Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella reale – Circus cyaneus Linnaeus, 1766
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. cyaneus L.

L’albanella reale è specie diffusa come nidificante in Europa ed Asia centrali e settentrionali e, con una distinta sottospecie, nell’America del Nord. Le popolazioni del Nord e del Nord-Est europeo sono completamente migratrici, mentre quelle dell’Europa centrale e occidentale sono parzialmente migratrici; le aree di svernamento sono situate in Europa occidentale e meridionale, in Nord Africa e nel Medio Oriente. Le popolazioni asiatiche di Albanella reale svernano dalla Penisola Anatolica alla Cina orientale e al Giappone.
In Italia l’albanella reale è migratrice regolare e svernante. La migrazione post-riproduttiva verso i quartieri di svernamento inizia alla fine di agosto, ma i contingenti più numerosi si registrano in ottobre e novembre; la migrazione pre-riproduttiva verso i quartieri di nidificazione si svolge tra la fine di febbraio e aprile.

Maschio di Albanella reale in volo – Circus cyaneus L. (foto https://lailera.wordpress.com/)
Albanella reale – Circus cyaneus L.
Femmina di Albanella reale in volo – Circus cyaneus L. (foto www.casalinimaker.it)

Caratteri distintivi

Lunghezza: 44-52 cm
Apertura alare: 100-120 cm

Rapace di medie dimensioni, con struttura intermedia tra il più massiccio C. aeroginosus e le più snelle C. pygargus /C.macrourus. Ha coda relativamente lunga e ali larghe in corrispondenza del “braccio” e più corte e arrotondate alla “mano” dove sono evidenti le 5 “dita”. Da posato le ali non superano la lunghezza della coda ma i tarsi relativamente corti fanno sembrare sia le timoniere che le primarie più sporgenti che nelle altre albanelle. Il volo di caccia è tipico di circus radente al terreno con 5-6 battiti intervallato da planate con le ali leggermente rivolte all’insù. A differenza dei suoi congeneri effettua anche scivolate ad ali piatte o incurvate verso il basso e procede in volo battuto per lunghi tratti. Il maschio adulto è caratterizzato da una colorazione grigio-bluastra sulle parti superiori ad eccezione delle primarie più lunghe di colore nero. Capo e petto dello stesso colore e nettamente distinti dalle restanti parti bianche.

Biologia

Volo basso; sul terreno salta e cammina. Si ciba di vari animali di palude, ratti, lucertole, piccoli uccelli, nidiacei e uova. E’ una specie solitaria durante tutto l’anno.
Periodo riproduttivo: depone le uova tra fine aprile e giugno; una covata l’anno.
Costruisce nidi utilizzando stecchi, steli, erbe e foglie sul terreno tra la vegetazione erbacea o cespugliosa e, a volte, nelle zone coltivate a cereali.
Depone in genere 3-5 uova.
La cova, effettuata dalla femmin, dura 29-31 giorni.
Cure parentali: i pulcini sono nidicoli e rimangono nel nido per 5-6 settimane. I giovani raggiungono l’indipendenza dopo circa 3-4 settimane dall’involo.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella pallida – Circus macrourus Gmelin, 1770
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. macrourus Gmelin, 1770

Nidifica nell’Europa sud-orientale e in Asia centrale. Sverna principalmente in India e nell’Asia sud-orientale. In Italia può talora essere osservata come migratrice.

Maschio di Albanella pallida – Circus macrourus
Femmina in volo di Albanella pallida – Circus macrourus
Esemplare giovane di Albanella pallida – Circus macrourus
Albanella pallida – Circus macrourus

