Arte – Cultura – Personaggi

Sandor Petofi

La vita

Il maggior poeta ungherese, figlio di un macellaio e di una lavandaia slovacchi, nacque a Kiscoros (provincia di Pest) nel 1823 e visse agiatamente durante l’adolescenza; poi, a causa dei rovesci economici del padre, visse in ristrettezze economiche.

Fu molto criticato per il suo realismo che scandalizzava i letterati del tempo; fu sempre animato da idee libertarie e nel 1948 partecipò ai moti rivoluzionari per i quali scrisse anche il Canto Nazionale.

Fu ucciso, sul campo di battaglia di Segesvar nel 1849 dalle truppe dello Zar ed il suo corpo non venne ritrovato.

Un commento alla poesia di oggi.

In questa poesia, scritta nel 1848, possiamo notare tanto l’elemento patriottico quanto quello romantico del linguaggio. Il patriottismo è una delle caratteristiche del periodo romantico che si afferma nel momento in cui, dopo il Congresso di Vienna, l’Europa è in fermento e dappertutto si respira aria di nazionalismo.

Il nazionalismo della prima metà del secolo è sinonimo di patriottismo e nasce dalla convinzione che tutte le nazioni abbiano diritto alla libertà, quindi ha un significato ben diverso da quello che assumerà, poi, alla fine del secolo.

Qui il poeta romantico non solo aspira ad una morte eroica da combattente per la libertà della patria, ma già spera di vedere le “rosse bandiere”, anticipa, cioè, temi rivoluzionari. Il linguaggio è immediato, dettato dall’impeto delle passioni ed animato da un forte sentire, da uno stato d’animo infiammato.

Arte – Cultura – Personaggi

Luciano De Crescenzo

Ingegnere, Scrittore, Filosofo, Regista, Attore, Fotografo, Sceneggiatore, Figlio di Napoli, amava il Presepe.

Luciano De Crescenzo, il giorno dopo la morte di Andrea Camilleri ha pensato bene di lasciarci anche lui. La sua morte mi ha preso di sorpresa anche perché al contrario di Camilleri, non ero al corrente che da due settimane era ricoverato in ospedale.

Un omaggio a Luciano è doveroso per il contributo che ha dato alla sua e mia città Napoli.

Luciano De Crescenzo fa un po’ di tutto: ingegnere per più di vent’anni nel settore dei calcolatori elettronici, diventa improvvisamente crittore e pubblica uno dei maggiori successi editoriali degli anni ’70: Così parlò Bellavista e l’anno successivo Raffaele, dove si rivela anche come cartoonist. Nel frattempo lo ritroviamo sceneggiatore cinematografico, collaboratore di vari quotidiani e presentatore televisivo. A questo punto credevamo di aver chiuso con il numero delle sue attività, quando ecco si ripresenta come fotografo.

Questa immagine è la copertina del libro di Luciano De Crescenzo intitolato La Napoli di Bellavista – sono figlio di persone antiche – Arnoldo Mondadori Editore anno 1979 nella collana Libri Illustrati Mondadori I edizione ottobre 1979 II seconda edizione novembre 1979.

Nel frontespizio della copertina vi è scritto: Nel 1857 Francesco De Bourcard, editore e scrittore napoletano, pubblicò un libro intitolato: Usi e costumi di Napoli e dintorni, attualmente riedito dalla Longanesi. Per quest’opera il De Bourcard si avvalse dell’aiuto dei maggiori scrittori napoletani dell’epoca, quali il Mastriani, il Rocco, il Dalbono, e di grandi pittori come Filippo Palizzi, Paolo Mattei e Teodoro Duclere.

Un secolo dopo Luciano De Crescenzo sente il bisogno di rifare il punto della situazione e fa tutto da sé. Non avendo a disposizione un Palizzi, per le immagini si avvale della sua macchina fotografica, mentre per le descrizioni dei “mille mestieri” continua il discorso già cominciato nel suo “Così parlò Bellavista”.

150 fotografie e una trentina di “fattarielli” bellavistiani daranno al lettore la sensazione di vivere all’interno di questa stranissima città.

Si tratta di flash, interviste e racconti che a volte divertono e a volte fanno pensare.

