Salute e Benessere

Mais o Granoturco – Zea mays L.
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Sotto famiglia: Andropogonoideae
Tribù: Maydeae
Specie: Zea mays L.
Altri nomi comuni: frumentone, grano d’India, melica, formentazzo

Francese: mais; Inglese: maize, Indian corn; Spagnolo: maiz; Tedesco: mais.

Fittezza di allevamento del mais in diverse condizioni di coltura
– In coltura principale irrigua per granella: da 6 a 8 piante a m2 (6 per varietà tardive, 7 per varietà medio-precoci, 8 per varietà precoci).
– In coltura principale asciutta per granella: da 2,5 a 4 piante o m2, secondo il clima e la freschezza del terreno.
– In coltura intercalare per granella: da 7 a 10 piante/m2 (la fittezza minore per le semine anticipate, la maggiore per quelle più tardive, ad es. dopo frumento.
– In coltura principale da foraggio a maturazione cerosa: 1 pianta in più della corrispon­dente fittezza per granella.
– In coltura intercalare da foraggio per raccolta alla fioritura («granturchino»): da 30 a 50 piante per m2.
Per avere l’investimento desiderato in passato si seminava fitto sulla fila eliminando poi con il diradamento manuale le piante nate in eccesso; oggi per evitare il diradamento si fa la semina adoperando la seminatrice di preci­sione, che deposita sulla fila un seme alla volta a distanza regolare prefissata.
Con la semina di precisione bisogna stimare al momento della semina quanti semi affidare al terreno per avere il desiderato numero di piante, bisogna cioè valutare le probabilità che un seme ha di dare una pianta viva e vitale. Tale probabilità varia con la germinabilità del seme, le condizioni fisiche del letto di semina, la temperatura e l’umidità del terreno, ecc.: in buone condizioni si può stimare necessario per il mais seminare un numero di semi del 10% superiore al numero desiderato di piante. Fallanze di maggiore entità vanno previste in caso di semina con temperature basse, su terreno secco o mal preparato.
Il numero di semi da seminare si calcola dividendo il numero di piante desiderato per il com­plemento a 100 della quota di fallanze stimata. Ad esempio, volendo 7 piante a m2 e pre­vedendo il 15% (o 0,15) di fallanze si avrà: 7/(1-0,15) = 7/0,85 = 8,2 semi a m2.
La distribuzione delle piante di mais sul terreno è fatta a file, distanti l’una dall’altra tanto da rendere possibile l’uso di tutte le macchine necessarie alla maiscoltura meccanizzata. In particolare l’impiego delle grandi macchine per la raccolta (spannocchia-sgranatricí) impone di lasciare tra le file 0,7-0,8 m (più comunemente 0,75).
Una volta stabilito il numero di semi da seminare per ogni m’ e fissata la distanza tra le file, è facile determinare la distanza alla quale i semi dovranno essere deposti nel terreno. Ad esempio per avere 8 semi a m2 con file a 0,75 m la distanza di semina sulla fila sarà: cm2 10.000/8 = 1.250 cm2; cm2 1.250/75 = 0,167 m.
La quantità di seme necessaria per investire un ettaro di coltura dipende dalla fittezza di semina e dal peso medio di un seme; può variare da 15 a 24 kg ha-‘, anche se tale dato ha solo carattere indicativo in quanto i semi di mais si vendono a numero.
La profondità di semina deve essere uniforme ed oculatamente scelta: né eccessiva, sì da rendere difficile l’emergenza delle plantule, né troppo superficiale, da esporre i semi in germinazione al rischio di disseccamento. In media si consigliano 40-60 mm di profondità: 40 con terreno freddo e umido, 60 con terreno asciutto.
È opportuno che il seme sia trattato con prodotti fungicidi; i mais ibridi sono messi in commercio già «conciati».
Buona regola di prudenza è disinfestare il terreno dagli insetti terricoli. Insetticidi formulati in microgranuli possono essere localizzati nelle vicinanze dei semi (dalla seminatrice stessa) assicurando un’ottima protezione con minime quantità di insetticida.