Caratteri distintivi

Lunghezza: 40-48 cm
Apertura alare: 95-110 cm

Nell’aspetto è molto simile alle altre Albanelle (minore e reale), ma il colore nel mashio è molto più chiaro. Il maschio adulto ha le parti superiori e il capo quasi completamente grigio chiaro. Fanno eccezione delle remiganti nere e un po’ di bianco barrato di grigio sul groppone. Gola ed alto petto sono anch’essi grigio chiaro mentre addome e ventre sono bianchi. Il becco è giallo alla base e nerastro verso l’apice. Le zampe sono gialle. Le femmine adulte superiormente sono marrone con una fascia bianca sul groppone. Le ali superiormente sono marrone con macchiettature più scure e due zone marrone chiaro nelle parti più prossime al corpo. Il capo è marrone con una zona biancastra sotto l’occhio e poi una banda scura semicircolare. Un collare più chiaro parte dalla base della gola e arriva fin sulla nuca. La coda è marrone barrata di marrone scuro. Inferiormente la parte centrale delle ali, la gola e il petto sono marrone fulvo striato di marrone più scuro. Il ventre è bianco sporco e il sottocoda grigio con barrature grigio scuro. I giovani sono molto simili alle femmine adulte ma con tonalità più fulve nelle parti superiori e con gola petto, addome, ventre e parte interna inferiore delle ali fulvo arancio. La parte terminale prossima al corpo delle ali sia superiormente che inferiormente sono marrone scuro. (fonte http://www.ornitologiaveneziana.eu)

Biologia

Si nutre di piccoli uccelli come allodole e occasionalmente di polli. Da maggio in poi depone 4-5 uova incubate solo dalla femmina in un nido ben nascosto sul terreno.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella minore – Circus pygargus L., 1758
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. pygargus L., 17580

L’albanella minore è un uccello rapace, che occupa un areale abbastanza vasto, europeo, africano, asiatico. In Italia nidifica in primavera inoltrata in varie regioni del centro-nord, ma ne esistono delle colonie anche in Sardegna e nel Salento; i suoi habitat sono le zone collinari, ma con spazi aperti come terre coltivate o pascoli. Frequenta in riproduzione canneti, paludi, brughiere e campi alberati, zone steppose, savane e coltivi durante lo svernamento. Nel paleartico è specie nidificante e migratrice.

Albanella minore – Circus pygargus (foto http://focusingonwildlife.com)
Albanella minore – Circus pygargus (foto Michele Ferrato)
Albanella minore – Circus pygargus

Caratteri distintivi

Lunghezza: 43-47 cm
Apertura alare: 105-120 cm
Peso: 230-435g. Femmina leggermente più pesante del maschio.

Il maschio ha parti superiori grigio-cenere con remiganti primarie esterne nere. Sopraccoda grigio pallido. La femmina ha parti superiori bruno-castano. Sopraccoda bianco, parti inferiori crema con striature più scure. Nessuna variazione stagionale. Immaturi simili alla femmina. Vola lentamente e in modo costante perlustrando il terreno a bassa quota, planando con le ali tenute a V aperta. Muta annuale post-riproduttiva completa, con arresto durante la migrazione e completata nei quartieri di svernamento (fonte www.sterna.it). 

Biologia

Migratrice regolare su largo fronte con quartieri di svernamento nell’Africa sud-sahariana. Generalmente silenziosa ad eccezione del periodo riproduttivo. Nidifica sul terreno, in vegetazione sia erbacea sia arbustiva, spesso in coltivazioni cerealicole e foraggere. Si nutre di piccoli Vertebrati, soprattutto micromammiferi occasionalmente uova e pulli. Frequenta ambienti aperti di ogni tipo, praterie anche d’altitudine, pascoli, brughiere, coltivazioni cerealicole ecc., generalmente a quote relativamente basse.

Animali da compagnia

Il Furetto – 4

Il furetto è un animale domestico come lo sono il cane e il gatto. E’ un animale perfettamente adatto alla vita in appartamento, è silenzioso, facile da allevare, intelligente, affettuoso e molto vivace. Non deve essere portato fuori tutti i giorni per la passeggiata come richiederebbe un cane, anche se non sempre è preciso nell’uso della cassettina come invece lo sono i gatti.

Ciò che colpisce veramente in un furetto è la sua incredibile vivacità, il modo buffo di muoversi, l’aspetto simpatico. E’ un animale che sa veramente intrattenere e che si può stare a guardare per ore senza annoiarsi, specialmente se ha la possibilità di giocare e interagire con un altro furetto.

E’ vero che non lo si può considerare un animale molto adatto per bambini piccoli ma questa considerazione dovrebbe valere per quasi tutti gli animali.