E’ cambiata Napoli dai tempi di De Bourcard? E’ difficile dirlo. Oggi ovviamente i napoletani, in particolare i giovani, hanno acquisito una diversa coscienza sociale e politica, purtuttavia resta immutato il carattere di questo popolo che mentre copre con uno strato di humor il suo tragico-quotidiano, rivela sempre nel modo di essere una profonda malinconia. Non a caso De Crescenzo voleva intitolare questo libro: “Sono figlio di persone antiche”.

Questa immagine è il retro del libro tra le altre cose io questo venditore ambulante lo vedevo tutti i giorni quando ero un ragazzo. Si chiamava Fortunato e vendeva i panini con la ricotta che farciva all’istante, ne ho mangiati tanti anch’io da lui. Il suo grido di battaglia era: Fortunat tene ‘a rrobba bella, bella ‘a bell – nel senso che i suoi prodotti erano di ottima qualità.

Luciano De Crescenzo Oi Dialogoi I dialoghi di Bellavista – Oscar Mondadari collana Best Sellers – I edizione Biblioteca Umoristica Mondadori ottobre 1985 – I edizione Best Sellers Oscar Mondadori maggio 1990 – ristampe anni 1993-1994-1995-1996-1997 – 12^ ristampa

Il libro inizia così: Oi dialogoi

Il valore di un dialogo dipende in gran parte dalla diversità delle opinioni concorrenti. Se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto inventarla. – Karl R. Popper

E’ un libro bellissimo che ne vale davvero la pena di leggere.

Luciano De Crescenzo – Storia della Filosofia Greca – da Socrate in poi – 1986 Arnoldo Mondadori Editore S.P.A. – Edizione CDE spa – Milano su licenza della Arnoldo Mondadori Editore.

Sul risvolto della copertina c’è scritto:

Storia della Filosofia Greca II “da Socrate in poi”

Chi apre questo volume vi troverà o ritroverà intatta la grazia che sedusse i numerosissimi lettori del primo. Là si parlava dei presocratici; qui si parla della filosofia greca successiva, fino a Plotino.

Ha scritto Pascal: “Platone e Aristotele si immaginano di solito in grandi toghe e come personaggi sempre seri e gravi; invece erano uomini urbani che ridevano come gli altri con i loro amici…” Questa dimensione così spesso occultata balza su da ogni pagina di Luciano De Crescenzo.

Tutta la sua Storia della filosofia greca ci ricorda come coloro che insegnarono all’Occidente a pensare siano congenialmente vissuti sullo sfondo animato, socievole e loquace di antiche città del Sud. Nobile arte è la divulgazione, anche se non sempre onorata. Con la sua prosa leggera e ridente, da grande divulgatore, De Crescenzo trascina i suoi lettori nella cella dove Socrate sta per morire o fra le vertiginose architetture intellettuali della Repubblica e del Simposio di Platone. Da Socrate in poi, la filosofia ha affrontato quei fondamentali problemi dell’Uomo che sono ancora nostri. Nessuno saprebbe accompagnarci sino alla loro soglia severa conversando e intrattenendoci con la simpatia e con l’irresistibile amabilità di Luciano De Crescenzo.

Il libro inizia così:

Ho chiesto ad Apollo:

“Cosa debbo fare?”

E Apollo ha risposto:

“RIDI E FAI FOLLA GROSSA E COLTA.”

Lì per lì non ho capito,

poi ho anagrammato,

e ne è venuto fuori:

“STORIA DELLA FILOSOFIA GRECA.”

Delfi, 11 settembre 1986

Questo è il mio omaggio ed il mio saluto a Luciano De Crescenzo, era doveroso per tutto quello che questo grande figlio di Napoli ha saputo dare alla sua e mia città. Ciao Luciano, grazie di tutto e che il tuo viaggio sia come hai vissuto.

Arte – Cultura – Personaggi

Omaggio ad un grande del Sud

Andrea Camilleri

Per mia abitudine quando troppa folla si affanna ad elogiare io mi ritiro in disparte non gradisco partecipare alla gara che si scatena per mettersi in evidenza su chi sa di più, su chi è stato più amico e cosi via, ma per Camilleri devo fare un’eccezione.

