Salute e Benessere

Mais o Granoturco – Zea mays L.
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Sotto famiglia: Andropogonoideae
Tribù: Maydeae
Specie: Zea mays L.
Altri nomi comuni: frumentone, grano d’India, melica, formentazzo

Francese: mais; Inglese: maize, Indian corn; Spagnolo: maiz; Tedesco: mais.

Diserbo post-emergenza. Il diserbo post-emergenza generalmente si confi­gura come complemento, integrazione o rimedio al diserbo fatto pre-emer­genza, tenuto conto che l’efficacia di questo non è mai pari al 100% e che vi sono specie non controllate perché nate tardi o perché resistenti. I diserbanti di post-emergenza hanno azione fogliare e spesso vedono aumentata la loro efficacia erbicida dall’aggiunta di coadiuvanti, additivi o bagnanti.
Una recente famiglia di diserbanti ha allargato moltissimo le possibilità del diserbo post-emergenza dando soluzione a quello che era stato il difficile problema di controllare nel mais le infestanti graminacee annuali e soprattutto perenni: questa innovazione è costituita dalle solfoniluree (Rimsulfuron, Nico­sulfuron, Primisulfuron).
Diserbo post-emergenza.
Dicotiledoni. In presenza di infestazioni di dicotiledoni annuali e perenni «facili» le solu­zioni tecniche più rispondenti sono i diserbanti ormonici (l2,4D+MCPA) con mais allo stadio di 3-7 foglie; l’associazione a dicamba o altri principi attivi permette di controllare: convolvolo, stoppione, equiseto, e le nuove malerbe in via di diffusione stramonio e fito­lacca.
Graminacee. Su graminacee annuali e sorghetta da seme è rispondente un trattamento con una solfonilurea; con sorghetta da rizoma possono essere necessari 2 trattamenti a distanza di 15 giorni.
Dicotiledoni e graminacee. Rimsulfuron e nicosulfuron controllano, oltre che le graminacee, anche la maggior parte delle infestanti a foglia larga, ma per allargare lo spettro d’azione verso queste ultime utile è l’associazione con dicamba o sulcotrione o terbutilazina o bro­moxinil. In questo modo si può controllare la presenza anche delle dicotiledoni «difficili» già citate.
Mezzi agronomici per ridurre il problema delle infestanti.
Avvicendamento. Con l’avvicendamento colturale le infestazioni di malerbe del mais si attenuano o sono più facili da controllare. Ad esempio il rinettamento di un terreno fortemente infestato da rizomi di sorghetta può essere fatto interrompendo la monosuccessione di mais con un cereale vernino (fru­mento); questo, liberando il terreno presto in estate consente, con un’aratura profonda, di lasciare esposti a disseccarsi per tutta l’estate i rizomi della sorghetta; in caso di estate piovosa in cui la sorghetta avesse rivegetato, con un trattamento a base di Glifosate (o simili) possono essere devitalizzati anche i rizomi. Altro mezzo semplice per ottenere lo stesso risultato è di avvicendare periodicamente la soia al mais: nell’anno di coltivazione della soia il rinettamento del terreno dalla sorghetta potrà essere fatto agevolmente impiegando uno dei diserbanti graminicidi oggi disponibili.

Mais transgenici.

Con varietà di mais transgenico, reso resistente a un diserbante totale, il con­trollo delle infestanti è piuttosto semplice: si tratta di aspettare che queste nascano e fare un trattamento a base di Glifosate o suoi derivati che devitaliz­zerà tutto salvo il mais.

Cure colturali.

– Diradamento.
È l’operazione con la quale in passato si dava alla coltura la giusta fittezza. Il diradamento va cominciato non troppo tardi, quando sono trascorse 3-4 setti­mane dalla nascita e le piantine hanno 3-4 foglie. Esso deve essere fatto a mano e pertanto risulta onerosissimo: 40-60 ore-uomo per ettaro.
Nella moderna maiscoltura intensiva il diradamento è reso superfluo dalla semina di precisione.
– Sarchiatura.
Un problema non ancora convenientemente definito è quello se si debba sar­chiare nel caso che il diserbo abbia sortito piena efficacia nel controllare le malerbe.
Si ricordi che la sarchiatura consente di conseguire altri benefici effetti oltre al controllo delle erbacce, quali la riduzione dell’evaporazione e l’arieggiamento della rizosfera. Nelle terre leggere e nelle colture irrigue dove la mai­scoltura è oggi prevalentemente concentrata, questi vantaggi sono poco importanti, per cui la sarchiatura tende a non essere più praticata essendo
stata sostituita dal diserbo quale mezzo di controllo delle erbe infestoti,
Con le già segnalate limitazioni all’uso di diserbanti efficaci è prevedibile che la sarchiatura del mais dovrà essere ripresa in considerazione come intervento ordinario, in sostituzione o a completamento del diserbo chimico.
Si tenga presente che i campi di mais sono agibili per le macchine finché le piante non superano i 0,6-0,7 m di altezza. Data l’alta velocità di crescita del mais in questo periodo, capita spesso di non riuscire a entrare in tempo nei campi.
– Rincalzatura.
È questa un’operazione consistente nell’addossare terra al piede delle piante di mais per favorirne la radicazione e, soprattutto, per rendere possibile l’irri­gazione col sistema per infiltrazione laterale da solchi.
La rincalzatura, molto diffusa in passato, ha perso molta della sua importanza nella maiscoltura moderna. Infatti i suoi vantaggi sono discussi e. comunque, poco rilevanti, mentre essa porta a diversi inconvenienti, come quello di ostacolare la trinciatura degli stocchi.
Nel caso di sarchiatura meccanica, spesso risulta molto utile per con­trollare meglio le erbacce abbinare la rincalzatura alla sarchiatura (sarchia-rin­calzatura), montando un organo rincalzatore dietro ogni organo sarchiatore; in questo modo si riesce a controllare, sotterrandole, le erbe infestanti presenti lungo la fila, nella striscia di terreno non smosso dai sarchiatori.

