Note alle poesie

Note alla poesia Sera d’ottobre

ridere: risplendere.

al presepe: alla stalla.

tarde: che procedono lentamente.

foglie stridule: le foglie secche scricchiolano sotto il piede del povero.

Note alla poesia Sogno

Nulla era mutato: da quando il poeta vi era stato l’ultima volta.

Stanco… come da un viaggio: parole semplicissime per indicare anni di pena, di miseria, di umiliazioni, di disperazione, che il poeta dovette affrontare dopo la serie di lutti per cui risultò quasi completamente distrutta la sua già numerosa famiglia; e quello stanco ripetuto al principio del verso successivo rende con efficacia l’immagine di chi, in un attimo di quiete stupita e dolorosa, torna indietro con l’immaginazione e solo allora avverte la stanchezza che quasi non sentiva durante il faticoso cammino.

La gioia di tornare ai luoghi cari è velata dalla pena che dà il pensiero di non trovare più i propri cari.

La gioia è divenuta dolcezza, qualcosa, cioè, di più intimo, di più tenero, ed analogamente la gran pena si è mutata in angoscia muta: lo stato d’animo di chi corre verso i luoghi amati si è trasformato in quello di chi, arrivatovi, si sofferma a considerare fatti antichi e presenti, nella loro irrevocabile e, in questo caso, drammatica realtà.

L’angolo della Poesia

Sera d’ottobre

Lungo la strada vedi su la siepe

ridere a mazzi le vermiglie bacche;

nei campi arati tornano al presepe

tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento

Passo tra foglie stridule trascina;

nei campi intuona una fanciulla al vento;

Fiore di spina!…

Giovanni Pascoli – da Myricae

Sogno

Per un attimo fui nel mio villaggio,

nella mia casa. Nulla era mutato.

Stanco tornavo, come da un viaggio;

stanco, al mio padre, ai morti, ero tornato.

Sentivo una gran gioia, una gran pena;

una dolcezza ed un’angoscia muta.

  • Mamma? – E’ là che ti scalda un po’ di cena.

Povera mamma! E lei, non l’ho veduta.

Giovanni Pascoli – da Myricae

Note alla poesia

Mirabile descrizione paesistica in cui l’aria tersa (gemmea) e il sole così chiaro inducono a ricercare con lo sguardo gli albicocchi in fiore, come se fosse primavera, mentre in cuore si sente l’odorino amaro del biancospino (prunalbo): quell’amaro che si avverte nel cuore è già presagio di tristezza funerea pur in mezzo ad uno spettacolo che dava un’illusione di serena bellezza.

Ecco il vero aspetto della natura: secche le piante e vuoto il cielo, privo, cioè, di quei colori che il sole sfolgorante in estate sa dargli, mentre il terreno, sotto il piede che lo batte, sembra cavo come una tomba.

Unico rumore in sì squallido spettacolo è il cader fragile delle foglie al soffiar del vento: ma anche questo rumore è triste, come di morte: siamo, appunto nell’estate, fredda, dei morti.

L’angolo della Poesia

Novembre

Gemmea l’aria, il sole così chiaro

che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,

e del prunalbo l’odorino amaro

senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante

di nere trame segnano il sereno,

e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante

sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,

odi lontano, da giardini ed orti,

di foglie un cader fragile. E’ l’estate,

fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli – da Myricae

Arte – Cultura – Personaggi

Giovanni Pascoli

La vita e le opere

Giovanni Pascoli, nato a San Mauro di Romagna (oggi San Mauro Pascoli, in provincia di Forlì) il 31 dicembre 1855, quarto di dieci figli, studiò dapprima ad Urbino, nel collegio degli Scolopi, dal 1862 al 1871. Il 10 agosto 1867 il padre, Ruggero Pascoli, amministratore della tenuta “La Torre” dei principi Torlonia, fu ucciso a tradimento da ignoti mentre in calesse tornava a casa da una fiera.

Questo ed altri lutti che di lì a poco si abbatterono sulla famiglia (nel 1868 morivano la sorella primogenita Margherita e la madre del poeta, e pochi anni dopo i due fratelli maggiori Luigi e Giacomo), lasciarono un’orma indelebile nell’animo del Pascoli, che a stento poté proseguire gli studi per le difficoltà economiche.

Dopo il ’71 frequentò il Liceo a Rimini ed a Firenze, e nel ’73 vinse una borsa di studio per l’Università di Bologna con un esame sostenuto davanti al Carducci.