Andrea Camilleri era, perché da stamattina alle 8:20 non è più con noi con il corpo anche se resterà nei ricordi

Un altro Grande Uomo del Sud ha lasciato la vita terrena, è banale dire che adesso siamo un po’ più soli ma è proprio così. Io voglio ricordarlo con alcuni suoi libri:

Andrea Camilleri – Il birraio di Preston – Sellerio editore Palermo n. 331 – 1995 prima edizione 1999 Diciottesima edizione lire 15.000 – In copertina La società del tiro a segno di Amsterdam di Dirck Jacobsz – Ermitage, San Pietroburgo

Andrea Camilleri – Il ladro di merendine – Sellerio editore Palermo n. 374 – 1996 prima edizione, 1999 quindicesima edizione lire 15.000 – In copertina Il venditore di palloncini di Fabio Failla, 1980 Collezione Crognoletti, Pollenza.

Andrea Camilleri – La bolla di componenda – Sellerio editore Palermo n. 385 – 1993 Prima edizione “Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura, 1997 Prima edizione “La memoria, 2000 Tredicesima edizione – lire 12.000 – In copertina: Pittura su vetro della seconda metà dell’Ottocento (particolare). Museo Archeologico Eoliano, Lipari.

Questo libro è dedicato dall’autore “Ad Andreina, a Elisabetta, a Mariolina: così mi spiego meglio”.

Andrea Camilleri – La gita a Tindari – Sellerio editore Palermo n. 462 – 2000 Prima edizione, 2000 febbraio seconda edizione – lire 15.000 – In copertina Olio su tela di Pippo Rizzo, 1957 (particolare). Collezione privata, Palermo.

Andrea Camilleri – La presa di Macallè – Sellerio editore Palermo n. 585 – 2003 Prima edizione – Euro 10.00 – In copertina: Manifesto dell’Adunata degli avanguardisti all’estero di C. V. Testi, Roma 1932.

Andrea Camilleri – Il re di Girgenti – Sellerio editore Palermo n. 520 – 2001 Prima edizione, 2001 ottobre seconda edizione – lire 22.000/euro 11,37 – In copertina: Olio su legno di Anonimo , XVIII secolo – Dedica dell’autore sul libro: a Rosetta.

Andrea Camilleri – Il cane di terracotta – Sellerio editore Palermo n. 355 – 1996 Prima edizione, 1999 Diciottesima edizione – lire 15.000 – In copertina: Ammaestratrice di cani di Antonio Donghi. Collezione del Banco di Roma, Roma.

Andrea Camilleri – Un mese con Montalbano – Oscar Mondadori Best Sellers n. 991 – I edizione Omnibus maggio 1998, I edizione Bestsellers Oscar Mondadori settembre 1999 – lire 14.000/euro 7,23 – In copertina: Il bandito Pasquale Bruno e un carabiniere (particolare). Dal volume “L’opera dei Pupi” di Antonio Pasqualino Sellerio Editore Palermo.

Arte – Cultura – Personaggi

Friedrich Holderlin – la vita

Friedrich Holderlin, il maggior poeta tedesco dopo Goethe, nacque nel 1770 a Lauffen sul Neckar e morì a Tubinga nel 1843. Studiò, con l’intento di avviarsi alla carriera ecclesiastica protestante, a Tubinga, dove fu amico dei filosofi Hegel e Schelling; conobbe anche Goethe e Schiller, ed a Weimar ascoltò le lezioni del filosofo Fichte.

Dopo aver rinunziato definitivamente alla carriera ecclesiastica, dal 1793 al 1799 si dedicò saltuariamente al suo romanzo Iperione, e successivamente al dramma La morte di Empedocle; tra il 1799 e il 1802 pubblicò Odi, Elegie, Inni.

Dal 1806 visse a Tubinga, rinchiuso prima in una clinica e poi in una torre sul Neckar: per trentasette anni, morto a se stesso, Holderlin sopravvisse, chiamandosi Scardanelli.