Il furetto (Mustela putorius furo), forma domestica selezionata dalla puzzola (Mustela putorius) con la quale è interfecondo, non può essere considerato specie selvatica autoctona e non presenta popolazioni selvatiche naturalizzate nel territorio nazionale.

Tale entità faunistica non rientra pertanto tra le specie oggetto di tutela della Legge 11 febbraio 1992, n. 157.

In relazione al recente notevole aumento di furetti tenuti in abitazioni private quali animali d’affezione, si sottolinea l’importanza che essi siano detenuti in idonee strutture di captivazione per evitare il rischio di fughe accidentali che potenzialmente comportano rischi biologici per la puzzola, specie considerata vulnerabile per l’Italia. Il furetto può infatti insediarsi in natura dando luogo a popolazioni vitali; la naturalizzazione del furetto è stata per esempio registrata in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda.

Dal punto di vista legale in Italia il furetto è considerato a tutti gli effetti un animale domestico, per il cui acquisto o detenzione non sono necessari documenti o permessi particolari.

A tale proposito ha valore legale questa dichiarazione dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), in cui si parla del furetto come di un animale d’affezione.

In seguito a secoli di selezione operata dall’uomo il furetto è diventato un animale completamente domestico e docile. Sebbene in alcune zone sia riuscito a costituire delle popolazioni allo stato selvatico, nella maggior parte dei casi è improbabile che un furetto scappato o abbandonato riesca a sopravvivere per più di pochi giorni, essendo ormai totalmente dipendente dall’uomo per le sue necessità. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove i furetti domestici sono milioni, non esistono popolazioni inselvatichite.

Il furetto possiede un corpo allungato e arti tozzi. La colonna vertebrale è particolarmente flessibile, tanto che può girarsi all’indietro in uno spazio molto ristretto. Questa struttura gli permette di entrare agevolmente nelle tane sotterranee degli animali da cacciare, ma anche di infilarsi in spazi molto piccoli della casa, e sfuggire o mettersi facilmente nei guai.

La testa è triangolare, più larga nei maschi e più appuntita nelle femmine, con occhi piccoli e rotondi di colore variabile, dal nero al marrone al rosso (nei soggetti albini). Le orecchie sono piccole e presentano spesso del cerume brunastro, che va differenziato da una infestazione da acari parassiti. Il tartufo (la punta del naso) ha un colore che può andare dal rosa al nero; ai lati del naso sono presenti dei lunghi baffi. Il collo è lungo e ha quasi lo stesso diametro della testa, per cui se si vuole portare il furetto al guinzaglio si devono usare i collari a pettorina, in modo che non si sfilino dal collo.

Sia le zampe anteriori che quelle posteriori terminano con cinque dita munite di unghie non retrattili (al contrario dei gatti), che sono a crescita continua e hanno bisogno di essere accorciate regolarmente, dal momento che la vita da appartamento non consente un sufficiente consumo naturale. Sotto alla zampe si trovano dei cuscinetti privi di pelo, sui quali il furetto poggia il corpo.

La coda è piuttosto lunga: quando il furetto è in un ambiente nuovo, o vede qualcosa di insolito, rizza i peli della coda. Quando il furetto si rilassa, la coda torna ad assumere il suo aspetto normale.

La vista è poco sviluppata e per la caccia il furetto si basa soprattutto sull’olfatto. I 30 denti da latte iniziano a erompere a 20-28 giorni di vita, e quelli permanenti, 34 a 50-74 giorni. I furetti sono predatori e la loro dentatura adulta è quella tipica dei carnivori: hanno 12 piccoli incisivi, 4 canini ben sviluppati, 12 premolari e 6 molari.

Il mantello del furetto è composto da due tipi di pelo. Uno, principale, più lungo e rigido, è di colore solitamente più scuro. L’altro, il sottopelo, è più sottile, morbido e corto. Sulla testa, la coda e le estremità delle zampe manca il sottopelo e il pelo principale è più corto che sul resto del corpo.

