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Razze di cani riconosciute – 4

Bassotto tedesco

Il Bassotto tedesco è un cane del tipo bassotoide, le sue origini sono in Germania; la taglia è nana con un’altezza al garrese proporzionale al peso che non deve superare i 9 kg con una circonferenza toracica non superiore ai 35 cm. E’ utilizzato come cane da caccia, guardia e da compagnia.

Nonostante la bassa statura e la forma a salsiccia, il Bassotto tedesco è un cane energico e audace, ottimo nella caccia, ove dimostra tenacia e resistenza straordinaria nell’inseguimento della preda. Anche se dotato di ottimo olfatto, sembra avere un indole più simile a quella del Terrier che a quella dei segugi e ama addentrarsi nelle tane per arrivare al confronto diretto con conigli selvatici, volpi e tassi. Infatti, il Bassotto tedesco è noto anche con i nomi di Teckel e Dachshund e l’ultimo nome significa proprio cane da tasso.

Il Bassotto – che, per quanto possa sembrare strano, appartiene alla famiglia dei segugi – in passato veniva allevato in Germania per cacciare i tassi. La caccia in tana richiede un cane a gamba corta, gran scavatore, di finissimo olfatto e gran coraggio: caratteristiche che non mancano certo a questa razza. Alle doti di cacciatore esso abbina un carattere aperto e incline al gioco. Alcuni bassotti vengono ancora oggi addestrati per la caccia e affrontano con sprezzo del pericolo nemici ben più grossi di loro. E con la stessa determinazione difenderebbero il loro padrone fino alla morte.

Il loro ruolo, oggigiorno, è piuttosto quello di cane da compagnia. Paziente con i bambini, diventa aggressivo con gli estranei. Cani affettuosi e divertenti, a dispetto delle gambe corte possono fare tutto l’esercizio che volete.

Buoni guardiani, il loro abbaiare, spropositato rispetto alla loro ridicola mole, può trarre facilmente in inganno.

Morfologia

Basso sugli arti e con corpo allungato, ma non sgraziato, ha testa anch’essa allungata, che si restringe progressivamente e uniformemente verso il tartufo praticamente senza stop e con canna nasale lunga e leggermente arcuata. Gli occhi sono scuri e di dimensioni medie; nei soggetti screziati, talvolta uno o entrambi sono in parte o interamente azzurri. Le orecchie sono molto mobili, piuttosto lunghe, ampie, pendenti, con attaccatura alta. La coda, leggermente ricurva, prosegue la linea della colonna vertebrale. I Bassotti tedeschi sono classificati come tre razze distinte a seconda del tipo di pelo.

A pelo corto: pelo corto, fitto, brillante, liscio con pelle morbida ed elastica: coda che si assottiglia verso l’estremità, coperta di pelo, ma non troppo abbondante. I colori del mantello ammessi possono essere uniformi, striati o screziati, dal fulvo più o meno giallo al nero focato; il bianco è accettabile solo in una piccola chiazza sul petto o in screziature irregolari.

A pelo lungo: il pelo è lungo, morbido, piatto e diritto o solo lievemente ondulato, brillante, si allunga sotto il collo e nella parte inferiore del corpo con abbondanti ciuffi dietro le zampe, sulle orecchie e nella parte inferiore della coda, ove deve formare grandi frange. I colori del mantello ammessi sono gli stessi del Bassotto a pelo corto.

A pelo duro: il mantello è ruvido, denso, aderente al corpo e guarnito di sottopelo; sono presenti barba e sopracciglia cespugliose; la coda ha pelo ben aderente e si assottiglia verso l’estremità, senza fiocco. Sono ammessi tutti i colori del mantello; le macchie bianche sul petto sono ammesse, ma non desiderabili.

Storia

Cani dal corpo allungato e dalle zampe corte sono raffigurati sulle pareti di antichi templi egizi e sono riprodotti in pietra e argilla in statuette ritrovate in Messico, Grecia, Perù e Cina. Tuttavia i resti di animali molto simile al Bassotto tedesco, portati alla luce in numerosi insediamenti romani in territorio germanico, inducono gli esperti ad attribuire a questo cane una pura origine teutonica. La cinologia cominciò a interessarsi di questa razza nel ‘700; il Club del Bassotto fu fondato nel 1888.

Temperamento

Molto vivace e intelligente, il Bassotto può talvolta mostrare un carattere un po’ irritabile e permaloso. Ha spiccate capacità di comunicazione è attento, curioso e molto geloso della propria privacy. Dal momento che sente il bisogno di lavorare, si assume vari incarichi in famiglia, in primo luogo avvertire della presenza di estranei, ed è lieto se viene responsabilizzato in qualche modo. Va educato con fermezza e coerenza, diversamente si mostra cocciuto e ribelle. Non deve essere trattato come un cane da grembo ma come un fiero cacciatore che, pur in formato tascabile, ha conservato lo spirito e l’intelligenza di un grosso cane. In cambio del grande amore che dona al padrone e alla famiglia, reclama rispetto per la sua forte personalità. Attenzione, però, a non tollerare i suoi capricci: se si cede una volta, per il cane si tratterà di un diritto acquisito.

