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Una giornata davvero da cani

Una vita da cani è davvero da cani? Per provarlo nel 2002 due giovani inglesi, appassionati di cani, Gareth Fox che all’epoca aveva 20 anni e Toni Allen che di anni ne aveva 39, decisero di passare un’intera giornata nel ruolo di cani randagi.

Si fecero raccogliere e ingabbiare dall’accalappiacani di Londra che li portò alla Battersea Dog home (casa del cane), dove sono raccolti i cani abbandonati.

Qui hanno ricevuto i trattamenti standard per i randagi. Sono stati pesati, lavati, spulciati, etichettati e vaccinati.

Poi sono stati sottoposti a un test per stabilire la loro socievolezza, il carattere, il livello di educazione.

Sono infine stati messi in gabbia con una ciotola di cibo.

Conclusione? Il servizio di recupero randagi nel 2002 funzionava bene, (non so adesso dopo 20 anni, spero che funzioni bene anche adesso) ma la vita da abbandonati è triste: nessuno sostennero Fox e Allen, dovrebbe mai abbandonare il proprio cane. Inutile dirlo che Fox e Allen mi trovano enormemente d’accordo con loro.

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San Giuseppe aveva sei dita?

Lo strano enigma nascosto in un quadro di Raffaello

Contate le dita del piede sinistro di San Giuseppe nello “Sposalizio della Vergine” conservato nella Pinacoteca di Brera. Sorpresi? Si, avete contato giusto, ha ben 6 dita. E non si tratta di una distrazione di Raffaello Sanzio, il grande pittore italiano che dipinse il quadro nel 1504 e che, anzi, era noto per la sua attenzione ai dettagli. Anche perché, a ben osservare, San Giuseppe è l’unico del dipinto ad avere i piedi nudi. E’ invece, probabilmente, la conseguenza di un classico caso di polidattilia di tipo A (la presenza cioè di più dita con il dito in più oltre il quinto dito), un difetto ereditario, piuttosto raro tra i bianchi: si verifica in 1 neonato ogni 630-3.300 nati vivi, secondo le diverse popolazioni.

Stupito da questo ritrovamento, Daniel Mimouni, del Rabin Medical Center di Petah Tiqva, in Israele, ha studiato con la lente di ingrandimento altre opere di Raffaello, e così ha scoperto che anche Giovanni Battista bambino ritratto ne “La bella Giardiniera” conservato al Louvre di Parigi ha una polidattilia di tipo A. E ipotizza che i due modelli utilizzati da Raffaello fossero padre (San Giuseppe) e figlio (Giovanni Battista).

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Sapete che cosa è la “Maledizione dei presidenti?

E’ una strana coincidenza per cui dal 1840 al 1960, cioè per 120 anni, ogni 5 elezioni, il presidente degli Usa eletto è morto durante il mandato.

Chi per una banale infreddatura (come William Harrison nel 1841) chi per mano di un sicario. A interrompere la serie è stato Ronald Reagan, che fu però vittima di un attentato, a cui sfuggì per miracolo. Anche George Bush Jr., eletto alla quinta elezione dopo quella di Reagan del 1980, era uno dei bersagli degli attentati terroristici dell’11 settembre del 2001 e la scampò.

Ma le coincidenze più strane sono quelle fra Kennedy e Lincoln.

Entrambi uccisi, avevano entrambi un vice di nome Johnson. Il segretario di Kennedy si chiamava Lincoln e quello di Lincoln si chiamava Kennedy.

Presidenti maledetti

William H. Harrison. Eletto nel 1840. Morto per infreddatura nel 1841.

Abraham Lincoln. In carica dal 1861. Ucciso da un sicario nel 1865.

James A. Garfield. Eletto nel 1880. Vittima di un attentato nel 1881.

William McKinley. Rieletto nel 1900. Nel 1901 fu ucciso da un anarchico.

Warren Harding. Eletto nel 1920. Morto (per infarto?) nel 1923.

Franklin D. Roosvelt. Rieletto nel 1940. Morto per ictus nel 1945.

John F. Kennedy. Eletto nel 1960. Vittima di un attentato nel 1963.

