Il Santo del Giorno

San Barnaba

autore: Anonimo lombardo anno: XVIII sec titolo: San Barnaba, evangelizzatore di Milano luogo: Museo Diocesano “Carlo Maria Martini”, Milano
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Nome: San Barnaba

Titolo: Apostolo

Nascita: I secolo d. C., Cipro

Morte: 11 giugno 61, Salamina, Cipro

Ricorrenza: 11 giugno

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:MarinoVillataCarassaiBremeTartanoVillanova BielleseLaghi

S. Barnaba nacque da Giudei della tribù di Levi, rifugiatisi a Cipro allorche Pompeo il Grande invase la Palestina. A 12 anni fu mandato a Gerusalemme ove frequentò la scuola di Gamaliele e strinse cordiale amicizia con due condiscepoli: Stefano e Saulo. Erano tutti e tre della stessa età e dovevano un giorno tutti e tre versare il loro sangue per Gesù Cristo e per la sua Chiesa nascente.

Il Salvatore intanto incominciava a riempire la Giudea dei suoi prodigi, ed una folla grandissima lo seguiva entusiasta. In una delle tante volte che Gesù si recò a Gerusalemme, andò alla piscina probatica, e quivi trovò un uomo da trentotto anni ammalato, e gli domandò: « Vuoi essere guarito? ». Quello rispose: « Signore, non ho nessuno che mi metta nell’acqua quando essa è agitata ». Allora il Signore, mosso a compassione, gli comandò: « Alzati, prendi il tuo letto e cammina ». E quegli si alzò e fu sano sull’istante. Barnaba presente a questo prodigio, credette in Gesù e ne divenne fedele discepolo.

Dopo la Pentecoste, quando gli Apostoli iniziarono la loro predicazione fra i pagani, Barnaba fu mandato ad Antiochia. Avendo ottenuto in questa città un numero considerevole di conversioni, e volendo ampliare il campo del suo apostolato, Barnaba pensò a Saulo, che dopo la sua conversione si era ritirato a Tarso. Vi andò, e trovatolo lo condusse ad Antiochia.

Dopo avere dimorato più di un anno in questa città, avvenne che lo Spirito Santo fece segregare i due apostoli Barnaba e Saulo per la missione alla quale li aveva assunti. Ricevettero allora la pienezza del sacerdozio, l’episcopato, dopodichè abbandonarono Antiochia e conducendo seco Giovanni Marco si recarono a Cipro, poi a Salamina e a Pafo ove il proconsole Sergio Paolo si convertì. Quivi Saulo mutò il suo nome in Paolo. Partiti poi da Pafo andarono a Perge in Panfilia mentre Giovanni Marco ritornava a Gerusalemme. Cacciati di là, raggiunsero Iconio; quivi il Signore diede loro una grande consolazione: la conversione della vergine Tecla. In seguito si recarono a Listri ed in molte altre città nelle quali operarono numerose conversioni.

Dopo il Concilio di Gerusalemme, essendosi Giovanni Marco riunito a Barnaba, Paolo si separò da essi, e preso Sila con sé, partì per l’Asia Minore, mentre Barnaba e Giovanni Marco fecero vela per Cipro. La tradizione ci dice che Barnaba percorse anche l’Egitto e l’Italia.

Ritornato a Cipro si stabilì a Salamina e convertì moltissimi isolani. Ma i Giudei, adirati per il bene che faceva, s’impadronirono dell’Apostolo, e dopo averlo fatto molto soffrire Io lapidarono (11 giugno del 60 ca.). Giovanni Marco ne seppellì le preziose reliquie in una caverna.

Nel 485 il santo Martire apparve ad Antemio vescovo di Salamina rivelandogli il luogo della sua sepoltura. Sul suo petto fu trovato un esemplare del Vangelo di S. Matteo, scritto in ebraico di sua propria mano.

PRATICA. Imitiamo S. Barnaba nell’amore al S. Vangelo, facendo oggi un piccolo sacrificio per la sua propagazione.

PREGHIERA. O Dio che ci allieti per i meriti e l’intercessione del tuo beato apostolo Barnaba, concedici propizio di conseguire per i suoi meriti la felicità eterna.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Salamina, in Cipro, il natale di san Barnaba Apostolo, il quale, di nazione Cipriota, ordinato dai discepoli Apostolo delle genti insieme a Pàolo, percorse con lui molte regioni, esercitando l’ufficio della predicazione evangelica a lui affidato; finalmente, andato a Cipro, vi onorò il suo Apostolato con un glorioso martirio. Il suo corpo, al tempo dell’Imperatore Zenone, fu ritrovato per rivelazione dello stesso Barnaba, insieme ad una copia del Vangelo di san Mattéo, trascritta di sua mano dallo stesso Barnaba

PROVERBIO. Se piove per San Barnabà l’uva bianca se ne va

Monumenti di Napoli

IL PORTO, L’ARSENALE E I “SEDILI” – 4

La città era amministrativamente organizzata in “sedili” piccoli edifici a pianta quadrata, coperti a cupole, con annesso un ambiente per riunioni ristrette. In tali strutture si riunivano i rappresentanti della nobiltà – ai quali, in un secondo momento, si aggiunsero quelli del popolo – che rappresentavano tutta la città, divisa in ventinove “ottine”. Essi venivano eletti presso la Corte nelle singole circoscrizioni, mentre l’assemblea del sedile eleggeva il Capitano della Piazza. Tale organizzazione, che risale al 1268, conferma una sostanziale continuità rispetto alle precedenti dominazioni, cartatterizzate da analoghe strutture organizzative.

Continua.