Cure

Ha bisogno di un’alimentazione corretta per evitare gli eccessi di peso e di un regolare esercizio fisico. I soggetti a pelo lungo richiedono toelettatura più accurata di quelli a pelo corto, mentre quelli a pelo duro necessitano di trattamento analogo a quello degli Schnauzer.

Può soffrire di problemi ai dischi intervertebrali a causa della schiena troppo lunga e delle gambe corte. Chiunque abbia visto un bassotto paralizzato, anche se in buona salute, capirà la necessità di mantenere il proprio cane nel peso forma e di impedirgli salti su e giù dal divano. Varie sono le terapie per porre rimedio a questi disturbi, dalle iniezioni di cortisone agli interventi chirurgici. I denti del bassotto sono esposti all’accumulo di tartaro. Se ne raccomanda la rimozione periodica: le placche vanno staccate con una soluzione antitartaro.

Ambiente di vita

L’esercizio regolare è importante perché la razza tende facilmente all’obesità. L’ideale sono passeggiate corte e frequenti, con possibilità di correre in un giardino.

Si adatta anche a vivere in appartamento, ma è un cane che ha bisogno di spazio per curiosare e darsi da fare, quindi sarebbe meglio potergli offrire un giardino. E’ comunque molto legato alla famiglia e non ama la solitudine. Gradisce giocare, anche con i bambini, ma non sopporta i dispetti.

Trattandosi di un cane che va educato correttamente fin da piccolo, si consiglia di acquistare cuccioli allevati in famiglia o in allevamenti specializzati, con genitori equilibrati e ben educati.

Bassotto nano

Questa razza fu selezionata incrociando il Bassotto con Schnauzer e Pinscher, allo scopo di ottenere un cane adatto a penetrare in tane molto anguste. Fino al 1931 le taglie venivano distinte in base al peso e alla circonferenza toracica, ma in seguito il primo criterio fu abolito. Attualmente, quindi, è la misura della circonferenza toracica che permette di determinare il tipo di Bassotto; nel caso del nano deve essere compresa tra i 30 e i 35 cm con un peso fino a 4 kg. Le caratteristiche morfologiche sono le stesse richieste per il Bassotto tedesco e anche in questo caso sono registrate tre razze distinte: a pelo corto, a pelo lungo e a pelo duro.

Anche per quanto riguarda il temperamento, le cure e l’ambiente di vita vale quanto detto per il Bassotto tedesco.

Bassotto Kaninchen

Il nome tedesco di questa razza è Kaninchenteckel, cioè Teckel da coniglio, e si riferisce al fatto che è stato selezionato proprio per la caccia al coniglio selvatico. Anche per questi bassotti sono classificate tre razze in base al tipo di pelo, con caratteristiche morfologiche e comportamentali analoghe a quelle richieste per il Bassotto tedesco: l’unica differenza riguarda la circonferenza toracica, che nel Kaninchen deve essere inferiore ai 30 cm con un peso fino a 3,5 kg.

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ANIMALI

I Felini – 2

Come in tutti i Carnivori, anche nei Felidi l’olfatto è bene sviluppato, sebbene meno acuto della vista e dell’udito, che è particolarmente fine. Per tale ragione seguono di rado una traccia servendosi dell’odorato, mentre quando inseguono una preda e le balzano addosso utilizzano soprattutto la loro spiccata capacità di localizzare senza esitazione una sorgente sonora; l’orientamento dei padiglioni auricolari verso tale sorgente avviene in modo automatico. Le notevoli dimensioni degli occhi indicano immediatamente l’importanza della vista presso i Felidi: è noto, ad esempio, che i Gatti domestici sono “emmetropi”, e come le Linci vedono gli oggetti quasi altrettanto bene dell’uomo con una luce normale; poiché inoltre la loro retina contiene coni e bastoncelli, possono percepire i colori, come è stato dimostrato sperimentalmente. Anche la maggior parte degli altri Felidi è probabilmente dotata di tali capacità, ma le indagini in proposito sono state finora compiute solo su un numero limitato di specie. La sensibilità alla luce di questi animali, soprattutto per quanto riguarda le brevi lunghezze d’onda, è circa sei volte maggiore rispetto a quella dell’uomo. Il loro occhio si abitua all’oscurità anche più rapidamente del nostro; dietro alla retina, inoltre, vi è uno strato di cellule che riflettono la luce (Tapetum lucidum), per cui i fotorecettori vengono stimolati anche da una minima quantità di luce. E’ appunto grazie alla presenza di questo strato cellulare che gli occhi dei Felidi brillano nell’oscurità allorché vengono colpiti da un raggio luminoso.