Ronald Reagan. Eletto nel 1980. Scampa a un attentato nel 1981.

George W. Bush. Eletto nel 2000. Scampa a un attentato nel 2001.

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Come si diventa ornitologo

Volatili che passione.

Non esistono corsi di laurea che diano un riconoscimento ufficiale per la professione di ornitologo.

E’ utile, una laurea in scienze biologiche o in scienze naturali, o ancora in veterinaria. In ogni caso però occorre coltivare la materia per proprio conto.

Esistono periodi a tema, tra i quali la Rivista Italiana di Ornitologia, fondata nel 1911, ed è utile prestare aiuto come volontari in varie associazioni, per esempio Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) o Wwf, o frequentare i corsi istituiti di tanto in tanto presso i Musei di Storia Naturale.

Anche per quanto riguarda la professione, non esiste una specializzazione vera e propria. Può però occuparsi principalmente di ornitologia chi lavora nei parchi naturali, e nelle riserve, o chi lavora presso un museo, sia come conservatore, sia come tassidermista.

Più riconosciuto è invece l’inanellatore: applica alla zampa degli uccelli un anello metallico, e ne studia le migrazioni.

In questo caso si deve frequentare un corso e sostenere un esame finale presso l’Istituto nazionale di Fauna Selvatica.

Istituto nazionale di Fauna Selvatica, Ozzano dell’Emilia (Bologna) telefono 051/6512111.

Lipu, Lega Italiana protezione uccelli, via Trento 49 Parma telefono 0521/273043 www.lipu.it

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Perché in Italia per il cognome da dare ai figli si usa quello paterno.

In base al diritto romano, ai figli e alle figlie veniva dato il cognome della famiglia paterna.

L’agnomen, il termine con il quale si definiva il nome di una persona, era formato da tre componenti: Caio – prenomen – il nome proprio: Giulio – il nome della gens – più ampia della famiglia: Cesare, – cognomen. A questi si aggiungeva a volte un quarto termine, descrittivo della condizione sociale.

Tutto ciò succedeva solo nelle famiglie patrizie. Nei ceti popolari, fino alla fine del ‘600, il cognome era invece sostituito da dizioni come “di Giuseppe”, oppure da soprannomi o da aggettivi legati al mestiere svolto, o all’origine geografica.

Anche in questi casi però era sempre il nome paterno a trasmettersi ai figli e alle figlie. Per permettere anche alle donne di trasmettere il proprio cognome, in Italia (dove la prevalenza del cognome paterno è affermato dal Codice Civile articolo 262) sono stati presentati vari disegni di legge. Attualmente chi lo desidera deve fare domanda al prefetto, che la inoltra al Ministero dell’Interno.

Una donna non sposata, invece, può sempre dare il proprio cognome se riconosce il figlio prima del padre.

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Perché i barattoli sono in genere cilindrici.

Attualmente, grazie al livello tecnologico raggiunto e alla possibilità di utilizzare plastica o carta, i contenitori per alimenti possono essere realizzati con ogni tipo di forma.

Quella rettangolare, in particolare, ha il pregio di permettere un immagazzinamento più razionale.

In precedenza, però, la forma cilindrica era quella più facile da realizzare, e soprattutto quella a minor rischio di rottura. Non a caso anche i formaggi, i salumi e molti alimenti venivano realizzati con una forma cilindrica.

La forma cilindrica restò la preferita anche dopo l’introduzione di materiali più robusti per le confezioni, perché semplificava le lavorazioni e garantiva una chiusura ermetica.

Ci sono anche altri vantaggi: quando il barattolo viene scaldato, il calore si distribuisce in maniera più uniforme. Nel caso di urti e pressioni, poi, la sua struttura esterna subisce modifiche minori rispetto a uno con forma di parallelepipedo.

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Come mai quando dormiamo non cadiamo giù dal letto?

Durante il sonno non siamo del tutto isolati dall’ambiente circostante. Il cervello continua a funzionare e manteniamo una certa capacità di controllo del corpo nello spazio.

Nel sonno, infatti cambiamo spesso posizione per la necessità di muovere le varie parti del corpo, soprattutto le articolazioni.

