L’Angolo della Poesia

L’angolo della Poesia

Mamma – versione

Se non tenessi te, come farei

a guardare in faccia alla vita ho mamma bella?

Tu mi rimani, tu mi insegni la strada

più semplice, sicura e giusta.

Se non tenessi te, come farei?

Tu mi hai insegnato il bene, tu l’amore;

Tu mi hai insegnato la gioia della preghiera….

Mi desti anche un cuore gentile

Che vede anche nell’inverno la primavera!

tu mi hai insegnato il bene, tu l’amore!

Vorrei vederti sempre un sorriso

Sopra la tua bocca piena di santità;

e per una volta sola, il paradiso,

vorrei poterti dire: Prendi mamma!

Vorrei vederti sempre un sorriso!

Sapessi che sollievo sei per me

quando mi dici una parola cara;

e questo basta per me pareggia

questa vita oscura come la luna chiara!

Sapessi che sollievo sei per me!

Il Santo del Giorno

Santa Devota

Nome: Santa Devota

Titolo: Martire in Corsica

Nascita: 283 circa, Lucciana, Francia

Morte: 304 circa, Mariana, Francia

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Fu martirizzata in Corsica, durante la persecuzione di Diocleziano, per essersi rifiutata di sacrificarsi agli dei: la stesero su di un puledro.

Secondo la leggenda, sarebbe nata in una località chiamata Quercio, nella zona più alta, nel territorio attualmente denominato Luciana, dipartimento dell’Alta Corsica. La giovane fanciulla decise di consacrare la sua vita al servizio di Dio, ma fu vittima di un’accusa e fu arrestata, imprigionata e torturata. Il suo cranio fu lapidato. Dopo la sua morte, il governatore ordinò che il suo corpo venisse bruciato, ma alcuni cristiani lo salvarono dalle fiamme, il suo corpo, depositato dai cristiani di Corsica in una barca fiorita, fu guidato da una colomba verso lo scoglio di Monaco. Qui, secondo queste tradizioni, la nave si arenò intorno al 27 gennaio, in un cespuglio fiorito molto in anticipo per la stagione fredda. Il corpo mutilato della giovane martire fu scoperto dai pescatori e in suo onore fu eretta una cappella dove oggi sorge la chiesa parrocchiale a lei dedicata, nei pressi del porto di Monaco.

Dal 1984, con l’approvazione dei testi della Messa in suo onore, il culto può considerarsi ufficialmente confermato durante il pontificato di San Giovanni Paolo II. Patrona di Nizza, compatrona di Monaco (dove è sepolta) e della Corsica.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Biguglia in Corsica, commemorazione di santa Devota, vergine e martire.

Giardinaggio

Sua maestà, il Fungo

A metà fra il regno vegetale e quello animale, può essere microscopico ma anche immenso.

I funghi, come gli animali, non sanno costruirsi le sostanze nutrienti, e non hanno bisogno di luce per vivere.

Come i vegetali non hanno mezzi di locomozione e si riproducono affidando le proprie spore al vento o ad animali.

I funghi sono ovunque, ci circondano, ci nutrono, ci dissetano, ci colonizzano, ci curano… Consentono la lievitazione del pane, la fermentazione di alcuni alcolici, la preparazione di formaggi, e ci deliziano con il loro profumo e sapore inconfondibili.

Grazie a essi abbiamo ottenuto i primi antibiotici, ma sono anche stati causa di intossicazioni, e portatori di malattie, sia per l’uomo sia per molte colture vegetali. D’altra parte, provvedono alla salute dei boschi fornendo nutrimento a piante e animali: ci sono anche colonie di formiche che se ne cibano coltivandoli in enormi camere sotterranee. Ma non sono tutti piccolissimi: anzi, è un fungo l’organismo più grande della Terra.

I lieviti e le muffe, riuniti nel gruppo dei micromiceti, sono però ben più numerosi dei funghi classici, i macromiceti, e molte specie microscopiche non sono ancora conosciute e classificate. I macromiceti, cioè i funghi che suscitano l’interesse del raccoglitore, a oggi contano circa 12 mila specie classificate. Che non ci affascinano solo perché sono buoni da mangiare, ma anche per la loro componente di mistero: compaiono nel bosco qui e là, come d’incanto, crescono con rapidità inconsueta e scompaiono altrettanto in fretta.

Già nella Bibbia si trovano riferimenti al rapporto tra l’uomo e i funghi: a sette anni di abbondanza si alternavano sette anni di carestia, punizione divina per l’infedeltà degli uomini. La dea Robigo, la ruggine responsabile della carestia, era venerata per scongiurare nuove carestie. Il vero colpevole? Un microscopico fungo parassita dei cereali, Puccinia graminis, la ruggine nera del grano, è ancora oggi uno dei più temuti flagelli delle nostre messi. I chicchi dei cereali colpiti appaiono rinsecchiti poiché il fungo utilizza il nutrimento che dovrebbe essere accumulato nel seme.

I funghi, inoltre, hanno sempre ispirato timore per le loro potenzialità venefiche. Pasti finiti in tragedia sono documentati fin dal 54 d.C.: in quell’anno Agrippina avvelenò il marito Claudio, pare con la Amanita phalloides, così da far salire al trono il figlio Nerone.

