Animali

Alzavola comune Anas crecca
Atlante delle Anatre

Diffusione e habitat

L’Alzavola comune è una specie migratrice e localmente sedentaria diffusa in tre sottospecie in Eurasia e America settentrionale. In Europa è comune a Nord del 45° parallelo. Sverna a sud dell’areale fino al bacino del Mediterraneo e dell’Africa centrale. Scarsa nidificante in Italia, ma comune come svernante. Abita soprattutto in zone umide d’acqua dolce, densamente coperte da vegetazione. In alcune aree dell’Europa centrale la sua popolazione è fortemente in declino, forse a causa della bonifica di terreni palustri adatti alla sua sopravvivenza.

Caratteristiche morfologiche

Poco accentuato il dimorfismo sessuale.
Il piumaggio del maschio è facilmente riconoscibile nella stagione degli amori a causa del capo castano macchiato da una chiazza verde cupo che attraversa l’occhio e da una chiazza giallo vivo sotto la coda.
Le ali presentano una banda (il cosiddetto specchio) per metà verde metallico e per metà nera, presente anche nella femmina; le parti inferiori sono chiare e fittamente macchiettate sul petto.
La femmina ha invece un piumaggio più anonimo, brunastro.

Alimentazione e comportamento

L’attività riproduttiva comincia, in modo ridotto, già nell’autunno, anche se il corteggiamento e le parate più significative iniziano solo in primavera. La femmina costruisce il nido sulla terra, su uno strato di densa vegetazione, e durante il periodo riproduttivo lo riempie gradualmente di piume. Depone di solito 8-11 uova, una volta all’anno (aprile-maggio). In libertà si nutre di piccoli insetti, molluschi e sementi che possono essere sostituiti da un mangime bilanciato in cattività. Si riproduce facilmente in cattività.
Simile all’Anas creeca è l’Anas formosa che vive nelle zone costiere del mare Artico, in Siberia, Giappone, Cina e occasionalmente in India, Nepal e Alaska (predilige la taiga, la tundra e gli estuari dei fiumi).

Alzavola comune – Anas crecca (foto Emanuele Natali http://emanuelenataliphotography.weebly.com)
Alzavola comune – Anas crecca (foto Camilla Gargini)
Alzavola comune (foto Alessio Bartolini – Padule di Fucecchio)

Atlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

Camoscio alpino – Rupicapra rupicapra rupicapra
Atlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Mammiferi
Ordine: Artiodattili
Famiglia: Bovidi
Genere: Rupicapra
Specie: rupicapra

Due le specie di camoscio presenti in Europa: Rupicapra rupicapra e Rupicapra pyrenaica.
Il Camos

Specie/sottospecieArea diffusione
R.r. rupicapra R.r. asiatica R.r. balcanica R.r. cartusiana R.r. carpatica R.r. caucasica R.r. tatricaRegioni alpine,  Germania Austria Asia minore Grecia Albania Alpi francesi Alpi transilvane Caucaso Monti Tatra, nord Europa
Camoscio alpino (foto www.parcoaltavalsesia.it)
Esemplare di camoscio in mantello invernale (foto V. Viviani www.pnab.it)

Caratteri distintivi

Dal punto di vista anatomico il Camoscio assomiglia molto alla nostra capra domestica. Lunghezza testa-corpo 110-135 cm, altezza al garrese 70-80 cm, coda 9-15 cm, altezza media delle corna 22-30 cm; peso 25-45 kg. Gli zoccoli costituiscono appendici assai differenziate. La loro struttura consente all’animale di muoversi con sicurezza anche su pendenze molto accentuate. Vivendo ad altitudini molto elevate, ove l’aria è carente di ossigeno, il Camoscio presenta un apparato respiratorio caratterizzato da polmoni sensibilmente sviluppati. Il mantello durante il corso dell’anno subisce notevoli variazioni cromatiche coincidenti con le mute primaverili e autunnali. Il manto estivo è fulvo sbiadito ad eccezione delle zampe ed una striscia di peli lungo la colonna vertebrale che conservano una tonalità grigio scura. D’inverno il Camoscio indossa un mantello quasi del tutto nero.

Biologia

Il Camoscio predilige le zone al di sopra del limite superiore della vegetazione arborea, per buona parte rocciose, oppure foreste di latifoglie e Conifere, soprattutto in inverno, spingendosi anche a quote di soli 500 m s.l.m. E’ un animale gregario, con branchi molto aperti formati da femmine con i loro cuccioli e da sub-adulti di entrambi i sessi. Il Camoscio è un animale tipicamente diurno e la sua dieta è composta essenzialmente vegetale comportandosi come brucatore ed essendo in grado di consumare anche foraggi molto grossolani (super-ruminante). Il periodo riproduttivo ricorre una sola volta l’anno, fra i mesi di novembre e dicembre; alla lotta fra i maschi che raramente porta alla morte di uno dei contendenti, fa seguito l’accoppiamento. La femmina ha un periodo di gestazione che dura 160-180gg e che si conclude nei mesi di maggio-giugno. Circa un mese prima del parto, si allontana dal branco e, in un ambiente molto riparato dà alla luce un solo cucciolo che allatta fino all’autunno anche se in agosto ha già imparato a scegliere le erbe migliori. La maturità sessuale nel maschio viene aggiunta a 18 mesi mentre quella sociale 2-3 anni.

Animali

I Canidi – 8

Nell’artide il periodo degli amori cade nella prima metà di aprile, e circa due mesi più tardi, ai primi di giugno, la femmina dà alla luce da 3 a 10 piccoli; l’intero branco provvede a procurare il cibo dapprima per la madre e più tardi anche per i cuccioli, che vengono allattati per circa 10 settimane. Dopo tale periodo la femmina riprende a cacciare con il branco, e durante la sua assenza un altro Lupo (sovente una giovane femmina) si prende cura dei piccoli, secondo un abitudine comune anche ai Licaoni. Durante la caccia i Lupi si avvicinano di soppiatto a piccoli gruppi di Caribù intenti al pascolo, che si danno a fuga precipitosa non appena si accorgono della loro presenza; i Lupi si gettano all’inseguimento solo se un Caribù rimane indietro, ad esempio paralizzato dalla paura, e in tal modo provvedono a eliminare gli animali meno coraggiosi. I rapporti tra i Lupi di uno stesso branco sono di solito molto amichevoli, e le eventuali discordie vengono in genere risolte con semplici e brevi gesti minacciosi; in una comunità di animali feroci una simile limitazione della aggressività nei confronti dei compagni costituisce senza dubbio la premessa per una tranquilla convivenza. Sono queste proprietà che hanno permesso al Lupo di vivere a fianco dell’uomo; tra il comportamento di questi Carnivori e quello degli uomini primitivi vi è infatti una grandissima affinità. Anche l’uomo ha iniziato il proprio cammino come un essere sociale dipendente dalla caccia, e ancor oggi il suo comportamento viene condizionato e caratterizzato dalla vita collettiva. L’uomo normale e in buone condizioni fisiche è conscio di dover reprimere, nell’ambito della comunità, i suoi istinti aggressivi, poiché in caso contrario la convivenza con i propri simili risulterebbe impossibile. Il Lupo presenta già tutte quelle proprietà che hanno fatto del Cane domestico il miglior amico e compagno dell’uomo, e ciò può essere confermato da chiunque abbia allevato e abituato alla propria presenza dei Lupi in tenera età; questi animali considerano l’uomo alla stessa stregua di un Lupo, e nell’ambito del gruppo familiare misto si comportano nei suoi confronti come verso i compagni della loro specie che vivono nel branco allo stato libero. Ciò vale in genere anche per quanto riguarda i duelli gerarchici, che possono talvolta presentare qualche pericolo per l’uomo.