Ottimamente sviluppato è anche il senso dell’equilibrio, e ciò è di importanza vitale per gli animali che vivono nei boschi e si arrampicano sugli alberi. Nei nostri Gatti domestici, variando la posizione del corpo, si determinano dei riflessi che consentono un immediato recupero della posizione corretta, per cui, facendoli cadere supini da un’altezza di circa 3 metri, girano rapidamente su se stessi e atterrano sulle quattro zampe. L’animale ruota dapprima il capo, indi la parte anteriore del corpo e infine quella posteriore, fino a riacquistare la posizione normale. Gli sviluppatissimi recettori tattili sono localizzati su peli innervati da apposite fibre, in particolare sulle vibrisse e sugli ispidi e lunghi peli che si trovano al disopra degli occhi e negli arti anteriori. Questi peli tattili, che possono rizzarsi a volontà dell’animale, hanno una particolare importanza per le specie notturne, cui consentono di percepire meglio gli stimoli provenienti dall’ambiente. Molto probabilmente sono responsabili della sensibilità tattile anche i peli, talvolta lunghissimi, che sporgono tra quelli normali.

I Felidi si sono insediati in quasi tutti gli ambienti terrestri, dalle umide foreste tropicali ai deserti, dalle gelide steppe alle catene montuose, a eccezione delle tundre prive di alberi e delle regioni polari. La loro alimentazione quasi esclusivamente carnivora comprende vertebrati di dimensioni variabili tra quelle di un Topo e quelle di una Zebra, uccelli di qualsiasi grandezza, lucertole, rane, pesci, crostacei e grandi insetti. La loro dentatura manca degli elementi necessari per triturare il cibo, bene sviluppati invece nell’Orso bruno e nei Tassi, e ha conservato solo quei denti che provvedono a tagliare in piccoli pezzi i bocconi. Coloro che allevano i Gatti sanno tuttavia che di quando in quando essi mangiano erbe o piante: nel pulire il mantello, infatti, i Gatti finiscono sovente per inghiottire notevoli quantità di peli che nello stomaco formano delle vere e proprie masse, che possono poi essere rigurgitate grazie all’azione stimolatrice dell’erba sulle pareti dello stomaco stesso. Pochissimi sanno invece che anche la Tigre e altre specie della famiglia mangiano l’erba; secondo un’ipotesi che non è stata finora dimostrata, ciò consentirebbe a esse di rifornirsi delle vitamine necessarie. Continua – 2

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Le razze di cani riconosciute – 3

Pastore tedesco

Il Pastore tedesco è un cane di tipo Lupoide le sue origini sono Germaniche; è di taglia media con un’altezza al garrese per il maschio di 60-62 cm e per la femmina di 57-58 cm con un peso ideale di circa 40 chilogrammi. E’ utilizzato come cane da guardia, cane guida per i ciechi, per la custodia del bestiame, dalle forze dell’ordine e dalla protezione civile. È anche chiamato familiarmente “cane lupo”.

Morfologia

Il Pastore tedesco è un tipico lupoide con il corpo allungato, robusto e dotato di una buona muscolatura. La lunghezza del corpo deve superare l’altezza al garrese. La testa è asciutta abbastanza larga tra le orecchie. Lo stop non è accentuato, ha muso allungato moderatamente appuntito, con canna nasale diritta e tartufo nero. La dentatura è a forbice; gli occhi sono di media grandezza e generalmente marrone scuro; le orecchie sono erette, di media grandezza. Il pelo di lunghezza media, è compatto con folto sottopelo. Lo standard ammette anche i rari soggetti a pelo lungo. Il mantello può essere nero con focature marrone chiaro o grigio; interamente nero; interamente grigio; oppure grigio con focature marrone o chiare. Il dorso è diritto e il ventre moderatamente retratto. La coda è di media lunghezza, folta, con attaccatura bassa; quando il cane è in riposo pende con curvatura a sciabola, quando è in azione è un poco sollevata.

Storia

All’inizio era un cane tipicamente da pastore, viveva in campagna ed era utilizzato per la custodia e la guida del bestiame oltre che alla guardia e difesa della proprietà. L’esercito tedesco durante le due guerre mondiali ne ha fatto un notevole uso per la sua versatilità nelle varie operazioni a ci veniva addestrato e comandato. Proprio per questa sua adattabilità e versatilità è stato adottato dalle forze di polizia e di protezione civile di tutti i paesi del mondo e da allora ha avuto una vastissima diffusione anche grazie alla facilità di addestramento, alla sua robustezza fisica e non ultimo anche al fatto di essere diventato un divo di cinema e televisione grazie alle numerose apparizioni in telefilm di grande successo, vedi il Commissario Rex.