Cala il sipario sulle Universiadi

Cala il sipario sulle Universiadi svoltesi nella mia città e più degna chiusura non poteva esserci con Pino Daniele e la sua bellissima Napul’è

Grazie Pino sei stato il mio faro quando ero un giovanotto emigrante in una città non mia e che sentivo non mia anche se in verità mi aveva accolto abbastanza bene, e mi rifugiavo in qualche bar all’epoca c’erano i Juke Box e con 50 lire si ascoltavano tre canzoni, e sai Pino quali erano le tre canzoni che sceglievo Jo so pazzo. tutte è tre sempre era il tuo brano del momento.

porto sempre con me il tuo ricordo, come quello del tuo grande amico Massimo (Troisi) voi due avete fatto grande Napoli in un momento difficile per la città.

Arte – Cultura – Filosofia

Epicuro

La vita

Epicuro nasce nel 341 a.C. a Samo, ove il padre Neocle era stato mandato come colono dalla madrepatria Atene nel 352; ma i suoi biografi lo considerano “ateniese del demo di Gargetto”, in quanto i coloni e i loro figli conservavano la cittadinanza di origine, e in quanto buona parte della sua vita si svolse poi in Atene.

Rimane a Samo presumibilmente fino ai 14 anni. Il primo insegnamento filosofico gli viene da un platonico altrimenti ignoto, Pamfilo.

Epicuro negli anni 327-324 a.C. frequenta a Teo la scuola di Nausifane, democriteo.

Dal 323-321 a.C. sono gli anni dell’efebia, ad Atene. E’ forse in quegli anni che Epicuro ha anche modo di ascoltare le lezioni di Senocrate nell’Accademia platonica.

Nel 322 a.C. i coloni di Samo vengono reintegrati nei loro possessi; il padre di Epicuro, che esercitava a Samo la professione di maestro di scuola, si sposta con la famiglia a Colofone, ove Epicuro si ricongiunge poi ai suoi, terminata l’efebia.

Nel 311 circa a.C. Epicuro si sposta da Colofone a Mitilene. Non si sa esattamente quando e dove si debba collocare la prima fondazione della sua scuola, che cade comunque probabilmente in questi anni.

Nel 309 circa a.C. da Mitilene Epicuro si sposta a Lampsaco; forse, si è supposto (ma resta ipotesi incerta) per adesione alla ribellione ad Antigono Monoftalmo, re di Macedonia, del satropo del luogo Polomeo (o Tolomeo). Poiché sappiamo però più tardi di suoi buoni rapporti con la corte di Macedonia e di sue benemerenze nei riguardi di Cratero, fratellastro di Antigono Gonata, e della madre di lui Fila, si deve supporre che sia avvenuta una sua riconciliazione fra lui e i sovrani macedoni. Antigono e il figlio Demetrio, il Poliercete; l’etèra Leonzio, aderente alla scuola di Epicuro, amica della concubina del Poliercete Lamia, può non essere estranea a ciò.

Nel 306 a.C. Epicuro rientra definitivamente ad Atene; ma continua a mantenere stretti rapporti col gruppo da lui organizzato in scuola a Lampsaco, come attestano sia la notizia di successivi suoi viaggi a Samo, sia, ancor più, le sue numerose lettere ad amici di là, a Idomeneo, Leonteo, Temista, ecc. Di Lampsaco è lo stesso Metrodoro, il discepolo prediletto, considerato da Epicuro suo virtuale successore.

Negli anni 295-294 a.C. vi fu il secondo assedio di Atene da parte di Demetrio Poliercete che causò alla città, e alla scuola con essa, grandi sofferenze; sappiamo di grandi sforzi di Epicuro per assicurare ai discepoli il vitto. Agli stenti e alle epidemie di quegli anni si tende ad attribuire l’ultima ragione delle malattie e delle perdite che affliggono la scuola di Epicuro negli anni seguenti.

La morte del giovinetto Pitocle nel 291 a.C.

Morte di Polieno, suo pedagogo, uno dei principali discepoli di Epicuro nel 286 a.C.

Nel 285 e anni seguenti Lisimaco assume il potere in Macedonia e Asia Minore. Netto favore della scuola di Epicuro nei suoi confronti. Epicurei come Mitre e Idomeneo (questi, con ogni probabilità; sicuramente il primo) erano suoi dignitari. La scuola di Epicuro ne riceve aiuto.

Nel 281 morte di Lisimaco a Curupedio. Mitre, caduto in disgrazia, è imprigionato e tenuto al Pireo in custodia per ordine di Cratero, divenuto governatore del Peloponneso. Epicuro in virtù dell’antica amicizia per Cratero, si adopera a ottenerne il riscatto tramite Metrodoro.