Grazie agli accurati studi compiuti da Wolf Herre, si può oggi affermare senza possibilità di dubbio che il Lupo comune è il solo e unico antenato dei Cani domestici, e ciò fa cadere l’ipotesi di una possibile discendenza dallo Sciacallo. Il Lupo è una specie estremamente plastica, e le sue numerose sottospecie mostrano un’enorme varietà di dimensioni corporee, colorazione, struttura del mantello e dentatura. Sebbene i loro territori di diffusione si sovrappongono abbondantemente, allo stato libero non si sono mai osservati incroci tra Sciacalli e Cani domestici (che possono invece verificarsi in cattività). Lupi e Sciacalli dorati differiscono profondamente nelle abitudini e nel comportamento, e pur presentando stretti vincoli di parentela non possono coesistere, in quanto i Lupi sono nemici degli Sciacalli, così come in Nordamerica lo sono dei coyotes.

Non è noto se nel paleolitico medio (vale a dire circa 15.000 anni fa) i Lupi diffusi nei paesi mediterranei, nella penisola arabica e nell’Asia meridionale si siano uniti spontaneamente alle tribù nomadi di cacciatori, allo scopo di cibarsi dei loro rifiuti e siano stati in seguito utilizzati dagli stessi cacciatori, che ne sfruttavano la capacità di individuare le prede e di avvertirli di imminenti pericoli. E’ ugualmente possibile che, dapprima in India e più tardi nell’Asia Minore, l’uomo abbia allevato i Lupi impiegandoli come predatori capaci di procurargli il cibo, e si sia reso conto più tardi che poteva utilizzarli in molte altre attività. E’ comunque certo che nel paleolitico medio e superiore esistevano già delle forme preistoriche di Cani domestici. Sarebbe tuttavia errato voler vedere in tali forme gli antenati delle razze odierne, in quanto la storia di queste ultime può essere seguita a ritroso solo fino al periodo in cui le immagini dei Cani cominciano ad apparire nell’iconografia dei primitivi fiamminghi. Si conoscono soltanto pochi crani di Cani preistorici e spesso solo dei frammenti o semplicemente alcuni denti; non abbiamo pertanto dati per far risalire gli Spitze odierni, per citare un esempio, al Torfspitz, o Cane delle torbiere, del paleolitico.

Si credeva un tempo che i Cani domestici, ad esempio i Groenlandesi, divenissero più coraggiosi e aggressivi se incrociati con i Lupi; una simile teoria è stata però confutata dagli studi compiuti sotto la direzione di Herre, nell’Istituto per lo studio degli animali domestici di Kiel. In tal sede sono stati realizzati degli incroci sperimentali giunti alla seconda generazione fra Lupi e Barboni, cioè dei Cani che hanno un’estrema dimestichezza nei confronti dell’uomo e hanno praticamente perduto l’antico istinto predatore. Gli esemplari della prima generazione, i cosiddetti puwos presentavano una mescolanza di caratteri dei due genitori, erano cioè timidi, circospetti e facili a spaventarsi quasi quanto i Lupi, ululavano meglio dei Barboni ma peggio dei Lupi, mentre latravano meglio dei Lupi ma peggio dei Barboni. Assai paurosa si dimostrò pure la seconda generazione. Si constatò anche che esemplari di aspetto simile ai Barboni potevano presentare un comportamento più vicino a quello dei Lupi rispetto ad altri Puwos, che somigliavano ai Lupi nell’aspetto; si giunse quindi a concludere che i caratteri relativi alla forma e al comportamento vengono ereditati indipendentemente. Continua 8

Animali

Alzavola anellata Callonetta leucophrys
Atlante delle Anatre

Diffusione e habitat        

Piccola anatra originaria dell’America meridionale. Si trova anche in molte zone dell’Europa settentrionale e dell’Asia (fino al Giappone). Specie migratoria. Molto apprezzata come uccello da giardino, sia per il bel piumaggio che mantiene durante tutto l’anno, sia per la sua adattabilità alle diverse condizioni climatiche e alla convivenza con altre specie, in particolare se di piccola taglia.

Caratteristiche morfologiche

Spiccato il dimorfismo sessuale.
Il maschio ha la testa color marrone con una fascia più scura al centro. Il petto è marrone picchiettato di nero che sfuma al grigio sui fianchi. Il orso è rossiccio, lo specchio alare verde metallico, il sottocoda bianco con la coda nera. Il becco è bluastro e l’occhio scuro.
La femmina ha una colorazione marrone, più scura su dorso, testa e ali. Il becco è grigio-bluastro.
Taglia 31 cm e peso 0,35 kg.

Alimentazione e comportamento

La dieta è a base di insetti, larve, molluschi, erbe acquatiche e semi. Le coppie si formano all’inizio della primavera e la deposizione delle uova avviene verso aprile-maggio. Le femmine depongono 8-10 uova con guscio di colore avorio in nidi nascosti tra la vegetazione o nelle cavità degli alberi. La cova dura circa 22 giorni. La cura della prole è affidata ad entrambe i genitori.

Maschio e femmina di Alzavola anellata – Callonetta leucophrys
Coppia di Alzavola anellata – Callonetta leucophrys (www.fazendavisconde.com.br)

Atlante della Fauna selvatica italiana – Anfibi

Discoglosso dipinto – Discoglossus pictus Otth, 1837

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Anfibi
Ordine:  Anuri
Famiglia:  Discoglossidi (o Alytidi)
Genere: Discoglossus
Specie: D. pictus

Specie originaria del Marocco, Algeria, Tunisia e Malta; in Italia si trova in Sicilia e a Malta. Piccole popolazioni, forse introdotte dall’uomo, sono state segnalate nel sud della Francia e della Spagna.

Caratteri distintivi

E’ un piccolo anfibio lungo mediamente 5-7 cm; alcuni esemplari arrivano anche a 10 cm. La caratteristica distintiva del genere è la presenza di una lingua rotondeggiante a margine posteriore libero. Il mantello, nel fenotipo più comune, è ricoperto da macchie bruno-verdastre su sfondo ocra-beige; ne esiste anche una varietà a strisce marrone-cioccolato alternate a strisce ocra-giallastro acceso. La taglia dei maschi è maggiore di quella delle femmine. I maschi sono provvisti di una palmatura che copre circa i 3/4 della superficie interdigitale degli arti posteriori, nelle femmine e negli immaturi la palmatura è ridotta a circa 1/4. I girini sono di colore bruno scuro, grigio o nero, con coda chiara.

Biologia La specie è comune dal livello del mare fino a circa 400 m di quota. Al di fuori del periodo degli amori, il suo habitat preferito è costituito da zone asciutte, anche se mai molto distanti da fonti di acqua perenni. frequenta anche luoghi moderatamente antropizzati, come giardini, camping, piantagioni e fattorie abbandonate. L’habitat acquatico preferito è costituito dalle zone poco profonde e ferme di stagni, canali, bacini artificiali e delle acque moderatamente correnti di fiumi, torrenti e ruscelli. Tollera bene alte concentrazioni saline ed è in grado di vivere anche in paludi salmastre e zone costiere sabbiose. Si ciba prevalentemente di invertebrati terrestri ed acquatici, come insetti, vermi, molluschi ed aracnidi. Le larve si cibano di alghe, fitoplancton e detrito organico. 