Piccolo Oroscopo del giorno

Ariete: i problemi vanno a soluzione;

Toro: troppe preoccupazioni;

Gemelli: buoni incontri;

Cancro: devi chiarire una situazione amorosa;

Leone: le iniziative economiche hanno un costo;

Vergine: chiarimenti in arrivo;

Bilancia: è un giorno pieno di contraddizioni;

Scorpione: non devi darti pensiero di quello che dicono gli altri;

Sagittario: è un periodo molto avventuroso;

Capricorno: i conti ti danno dei pensieri;

Acquario: se sarai attento ad alcuni segni vedrai che il periodo sarà favorevole;

Pesci: un incontro d’amore da prendere sul serio.

Buon Sabato 11 Giugno 2022

Il Sole sorge alle 5:24 e tramonta alle 20:36

La Luna cala alle 1:14 e si eleva alle 13:51

San Barnaba apostolo

Santo Patrono di Chioggia

Santo Patrono di Marino

Barnaba deriva dall’aramaico bar-nehamab e significa figlio della consolazione.

  • Chi ‘a tene d’oro e chi ‘a tene ‘argiènto; io ‘a tengo ‘e chiùmmo e nun fa niente.
  • Chi nasce affrìtto mòre scunzulàto.
  • ‘O diàvulo nun è accussì brutto comme se pitta.
  • Maro a chi mòro e Paraviso nun trova, ca chi resta se cunzola.
  • san Barnaba, apostolo;
    • san Massimo, vescovo di Napoli;
    • san Remberto, vescovo di Amburgo e di Brema;
    • beato Bardone, abate e poi vescovo di Magonza;
    • sant’Aleide, vergine cistercense;
    • san Parisio, sacerdote camaldolese;
    • beata Iolanda, badessa clarissa di Gniezno;
    • beato Stefano Bandelli, sacerdote domenicano;
    • san Giovanni da San Facondo González de Castrillo, sacerdote agostiniano;
    • santa Maria Rosa Molas y Vallvé, vergine, fondatrice delle Suore di Nostra Signora della Consolazione;
    • santa Paola Frassinetti, vergine, fondatrice delle Suore di Santa Dorotea;
    • beata Maria del Sacro Cuore Schininà, vergine, fondatrice delle Suore del Sacro Cuore.

L’11 giugno del 1423 Alfonso V d’Angiò si impadronisce della città ed assume il titolo di Vicerè.

L’11 giugno del 1904 muore, a soli 28 anni, Vincenzo Russo, autore di numerose belle canzoni (Io te vurrìa vasà, Torna maggio, etc.).

L’11 giugno del 1922 viene approvata la Legge per la protezione del paesaggio di Napoli, proposta in Parlamento da Benedetto Croce.

L’11 giugno del 2002 il Congresso degli Stati Uniti, con la risoluzione 269, riconosce ufficialmente il fiorentino Antonio Meucci come inventore del telefono (e non Alexander Graham Bell).

Il proverbio del giorno: avere le mani in pasta.

LE MASSIME DI FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

E’ molto difficile distinguere la bontà generale, e universalmente diffusa, dalla grande astuzia.

Perché si possa essere sempre buoni bisogna che gli altri credano di non poter mai essere impunemente cattivi con noi.

La fiducia di piacere è spesso un mezzo per non piacere sicuramente.

BOCCACCIO, NAPOLI E IL “DECAMERON” – 17

LE AVVENTURE PARTENOPEE DI ANDREUCCIO

NOBILTA’, CRUDELTA’ E ASTUZIE IN TERRA NAPOLETANA – 6

Con un gesto di magnanimità regale, infine, si chiude la novella sesta della giornata decima, in cui “il re Carlo Vecchio, vittorioso, d’una giovinetta innamoratosi, vergognandosi del suo folle pensiero, lei è una sua sorella onorevolmente maritata”. Si tratta di un chiaro attestato della simpatia del Boccaccio per il re Angioino, “per la cui magnifica impresa e poi per la gloriosa vittoria avuta del re Manfredi furon di Firenze i Ghibellin cacciati e ritornaronvi i Guelfi”.

FINE

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

STORIA DELL’INVIDIOSO E DELL’INVIDIATO – 6

Quei mercanti che credettero di saper scrivere abbastanza bene da poter aspirare a una così alta dignità, scrissero l’uno dopo l’altro quel che vollero. Quando ebbero finito, io avanzai e levai il rotolo dalle mani di quello che lo reggeva. Tutti, e particolarmente i mercanti che avevano scritto, pensando che io volessi strapparlo o gettarlo a mare, lanciarono alte grida; ma si rassicurarono vedendo che io tenevo il rotolo con grande cura e facevo cenno di voler scrivere a mia volta. Ciò fece mutare il timore in ammirazione. Nondimeno, poiché non avevano mai visto una scimmia che sapesse scrivere, e non volendo convincersi che io fossi più abile delle altre, vollero strapparmi il rotolo dalle mani, ma il capitano prese ancora le mie difese.

“Lasciatela fare, – disse; – che scriva. Se scarabocchierà la carta, vi prometto che la punirò immediatamente. Se, invece, scrive bene come spero, perché in vita mia non ho mai visto una scimmia più abile e più ingegnosa, né che capisca meglio di questa tutte le cose, io dichiaro che la riconoscerò come mio figlio. Ne avevo uno che non aveva neppure lontanamente l’ingegno di questa.”

Vedendo che nessuno si opponeva più al mio progetto, presi la penna e la lasciai soltanto dopo aver scritto sei tipi di scrittura in uso presso gli Arabi; e ogni saggio di scrittura conteneva un distico o una quartina improvvisata in lode del sultano. La mia scrittura non soltanto eclissava quella dei mercanti: oso dire che, fino a quel momento, in quel paese non se n’era mai vista una così bella. Quando ebbi finito, gli ufficiali presero il rotolo e lo portarono al sultano.

Il sultano non fece alcuna attenzione alle altre scritture; guardò soltanto la mia che gli piacque a tal punto da dire agli ufficiali:

“Prendete dalle mie scuderie il cavallo più bello e più riccamente bardato, e un abito di broccato dei più splendidi, per rivestire la persona autrice di queste sei scritture e conducetemela.”