Nel 1722 le mire espansionistiche dello zar di Russia Pietro il Grande furono fermate da Claviceps purpurea, fungo parassita che cresce nella spiga della segale. La farina infetta che si ottiene ha proprietà fortemente tossiche: con questa i soldati russi fecero il pane di cui si cibarono, e con cui si avvelenarono; nel fungo sono contenuti circa dodici alcaloidi, tra cui l’ergotina, che dà l’ergotismo, comunemente chiamato fuoco sacro: i sintomi sono cancrena agli arti e dolori atroci.

In compenso, moltissime vite umane sono state salvate dai funghi. Dalla muffa Penicillium notatum deriva infatti la penicillina, il primo antibiotico usato nella pratica medica. Un’altra sostanza prodigiosa ha consentito di minimizzare i rigetti nei trapianti d’organo: è la ciclosporina, isolata da Tolypocladium inflatum, un fungo scoperto per caso in un pugno di terra in Norvegia, nel 1970, e dotato di notevoli proprietà immunosoppressive: senza di essa i trapianti non sarebbero possibili perché il nuovo organo sarebbe riconosciuto come estraneo e rigettato.

Un altro penicillio, Penicillium glaucum, ha contribuito ad arricchire le nostre tavole con un formaggio unico: il gorgonzola. La screziatura verde nella pasta, cui si deve il caratteristico sapore, sono infatti microscopici funghi. Nella lavorazione, al latte sono aggiunte spore di penicillii: dopo 4 settimane di maturazione, la forma viene bucata con grossi aghi metallici, l’aria entra nella pasta e induce la crescita della muffa.

Non è finita. Il lievito di birra Saccharomyces cerevisiae, un fungo unicellulare, è responsabile della fermentazione che permette la lievitazione della pasta del pane e dei dolci. Anche quella del vino avviene ad opera dei lieviti: sono milioni, e compaiono già sulle uve mature, trasformando gli zuccheri in alcool etilico. I lieviti della birra provvedono anche alla fermentazione alcoolica del malto d’orzo addizionato col luppolo.

Meno benevoli sono i micromiceti che parassitano l’uomo e gli animali, dando origine ad infezioni dette micosi, superficiali se colpiscono la pelle, o profonde se raggiungono gli organi interni. I funghi penetrano nella pelle, e le spore infettive sono in grado di sopravvivere anche per due anni prima di svilupparsi, in corrispondenza di alte temperature, umidità e abbassamento delle difese immunitarie dell’ospite. Tra i più diffusi un lievito, la Candida, che infetta cute e mucose. Un altro tipo di funghi parassiti sono i dermatofiti, che si nutrono di cheratina e attaccano perciò capelli, pelle, unghie, dando le tigne.

Continua.

Il Santo del Giorno

San Giuliano di Le Mans

Nome: San Giuliano di Le Mans

Titolo: Vescovo

Nascita: III secolo , Roma

Morte: III Secolo, Le Mans, Francia

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:Giugliano in CampaniaCastrovillariPrimiero San Martino di Castrozza

San Giuliano di Le Mans fu uno dei 70 discepoli degli Apostoli di Gesù. Ordinato vescovo a Roma, sarebbe poi stato inviato missionario in Gallia e alle porte della città di Le Mans avrebbe fatto zampillare prodigiosamente una fontana, riuscendo così ad operare senza sforzo una conversione in massa dei cittadini, convinti da quel miracolo.

In seguito per il suo instancabile operato avrebbe ottenuto il premio dal defensor della città di Le Mans numerose donazioni.

Dopo 47 anni di episcopato morì il 27 gennaio di un anno imprecisato.

Il suo culto, da subito molto sentito, fu introdotto dai Normanni nell’Italia meridionale nell’XI secolo e, in particolare, a Castrovillari, ai piedi del Monte Pollino, in Calabria, fu eretta una chiesa in suo onore che ancora oggi è il fulcro della grande festa del 27 gennaio, con le donne in costume tradizionale che offrono le celebri “vecchiaredde”: frittelle di acqua e farina preparate secondo la ricetta tradizionale proprio in onore dell’amatissimo patrono.

fonte: trocciolaenzo.blogspot.it

MARTIROLOGIO ROMANO. A Le Mans nella Gallia lugdunense, nell’odierna Francia, san Giuliano, che si ritiene primo vescovo di questa città.

Salute e Benessere

Erbe medicinali delle Alpi – Dalle erbe la salute

Biancospino – Crataegus oxyacantha

Habitat: siepi e boschi dal piano alle zone montane.