Temperamento

Il Pastore tedesco è un cane intelligente e se viene selezionato ed addestrato in modo giusto è un animale equilibrato ed affidabile. È un compagno fedele per l’intera famiglia, ubbidiente, onesto e coraggioso ed è talmente vigile che difficilmente qualcosa gli sfugga. È attivissimo sia mentalmente che fisicamente e proprio per queste caratteristiche ha bisogno di movimento e richiede molte attenzioni. Un difetto è quello che può diventare molto geloso nei confronti del padrone, specialmente se si inseriscono nuovi componenti nel nucleo familiare: altri cani, gatti e a volte addirittura anche i bambini.

Cure

Il pelo richiede periodiche spazzolature e bagni abbastanza frequenti, specialmente se vive in casa.

Poiché è una razza che ha avuto una grande diffusione per la sua popolarità, per far fronte alla grande richiesta di cuccioli sono stati effettuati accoppiamenti indiscriminati con il risultato, spesso, di una involuzione dei caratteri e dello standard; quindi, quando si acquista un cucciolo di Pastore tedesco, bisognerebbe richiedere un certificato di immunità da displasia, anche se un buon allevatore non incrocia cani affetti da questa malattia ereditaria. Il primo sintomo dell’insorgere di questo grave difetto osseo è la tendenza del cane a stare accucciato.

Moto

Necessità di molto esercizio, di corse in libertà e, se possibile, di sentirsi impegnato in un preciso compito, fosse anche un esercizio di obbedienza.

Ambente di vita

Il Pastore tedesco è un cane che ha bisogno di stare all’aria aperta, meglio ancora avere disponibilità di un giardino, ma è anche un cane per pur di stare vicino al padrone si adatta a vivere anche negli spazi stretti di un appartamento.

Si raccomanda esercizio frequente su terreno duro. Risponde con prontezza all’addestramento. Sfortunatamente non è una razza rinomata per la longevità.

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 I CANIDI – 2

L’olfatto è senza dubbio il senso più sviluppato, seguito da un udito altrettanto fine quanto quello dei Felidi, mentre la vista è nettamente inferiore. I Canidi marcano i territori personali, i sentieri e le “riserve di caccia” con secreti e urina, che i maschi depositano su determinati punti sollevando in modo caratteristico una delle zampe posteriori. Questi marchi servono non solo a delimitare il territorio personale, ma anche a riconoscere con l’olfatto i compagni; poiché vengono impressi in genere sugli stessi oggetti, consentono ai singoli individui di acquistare una conoscenza sempre maggiore dell’ambiente che li circonda. Una testimonianza della costante abitudine di lasciare segnali odorosi ci viene offerta da tutti i Cani Domestici durante le loro “passeggiate”; essi annusano regolarmente gli angoli delle case, i tronchi o i pali per cogliere la traccia del passaggio di altri Cani e sovrapporvi il proprio “biglietto da visita” odoroso.

Le femmine delle specie che conducono vita sociale occupano spesso una posizione di predominio, per cui guidano la muta e comandano gli stessi maschi; ciò si verifica soprattutto quando, all’epoca degli amori, imprimono dei marchi odorosi. In tale periodo non esitano a prendere addirittura l’iniziativa e ad andare alla ricerca dei maschi, con i quali in un primo tempo cacciano per gioco. Il maschio apre leggermente la bocca facendo intravedere la lingua, e ripiega verso l’alto gli angoli della bocca stessa (la cui apertura giunge quasi alle orecchie) in modo da dare l’impressione di un sorriso. Esso “sorride” con intensità crescente e compie dei piccoli passi con le zampe anteriori; si lancia poi all’improvviso contro la femmina, e dopo averla colpita al petto con gli arti anteriori si gira allontanandosi con un andatura singolare: tenendo il dorso ancora piegato, rivolgendo verso il basso la parte posteriore del corpo, e raccogliendo e dimenando la coda tra le zampe, compie dei salti obliqui, allontanandosi. Questa “fuga” si conclude dopo pochi metri, quindi il maschio si gira nuovamente e si mette dinanzi alla femmina con il muso atteggiato ad un largo sorriso e la coda sollevata in modo da poterla dimenare liberamente, mentre un tremito via via più intenso ne percorre il dorso. Quindi si lancia ancora contro la compagna, ma questa volta il suo atteggiamento indica chiaramente un’intenzione erotica, e non più giocosa. Le femmine talvolta vessano i maschi, che per contro si comportano sempre con estrema “cavalleria” nei confronti delle compagne; nessun maschio infatti oserebbe mai mordere una femmina, mentre può essere impunemente tormentato e maltrattato da questa. In tal caso, riesce a sottrarsi a tali persecuzioni solo ricorrendo a un atteggiamento di sottomissione o tentando di volgere in gioco gli attacchi della femmina. Questo comportamento, proprio del Cane Domestico, si riscontra in forma più o meno modificata anche nelle più diverse specie selvatiche che vivono in gruppo.