Irrigazione.

Il mais ha consumi idrici unitari non molto elevati, ma per sostenere la sua altissima produttività potenziale (20 e oltre t/ha di sostanza secca) sono richieste disponibilità d’acqua che solo in poche zone sono assicurate dalle riserve d’acqua del terreno e dalle piogge del periodo di crescita.
Si consideri che il mais svolge il suo ciclo nel periodo dell’anno in cui la piovosità è al suo minimo e la domanda evapotraspirativa è al suo massimo. Per questo la maiscoltura in Italia per essere veramente intensiva (com’è: le rese in Italia sono le più alte del mondo) non può prescindere dall’ausilio dell’irrigazione.
L’insufficienza d’acqua provoca sempre danni al mais che diventano di gravità eccezionale quando lo stress idrico capita nel momento estremamente critico della fioritura (corrispondente al mese di luglio, indicativamente) in questa fase l’appassimento anche temporaneo delle piante ha come effetto il fallimento dei processi fecondativi (mancata fecondazione o aborto degli ovuli) che si traduce nella riduzione talora anche totale del numero di carios­sidi per spiga.
Il mais in coltura asciutta è quasi scomparso proprio per la aleatorietà delle sue produzioni legate alla aleatorietà delle piogge estive, in particolare nel momento della fioritura.
– Stagione di adacquamento. Un programma d’irrigazione che voglia coprire al meglio le esigenze di una coltura di mais deve prevedere che l’acqua non difetti nel periodo che va dalla emissione del pennacchio (circa due settimane prima della fioritura) fino almeno alla maturazione latteo-cerosa (circa 5-6 settimane dopo la fioritura) per una stagione irrigua di 50-60 giorni al massimo, situata nei mesi centrali dell’estate: luglio e agosto. In questo arco di tempo c’è una fase, quella di fioritura, che è caratterizzata da straordinaria sensibilità alla deficienza idrica e da gravissime conse­guenze di questa sulla produzione. Questa fase, che in un campo di mais dura circa una settimana, è imperativo che si svolga in perfette condizioni idriche perché uno stress che in questo momento provocasse anche un lieve e momentaneo appassimento avrebbe come conseguenza l’infertilità di una quota altissima di ovuli della spiga, con proporzionale, irrecuperabile perdita di produzione.
Prima e dopo la fioritura la deficienza idrica riduce la capacità di assimila­zione della coltura, ma non ha conseguenze così drammatiche come alla fio­ritura.
– Limitato sussidio irriguo. Se un’azienda avesse ridotte disponibilità d’ac­qua potrebbe limitarne il consumo abbreviando la lunghezza della stagione irrigua, riducendo il numero (non il volume!) degli adacquamenti, fino al limite di riservare un’unica irrigazione alla ricarica idrica del terreno all’i­nizio della fase di fioritura.
Un sussidio irriguo limitato nel senso ora indicato può considerarsi una interessante alternativa economica all’irrigazione totalitaria, che punta alle massime espressioni di produttività del mais, ma è molto onerosa. La diminuzione della produzione in termini economici può essere compensata dal risparmio d’acqua, d’energia e di lavoro per l’irrigazione, dal risparmio nella concimazione e nell’essiccazione, visto che con questo tipo di gestione le varietà consigliabili sono più precoci, più sobrie e di miglior qualità (esempio: mais vitrei).
– Volume di adacquamento. Ogni adacquata va fatta con il massimo di razionalità per evitare sprechi, insufficienze e inefficienze, sulla base di elementi tecnici precisi attinenti al terreno e alla coltura, dai quali dedurre il volume di adacquamento.
L’irrigazione deve essere fatta per tempo, prima che la coltura manifesti il benché minimo segno di sofferenza, quindi molto prima del punto di appassimento.
Il volume di adacquamento deve essere stabilito in modo da bagnare lo strato superficiale di suolo di 0,70 m circa di spessore.
– Turno. Il turno è l’intervallo di tempo che passa tra un’adacquata e l’altra. Una volta stabilito come si è visto il volume d’adacquamento, il turno sarà più o meno breve in funzione della evapotraspirazione della coltura nei giorni successivi all’adacquata. Così negli esempi fatti, il volume di 49 mm e 21 mm nei due terreni basteranno per 7 e 3 giorni, rispettivamente, ipotizzando una ETP di 7 mm al giorno.
L’irrigazione del mais è generalmente eseguita col sistema per aspersione (o a pioggia) o per infiltrazione laterale, da solchi.
L’irrigazione alla semina è necessaria nel caso di coltura intercalare per assicurare le nascite.

Continua

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