Discoglosso dipinto (foto Fabrizio Li Vigni www.amphibiainfo.com)

Animali

I Canidi – 7

Il terrore che simili Carnivori suscitano ancora oggi nell’uomo è tuttavia in gran parte ingiustificato poiché i Lupi si limitano ad arrecare danni alla selvaggina e al bestiame domestico, e attaccano solo eccezionalmente l’uomo; in ogni caso, in questi ultimi anni non hanno ucciso una sola persona, come è stato accertato da studiosi di vari paesi. A causa della paura che ha sempre provato nei loro confronti, l’uomo è stato indotto a considerare questi Carnivori come il simbolo della ferocia e ad attribuire a essi dei poteri sovrannaturali; da ciò ha tratto origine la credenza, profondamente radicata nel Medioevo e talvolta anche in epoche più recenti, secondo cui talune persone, divenute preda di potenze demoniache, potevano assumere temporaneamente sembianze e abitudini proprie dei Lupi, trasformandosi in lupi mannari o licantropi. Ancora due secoli fa i Lupi catturati venivano pertanto sottoposti a un regolare processo, e di solito condannati al rogo.

Un’immagine completamente diversa sulla natura di questi Carnivori emerge tuttavia dagli studi sulla loro vita sociale, condotti in quei territori ove la specie è ancor oggi abbastanza comune, ad esempio nel parco provinciale di Algonquin. Tale territorio si estende per circa 7500 kmq nella parte sudorientale della Provincia di Ontario (Canada), e in esso la densità di popolazione dei Lupi è, con ogni probabilità, superiore a quella di qualsiasi altra parte del mondo. In questo parco i Carnivori trovano la principale fonte di alimentazione nei Cervi virginiani o Cervi a coda bianca (Odocoileus virginianus), che sono circa cento volte più numerosi dei Lupi; questi ultimi vivono in gruppi di 5-10 individui, e ogni branco ha bisogno settimanalmente di circa 3 prede: pur realizzando una forte selezione tra le loro principali vittime, i Lupi sono dunque responsabili solo di un terzo dei decessi che si verificano tra i Cervi. Dopo aver sopraffatto e ucciso una preda, i Carnivori si limitano di solito (e soprattutto in inverno) a mangiare solo ciò che è sufficiente a saziare la propria fame, e ciò consente a molte altre specie di vivere dei loro avanzi. Così avviene, ad esempio, per le Volpi rosse, che sono molto numerose nel parco di Algonquin proprio perché riescono a sfamarsi con i resti delle prede uccise dai Lupi quando, a causa della neve, non è a esse possibile dare la caccia ai Roditori. Oltre a fornire cibo, sia pure indirettamente, alle Volpi rosse, ai Corvi, alle Ghiandaie e addirittura alle Cince, i Lupi proteggono il bosco contro un eccessivo sviluppo della vegetazione erbacea, e quindi svolgono un ruolo di estrema importanza nella conservazione degli equilibri naturali. La presenza di un elevato numero di Cervi e il mantenimento dell’equilibrio naturale all’interno del parco costituiscono due fattori determinanti anche per un’altra ragione; nelle immediate vicinanze del parco sorge infatti un grande allevamento di Ovini, ma poiché i pascoli non fanno parte del territorio personale dei Lupi, questi non hanno finora ucciso una sola Pecora. Sebbene quindi non esistano attualmente dei motivi di preoccupazione, è tuttavia facile immaginare che, se il numero dei Cervi si riducesse e gli equilibri naturali venissero così alterati, i Carnivori finirebbero senza dubbio per estendere la propria sfera d’azione ai pascoli dell’allevamento.

Il numero dei Lupi di un branco dipende dalle dimensioni delle prede che vengono di solito cacciate: nell’isola Royale (Lago Superiore), ove essi si nutrono in prevalenza di Alci, vi è un solo branco formato da circa 15 individui. I Lupi delle tundre nordamericane cacciano soprattutto i Caribù, e vivono in genere in gruppi comprendenti oltre 10 animali; un analogo numero di individui componeva senza dubbio i branchi che popolavano le praterie nutrendosi di Bisonti. I Lupi delle Montagne Rocciose, invece, si cibano di Ovini selvatici e altri Ungulati di medie dimensioni, e formano dei branchi di 5-10 individui, simili a quelli del parco di Algonquin. Anche la densità di popolazione di questi Carnivori presenta nei diversi territori delle forti differenze, imputabili chiaramente alle disponibilità alimentari. Nelle isole artiche davanti alle coste canadesi, ad esempio un imponente schiera di circa un migliaio di Caribù, che viveva in un territorio di 10.000 kmq e forniva il cibo a un branco di 9 lupi adulti. La densità di popolazione di quest’ultimi era dunque nettamente inferiore rispetto a quella registrata nel parco di Algonquin, e ciò risulta comprensibile a chi conosce le condizioni ambientali di queste isole artiche, ove non esistono alberi e la massima parte della superfice è costituita da deserti rocciosi e ricoperta di neve per 10 mesi all’anno. Chi giunge per la prima volta in un simile ambiente non può fare a meno di chiedersi in qual modo gli animali riescano a sopravvivervi. Nonostante la povertà della sua fauna l’artide offre alcuni vantaggi a coloro che intendono compiere delle osservazioni sugli animali allo stato libero: questi non sono infatti abituati alla presenza dell’uomo, per cui non mostrano alcun timore nei suoi confronti, e grazie alla limpidezza dell’aria e all’assenza di alberi possono essere scorti anche a notevole distanza.

Continua – 7

Animali

Oltre ai polli, molti sono gli avicoli impiegati dall’uomo a scopo produttivo (uova, carne, piume), sportivo, militare, ornamentale ed espositivo. In questo atlante sono descritte le moltissime razze e varietà di anatre, fagiani, faraone, oche e tacchini, italiane ed estere, e le altre specie avicole allevate a fini produttivi (struzzi) e ornamentali (cigni, pavoni, tortore, ecc.). Molte le Associazioni avicole presenti anche in Italia; il loro scopo è quello di promuovere l’interesse e la conoscenza dei volatili, del loro habitat e dei corretti sistemi di allevamento – sia a scopo ornamentale che espositivo – selezionando nuove razze e/o colorazioni.

