Monumenti di Napoli

Teatro Bellini

Via Conte di Ruvo 14

Ricostruito dall’architetto Carlo Sargento sul modello dell’Opèra di Parigi – sei ordini di palchi e platea a ferro di cavallo – dopo che un incendio l’aveva quasi completamente distrutto nel 1864, il teatro fu inaugurato il 6 febbraio del 1887 come nuovo tempio della lirica, in contrapposizione al San Carlo.

Criticato dall’aristocrazia cittadina per l’eccessivo sfarzo di ori, nei primi quindici anni ospitò spettacoli lirici di buon livello, destinati a cedere via via il passo alla prosa dialettale, all’operetta e, in anni più recenti, al cinematografo.

Nei primi del Novecento molto successo ebbe la rivista di Scarpetta, in particolare L’ommo che vola, con cui si prendeva scherzosamente in giro D’Annunzio: la leggenda vuole che il poeta abbia sfidato a duello un attore della compagnia e che la vicenda sia finita addirittura in Parlamento.

Nel 1970 il teatro, ormai decaduto, divenne sala rionale e cinema a luci rosse.

Dopo un lungo periodo di chiusura, ristrutturato e rinnovato secondo tradizione, ha riaperto i battenti per la stagione 1988/89. Da allora offre una programmazione di buon livello, che spazia tra Napoli e la cultura europea, con particolare attenzione ai testi classici, alla danza e alla musica.

Locali storici e tipici napoletani

Da Michele

Via Cesare Sersale 1/3

Aperta nel 1888 da un avo degli attuali gestori, questa pizzeria è un posto semplice, dall’arredo essenziale, rimasto fermo agli anni Trenta (c’è pure il vecchio suonatore di fisarmonica e mandolino).

Lunghi tavoli in marmo per gruppi di avventori nella sala con il forno a legna; tavoli per due in quella attigua.

Qui è stata inventata la pizza marinara (aglio, olio, origano e prezzemolo), da provare insieme al “calzone”, ripieno solo di fiordilatte, freschissimo.

Al mattino pizze fritte al banco.

Monumenti di Napoli

Convento di Sant’Antonio delle Monache

Piazza Vincenzo Bellini

Il prospetto del convento, detto anche di Sant’Antoniello, con la monumentale scala in piperno e marmo a doppia rampa, forma una delle quinte, la più scenografica, di piazza Bellini.

In assenza di notizie certe sugli autori, la costruzione dell’insieme – probabilmente in due tappe successive – viene collocata dagli studiosi nel periodo fra la fine del Seicento e il 1730.

Attualmente il complesso ospita alcuni uffici e varie aule della Facoltà di Architettura, una delle quali coincidente con la chiesa.

Locali storici e tipici napoletani

Trianon

Via Pietro Colletta 42

Pizzeria per antonomasia a Napoli, è tra le più popolari per fama, target e numero di tavoli (tre livelli, ampio salone in marmi e stucchi anni Quaranta al piano superiore, ma al pianoterra si è serviti più celermente).

Avviata nel 1931, superattiva nell’immediato dopoguerra, è aperta senza sosta tutto l’anno, persino alle otto di sera del 31 dicembre.

Quindici pizze base nel menù, pronte a raddoppiare per assecondare le fantasie della vivace clientela.

Due i formati: normale (servita solo su specifica richiesta) e “maxi”.

Prezzi in linea con la quantità (quaranta centimetri di diametro per la cosiddetta “rota ‘e carretto”) e la qualità eccezionale degli ingredienti utilizzati.

Monumenti di Napoli

Accademia di Belle Arti

Via Vincenzo Bellini 36

Fondata nel 1752 da Carlo di Borbone, la Reale Accademia di Pittura, Scultura ed Architettura era originariamente ubicata nell’edificio del Museo Archeologico, naturale complemento, secondo la cultura illuminista, alla formazione degli artisti.

Nel 1864 l’istituzione fu trasferita in un luogo non lontano, nell’ex monastero di San Giovanni delle Monache, eretto nella seconda metà del Seicento.

Per la nuova destinazione, l’antico complesso conventuale fu totalmente ristrutturato ad opera di Errico Alvino che gli conferì forme neorinascimentali, secondo un gusto particolarmente diffuso a Napoli in quegli anni e di cui alvino fu il principale interprete.