A quest’ordine del sultano, gli ufficiali si misero a ridere. Il principe, irritato dal loro ardire, era pronto a punirli; ma essi gli dissero:

“Sire, supplichiamo Vostra Maestà di perdonarci: questi scritti non sono di un uomo, sono di una scimmia.

  • Che dite? – esclamò il sultano, – questi scritti meravigliosi non sono della mano di un uomo?
  • No, Sire, – rispose uno degli ufficiali, – assicuriamo Vostra Maestà che sono di una scimmia che li ha vergati davanti a noi. – Il sultano trovò la cosa troppo stupefacente da non avere la curiosità di vedermi.
  • Fate ciò che vi ho ordinato, – disse loro, – portatemi subito questa scimmia così rara.”

Continua

Le più belle canzoni napoletane

‘O CORE ‘E CATARINA

Giuseppe Capolongo  Rocco Galdieri  1907
 
Oje capèra1, ca passe ogne matina,
famme ‘na gentilezza, ogge o dimane,
quanno spìcceche ‘a capa a Catarina,
tu fammélla passà chello d’ ‘e cane.
 
O pettinatrice1, che passi ogni mattina,
fammi una gentilezza, oggi o domani,
quando acconci la testa di Caterina,
tu falle passare l’inferno.
 
E si te spia: “Ma comme va ‘sta cosa?”
dille ca tiene ‘a fà ‘na capa ‘e sposa.
Che vaje ‘e pressa, ca nun saccio che.

Dille ch’ ‘a sposa sta aspettanno a me.
 
E se ti dice: “Ma come va questa cosa?”
dille che devi acconciare la testa di una sposa.
Che hai fretta, che non so che.

Dille che la sposa sta aspettando me.
 
Oje scarparo, cu ‘a lente ‘ncopp’ ‘o naso,
saccio ch’hê ‘a cunzignà, p’ ‘a fin’ ‘o mese,
ciappe2 ‘ndurate e nucchetelle ‘e raso,
‘nu scarpino cu ‘o tacco tirulese.
 
O calzolaio, con gli occhiali sul naso,
so che devi consegnare, per fine mese,
bottoni2 dorati e fiocchetti di raso,
uno scarpino col tacco tirolese.
 
Pecché canosco ‘a giovane ch’aspetta,
miettece ‘e zzeppe e fance ‘a ponta stretta.
E si essa spia: “Pecché songo accussì?”

Tu spiegancello ca t’ ‘aggiu ditt’i’.
 
Visto che conosco la giovane che aspetta,
mettici le zeppe e facci la punta stretta.
E se lei dice: “Perchè sono così?”

Tu spiegale che te l’ho detto io.
 
Oje curzettara, ca ‘nu busto ‘e seta
taglie e ‘nchime, p’ ‘a vita ‘e ‘na pupata.
Oje curzettara, si vuó stà cujeta,
falle ‘o curzè’, ma siente ‘sta ‘mmasciata.
 
O corsettaia, che un busto di seta
tagli e imbastisci, per la vita di una bambola.
O corsettaia, se vuoi stare tranquilla,
falle il corsetto, ma senti questo messaggio.
 
‘Na ponta d’aco làssace a mancina,
ch’ha dda pógnere ‘o core ‘e Catarina.
E si, quanno se pógne, essa dice: “Ah!”

Tu spiegancello chi t’ ‘ha ffatto fà.
Una punta d’ago lasciale a sinistra,
che deve pungere il cuore di Caterina.
E se, quando si punge, dice: “Ah!”

Tu spiegale chi te l’ha fatto fare.


Tra le interpretazioni di questa canzone, ricordiamo quelle di Diego Giannini, Lino Mattera, Nina De Charny, Giorgio Schottler e Roberto Murolo.

1 Pettinatrice, personaggio femminile che ad inizio del XX secolo girava di casa in casa per “acconciare” a pagamento, ma in economia, i capelli delle donne del quartiere.

2 A Napoli esisteva una consorteria particolare, denominata “la repubblica dei togati” che riuniva quasi tutta la classe dirigente della città. Le ciappe (dal latino capula) erano i grossi bottoni d’argento cesellato che formavano l’abbottonatura della toga simbolo di questa consorteria.

Il Santo del Giorno

Sant’ Itamaro

Nome: Sant’ Itamaro

Titolo: Vescovo

Nascita: VI secolo, Kent, Inghilterra

Morte: VII secolo, Rochester, Inghilterra

Ricorrenza: 10 giugno

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Itamaro, o Ytamar, fu il primo anglosassone nella Chiesa inglese a essere consacrato vescovo: Onorio, arcivescovo di Canterbury (30 set.), gli affidò la sede di Rochester dopo la morte di Paolino (10 ott.). Beda dice che era «uomo del Kent» e che «per vita e dottrina era pari ai suoi predecessori». Alla morte di Onorio nel 653 la sede arcivescovile di Canterbury rimase vacante per diciotto mesi, e dopo la nomina di Deusdedit (15 lug.), un sassone del sud, fu Itamaro a consacrarlo nel 655 sesto arcivescovo della sede primaziale.

S. Agostino di Canterbury (27 mag.) e i suoi compagni, che erano stati inviati dal papa di Roma, arrivarono in Inghilterra nel 597 e così la consacrazione di vescovi nel sud dell’Inghilterra, quasi sessant’anni più tardi, segna un momento importante nello sviluppo della Chiesa inglese.

La data esatta della morte di Itamaro è rimasta sconosciuta però si sa che venne sepolto a Rochester e che le sue reliquie furono poste in un sarcofago da Gondolfo, vescovo della stessa città. Molte chiese gli furono dedicate.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Rochester in Inghilterra, sant’Itamáro, vescovo, che, primo tra la gente di Canterbury ad essere chiamato all’ordine episcopale, rifulse per cultura e sobrietà di vita.

