Animali

Asino – Equus asinus domesticus
Specie Equine

Generalità e origini dell’asino

– Classe Mammiferi
– Ordine Perissodattili
– Famiglia Equidi
– Genere Equus
– Specie asinus domesticus

Differenziazioni con il cavallo

L’asino si differenzia dal cavallo per le seguenti principali caratteristiche anatomiche e di conformazione esteriore: minore statura; mancanza di un tipo brachimorfo; testa pesante e grossolana con arcate orbitarie e creste zigomatiche pronunciate; ganasce molto sviluppate; labbra grosse; orecchie lunghe; garrese poco sviluppato; dorso spesso insellato; groppa stretta e spiovente (mulina); ventre grande e cascante; arti sottili e asciutti; piede stretto e piccolo (incastellato), con la suola molto concava e con l’unghia durissima; pelo meno abbondante e più grossolano; criniera meno abbondante, con peli diritti; coda non interamente rivestita di peli, ma solo verso l’estremità; mancanza delle castagnette (tipici rilievi cornei alla superficie interna dell’avambraccio ed al lato interno del metatarso) agli arti posteriori. Il raglio dell’asino non è meno caratteristico, quanto tipicamente rumoroso.

L’asino e il mulo nella storia

Storicamente asini e muli furono impiegati come forza motrice per aratri, macine di mulini, per la raccolta delle olive o per pompare l’acqua dai pozzi per irrigare i campi.
Nelle miniere, furono usati per trainare i carrelli carichi di minerale verso la superficie e durante la transumanza, i muli e gli asini accompagnavano i pastori, trasportando i materiali, le derrate alimentari, e  i prodotti d’alpe come il formaggio e il latte.
Si stima che nell’Europa del principio del ‘900 furono allevati quasi 5 milioni di capi tra asini muli e bardotti.  L’Italia fu seconda solo alla Spagna per consistenza di capi allevati, con circa 1 milione di asini e 500.000 tra muli e bardotti.
Una tra le principali ragioni del fiorente allevamento degli asini in Italia, nel corso dell’ottocento e della prima metà primo novecento fu per la produzione di muli da destinare all’esercito. Le razze  principalmente usate furono l’asino di Martina Franca, il Ragusano e la razza francese del Poitou.
Il numero di capi allevati diminuì durante tutto il corso del novecento per subire un definitivo tracollo dopo la Seconda Guerra Mondiale  quando venne meno la necessità di allevare asini e muli da destinare all’esercito nonché a causa dell’incremento della meccanizzazione agricola che sostituì asini e muli con le moderne macchine agricole. Uno studio risalente al 2005 censisce in Italia 29.000 capi  tra asini, muli e bardotti.

Allevamento dell’asino

L’asino viene adoperato per il tiro, per la sella e soprattutto per il basto. Il rendimento lavorativo, specie se paragonato alle sue dimensioni, all’alimentazione generalmente scarsa quantitativamente e di poco significato nutritivo, all’allevamento quasi sempre molto trascurato, è da considerare notevole e superiore a quello del cavallo, anche per la maggiore resistenza. Molto apprezzati anche gli ibridi (mulo quando lo stallone è l’asino, bardotto quando lo stallone è il cavallo).
Il latte d’asina ha sempre goduto, tra l’altro, vanto di medicamentosità e di facilissima digestione. La carne è molto sapida e viene spesso usata per la confezione di insaccati, quasi sempre però mescolata alla carne suina.
L’allevamento si svolge in complesso analogamente a quello del cavallo, con la differenza che il primo è assai meno esigente, più rustico e resistente e più sobrio. Possono entrare a far parte della razione quotidiana una maggior quantità di alimenti grossolani e ricchi di cellulosa (foglie e loppe di cereali e di leguminose, ecc.) meglio previamente trinciati per favorirne la digeribilità. Le asine gravide e allattanti, gli stalloni durante l’epoca delle monte, devono ricevere una sufficiente razione giornaliera di cereali (avena, ecc.) o di altri concentrati, in proporzione al peso vivo ed all’attività produttiva spiegata.
L’asina presenta in genere il primo ciclo di calore ad un anno di età. La stagione delle monte corrisponde a quella dei cavalli (da marzo ad agosto). Il ciclo estruale, di norma, è più regolare che non nelle cavalle e dura 21-28 giorni ed il calore 2-7 giorni. Il calore riappare, nell’asina che ha partorito, dopo 17-18 giorni. In genere l’ovulazione sembra che avvenga 48 ore dopo l’inizio del calore. La gravidanza dura 365 giorni, con variazioni di 8-12 giorni in più o in meno. Il comportamento degli ormoni sessuali nel sangue e nell’urina e di conseguenza la possibilità di fare la diagnosi di gravidanza mediante l’esame di tali liquidi è lo stesso come nelle cavalle.
L’asino stallone eiacula cc. 70-115 di materiale spermatico ed, in media, cc. 40-100, con un contenuto nemaspermatico generalmente superiore a quello dello sperma di cavallo. L’ottenimento dell’eiaculazione con la vagina artificiale, ai fini della fecondazione artificiale è, in genere, facile e lo stallone si presta a montare il manichino anche più facilmente rispetto al cavallo. L’asino usato per la produzione mulina talvolta presenta qualche ritrosia a coprire la cavalla ed allora bisogna ricorrere all’artificio di eccitarlo prima con un’asina in calore. Il tempo di preparazione, precedente alla copula, è molto più lungo che non nel cavallo.

Animali

Cavallo

Murgese
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini e attitudini

La Puglia (in particolare le Murge) è la zona di origine e di diffusione. Antica razza che trae le sue origini in epoca di dominazione spagnola con l’importazione di stalloni di razza Araba, Berbera e Andalusa. Ma la vera storia del cavallo Murgese è dovuta alla Contea dei Conversano, famiglia di nobili lungimiranti e abilissimi nella scelta di equini da importare e attenti nella selezione finalizzata alle necessità dei tempi ed alle caratteristiche dei luoghi. La registrazione ufficiale della razza fu iniziata nel 1926 a cura del Deposito Stalloni poi divenuto Istituto di Incremento Ippico di Foggia.
Razza rustica, allevata spesso allo stato brado. Cavallo da sella, per la sua robustezza e il suo carattere (vivace ma docile), è attualmente utilizzata per il turismo equestre e il tiro leggero.
Ass. Nazionale Allevatori del Cavallo delle Murge e dell’Asino di Martina Franca: sito web www.anamf.com

Caratteri morfologici

Tipo: mesomorfo.
Peso medio 350 – 400 kg.
Dati Biometrici a 30 mesi:
Altezza al garrese: 155 -168 cm (maschi); 150 – 162  (femmine)
Circ. torace: 180 cm (maschi); 172 (femmine).
Circ. stinco: 20 cm (maschi); 19 cm (femmine).
Mantello:  morello corvino, ammesso il roano.
Testa leggera con profilo rettilineo o leggermente montonino, non troppo pesante; fronte larga con grande ciuffo, orecchie regolari, occhi grandi ed espressivi, narici ampie e mobili.
Collo robusto con abbondante criniera; spalla giustamente inclinata e muscolosa, garrese abbastanza rilevato.
Dorso orizzontale e ben sostenuto, lombi corti e muscolosi, groppa proporzionata e muscolosa, di giusta inclinazione, petto largo e muscoloso, torace ben sviluppato, coda bassa. 
Gli arti sono solidi con avambraccio mediamente lungo, articolazioni ampie e spesse; andature sciolte, passo sicuro e trotto cadenzato; appiombi regolari, tollerata una lieve falciatura, piede regolare, ben diretto, con unghia compatta e nera.
Temperamento vivace.

Per altre informazioni visita il sito:
www.cavallodellemurge.it

Cavallo Murgese (foto Giorgio Soldi www.cavallodellemurge.it)
Cavallo Murgese

Razza Pugliese

Razza distinta dalla Murgese; di questa razza risultavano iscritti ancora alla monta pubblica nel 1978, 2 stalloni  nelle locali stazioni di monta.
Oggi completamente estinta.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella reale – Circus cyaneus Linnaeus, 1766
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. cyaneus L.