La puzzola europea, da cui discende il furetto, ha il pelo principale nero e il sottopelo di colore crema, piedi e coda neri, la faccia e le orecchie di colore chiaro e una mascherina nera intorno agli occhi. Questo tipo di colorazione corrisponde nel furetto al mantello zibellino, che è la colorazione “selvatica”. Esistono solo altri due tipi di mantelli “naturali”. Uno è quello albino, in cui manca completamente la pigmentazione di pelle, occhi e pelo, per cui il pelo e il sottopelo sono bianchi o crema e gli occhi sono rossi. L’altro mantello naturale è il cannella, con il pelo principale rosso-marrone e il sottopelo color crema, che è lo stesso mantello della puzzola delle steppe.

I furetti compiono la muta in primavera e in autunno; in seguito alla muta il mantello cambia molto le sue caratteristiche: il pelo è più lungo e folto nei mesi freddi e si dirada durante la stagione calda, diventando anche più corto. Anche il colore cambia: è più chiaro durante l’inverno e più scuro d’estate. Spesso anche con l’età il mantello tende a diventare più chiaro. L’aspetto della maschera può modificarsi da una stagione all’altra, per cui il furetto cambia in continuazione il suo aspetto. Nei furetti sterilizzati questi cambiamenti sono molto meno evidenti, sebbene subito dopo la sterilizzazione si possa verificare una muta che altera l’aspetto del mantello, e in particolare quello della mascherina.

La muta può essere un fenomeno graduale, oppure può manifestarsi in modo piuttosto improvviso, lasciando l’animale con delle zone di pelle nuda e il proprietario piuttosto perplesso, finché il pelo non riprende a crescere.

I furetti hanno una pelle particolarmente spessa, soprattutto sul dorso; ciò permette ai piccoli di addentarsi tra loro per gioco senza farsi male, mentre se lo fanno con le nostre dita può sembrare che stringono in modo eccessivo. La pelle dei furetti presenta due caratteristiche peculiari:

  1. È priva di ghiandole sudoripare, il che significa che essi sono incapaci di regolare la loro temperatura corporea sudando, quindi sopportano male il calore; se si trovano in un ambiente particolarmente caldo possono anche subire un colpo di calore, che può essere fatale.
  2. E’ ricca di ghiandole sebacee, in grado di produrre una sostanza oleosa che rende la pelle untuosa e il pelo giallastro. Le ghiandole sebacee sono responsabili dell’odore intenso che hanno i furetti non sterilizzati, specialmente durante il periodo riproduttivo. Poiché sono controllate dagli ormoni sessuali, la loro attività si riduce molto con la sterilizzazione. Continua

Animali da compagnia

Il Furetto – 2

E’ molto semplice capire di che sesso è un furetto, anche quando è giovane o sterilizzato. Infatti nel maschio si può osservare il prepuzio poco sotto l’ombelico; il pene è poco visibile, ma presenta per quasi tutta la sua lunghezza un osso, detto osso penieno, che è facilmente palpabile lungo l’addome. Quest’osso ha una curiosa caratteristica, rilevabile in radiografia: è fatta a forma di “J”. Nei maschi maturi non sterilizzati sono evidenti i testicoli.

La femmina si riconosce per la presenza della vulva, che ha l’aspetto di una piccola fessura posta in prossimità dell’ano.

Il maschio ha una taglia molto più grande della femmina. Infatti può raggiungere i 2 kg di peso, mentre la femmina pesa 1 kg. Il peso adulto viene raggiunto a circa 6 mesi di vita, ma può subire ampie variazioni a seconda della stagione: durante l’inverno può aumentare fino al 40%! Tuttavia queste oscillazioni sono meno evidenti nei furetti sterilizzati, che anche durante l’inverno tendono a mantenere lo stesso peso estivo.

La lunghezza, coda compresa, va dai 40 ai 60cm.

Gli organi interni del furetto non sono molto diversi da quelli del cane o del gatto, a parte il fatto che ha una struttura molto allungata che si riflette anche nella sua costituzione interna. Le coste sono 14-15 paia, le prime 10 unite allo sterno, le ultime 4-5 libere. Il torace, separato dalla cavità addominale tramite il diaframma, contiene i polmoni e il cuore. Il polmone di sinistra è composto da due lobi, quello di destra da 4. Il cuore si trova al centro del torace.