Curiosando qui e la

Perché calpestare cacca porta fortuna?

Un’altra ipotesi

Sarebbe legata alle esperienze di guerra sui campi minati. Li calpestare escrementi portava bene, perché sotto non si celavano mine. E “percorrere un sentiero di cacche” portava in salvo il “fortunato calpestatore”!

L’Angolo della Poesia

Note alla poesia

Mirabile descrizione paesistica in cui l’aria tersa (gemmea) e il sole così chiaro inducono a ricercare con lo sguardo gli albicocchi in fiore, come se fosse primavera, mentre in cuore si sente l’odorino amaro del biancospino (prunalbo): quell’amaro che si avverte nel cuore è già presagio di tristezza funerea pur in mezzo ad uno spettacolo che dava un’illusione di serena bellezza.

Ecco il vero aspetto della natura: secche le piante e vuoto il cielo, privo, cioè, di quei colori che il sole sfolgorante in estate sa dargli, mentre il terreno, sotto il piede che lo batte, sembra cavo come una tomba.

Unico rumore in sì squallido spettacolo è il cader fragile delle foglie al soffiar del vento: ma anche questo rumore è triste, come di morte: siamo, appunto nell’estate, fredda, dei morti.

Vedere a chi appartiene

L’angolo della Poesia

Llultemo – 2

nun appena veco ‘a luntano

‘stu ziracchio ch’aspetta, ‘a sera,

serio serio, pe’ vasà ‘a mano,

che vulite ca dint’a niente

se schiarisce ‘sta mala cera

e me scordo tutt’  ‘e turmiente.

Comm’  ‘e rrose songo ‘e ccriature,

ca s’arapeno albante juorno;

songo ‘o Sole ca luce attuorno;

songo ‘a luce d’  ‘e core ascure.

So’ prumesse ch’a gghjuorno a gghjuorno

se fanno sempe cchiù sicure…

Pe’ nnuje, viecchie, songo ‘o ritorno

d’  ‘e primm’anne, d’  ‘e primme sciure.

Nuie, vedennole, ce vedimmo

n’ata vota piccerenielle…

Mmiezo a lloro nuie ce sentimmo

turnà bbuone, turnà nnucente;

e strignenno chelli manelle

simme felice overamente.

Edoardo Nicolardi

Il Santo del Giorno

San Bogumilo di Gniezno

Nome: San Bogumilo di Gniezno

Titolo: Vescovo eremita

Nascita: XII secolo, Sconosciuto

Morte: 10 giugno 1182, Uniejów, Polonia

Ricorrenza: 10 giugno

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Fino al xv secolo poco si seppe del vescovo Bogumilo, sebbene nel villaggio di Dobrowo (Polonia) fosse venerato da lungo tempo. L’arcivescovo Mattia (1641-1652) iniziò un’inchiesta per ottenere la conferma del culto da parte di Roma, ma la cosa richiese un processo molto lungo.

Egli e il suo gemello Bogufal discendevano da nobile famiglia polacca e ricevettero un’ottima educazione completando gli studi a Parigi; poi Bogufal entrò in un monastero cistercense mentre Bogumilo (il cui nome significa “amico di Dio” o “amante di Dio”, come il latino Amadeus e il greco Theophilus) costruì una chiesa nella nativa Dobrowo, dedicandola alla Santa Trinità.

Dopo l’ordinazione presbiterale divenne parroco nella parrocchia d’origine; lo zio Giovanni, arcivescovo dí Gniezno, lo nominò suo cancelliere con diritto di successione nella sede vescovile.

Quando nel 1167 Giovanni morì Bogumilo fu consacrato vescovo e amministrò la diocesi per quasi cinque anni: in questo periodo fondò il monastero cistercense a Koronowo, sostenendolo con rendite che venivano da alcune delle proprietà della sua famiglia. Benché fosse considerato un vescovo saggio e zelante, era però incapace di imporre una disciplina al suo clero o di porre rimedio agli abusi che egli disapprovava fortemente, così si risolse a chiedere il permesso di rinunciare alla dignità arcivescovile e una volta ottenutolo entrò nell’Ordine camaldolese.

Trascorse il resto della vita in un eremitaggio camaldolese presso Uniejów. Dopo la morte il suo corpo fu traslato nella chiesa, da lui fondata, di Dobrowo. Bogumilo é citato negli Annales des chapttres de Cracowie, un manoscritto datato al 1232.

Era morto nel 1182 e il suo culto fu confermato da papa Pio XI nel 1925.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Dobrowo in Polonia, anniversario della morte di san Bogumilo, vescovo di Gniezno, che, dopo aver lasciato la sua sede episcopale, condusse qui vita eremitica, consumandosi in una vita austera.

Il Santo del Giorno

San Landerico di Parigi

Nome: San Landerico di Parigi

Titolo: Vescovo

Morte: VII secolo, Parigi, Francia

Ricorrenza: 10 giugno

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Protettore:dal fuoco

Landerico (Landry in francese) divenne vescovo di Parigi nel 650 durante il regno di Clodoveo II, e viene ricordato soprattutto per la cura che ebbe verso i poveri e gli ammalati della città, arrivando a vendere non solo le sue proprietà personali ma anche vasellame e oggetti della chiesa per alleviarne le sofferenze durante una carestia nel 651.

Prima di quel tempo l’unico ausilio per ammalati poveri erano ostelli senza alcuna sovvenzione e la sopravvivenza giornaliera di queste case dipendeva da elemosine casuali.

Il vescovo Landerico fondò il primo vero ospedale cittadino, vicino alla chiesa di Notre. Dame e affidato alla protezione di S. Cristoforo, che in seguito divenne noto come l’Hotel-Dieu, che è a tutt’oggi uno dei principali ospedali parigini.