L’albanella reale è specie diffusa come nidificante in Europa ed Asia centrali e settentrionali e, con una distinta sottospecie, nell’America del Nord. Le popolazioni del Nord e del Nord-Est europeo sono completamente migratrici, mentre quelle dell’Europa centrale e occidentale sono parzialmente migratrici; le aree di svernamento sono situate in Europa occidentale e meridionale, in Nord Africa e nel Medio Oriente. Le popolazioni asiatiche di Albanella reale svernano dalla Penisola Anatolica alla Cina orientale e al Giappone.
In Italia l’albanella reale è migratrice regolare e svernante. La migrazione post-riproduttiva verso i quartieri di svernamento inizia alla fine di agosto, ma i contingenti più numerosi si registrano in ottobre e novembre; la migrazione pre-riproduttiva verso i quartieri di nidificazione si svolge tra la fine di febbraio e aprile.

Maschio di Albanella reale in volo – Circus cyaneus L. (foto https://lailera.wordpress.com/)
Albanella reale – Circus cyaneus L.
Femmina di Albanella reale in volo – Circus cyaneus L. (foto www.casalinimaker.it)

Caratteri distintivi

Lunghezza: 44-52 cm
Apertura alare: 100-120 cm

Rapace di medie dimensioni, con struttura intermedia tra il più massiccio C. aeroginosus e le più snelle C. pygargus /C.macrourus. Ha coda relativamente lunga e ali larghe in corrispondenza del “braccio” e più corte e arrotondate alla “mano” dove sono evidenti le 5 “dita”. Da posato le ali non superano la lunghezza della coda ma i tarsi relativamente corti fanno sembrare sia le timoniere che le primarie più sporgenti che nelle altre albanelle. Il volo di caccia è tipico di circus radente al terreno con 5-6 battiti intervallato da planate con le ali leggermente rivolte all’insù. A differenza dei suoi congeneri effettua anche scivolate ad ali piatte o incurvate verso il basso e procede in volo battuto per lunghi tratti. Il maschio adulto è caratterizzato da una colorazione grigio-bluastra sulle parti superiori ad eccezione delle primarie più lunghe di colore nero. Capo e petto dello stesso colore e nettamente distinti dalle restanti parti bianche.

Biologia

Volo basso; sul terreno salta e cammina. Si ciba di vari animali di palude, ratti, lucertole, piccoli uccelli, nidiacei e uova. E’ una specie solitaria durante tutto l’anno.
Periodo riproduttivo: depone le uova tra fine aprile e giugno; una covata l’anno.
Costruisce nidi utilizzando stecchi, steli, erbe e foglie sul terreno tra la vegetazione erbacea o cespugliosa e, a volte, nelle zone coltivate a cereali.
Depone in genere 3-5 uova.
La cova, effettuata dalla femmin, dura 29-31 giorni.
Cure parentali: i pulcini sono nidicoli e rimangono nel nido per 5-6 settimane. I giovani raggiungono l’indipendenza dopo circa 3-4 settimane dall’involo.

Animali

Razze italiane minori
Razze Asini

RAZZAPROVINCIA
Sant’Alberto (sinonimo di Romagnolo)Province di Forlì Cesena
Emiliano 
Argentato di Sologno 
CariovilliProvincia de L’Aquila (estinto)
Castel MorroneProvincia Caserta  (estinto)
Asino dell’IrpiniaProvince di Benevento ed Avellino
Asino delle Marche (sottorazza del Pugliese) 
Asino Pugliese 
Asino della Basilicata (sottorazza del Pugliese) 
Asino Leccese (sottorazza del Pugliese)
Probabile sinonimo di Martina Franca
 
Asino S. Domenico 
Asino S. Andrea 
Asino S. Francesco 
Asino Romagnolo (foto Dr. Alessio Zanon)

Informazioni ai naviganti

L’Asino (Equus asinus domesticus) veniva impiegato dall’uomo per il tiro, per la sella e soprattutto per il basto. Animale molto rustico, presenta un carattere docile, paziente e riservato, ed è capace di provare affetto per coloro che lo trattano in modo conveniente, sapendo riconoscere il padrone anche da molto lontano. Un tempo molto diffuso in Italia, è andato via via scomparendo a causa della crescente meccanizzazione dei lavori in campagna. Negli ultimi anni è oggetto di crescente interesse, a causa dell’onoterapia (pratica che utilizza l’asino come strumento terapeutico per rimettere in moto i sentimenti e il piacere della comunicazione emotiva) e della riscoperta del latte di asina, prezioso alimento dalle caratteristiche organolettiche molto vicine al latte materno e quindi molto indicato per i bambini con allergie alimentari. Nelle aziende zootecniche che allevano asine per la produzione di latte, particolare attenzione è dedicata alla cura degli animali in termini di riproduzione, alimentazione, delle rituali operazioni di mungitura e del controllo del benessere animale.

Asino – Equus asinus domesticus
Specie Equine

Generalità e origini dell’asino


– Classe Mammiferi
– Ordine Perissodattili
– Famiglia Equidi
– Genere Equus
– Specie asinus domesticus

L’asino domestico discenderebbe, secondo vari Autori, dal selvatico africano (Equus asinus africanus) il cui mantello è fondamentalmente fulvo e grigio. Gli asini selvatici vivono in branchi non molto numerosi e si dice che siano guidati da una vecchia asina, anziché da uno stallone, come, generalmente, avviene nei cavalli selvatici. L’asino selvatico vive in località povere di vegetazione, desertiche e pietrose, grazie la sua grande sobrietà e resistenza, che gli consentono anche periodiche migrazioni, se si rendono necessarie per la scarsa disponibilità foraggera.
Oltre che lungo le coste dell’Africa orientale-settentrionale, vive ed ha vissuto nella Siria, in Mesopotamia, nell’Afghanistan, nella Persia, nella Russia asiatica meridionale, nel Tibet, nella Mongolia, ecc. Alcuni Autori ritengono che dall’Equus asinus africanus siano originate due sottospecie. L’una quasi estinta, di taglia minore e cioè di m 1,15 al garrese, con striscia scura in corrispondenza della linea dorso-lombare e con una linea trasversale pure scura alle spalle e formante, con la prima, la cosiddetta linea crociata o croce di Sant’Andrea. l’altra – Equus asinus taeniopus – di taglia maggiore, cioè di m 1,25 al garrese, priva quasi sempre della lista crociata, si è originata lungo la zona costiera africana del mar Rosso ed anche dell’Ogaden ed in Dancalia.
L’asino sarebbe stato addomesticato per la prima volta in Numidia. In Europa la specie fu conosciuta tardi e, cioè, nel Neolitico. I suoi resti fossili vi compaiono solo alla fine dell’epoca del bronzo e dell’epoca del ferro.Il mulo, quale prodotto dell’incrocio tra il cavallo e l’asino e la cui raffigurazione compare sui bassorilievi assiri, sembra che sia stato prodotto, la prima volta, nell’Occidente asiatico e precisamente nell’Asia Minore, in epoca immediatamente successiva all’immigrazione mongola.
In Asia si hanno specie equini affini all’asino e, cioè, l’Ermione (Equus hermionus) e l’Onagro (Equus onage).

Animali

Cavallo

Maremmano
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini e attitudini

Le origini del cavallo maremmano si nascondono nel territorio della Maremma tosco-laziale al tempo degli antichi Etruschi. Da allora fino all’800 ha mantenuto le stesse forme iniziali: tozzo, forte, ombroso. Intorno al 1870 si cominciò a incrociarlo con cavalli dall’aspetto più gentile e slanciato; grazie all’incrocio con il purosangue inglese si giunse a quella che viene definita “la nuova generazione” con la nascita, nel 1902, dello stallone Fauno nelle scuderie reali di San Rossore (Versilia – Toscana). Il purosangue inglese oltre a ingentilire la tozza e rustica figura del vecchio maremmano ne ha anche aumentato la statura e la nevrilità.
Robusto, resistente alla fatica e alle condizioni climatiche avverse,  generoso, è adatto come cavallo da sella ad adeguarsi alle più svariate esigenze. Per la docilità oggi questo cavallo è apprezzato come compagno per escursioni e passeggiate sia per adulti che per bambini.
I campioni olimpici Raimondo D’Inzeo con Quotidiana e Graziano Mancinelli su Ursus del Lasco hanno dimostrato le doti del Maremmano come saltatore, Stefano Meattini su Rondinella (campione del mondo di velocita’) la sua supremazia nella monta da lavoro. L’ignoranza, il classico pressapochismo italico e la stupida esterofilia non ne hanno permesso una selezione adeguata fino agli anni novanta come cavallo sportivo. Ma da allora molto è stato fatto. L’Associazione Italiana Allevatori Cavallo di razza Maremmana (ANAM www.anamcavallomaremmano.com) e’ stato il primo organismo ad introdurre in Italia il performance test per la valutazione e l’approvazione alla riproduzione degli stalloni e della fattrici. Quindi non piu’ soltanto un giudizio morfologico sul soggetto ma anche di attitudine al lavoro con la valutazione delle andature e della propensione al salto. Il Maremmano e’ un cavallo che ha bisogno di essere rilanciato, ma ha grandissime potenzialita’ (testo di Gregorio Savio).