Dietro al diaframma, nell’addome, si trova il fegato, e dietro a questo lo stomaco. Lo stomaco è in grado di dilatarsi per contenere grandi quantità di cibo. L’intestino è quello tipico di un carnivoro, ossia relativamente corto in rapporto alla taglia del furetto: circa 2 metri. Infatti un’alimentazione basata sulla carne, alimento molto nutriente e facilmente assimilabile, richiede processi digestivi piuttosto semplici e rapidi rispetto a un’alimentazione vegetariana, più lunga ed elaborata. Il tempo che impiega l’alimento assunto dal furetto ad attraversare tutto l’apparato digerente è di appena 3-4 ore.

Associato all’apparato digerente è il pancreas, una ghiandola che produce sia gli enzimi digestivi sia l’insulina. Vicino allo stomaco c’è la milza, che nel furetto può avere dimensioni molto variabili.

Nella cavità addominale si trovano anche i reni (quello di sinistra è un po’ più indietro rispetto a quello di destra) e la vescica, piuttosto piccola. Nel maschio alla base della vescica c’è una piccolissima prostata. Davanti a ciascun rene si trova la ghiandola surrenale.

L’utero è composto da due parti, dette corna uterine, molto allungate, collegate alle ovaie, che si trovano dietro i reni.

Posteriormente le corna uterine si uniscono a costituire il breve corpo uterino, che continua nella vagina.

I furetti sia maschi che femmine, presentano ai lati dell’ano un paio di ghiandole ben sviluppate, dette sacche anali, che producono un liquido dall’odore molto intenso. Quando sono spaventati o si sentono minacciati svuotano il contenuto di queste ghiandole, allo scopo di disorientare l’aggressore con l’odore pungente e sgradevole. In genere i furetti non spremono le sacche anali senza motivo e attualmente si ritiene inutile asportarle nel furetto domestico, in quanto l’operazione non modifica sostanzialmente l’odore emesso dall’animale, che per essere controllato richiede invece la sterilizzazione chirurgica.

Se le sacche anali vanno incontro a qualche patologia o il furetto le spreme con troppa frequenza, può rendersi necessaria la loro rimozione chirurgica. Alcuni furetti in commercio, soprattutto quelli importati dall’estero, sono già stati sottoposti a questo intervento. Un veterinario esperto può facilmente riconoscere la presenza o la mancanza delle sacche anali, toccando la zona ai lati dell’ano.

La vita media dei furetti è di 8-10 anni, anche se alcuni hanno raggiunto i 12 anni. I furetti americani hanno una vita media inferiore, circa 5-8 anni, probabilmente per la forte consanguineità che favorisce l’insorgere di varie malattie, soprattutto tumorali, molto più rare nei furetti europei.

Continua.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Airone cinerino – Ardea cinerea L.
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Ciconiformi
Famiglia: Ardeidi
Genere: Ardea
Specie: A. cinerea L.

L’Airone cinerino ha un areale riproduttivo che si estende dal circolo polare artico fino al sud della Spagna, alla Sicilia e alla Grecia e dall’Irlanda alla Russia; l’areale di svernamento si estende invece dall’Europa centrale all’Africa centro-settentrionale. Tra l’inizio del secolo e gli anni ‘60-‘70 ha subito un drastico declino; da allora la popolazione è aumentata e l’areale è in espansione anche in Italia.

Airone cinerino – Ardea cinerea L. (foto D. Maglione http://ups.provincia.so.it)
Airone cinerino – Ardea cinerea L. (foto Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio)

Caratteri distintivi

Lunghezza totale: 90-100 cm
Apertura alare: 175-195 cm
Peso: 1,1-2,0 kg

Presenta un corpo slanciato, un po’ più piccolo della cicogna bianca. Il piumaggio superiore è grigio con collo biancastro striato di nero, inferiormente biancastro con striature nerastre; nei giovani esemplari il colore è più uniforme e grigiastro.
Il pecco è lungo, diritto e appuntito, di colore giallo mentre è aranciato nel periodo della riproduzione; bruno nei giovani.
La testa allungata, superiormente bianca e nera negli adulti, e grigia nei giovani, con collo lungo.
Occhi con iride aranciata (gialla nei giovani) e area periorbitale bruno-giallastra o gialla (verdastra nei giovani).
Le ali sono nere, lunghe e larghe; la coda è grigia, corta e quadrata.
Le zampe sono molto lunghe, con tarsi giallo-rossastri (grigi-verdi-brunastri nei giovani).
Non presenta un evidente dimorfismo sessuale.
I pulcini presentano un lungo piumino argentato, formante un ciuffo che ricopre la testa.