L’unico momento in cui potremmo cadere è quello che corrisponde alla fase Rem (Rapid eye movements), durante la quale si consuma molta energia e si eseguono movimenti ispirati dai sogni. In questa fase però, subentra l’atonia muscolare, comandata dal tronco cerebrale, una parte profonda del cervello. I muscoli sono completamente rilassati, e il rischio di cadere dal letto è quindi basso.

Esiste però una patologia, il “disturbo comportamentale in fase Rem”, che colpisce dopo i 50 anni: l’atonia muscolare non c’è, dunque si può cadere dal letto.

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La Terra potrebbe esplodere?

No. La sua struttura non consente una vera e propria esplosione. Al contrario delle stelle, infatti, all’interno della Terra non vi sono reazioni nucleari che producono energie ad alta intensità.

Nel nucleo si raggiungono temperature elevate (5.000° C): sono dovute sia alla pressione del guscio più esterno, sia all’energia gravitazionale (quella dovuta al collasso del materiale più denso verso il nucleo, quando il pianeta stava ancora formandosi). Tutto ciò però si traduce solo nella formazione di “cellule convettive”, cioè risalite verso l’alto di materiale caldo dalle parti più profonde del mantello, che si raffreddano vicino alla superficie e poi ricadono in profondità.

Anche nel caso in cui la Terra fosse colpita da un gigantesco asteroide, il pianeta si comporterebbe come un oggetto solido: si frantumerebbe, e solo in questo caso emetterebbe giganteschi spruzzi del materiale liquido presente al suo interno.

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Cosa sono le armi batteriologiche.

Si tratta di vari tipi di microrganismi che possono essere facilmente diffusi e sono tossici o letali anche se presenti in basse concentrazioni.

Possono diventare armi batteri che causano malattie come carbonchio o antrace, peste e tularemia.

La maggior parte di essi si possono combattere con un trattamento antibiotico, ma è possibile selezionare ceppi particolarmente resistenti o modificarli geneticamente per ottenere una maggiore resistenza agli antibiotici.

Vengono coltivati in strutture simili a quelle usate nelle industrie della fermentazione.

Molto contagiosi, perché si diffondono velocemente per via aerea, e più difficili da curare, sono i virus, in particolare vaiolo, ebola ed encefalite. Anche i virus possono essere geneticamente modificati per aumentarne l’efficacia.

Le rickettsie, infine sono strutturalmente simili ai batteri: quelle usate come armi provocano tifo, febbre Q, febbre delle Montagne rocciose.

Si stima però che negli arsenali batteriologici potrebbero essere conservate anche tossine estratte dai microorganismi, tra cui botulino o enterotossina B dello stafilococco.

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La causa dell’edema polmonare d’alta quota.

L’edema polmonare può insorgere in montagna, a partire dai 3.000 metri di altitudine. E’ dovuto alla scarsa disponibilità di ossigeno provocata dalla diminuzione della pressione dell’aria. Il corpo deve cercare di mantenere sempre un adeguato livello di ossigenazione.

Per ottenere ciò vengono messi in atto dei meccanismi di compensazione: inizialmente si cerca di introdurre più aria con respiri profondi, poi la frequenza delle inspirazioni cresce.

Successivamente il corpo aumenta automaticamente la produzione di globuli rossi e l’afflusso di sangue ai polmoni. Il battito cardiaco accelera.

In soggetti predisposti, o che non hanno avuto il tempo di adattarsi, la pressione del flusso sanguigno nell’area polmonare aumenta eccessivamente e causa una fuoriuscita di siero attraverso le pareti dei capillari.

Negli alveoli polmonari, le piccole cavità dove avviene l’acquisizione di ossigeno e la cessione di anidride carbonica, si accumula siero, che causa difficoltà di respirazione e un’espettorazione rosea e schiumosa.

L’intervento deve essere immediato: vanno somministrati ossigeno e farmaci, mentre si provvede al trasporto verso il basso.

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Il dinosauro più lungo trovato finora.

Non c’è un dato definitivo. Tutti i dinosauri più grandi sono riuniti nel gruppo dei Titanosauridi.