Caratteri morfologici

Tipo: meso-dolicomorfo.
Il colore del mantello è baio o morello, generalmente scuro.
Altezza al garrese: da 160  a 172 cm.
Peso: 450 – 500 kg.
Equilibrato, energico e molto resistente, buon saltatore.
Classico cavallo militare.
I piedi sono resistenti all’usura e di buona forma.

M. NoGlobal Del Forteto cavalcato da Sheila Nesi di Firenze
Monaco, stallone nato nel 1980, da Treviso e N.Sterlina (foto www.anamcavallomaremmano.com)

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella pallida – Circus macrourus Gmelin, 1770
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. macrourus Gmelin, 1770

Nidifica nell’Europa sud-orientale e in Asia centrale. Sverna principalmente in India e nell’Asia sud-orientale. In Italia può talora essere osservata come migratrice.

Maschio di Albanella pallida – Circus macrourus
Femmina in volo di Albanella pallida – Circus macrourus
Esemplare giovane di Albanella pallida – Circus macrourus
Albanella pallida – Circus macrourus

Caratteri distintivi

Lunghezza: 40-48 cm
Apertura alare: 95-110 cm

Nell’aspetto è molto simile alle altre Albanelle (minore e reale), ma il colore nel mashio è molto più chiaro. Il maschio adulto ha le parti superiori e il capo quasi completamente grigio chiaro. Fanno eccezione delle remiganti nere e un po’ di bianco barrato di grigio sul groppone. Gola ed alto petto sono anch’essi grigio chiaro mentre addome e ventre sono bianchi. Il becco è giallo alla base e nerastro verso l’apice. Le zampe sono gialle. Le femmine adulte superiormente sono marrone con una fascia bianca sul groppone. Le ali superiormente sono marrone con macchiettature più scure e due zone marrone chiaro nelle parti più prossime al corpo. Il capo è marrone con una zona biancastra sotto l’occhio e poi una banda scura semicircolare. Un collare più chiaro parte dalla base della gola e arriva fin sulla nuca. La coda è marrone barrata di marrone scuro. Inferiormente la parte centrale delle ali, la gola e il petto sono marrone fulvo striato di marrone più scuro. Il ventre è bianco sporco e il sottocoda grigio con barrature grigio scuro. I giovani sono molto simili alle femmine adulte ma con tonalità più fulve nelle parti superiori e con gola petto, addome, ventre e parte interna inferiore delle ali fulvo arancio. La parte terminale prossima al corpo delle ali sia superiormente che inferiormente sono marrone scuro. (fonte http://www.ornitologiaveneziana.eu)

Biologia

Si nutre di piccoli uccelli come allodole e occasionalmente di polli. Da maggio in poi depone 4-5 uova incubate solo dalla femmina in un nido ben nascosto sul terreno.

Animali

Asino Viterbese – Asino di Allumiere
Razze Asini

Origini e attitudini

La zona di provenienza è quella dei Monti della Tolfa ed in particolare quella di Allumiere (Regione Lazio). E’ un animale molto docile e intelligente.

Standard di razza – Asino Viterbese

1) AREA DI ORIGINE: Territorio Laziale.

2) ATTITUDINE: soma, corsa per palio, attacchi, equiturismo, onoterapia, produzione lattea e carnea.

3) CARATTERI TIPICI:
a) mantello: alla nascita presenta un manto baio da chiaro a scuro che mantiene per la fase di crescita. Oltre i 30 mesi il mantello tende a divenire grigio brunastro, grigio pomellato, fino a grigio molto chiaro nei soggetti più anziani: Riga mulina crociata sporadicamente presente. Arti, musello e addome sono di un colore grigio più chiaro.
b) conformazione:
– Taglia: medio-grande
– Testa: proporzionata con profilo diritto o leggermente convesso; occhio tendenzialmente piccolo; orecchie medio lunghe portate sempre erette; narici strette; bocca piccola con labbra sottili, ganasce forti e marcate; criniera corta ed eretta;
– Collo: grosso alla base, muscoloso e proporzionato;
– Spalla: robusta dritta e tendenzialmente inclinata;
– Garrese: muscoloso e poco pronunciato;
– Dorso: raccolto e robusto con linea dorsale diritta o leggermente concavo;
– Groppa: spiovente, larga, corta e muscolosa;
– Petto: non molto ampio;
– Torace: ben sviluppato e mediamente profondo;
– Arti: robusti, muscolosi e asciutti;
– Articolazioni: robuste
– Andatura: energica
– Appiombi: corretti
– Piede: grande e ben conformato, cilindrico con unghie molto dure e scure.
c) temperamento: docile paziente energico e coraggioso, in taluni casi vivace;
d) altre caratteristiche: robusto e frugale.

4) DATI BIOMETRICI (espressi in cm.):

Altezza al garrese:
– Maschi 119 – 137 cm
– Femmine 112 – 135 cm

Circonferenza minima toracica:
– Maschi 100 cm
– Femmine 100 cm

Circonferenza stinco:
– Maschi 11 – 13 cm
– Femmine 11 – 13 cm

5) DIFETTI CHE COMPORTANO L’ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO:
– Presenze di caratteri fenotipici non corrispondenti allo standard.

Asino Viterbese (foto www.asinerialory.altervista.org)

Animali

Cavallo

Lipizzano
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini e attitudini

La terra di origine del Lipizzano è Lipizza, località vicina a Trieste (oggi in Slovenia), italiana fino alla seconda guerra mondiale e prima ancora austriaca. Le origini risalgono alla metà del XVI secolo. Per iniziativa dell’Arciduca Carlo di Stiria, terzogenito dell’Imperatore Ferdinando I° d’Austria. Ad influenzare la scelta della zona di Lipizza contribuì la buona qualità dei cavalli che popolavano il Carso e l’Aquileiese ed il suo clima favorevole, oltre alla vicinanza a zone di grande tradizione allevatoriale per la produzione di ottimi cavalli.
L’attuale produzione del Cavallo Lipizzano allevato in purezza, deriva da due stalloni italiani (Conversano e Napolitano), due Klaudrub, un Danese ed un Orientale Arabo.
E’ il cavallo della celebre scuola spagnola di Vienna fondata nel 1729 da Carlo d’Austria.
Sul finire delle Seconda Guerra Mondiale l’Italia è riuscita a conservare (al pari di Austria e Jugoslavia) un nucleo molto numeroso e completo delle “famiglie” che compongono la Razza Lipizzana. In modo rocambolesco, nella primavera del 1945, i registri di razza e una preziosa mandria furono consegnati al Ministero della Difesa Italiano, che li ospitò nel Centri di Montemaggiore. In seguito, la competenza passò al Ministero dell’Agricoltura che ne affidò la gestione all’Istituto Sperimentale per la Zootecnia, ubicato a poca distanza nell’Azienda Sperimentale Statale di Tor Mancina a Monterotondo. Nell’Azienda Sperimentale dello Stato Italiano, da 50 anni i bianchi cavalli Lipizzani sono allevati in purezza con grande serietà e competenza.
L’Italia, in virtù del proprio allevamento Statale di Cavalli Lipizzani, ha potuto aderire alla lipizzan International Federation. Il Libro Genealogico della razza è stato istituito con D.M. del 31/01/84 presso l’Associazione Italiana Allevatori (Tiziano Bedonni – 1995 – www.unire.it)
Oggi viene allevato, oltre che a Lipizza, in Austria (Piber), in Italia (Monterotondo – Roma) e in Ungheria.
Cavallo da sella e da carrozza.

Caratteri morfologici

Tipo: meso-dolicomorfo.
Mantello: specialmente grigio, ma anche bianco, baio, morello e roano.
Altezza al garrese:  150 – 160 cm.
Peso:  480 – 550 kg.
Carattere docile, paziente, volenteroso, forte e socievole.

