La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DELL’INVIDIOSO E DELL’INVIDIATO – 2

Quando l’invidioso si vide solo col brav’uomo, cominciò a raccontargli quel che gli piacque; camminavano l’uno accanto all’altro nella corte finché, trovandosi sul bordo della cisterna, lo spinse e lo gettò dentro senza che nessuno fosse testimone di una così cattiva azione. Fatto ciò, si allontanò velocemente, raggiunse la porta del convento dalla quale uscì senza essere visto e ritornò a casa molto contento del suo viaggio, e convinto che l’oggetto della sua invidia non fose più al mondo. Ma s’ingannò di molto. La vecchia cisterna era abitata da fate e da geni, i quali si trovarono così a proposito pronti a soccorrere il capo dei dervisci, che lo raccolsero e lo sostennero fin giù, in modo che non si fece alcun male. Egli si accorse che c’era qualcosa di straordinario in una caduta che avrebbe dovuto fargli perdere la vita; ma non vedeva né udiva nulla. Tuttavia ben presto intese una voce che disse:”

“Sapete chi è questo brav’uomo al quale abbiamo reso questo buon ufficio? – E poiché delle altre voci avevano risposto di no, la prima riprese: – Ora ve lo dico. Quest’uomo, per la più grande carità del mondo, ha abbandonato la città in cui abitava, ed è venuto a stabilirsi in questo luogo con la speranza di guarire un suo vicino dall’invidia che nutriva contro di lui. Si è attirato qui una stima così generale che l’invidioso, non potendo sopportarlo, è venuto con lo scopo di farlo perire; e ci sarebbe riuscito senza l’aiuto che abbiamo portato a questo brav’uomo, la cui reputazione è così grande che il sultano, che soggiorna nella città vicina, deve venire domani a visitarlo per raccomandare la principessa sua figlia alle sue preghiere.”

Un’altra voce chiese che bisogno aveva la principessa delle preghiere del dervis; al che la prima replicò:

“Non sapete dunque che ella è posseduta dal genio Maimun, figlio di Dimdim, che si è innamorato di lei? Ma io so bene in che modo questo buon capo dei dervisci potrebbe guarirla; e ora ve lo dico. Egli ha nel suo convento un gatto nero, che ha una macchia bianca sulla punta della coda, press’a poco della grandezza di una monetina d’argento. Egli deve soltanto strappare sette peli da questa macchia bianca, bruciarli, e profumare la testa della principessa col loro fumo. Sull’istante ella sarà così ben guarita e così ben liberata da Maimun, figlio di Dimdim, che a questi non verrà mai in mente di avvicinarsi a lei una seconda volta.”

Il capo dei dervisci non perse una parola di questa conversazione tra fate e geni che, dopo aver detto queste parole, mantennero un profondo silenzio per tutta la notte. Il giorno dopo, all’alba, appena riuscì a distinguere gli oggetti, – la cisterna era infatti demolita in diversi punti, – egli scorse un buco, attraverso il quale uscì senza difficoltà.

Continua.

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