Anatre selvatiche e domestiche
Atlante delle Anatre

Classificazione scientifica


– Classe: Uccelli
– Sottoclasse: Neognati
– Ordine: Anseriformi
– Famiglia: Anatidi

Gli Anseriformi presentano alcuni aspetti morfologici comuni: becco più o meno depresso, largo e provvisto di lamelle trasversali per filtrare l’acqua e la melma durante la ricerca del cibo; piumaggio fitto con copertura continua di piume sotto le penne; zampe corte e piedi con quattro dita (le anteriori palmate). Sono uccelli acquatici e generalmente ottimi volatori. 
Gli Anseriformi sono provvisti di una ghiandola per la secrezione del grasso necessario a rendere impermeabile il piumaggio. Molte specie sono migratorie, amano la vita di gruppo e si adattano alle diverse condizioni ambientali e alimentari.
Gli Anseriformi comprendono quasi 150 specie appartenenti alle famiglie degli Animidi e Anatidi.
L’uomo ha determinato in esse alcune mutazioni ormai fissate: per questo non è possibile indicare con precisione il numero delle specie.
Alcuni studiosi considerano infatti specie autonome anche quelle create dall’uomo; altri, invece, le reputano sottospecie di quelle da cui derivano.
Alla famiglia degli Animidi appartengono solo tre specie (taglia 70-90 cm) tutte originarie dell’America del Sud (due generi: Anhima e Chauna). Hanno forma compatta e sono dotati di becco simile a quello dei polli: zampe carnose, lunghe con dita semipalmate. Formano coppie fisse, dove entrambi i genitori covano le uova.
La famiglia degli Anatidi comprende circa 145 specie distribuite in tutto il mondo, di taglia molto variabile (dai 30 ai 160 cm) e con abitudini di vita molto diverse. Le specie più allevate presentano un notevole dimorfismo sessuale. Molte specie compiono lunghe migrazioni. A questa famiglia appartengono anatre, oche e cigni. Quasi tutte le specie di Anatidi sono monogame in libertà, mentre in cattività sono necessarie più femmine per maschio. Le coppie sono legate da grande affetto. Costruiscono i nidi all’asciutto, nel fitto dei cespugli. Di solito la cova e la cura della prole sono a carico della femmina, anche se spesso il maschio collabora. Si cibano di tutto ciò che riescono a filtrare nell’acqua e nella melma, oltre che di erba e di bacche acquatiche.

Maschio di Carolina Aix sponsa – (http://claycoleman.tripod.com)

Anatre domestiche

Sono moltissime le specie di anatre allevate in cattività e, tra queste, molte sono state addomesticate. Il loro impiego può essere sia da reddito (carne, uova, fegato), da caccia e ornamentale. Quelle che vengono impiegate in maniera più o meno intensiva in avicoltura discendono da due specie selvatiche: Chairina moschata L. che ha dato origine all’anatra di Barberia, detta anche muta o muschiata, e Germano reale o anatra selvatica (Anas platyrhynchos L.), che ha dato origine a tutte le anatre domestiche, spesso chiamate “comuni” e agli “incroci selvatici”.

Vantaggi dell’allevamento delle anatre rispetto a quello dei polli

L’allevamento delle anatre, rispetto a quello dei polli, presenta le seguenti particolarità favorevoli (Giuseppe Zanoni “Anatracoltura” Edagricole):
1) L’anatra, uccello molto tranquillo, non razzola e quindi non danneggia giardini, parchetti, ecc. Anzi libera la vegetazione e il terreno da larve, insetti, molluschi, ecc. essendo instancabile nella ricerca del cibo;
2) Se ha libero accesso nei luoghi paludosi, può migliorare le stato sanitario di quelle zone, contribuendo alla distruzione delle larve di zanzare;
3) L’anatroccolo ben presto non ha bisogno né del caldo artificiale, né di quello materno. Poco freddoloso, fa a mano del calore già a 15 giorni in estate e a 1 mese in inverno;
4) La sua alimentazione è molto più semplice, perché essendo meno esigente e di facile accontentatura sono sufficienti un unico pasto al mattino e pochi grani alla sera, quando è in libertà. Per la voracità di questi palmipedi, possono servire residui e sottoprodotti di mulini, zuccherifici, caseifici, oleifici, alberghi, mense, ecc.
5) La crescita molto rapida (di 60 grammi settimanali) è un altro fattore in favore dell’anatra. A vantaggio dell’anatra occorre mettere in evidenza la minore differenza che intercorre fra il peso dei maschi e delle femmine, rispetto a quello del pollame in genere e del pollo in particolare, per il quale, nonostante gli effetti della selezione, si registrano ancora scarti che si aggirano intorno al 20%;
6) Meno sensibile alle intemperie, al freddo, agli sbalzi di temperatura, l’anatra non è neanche esigente in fatto di ricoveri. Bastano rustiche capanne di legno, con pareti e copertura di canna di palude o paglia;
7) L’impianto di un allevamento di anatre da uova è assai meno costoso di uno eguale, per potenzialità di produzione, di galline ovaiole;
8) Altra prerogativa dell’anatra è la sua innata rusticità, la quasi accertata immunità dalla pseudopeste e il fatto di essere soggetta a ben poche malattie (praticamente soltanto due: colera e polmonite);
9) Considerata la deposizione, l’anatra può egregiamente competere con la gallina. La Khaki-Campbell prosegue regolarmente a produrre fino al 5° anno e con una media non inferiore al 25% di quella della prima annata. La muta dell’anatra è più breve di quella della gallina. Una buona anatra è capace di produrre in un anno tante uova da superare di 10-12 volte il peso del suo corpo. Ciò giustifica la maggiore voracità e rapidità di digestione dell’anatra comparata con quella del pollo;
10) L’allevamento dell’anatra, per le scarse esigenze degli adulti, per la spiccata precocità e robustezza degli anatroccoli, è dei più semplici e di più sicuro esito;
11) La percentuale dei soggetti necessari per la rimonta dell’allevamento, in quanto il 50% delle anatre si conservano buone depositrici anche al 4° e 5° anno di età, è minore di quella dei polli;
12) E’ immune, o quasi, dalla pica e dal cannibalismo.

Caratteristiche produttive dell’anatra domestica 

L’anatra domestica, soprattutto dopo la selezione che ne è stata fatta negli ultimi decenni, è diventata una forte concorrente dei polli: essa, infatti, non solo supera la produzione di uova delle galline di razze specializzate, ma le supera largamente rispetto al peso, che è di circa 70 grammi. Anche se l’uovo di anatra non trova facile collocazione per il consumo diretto, esso è largamente utilizzato in pasticceria e nella produzione di pasta alimentare.
L’allevamento di tipo familiare, una volta assai diffuso, ha lasciato molto spazio, oggi, all’allevamento intensivo: sia per la produzione di uova che per la produzione di soggetti da carne che sono solitamente macellati sulle 7-8 settimane di vita. L’Anatra muta è specializzata per la produzione di carne di eccellente qualità (anche se non gode di grande reputazione per l’odore di muschio che emana dalla ghiandola dell’uropigio; questo odore è però percettibile soltanto nei soggetti di oltre un anno; la decapitazione degli animali subito dopo la morte elimina l’odore caratteristico) e del fegato che è adatto per produrre foie gras.