Scelta della varietà

La scelta della varietà è una delle più importanti condizioni dalle quali dipende il successo della maiscoltura.
Il carattere più importante che va preso in considerazione nella scelta dell’ibrido, in quanto determinante del suo adattamento ad un dato ambiente, è la precocità.
Nel caso di coltura a semina primaverile asciutta vanno scelti ibridi precocissimi (classi 200 e 300).
Nel caso di coltura irrigua e di semina normale l’ibrido dovrà essere scelto di ciclo di durata tale da sfruttare appieno la stagione favorevole, rag­giungendo la maturazione fisiologica quando le condizioni di temperatura non consentono più una crescita apprezzabile. Nelle regioni italiane climaticamente molto favorevoli al mais, i tipi migliori sono gli ibridi delle classi 600 e finanche 700. Nelle regioni del Centro i risultati migliori si ottengono con ibridi medio­precoci (classi 4-500).
Nel caso di coltura intercalare vanno usati ibridi tanto più precoci quanto più ritardata è la semina (da 400 a 200).
Per le colture di mais da foraggio, nelle quali interessa l’intera massa della pianta e non solo la granella, e che vengono raccolte prima della matura­zione fisiologica (alla maturazione cerosa o alla fioritura) si possono seminare ibridi decisamente più tardivi di quelli da granella.

Lotta alle erbe infestanti

La lotta alle erbe infestanti, la cui presenza causa gravi decurtazioni di prodotto tanto in coltura irrigua quanto asciutta, in passato era affidata alle sar­chiature e alle scerbature, generalmente eseguite a mano e oggi non più proponibili.
Le sarchiature meccaniche non bastano a risolvere soddisfacentemente il problema delle erbe infestanti, infatti gli organi lavoranti della mac­china sarchiatrice operano solo nell’interfila. Inoltre non sempre si riesce a entrare nei campi per sarchiare prima che il mais sia troppo cresciuto in altezza.
Ciò ha stimolato la ricerca di prodotti chimici dotati di potere erbicida che permettessero il controllo della vegetazione infestante il mais.

Diserbo

La coltivazione del mais ha avuto un’evoluzione rapida e profonda con il passare da ordinamenti colturali compositi e variati alla frequente successione a se stesso o addirittura alla monosuccessione. Ciò ha cambiato sia la composizione della flora infestante sia il modo di controllarla.
La flora infestante attuale è composta da poche specie dominanti perché si avvantaggiano della ripetizione del mais su se stesso per i loro meccanismi di sopravvivenza (ad esempio la sorghetta con i suoi rizomi) o perché resistenti ai principali erbicidi.
Il diserbo del mais è stato una pratica che ha incontrato tanto rapida­mente e diffusamente il favore degli agricoltori da costituire un caso piuttosto raro nella storia dell’agricoltura.
Questo risultato è dovuto a un prodotto con eccezionali doti di effi­cacia erbicida e di selettività per il mais: l’Atrazina, che fu e rimase a lungo il diserbante più impiegato dai maiscoltori finché per ragioni di inquinamento delle falde acquifere non ne fu proibito l’uso.
Dopo la messa al bando dell’Atrazina, la ricerca chimica ha trovato numerosi principi attivi sostitutivi il cui limite è che nessuno ha uno spettro d’azione completo, per cui è necessario intervenire con principi attivi diversi o con trattamenti in epoche diverse o in miscele, sia estemporanee sia in formu­lazioni precostituite.
Diserbo pre-emergenza. Il diserbo pre-emergenza è stato quello predomi­nante fin dall’inizio di questa tecnica ed è tuttora molto diffuso come inter­vento di base. Si fa al momento della semina, contemporaneamente a questa nel caso di diserbo localizzato sulla fila, o subito dopo la semina, comunque prima che il mais nasca.
I diserbanti da pre-emergenza sono ad azione antigerminello e residuali agendo per assorbimento radicale; essi si distinguono a seconda del loro spettro d’azione:
– efficaci su sole dicotiledoni;
– efficaci su dicotiledoni più monocotiledoni annuali.
Un modo per risparmiare e ridurre la quantità di diserbante è la localizzazione della soluzione erbicida alla semina su una striscia di 0,25-0,30 m lungo la fila, lasciando alle sarchiature il controllo della striscia interfilare non trattata.
Il diserbo pre-emergenza va escluso nei terreni umiferi, con oltre il 10% di sostanza organica, dove i principi attivi verrebbero disattivati per adsorbi­mento da parte della sostanza organica o per degradazione microbica.

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