A fioritura avanzata è ricoperto da una serie molto elegante di fiorellini bianchi che si raccolgono a manciate, facendo molta attenzione agli spini, si seccano accuratamente al sole e si conservano per il bisogno in sacchetti di carta o di tela.
Questi fiori sono medicamentosi e sono indicati per chi soffre di pressione alta, di arteriosclerosi, di insonnia causata dalle quotidiane tensioni nervose.
Il più usato è l’infuso di biancospino che si prepara al mattino versando mezzo litro di acqua bollente su di un pizzico di fiori. Si lascia riposare circa venti minuti, si cola, si zucchera e si beve a più riprese nel corso della giornata, riservandosene una tazzina, da bersi tiepida, al momento di coricarsi. L’infuso di questo fiore miracoloso è sempre un ottimo calmante, un efficace sonnifero, un toccasana per chi soffre di palpitazioni, di insonnie, di irritabilità, di ronzii alle orecchie, di vampate di calore. Esso agisce sulla contrazione delle arterie e, tonificando il cuore, favorisce un giusto equilibrio fra pressione sanguigna e forza del polso. Nei casi in cui l’insonnia e l’agitazione perdurino nonostante la cura sopra indicata, se si accusano attacchi isterici, se si è neurastenici o convalescenti o ammalati di cuore, per le donne, infine, in preda ai disturbi dell’età critica, buoni risultati darà l’infuso di biancospino al quale sia stata aggiunta una manciata di “Passiflora”.
Non dà assuefazione e una cura di infuso di biancospino, tonificando il sistema nervoso, garantirà una visione ottima della vita, una mente lucida e sana ed un senso profondo di benessere e di serenità che si gode e si apprezza solo quando si hanno i nervi a posto ed il corpo ha riposato bene a lungo.

Il Santo del Giorno

Santa Elvira

Nome: Santa Elvira

Titolo: Martire

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Ben poco si sa della vita di Santa Elvira, quello che sappiamo su di lei è scritto in un libro antico della Chiesa cattolica chiamato “Acta Sanctorum”, che significa “Atti dei Santi”. Santa Elvira è un venerata nella chiesa di San Pedro de les Puelles a Barcellona, ​​Spagna, anche se la sua storia non è nota e perché il sangue dei martiri non passa mai invano. Dio riconosce sempre chi ha dato la vita per la testimonianza di fede in Gesù Cristo e la loro memoria sarà eterna perchè avranno lavato le loro vesti del sangue dell’Agnello.

Quel poco che si sa su Santa Elvira è scritto anche sul retro della di una stampa diffusa a Barcellona. Il testo recita: “di Santa Elvira, che non si conosce il paese o le circostanze del suo martirio, fu vittima del paganesimo è fu sacrificata nella Germania austriaca.”.

L’immagine di Santa Elvira rivela un po della sua storia. Attraverso i suoi simboli sappiamo qualcosa su di lei. La corona simboleggia la verginità. Quindi possiamo dedurre che Santa Elvira morì vergine. La veste bianca sul corpo è purezza di cuore. La tunica rossa sotto il mantello simboleggia il martirio. Il palmo della sua mano destra simboleggia la vittoria dei santi che hanno dato la vita per Cristo. La spada nella mano sinistra simboleggia la Parola di Dio. Questo simbolo ci fa capire che Santa Elvira predicò la Parola con la forza e la potenza e, probabilmente, quindi, sono stati martirizzati. La “X” a forma di croce, detta anche “Croce di Sant’Andrea”, significa Elvira probabilmente fu crocifissa per dare la sua anima a Dio. E il braciere ai piedi di Santa Elvira indica che subì il tormento del fuoco prima di morire.

La Ricetta del Giorno

Mousse di cioccolato in cassetta

Ingredienti: pan di Spagna 300 gr, cioccolato al latte 150 gr, cioccolato fondente 450 gr, panna 8 dl, zucchero 120 gr.

Esecuzione: fondere a bagnomaria il cioccolato al latte, far intiepidire, incorporarvi 60 gr, di zucchero e 3 dl di panna amalgamando bene gli ingredienti. Nello stesso modo preparare un’altra mousse coc 150 gr di cioccolato fondente.

Tagliare a fette il pan di Spagna, foderare fondo e pareti di uno stampo rettangolare, versare la mousse al latte, livellare la superficie e ricoprire con la mousse di cioccolato fondente.

Chiudere con altre fette di pan di Spagna e mettere lo stampo in frigorifero per alcune ore.

Per la copertura fondere il resto del cioccolato fondente con la panna rimasta, formare la terrina su un vassoio rettangolare, versarvi sopra la copertura e con una spatola livellarla in maniera uniforme.

Buon appetito.

Il Santo del Giorno

Sant’ Angela Merici

Nome: Sant’ Angela Merici

Titolo: Vergine, fondatrice

Nascita: 21 marzo 1474, Desenzano sul lago di Garda

Morte: 27 gennaio 1540, Brescia

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Patrona di:Desenzano del Garda

Nacque a Desenzano sul lago di Garda, nel 1474. Vigilata dai pii genitori, custodì diligentemente fin dai primi anni il giglio della verginità che propose di serbare intatto per tutta la vita. Aborriva ogni fasto muliebre, fino al punto di sfigurarsi il volto e recidersi la bella chioma, affine di piacere solo al celeste Sposo dei vergini.

Quando la morte le rapì gli amati genitori, fu accolta dallo zio, insieme con un suo fratellino. Quivi visse nel ritiro, nella penitenza, col cilicio e coi flagelli, nella preghiera quotidiana e notturna. Dietro consiglio del suo confessore, abbracciò la regola del terz’ordine francescano, e tornata alla natia Desenzano, il Signore le manifestò quanto voleva da lei.