Nel 653 firmò un decreto nel quale si esentava l’abbazia di Saint-Denis, fondata di recente, dalla giurisdizione episcopale; benché questa ordinanza sia andata perduta essa è citata in un documento di Clodoveo, in data 22 giugno 654. Incerta invece è la data della morte di Landerico, che però non può essere avvenuta prima del 660, poiché in quell’anno il monaco Marculfo gli dedicò componimenti religiosi, scritti sotto la sua guida.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Parigi nel territorio della Neustria, sempre in Francia, san Landerico, vescovo, che per assistere i poveri in tempo di carestia si tramanda abbia venduto la sacra suppellettile e costruito un ospedale accanto alla cattedrale.

Il Santo del Giorno

Beato Giovanni Dominici

Nome: Beato Giovanni Dominici

Titolo: Domenicano

Nascita: 1355 , Firenze

Morte: 1419, Budapest, Ungheria

Ricorrenza: 10 giugno

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Un giovane che voleva entrare a far parte dell’Ordine dei predicatori (domenicani) nel secolo xiv di solito proveniva da famiglia agiata e aveva una solida formazione; Giovanni non possedeva né l’una né l’altra: la sua famiglia a Firenze era di umili origini e il suo grado di istruzione al di sotto della media; in più era balbuziente. La sua serietà e la sua ostinazione furono però premiate e a diciotto anni vestì l’abito domenicano nel convento di S. Maria Novella. Nel frattempo si sforzò di vincere la balbuzie, che gli creava stati di ansia; studiò all’università di Parigi, divenendo uno dei teologi più in vista del suo tempo e un predicatore eloquente. Scrisse diversi commenti della Sacra Scrittura e delle laudi (inni in lingua volgare).

Dopo aver completato gli studi insegnò e predicò per dodici anni a Venezia; divenne priore a S. Maria Novella; fondò nuove case dell’ordine a Fiesole e Venezia, dove trasformò il monastero benedettino del Corpus Christi in un convento di suore domenicane. Contribuì molto alla riforma dell’ordine nell’Italia settentrionale, introducendo o rimettendo in vigore in molti monasteri una stret ta osservanza della Regola di S. Domenico, con l’approvazione del maestro generale Raimondo da Capua (5 ott.).

La sua era l’epoca rinascimentale, con il diffondersi in Italia della riscoperta delle arti e della cultura classica; ai suoi primordi la rivolta contro il formalismo degli scolastici medievali e la riscoperta della cultura greca e latina portavano con sé pericoli che avrebbero condotto a una reazione della teologia a favore dell’umanesimo e a una rinascita di forme di culto precristiane. Giovanni acutamente individuò questi pericoli e li combatté vigorosamente con gli scritti e la predicazione, ma nello stesso tempo si interessò all’arte essendo egli stesso artista: illustrò il libro del coro del suo convento con squisite miniature. Scrisse due importanti trattati educativi, Lucula noctis e Regola del governo di cura familiare, e un’opera ascetica, Trattato d’amore.

Nel 1406 partecipò al conclave dove venne eletto papa Gregorio XII, del quale fu confessore e consigliere, e dal quale fu creato cardinale di S. Sisto e nominato arcivescovo di Ragusa. Durante il Grande Scisma d’Occidente spinse papa Gregorio a ritirarsi, quando fu chiaro che era quello l’unico modo per ottenere la rinuncia degli antipapi alle loro pretese; fu lui ad annunziare al concilio di Costanza le dimissioni del pontefice.

Godeva di un’alta reputazione di diplomatico e negoziatore accanto a quella di teologo, ma il neoeletto papa Martino V gli diede un incarico assai gravoso: lo nominò legato in Boemia, con lo scopo di arginare l’influenza ussita, un gruppo evangelico con tesi simili a quelle dei seguaci di John Wyclif in Inghilterra.

Arrivò a Praga poco dopo che Giovanni Huss era stato bruciato sul rogo nel 1414; la città era sconvolta da disordini e Huss era considerato un eroe nazionale: l’università di Praga l’aveva dichiarato martire e i suoi seguaci si armavano per combattere l’imperatore. Il cardinal Dominici tentò di introdurre misure per reprimere íl movimento ussita, che vennero però respinte dal re Venceslao di Boemia. Costretto a lasciare il paese si recò in Ungheria, ma al suo arrivo a Budapest fu assalito da una febbre e morì il 10 giugno 1419. Il suo culto fu confermato nel 1832 da Gregorio XIV

MARTIROLOGIO ROMANO. A Budapest in Ungheria, transito del beato Giovanni Dominici, vescovo di Dubrovnik, che, al termine della Peste Nera, riportò nei conventi dei Predicatori in Italia l’osservanza della disciplina e, mandato in Boemia e in Ungheria per contrastare la predicazione di Giovanni Hus, morì in questa città.

Astrologia

Affinità di coppia del segno dei Gemelli con gli altri segni – Sagittario

Gemelli-Sagittario

Amarsi per loro è ridere insieme

Se si piacciono fisicamente, la figli di Mercurio e il simpatico gioviano, pur adorando entrambi la libertà, possono legarsi stabilmente l’uno all’altra. Però si tratterà sempre di un rapporto disinvolto, senza drammi né gelosie.

La gemelli si diverte un mondo a confondere le idee a se stessa e agli altri. Infatti è una che gioca in modo sorprendente con la propria immagine. E se prima intenerisce assumendo l’aria dell’ingenua liceale, poi non può fare a meno di scioccare entrando in scena fasciata in un vestito terribilmente sexy in cui ancheggia con un malizioso miscuglio d’ironia e seduzione. Ma lo strano è che, con l’abito, anche la sua faccia si trasforma. Un po’ per merito del trucco abile e fantasioso, un po’ a causa del suo carattere mimetico (proprio della natura mercuriana), che la induce a calarsi nella parte che sta sostenendo fino a cambiare completamente l’espressione. Quindi è molto difficile stabilire quale, dei tanti travestimenti, corrisponde alla Gemelli vera.

