La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DEL SECONDO CALENDER, FIGLIO DI RE. – 9

“Sarei biasimevole in eterno di fronte a tutti gli uomini, se avessi la viltà di massacrare, non dico una persona che non conosco affatto, ma una dama come questa, nello stato in cui è, pronta a rendere l’animo. Fate di me ciò che volete, dato che sono alla vostra mercé, ma non posso ubbidire al vostro barbaro ordine.

  • Vedo che mi sfidate tutt’e due, – disse il genio, – e che insultate la mia gelosia; ma, dal trattamento che vi userò, conoscerete entrambi di che cosa sono capace.”

A queste parole, il mostro riprese la sciabola e tagliò una mano della principessa che ebbe appena il tempo di farmi con l’altra un cenno di eterno addio: infatti, il sangue che aveva perduto e quello che perse ancora non le permisero di vivere più di un momento o due dopo quest’ultima crudeltà, il cui spettacolo mi fece svenire.

Quando tornai in me, mi lamentai col genio per quanto mi faceva languire nell’attesa della morte.

“Colpite, – gli dissi, – sono pronto a ricevere il colpo mortale, l’attendo da voi come la più grande grazia che possiate farmi. – Ma, invece di accordarmela, egli mi disse:

  • Questo è il modo in cui i geni trattano le donne sospettate d’infedeltà. Ella ti ha ricevuto qui; se fossi sicuro che lei mi avesse fatto un più grave oltraggio, ti farei morire subito; ma mi accontenterò di mutarti in cane, in asino, in leone o in un uccello. Scegli una di queste metamorfosi; voglio lasciarti padrone della scelta.”

Queste parole mi dettero qualche speranza di convincerlo.

“O genio! – gli dissi, – placate la vostra collera; e, dato che non volete togliermi la vita, accordatemela generosamente. Mi ricorderò sempre della vostra clemenza, se mi perdonate come il miglior uomo del mondo perdonò un suo vicino che l’invidiava mortalmente.” Il genio mi chiese che cosa era avvenuto fra quei due vicini, dicendomi che si sarebbe degnato di avere la pazienza di ascoltare questa storia. Ecco in che modo gliela raccontai. Credo, signora, che non vi dispiacerà se la racconto anch’io.

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STORIA DELL’INVIDIOSO E DELL’INVIDIATO

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