Cavallo Lipizzano (foto www.uvi.gov.si/slo)

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella minore – Circus pygargus L., 1758
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. pygargus L., 17580

L’albanella minore è un uccello rapace, che occupa un areale abbastanza vasto, europeo, africano, asiatico. In Italia nidifica in primavera inoltrata in varie regioni del centro-nord, ma ne esistono delle colonie anche in Sardegna e nel Salento; i suoi habitat sono le zone collinari, ma con spazi aperti come terre coltivate o pascoli. Frequenta in riproduzione canneti, paludi, brughiere e campi alberati, zone steppose, savane e coltivi durante lo svernamento. Nel paleartico è specie nidificante e migratrice.

Albanella minore – Circus pygargus (foto http://focusingonwildlife.com)
Albanella minore – Circus pygargus (foto Michele Ferrato)
Albanella minore – Circus pygargus

Caratteri distintivi

Lunghezza: 43-47 cm
Apertura alare: 105-120 cm
Peso: 230-435g. Femmina leggermente più pesante del maschio.

Il maschio ha parti superiori grigio-cenere con remiganti primarie esterne nere. Sopraccoda grigio pallido. La femmina ha parti superiori bruno-castano. Sopraccoda bianco, parti inferiori crema con striature più scure. Nessuna variazione stagionale. Immaturi simili alla femmina. Vola lentamente e in modo costante perlustrando il terreno a bassa quota, planando con le ali tenute a V aperta. Muta annuale post-riproduttiva completa, con arresto durante la migrazione e completata nei quartieri di svernamento (fonte www.sterna.it). 

Biologia

Migratrice regolare su largo fronte con quartieri di svernamento nell’Africa sud-sahariana. Generalmente silenziosa ad eccezione del periodo riproduttivo. Nidifica sul terreno, in vegetazione sia erbacea sia arbustiva, spesso in coltivazioni cerealicole e foraggere. Si nutre di piccoli Vertebrati, soprattutto micromammiferi occasionalmente uova e pulli. Frequenta ambienti aperti di ogni tipo, praterie anche d’altitudine, pascoli, brughiere, coltivazioni cerealicole ecc., generalmente a quote relativamente basse.

Animali

Asino Sardo
Razze Asini

Origini e attitudini

La presenza della specie nell’isola è antichissima. Furono i sardo-punici ad incrementarne l’allevamento con finalità agricole e di trasporto. Secondo altri autori avrebbe origini neolitiche o legate all’importazione fenicia e infine, per altri, di provenienza africana.
La riga mulina crociata, il mantello sorcino, più chiaro sull’addome, sulle occhiaie e sul muso, le dimensioni sensibilmente inferiori permettono di distinguerlo dalle altre razze asinine italiane. Denominazioni differenti sono state date all’asino sardo a seconda delle zone: burriku nelle regioni meridionali e di probabile origine spagnola; poleddu e ainu usati in Barbagia e nel Goceano; molente la dicitura maggiormente diffusa nell’isola e legata all’utilizzo della macina del grano. La molitura si svolgeva, infatti, all’interno di abitazioni rurali bendando l’animale e ricoprendolo con un panno per evitare che il bastone collegato alla macina gli provocasse delle ferite.
Un tempo diffusissimo in tutta l’isola, dove veniva adibito alla macina dei cereali, al trasporto dell’acqua e della legna, ai lavori di aratura, l’asino sardo è stato ormai soppiantato dai mezzi meccanici. Negli ultimi quarant’anni la popolazione asinina complessiva si è ridotta da 38.000 a poche migliaia di capi, quella dell’asino sardo intorno alle 350 unità. L’Istituto Incremento Ippico della Sardegna alleva un gruppo di asinelli presso il proprio Centro di Foresta Burgos. L’obbiettivo prioritario è il recupero di una base genetica sufficientemente larga per avviare un programma di salvaguardia della razza.

Vivace e rustico, è adatto alla soma e al servizio (un tempo molto impiegata nei vari lavori agricoli).
Razza molto considerata sia in Italia che all’estero.

Standard di razza – Asino Sardo

1) AREA DI ORIGINE: Regione Sardegna.

2) ATTITUDINE: soma, tiro, anticamente mola.

3) CARATTERI TIPICI:
a) mantello: riga mulina crociata, bordo scuro delle orecchie; possono essere presenti zebrature alla spalla, agli arti e ventre chiaro. Criniera scarsa e più scura del colore del mantello, coda lunga e con scarsi crini.
b) conformazione:
– Testa: pesante, quadrangolare a profilo rettilineo, orecchie lunghe e dritte;
– Collo: corto;
– Spalla: dritta e corta;
– Garrese: poco pronunciato;
– Dorso: leggermente disteso,dritto;
– Lombi: forti e ben attaccati;
– Groppa: corta e lievemente inclinata;
– Petto: sufficientemente largo;
– Torace: stretto e basso;
– Arti: robusti;
– Andature: corte, poco elastiche, ma sicure;
– Appiombi: regolari;
– Piede: piccolo e duro.
c) temperamento: vivace.
d) altre caratteristiche: rustico e frugale.

4) DATI BIOMETRICI (espressi in cm.):

Altezza al garrese:
– Maschi 80 – 110 cm
– Femmine 80 – 110 cm

Circonferenza minima toracica:
– Maschi 137 cm
– Femmine 137 cm

Circonferenza stinco:
– Maschi 15 – 18 cm
– Femmine 15 – 18 cm

5) DIFETTI CHE COMPORTANO L’ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO:
– Mantello: diverso da quello tipico;
– Occhi: occhio gazuolo.
– Altezza: superiore a 110 cm.

Asino Sardo (foto Alessio Zanon)
Asino Sardo (foto Alessio Zanon)
Asino Sardo (foto www.agraria.org)

Animali

Cavallo

Italiano da Sella
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini e attitudini

Razza da sella di recente creazione. Deriva dall’incrocio di molte razze italiane con predominanza dell’anglo-arabo sardo. Si cerca di ottenere un cavallo dall’aspetto nobile e con la robustezza tipica dei derivati dal purosangue inglese, e con l’affidabilità delle razze italiane.
Eccellente cavallo da ostacoli, veloce e sensibile.
Cavallo adatto alle competizioni sportive (salto ostacoli, dressage, completo, endurance).

Caratteri morfologici

Tipo: meso-dolicomorfo.
Mantelli principali: baio, morello, sauro.
Non essendo ancora una vera e propria razza ben definita, l’aspetto esteriore non è omogeneo.
Altezza al garrese:  160 – 170 cm.
Carattere vivace, nevrile e volenteroso.

Italiano da Sella

Animali

Asino Romagnolo
Razze Asini

Origini e attitudini

Razza di asini autoctona dell’Emilia-Romagna (in particolare Provincia di Forlì).
Secondo Marchi e Mascheroni (1925), l’asino Romagnolo deriverebbe dall’asino Pugliese, come pure il Martina Franca e quelli di Marche, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Dai dati rilevati nell’Elenco Generale dei Cavalli e Asini Stalloni del Regio Deposito Stalloni di Reggio Emilia nel 1941 erano iscritti alla monta per le Regioni Emilia Romagna e Marche 46 stalloni di Razza asinina Romagnola.
La progressiva meccanizzazione agricola, lo spopolamento delle zone rurali di montagna e collina e la riduzione della richiesta di muli hanno determinato il declino progressivo della razza a partire dal secondo dopoguerra, con una forte accentuazione a partire dagli anni ’70.
Dal 1996 l’Associazione Provinciale Allevatori di Forlì-Cesena-Rimini, ha favorito il recupero della razza. Tale razza/popolazione è stata ufficialmente riconosciuta dal Ministero della Agricoltura, Alimentazione e Foreste dello Stato Italiano con DM n. 20461, pubblicato il 16 Febbraio 2006, quale una delle sette razze autoctone asinine italiane.
L’As.I.R.A.R.A. (Associazione Italiana Allevatori di Razza Asino Romagnolo) sostiene lo sforzo allevatoriale degli associati, nel segno dello sviluppo numerico e della qualificazione selettiva della razza, recependo gli indirizzi dell’AIA (Associazione Italiana Allevatori), Ente che ne gestisce il Registro Anagrafico.
Al 2012, risultano iscritti al registro anagrafico oltre 500 capi, rispetto ai 76 censiti nei primi anni duemila (la iniziale inclusione fu fatta valutando l’aderenza allo standard di razza, tuttora attuale). Si ricorda che il numero di capi che fa considerare una razza fuori dal rischio di estinzione, è stimato in circa 2.000 – 3.000 esemplari.