Animali

I Canidi – 6

Gli accoppiamenti sono di solito limitati ai Lupi di un certo rango, che spesso ostacolano addirittura i tentativi compiuti dai compagni gerarchicamente inferiori. Tale abitudine, insieme a un indice abbastanza elevato di mortalità durante il primo anno, realizza una sorta di controllo delle nascite, e quindi un’autoregolazione della densità di popolazione, comune del resto ad altri Carnivori di grandi dimensioni. Gli accoppiamenti hanno luogo in febbraio-marzo per le forme eurasiatiche, ai primi di aprile per quelle diffuse nelle estreme regioni settentrionali del Nordamerica. Dopo una gestazione di circa 9 settimane la femmina dà alla luce da 3 a 10 piccoli (più comunemente da 5 a 7), ciechi e inetti come quelli dei Cani domestici. Qualche tempo prima del parto la futura madre predispone un ricovero adatto ad accogliere la prole, scavando di solito un rifugio nel sottosuolo, o più semplicemente installandosi in un tronco cavo, in una tana di Volpi oppure in una tana abbandonata di Castori. I piccoli vengono allattati per circa 8 settimane, quindi la femmina viene aiutata ad allevarli sia dal maschio, che sovente vive per vari anni con la stessa compagna, sia da altri Lupi del branco che non hanno ancora formato una coppia, soprattutto dalle femmine più giovani; queste si prendono cura dei cuccioli allorché la madre ricomincia ad allontanarsi per andare a caccia. Dopo essere stati svezzati i piccoli vengono infatti nutriti con il cibo procurato dai genitori, che talvolta lo portano direttamente tenendolo in bocca, oppure lo inghiottono per poi rigurgitarlo nella tana.

I cuccioli crescono con tale rapidità da raggiungere durante l’inverno delle dimensioni prossime a quelle dei genitori (da una certa distanza è pressoché impossibile distinguerli dagli adulti); poiché tuttavia non sono ancora in grado di contrastare validamente le pericolose reazioni delle prede, si limitano dapprima a partecipare alla caccia come apprendisti, senza intervenire attivamente. Trascorrono invece molte ore dedicandosi ai giochi più diversi, trascinando talora anche gli adulti. I Lupi raggiungono la maturità sessuale verso i 3 anni e allo stato libero non vivono probabilmente più di 10 anni; a questa età infatti l’animale ha i denti talmente logori, ed è tanto indebolito dai parassiti da trovare notevole difficoltà nella ricerca del cibo. A volte gli individui molto anziani vengono scacciati dal branco e costretti a vivere isolati, per cui finiscono ben presto per morire.

Fin dai tempi più antichi il Lupo è stato temuto e odiato dagli uomini: i cacciatori vedevano in questo Carnivoro un temibile concorrente, i pastori lo consideravano un predatore di animali domestici e addirittura pericoloso nemico. Non è dunque difficile immaginare quanto abbia influenzato la mitologia e la superstizione di molti popoli dell’emisfero settentrionale, non solo nell’antichità (basti pensare alla leggenda di Romolo e Remo allattati da una Lupa), ma addirittura ai nostri giorni. In India, ad esempio, si narrano tuttora storie di bambini che, abbandonati dai genitori, sono stati accolti e allevati da un branco di Lupi (di qui il personaggio di Mowgli, ideato da Rudyard Kipling). Ai tempi in cui in Europa vigeva il regime feudale, questi Carnivori erano divenuti per i contadini oppressi l’incarnazione stessa del terrore: l’irruzione di un branco in un pascolo di Bovini poteva risolversi in una catastrofe economica per i proprietari degli animali uccisi, per i quali un simile evento significava la perdita delle decime o quanto meno l’impossibilità di accumulare le provviste di carne (conservata sotto sale) necessarie per l’inverno. Dopo la guerra dei Trent’anni, quando i Lupi si accrebbero in misura tale da annientare talune colonie agricole di recente formazione, i feudatari decisero di condurre una lotta spietata contro questi Carnivori, ricorrendo perlopiù all’arruolamento in massa di battitori che avevano il compito di spingere i Lupi verso una località prefissata; qui gli animali rimanevano imprigionati in reti e facilmente abbattuti. In confronto ai risultati ottenuti, tuttavia il costo di una simile tecnica di caccia fu veramente enorme, e si risolse, in pratica, in un pesante aggravio per i contadini, costretti loro malgrado a fungere da battitori. Nella prima metà del XVIII secolo il graduale miglioramento tecnico delle armi da fuoco e l’introduzione della stricnina quale mezzo di lotta contro i Lupi provocarono una progressiva riduzione numerica nelle popolazioni di questa specie, che all’inizio delle guerre napoleoniche appariva ormai quasi completamente sterminata in gran parte dell’Europa centrale. Dopo l’infelice campagna di Russia branchi di Lupi seguirono le armate napoleoniche in ritirata, spingendosi dalle regioni orientali fino all’Europa centrale, ove vennero però in gran parte distrutti. La penetrazione verso le regioni centrali di gruppi di questi Carnivori continuò tuttavia, sia pure sporadicamente, fino al 1870; verso il 1900 vennero uccisi gli ultimi esemplari sopravvissuti in Alsazia, Lorena e Saar, mentre nelle Ardenne e nelle altre zone della Francia Orientale la specie scomparve attorno al 1910. Un piccolo gruppo di Lupi sopravvive oggi nei Pirenei, e alcuni individui si spingono talora verso nordest, fino alle Cevenne. Nell’Europa orientale questa specie ha invece registrato un aumento numerico apprezzabile dopo la prima guerra mondiale e soprattutto dopo la seconda, tanto che negli ultimi decenni si sono verificate delle nuove migrazioni verso occidente, fino alla Bassa Sassonia. In Italia esistono ancora circa 300-400 Lupi di una razza particolare (Lupo appenninico), diffusi dall’Umbria alla Calabria. Difficilmente, però essi potranno sopravvivere in futuro, a eccezione dei pochi esemplari presenti nel Parco nazionale degli Abruzzi. Continua – 6

Fauna Selvatica in Italia

Mammiferi, Uccelli, Rettili e Anfibi

La fauna italiana è l’insieme delle specie animali viventi allo stato selvatico all’interno del territorio italiano. L’Italia presenta uno dei maggiori livelli di biodiversità in Europa con oltre 57.000 specie segnalate (più di un terzo dell’intera fauna europea). I Vertebrati costituiscono il 2,2% (1.255 specie) delle specie animali viventi allo stato selvatico all’interno del territorio italiano, con: 120 specie di Mammiferi, 473 di Uccelli, 58 di Rettili, 38 di Anfibi e 568 di Pesci.

Arvicola campestre – Microtus arvalis
Atlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Mammiferi
Ordine:  Roditori
Famiglia:  Microtidi
Genere: Microtus  
Specie: arvalis

L’arvicola campestre è presente in Europa centrale e parte dell’Asia; in Italia si trova nelle regioni settentrionali.

Arvicola campestre Microtus arvalis (foto J. Hlasek http://www.hlasek.com)
Arvicola campestre (foto http://zoo.wendys.cz)

Caratteri distintivi

Lunghezza testa-corpo: 8-12,5 cm
Lunghezza coda: 2-4,5 cm
Lunghezza orecchi: 0,9-1,2 mm
Peso: 18-46 grammi

Simile all’arvicola agreste. Mantello con pelo corto, superiormente grigio-bruno/grigio-giallastro (giovani più scuri), inferiormente grigiastro o brunastro.
Muso breve e arrotondato, orecchi tondeggianti, sporgenti dal pelo; occhi piccoli e scuri.
Zampe posteriori con 6 cucinetti planari; coda breve, quasi uniformemente colorata. Numero mammelle: 8. Dimorfismo sessuale non evidente.

Biologia

Alimentazione: vegetariana (erbe; in inverno anche semi, radici, cortecce di arbusti e alberi).
Maturità sessuale: per le femmine possibile già a circa 12 giorni dalla nascita, a 28 per i maschi.
Accoppiamento possibile tutto l’anno. Gestazione da 19 a 21 giorni. Parti all’anno. da 3 a 6 (fino a 15) ciascuno con 4-8 piccoli, in nidi perlopiù sotterranei.
Versi: squittii, sibili, stridi, borbottii.
Scava soprattutto gallerie sotterranee con diramazioni e diverse aperture verso l’esterno.