Però è inutile sperare che sia proprio la mercuriana a sciogliere l’enigma: lei si sente tutte e nessuna. Perché è una donna tremendamente contraddittoria. Capace di desiderare, allo stesso tempo, una cosa e il suo contrario. E fa così anche quando sono in gioco i sentimenti. Poiché fare il camaleonte è stressante, lei vorrebbe almeno poter contare su un amore-punto-di-riferimento, su un uomo un-po’-padre-un-po’-guida. Ma poi, anche se trova un tipo adatto, l’idea di legarsi la spaventa. E così, appena fiuta nell’altro odor di propositi seri, sente l’impulso di scappare. Le ci vorrebbe un uomo fatto su misura: affettuoso ma non opprimente, allegro ma non irresponsabile, autonomo ma non menefreghista. E il sagittario corrisponde abbastanza all’inconsueto identikit, lo si vede subito. Infatti, ha uno sguardo caldo che illumina la sua espressione gioviana, chiacchiera volentieri di tutto e di niente, pontifica con convinzione, ma si astiene dai giudizi severi e definitivi, ha classe anche se preferisce l’abbigliamento sportivo, che gli dà una piacevole sensazione di libertà.

Ed è proprio la libertà il valore supremo del Sagittario, un uomo disposto a fare tutto purché non lo si costringa a niente.

Perciò la Gemelli dovrebbe andargli bene. E, in certo senso, è vero. Perché questi due, se si piacciono fisicamente, riescono a legare. Ma non si può dire se sarà un effimero flirt o una storia infinita. Questo dipende da vari elementi. Prima di tutto, bisogna vedere se, quando s’incontrano, non c’è nessuno che li aspetta a casa. Perché, se è così, fra loro la parentesi si apre e si chiude con straordinaria disinvoltura. Ma, se non ci sono impedimenti, la strana storia Gemelli-Sagittario può diventare importante, anche se continua ad avere le caratteristiche del gioco. Con lei che si diverte a tirarlo a cimento con le armi dell’astuzia e dell’ironia e lui che regolarmente ci casca, ma poi recupera terreno recitando la parte del burbero benefico che però le vuole tanto bene. Poi, quando la tensione dell’interesse reciproco comincia ad allentarsi, si concedono una vacanza l’uno dall’altra per godere, al ritorno, il rinnovato piacere di stare insieme.

Certo, tutto questo può succedere perché né l’uno né l’altra hanno una natura viscerale e possessiva. D’altra parte non è detto che l’amore debba per forza essere una cosa tutta drammi e passioni travolgenti. Può essere anche voglia di ridere, rincorrersi, stuzzicarsi. E proprio questo è l’amore fra la Gemelli e il Sagittario che, anche nel sesso, si cercano per trastullarsi più che per possedersi. Insomma, questo è un rapporto che nasce per scherzo. Che, se finisce, finisce senza drammi. Però può anche riuscire a durare e dare addirittura vita a una vera e propria famiglia, con tanto di prole e relative responsabilità. Ma il piacere della compagnia e il bisogno di comunicare servono per addolcire la pillola di questa schiavitù a Gemelli e Sagittario. Che, anche se non sembrerebbe, possono diventare dei genitori davvero o.k. Perché, come mamma, lei è una che sa stare veramente vicina ai figli, bravissima nel partecipare ai loro giochi e nello stimolare in loro fantasia e creatività. Ma la Gemelli si limita ad indirizzare e spiegare. Il compito di dettare legge lo lascia al suo Sagittario, che è abilissimo nel sostenere la parte del pater familias capace d’illustrare, con dovizia di argomenti, i principi ispiratori delle leggi che devono disciplinare la vita della prole.

Il Santo del Giorno

Beato Edoardo Poppe

Nome: Beato Edoardo Poppe

Titolo: Sacerdote

Nome di battesimo: Edward Giovanni Maria Poppe

Nascita: 18 dicembre 1890, Temsche, Belgio

Morte: 10 giugno 1924, Moerzeke-lez-Termonde, Belgio

Ricorrenza: 10 giugno

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Edward Giovanni Maria Poppe nacque a Temsche, in Belgio, nel 1890. Ebbe una buona educazione religiosa in famiglia, quindi entrò nel seminario di Gand. Completò la sua formazione nella facoltà di filosofia dell’università cattolica di Lovanio, centro della vita intellettuale del cattolicesimo belga. Ordinato sacerdote, si diede a un’intensa attività pastorale preparando i bambini alla prima comunione. A questo scopo formò un gruppo di catechiste e per loro scrisse un Manuale della catechista eucaristica, ispirato al metodo educativo di Pio X. Questa fu solo la prima di numerose iniziative intraprese dal sacerdote che istituì la Lega della comunione frequente e pubblicò un settimanale per i ragazzi della Crociata eucaristica Pio X. Padre Poppe traeva energia per il suo apostolato proprio dalla prolungata adorazione eucaristica. Trasferito come direttore spirituale presso un convento di suore, approfondì la sua riflessione e scrisse le sue opere migliori. Morì giovane, a soli 34 anni, nel 1924. Disse Giovanni Paolo Il nel giorno della beatificazione: «Invito in particolare le famiglie ad aiutare i giovani ad ascoltare la chiamata di Dio a seguirlo nel sacerdozio con generosità». L’esempio di sacerdoti come padre Poppe può aiutare la comunità ecclesiale belga, oggi in difficoltà.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella città di Moerzeke-lez-Termonde vicino a Gand in Belgio, beato Edoardo Poppe, sacerdote, che, pur tra le difficoltà del suo tempo, con gli scritti e la predicazione diffuse nelle Fiandre l’istruzione cristiana e la devozione verso l’Eucaristia.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Aquila di mare coda bianca – Haliaeetus albicilla Linnaeus, 1758
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Haliaeetus
Specie: H. albicilla Linnaeus, 1758

La specie è diffusa in Europa settentrionale, soprattutto in Norvegia e Russia, ove è presente oltre le metà dell’intera popolazione europea, ma anche in Groenlandia, Danimarca, Svezia, Polonia e Germania. Piccole popolazioni sono segnalate anche in Islanda, Gran Bretagna, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Moldavia e Grecia; il suo areale si estende in Asia, attraverso la Turchia e il Medio Oriente sino alla Mongolia, la Cina e il Giappone. Presente anche in Italia.