Standard di razza – Asino Romagnolo

1) AREA D’ORIGINE: Regione Emilia – Romagna.

2) ATTITUDINE: soma e traino.

3) CARATTERI MORFOLOGICI:
Maschi: Statura da 135 a 155 cm; Diametro Torace >150 cm; Stinco >18 cm.
Femmine: Statura da 130 a 145 cm; Diametro Torace >140 cm; Stinco >17 cm
MANTELLO: sorcino, baio scuro (ammessi anche il baio, il morello e il sauro).
Pelo corto e liscio.
Mantello sorcino: riga mulina con croce scapolare lunga e ben marcata, zebrature agli arti anteriori, meno evidenti o assenti agli arti posteriori.
Testa: muso bianco con estremità scura, orecchie con pelame bianco all’interno, barrate di pelo scuro all’esterno con orlatura scura. Occhiaie chiare; gola, canale delle ganasce bianchi. Addome bianco con linea ventrale di peli scuri dalla punta dello sterno ai genitali. Faccia interna degli arti fino a 2/3 della coscia e dell’avambraccio bianca, stinco, nodello e pastorale rivestiti di peli scuri. Coda con peli scuri nella parte interna del fusto e del fiocco, mammelle e scroto scuri. Piede con unghia scura.
Mantello baio scuro: pelo di colore marrone bruciato; musello, occhiaie e gola chiari, ventre e faccia mediale degli arti chiari, criniera nera.

CONFORMAZIONE: testa non pesante con profilo rettilineo tendente al concavilineo, ben portata e distinta, fronte larga, narici piccole e asciutte. Orecchie diritte e frangiate di moderata lunghezza. Occhi grandi a fior di testa con arcate orbitali prominenti. Guance ampie come pure la regione del canale. Collo muscoloso con larga base di attacco alla testa e al tronco. Linea dorsale orizzontale con lombi corti, groppa arrotondata. Petto ampio e profondo, torace molto sviluppato, coda attaccata alta. Arti robusti, appiombi regolari, stinchi di media lunghezza, zoccoli solidi e ben conformati.

4) SVILUPPO GENERALE E TEMPERAMENTO: costituzione robusta e diametri proporzionati a un buon sviluppo generale. Grande portamento e distinzione. Carattere vivace, volenteroso e affidabile.

5) ANDATURE: Potente nel traino e tiro leggero, possiede un trotto vivace e sostenuto che mantiene per lunghe distanze.

6) DIFETTI PIÙ FREQUENTI (la cui presenza potrebbe escludere l’iscrizione al Registro Anagrafico): Mantello diverso da quelli tipici, pelo lungo e lanoso. Testa pesante e inespressiva. Orecchie eccessivamente lunghe e male attaccate. Occhio porcino, labbra cadenti, profilo convessilineo della testa. Collo leggero attaccato male, linea dorso-lombare avvallata, groppa spiovente, petto cadente, appiombi oltremodo difettosi.

As.I.R.A.R.A. – Associazione Italiana Allevatori di Razza Asino Romagnolo www.asinoromagnolo.it

Fattrice Razza Asino Romagnolo e puledra di due giorni (foto www.asinoromagnolo.it)
Stallone Asino Romagnolo (foto www.asinoromagnolo.it)

Animali

Cavallo del Ventasso
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini e attitudini

Il nome di questa popolazione di cavalli deriva dall’omonimo monte situato nell’alta Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia,dove la presenza di cavalli è documentata dai tempi del Duca Ferdinando di Borbone a quelli dei Serenissimi Farnese ed al Ducato di Maria Luigia d’Austria. Anche dopo l’Unità d’ltalia e fino agli anni ’40 queste terre hanno continuato a fornire cavalli per I ‘esercito. Negli ultimi quarant’anni nella stazione di monta di Ramiseto e nell’allevamento Borzacchi-Bertoldi si susseguono stalloni derivati inglesi e maremmani “migliorati”. Negli anni ’60 il Bertoldi utilizza uno stallone lipizzano ed un maremmano migliorato dai quali discendono gran parte delle fattrici più anziane che costituiscono I’attuale base del cavallo del Ventasso.
Cavallo da campagna, rustico, resistente e frugale.

Standard di razza – Cavallo del Ventasso

1) AREA DI ORIGINE: territorio dell’Appennino Reggiano (Regione Emilia – Romagna);

2) ATTITUDINE: equitazione da campagna;

3) CARATTERI TIPICI:
a) mantello: baio, sauro, grigio, morello;
b) conformazione:
– testa: non eccessivamente pesante, ben proporzionata, ben attaccata ed espressiva, con profilo fronto-nasale tendenzialmente rettilineo;
– collo: muscoloso, di media lunghezza, ben attaccato ed in armonia con il tronco;
– spalla: di media lunghezza, giustamente inclinata e muscolosa;
– garrese: giustamente rilevato, ben prolungato verso il dorso e muscoloso;
– dorso: raccolto, muscoloso e ben diretto;
– lombi: ben attaccati sia alla groppa che al dorso, tendenzialmente orizzontali, muscolosi;
– groppa: di giusta lunghezza ed inclinazione, ben conformata e muscolosa;
– petto: muscoloso e di giusta larghezza, abbastanza alto;
– torace: ben conformato e abbastanza profondo;
– arti: robusti, con tendini ben rilevati ed asciutti;
– articolazioni: ampie, robuste e ben conformate;
– andature: equilibrate, giustamente ampie ed elastiche;
– appiombi: tendenzialmente regolari;
– piede: ben conformato, resistente e sano.
c) temperamento: equilibrato, vivace, abbastanza nevrile.
d) altre caratteristiche: rustico, resistente, frugale.

4) DATI BIOMETRICI (espressi in cm):

Altezza garrese:
– Maschi: 152 – 164 cm
– Femmine: 150 – 162 cm
Circonferenza minima torace:
– Maschi: 175 cm
– Femmine: 170 cm
Circonferenza stinco:
– Maschi: 19 cm
– Femmine: 18,5 cm
Lunghezza spalla:
– Maschi 63 cm
– Femmine 60 cm

5) DIFETTI CHE COMPORTANO L’ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO:
– Mantello: mantelli pezzati o maculati;
– Balzane: medie e/o alto calzate.
– Taglia: marcatamente diversa dallo standard.

Cavalli del Ventasso al pascolo
Cavalli del Ventasso (foto www.parcoappennino.it)

Animali da compagnia

Il Furetto – 4

Il furetto è un animale domestico come lo sono il cane e il gatto. E’ un animale perfettamente adatto alla vita in appartamento, è silenzioso, facile da allevare, intelligente, affettuoso e molto vivace. Non deve essere portato fuori tutti i giorni per la passeggiata come richiederebbe un cane, anche se non sempre è preciso nell’uso della cassettina come invece lo sono i gatti.

Ciò che colpisce veramente in un furetto è la sua incredibile vivacità, il modo buffo di muoversi, l’aspetto simpatico. E’ un animale che sa veramente intrattenere e che si può stare a guardare per ore senza annoiarsi, specialmente se ha la possibilità di giocare e interagire con un altro furetto.

E’ vero che non lo si può considerare un animale molto adatto per bambini piccoli ma questa considerazione dovrebbe valere per quasi tutti gli animali.

Il furetto (Mustela putorius furo), forma domestica selezionata dalla puzzola (Mustela putorius) con la quale è interfecondo, non può essere considerato specie selvatica autoctona e non presenta popolazioni selvatiche naturalizzate nel territorio nazionale.

Tale entità faunistica non rientra pertanto tra le specie oggetto di tutela della Legge 11 febbraio 1992, n. 157.

In relazione al recente notevole aumento di furetti tenuti in abitazioni private quali animali d’affezione, si sottolinea l’importanza che essi siano detenuti in idonee strutture di captivazione per evitare il rischio di fughe accidentali che potenzialmente comportano rischi biologici per la puzzola, specie considerata vulnerabile per l’Italia. Il furetto può infatti insediarsi in natura dando luogo a popolazioni vitali; la naturalizzazione del furetto è stata per esempio registrata in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda.

Dal punto di vista legale in Italia il furetto è considerato a tutti gli effetti un animale domestico, per il cui acquisto o detenzione non sono necessari documenti o permessi particolari.