Fauna Selvatica in Italia

Mammiferi, Uccelli, Rettili e Anfibi

La fauna italiana è l’insieme delle specie animali viventi allo stato selvatico all’interno del territorio italiano. L’Italia presenta uno dei maggiori livelli di biodiversità in Europa con oltre 57.000 specie segnalate (più di un terzo dell’intera fauna europea). I Vertebrati costituiscono il 2,2% (1.255 specie) delle specie animali viventi allo stato selvatico all’interno del territorio italiano, con: 120 specie di Mammiferi, 473 di Uccelli, 58 di Rettili, 38 di Anfibi e 568 di Pesci.

Uccelli

Airone bianco maggiore – Casmerodius albus L.
Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Ciconiformi
Famiglia: Ardeidi
Genere: Casmerodius
Specie: C. albus L.

In Italia, la sua presenza è localizzata nel Delta del Po, con una consistenza in continuo aumento e un areale in progressiva espansione. Le popolazioni europee sono parzialmente migratrici e svernano nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e in Medio Oriente. In Italia è nidificante localizzato, migratore e svernante da ottobre sino a marzo-aprile.

Airone bianco maggiore – Casmerodius albus L. (foto Enrico Zarri)
Airone bianco maggiore – Casmerodius albus L. (foto www.nundafoto.net)
Airone bianco maggiore (foto Alessio Bartolini)

Caratteri distintivi

Lunghezza: 85-100 cm
Apertura alare fino a 170 cm
Peso: fino a 1.700 grammi

Di dimensioni molto grandi e corporatura slanciata, ha collo e zampe lunghe, becco diritto, lungo e robusto di colore giallo in inverno e nero con base gialla in estate. I sessi sono simili. Il piumaggio è interamente bianco e durante il periodo riproduttivo il dorso si orna di lunghe penne filiformi.
Il verso è aspro e strillato. Il volo è lento e cadenzato, altra caratteristica che aiuta a distinguerlo dalla Garzetta.

Biologia

Ha abitudini più o meno gregarie e durante la notte si riunisce ad altri individui in dormitori comuni. È terragnolo e di rado si posa sugli alberi. Caccia camminando lentamente nelle acque poco profonde, compiendo un arresto e una repentina distensione del collo una volta individuata la preda; caccia pure all’aspetto restando immobile in posizione eretta oppure col collo tenuto quasi orizzontale e se le acque sono troppo profonde compie un rapido involo e un tuffo sulla preda.
Si ciba di pesci, anfibi, Invertebrati acquatici, piccoli mammiferi.
Nidifica in colonie, difficilmente associato con altre specie di Ardeidi. La formazione delle coppie è preceduta da esibizioni e parate nuziali da parte del maschio per attirare la femmina. Il nido viene costruito nelle zone palustri tra i fitti canneti e consiste in una piattaforma assai voluminosa di canne spezzate e reclinate. Nell’anno compie una sola covata e la deposizione ha luogo verso la fine di aprile. Le 3-5 uova deposte sono incubate da entrambi i partner per 25-26 giorni. I pulcini sono nidicoli e vengono nutriti dai genitori col cibo rigurgitato. La quantità di cibo procurata dai genitori non è sempre sufficiente per tutta la nidiata e i più piccoli sono spesso destinati a morire di fame. All’età di circa 6 settimane i giovani si rendono indipendenti, ma rimangono nei pressi della colonia fino all’epoca della migrazione autunnale.

Animali

Le razze di Alpaca

Ci sono due razze di Alpaca: “Suri” e “Huacaya”. La razza Suri è ancora più pregiata della razza Huacaya perché la sua fibra è liscia e finissima, brillante che assomiglia alla seta, ma la razza Suri è in percentuale solo 10% della popolazione mondiale di Alpaca (sono molto rari). La razza Huacaya è più voluminosa con struttura più ondulata ed elastica.

Razze di Alpaca – Huacaya e Suri

Le razze di Alpaca

Esistono due razze di alpaca: la razza Huacaya e la razza Suri, rappresentando quest’ultima solo il 10% della popolazione degli alpaca nel mondo.

Alpaca di razza Huacaya (foto https://www.sialpaca.it)

Caratteristiche generale – Huacaya e Suri

Testa

La testa ha un aspetto forte ma non rozzo. E’ ben disegnata, di media lunghezza con il muso quadrato. Gli occhi sono di forma ovale attenti e ben distanziati; sporgono leggermente dalle orbite, apparendo larghi e rotondi. Essi possono essere castani o neri. Il naso ha due narici ben definite, il labbro superiore è diviso e mobile. Le orecchie sono di media lunghezza coperte con un pelo corto e soffice, erette e a forma di baionetta, che puntano in avanti quando l’animale è in attenzione. Le orecchie del Suri possono essere leggermente più lunghe rispetto al Huacaya. Le mascelle chiudono bene, gli incisivi della mandibola si chiudono sul cuscinetto dentale superiore.

Collo

Il collo è dritto e sottile e continua direttamente dalla linea della spina dorsale, fondendosi armoniosamente con la spalla.

Sezione frontale

Il petto è largo e profondo e ben disceso, il garrese è relativamente largo dove le spalle si incontrano, è muscoloso e ben inserito nelle spalle, formando una linea dritta con la schiena.

Tronco

Il tronco si presenta con profonda circonferenza toracica, con costole ben cerchiate. La schiena è forte e la linea superiore è leggermente convessa. La regione lombare è larga, forte e piatta la groppa si presenta lunga e larga.

Sezione posteriore

Il posteriore si presenta largo con la linea superiore leggermente convessa, c’è un giusto spazio tra le due articolazioni femorali. La coda è dritta, coperta con fibra di qualità attaccata leggermente in basso in modo da coprire i genitali. Le cosce sono forti e muscolose. L’altezza delle articolazioni femorali e delle spalle devono essere uguali.

Arti

Gli arti anteriori si devono presentare forti e dritti, visti da dietro gli arti posteriori sono dritti e paralleli. I metacarpi sono solidi e dritti. I piedi sono ben formati e con due dita che puntano in avanti e che portano ognuna un unghia dritta e forte. La pianta del piede è coperta da un cuscinetto.

Mammella

La mammella deve essere di buona capacità con quattro capezzoli funzionanti.

Genitali maschili

Lo scroto è solidamente attaccato, relativamente piccolo e contiene due testicoli di dimensioni uniformi.

Genitali femminili

L’apertura vaginale deve essere ben coperta dalla coda, non troppo piccola ed è bene che sia verticale e non orizzontale.

Movimento

L’alpaca dovrebbe avere una giusta lunghezza del passo con due tracce parallele, il piede posteriore segue quello anteriore.

Razza Huacaya

Vello dell’Huacaya

Gli Huacaya sono distinguibili dai Suri perché (come le pecore) hanno il vello con fibre/peli che formano un angolo retto con il corpo. Ogni fibra del vello deve mostrare una forte ondulazione in inglese crimp.