280-79 Sappiamo della presenza di discepoli di Epicuro presso Antipatro nipote di Cassandro, nel 279 per breve tempo re di Macedonia. Questo è indice di un rapporto mai interrotto della scuola di Epicuro con la corte macedone, anche se poi il nuovo re di Macedonia, Antigono Gonata, manifesterà il suo netto favore per la Stoa.

277 morte di Metrodoro. Epicuro nel suo testamento farà frequente menzione dei figlioletti da lui lasciati in tenera età.

271-70 morte di Epicuro, presumibilmente dopo un periodo di vera e propria invalidità. Ermarco assume lo scolarcato.

Arte – Cultura – Personaggi

Wolfgang Goethe

La vita

Wolfgang Goethe si può considerare non soltanto il più grande genio tedesco, ma uno dei maestri dell’umanità di ogni tempo e di ogni luogo.

Nato a Francoforte sul Meno nel 1749, il Goethe studiò diritto dal 1765 al 1771, prima a Lipsia e poi a Strasburgo, dove si laureò, e nei quattro anni successivi esercitò la professione di avvocato. Durante questo periodo giovanile, il poeta, tutto preso dall’ammirazione per Omero, Pindaro, Shakespeare ed altri grandi del passato e dall’appassionata lettura della Bibbia, si cimentò in vari generi letterari, dalla lirica alla commedia, dal dramma in prosa al romanzo, rivelando la sua cosciente adesione allo Sturm und Drang; l’opera sua più famosa di questo periodo è certamente il romanzo I dolori del giovane Werther che ebbe risonanza europea.

Nell’autunno del 1775 il Goethe si trasferì a Weimar, su invito del duca Carlo Augusto, ed entrò al servizio di quello Stato, ricoprendo diverse cariche, fino alla nomina a ministro ottenuta nel 1815, quando, dopo il Congresso di Vienna, il Ducato di Weimar fu trasformato in Granducato. A Weimar, piccola capitale ma grande centro di civiltà culturale, il Goethe trascorse quasi ininterrottamente il resto della sua lunga vita; gli affari di Stato, tuttavia, non gli impedirono di dedicarsi alle lettere e alle scienze e di compiere dei viaggi, il più esaltante dei quali fu quello in Italia dal 1786 al 1788, che aveva sino ad allora intensamente bramato e che immortalò nel Viaggio in Italia, uno dei più ricchi documenti del suo amore per le bellezze classiche e delle sue straordinariamente ricche capacità introspettive. La morte lo colse a Weimar nel 1832.

Al lungo periodo del soggiorno a Weimar appartengono le opere più famose del Goethe, delle quali ricordiamo i drammi Ifigenia in Tauride e Torquato Tasso, la trilogia di Guglielmo Meister (La missione naturale, Gli anni di noviziato, e Gli anni di peregrinazione di Guglielmo Meister), il romanzo Le affinità elettive, la raccolta di poesie Il divano. I suoi interessi scientifici sono condensati in Metamorfosi delle piante e Dottrina dei colori.

Il capolavoro del Goethe resta però il Faust, al quale il poeta lavorò per circa sessant’anni. Si tratta di un opera molto complessa, dove ai motivi autobiografici si intrecciano figurazioni allegoriche relative all’eterno problema della superbia umana che osa porsi al di sopra della volontà di Dio, ma che alla fine si inchina al Creatore, riconoscendone la potenza.

Arte – Cultura – Personaggi

Rabindranath Tagore

Un commento alla poesia del giorno

Il poeta e filosofo indiano Rabindranath Tagore, premio Nobel 1913, è l’autore di questa semplice e sublime poesia, che possiamo definire un inno alla operosità degli uomini di buona volontà: anche tra gli affanni e le guerre, mentre imperi vanno in rovina, il lavoro degli uomini segna il trionfo della pace e dell’amore.

La poesia fu scritta da Tagore ottantenne, pochi mesi prima della morte: nella sua vastissima opera domina sempre una visione mistica della vita e un senso profondo di pace, sì che giustamente è stato detto che l’intera sua vita fu un cantico d’amore.