A tale proposito ha valore legale questa dichiarazione dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), in cui si parla del furetto come di un animale d’affezione.

In seguito a secoli di selezione operata dall’uomo il furetto è diventato un animale completamente domestico e docile. Sebbene in alcune zone sia riuscito a costituire delle popolazioni allo stato selvatico, nella maggior parte dei casi è improbabile che un furetto scappato o abbandonato riesca a sopravvivere per più di pochi giorni, essendo ormai totalmente dipendente dall’uomo per le sue necessità. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove i furetti domestici sono milioni, non esistono popolazioni inselvatichite.

Il furetto possiede un corpo allungato e arti tozzi. La colonna vertebrale è particolarmente flessibile, tanto che può girarsi all’indietro in uno spazio molto ristretto. Questa struttura gli permette di entrare agevolmente nelle tane sotterranee degli animali da cacciare, ma anche di infilarsi in spazi molto piccoli della casa, e sfuggire o mettersi facilmente nei guai.

La testa è triangolare, più larga nei maschi e più appuntita nelle femmine, con occhi piccoli e rotondi di colore variabile, dal nero al marrone al rosso (nei soggetti albini). Le orecchie sono piccole e presentano spesso del cerume brunastro, che va differenziato da una infestazione da acari parassiti. Il tartufo (la punta del naso) ha un colore che può andare dal rosa al nero; ai lati del naso sono presenti dei lunghi baffi. Il collo è lungo e ha quasi lo stesso diametro della testa, per cui se si vuole portare il furetto al guinzaglio si devono usare i collari a pettorina, in modo che non si sfilino dal collo.

Sia le zampe anteriori che quelle posteriori terminano con cinque dita munite di unghie non retrattili (al contrario dei gatti), che sono a crescita continua e hanno bisogno di essere accorciate regolarmente, dal momento che la vita da appartamento non consente un sufficiente consumo naturale. Sotto alla zampe si trovano dei cuscinetti privi di pelo, sui quali il furetto poggia il corpo.

La coda è piuttosto lunga: quando il furetto è in un ambiente nuovo, o vede qualcosa di insolito, rizza i peli della coda. Quando il furetto si rilassa, la coda torna ad assumere il suo aspetto normale.

La vista è poco sviluppata e per la caccia il furetto si basa soprattutto sull’olfatto. I 30 denti da latte iniziano a erompere a 20-28 giorni di vita, e quelli permanenti, 34 a 50-74 giorni. I furetti sono predatori e la loro dentatura adulta è quella tipica dei carnivori: hanno 12 piccoli incisivi, 4 canini ben sviluppati, 12 premolari e 6 molari.

Il mantello del furetto è composto da due tipi di pelo. Uno, principale, più lungo e rigido, è di colore solitamente più scuro. L’altro, il sottopelo, è più sottile, morbido e corto. Sulla testa, la coda e le estremità delle zampe manca il sottopelo e il pelo principale è più corto che sul resto del corpo.

La puzzola europea, da cui discende il furetto, ha il pelo principale nero e il sottopelo di colore crema, piedi e coda neri, la faccia e le orecchie di colore chiaro e una mascherina nera intorno agli occhi. Questo tipo di colorazione corrisponde nel furetto al mantello zibellino, che è la colorazione “selvatica”. Esistono solo altri due tipi di mantelli “naturali”. Uno è quello albino, in cui manca completamente la pigmentazione di pelle, occhi e pelo, per cui il pelo e il sottopelo sono bianchi o crema e gli occhi sono rossi. L’altro mantello naturale è il cannella, con il pelo principale rosso-marrone e il sottopelo color crema, che è lo stesso mantello della puzzola delle steppe.

I furetti compiono la muta in primavera e in autunno; in seguito alla muta il mantello cambia molto le sue caratteristiche: il pelo è più lungo e folto nei mesi freddi e si dirada durante la stagione calda, diventando anche più corto. Anche il colore cambia: è più chiaro durante l’inverno e più scuro d’estate. Spesso anche con l’età il mantello tende a diventare più chiaro. L’aspetto della maschera può modificarsi da una stagione all’altra, per cui il furetto cambia in continuazione il suo aspetto. Nei furetti sterilizzati questi cambiamenti sono molto meno evidenti, sebbene subito dopo la sterilizzazione si possa verificare una muta che altera l’aspetto del mantello, e in particolare quello della mascherina.

La muta può essere un fenomeno graduale, oppure può manifestarsi in modo piuttosto improvviso, lasciando l’animale con delle zone di pelle nuda e il proprietario piuttosto perplesso, finché il pelo non riprende a crescere.

I furetti hanno una pelle particolarmente spessa, soprattutto sul dorso; ciò permette ai piccoli di addentarsi tra loro per gioco senza farsi male, mentre se lo fanno con le nostre dita può sembrare che stringono in modo eccessivo. La pelle dei furetti presenta due caratteristiche peculiari:

  1. È priva di ghiandole sudoripare, il che significa che essi sono incapaci di regolare la loro temperatura corporea sudando, quindi sopportano male il calore; se si trovano in un ambiente particolarmente caldo possono anche subire un colpo di calore, che può essere fatale.
  2. E’ ricca di ghiandole sebacee, in grado di produrre una sostanza oleosa che rende la pelle untuosa e il pelo giallastro. Le ghiandole sebacee sono responsabili dell’odore intenso che hanno i furetti non sterilizzati, specialmente durante il periodo riproduttivo. Poiché sono controllate dagli ormoni sessuali, la loro attività si riduce molto con la sterilizzazione. Continua

Animali

Razze Asini

Progetto Latte d’Asina –

La riscoperta di un prezioso alimento – ISZS Il progetto nasce per rispondere ad una richiesta che proviene non soltanto dal settore zootecnico ma dall’intera comunità. L’incidenza delle allergie e delle intolleranze a varie categorie di alimenti è in continua crescita soprattutto nei paesi ad alto tasso di industrializzazione.
Ogni anno in Italia i bambini colpiti da allergie al latte vaccino sono da 10 a 15.000; tra queste allergie quella denominata APLV (Allergia alle Proteine del Latte Vaccino) è una delle più problematiche, sia per la grave sintomatologia che il lattante presenta dopo poche ore dall’assunzione del latte vaccino, sia perché spesso è accompagnata ad altre allergie (allergia al latte di soia).
Il latte d’asina è il latte animale che si avvicina maggiormente al latte umano, sia come composizione che per caratteristiche organolettiche e quindi rappresenta l’unica alternativa naturale ai prodotti commerciali quali “il latte di soia” e il “latte idrosilato”.
Obiettivo del progetto è mettere a punto un sistema di allevamento razionale per la produzione di latte; il raggiungimento di tale obiettivo permetterebbe di:
– fornire un alimento prezioso al consumatore;
– fornire agli allevatori un reddito integrativo derivante dalla vendita del latte (al momento è possibile effettuare soltanto la vendita diretta in azienda);
– salvaguardare le razze asinine siciliane “Ragusana” e “Pantesca” che andrebbero ad assumere un’identità di animali da reddito.
Il Progetto sta monitorando, oltre al nucleo presente presso l’azienda Luparello dell’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, alcuni capi presenti sul territorio regionale in collaborazione con le Sezioni Operative dell’Assessorato Agricoltura e Foreste e con il Dipartimento S.EN.FI.MI.ZOO. dell’Università degli Studi di Palermo. Ad oggi (2003) il numero complessivo dei capi coinvolti nel progetto ammonta a 185; su questi soggetti vengono rilevati i dati genealogici, riproduttivi e produttivi e tutte le informazioni necessarie a definire i fattori che influenzano la produzione del latte

Animali

Cavallo del Delta
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini e attitudini

Deriva direttamente dal cavallo Camargue, razza originaria della Provenza e Delta del Rodano (Francia). Dall´inizio degli anni Settanta la razza fu introdotta nel Parco del Delta del Po che presenta strette analogie con il Delta del Rodano sia per le caratteristiche del terreno che per la tipica vegetazione palustre.
Tipo: Mesomorfo.

Standard di razza – Cavallo del Delta

1) AREA DI ORIGINE: Storicamente Provenza e Delta del Rodano (Francia)

2) AREA DI DIFFUSIONE: dall’inizio degli anni settanta del XX secolo la razza si è stabilmente insediata nelle zone umide del Delta del Po (Regione Emilia – Romagna).