Aquila di mare – Haliaeetus albicilla (foto www.wildlifeinfocus.com)
Aquila di mare – Haliaeetus albicilla (foto www.sevcikphoto.com)
Aquila di mare – Haliaeetus albicilla (foto www.avibirds.com)

Caratteri distintivi

Lunghezza: 76-92 cm
Apertura alare: 190-240 cm

Il maschio e la femmina sono indistinguibili in natura. Il piumaggio è quasi completamente marron con screziature abbondanti e diffuse marron chiaro (soprattutto su collo e capo) ad eccezione della corta coda che è completamente bianca. Il becco massiccio, le zampe e l’iride dell’occhio sono gialle. I giovani sono marron scuro con la differenza (rispetto gli adulti) di avere il becco giallo alla base e nero nella restante parte e la coda marron con screziature chiare. La parte interna delle ali superiormente è screziata di chiaro e anche inferiormente presenta delle copritrici più chiare. Gli individui al secondo inverno hanno screziature biancastre sulla parte centrale superiore delle ali e sul dorso.

Biologia

Si ciba di pesci, di carogne di vari animali, nonché di mammiferi. Vola bassa sulle acque per catturare il pesce in superficie, talora si tuffa parzialmente. Il nido è costituito da una grande struttura di rametti con una depressione al centro ed è posto su una scogliera, su una cengia rocciosa o su un albero. In genere vengono deposte 1 o 2 uova.

Il Santo del Giorno

San Massimo d’Aveia

Nome: San Massimo d’Aveia

Titolo: Martire

Nascita: 228 circa, Aveia

Morte: 250 circa, Aveia

Ricorrenza: 10 giugno

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:L’Aquila

San Massimo, patrono principale della diocesi e della città di L’Aquila, nasce ad Aveia (oggi Fossa) intorno al 228 d.C. da una famiglia cristian. Massimo aspirava al sacerdozio e professò la sua fede anche davanti al Prefetto di Aveia. Fu catturato durante la persecuzione di Decio. (ottobre 249-novembre 251).

Morì martire gettato dalla rupe più alta detta “Circolo e Torre del Tempio”.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella città di Aveia Vestina, presso Aquila, nell’Abruzzo, il natale del beato Màssimo, Levita e Martire, il quale, pel desiderio di patire, si mostrò manifestamente ai persecutori, che andavano in cerca di lui, e, dopo la costante confessione, sospeso sull’eculeo e tormentato, quindi percosso con bastoni, da ultimo precipitato da un alto luogo, morì.

Salute e Benessere

Mais o Granoturco – Zea mays L.
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Sotto famiglia: Andropogonoideae
Tribù: Maydeae
Specie: Zea mays L.
Altri nomi comuni: frumentone, grano d’India, melica, formentazzo

Francese: mais; Inglese: maize, Indian corn; Spagnolo: maiz; Tedesco: mais.

Raccolta, produzione e utilizzazione

Mais da granella
Il mais da granella può essere raccolto dalla maturazione fisiologica in poi, sempre, comunque, con un’umidità troppo alta che rende necessaria l’essiccazione.
La raccolta può essere fatta in spiga o in granella.
Il primo sistema è quello tradizionalmente seguito quando si raccoglie a mano: le spighe vengono staccate dalla pianta, “scartocciate” (eliminando le brattee che le avvolgono), lasciate essiccare, per poi essere sgranate con macchina sgranatrice.
Il sistema più rapido e più universalmente diffuso di raccolta del mais è quello con macchina combinata, che esegue contemporaneamente la raccolta e la sgranatura.
Le mietitrebbiatrici da mais sono normali mietitrebbiatrici che per operare sul mais vengono munite di apposita testata spannocchiatrice.
Il momento ottimale per la mietitrebbiatura del mais è quando la granella ha un contenuto d’acqua del 24-26%. Granella più secca si sgrana con facilità sotto l’azione degli organi spannocchiatori e così va incontro a perdite. Granella più umida si distacca dal tutolo con difficoltà e si spacca facilmente (un prodotto di buona qualità non deve presentare più del 10% di semi rotti).
La più usuale stagione di raccolta del mais da granella va dalla seconda metà di settembre alla fine di ottobre (e oltre, se la varietà è resi­stente ai marciumi del fusto).

Essiccazione e conservazione.
Se la granella di mais viene adoperata in azienda per l’alimentazione del bestiame può essere conservata umida, insilata. Tre modalità possono essere seguite:
– conservazione di farina umida in silo a trincea;
– conservazione della granella intera entro silos metallici asfittici;
– conservazione della granella intera in comuni sili a trincea previo tratta­mento con acido propionico, che è un potente fungistatico; si considera che l’1% di acido propionico assicura la conservazione per un anno di granella con il 30% d’acqua.

Il caso più usuale è quello di granella da commerciare secca; essa deve avere non più del 13% d’acqua per poter essere immagazzinata senza autoriscaldamento e ammuffimento, anche se l’umidità standard commerciale è convenzionalmente 15,5%.
Quasi mai il mais è raccolto abbastanza secco, ma c’è quasi sempre bisogno di essiccarlo artificialmente in essiccatoi ad aria calda, aziendali o consortili. Si considera che un impianto aziendale sia economicamente giustificato solo se lavora almeno 400 t di mais secco all’anno.