L’abnorme rigonfiamento cui il pene va incontro dopo essere penetrato nella vagina della femmina impedisce sovente al maschio di sciogliersi dalla compagna al termine dell’accoppiamento, costringendolo a prolungare l’unione per un periodo che può raggiungere i 20 minuti presso i Cani Domestici, fino a 45 minuti presso lo Sciacallo dorato, e oscillare tra i 50 secondi e i 5 minuti presso il Licaone. Al termine di una gestazione compresa tra i 49 e 70 giorni per le diverse razze di Cani Domestici, di 79 giorni per il Cane procione e di 80 giorni per il Licaone, le femmine danno alla luce, una o due volte l’anno, da 2 a10 figli (o anche più in alcune razze domestiche e nel Licaone). I piccoli nascono ciechi e inetti, ma con il corpo già rivestito di pelo; vengono allattati di solito per circa 6 settimane, ma presso talune Volpi anche per 10. Prima del parto le Cagne domestiche vanno alla ricerca di cavità o altri rifugi idonei, mentre le femmine di alcune specie sociali (ad esempio del Licaone) si riuniscono in gruppetti e allevano poi di comune accordo i figli, sovente coadiuvate dai maschi. Questi si comportano sempre in modo amichevole verso tutti gli individui più giovani che possono prendersi qualsiasi libertà nei loro confronti senza doverne subire gravi conseguenze. Tale atteggiamento, tipico dei maschi delle razze domestiche, dei Lupi, del Licaone e di molte altre specie, fa parte di un retaggio ancestrale che il processo di addomesticamento non è riuscito a cancellare; in base a esso i piccoli che crescono in un branco devono essere sopportati da tutti i componenti di questo. Fino all’età di circa 5 mesi, quando cominciano a mostrare un certo rispetto per gli adulti, i cuccioli mancano infatti di qualsiasi inibizione nei confronti dei genitori e degli altri membri del gruppo, e si avventano spesso con gli aguzzi dentini contro il padre che non osa né ringhiare né, tanto meno, difendersi. I Canidi raggiungono la maturità sessuale tra il primo e il secondo anno, e allo stato libero vivono fino ad un’età variabile tra 10 e 18 anni. Continua 2

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GLI EQUIDI – 1

L’unico gruppo di Ippomorfi sopravvissuto fino all’epoca attuale, con un genere e 6 specie, è quello degli Equidi. Sebbene questi Ungulati abbiano dato vita a due forme diffuse in tutto il mondo, la cui utilità è universalmente nota, e cioè il Cavallo e l’Asino domestico, essi hanno superato ormai da tempo il periodo di massima fioritura, e almeno per quanto riguarda gli animali allo stato libero sono da considerarsi un gruppo in via di estinzione. Tra le specie selvatiche, soltanto la zebra delle steppe è infatti diffusa ancor oggi in gran numero e con 3 sottospecie nelle zone steppose dell’Africa orientale e sudorientale e dell’Africa del Sud Ovest.

Il carattere che maggiormente distingue gli odierni Equidi è la monodattilia, cioè il fatto di avere bene sviluppato e funzionale soltanto il terzo dito, protetto all’estremità da una robusta unghia a forma di zoccolo. Il secondo e il quarto dito sono invece ridotti a minuscoli resti, e analogamente ridotte sono anche la fibula e l’ulna. Gli equidi hanno inoltre il cranio allungato, con cavità orbitali molto spostate all’indietro, il labbro superiore sviluppato e mobile, e la dentatura costituita da 36-40 denti. I molari hanno corone alte e ricoperte di smalto e hanno la superficie solcata da profonde pieghe; i canini sono ridotti nei maschi e di solito mancanti nelle femmine. La famiglia, come si è detto, comprende un solo genere che si divide in 5 sottogeneri e comprende complessivamente 6 specie differenziate in un certo numero di sottospecie.

Gli Equidi sono animali dalla linea elegante, che si muovono al passo, al trotto e sovente anche al galoppo; vivono abitualmente in branchi più o meno numerosi. In Africa popolano le zone steppose, semidesertiche o desertiche mentre in asia si trovano solo nei territori di tipo desertico. Pur convivendo pacificamente con gli altri animali diffusi in questi ambienti, conservano sempre un atteggiamento vigile e circospetto, e sono pronti a percepire, soprattutto con l’olfatto e l’udito, la presenza di eventuali nemici, dai quali sanno difendersi in caso di necessità con furiosi morsi e colpi di zoccolo. Come avviene per tanti altri animali il loro più temibile nemico è l’uomo, che in molte zone ha sterminato le forme allo stato libero, oppure le ha respinte in territori impervi e difficilmente accessibili. Gli Equidi non sono in grado di compensare simili perdite, in quanto si riproducono con notevole lentezza: dopo una gestazione di 11-12 mesi, le femmine partoriscono di solito un solo piccolo, ed eccezionalmente 2. Fin dai tempi più antichi l’uomo ha cercato di addomesticare diverse specie di Equidi, ma è riuscito nel suo intento soltanto con due forme: l’Asino, discendente dell’Asino selvatico africano, e il Cavallo, discendente dal Cavallo selvatico. Continua