Un giorno Angela stava pregando con il suo solito fervore, quando vide aprirsi i cieli, e da una lunga scala che dalla terra saliva sopra le nubi, vide scendere e salire Angeli e Vergini, mentre una musica soavissima si spandeva all’intorno. Udì allora una voce che la invitava a fondare una Compagnia di Vergini che lodassero Iddio e portassero anime al suo cuore.

Tenuta in gran concetto di santità, ovunque era chiamata a consolare, a comporre dissidi, a richiamare sulla via della virtù anime perdute.

Affamata del pane degli Angeli, si accostava spesso alla sacra Mensa, con sì infuocato amore da essere spesso rapita fuor dei sensi.

Intraprese poi con somma devozione un viaggio in Terra Santa. Approdata all’isola di Candia, divenne cieca; nel ritorno, alla stessa isola, miracolosamente riebbe la vista, sfuggì ai Saraceni, e da sicuro naufragio.

Desiderosa di venerare il Vicario di Cristo e di lucrare l’indulgenza del Santo Giubileo, venne a Roma e si portò a piedi dal Papa Clemente VII.

Ritornò a Brescia, e qui stabilitasi presso la chiesa di S. Afra, nel centro della città, diede inizio nel 1535 alla nuova congregazione detta delle Orsoline. Le diede una sicura disciplina e regola di vita santa e la pose sotto il patrocinio di S. Orsola. Molte furono le vocazioni, così che in breve tempo le Orsoline si diffusero in Italia ed in tutta Europa, poi oltre oceano. Loro scopo è l’educazione delle giovanette. Chi ne può misurare il bene?

Aveva ormai settant’anni quando cadde inferma; ricca di meriti se ne volò all’amplesso del suo celeste Sposo il 27 gennaio del 1540.

Il suo corpo rimase esposto per ben trenta giorni, finchè fu tumulato nella stessa chiesa di S. Afra. S’iniziò presso il suo sepolcro una sequela di portentosi miracoli, per cui i fedeli accorsero in folla a glorificarla e ad impetrar grazie. Fu canonizzata da Pio VII nell’anno 1807.

PRATICA. Le opere di misericordia spirituale e temporale distingueranno nel gran giorno del Giudizio Universale gli eletti dai reprobi.

PREGHIERA. O Signore, che per mezzo di Angela, hai fatto fiorire nella tua chiesa un nuovo giardino di sacre vergini, dacci per sua intercessione, di vivere santamente, affinché meritino di godere i gaudi eterni.

MARTIROLOGIO ROMANO. Sant’Angela Merici, vergine, che dapprima prese l’abito del Terz’Ordine di San Francesco e radunò delle giovani da formare alle opere di carità; quindi, istituì sotto il nome di sant’Orsola un Ordine femminile, cui affidò il compito di cercare la perfezione di vita nel mondo e di educare le adolescenti nelle vie del Signore; infine, a Brescia rese l’anima a Dio.

Monumenti di Napoli

Teatro Bellini

Via Conte di Ruvo 14

Ricostruito dall’architetto Carlo Sargento sul modello dell’Opèra di Parigi – sei ordini di palchi e platea a ferro di cavallo – dopo che un incendio l’aveva quasi completamente distrutto nel 1864, il teatro fu inaugurato il 6 febbraio del 1887 come nuovo tempio della lirica, in contrapposizione al San Carlo.

Criticato dall’aristocrazia cittadina per l’eccessivo sfarzo di ori, nei primi quindici anni ospitò spettacoli lirici di buon livello, destinati a cedere via via il passo alla prosa dialettale, all’operetta e, in anni più recenti, al cinematografo.

Nei primi del Novecento molto successo ebbe la rivista di Scarpetta, in particolare L’ommo che vola, con cui si prendeva scherzosamente in giro D’Annunzio: la leggenda vuole che il poeta abbia sfidato a duello un attore della compagnia e che la vicenda sia finita addirittura in Parlamento.

Nel 1970 il teatro, ormai decaduto, divenne sala rionale e cinema a luci rosse.

Dopo un lungo periodo di chiusura, ristrutturato e rinnovato secondo tradizione, ha riaperto i battenti per la stagione 1988/89. Da allora offre una programmazione di buon livello, che spazia tra Napoli e la cultura europea, con particolare attenzione ai testi classici, alla danza e alla musica.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: devi riuscire a sopportare un po’ di noia e di fatica, Marte ti darà soddisfazioni con il frutto del lavoro fatto;

Toro: finalmente la situazione astrologica inizia a girare a tuo favore;

Gemelli: devi riuscire a mettere al loro posto tante cose e in modo particolare le collaborazioni;

Cancro: organizza i tuoi impegni in modo impeccabile, se senti qualche sintomo fai subito un controllo medico;

Leone: devi mettere più impegno in amore e nella famiglia, le altre cose a gonfie vele;

Vergine: per le iniziative finanziarie il periodo è molto buono;

Bilancia: se desideri successo devi riprendere il gusto alla lotta, ti sei adagiato troppo sul passato e gli altri ti sono passati davanti;

Scorpione: devi presentarti in modo reale per quello che realmente sei, senza nasconderti dietro una maschera, a persone che ti possono apprezzare;

Sagittario: sei molto equilibrato e quindi sarai sempre in grado di poter rimediare a situazioni difficili;

Capricorno: sei in un periodo fin troppo ottimista che ti promette ottimi affari;

Acquario: hai ritrovato il tuo spirito creativo e vuoi fare qualcosa d’importante;

Pesci: stai molto attento e non fare passi azzardati.