L’edificio presenta una sobria e regolare scansione a tre ordini, con lesene ed elementi a bugnato come nei palazzi del Quattrocento.

Il carattere monumentale è tuttavia attenuato dall’apertura delle ampie finestre ad arco e dall’impiego del tufo per la costruzione e lasciato a vista. Maggiore movimento si riscontra sulla facciata su via Bellini, decorata con busti entro tondi, raffiguranti docenti dell’Accademia, e con due leoni di bronzo all’ingresso, eseguiti da Tommaso Solari.

Locali storici e tipici napoletani

Serpone

Via Duomo 289

Paramenti sacri, ricami a mano, lavori in bronzo, ottone e argento, vetrate, banchi e altro per chi ha chiese da addobbare.

E poi, ancora, stendardi, bandiere, targhe, coppe e festoni.

Tutto comincia oltre due secoli fa: dopo i moti del 1799, avendo la famiglia subito notevoli espropri, una Colonna, nonna di Vincenzo Serpone, è costretta a mettere a frutto la sua abilità di ricamatrice e apre bottega in via San Biagio dei Librai.

In seguito, il nipote ne raccoglie l’eredità e amplia il settore degli arredi sacri con la vendita di accessori religiosi.

Nel 1907 la ditta si trasferisce nei locali attuali: tre piani zeppi di oggetti (da visitare quello inferiore, fitto di candelabri, tabernacoli, ostensori, calici, crocefissi e madonne), foto degli avi appese alle pareti e una vetrina con ricami antichi in oro fino.

Lo stemma di casa Savoia donato a Umberto I, o quello in metallo che ornò l’auto di Hitler, in visita a Napoli nel 1933, i paramenti dell’abbazia di Montecassino e l’abbigliamento sacro di papa Roncalli, hanno tutti la firma dei Serpone.

Monumenti di Napoli

Chiesa di San Giovanni Battista delle Monache

Via Santa Maria di Costantinopoli 106

Questo edificio è l’unico superstite di un complesso che si estendeva oltre l’Accademia di Belle Arti fino al bastione del Vasto, dov’è oggi il Teatro Bellini.

La chiesa venne eretta a partire dal 1673 sotto la direzione di Francesco Antonio Picchiatti; i lavori furono però portati a termine intorno al 1735 da Giovan Battista Nauclerio che ideò la facciata.

In questo caso il tema del portico viene risolto estendendo la tripartizione anche al piano superiore, grazie al doppio ordine di colonne: così, mentre nella prospiciente Santa Maria della Sapienza tutto si basa su valori cromatici e fortemente chiaroscurati, qui la facciata è giocata su aspetti più plastici.

Locali storici e tipici napoletani

Ospedale delle Bambole

Via San Biagio dei Librai, 81

Luigi Grassi opera in camice bianco e, come un vero medico, è dotato di un ricettario dove si legge che in questo specialissimo ospedale si riparano bambole “parlanti e camminanti, meccaniche ed elettriche”, con un’attenzione particolare per quelle d’epoca, magari di pezza o addirittura di porcellana.

Non a caso la bottega è stracolma di teste, braccia e gambe di vecchie bambole pronte a dar nuova vita alle sorelle malmesse che qui trovano riparo e cure appropriate.

Ma don Luigi è anche un esperto di restauro e un artigiano creativo: fra le sue abili mani passano pastori settecenteschi e Pulcinella, busti in terracotta di Totò e maschere in cartapesta.

Attualmente l’Ospedale delle Bambole è gestito dalla figlia di don Luigi, che ne ha ereditato anche la bravura.

Monumenti di Napoli

Ospedale e Farmacia degli Incurabili

Via Maria Longo e via Luciano Armanni

L’ospedale fu fondato nel 1521 da Maria Longo, una nobile di origine catalana miracolosamente guarita da una paralisi, su suoli antistanti la chiesa di Sant’Aniello e confinanti, da un lato, con le mura greche.

Nel tempo, grazie a donazioni varie e ai privilegi concessi da più di un pontefice, la costruzione fu ampliata.

La primitiva struttura destinata a chi non poteva permettersi cure si trasformò in un complesso multifunzionale, che comprendeva anche tre conventi femminili e una chiesa oggi chiusa al culto.