Ammuffimento.
La granella del mais se conservata impropriamente, non abbastanza secca, è esposta ad un inconveniente, l’ammuffimento, che è comune a tutte le grana­glie ma che nel mais assume una gravità tutta particolare perché l’agente è un fungo (Aspergillus) che produce una micotossina (aflatossina) di straordinaria tossicità.

Produzioni.
La resa «record» di granella secca di mais è di oltre 20 t/ha in Italia. La resa media italiana è tra le più alte del mondo superando alla data attuale oltre 9 t/ha. Tuttavia molte sono le aziende maidicole che realizzano ordinariamente su scala aziendale 10-12 t/ha e oltre.
In mancanza di irrigazione le rese sono molto più basse e soprattutto estremamente variabili da anno ad anno. Anche nel caso di semina ritardata la produzione è più bassa, tanto più bassa quanto più tardiva è la semina: nel caso di mais dopo frumento, quindi con semine ai primi di luglio, non si può contare che su rese dell’ordine di 4-5 t/ha di granella.

Sottoprodotti.
Oltre alla granella, la coltura del mais produce grandi quantità di sostanza secca (circa 12 t/ha per 10 t/ha di granella) sotto forma di steli, foglie, cartocci e tutoli che restano sul terreno dopo aver raccolto la granella. La destinazione di questi residui può essere l’interramento, previa trinciatura con trincia­stocchi, o la raccolta con raccogliimballatrici per utilizzarli come foraggio (secco o insilato), lettiera o combustibile.
Utilizzazione. La granella di mais può essere utilizzata in varie forme e per vari usi e in ogni caso va sottoposta a qualche processo di lavorazione industriale.
La maggior parte del mais utilizzato per la mangimistica e per l’alimentazione umana viene trasformato per macinazione a secco. Con questa lavorazione si ottiene la separazione dell’embrione («germe»), della crusca dai tegu­menti della cariosside e di sfarinati di diversa granulometria dall’endosperma.
Gli sfarinati derivanti da questo processo sono i seguenti:
– spezzature grosse (da 1/2 a 1/3 di chicco) o hominy, da sottoporre successivamente alla laminazione in fiocchi (corn flakes) per alimentazione umana o per mangimistica;
– spezzature fini o grits, per l’industria della birra in parziale sostituzione del malto d’orzo; per mangimi zootecnici;
– farine, per prodotti da forno.
Il germe è destinato all’estrazione dell’olio da cui si ottiene come sotto­prodotto un panello proteico. La crusca ha destinazione zootecnica. Un altro tipo di lavorazione del mais è la macinazione ad umido con cui vengono macinate cariossidi macerate in acqua e si realizza la separazione dei seguenti prodotti e sottoprodotti: amido, glutine, acque di macerazione. germe, crusca.
L’amido è il prodotto più abbondante e importante; esso può essere utilizzato tal quale dopo essiccamento (amido nativo) o modificato mediante trattamenti chimici, fisici o enzimatici.
Per idrolisi acida e/o enzimatica si ottengono sciroppi di glucosio, destrosio, fruttosio (o isoglucosio) impiegati come dolcificanti, ingredienti nutri­tivi, fonte di zuccheri fermentescibili, ecc. nell’industria alimentare e farmaceutica.
Per trattamento a caldo in acqua e successiva essiccazione si ottiene amido pregelificato, che trova impiego nel settore alimentare (per dare consi­stenza e viscosità ai preparati «istantanei»: budini, salse, minestre) e nel campo industriale come collante e legante per la fabbricazione della carta, come appretto per tessuti, per la preparazione di forme a perdere in fonderia, per i fanghi da trivellazione.
Per il riscaldamento a secco dell’amido si ottengono pirodestrine, prodotti solubili in acqua che formano paste adesive, utilizzate come collanti nell’industria della carta e alimentare.
Per trattamenti chimici di vario tipo si ottengono amidi modificati, nei quali sono migliorate certe caratteristiche utili (miglior struttura dei granuli di amido, aumento della viscosità, minore opacità, ecc.) richieste dalle industrie alimentare, cartaria, tessile, metallurgica.
Il glutine di mais è un ingrediente per mangimi zootecnici, ad alto tenore proteico (60%).
Il concentrato delle acque di macerazione (corn steep liquor) contiene le sostanze solubili (azotate, glucidiche e saline) rilasciate dalle cariossidi durante la fase di macerazione; è usato nel settore mangimistico, in miscela con altri composti (crusca, ecc.), e nell’industria farmaceutica come substrato di fermentazione.
Il germe, una volta essiccato, viene sottoposto all’estrazione dell’olio.
La crusca va all’industria mangimistica come tale o arricchita con le acque di macerazione.

Produzione di “pastone integrale” o di “pastone di granella”: nel primo caso si raccoglie l’intera spiga con una trincia-caricatrice dotata di barra spannocchiatrice, mentre una normale mietitrebbiatrice con opportune regolazioni dell’apparato di battitura/separazione può dare sia il primo sia il secondo prodotto. La differenza tra i due prodotti finali è la macinazione della granella prima di stivarla ai fini dell’insilamento: il materiale raccolto con la trincia-caricatrice di solito passa attraverso il rompi-granella, non viene macinato prima dell’insilamento ma viene sminuzzato finemente al momento dell’utilizzazione per alimentare il bestiame. Le spighe trebbiate presentano, invece, quantitativi variabili a piacimento di tutolo all’interno della massa, e per un miglior compattamento in trincea si preferisce macinarla prima del calpestamento. Al momento dell’utilizzazione, i due prodotti hanno proprietà alimentari diverse e hanno anche campi d’impiego diversi. Il pastone integrale è preferito nell’allevamento di bovini da ristallo, mentre il pastone di granella è preferito
nell’allevamento dei ruminanti da latte. Se il contenuto di tutolo in % sul totale è basso, è possibile trovare il pastone di granella anche nella dieta dei suini.

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