Buon Giovedì 27 Gennaio 2022

27 Gennaio | Giornata Internazionale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto (A/RES/60/7)

Il Sole sorge alle 7:18 e tramonta alle 17:08

La Luna cala alle 9:31 e si eleva alle 22:42

  • sant’Angela Merici, vergine, fondatrice della compagnia di sant’Orsola;

Angela dal greco “anghelos” cioè “messaggero, angelo”.

  • Lu poco è dell’angiulo, l’assaje è de lo cannaruto.  
    • san Giuliano, martire;
    • san Giuliano, primo vescovo di Le Mans;
    • santa Devota, vergine e martire;
    • san Marino, abate di Bodon;
    • san Vitaliano, papa;
    • san Teodorico, vescovo di Orléans;
    • san Gilduino, diacono di Dol;
    • beato Giovanni, canonico regolare;
    • beato Manfredo Settala, sacerdote ed eremita;
    • beata Rosalia du Verdier de la Sorinière, vergine del monastero del Calvario e martire;
    • san Giovanni Maria, detto Muzei, martire dell’Uganda;
    • sant’Enrico de Ossó y Cervelló, sacerdote, fondatore della Compagnia di Santa Teresa di Gesù;
    • beato Giorgio Matulaitis, vescovo di Vilnius e poi nunzio apostolico in Lituania.

Successe … oggi:

1348 – Convocazione del Parlamento Generale. Sommossa popolare contro gli Ungheresi.

Il proverbio del giorno: scoppi il ventre ma che non avanzi niente.

LE MASSIME DI FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Di solito si loda soltanto per essere lodati.

Pochi sono così assennati da preferire il biasimo utile alla lode traditrice.

Ci sono rimproveri che lodano, e lodi che sparlano

Locali storici e tipici napoletani

Da Michele

Via Cesare Sersale 1/3

Aperta nel 1888 da un avo degli attuali gestori, questa pizzeria è un posto semplice, dall’arredo essenziale, rimasto fermo agli anni Trenta (c’è pure il vecchio suonatore di fisarmonica e mandolino).

Lunghi tavoli in marmo per gruppi di avventori nella sala con il forno a legna; tavoli per due in quella attigua.

Qui è stata inventata la pizza marinara (aglio, olio, origano e prezzemolo), da provare insieme al “calzone”, ripieno solo di fiordilatte, freschissimo.

Al mattino pizze fritte al banco.

Le più belle Canzoni napoletane

‘A CANZONE D’ ‘O SURDATO

Salvatore Gambardella Aniello Califano
 
Nannì, nun suspirà,
mo me cungedo e torno ‘mbracci’a tte.
Speruto ‘e te vedè,
me veco perzo, crideme, Nannì.
Nanninè,
servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
ma ched è
chesta vita senza ‘e te?
 
Annina, non sospirare,
ora mi congedo e torno tra le tue braccia.
Sesideroso di vederti,
mi vedo perso, credimi, Annina.
Annina,
servo la patria e servo il Re,
Ma cos’è
questa vita senza di te?
 
   Nanninè,
   servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
   ma ched è
   chesta vita senza ‘e te?

 
   Annina,
   servo la patria e servo il Re,
   Ma cos’è
   questa vita senza di te?
 
Si n’aggiu viste o no
guaglione belle, t’ ‘o ppuò ‘mmagginà.
Ma, n’è pe t’avantà,
cchiù bbella ‘e te ‘na nenna nun ce sta!
Nanninè,
servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
ma ched è
chesta vita senza ‘e te?
 
Se ne ho viste o no,
di ragazze belle, lo puoi immaginare.
Ma, non per vantarti,
più bella di te una ragazza non c’è!
Annina,
servo la patria e servo il Re,
Ma cos’è
questa vita senza di te?
 
   Nanninè,
   servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
   ma ched è
   chesta vita senza ‘e te?

 
   Annina,
   servo la patria e servo il Re,
   Ma cos’è
   questa vita senza di te?
 
Surtanto affianco a tte
‘stu core mio pace po’ truvà.
Sicura nne può stà,
ch’io so’ ddiciso, e torno pe spusà!
Soltanto accanto a te
questo cuore mio pace può trovare.
Sicura ne puoi essere,
che io sono deciso, e torno per sposarmi!

Curiosando qui e là

Una giornata davvero da cani

Una vita da cani è davvero da cani? Per provarlo nel 2002 due giovani inglesi, appassionati di cani, Gareth Fox che all’epoca aveva 20 anni e Toni Allen che di anni ne aveva 39, decisero di passare un’intera giornata nel ruolo di cani randagi.