La pelle è formata da “mattonelle” ricche di follicoli (che generano sia i peli primari che quelli secondari, più sottili). Ognuna di esse produce quindi una “ciocca” delle dimensioni circa di un fiammifero che in inglese viene chiamata staple. Questi staples dovranno essere visibili e ben definiti. La copertura deve dare al Huacaya un aspetto rotondo ed estendersi dalle gambe fino al ciuffo sulla testa con muso e orecchie pulite.

Pelo

Le caratteristiche principali del pelo dell’ Huacaya sono:

Densità: Questo è insieme con la finezza un aspetto importante perché determina la quantità di vello venduto e quindi il valore commerciale ottenuto.
Finezza e sofficità al tatto: La finezza determina il valore del vello per unità di peso, più fine è la lana più alto sarà il suo valore al chilo. La sofficità è legata alla finezza, più soffice si presenta al tatto più avrà un basso micronaggio.
Struttura: E’ strettamente legata alla densità così come alla definizione del crimp ed alla formazione degli stamples, perché la lana raggiunga un peso significativo.
Mancanza di medullazione: La lana non deve contenere fibre forti e medullate dritte ad alto micronaggio, l’ideale sarebbe diminuirle completamente.
Lucentezza: Questa è la quantità di luce riflessa sulla fibra, qualità che e particolarmente visibile quando la fibra diventa un indumento.
Uniformità micronaggio: Le lavorazioni richiedono fibra con il minimo di variazione di micronaggio. Questo aiuta anche nell’eliminazione delle fibre fragili.
Unità di colore: Un colore uniforme è preferito dall’industria, ma vengono fatte delle eccezioni per il grigio e per il fulvo che possono avere variazioni di nuances.
Uniformità di lunghezza: Dopo un anno di crescita tutte le fibre dovrebbero essere della stessa lunghezza. L’obbiettivo è che le fibre del collo raggiungano in lunghezza quelle del resto del corpo così da aumentare il peso della tosa.
Colore: Il vello dell’Huacaya è disponibile in varie tonalità di colore dal bianco al nero. Tra di esse vi sono fulvo, marrone, grigio così come grigio rosato. Gli animali possono essere di colore solido o combinazioni di succitati colori.

Razza Suri

Il Suri ha un vello simile alla seta, morbida al tatto che si muove liberamente avvolgendo il corpo dandogli un aspetto di fianchi appiattiti. Il vello dalla schiena pende ai lati, dal collo alla coda con stamples ben definiti che si formano vicino alla pelle e che si attorcigliano uniformemente alla fine.

L’effetto complessivo è simile al drappeggio di una tenda di nappe di seta.

Le caratteristiche principali che distinguono un vello di Suri sono, la struttura degli staples, la superiore lucentezza, la setosità al tatto, la lunghezza degli staples. Il Suri ideale ha poca medullazione con conseguente uniformità di tutto il vello.

Le caratteristiche più importanti del vello Suri in ordine di importanza sono:

Lucentezza e struttura delgli staples (queste due qualità caratterizzano la fibra Suri). Il vello   è lucente con dei riflessi di madre perla. La struttura delgli staples può essere torta, arricciata o a matita. Esse devono essere ben definite, strette, indipendenti, uniformi e formarsi vicino alla pelle. La struttura ideale è uno stamples torto compatto e uniforme. Gli staples dovrebbero essere presenti in tutto il corpo dalla testa ai piedi.

Aprendo il vello gli stamples interni devono essere uniformemente definiti e pendere in strati similarmente ben definiti.

Finezza e morbidezza, un vello con pochi micron risulta soffice al tatto, la fibra del Suri deve anche essere setosa, scivolosa queste caratteristiche devono essere presenti su tutto il corpo

Densità, il segno distintivo del vello del Suri è la sua compattezza che è sinonimo di peso. Un aspetto più rotondo dell’animale può essere sinonimo di lanosità piuttosto che di densità.

La densità si evidenzia  valutando la solidità, la compattezza o la robustezza degli staples.    Maggiore è il numero degli staples su una determinata superficie, maggiore sarà il peso della lana.

Mancanza di medullazione, l’ideale sarebbe la poca presenza di medullazione nella fibra.

Lunghezza delgli staples, lo staples del Suri è relativamente lungo e il suo vello dovrebbe crescere uno o due centimetri in più all’anno di un Huacaya della stessa età e micronaggio.

COLORE

Il vello dell’alpaca è disponibile in varie tonalità di colore dal bianco al nero. Tra di esse vi sono fulvo, marrone, grigio così come grigio rosato. Gli animali possono essere di colore solido o combinazioni di succitati colori.

Fonte: https://www.sialpaca.it/

Alpaca di razza Suri (foto https://www.sialpaca.it)

Animali

Alpaca – Lama pacos

Origini e diffusione degli Alpaca

Gli Alpaca sono originari degli inospitali altipiani andini del del Perù e della Bolivia. Sono animali domestici da più di cinquemila anni: l’inizio dell’allevamento risale agli Inca, che tenevano in grande considerazione il loro splendido pelo lucido, forte e caldo. Con l’arrivo dei conquistadores spagnoli attorno al 1500 viene quasi estinto; nella metà dell’800 viene riscoperto soprattutto per la qualità della sua lana. In questi ultimi anni gli alpaca si sono affermati anche in Europa (Svizzera, Inghilterra e Germania). In Italia esistono diversi allevamenti.
Appartengono alla famiglia dei Camelidi (gli altri tre Camelidi di origine sudamericana sono il Lama, il Guanaco e la Vigogna) e sono dei ruminanti. Raggiungono un’altezza di centodieci centimetri al garrese. Sotto gli zoccoli hanno dei cuscinetti morbidi che consentono un ottimo ancoraggio sui terreni pietrosi. Sono animali docili e affettuosi, timidi ma allo stesso tempo anche curiosi.

Alpaca (foto http://animaldiversity.ummz.umich.edu

Allevamento e lana di Alpaca

Si nutrono prevalentemente di erba a cui va aggiunto un po’ di mangime; il loro fabbisogno giornaliero di nutrimento è pari ad 1/3 di quello di una capra.
Non hanno bisogno di recinzioni particolari, basta una normale rete da pecore.
Sono rustici e non necessitano di cure specifiche se non le vaccinazioni e i controlli di routine.
Gli Alpaca vengono tosati una volta all’anno, danno alla luce un solo “Cria” all’anno; il loro tempo di gestazione varia da gli undici ai dodici mesi, le femmine sono ovulatori indotti che possono concepire in ogni periodo dell’anno, la femmina è pronta per la monta tre settimane dopo il parto, la femmina se recettiva permette al maschio la monta altrimenti lo scaccia indicando così uno stato di gravidanza.
La lana di Alpaca è rinomata per la sua leggerezza, la sua setosità, caldissima e anallergica (tanto da poter essere usata anche nell’abbigliamenti intimo dei neonati).
Nelle sue caratteristiche troviamo una vasta gamma di colori naturali che vanno dal bianco puro al fulvo alla gamma del marrone, al grigio al nero e gli sfumati, infatti sono 22 i colori finora riconosciuti dalle industrie tessili.
Ogni capo produce circa 2,5 kg per le femmine e circa 4 kg per i maschi di lana all’anno; la lana del “Cria” (il piccolo di Alpaca) è ancora più pregiata per la sua brillantezza e finezza della prima tosatura, la lana di Alpaca è priva di lanolina, non infeltrisce e non dà allergia.