La vita

Nato a Calcutta nel 1861 da famiglia ricca e aristocratica, Rabindranath Tagore studiò giurisprudenza in Inghilterra.

Tornato presto in patria, coltivò diverse forme d’arte: poesia, narrativa, teatro, musica, filosofia.

Viaggiò in Europa, in Asia, in America ed assorbì alcuni contenuti della cultura occidentale.

Esordì molto giovane come narratore, ma la prima opera che lo consacrò alla fama fu la raccolta di poesie Canti d’offerta uscita nel 1913.

Dei moltissimi libri di Tagore ricordiamo: i romanzi Il naufragio, Gora, La casa e il mondo; i drammi teatrali La vendetta della natura, Il re, Ciclo di primavera; le raccolte poetiche Il bambino, Il giardiniere, Frontiera, Sul letto d’infermo, Guarigione.

Tagore morì a Santiniketan presso Bolpur, nel Bengala, nel 1941.

Cesare Pavese – un commento alla poesia

Tutta l’esistenza di Pavese è contrassegnata da un tragico senso della solitudine dell’uomo e della ricerca di comunicazione con gli altri: compagni di lavoro, compagni di lotta, donne amate.

Ma egli non riuscì mai a vivere davvero la sua vita specialmente nel rapporto con gli altri, e le sue frustrazioni sentimentali e politiche, la solitudine e l’impossibilità di comunicare realmente con il mondo circostante lo portarono fatalmente a confessare il proprio fallimento e la propria inettitudine alla vita, spingendolo alla ricerca della morte.

Il suo suicidio, al di là del pretesto, non fu un suicidio per amore, ma un volontario distacco da un’esistenza che già non gli apparteneva più.

Nel 1937 aveva scritto: “Non riesco a pensare una volta alla morte senza tremare a questa idea: verrà la morte necessariamente, per cause ordinarie, preparata da tutta una vita, infallibile tant’è vero che sarà avvenuta. Sarà un fatto naturale come il cadere di una pioggia. E a questo non mi rassegno: perché non si cerca la morte volontaria, che sia affermazione di libera scelta, che esprima qualcosa? Invece di lasciarsi morire? Perché? Per questo. Si rimanda sempre la decisione sapendo – sperando – che un altro giorno, un’altra ora di vita potrebbero essere affermazione, espressione di un’ulteriore volontà che, scegliendo la morte, escluderemmo. Perché insomma – parlo di me – si pensa che ci sarà sempre tempo. E verrà il giorno della morte naturale. E avremo perso la grande occasione di fare per una ragione l’atto più importante di tutta una vita”.

Arte – Cultura – Personaggi

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo nacque a Modica (Ragusa) nel 1901. Seguì studi tecnici a Palermo e Messina e poi al Politecnico di Roma, coltivando anche da autodidatta lo studio del greco e del latino.

Interrotti gli studi a causa delle ristrettezze economiche, fu costretto a cercar lavoro, ed accettò impieghi modesti, fino a quando nel 1928 divenne funzionario del Genio Civile: per un decennio viaggiò continuamente per l’Italia per motivi di lavoro, finché si stabilì definitivamente a Milano, dopo aver abbandonato l’impiego nel 1938. Intanto aveva pubblicato alcune raccolte di poesie che, in una redazione riveduta e definitiva, furono successivamente riunite nel volume Ed è subito sera (1942).

Quasimodo aveva già chiaramente definito quella che è stata detta poetica della parola: ogni poeta – dirà egli stesso – “si riconosce non soltanto dalla sua voce ritmica o interna, ma soprattutto dal suo linguaggio, da quel particolare vocabolario e da quella sintassi che ne denunziano la personalità attraverso una determinazione spirituale”.

Le poesie pubblicate dopo la guerra, raccolte nei volumi Giorno dopo giorno, La vita non è sogno, Il falso e vero verde, La terra impareggiabile, e Dare e avere, testimoniano un allargamento dei suoi interessi spirituali, umani e sociali.

Quasimodo si accostò spesso al mondo classico per dare il suo linguaggio poetico ai lirici greci, ad Omero, ad Eschilo, a Sofocle, ad Euripide, a Virgilio, a Catullo, ad Ovidio e a tanti altri.

Nel 1959 gli venne conferito il premio Nobel. Morì a Napoli nel 1968.