Airone cenerino (foto Alessio Bartolini – Padule di Fucecchio)
Airone cenerino (foto Alessio Bartolini – Padule di Fucecchio)

Biologia

Nel volo le ali vengono battute lentamente, mentre la testa è rientrata tra le spalle ed il collo è piegato a Z. In volo emettono regolarmente un rauco e potente “khraaik”; nel nido la voce è generalmente gracchiante.
Vive di preferenza nei pressi di fiumi, laghi e stagni. Specie abbastanza comune, nell’epoca di nidificazione vive in colonie. Il nido è un’enorme costruzione, formata con rametti sulle cime degli alberi. La covata è formata da 4-5 uova blu-verdastre. L’incubazione dura 25-26 giorni e normalmente si ha una cova all’anno. La prole è nidicola e abbandona il nido a circa 4 settimane e s’invola a 42-55 giorni.
Si nutre soprattutto di pesci (anche anfibi, micromammiferi, rettili, insetti, molluschi) catturati stando in una posizione d’attesa particolare.
Specie migratrice parziale.
La vita massima registrata in libertà è di 25 anni.

Animali

Alzavola comune Anas crecca
Atlante delle Anatre

Diffusione e habitat

L’Alzavola comune è una specie migratrice e localmente sedentaria diffusa in tre sottospecie in Eurasia e America settentrionale. In Europa è comune a Nord del 45° parallelo. Sverna a sud dell’areale fino al bacino del Mediterraneo e dell’Africa centrale. Scarsa nidificante in Italia, ma comune come svernante. Abita soprattutto in zone umide d’acqua dolce, densamente coperte da vegetazione. In alcune aree dell’Europa centrale la sua popolazione è fortemente in declino, forse a causa della bonifica di terreni palustri adatti alla sua sopravvivenza.

Caratteristiche morfologiche

Poco accentuato il dimorfismo sessuale.
Il piumaggio del maschio è facilmente riconoscibile nella stagione degli amori a causa del capo castano macchiato da una chiazza verde cupo che attraversa l’occhio e da una chiazza giallo vivo sotto la coda.
Le ali presentano una banda (il cosiddetto specchio) per metà verde metallico e per metà nera, presente anche nella femmina; le parti inferiori sono chiare e fittamente macchiettate sul petto.
La femmina ha invece un piumaggio più anonimo, brunastro.

Alimentazione e comportamento

L’attività riproduttiva comincia, in modo ridotto, già nell’autunno, anche se il corteggiamento e le parate più significative iniziano solo in primavera. La femmina costruisce il nido sulla terra, su uno strato di densa vegetazione, e durante il periodo riproduttivo lo riempie gradualmente di piume. Depone di solito 8-11 uova, una volta all’anno (aprile-maggio). In libertà si nutre di piccoli insetti, molluschi e sementi che possono essere sostituiti da un mangime bilanciato in cattività. Si riproduce facilmente in cattività.
Simile all’Anas creeca è l’Anas formosa che vive nelle zone costiere del mare Artico, in Siberia, Giappone, Cina e occasionalmente in India, Nepal e Alaska (predilige la taiga, la tundra e gli estuari dei fiumi).