3) ATTITUDINE: equitazione da diporto e agriturismo; tiro leggero; discipline sportive da sella.

4) CARATTERI TIPICI:
a) Mantello: grigio
b) Conformazione:
– testa: ben conformata, asciutta, non pesante, di forma quadrata, con fronte larga, profilo rettilineo o camuso, arcate orbitarie abbastanza rilevate, occhi vivaci, narici mobili, ganasce ben distanziate, orecchie piccole, mobili e ben attaccate;
– collo: ben attaccato, di media lunghezza, muscoloso, giustamente inclinato;
– garrese:mediamente pronunciato e asciutto;
dorso: ben diretto, di giusta lunghezza, con buon sviluppo muscolare;
groppa: ben muscolata, piuttosto corta e leggermente inclinata;
coda: giustamente attaccata, ben portata e mobile;
petto: di giusta lunghezza, abbastanza profondo, ben muscolato;
spalla: sufficientemente inclinata, di giusta lunghezza, muscolosa;
torace: profondo e ben disceso tra gli arti anteriori;
addome: ben sostenuto;
– coscia e natica: di giusta lunghezza, ben diretta, muscolosa, mediamente convessa;
arti: di solida costituzione, stinco relativamente breve, tendini asciutti;
articolazioni: ampie, ben conformate, ben dirette;
piede: compatto, ben conformato, resistente, relativamente largo;
appiombi: tendenzialmente corretti visti di fronte.
c) temperamento: sobrio, vivace, agile, coraggioso, molto robusto, capace di resistere alle intemperie.

5) DATI BIOMETRICI (espressi in cm.):
Altezza garrese:
– Maschi: 138 – 148
– Femmine: 135 – 145
Circonferenza minima torace:
– Maschi: 160
– Femmine: 155
Circonferenza stinco:
– Maschi: 19
– Femmine: 18

6) DIFETTI CHE COMPORTANO L’ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO:
– Mantello: diverso da grigio.
– Taglia: marcatamente diversa dallo standard.

Cavallo del Delta (foto www.spiaggiaromea.it)
Cavalli del Delta (foto www.spiaggiaromea.it)

Animali

Razze Asini

Asino Ragusano
Razze Asini

Origini e attitudini

Zone di origine sono i territori dei Comuni di Ragusa, Modica, Scicli e S.Croce Camerina.
Razza di recente costituzione: è stata infatti ufficialmente riconosciuta nel 1953, quando, attraverso lavori di selezione, l’lstituto di Incremento Ippico di Catania (che tiene il Registro Anagrafico) riuscì a fissare alcune caratteristiche-tipo.
Gli asini presenti da sempre in Sicilia erano riconducibili all’asino di Pantelleria, diffuso in provincia di Trapani ed alla “razza siciliana” comunemente detta ed estesa in tutto il territorio insulare. Le due “razze” incrociate tra di loro e con l ‘asino di Martina Franca, con qualche insanguamento dell’Asino Catalano, diedero, seguendo una serie di incroci a più vie, alcuni prodotti molto validi.
A seguito di questi incroci, soprattutto in provincia di Ragusa, si trovarono soggetti dalle buone caratteristiche di sviluppo e conformazione. Si lavorò molto su questi soggetti incrociandoli in stretta consanguineità per cercare di fissare in maniera piuttosto rapida, il complesso dei caratteri veramente pregevoli ancora oggi riscontrabili. (Istituto di Incremento Ippico di Catania). Si adatta con facilità ai climi rigidi e in passato è stata utilizzata nel Nord Europa.
Temperamento nevrile ed energico. Attitudini: soma, tiro e produzione mulattiera. I suoi muli sono stati utilizzati con successo dalle truppe alpine negli ultimi conflitti.
(sito web ISZS: www.iszsicilia.it).

Standard di razza – Asino Ragusano

1) AREA DI ORIGINE: i territori dei Comuni di Ragusa, Modica, Scicli e S.Croce Camerina (Regione Sicilia).

2) ATTITUDINE: soma, tiro e produzione mulina.

3) CARATTERI TIPICI:
a) mantello: baio scuro, con ventre grigio chiaro esteso anteriormente e posteriormente alle facce interne degli arti fino ai due terzi dell’avambraccio e della coscia; focatura agli occhi, infarinatura del muso con peli rasati ben delimitato fin sopra le narici con sfumature focate; criniera e coda nere.
b) conformazione:
– testa: non pesante, con bella espressione, a profilo quasi rettilineo, con fronte larga e piatta, orecchie ben portate e di giusta lunghezza, occhi grandi a fior di testa
– collo: ben attaccato alla testa ed alle spalle, muscoloso;
– spalla: lievemente diritta e ben attaccata;
– garrese: poco rilevato;
– linea dorso-lombare: diritta;
– lombi: larghi e bene attaccati;
– groppa: larga;
– petto: largo;
– torace: ben attaccato;
– arti: avambraccio muscoloso, stinco e pastoia di media lunghezza, garretti larghi;
– articolazioni: ampie, robuste;
– andature: normali;
– appiombi: regolari
– piede: ben conformato con unghia dura e nera.
c) temperamento: nevrile ed energico.

4) DATI BIOMETRICI: (espressi in cm.)

Altezza al garrese:
– Maschi 138 cm
– Femmine 130 cm

Circonferenza toracica:
– Maschi 150 cm
– Femmine 142 cm

Circonferenza stinco:
– Maschi 18 cm
– Femmine 17 cm

5) DIFETTI CHE COMPORTANO L’ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO:
– Mantello: diverso da quello tipico, criniera grigia;
– Balzane: zoccoli con unghie chiare, tenera o inclini a scheggiarsi;
– Testa: muso nero, labbra cadenti;
– Occhi: occhio porcino.
– Taglia: marcatamente diversa dallo standard

Asini Ragusani (foto di Salvatore Pipia / ISZS)
Asino Ragusano (foto Alessio Zanon)
Carro siciliano trainato da un Asino Ragusano (foto Alessio Zanon)

Animali

Cavallo del Cicolano
Atlante delle razze di Cavalli – Razze italiane

Origini

La culla d’origine di questo cavallo è il territorio del Cicolano, un territorio montuoso che comprende la parte della provincia di Rieti con i comuni di Pescorocchiano, Borgorose, Fiamignano, Petrella Salto, Concerviano, Varco Sabino e Marcetelli.
Anche se non è possibile documentare storicamente la sua origine, essa è provata dalle testimonianze di vecchi allevatori che da anni si occupano di questi cavalli. Inoltre l’esistenza tuttora nel territorio di soggetti con caratteristiche genetiche e caratteriali tipiche non catalogabili, volge a favore dell’esistenza di una razza indigena tipica del territorio del Cicolano.
Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario a rischio di erosione (Legge Regionale 1 marzo 2000 n. 15).

Caratteri morfologici

Testa: leggermente voluminosa con profilo del naso montonino anche se non molto pronunciato. Espressione dello sguardo pesante, fronte larga, narici grandi e mobili.

Collo: di giusta lunghezza, non voluminoso e non corposo, con masse muscolari non molto sviluppate.

Spalla: leggermente globosa, linea di divisione appena accennata con allargamento inferiore modesto.

Garrese: mediamente rilevato e protetto da masse muscolari che tendono a divenire strette senza convessità.

Dorso e lombi: poco larghi, dorso piatto, solco di separazione leggermente presente limitatamente alla zona posteriore del dorso. – Groppa: con profilo lievemente depresso con masse muscolari pressoché orizzontali.

Groppa: con profilo lievemente depresso con masse muscolari pressoché orizzontali.

Torace: sviluppato e proporzionato alla statura, raggiunge un’altezza intorno m 1,50 – 1,60; profondità toracica con torace alto e ben disteso fra gli arti; diametri anteriore e posteriore di media larghezza; linea dorso lombare lunga e distesa con linea dorsale lievemente depressa.

Masse muscolari non molto sviluppate con impalcatura scheletrica e arti tendenti al grossolano.

Coscia: porzione muscolare abbastanza sviluppata con allargamento orizzontale poco sviluppato.

Arti: corretto negli appiombi.

Tecniche di allevamento e attitudini produttive

Allevato allo stato brado o semi brado.