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IL CANE – RAZZE RICONOSCIUTE 2

BOLOGNESE

Il Bolognese è un cane tipo volpinoide, origini Italia, Nazionalità Italiana, taglia nana, il suo utilizzo è esclusivamente da compagnia.

Morfologia: tronco medio e testa non molto lunga, muso allungato, canna nasale diritta e tartufo nero. Gli occhi grandi e tondi, con margini palpebrali neri e iride ocraceo, non devono mai essere sporgenti. Il pelo è lungo, a boccoli e sollevato. Il mantello è bianco puro senza macchie: tutte le mucose esterne e le sclerose devono essere nere. Le orecchie sono lunghe e pendenti con boccoli. La coda è ricurva sul dorso e ricca di boccoli.

Il Bolognese è un cane di piccola taglia da compagnia, è una razza di origini antichissime discendente probabilmente del Maltese. E’ stato molto apprezzato nelle antiche corti nobiliari, infatti compare in numerosi dipinti dei secoli passati. Il Bolognese era una razza molto comune fino alla fine dell’ ‘800 ma la sua presenza, poi, è andata via via sempre più riducendosi, arrivando quasi all’estinzione. Si sta cercando di riportare la razza ad un numero sufficiente di esemplari per poter avere un livello di sicurezza.

Il Bolognese è un cane molto serioso ed in apparenza poco vivace, in realtà è un cane molto intelligente e soprattutto attaccatissimo al padrone che segue in ogni passo. E’ un guardiano assai vigile ed avverte subito.

Ha un aspetto assai decorativo ed è molto apprezzato per la sua graziosa presenza nelle case.

Il maschio ha un’altezza di 30 cm circa con un peso al massimo di 4 kg., mentre la femmina è di un paio di centimetri più bassa.

Come tutte le razze da compagnia di piccola taglia non ha particolari esigenze di esercizio fisico.

Il suo pelo ha bisogno di cure quotidiane essendo candido, lungo e a bioccoli ma non riccio e deve essere pettinato di frequente.

E’ un cane prettamente da appartamento e non è adatto a vivere all’aperto, anche perché è molto delicato e soffre il freddo. L’alimentazione deve essere molto curata.

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I CANIDI

I canidi (famiglia Canidae; LTT 34-135cm, LC 11-54cm, peso 1,5-75kg – superfamiglia dei cinofeloidei – famiglia dei canidi; i maschi sono di norma più imponenti delle femmine) hanno una corporatura slanciata e muscolosa, che si assottiglia nella regione inguinale; gli arti sono spesso lunghi e con piccoli piedi: quelli anteriori pentadattili (a eccezione del Licaone) e quelli posteriori sempre tetradattili; le unghie sono robuste, smussate e non retrattili, per cui la loro impronta è chiaramente riconoscibile nell’orma degli animali. Il cranio ha una forma allungata; il capo termina in un muso lungo e slanciato; le orecchie sono di solito triangolari e in alcune specie (Volpi pigmee, Fennec, Otocione) assai sviluppate; la coda è perlopiù folta e cespugliosa. I 42 denti sono distribuiti 3-1-4-3 superiori 3-1-4-2 inferiori (fanno eccezione lo Speoto con 38 denti, il Cuon alpino con 40 e l’Otocione con 48); i molari hanno la corona larga e sono perciò adatti anche a triturare i vegetali, e i denti ferini presentano gli spigoli taglienti, tipici delle forme carnivore. L’intestino è piuttosto lungo; i maschi hanno l’osso penico bene sviluppato, mentre le femmine sono dotate di 3-7 paia di capezzoli. La famiglia dei canidi è diffusa in quasi tutte le parti del mondo, eccetto l’Australia, la Nuova Guinea, la Nuova Zelanda, il Madagascar, le Antille e alcune altre isole, ove è stata però introdotta dall’uomo.