Si fecero raccogliere e ingabbiare dall’accalappiacani di Londra che li portò alla Battersea Dog home (casa del cane), dove sono raccolti i cani abbandonati.

Qui hanno ricevuto i trattamenti standard per i randagi. Sono stati pesati, lavati, spulciati, etichettati e vaccinati.

Poi sono stati sottoposti a un test per stabilire la loro socievolezza, il carattere, il livello di educazione.

Sono infine stati messi in gabbia con una ciotola di cibo.

Conclusione? Il servizio di recupero randagi nel 2002 funzionava bene, (non so adesso dopo 20 anni, spero che funzioni bene anche adesso) ma la vita da abbandonati è triste: nessuno sostennero Fox e Allen, dovrebbe mai abbandonare il proprio cane. Inutile dirlo che Fox e Allen mi trovano enormemente d’accordo con loro.

L’Angolo della Poesia

Mamma

Si nun tenesse a tte, comme farrja

a guardà ‘nfaccia ‘a vita, oj mamma bella?

Tu me rimmane, tu me ‘mpare ‘a via

cchiù semplice, sicura e accunciulella.

Si nun tenesse a tte, comme farrja? …

Tu m’hè ‘mparato ‘o bene, tu l’ammore;

Tu m’hè ‘mparato ‘a gioia d’  ‘a preghiera …

Me diste pure nu gentile ‘e core

ca vede pure a vierno ‘a primmavera!

tu m’hè ‘mparato ‘o bbene, tu ll’ammore!

Vurria vederte sempe ‘nu surriso

‘ncopp’ ‘a sta vocca chiena ‘e santità;

e pe’ ‘na vota sola, ‘o paraviso,

vurria puterte dì: Piglia, mamma!

Vurria vederte sempe ‘nu surriso!

Sapisse che sullievo sì pe’ mme

Quanno me dice ‘na parola cara;

e chesto basta pe’ me fa parè

‘sta vita scura comm’ ‘a luna chiara!

Sapisse che sullievo sì pe’ mme!

F. Masullo

A domani per la versione

Il Santo del Giorno

Santi Senofonte, Maria e figli

Nome: Santi Senofonte, Maria e figli

Titolo: Martiri

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Senofonte era un senatore di Bisanzio, sposato con Maria, con due figli: Giovanni e Arcadio. Si dimise dalla dignità senatoria e si ritirarono tutti in un monastero a Gerusalemme. Nonostante la loro ricchezza e posizione, si distinguevano per la semplicità dell’anima e la qualità del cuore. Desiderosi di dare ai loro figli Giovanni e Arcadio un’istruzione più completa, li mandarono nella città di Beirut. Ma la nave su cui navigavano entrambi i fratelli naufragò. Afflitti dalla separazione, i fratelli si dedicarono a Dio e divennero monaci. I genitori non ebbero notizie dei loro figli per molto tempo perdendo le speranze di rivederli in vita. Senofonte, tuttavia, ormai piuttosto anziano, mantenne una ferma speranza nel Signore e consolò sua moglie Maria.

Dopo diversi anni i genitori si recarono in pellegrinaggio ai Luoghi Santi e a Gerusalemme dove trovarono i loro figli, residenti in vari monasteri. I genitori gioiosi ringraziarono il Signore per aver riunito la famiglia. Senofonte e Maria andarono a vivere in diversi monasteri per dedicarsi a Dio. I monaci Arcadio e Giovanni, con il permesso dei loro genitori, continuarono a vivere nel deserto, dove proseguirono il loro lavoro ascetico.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Gerusalemme, santi Senofonte e Maria e i loro figli Giovanni e Arcadio, che, dopo aver rinunciato alla dignità senatoria e a ingenti beni, si tramanda che con pari ardore d’animo abbiano abbracciato nella Città Santa la vita monastica.

Il Santo del Giorno

Sant’ Alberico di Citeaux

Nome: Sant’ Alberico di Citeaux

Titolo: Abate

Morte: 1108 circa, Cîteaux, Francia

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Era un eremita a Colán, vicino a Chatillon-sur-Seine, poi seguì San Roberto a Molesmes (1057), dove era priore. Questa era una comunità che si proponeva di essere esemplare per il suo spirito devoto e obbediente, per la sua austerità e disciplina. Ma se gli intenti erano buoni seguirli alla lettera era più difficile. In questo modo i monaci di Molesmes, nonostante le loro buone intenzioni, finirono per adattarsi alla pigrizia, e ad una certa indisciplina, futilità e comodità. San Roberto tentò invano di porvi rimedio, ricorrendo al rigore. Scoraggiato, lasciò il monastero e si ritirò in solitudine.