Il più lungo di cui si è ritrovato lo scheletro completo è il “Diplodocus carnegii”; i resti furono scoperti nel Wyoming (Usa) nel 1899. La lunghezza del Doplodoco è di 26,6 metri di cui 8 metri di collo e 14 di coda.

Nel 1991, nel Nuovo Messico, sono state portate alla luce alcune ossa di “Seissmosaurus hallorum”: si pensa che la lunghezza dell’animale dovesse essere tra i 39 e i 52 metri. Il seismosauro, come il diplodoco, era erbivero, con un collo lunghissimo.

Altri studi condotti sulle impronte ritrovate del “Breviparopus”, un brachiosauro, e fanno supporre fosse lungo circa 48 metri. La scoperta più recente è di una nuova specie, “Paralititan stromeri”, trovata in Egitto, nell’oasi di Bahariva: il solo omero è lungo 1,69 metri. La stima della lunghezza complessiva è intorno ai 30 metri. Si pensa che, con le sue 80 tonnellate circa di peso, sia il secondo dinosauro più pesante finora scoperto: il primato spetta ad “Argentino saurus”, il cui omero è lungo 1,81 metri, e il cui peso è stimato intorno alle 100 tonnellate.

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Un po’ di numeri sul cioccolato

3 miliardi sono i chilogrammi di cacao grezzo che ogni anno vengono lavorati in tutto il mondo.

1,25 miliardi erano i semi di cacao che facevano parte del tesoro reale di Montezuma II e che Hernan Cortes nel 1520 rubò agli Aztechi. Tanti, ma oggi non basterebbero nemmeno per fabbricare i

36 milioni di chilogrammi di Nutella che ogni anno in tutto il mondo vengono spalmate sul pane.

720 mila sono le tonnellate di prodotti a base di cioccolato che ogni anno escono dalle industrie dolciarie tedesche (la Germania è il maggior produttore in Europa), mentre solo

207 mila tonnellate sono quelli che escono dalle industrie dolciarie italiane.

76 mila sono sempre in Italia, le tonnellate di cioccolato venduto sotto forma di cioccolatini e quasi

30 mila sono le tonnellate di quello venduto in tavolette, al latte o fondente.

350 sono gli anni trascorsi da quando il cuoco dei banchieri Fugger, a Regensburg, riempì di cioccolato una pallina di marzapane, dando modo al maresciallo francese Choiseul du Plessis-Praslin di chiamarla “pralina”

100 erano i semi di cacao necessari presso gli Aztechi per comprare uno schiavo e

50 erano quelli necessari per comprare una schiava. Perciò, con due tavolette di cioccolato al latte, che richiedono

35 semi, chiunque potrebbe cominciare a costituirsi un esercito di servitori.

10 sono i chilogrammi di cioccolato che ogni anno consumano a testa i tedeschi, anche in questo primi in Europa, e

4,5 kg pesano le tavolette di cioccolato più grandi regolarmente in produzione, più dei

3,5 kg di cioccolato che ogni anno consumano a testa gli italiani, che sono soltanto dodicesimi in Europa.

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Come mai non ci sono state più missioni lunari.

La serie delle missioni lunari Apollo si è fermata alla numero 17, nonostante ne fossero state previste 18 o 19.

Le successive vennero cancellate dai progetti dell’ente spaziale americano per vari motivi: budget ridotto, scarso interesse da parte dell’opinione pubblica e assenza di obbiettivi chiari sul futuro dell’esplorazione pioneristica.

Burocrazia e burocrati

La burocrazia è solo il formalismo di un contenuto che è fuori di essa. Karl Marx (1818-1883), filosofo ed economista tedesco.

La burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere. Max Weber (1864-1920), sociologo tedesco.

La burocrazia è l’incapacità addestrata. Thorstein Veblen (1857-1929), economista statunitense.

Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando. Ennio Flaiano (1910-1963), scrittore.

Non c’è niente che faccia tanto prestigio in un’azienda quanto il numero dei propri subordinati. E non c’è niente di tanto gratificante quanto poter passare a dei subordinati la responsabilità di pensare. Ne derivano un potente impulso ad aumentare le schiere del personale e una marcata tendenza alla stasi burocratica. John Kenneth Galbraith (1908), economista statunitense.