Dal cortile ottagonale, una scenografica scala a doppia rampa conduce alla Farmacia che dal 1750 sostituì la spezieria cinquecentesca. Si tratta dell’ambiente meglio conservato e più rappresentativo del complesso.

Preceduto da una sala-laboratorio, l’ampio salone con pavimento maiolicato conserva, fra gli scaffali e le boiseries in noce a intaglio, una preziosa collezione di boccette, coppe e bicchieri di vetro, inserita in vetrine con sfarzosi fondali dorati, e soprattutto il corredo di circa quattrocento vasi maiolicati policromi, vero e proprio monumento dell’arte ceramica napoletana del Settecento.

Locali storici e tipici napoletani

Giuseppe Ferrigno

Via San Gregorio Armeno 10

La bottega di questo artigiano, erede di una famiglia che fin dall’Ottocento scolpiva pastori, è sobria e senza fronzoli: semplici ripiani accolgono madonne, bambinelli, san Giuseppe, angeli, buoi, zampognari, pescatori, mercanti, insomma tutta la variegata e festosa umanità dei personaggi di creta entrati a far parte dell’iconografia presepiale, insieme ad ultimi arrivati come Totò, Eduardo, Troisi (Massimo), Daniele (Pino) e ogni anno nuovi personaggi.

Ma qui è possibile acquistare anche pastori vestiti (magari con stoffe antiche), creati ancora alla maniera settecentesca, con stoppa, legno, fil di ferro, terracotta.

All’ingresso a testimoniare una fama raggiunta un po’ dovunque, autografi, foto con dedica e ringraziamenti di acquirenti illustri.

Monumenti di Napoli

Chiesa di Santa Maria della Sapienza

Via Santa Maria di Costantinopoli 36/38

La splendida facciata, decorata in marmo bianco e bardiglio, ovvero grigio, appartiene alla chiesa di quello che un tempo fu uno dei più importanti monasteri cittadini, istituito nel 1519 come convento di Clarisse, soppresso nel 1886 e in gran parte demolito per far luogo al Policlinico.

La chiesa, eretta e decorata fra il 1625 e il 1670, si deve ai principali artisti dell’epoca: Giovan Giacomo di Conforto e, tra gli altri Jacopo e Dionisio Lazzari i quali probabilmente su disegno di Cosimo Fanzago, lavorarono all’elaborazione del prospetto, che elegantemente risolve l’accesso ad una quota più elevata e l’allineamento rispetto alla cortina edilizia di via Costantinopoli.

Locali storici e tipici napoletani

Lebro

Via San Gregorio Armeno 41

Un’arte antica quella dei Lebro, restauratori e scultori di statue lignee già dal 1853: una guida del tempo infatti segnala questa bottega, che affaccia sul cortile del palazzo settecentesco nel quale una lapide celebra il luogo in cui nacque San Gennaro.

L’ambiente è pregno di suggestioni: Antonio e Rosario Lebro si muovono in un universo popolato da arcangeli, madonne, santi e cherubini per ripristinarne le forme alterate dal tempo o semplicemente da mani non altrettanto esperte.

Molte statue provenienti dalle chiese colpite dal terremoto del 1980 sono qui rinate a nuova vita, così come i pastori del presepe Cuciniello, oggi esposti al museo di San Martino.

Ma questo è anche il laboratorio dove, con scalpelli, mazzuole, colle e colori, sono state realizzate sculture in legno quali la statua di Santa Trofimena per una chiesa di Brooklin, il corpo reliquario di Santa Patrizia per la chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli e i maestosi angeli che ornano l’organo dell’abbazia di Montecassino.

Monumenti di Napoli

Caponapoli

La collina di Caponapoli, oggi quasi del tutto occupata dalle cliniche universitarie, corrisponde alla parte più alta e antica della città greca.

Certamente – come testimoniano i ritrovamenti di figurine votive in terracotta – si trovava qui un importante centro di culto e forse sorgeva sull’altura anche il mitico tempio (o sepolcro) di Partenope, che gli eruditi prima e gli archeologi dopo non hanno mai precisamente localizzato.

Ai santuari pagani – dimenticati e sepolti durante il medioevo – si sostituirono poi chiese e conventi, oggi prevalentemente chiusi, abbandonati o inglobati dalle strutture universitarie.

La chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli (nel largo omonimo) fu fondata nel 1517 in onore di uno dei più celebri vescovi e protettori di Napoli, abate del vicino monastero di San Gaudioso, venerato come santo già nel IX secolo. Agnello avrebbe infatti condotto una vita quasi da eremita proprio in questa zona, e sarebbe stato seppellito in una chiesetta paleocristiana, poi inserita nel transetto dell’edificio cinquecentesco.

Rimaneggiata più volte, molto danneggiata dopo la seconda guerra mondiale e infine chiusa, Sant’Aniello è stata quasi completamente spogliata del suo arredo, in parte trasferito a Santa Maria delle Grazie, per il resto disperso.

Il convento di Santa Maria delle Grazie (nel largo Madonna delle Grazie), di origine quattrocentesca, fu interamente rifatto nei primi decenni del Cinquecento.

Nel suo chiostro, nel 1611, Giovan Battista della Porta fondava l’Accademia degli Oziosi.

La chiesa è notevole soprattutto per le opere di scultura: oltre alla cappella De Cuncto (di Giovan Tommaso Malvito), sono infatti considerati veri e propri capolavori due rilievi di artisti locali (la Deposizione, di Giovanni da Nola, e l’Incredulità di san Tommaso, di Girolamo Santacroce), mentre la decorazione in arenaria di tutte le cappelle, eseguita con gusto originale da maestranze locali, è ritenuta un unicum. La chiesa è attualmente chiusa.

Locali storici e tipici napoletani

Rinaldini

Via San Biagio dei Librai 44

Rosari di ogni colore e dimensione, medaglie, crocefissi, piccole statue in terracotta raffiguranti per lo più madonne, e poi francobolli, cartoline e adesivi di santi, immagini sacre, vangeli e libretti di preghiere, stampe e capoletti: questo della famiglia Rinaldini, originaria di Siena e operante in città dal 1860, è un vero e proprio emporio del sacro, dove è possibile trovare tutto ciò che riguarda la minuteria religiosa.

Monumenti di Napoli

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

Via Santa Maria di Costantinopoli 128

La tradizione racconta che Santa Maria di Costantinopoli, nota presso il popolo come la “Madonna delle Mosche”, era la più potente protezione contro la peste e lega la storia della chiesa a quella della malattia.

Nel 1528, con una prima epidemia, sarebbe nata infatti una piccola cappella, poi abbandonata.

Intorno al 1575, però, poiché si annunciava una nuova epidemia, si decise di dedicare alla influente madonna un vero santuario.

La chiesa attuale conserva tutt’ora, nel soffitto ligneo scolpito e dorato, lo stemma della piazza del popolo che la fece edificare a sue spese, fra 1603 e 1608, secondo il disegno di fra’ Nuvolo.

Dopo la costruzione della galleria Principe di Napoli, invece, si vede solo dall’alto la cupola maiolicata con cui il celebre architetto domenicano coronò il nuovo edificio.

Molti elementi decorativi, infine, dal portale al rivestimento interno in stucchi bianchi, risalgono al Settecento.

Locali storici e tipici napoletani

Russo

Via San Biagio dei Librai 30

Alla metà del settecento la sede di questa ditta, una delle più antiche della città nel campo degli articoli “di devozione” era a San Domenico Maggiore, proprio nel locale dove oggi c’è Scaturchio, come testimonia ancora l’insegna sbiadita che sovrasta quella della nota pasticceria.

Cristi, madonne e santi, in gesso, legno, resina o metallo e di tutte le misure; tabernacoli, ostensori, medaglie, candelabri: la produzione di oggetti sacri, affidata a gruppi di artigiani locali, è capace di soddisfare qualsiasi richiesta del settore.

Dietro al banco c’è l’ultima generazione di una famiglia che da più di due secoli si tramanda quest’attività, mentre a tenere i contatti con gli ordini religiosi, che commissionano immagini sacre, opuscoli o altro in vista dei processi di beatificazione,

Monumenti di Napoli

Galleria Principe di Napoli

Ingresso da piazza Museo Nazionale, Via Pessina e via Broggia

Il lungo dibattito sulla sistemazione da dare all’area tra piazza Dante e il Museo Archeologico si concluse, fra il 1876 e il 1883, con la creazione di questo passaggio coperto: una delle prime architetture cittadine che utilizza la tecnica del ferro e vetro.