Ma la sua carriera di studente universitario fu burrascosa; dopo i primi due anni di studio intenso e sereno, la nuova sventura che lo colpisce (la morte del fratello maggiore Giacomo, che lasciava due figli in tenerissima età) provoca nel suo animo una ribellione che per ben cinque anni lo trascinerà in situazioni drammatiche: fra l’altro, partecipa alle agitazioni socialiste, celebra il tentato regicidio del Passannante (1878) con un’ode improvvisata, patisce il carcere preventivo, a Bologna, dal 7 dicembre al 22 dicembre 1879, medita, infine, il suicidio. E’ una tempesta dalla quale, però, il Pascoli esce rigenerato dopo aver compreso che il male non si estirpa dal mondo con la violenza. Ritornato agli studi dopo aver riottenuto la borsa di studio, nel 1882 si laurea in lettere ed inizia subito la carriera di professore di liceo, che durerà ininterrottamente sino al 1895; insegna latino e greco a Matera (1882-1884), a Massa (1884-1887) ed a Livorno (1887-1895), mentre comincia a divulgarsi la sua fama di poeta per l’apparizione dei primi componimenti di Myricae, la raccolta che vedrà la luce, in volume, nel 1891; a questa seguiranno Primi Poemetti, Nuovi Poemetti, Canti di Castelvecchio, Poemi conviviali, Odi e Inni, Poemi Italici. Pure del 1891 è il primo poemetto latino, Veianus, in seguito ne comporrà altri ventinove, e si affermerà come poeta latino.

Dal 1895 ha inizio la carriera universitaria del Pascoli: professore di grammatica greca e latina nell’Università di Bologna sino al 1898, di letteratura latina in quella di Messina sino al 1902, ancora di grammatica latina e greca a Pisa sino al 1905, torna in quell’anno a Bologna, ma questa volta per sostituire il Carducci nell’insegnamento della letteratura italiana. Quest’ultimo incarico gli procurò non poche amarezze, sia perché avvertiva quante e quali fossero le difficoltà di sostituire il suo grande maestro, sia perché certa stampa non esitò a rimproverargli il suo passato di socialista. Tuttavia tenne degnamente il posto di grande prestigio che gli era stato assegnato sino alla morte, avvenuta in Bologna il 6 aprile 1912.

L’opera poetica del Pascoli riflette, almeno in parte, il gusto e i modi del decadentismo europeo.

Il Pascoli ha esercitato grande influsso sulla nostra lirica più recente, sul piano sintattico e lessicale, per la ricerca di un nuovo linguaggio ricco di preziosismi e di rarità espressive.

Note alla poesia del giorno

La bimba che tu, morendo, lasciasti con i lunghi capelli biondi ad anella, cioè la più grandicella delle due Ida. Il poeta si rivolge alla madre morta.

L’ultima, Maria.

Il pensiero de le pie sorelline in convento e della madre morta aveva avuto un effetto determinante nella redenzione del Pascoli che, dopo il carcere, aveva anche meditato il suicidio su la spalletta del Reno, coperta di neve come è da lui stesso ricordato nella nota poesia La voce. Per le sorelle il suo coraggio si ridestò e l’anima sua si purificò (mi detersi l’anima)

E’ questo il giusto orgoglio di chi è riuscito, tra difficoltà e mortificazioni indicibili, a raccogliere sotto lo stesso tetto i superstiti della già numerosa famiglia, costretti sino ad allora a vivere della pietà altrui. Il Pascoli rimase sempre molto legato a queste due sorelle, ed immenso fu il suo dolore quando Ida, nel 1895, lasciò la casa per andare a nozze; da allora rimase solo con Maria, che lo assistette fino alla morte e che, dopo, dedicò la sua vita al culto della memoria del grande scomparso, delle opere del quale curò essa stessa la pubblicazione. E’ morta nel 1953.

Il ricordo dei propri morti, delle sventure, dei patimenti non può consentire di esser felici; ma l’affetto delle persone più care può almeno dare quella serenità che si esterna con un sorriso velato di pia tristezza.

e sempre… le ciglia: e sempre sento che ai miei occhi si affaccia una lacrima come quella che, durante l’agonia, spuntò sulle tue ciglia. Il poeta, insomma, prova lo stesso sentimento di dolorosa tenerezza che dovette provare la madre morente al pensiero delle due sue creature più piccine.

L’angolo della Poesia

Anniversario

Sappi – e forse lo sai, nel camposanto –

la bimba dalle lunghe anella d’oro,

e l’altra che fu l’ultimo tuo pianto,

sappi ch’io le raccolsi e che le adoro.

Per lor ripresi il mio coraggio affranto,

e mi detersi l’anima per loro;

hanno un tetto, hanno un nido, ora, mio vanto:

e l’amor mio le nutre e il mio lavoro.

Non son felici, sappi, ma serene;

il lor sorriso ha una tristezza pia;

io le guardo – o mia sola erma famiglia! –

e sempre a gli occhi sento che mi viene

quella che ti bagnò nell’agonia

non terminata lagrima le ciglia.

Giovanni Pascoli – da Myricae

L’angolo della Poesia

Arano

Al campo, dove ròggio nel filare

qualche pampano brilla, e dalle fratte

sembra la nebbia mattinal fumare,

arano: a lente grida, uno le lente

vacche spinge; altri semina; un ribatte

le porche con sua marra paziente;

che il passero saputo in cor già gode,

e il tutto spia dai rami irti del moro,

e il pettirosso: nelle siepi s’ode

il suo sottil tintinno come d’oro.

Giovanni Pascoli – da Myricae