L’ufficio non è un’istituzione stupida; si direbbe che appartenga più al campo del fantastico che a quello dello stupido. Franz Kafka (1883-1924, scrittore boemo.

La burocrazia è un’organizzazione che non può correggere il proprio comportamento imparando dai propri errori. Michel Crozier (1922), sociologo francese.

La burocrazia: un gigantesco meccanismo azionato da pigmei. Honoré de Balzac (1799-1850) scrittore francese.

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Com’è nata l’espressione Lupo mannaro

L’espressione deriva dal latino tardo, popolare, Lupus Hominarius. E’ analoga alla parola di origine greca licantropo – composta da lykos, lupo, e anthropos, uomo – che indica un essere fantastico: un uomo che nelle notti di luna piena si trasforma, spesso contro la sua volontà, in un lupo mostruoso e feroce.

Leggende legate a questo personaggio sono diffuse in tutta Europa. In Spagna viene chiamato l’hombre-lobo, in inglese werewolf e in francese loup-garou.

La credenza che gli esseri umani, attraverso pratiche magiche volontarie o involontarie, si possano trasformare in animali feroci (non solo lupi, ma orsi, tigri, leopardi, a seconda della fauna locale), è molto antica, si ritrova in moltissime popolazioni ed è dovuta al desiderio di identificarsi negli animali, simbolo di forza e di qualità che l’uomo non può possedere.

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Notizie sprint

Perché si dice cercare rogne?

La rogna è una malattia della pelle che provoca un fastidioso prurito. Rogna dunque, in senso figurato, significa cosa fastidiosa e molesta, oppure guaio.

Anticamente veniva detto anche cercare tigna.

Cosa significa la parola “’ndrangheta?”

La parola potrebbe derivare dal siciliano ndrang risi, farsi largo, oppure dal greco andrangath’a, ovvero società di uomini valorosi.

La voce è nota nel calabrese, dal 1500, periodo della denominazione spagnola.

Cos’è il daltonismo?

E’ la difficoltà di percepire i colori, descritta per la prima volta nel 1794 dal chimico fisico inglese John Dalton, che ne era affetto.

Si trasmette geneticamente per via maschile, e può essere totale o solo parziale.

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Si può determinare la velocità dei pensieri?

Il cervello umano è in grado di eseguire un’operazione logica ogni 250 millisecondi. Il pensiero procede attraverso una serie di operazioni, ognuna delle quali consiste nel collegare tra loro informazioni provenienti dall’ambiente esterno o piccole unità di conoscenza già contenute nella memoria, in vista di un obiettivo che il cervello si è dato. Se l’obiettivo per esempio è quello di eseguire una moltiplicazione a più cifre, il cervello utilizzerà le informazioni parziali che fanno già parte del suo bagaglio di conoscenze.

Ogni quarto di secondo, ossia nell’intervallo tra un’operazione e l’altra, il cervello esamina la situazione che si è venuta a creare dopo l’aggiunta delle nuove informazioni e coordina l’azione successiva. In questo processo sono coinvolte in realtà aree diverse e avviene dunque un’integrazione tra diversi centri specializzati. I processi intellettivi superiori, come la capacità di capire un concetto, hanno sede principalmente nei lobi frontali, posti dietro alla fronte. Quando ridiamo per una barzelletta, per esempio, attiviamo i lobi frontali per capirne il senso, ma anche il nucleus accumbens, l’area che corrisponde al centro del piacere, per l’allegria che proviamo, e le aree motrici, sempre nella parte frontale, per muovere i muscoli che disegnano il sorriso.

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Cosa si intende per galateo

Per galateo si intende un insieme di regole e consigli di comportamento da adottare in società.

Può riguardare il modo di apparecchiare la tavola o di sostenere una conversazione, l’organizzazione di una festa, l’abbigliamento più indicato per le occasioni sociali e mondane.

Il termine deriva da un famoso libro di monsignor Giovanni Della Casa, Il galateo ovvero de’ costumi (pubblicato postumo, nel 1558), scritto su suggerimento di Galateo (Galeazzo) Florimonte, vescovo di Sessa.