Eccezion fatta per il Cane procione, che in inverno cade in letargo, i Canidi sono attivi in ogni periodo dell’anno, taluni in qualsiasi momento del giorno, altri (in particolare quelli che vivono nelle regioni più calde) in prevalenza al crepuscolo e di notte: questi ultimi trascorrono le ore diurne nascosti in cavità che costruiscono appositamente, in tane di altri animali, che provvedono ad ampliare e rendere più comode, oppure in grotte. Quando si spostano ad andatura lenta, questi Carnivori poggiano sul terreno solo le dita (secondo un abitudine comune anche ai Felidi), mentre quando corrono si sostengono pure con altre parti del piede. I Canidi sono tra i Carnivori più abili e resistenti nella corsa e alcune specie possono raggiungere velocità molto elevate: il Coyote, ad esempio, arriva anche a 65 km/ora. Sono tutti in grado di nuotare, e tale dote è particolarmente sviluppata nello Speoto; inoltre, sebbene le unghie smussate indicano che si tratta di animali tipicamente terricoli, alcuni di essi, e cioè gli Urocioni del Nuovo Mondo e la Volpe delle steppe, sono in grado di arrampicarsi sugli alberi. Nel complesso tutti i Canidi si distinguono per la spiccatissima capacità di adattamento ai più diversi ambienti.

Le specie più grandi, quali il Lupo, il Cuon alpino e il Licaone, vivono riunite in branchi (nel caso del Licaone questi possono talvolta comprendere fino a più di 30 individui) e, grazie al concorso di tutti i componenti, riescono a sopraffare persino grossi ungulati, quali Bufali, Zebre e grandi Antilopi. Altre specie cacciano invece da sole o in piccoli gruppi e si nutrono in prevalenza di mammiferi di media grandezza, uccelli terricoli e insetti; la maggior parte dei Canidi si ciba inoltre di carogne e, a eccezione del Cuon alpino e del Licaone, che sono tipici carnivori, sovente anche di vegetali; questi ultimi per gli Urocioni rappresentano, in determinate stagioni, la principale fonte di alimentazione. Continua – 1

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Il Barbagianni: il signore della notte.

E’ stato frequentemente paragonato a un fantasma nella notte. E come tale perseguitato, cacciato, ucciso e inchiodato alle porte delle stalle. Il suo piumaggio bianco inferiormente e nocciola sopra lo rende evidente ai fari delle automobili mentre sorvola lento la campagna, proprio come uno spettro. Eppure il barbagianni non potrebbe essere più utile all’uomo. E’ diffuso in molte zone rurali, frequenta i campi coltivati e i margini dei boschi, e la maggior parte delle sue prede sono roditori. Topiragni, arvicole, topi selvatici, ratti cadono tutti sotto i suoi artigli. Riesce a prendere al volo anche i piccoli uccelli che spaventa ponendosi di fronte a un cespuglio e battendo le ali.

Anche se d’inverno cattura molte prede di giorno, è uno dei rapaci più notturni della nostra fauna, e riesce a cacciare nel buio quasi completo. Non ha la vista acuta di altri rapaci notturni, ma l’udito è straordinario. Inoltre la struttura delle orecchie è molto particolare, e gli consente di localizzare con estrema precisione ogni più piccolo rumore. Guidato dal suono, si precipita sulla preda con gli artigli aperti, e la uccide soffocandola. Le ali lunghe e arrotondate e la coda corta gli permettono un volo agile e un atterraggio preciso.

Il barbagianni nidifica molto spesso nelle costruzioni umane, nelle stalle e nei campanili, dove depone da 4 a 7 uova e alleva i piccoli, batuffoli bianchi che quando cambiano il piumino rivestono direttamente la livrea dell’adulto, a differenza di altri rapaci notturni.

Quando è nel nido, ma anche quando vola, è solito emettere il suo grido, che è in effetti agghiacciante: un lungo soffio soffocato e tremolante, che dura circa due secondi.

Le attività agricole hanno favorito la sua diffusione, ma la scomparsa di vecchie costruzioni e di alberi cavi dove fare il nido, il traffico automobilistico che ne fa strage e soprattutto, in alcune zone d’Italia, la continua e stupida persecuzione di cui la specie è ancora oggetto, hanno diminuito il numero di barbagianni. Con conseguente aumento dei roditori, e dei danni provocati da questi ultimi.

Una delle caratteristiche più note del barbagianni è la sua faccia a cuore. Dietro a questo aspetto si nasconde una struttura molto specializzata, un vero e proprio radar che riesce a percepire i suoni più lievi e, soprattutto, la direzione e la distanza di ogni minimo rumore. Le orecchie del barbagianni sono infatti poste nel cranio in posizione asimmetrica; i suoni giungono quindi in momenti diversi al cervello, che li elabora con estrema precisione per stabilirne la provenienza e la distanza. Con questo complesso apparato, il barbagianni riesce a cacciare al buio più completo, pur non avendo una vista buonissima, e cattura anche prede minuscole solo ascoltandone i movimenti nell’erba.

La maggior parte delle prede del barbagianni è costituita da piccoli mammiferi, come topi selvatici, arvicole e topiragni. In alcuni momenti di particolare abbondanza riesce anche a catturare pipistrelli, piccoli predatori, talpe, ghiri e conigli selvatici.