Alzavola comune – Anas crecca (foto Emanuele Natali http://emanuelenataliphotography.weebly.com)
Alzavola comune – Anas crecca (foto Camilla Gargini)
Alzavola comune (foto Alessio Bartolini – Padule di Fucecchio)

Atlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

Camoscio alpino – Rupicapra rupicapra rupicapra
Atlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Mammiferi
Ordine: Artiodattili
Famiglia: Bovidi
Genere: Rupicapra
Specie: rupicapra

Due le specie di camoscio presenti in Europa: Rupicapra rupicapra e Rupicapra pyrenaica.
Il Camos

Specie/sottospecieArea diffusione
R.r. rupicapra R.r. asiatica R.r. balcanica R.r. cartusiana R.r. carpatica R.r. caucasica R.r. tatricaRegioni alpine,  Germania Austria Asia minore Grecia Albania Alpi francesi Alpi transilvane Caucaso Monti Tatra, nord Europa
Camoscio alpino (foto www.parcoaltavalsesia.it)
Esemplare di camoscio in mantello invernale (foto V. Viviani www.pnab.it)

Caratteri distintivi

Dal punto di vista anatomico il Camoscio assomiglia molto alla nostra capra domestica. Lunghezza testa-corpo 110-135 cm, altezza al garrese 70-80 cm, coda 9-15 cm, altezza media delle corna 22-30 cm; peso 25-45 kg. Gli zoccoli costituiscono appendici assai differenziate. La loro struttura consente all’animale di muoversi con sicurezza anche su pendenze molto accentuate. Vivendo ad altitudini molto elevate, ove l’aria è carente di ossigeno, il Camoscio presenta un apparato respiratorio caratterizzato da polmoni sensibilmente sviluppati. Il mantello durante il corso dell’anno subisce notevoli variazioni cromatiche coincidenti con le mute primaverili e autunnali. Il manto estivo è fulvo sbiadito ad eccezione delle zampe ed una striscia di peli lungo la colonna vertebrale che conservano una tonalità grigio scura. D’inverno il Camoscio indossa un mantello quasi del tutto nero.

Biologia

Il Camoscio predilige le zone al di sopra del limite superiore della vegetazione arborea, per buona parte rocciose, oppure foreste di latifoglie e Conifere, soprattutto in inverno, spingendosi anche a quote di soli 500 m s.l.m. E’ un animale gregario, con branchi molto aperti formati da femmine con i loro cuccioli e da sub-adulti di entrambi i sessi. Il Camoscio è un animale tipicamente diurno e la sua dieta è composta essenzialmente vegetale comportandosi come brucatore ed essendo in grado di consumare anche foraggi molto grossolani (super-ruminante). Il periodo riproduttivo ricorre una sola volta l’anno, fra i mesi di novembre e dicembre; alla lotta fra i maschi che raramente porta alla morte di uno dei contendenti, fa seguito l’accoppiamento. La femmina ha un periodo di gestazione che dura 160-180gg e che si conclude nei mesi di maggio-giugno. Circa un mese prima del parto, si allontana dal branco e, in un ambiente molto riparato dà alla luce un solo cucciolo che allatta fino all’autunno anche se in agosto ha già imparato a scegliere le erbe migliori. La maturità sessuale nel maschio viene aggiunta a 18 mesi mentre quella sociale 2-3 anni.

Animali

Gli Equidi 3

Nei Giardini zoologici le Zebre reali vengono ospitate con notevole frequenza, e in condizioni favorevoli si riproducono senza difficoltà; abituate tuttavia allo stato libero a vivere in vasti  territori, mostrano una certa insofferenza nel trovarsi in un ambiente angusto.

Le vere zebre si differenziano dalla specie precedente per le dimensioni più modeste e per la striatura del mantello meno fitta e sottile. In questo sottogenere distinguiamo due specie: 1) Zebra di montagna (Equus zebra; altezza al garrese 118-132 cm); il capo, più sottile e minuto rispetto a quello della Zebra reale, ha orecchie appuntite e non accartocciate; le strisce del mantello sono fitte, parallele, piuttosto larghe soprattutto sulle cosce, e si estendono fino allo zoccolo, mentre scompaiono in corrispondenza dell’addome; la parte posteriore del dorso è invece percorsa da sottili strisce trasversali, che si congiungono in corrispondenza della fascia scura disposta lungo la colonna vertebrale; alla base della coda manca uno specchio bianco nettamente delimitato; i piccoli sono privi di criniera dorsale; il ciuffo della coda è cortissimo; gli zoccoli sono alti e stretti; gli animali emettono una vasta gamma di grida. Si conoscono due sottospecie: a) Equus zebra zebra; è la zebra più piccola, raggiunge al garrese un’altezza di circa 125 cm, e ne sopravvivono solo pochi esemplari in un territorio protetto della Provincia del Capo; b) Zebra di Hartmann (Equus zebra Hartmannae); è un po’ più grande della precedente, con strisce ancora più fitte e sottili che contrastano nettamente con il fondo scuro, e presenta dei grossi lobi sulla gola; vive nei territori montuosi dell’Africa del Sud Ovest e dell’Angola meridionale. 2) Zebra delle steppe (Equus quagga).