Monsignor Della Casa (1503-1556) fu letterato, poeta e traduttore dal greco. In qualità di diplomatico del Vaticano, inoltre, organizzò l’Inquisizione a Venezia e curò l’indice dei libri proibiti.

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Avvenimenti storici

La nascita della Fiat – 2

L’atto costitutivo per la fondazione della nuova industria torinese viene stipulato il mattino del 1° luglio 1899 in via Lagrange, nel palazzo del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio: i testimoni oculari raccontano che è lo stesso conte a ricevere i futuri soci, indossando una lunga veste da camera nera con i risvolti bianchi. L’atto notarile ufficiale è rogato l’11 luglio, presso la sede del Banco Sconto e Sete in via Alfieri.

I nove soci fondatori compongono il primo consiglio di amministrazione della società, che risulta così formato: presidente cavalier Ludovico Scarfiotti, vice presidente conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, segretario del consiglio cavalier Giovanni Agnelli, consiglieri: conte Roberto Biscaretti di Ruffia, cavalier Michele Ceriana Mayneri, Luigi Damevino, marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia, avvocato Cesare Goria Gatti, avvocato Carlo Racca. Ad essi, per completare lo staff dirigenziale, si aggiungono il direttore amministrativo e commerciale Enrico Marchesi e quello tecnico Aristide Faccioli, entrambi ingegneri.

La prima denominazione sociale è Società Italiana per la costruzione e il commercio delle automobili – Torino, mutata poco dopo in Fabbrica Italiana Automobili Torino. Da qui la scritta FIAT, dapprima scritta con altrettanti puntini dopo ogni lettera, in seguito senza di essi e senza più alcun riferimento alla denominazione originaria. Continua.

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Avvenimenti storici

La nascita della Fiat

Nel 1899 la motorizzazione in Italia è allo stato embrionale: numerosi sperimentatori, ma praticamente nessuna industria degna di questo nome (negli Stati Uniti, a titolo di raffronto, la produzione di autoveicoli sarà un anno dopo di 4.200 unità). Mentre in Francia, Gran Bretagna, Germania la “carrozza senza cavalli” ha già una certa diffusione, da noi circolano soltanto centoundici autovetture.

L’unità del Regno è stata proclamata soltanto nel 1861, l’economia è basata anzitutto sull’agricoltura; le attività imprenditoriali, anche quando possono essere classificate come vere e proprie industrie, non hanno le strutture né la rilevanza economica di quelle britanniche, tedesche, francesi. Tuttavia, soprattutto nell’Italia settentrionale, l’esigenza di riguadagnare il terreno perduto è profonda.

E’ in questo clima che a Torino un gruppo di appassionati, nel quale spiccano nomi gentilizi e sono scarsi quelli di tecnici e di uomini con doti manageriali, decide di dar vita a una fabbrica di automobili, la cui filosofia sia quella di fare una serie di macchine e cercare di venderle anziché, come generalmente è sinora avvenuto, sperimentare nuovi ritrovati e allestire prototipi non destinati al mercato.

Continua

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Il sisma più violento mai registrato

Il terremoto più violento si verificò il 22 maggio 1960 in Cile. La sua intensità fu di 8,3 scala Richter. Causò la morte di 2.000 persone e ne ferì 3.000.

Difficile dire se durante la storia della Terra vi siano stati sismi ancora più violenti, tuttavia se ve ne furono non si discostarono molto da quello cileno. Le rocce, infatti, hanno una ben definita capacità di resistenza alle pressioni: al di sopra di certi valori si spaccano e quindi producono il sisma. Ciò spiega anche perché non si siano mai registrati, per esempio, terremoti di intensità 9 della scala Richter. Nulla fa pensare che nel passato le rocce fossero diverse dalle attuali, dunque i terremoti non dovrebbero aver mai superato valori di 8,6-8,7.

Diversamente succede per quanto riguarda l’intensità dei maremoti che si possono verificare in seguito a un sisma. Dipendono da molti fattori: altezza delle coste, altezza dei fondali, distanza del terremoto dalla riva. Il più violento fu quello del 27 agosto del 1883, legato all’eruzione del vucano Krakatoa (Indonesia). Le onde erano alte oltre trenta metri.