I piccoli dei barbagianni nascono dopo un’incubazione di circa un mese e cominciano a volare dopo tre mesi. Rimangono con i genitori per un altro mese, nel corso del quale imparano le tecniche di caccia. I piccoli di barbagianni sono veri e propri batuffoli di piume bianche, che la madre accudisce quando sono piccoli, coprendoli per tenerli al caldo. In questo periodo il padre si incarica di portare al nido numerose prede per mantenere tutta la famiglia. In alcuni momenti arriva a catturare fino a cinque prede ogni mezz’ora.

Il volo del barbagianni, come quello di altri rapaci notturni, è molto silenzioso, perché la struttura delle penne fa scivolare intorno alle ali l’aria senza produrre rumori. A un volo battuto si alternano scivolate d’ala, virate rapide e addirittura posizioni da spirito santo, con l’uccello immobile sopra la preda.

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IL LINGUAGGIO DEGLI ANIMALI – 3

Il cane ride con la coda

Chicchirichì e coccodè: galli e galline parlano d’amore.

Che cos’è quel gran chiacchierare che si sente nel pollaio? Il gallo è innamorato.

Ma che vita difficile, povero gallo!

Le galline gelose litigano e stuzzicano la pollastrella prescelta.

“Guuuuum”, protesta il gallo, beccando a destra e a manca.

“Coccodè… coccodè” rispondono starnazzando le galline spaventate dai suoi rimproveri.

La pollastrella è davvero carina; il gallo le gira intorno, con un’ala abbassata e con voce suadente le parla d’amore: “Go… Go… Go… “. Forse non è neppure bello, ma impettito e orgoglioso come è, con la cresta e i bargigli rossi e carnosi, armato di speroni, è proprio un gran rubacuori. Come resistere ad un tale seduttore?

Il gallo è felice, il collo allungato, le penne gonfie: “Chicchirichì … chicchirichì”, grida al mondo intero che oggi la gallinella è sua e guai a chi gliela tocca!

Ora la giovane gallina è diventata mamma. “Cluc … cluc … cluc …”, chioccia affettuosamente, come per dire “Non vi allontanate, figli miei! Ci sono tanti pericoli!”.

“Pio… pio… pio… “, chiede aiuto da lontano un pulcino avventuroso.

“Cocò, cocò… “, la chioccia accorre crocchiando. Qualche beccatina per punirlo e poi, finalmente, ecco tutti i figli sotto la sua ala.

da il cane ride con la coda, Emme Edizioni

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IL LINGUAGGIO DEGLI ANIMALI – 2

Il cane ride con la coda

Per le formiche gli odori sono segnali stradali.

Intorno al formicaio c’è sempre una gran folla di formiche affaccendate che corrono avanti e indietro.

In fila indiana, una dietro l’altra, escono di casa per andare a far provviste.

Davanti a tutte, le formiche esploratrici guidano le compagne con segnali profumati all’acido formico: “venite avanti, girate a destra, voltate a sinistra”. Disciplinate, le operaie captano gli odori con le antenne e rispondono al richiamo. Camminano veloci, in lunghe colonne serrate. Un invisibile filo odoroso le tiene insieme e le conduce alla meta.

Là, senza perdere tempo, raccolgono rapide tutto quello che possono: fili d’erba, semi, insetti, prelibatezze squisite per il loro palato. Poi, aiutandosi reciprocamente se il peso è eccessivo, di nuovo in fila indiana, una dietro l’altra silenziosamente, cariche di bottino riprendono la marcia verso casa.

Nel formicaio la regina madre le richiama, attirandole nelle oscure stanze delle loro abitazioni.

Durante queste scorribande non mancano i pericoli.

Capita che le formiche incontrino una pozzanghera. Poco male.

La fila si interrompe, giusto il tempo per aggirare l’ostacolo e subito si ricompone sul sentiero profumato.

Capita che un odore estraneo, più intenso dell’acido formico, invada la loro strada. Allora le povere formiche sono proprio perdute: non capiscono più nulla, corrono smarrite di qua e di là, non si riconoscono neppure fra di loro, e non hanno via di scampo… è la fine! Se per fortuna l’odore invasore svanisce nell’aria, le operaie si ritrovano e di nuovo in colonna, una dietro l’altra, secondo l’odore guida, riprendono la via di casa.

Anche qua non mancano i pericoli. La città delle formiche va difesa! Davanti al formicaio le sentinelle sono sempre all’erta e l’esercito sempre pronto. Le soldatesse annusano i nemici da lontano. “Chi sarà”, “E’ il nemico!”, “Sono in tanti!”. Con prontezza le soldatesse spruzzano la loro profumata fanfara di guerra: “Allarme! Allarme! Avanzano le formiche nemiche!”. L’esercito compatto muove alla difesa del territorio. Continua mercoledì.

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