La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DELL’INVIDIOSO E DELL’INVIDIATO – 3

I dervisci, che lo cercavano, furono felicissimi di rivederlo. Egli raccontò loro in poche parole la cattiveria dell’ospite che aveva raccolto così bene il giorno precedente, e si ritirò nella sua cella. Il gatto nero di cui aveva udito parlare la notte, durante la conversazione delle fate e dei geni, non attese a lungo per venire a fargli come al solito delle moine. Egli lo prese, gli strappò sette peli dalla macchia bianca che aveva sulla coda e li mise da parte per servirsene quando ne avrebbe avuto bisogno.

Il sole non era sorto da molto tempo, quando il sultano, che non voleva trascurare niente di quanto credeva potesse portare una pronta guarigione alla principessa, arrivò alla porta del convento. Ordinò alla sua guardia di fermarvisi ed entrò con i più importanti ufficiali del suo seguito. I dervisci lo ricevettero con rispetto.

Il sultano trasse da parte il loro capo:

“Buon Shaikh, – gli disse, – forse già sapete la ragione che mi porta qui.

  • Si, Sire, – rispose il dervis con modestia, – è, se non m’inganno, la malattia della principessa ad attirare quest’onore che non merito.
  • E’ proprio questo, – replicò il sultano. – Mi rendereste la vita se, come spero, le vostre preghiere ottenessero la guarigione di mia figlia.
  • Sire, – riprese il brav’uomo, – se Vostra Maestà vuole avere la bontà di permettere che ella venga qui, mi lusingo, con l’aiuto e il favore di Dio, ch’ella ritornerà in perfetta salute.”

Il principe, fuori di sé dalla gioia, mandò subito a prendere la figlia, che apparve ben presto accompagnata da un numeroso seguito di donne e di eunuchi, e velata in modo che non le si vedeva il viso. Il capo dei dervisci fece reggere una padella sulla testa della principessa; e, quando vi ebbe messo i peli sui carboni accesi che aveva fatto portare, il genio Maimun, figlio di Dimdin, lanciò alte grida, senza che si vedesse nulla, e lasciò libera la principessa. Ella portò prima la mano al velo che le copriva il viso e lo levò per vedere dove fosse.

Continua

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.