Alberico, fu invece più tenace, usò il metodo della dolcezza, ma non ebbe buoni risultati. I monaci si ribellarono, accusandolo e insultandolo, e anche maltrattandolo, picchiandolo e persino rinchiudendolo nel monastero. La questione andò molto lontano, i monaci ribelli reagirono e chiesero perdono, con l’intenzione di cambiare la loro vita, ma le loro buone intenzioni non durarono a lungo. E per questo motivo, Roberto, Alberico e un altro gruppo di monaci, lasciarono Molesmes, per dare vita all’Ordine Cistercense, a Cîteaux nel 1098. Così Alberico fu fondatore con Roberto de Molesmes e Santo Stefano Harding della riforma dei Cistercensi (1109 ). Per dieci anni fu priore a Cîteaux, lottando affinché il suo spirito non cadesse negli stessi errori del passato e nel 1100 fu eletto abate. Si dice che abbia ricevuto un mantello bianco dalle mani di Maria.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Cîteaux in Borgogna, nell’odierna Francia, sant’Alberico, abate: tra i primi monaci di Molesme, giunse alla fondazione di Neumünster, che poi, eletto abate, resse, dedicandosi con ogni zelo e impegno alla formazione dei monaci, come vero amante della regola e dei confratelli.

Astrologia

Affinità di coppia del Segno dell’Acquario con gli altri segni.

Acquario-Toro

Lei cade nella sua rete.

Il venusiano è troppo pigro per fare a una donna una corte serrata, ma è ugualmente un seduttore. All’affettuosa acquariana appare come un’anima candida e timida, bisognosa di essere incoraggiata. Così si arriva ad un felice matrimonio rallegrato dai figli (voluti da lui).

Succede piuttosto spesso che un lui Toro e una lei Acquario si innamorino. Non certo per merito dell’iniziativa di lui però. Infatti il Toro è un pigro edonista cui non piace impegnarsi in frenetiche battute di caccia per conquistare le donne. Ma non è insensibile al fascino muliebre. Anzi, ne è un convinto estimatore e fruitore. Ma non deve darsi da fare per attrarre le donne come api sul miele. Sornione e consapevole del proprio fascino per via dell’indubbio narcisismo venusiano, si acquatta tranquillo in luoghi strategici e poi aspetta paziente le prede.

In questa trappola l’incauta Acquario cade con estrema facilità. Infatti lei, che va in visibilio quando crede di aver individuato deboli o diseredati bisognosi della sua difesa, rischia di fraintendere. Cioè di scambiare l’astuta indolenza di lui con il tormento silenzioso di un’anima candida. Così convinta che gli occhi di lui, dal dolcissimo sguardo venusiano, rivelino segrete ma timide aspirazioni a felicità adamantine, si entusiasma e decide di renderlo felice. A questo punto, è già praticamente in balia del Toro. Perché, appena lui si scuote dal suo torpore e comincia a farle quella dolcissima corte che è la specialità dei venusiani del secondo segno, la “fredda” Acquario non ha scampo. E ben presto finisce col perdere la trebisonda sotto l’incalzare di sguardi sempre più malandrini, di carezze lievi ma provocanti, di galeotte cenette. Fino ache, catturata dalla rete d’intimità che lui le costruisce intorno, gli cade fra le braccia. E, se già non lo era, finisce con l’innamorarsi senza via di scampo. Perché i razionali (e l’Acquario lo è, come s’addice a una nata in un segno d’Aria) sono destinati a soccombere quando qualcuno ha l’abilità di trascinarli nelle onde della passione. Proprio questo è l’obbiettivo che si prefigge il Toro. E che, puntualmente, riesce a raggiungere. Infatti il suo istinto di pigro e abile predatore ha capito fin dall’inizio che, per avere il meglio dall’uraniana, bisogna avere l’astuzia di attizzare i suoi ardori e di evitare che i lumi della ragione acquariana riprendano il sopravvento. Individuata la strategia vincente, il Toro l’applica quindi con dolci e sensuali arti venusiane. Così riesce senza fatica a fare dell’Acquario un’attiva, partecipe compagna.

Ma questo non significa affatto che, fra loro, tutto sia destinato a filare liscio. Soprattutto se decidono di vivere insieme e, magari, arriva anche qualche marmocchio. A proposito c’è da dire che lei non è animata dal sacro fuoco della maternità. Forse preferirebbe dedicarsi part-time all’infanzia (nel senso di porzione d’umanità sopraffatta e bistrattata) piuttosto che farsi fagocitare ventiquattr’ore da una carne della propria carne urlante, affamata, bisognosa di cure assidue e di frenetici cambi di pannolini. Ma lui no, i figli li vuole, eccome. Perché per il Toro l’amore è vita. Ma vita è procreazione. Allora, se lui le “impone” la maternità, deve essere comprensivo. E ripagarla mettendo generosamente mano al portafogli. No, non per sommergerla d’oro e vestiti firmati, ma per garantire la costante collaborazione di golf e baby sitter. Così lei non rischia di vivere la famiglia come una realtà angusta che le tarpa le ali. E, soddisfatta di avere incombenze e doveri che le appaiono più come una scelta che come una costrizione, vi si adegua volentieri. Contenta di avere la possibilità di concedersi degli spazi di vita da godere in assoluta libertà.