Le Zebre di montagna erano un tempo diffuse nelle regioni meridionali africane, ove vivevano riunite in piccoli branchi; con il progressivo estendersi dell’urbanesimo e la crescente trasformazione dell’ambiente, il loro numero si ridusse tuttavia così rapidamente che la sottospecie sudafricana sembrava ormai destinata a scomparire. All’ultimo momento furono emanate in suo favore delle leggi protezionistiche, e i 27 esemplari che ancora sopravvivevano nel 1913 furono insediati in un Parco Nazionale della Provincia del Capo, circa 40 km ad ovest di Cradock, ove si riprodussero gradualmente. Piccoli branchi di zebre di montagna vivono oggi in due territori protetti del Sudafrica, mentre alcuni esemplari sono ospitati nei giardini zoologici; tuttavia il numero complessivo degli individui di questa sottospecie non supera il centinaio di unità. Le Zebre di Hartmann, pur avendo ugualmente subito una violenta riduzione delle popolazioni originarie, sono più numerose ed oggi vengono in parte ospitate in territori protetti e in fattorie private. Al contrario delle Zebre delle steppe vivono in gruppetti composti da 7-12 animali, che solo di quando in quando si riuniscono in grandi branchi; i maschi più anziani conducono con ogni probabilità vita isolata. Queste zebre sono abili arrampicatrici e si sono tipicamente adattate a vivere nei territori desertici; a quanto riferiscono diversi osservatori, possono resistere per giorni senza dissetarsi. Le loro grida ricordano il nitrito di un Cavallo e si differenziano quindi nettamente dal latrato delle Zebre delle steppe.

Tra gli odierni Equidi viventi allo stato libero, solo le Zebre delle steppe sono ancora diffuse in numero elevato, benché due sottospecie siano state ormai sterminate dall’uomo. Queste Zebre hanno le orecchie piuttosto corte, il ciuffo della coda bene sviluppato, la parte posteriore del dorso attraversata solo da lunghe fasce che raggiungono la striscia centrale scura; il loro grido caratteristico, che non ha alcuna affinità con il raglio dell’Asino o con il nitrito del Cavallo, risuona come un “cva-ha-ha” bisillabico o trisillabico. Distinguiamo 5 sottospecie: 1) Quagga un tempo diffuso in Sudafrica, fino alla provincia del Capo, e completamente sterminato nel 1883, aveva il mantello bruno, marezzato di giallo e solcato da strisce solo sul capo, sul collo e sulla parte anteriore del dorso. 2) Zebra di Burchell diffusa tra la parte meridionale dell’odierno Botswana e l’Orange settentrionale, e sterminata nel 1910, aveva una colorazione base giallo-rossiccia e le striature della regione posteriore quasi indistinte. 3) Zebra di Chapman diffusa dall’Angola e dall’Africa del Sud Ovest fino al Transvaal, presenta spesso, intercalate tra quelle scure, delle strisce più sottili e più chiare, che sulle cosce si confondono con la tinta bruna del mantello e scompaiono più o meno completamente sulla parte inferiore delle zampe. 4) Zebra di Selous le strisce sono più ravvicinate e numerose rispetto a quelle della Zebra di Grant, e si estendono sulle zampe fino agli zoccoli; è diffusa dal corso inferiore dello Zambesi fino alla regione orientale dello Zambia e al Malawi. 5) Zebra di Grant vive nell’Africa orientale, dal Sudan meridionale fino al corso superiore dello Zambesi; ha il mantello solcato da strisce nere, più larghe e spaziate di quelle delle altre sottospecie, ed estese sulle zampe fino agli zoccoli. Continua.