La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DEL SECONDO CALENDER, FIGLIO DI RE. – 9

“Perfida, – le disse il genio indicandomi a lei, – non è il tuo amante? – Ella rivolse verso di me i suoi occhi languenti e rispose tristemente:

  • Non lo conosco, non l’ho mai vistose se non in questo momento.
  • Come! – riprese il genio, – egli è la causa dello stato in cui giustamente ti trovi, e osi dire di non conoscerlo!
  • Se non lo conosco, – replicò la principessa, – volete che io dica una bugia che sia la causa della sua rovina?
  • Ebbene, – disse il genio sguainando una spada e mostrandola alla principessa, – se non l’hai mai visto, prendi questa spada e tagliagli la testa.
  • Ahimè! – rispose la principessa, – come potrei eseguire ciò che pretendete da me? Le mie forze sono così esauste che non riuscirei ad alzare il braccio; e, quand’anche lo potessi, avrei forse il coraggio di dare la morte a una persona che non conosco affatto, a un innocente?
  • Questo rifiuto, – disse allora il genio, – mi fa conoscere tutto il tuo delitto. – poi, rivolto a me, mi disse: – E tu non la conosci?”

Sarei stato il più ingrato e il più perfido di tutti gli uomini, se non avessi avuto per la principessa la stessa fedeltà ch’ella aveva avuto per me, causa della sua disgrazia.

Perciò risposi al genio:

“Come potrei conoscerla, se non l’ho mai vista prima d’ora?

  • Se è così, – riprese il genio, – prendi dunque questa spada e tagliale la testa. Soltanto a questo prezzo ti metterò in libertà, e sarò convinto che non l’hai mai vista prima d’ora, come affermi.
  • Molto volentieri”, gli risposi.
  • Presi la spada dalle sue mani e mi avvicinai alla bella principessa dell’isola di Ebano, non per essere il ministro della ferocia del genio, ma soltanto per manifestarle a cenni, per quanto mi era concesso, che, come lei aveva la fermezza di sacrificare la sua vita per amor mio, anch’io non avrei rifiutato di immolare la mia per amor suo. La principessa comprese il mio piano. Nonostante i suoi dolori e la sua afflizione mi testimoniò con uno sguardo la sua riconoscenza e mi fece intendere che ella moriva volentieri e che era contenta di vedere che anch’io volevo morire per lei. Allora indietreggiai e, gettando la sciabola a terra, dissi al genio:

Continua

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