Certo, c’è il rischio che, geloso com’è, il Toro commette l’errore di voler controllare i movimenti acquariani. Ma il tarlo del dubbio che l’autonomia acquariana sfoci nell’infedeltà è lo scotto che il venusiano deve pagare alla felicità coniugale. Perché, se lei si accorgesse di essere sorvegliata, vivrebbe la cosa come un’intollerabile infamia. Non è certo lei quella più esposta alla tentazione di … sconfinare al di là dei sereni pascoli familiari. L’Acquario questo lo sa. allora non si può darle torto se diventa intollerante quando il Toro, dopo aver dimenticato di tenere a freno le brame venusiane, si permette anche di inquinare con infondati sospetti le caste libertà acquariane. Senza contare che dimostra anche di non conoscerla bene.

Il Santo del Giorno

San Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Nome: San Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Titolo: Sacerdote

Nascita: 16 marzo 1840, Santa Rosa de Rio Primero, Argentina

Morte: 26 gennaio 1914, Villa Tránsito, Argentina

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Nacque vicino a Santa Rosa del Río Primero, a Córdoba, in Argentina. Entrò nel Seminario Maggiore “Nostra Signora di Loreto” di Córdoba il 5 marzo 1856, all’età di 16 anni. Fu ordinato sacerdote il 4 novembre 1866. Per la prima volta svolse il suo ministero sacerdotale nella Cattedrale di Córdoba e fu prefetto degli studi presso la scuola del seminario Nostra Signora di Loreto. Prefetto degli studi, il 12 novembre 1869 conseguì un master in filosofia presso l’Università di Córdoba.

Già nel 1867 Brochero si distinse eroicamente nella cura dei malati e dei morenti a causa dell’epidemia di colera che colpì la città di Córdoba.
Il 18 novembre 1869 fu nominato sacerdote del curato di San Alberto, attualmente noto come Valle Traslasierra, di immense dimensioni: 4336 chilometri quadrati di valli e montagne, allora selvaggi e quasi deserti, infestati da banditi e fuggiaschi dalla Giustizia. I suoi poco più di 10.000 abitanti vivevano sparsi, con un deplorevole grado di miseria materiale, senza strade e senza scuole, tagliati fuori dalle Sierras Grandes alte oltre 2.000 metri.

Il 24 dicembre 1869 lasciò la città di Córdoba per assumere il curato che avrebbe assunto praticamente il resto della sua vita. Brochero arrivò a San Pedro, la capitale del dipartimento, dopo tre giorni di viaggio a dorso di un mulo attraverso le montagne. Dopo un po’ di tempo e di sua spontanea volontà, si stabilì definitivamente nel comune di Villa del Tránsito.

Non avendo più risorse di quelle ottenute con i suoi stessi sforzi, il sacerdote Brochero, con i suoi parrocchiani, costruì più di 200 chilometri di strade e diverse chiese, fondò città e si prese cura dell’istruzione di tutti. Si rivolse alle autorità e ottenne corrieri, uffici postali e stazioni telegrafiche. Progettò il ramo ferroviario che avrebbe attraversato la Valle Traslasierra, unendo Villa Dolores e Soto, per far uscire i loro amati montanari dalla povertà in cui si trovano, “abbandonati da tutti ma non da Dio”, come era solito ripetere. Tra le altre opere, ottenne, con la costruzione di un acquedotto, l’arrivo dell’acqua alla città dal fiume Panaholma. Promosse il commercio e l’industria locali e assicurò il miglioramento delle condizioni dei lavoratori.

Sempre all’opera per aiutare il prossimo come quando si gettò con il mulo nel fiume in piena espansione per andare ad aiutare un moribondo. O come la volta in cui andò a cercare il bandito “Gaucho Seco” e per portarlo con altri fuorilegge alla palestra, dove uscirono come agnelli addomesticati. Provò a fare lo stesso con il temibile Santos Guayama, che stava devastando la valle, che dopo averlo incontrato sulle montagne promise di tornare con trecento uomini. Ma Guayama morì prima di essere catturato. Questa fu una delle sue due più grandi frustrazioni. L’altra fu non portare la ferrovia nella zona, per la quale lottò per tutta la vita ”. (Testimonianza di Roque Sanguinetti)

Nel 1908 fu nominato canonico della Cattedrale di Córdoba, ma presto tornò alla sua parrocchia commentando che “questo attrezzo non è per la mia schiena, né il mulo per questo recinto”. Ma poi si ammalò di lebbra, che contrasse bevendo mate con due lebbrosi della regione. La malattia gli servì per isolarsi dalla società e costituì la purificazione finale del suo cuore, così data agli altri.

A causa della sua malattia si dimise dal curato, vivendo per alcuni anni con le suore nella sua città natale. Ma rispondendo alla richiesta dei suoi ex parrocchiani, tornò nella sua casa di Villa del Transito, morendo lebbroso e cieco. Fedele al suo linguaggio popolare, le sue ultime parole furono: “Ora ho l’attrezzatura pronta per il viaggio”. È stato beatificato il 14 settembre 2013 nella stessa città del suo apostolato da Papa Francesco.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Villa del Transito, Córdoba, Argentina, il Beato José Gabriel del Rosario Brochero, chiamato affettuosamente “Cura Brochero” o “Cura gaucho”, sacerdote