve e si presentò a noi con la scure e le babbucce. Era il genio rapitore della bella principessa dell’isola di Ebano, che si era travestito così dopo averla trattata con estrema ferocia.

“Io sono genio, – ci disse, – figlio della figlia di Eblis, principe dei geni. Non è forse tua questa scure? – soggiunse rivolgendosi a me, – non son forse tue queste babbucce?”

E, senza darmi il tempo di rispondere, cosa che non avrei potuto fare, a tal punto il suo orribile aspetto mi aveva messo fuori di me, mi afferrò per la vita, e mi trascinò fuori della camera. Librandosi quindi in aria, mi sollevò fino al cielo con tanta forza e così velocemente che feci più presto ad accorgermi di essere salito così in alto, che non della strada fattami percorrere dal genio in pochi momenti. Con la stessa velocità si abbatté verso terra e, dopo averla fatta dischiudere battendo il piede, vi si inabissò. Subito mi trovai nel palazzo incantato, davanti alla bella principessa dell’isola di Ebano. Ma ahimè! che spettacolo! Vidi una cosa che mi trafisse il cuore: la principessa era nuda e tutta insanguinata, stesa a terra più morta che viva, con le guance bagnate di lacrime.

Continua.

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