Attitudine principale: Lavoro
Attitudine secondaria: maneggio-ippoterapia

Altro interesse alla conservazione
Le doti di frugalità e rusticità, di eccezionale resistenza al lavoro e generosità si sono conservate nel tempo e formano un prezioso patrimonio ereditario. I servizi richiesti da questo cavallo vengono da esso disimpegnati con sicuro rendimento per le ottime qualità fisiologiche e d’animo essendo una razza rustica, docile e mansueta. Il suo carattere docile si presta agevolmente al maneggio e per fini sanitari come nell’ippoterapia nei centri di riabilitazione per handicappati. I soggetti di questa razza appaiono caratterialmente tranquilli e rispondono in modo ridotto agli stimoli esterni ma brillanti nel modo giusto nei movimenti senza eccessiva vivacità.

Miglioramento genetico
Prima degli anni ’80, anni in cui si è incominciato ad incrociare le fattrici con stalloni di razze pesanti, per creare soggetti Agricoli da T.P.R., questa razza non aveva risentito di alcuna influenza genetica.
Questa strategia di incroci va controllata perché potrebbe comportare con il passare degli anni un’estinzione di questa razza tipicamente Cicolana.
Fonte www.arsial.it

Cavallo del Cicolano (foto www.arsial.it)

Animali da compagnia

Il Furetto – 2

E’ molto semplice capire di che sesso è un furetto, anche quando è giovane o sterilizzato. Infatti nel maschio si può osservare il prepuzio poco sotto l’ombelico; il pene è poco visibile, ma presenta per quasi tutta la sua lunghezza un osso, detto osso penieno, che è facilmente palpabile lungo l’addome. Quest’osso ha una curiosa caratteristica, rilevabile in radiografia: è fatta a forma di “J”. Nei maschi maturi non sterilizzati sono evidenti i testicoli.

La femmina si riconosce per la presenza della vulva, che ha l’aspetto di una piccola fessura posta in prossimità dell’ano.

Il maschio ha una taglia molto più grande della femmina. Infatti può raggiungere i 2 kg di peso, mentre la femmina pesa 1 kg. Il peso adulto viene raggiunto a circa 6 mesi di vita, ma può subire ampie variazioni a seconda della stagione: durante l’inverno può aumentare fino al 40%! Tuttavia queste oscillazioni sono meno evidenti nei furetti sterilizzati, che anche durante l’inverno tendono a mantenere lo stesso peso estivo.

La lunghezza, coda compresa, va dai 40 ai 60cm.

Gli organi interni del furetto non sono molto diversi da quelli del cane o del gatto, a parte il fatto che ha una struttura molto allungata che si riflette anche nella sua costituzione interna. Le coste sono 14-15 paia, le prime 10 unite allo sterno, le ultime 4-5 libere. Il torace, separato dalla cavità addominale tramite il diaframma, contiene i polmoni e il cuore. Il polmone di sinistra è composto da due lobi, quello di destra da 4. Il cuore si trova al centro del torace.

Dietro al diaframma, nell’addome, si trova il fegato, e dietro a questo lo stomaco. Lo stomaco è in grado di dilatarsi per contenere grandi quantità di cibo. L’intestino è quello tipico di un carnivoro, ossia relativamente corto in rapporto alla taglia del furetto: circa 2 metri. Infatti un’alimentazione basata sulla carne, alimento molto nutriente e facilmente assimilabile, richiede processi digestivi piuttosto semplici e rapidi rispetto a un’alimentazione vegetariana, più lunga ed elaborata. Il tempo che impiega l’alimento assunto dal furetto ad attraversare tutto l’apparato digerente è di appena 3-4 ore.

Associato all’apparato digerente è il pancreas, una ghiandola che produce sia gli enzimi digestivi sia l’insulina. Vicino allo stomaco c’è la milza, che nel furetto può avere dimensioni molto variabili.

Nella cavità addominale si trovano anche i reni (quello di sinistra è un po’ più indietro rispetto a quello di destra) e la vescica, piuttosto piccola. Nel maschio alla base della vescica c’è una piccolissima prostata. Davanti a ciascun rene si trova la ghiandola surrenale.

L’utero è composto da due parti, dette corna uterine, molto allungate, collegate alle ovaie, che si trovano dietro i reni.

Posteriormente le corna uterine si uniscono a costituire il breve corpo uterino, che continua nella vagina.

I furetti sia maschi che femmine, presentano ai lati dell’ano un paio di ghiandole ben sviluppate, dette sacche anali, che producono un liquido dall’odore molto intenso. Quando sono spaventati o si sentono minacciati svuotano il contenuto di queste ghiandole, allo scopo di disorientare l’aggressore con l’odore pungente e sgradevole. In genere i furetti non spremono le sacche anali senza motivo e attualmente si ritiene inutile asportarle nel furetto domestico, in quanto l’operazione non modifica sostanzialmente l’odore emesso dall’animale, che per essere controllato richiede invece la sterilizzazione chirurgica.

Se le sacche anali vanno incontro a qualche patologia o il furetto le spreme con troppa frequenza, può rendersi necessaria la loro rimozione chirurgica. Alcuni furetti in commercio, soprattutto quelli importati dall’estero, sono già stati sottoposti a questo intervento. Un veterinario esperto può facilmente riconoscere la presenza o la mancanza delle sacche anali, toccando la zona ai lati dell’ano.

La vita media dei furetti è di 8-10 anni, anche se alcuni hanno raggiunto i 12 anni. I furetti americani hanno una vita media inferiore, circa 5-8 anni, probabilmente per la forte consanguineità che favorisce l’insorgere di varie malattie, soprattutto tumorali, molto più rare nei furetti europei.

Continua.

Animali

Razze Asini

Asino di Pantelleria
Razze Asini

Origini e attitudini

Antica razza originaria dell’isola di Pantelleria (noto già nel 1° secolo a.C.), dove era molto diffuso fino a qualche decennio fa.
Molto forte, l’asino di Pantelleria riusciva a trasportare carichi pesantissimi lungo i sentieri dell’isola. In passato questa razza rappresentava per la sua isola d’origine e per il circondario della provincia di Trapani un’importante risorsa; i suoi ibridi (muli) erano molto apprezzati anche all’estero. Ci sono stati periodi in cui nell’isola venivano organizzate gare di velocità su pista e questa razza veniva preferita al cavallo per la sua cavalcatura comoda e rapida su tutti i tipi di terreno. Per vari motivi si è arrivati alla sua quasi totale estinzione.
Attitudine: soma e produzione mulina.
Asini molto robusti, dall’andatura veloce e sicura soprattutto in discesa in mezzo ai ciottoli, grazie alla naturale andatura ad ambio (avanza contemporaneamente gli arti dello stesso lato), la comodissima cavalcatura e la precocità dello sviluppo, la grande resistenza alle condizioni estreme di disagio compresa la mancanza di acqua potabile, la sua intelligenza: sono queste le caratteristiche principali di questo animale che per tanti secoli ha accompagnato la vita e il lavoro degli abitanti di Pantelleria.

Standard di razza – Asino Pantesco

1) AREA D’ORIGINE: Pantelleria (Regione Sicilia).

2) ATTITUDINE: soma e produzione mulina.

3) CARATTERI TIPICI:
a) mantello: morello, baio oscuro, e soggetti con riga mulina, pelo corto e liscio, infarinatura del muso a volte presenti focature attorno ad occhi e naso. Addome e faccia interna delle cosce bianche. Scarsi crini nella coda.
b) conformazione:
– testa: piccola, asciutta, con grandi occhi. Fronte larga, orecchie piccole, mobili e ben portate.
– collo: lungo e muscoloso
– petto: largo.
– linea dorso lombare: lunga e dritta.
– spalla: quasi dritta, forte e di giusta lunghezza.
– torace: molto sviluppato.
– groppa: larga.
– arti: molto robusti, muscolosi, con articolazioni asciutte e larghe.
– zoccoli: di giuste proporzioni, robustissimi al punto da non richiedere ferratura.
c) temperamento: vivace, nevrile, buon ambiatore.

4) DATI BIOMETRICI (espressi in cm.):

Altezza al garrese:
– Maschi 124 cm
– Femmine 140 cm

Circonferenza toracica:
– Maschi 135 cm
– Femmine 160 cm

Circonferenza stinco:
– Maschi 16 cm
– Femmine 20 cm

5) DIFETTI CHE COMPORTANO L’ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO:
– Mantello: diverso da quello tipico;
– Occhi: occhio porcino.
– Taglia: marcatamente diversa dallo standard.

Asino Pantesco (foto www.parks.it)
Asini di Pantelleria