Purtroppo la galleria non riuscì mai ad assumere un vero luogo di collegamento tra il museo, l’Accademia di Belle Arti e il Teatro Bellini e la sua stagione di gloria, peraltro breve, si chiuse con il tramonto del cafè chantants.

Oggi è poco frequentata, ed è difficile immaginarla nella versione più ‘salottiera’ che aveva ai tempi del caffè Scotto-Jonno, quando le maggiori case musicali tenevano qui le loro audizioni pubbliche.

Locali storici e tipici napoletani

Scaturchio

Piazza San Domenico Maggiore 19

Dal 1921 la “nuova pasticceria” che affaccia sulla piazza è una meta d’obbligo per i golosi.

L’attività della famiglia risale alla metà dell’Ottocento, con i locali su via Toledo dove fu inventato e brevettato il “ministeriale”, una delizia al cioccolato ripiena di crema al liquore.

Ancora oggi il bar si riempie a prima mattina, quando il caffè ristretto viene accompagnato da cornetti alla crema o, nella versione più recente al cioccolato.

A pranzo si può rimanere abbarbicati al banco per gustare i classici arancini di riso, le frittatine di maccheroni e i rustici, oppure accomodarsi ai pochi tavoli della minuscola sala interna dove è possibile ordinare i piatti del giorno.

Ma è soprattutto la tradizionale pasticceria napoletana – sfogliatelle da manuale, choux grondanti di crema, crostatine alla frutta, babà al rhum, dolci natalizi, come i mustaccioli e i rococò, pastiere – che ha consolidato nel tempo la fama di Scaturchio.

Specialità della casa, lo “zefiro”, un semifreddo all’arancia ricoperto di pan di Spagna.

Monumenti di Napoli

Chiesa di San Pietro ad Aram

Secondo la tradizione, non rispondente alla verità storica, la chiesa nasce intorno all’altare su cui avrebbe celebrato San Pietro, venuto in città per formare i primi cristiani (Santa Candida e Sant’Aspreno) e fondare la chiesa napoletana.

L’edificio odierno è il prodotto di una lunga serie di rifacimenti.

Nel XII secolo, quando l’area era ancora esterna alle mura, esisteva già una chiesetta intitolata ai santi Pietro e Candida, cui fu annesso un monastero.

Un ripristino in forme gotiche risale all’età angioina, mentre la dinastia aragonese ampliò l’intero complesso, ormai interno alla nuova cinta muraria, e lo arricchì di un primo chiostro.

Un secondo chiostro fu aggiunto nel periodo rinascimentale.

Le varie sistemazioni della chiesa – compresa l’ultima, seicentesca – rispettarono sempre la posizione del cosiddetto altare di San Pietro, aggiungendo via via elementi architettonici e decorativi e limitandosi per lo più, dopo il Seicento, a opere di restauro.

Con minori cautele fu trattato il convento, trasformato in caserma dopo il 1799 e quasi del tutto demolito dai lavori di Risanamento.

Con l’intervento ottocentesco, mentre le aree liberate venivano occupate dalla nuova cortina del Rettifilo, l’ingresso principale della chiesa fu inserito in una facciata di gusto neo-rinascimentale, su via Santa Candida.

Di grande interesse sono gli ambienti sotterranei (una basilica paleocristiana e resti di una necropoli pagana), venuti definitivamente alla luce negli anni Trenta del secolo scorso.

In alcuni di essi, si pratica attualmente il culto delle anime purganti, un tempo radicato in molte altre cripte cittadine.

Locali storici e tipici napoletani

Gambardella

Cartai da più generazioni i Gambardella, originari di Amalfi, nascono come industriali della carta nei primi anni del Settecento.

Solo nel 1836 si trasferiranno a Napoli, in tempo per fornire a Garibaldi la carta su cui fece stampare i proclami per la cittadinanza napoletana.

Da allora ben poche cose sono cambiate, come testimoniano il marmo sbrecciato per terra, i banconi austeri e gli scaffali sbilenchi in legno massiccio sui quali è accatastata la merce in vendita: carte fiorentine, di Amalfi e di Varese, carte dipinte a mano o marmorizzate, cartoni, fogli da imballaggio e altro ancora.

Da visitare il deposito, al quale ovviamente si accede attraverso una porta scricchiolante: soffitto a volta, alte pareti di tufo, luce fioca. Qui il tempo si è davvero fermato.