Alpaca (foto www2.ac-lyon.fr)

continua

Animali

La scelta del cane

L’ENCI (Ente Nazionale Cinofili Italiani) ha omologato circa 400 razze di cani alle quali bisogna aggiungere la razza più eterogenea: quella dei meticci. La scelta di quale cane portare nella propria casa non deve assolutamente dipendere da una preferenza istintiva, bisogna considerare vari fattori. Ogni razza ha delle caratteristiche diverse: taglia, mantello, carattere. E’ importante considerare la casa in cui vivrà (appartamento, giardino, città, campagna, villa singola, condominio, bambini in casa ecc. Un cane di taglia mini al massimo raggiunge i 10 kg mentre invece uno di taglia grande facilmente raggiunge 80 kg. Questo naturalmente incide non solo sulla quantità di cibo ma anche l’ingombro, cambiano le necessità e il comportamento. Alcune razze sono attive e quindi adatte a chi ama correre e stare all’aria aperta con il proprio cane, mentre altre sono tranquille e amano stare in casa e la compagnia.

Una volta che si è deciso quale sarà il proprio cane bisognerà trovarlo e richiederà un po’ di pazienza e attenzione.

Se si desidera un cucciolo di una razza precisa bisognerà rivolgersi ad un allevamento mentre se si desidera un meticcio, e ce ne sono di bellissimi, si può adottarlo da un canile della propria città oppure da privati.

La scelta del nome da dare al proprio cane è importante perché lo accompagnerà per sempre, esso rappresenta un richiamo, è il segnale che richiama la sua attenzione quindi deve essere comprensibile e memorizzabile dal proprio cane, l’ideale è un nome breve composto da due sillabe.

LA SALUTE DEL CANE

Per essere in buona salute, il cane ha bisogno di attività fisica e di aria aperta: camminare perciò insieme a lui il più possibile sarà un’eccellente pratica che gioverà anche al suo padrone. Il cane non suda, l’evaporazione si fa dalla bocca: tira fuori la lingua e respira ansando dopo uno sforzo anche breve. Non è quindi prudente costringerlo a una attività fisica intensa durante il periodo caldo.

Il calore eccessivo produce sul cane effetti debilitanti, inappetenza, dispepsia, catarro gastrointestinale e anche eczemi. La temperatura ideale, per il cane come, d’altronde per l’uomo, è attorno ai 15 gradi. Non si deve mai lasciare un cane al sole senza riparo, o chiuso sul terrazzo o in macchina: il cane teme i colpi di sole e di calore che possono persino provocargli la morte entro poche ore. Anche il freddo, per quanto molto più sopportabile per il cane, può essere un pericolo per la sua salute: si deve avere cura di evitare in inverno i bruschi sbalzi fra l’ambiente di casa e quello esterno. Si deve aver cura di ambientarlo gradualmente quando lo si porta fuori in pieno inverno, di asciugarlo e frizionarlo energicamente quando torna a casa inzuppato da un acquazzone. Il freddo e l’umidità favoriscono nel cane l’insorgere dei reumatismi: è importantissimo tenere il cane asciutto e protetto dall’umidità ambientale.

I SINTOMI DELLE MALATTIE

Il cane ammalato manifesta il suo stato con svogliatezza, indolenza, sguardo spento e ritrosia, oppure, al contrario, con irrequietezza e irritabilità. Il naso, cosiddetto tartufo, di solito umido e freddo, diventa caldo e secco. In caso di malattia respiratoria, di infezioni alla gola, di dolori alla bocca o ai denti, il cane tiene il collo e la testa anormalmente tesi. L’otite, invece, gli fa tenere la testa in basso, vicino al petto e scuotere la testa e grattarsi l’orecchio con la zampa posteriore. La lingua pendente da un lato della bocca segnala la paresi, frequente nel cane, della lingua.

SE HA L’ECZEMA

E’ un problema comunissimo soprattutto in estate, spesso resistente alla terapia e che tende a ricomparire periodicamente nella stazione calda. Solo un veterinario può stabilire l’origine dell’eczema, ma è sempre prudente diminuire la dieta, eliminando la carne e aumentando la quantità di verdure, sia cotte che crude.

Il cane colpito da eczema ha tendenza a leccare frequentemente la zona ammalata. La convinzione un tempo frequente che la saliva del cane abbia un potere curativo e disinfettante è errata: la saliva e l’abrasione che produce la lingua ritardano la guarigione e la cicatrizzazione. Si deve quindi proteggere la zona lesionata con un solido bendaggio oppure ricorrere ad altri mezzi di protezione.

SE VOMITA, SE MANGIA L’ERBA, SE ZOPPICA

Il cane vomita frequentemente, non c’è da preoccuparsi troppo: sarà sufficiente, per normalizzarlo, alleggerire la sua dieta per qualche giorno. Forse per provocare il vomito, forse per assorbire qualche elemento che manca alla sua alimentazione il cane a volte cerca e mangia qualche filo di erba. Se lo si vede farlo con frequenza può essere opportuno somministrargli un farmaco polivitaminico. Se il cane zoppica alzandosi dalla cuccia o durante la passeggiata è bene tenerlo in osservazione: se il fenomeno è frequente può essere causato da reumatismi, infiammazioni articolari o problemi ossei ed è bene consultare un veterinario.

Animali

I Canidi – 5

Secondo Ognev, il senso maggiormente sviluppato nei Lupi sarebbe l’udito, mentre la vista e l’olfatto avrebbero una minore importanza. Altri scienziati ritengono invece preponderante la vista, ma la maggior parte degli studiosi concorda nel considerare l’olfatto il senso più importante per questi Carnivori. Il celeberrimo ululato dei Lupi, che gli americani Young e Goldman descrivono come un “urlo prolungato, cupo e lamentoso” ma che in realtà risuona singolarmente limpido ed è assai più musicale delle grida di altri animali, serve ai componenti del branco per mantenere i contatti e per comunicare anche a grande distanza; è dunque di estrema importanza per animali quali i Lupi, dotati di uno spirito sociale così forte ma costretti sovente a portarsi a notevole distanza l’uno dall’altro. L’”ululato corale” generato dalle grida simultanee di parecchi Lupi sembra ugualmente avere una particolare funzione sociale, e funge da mezzo di comunicazione tra gruppi vicini: l’urlo prolungato emesso da un Lupo esercita d’altronde un forte stimolo sugli altri membri del branco, che non sanno resistere all’impulso di far udire subito anche la propria voce. Questa reazione consente agli studiosi di stabilire se in un territorio siano presenti dei Lupi; a tale scopo ne imitano l’ululato e restano in attesa dell’eventuale risposta. Le espressioni vocali di questi Carnivori comprendono anche suoni simili a latrati, brontolii, guaiti e fischi.

A differenza di altri Canidi selvatici, il Lupo è dotato di una struttura cranica eccezionalmente robusta, e quindi di una dentatura capace di sviluppare un’enorme potenza (paria oltre 15 kg/cmq). Ciò gli consente di troncare con un morso il femore di un’Alce adulta, del peso di 10 quintali. Al contrario del Coyote, il Lupo si nutre in prevalenza di ungulati, raramente anche di castori e altri mammiferi di modeste dimensioni, mentre nei periodi di carestia utilizza anche carogne, piccoli animali e addirittura piante; poiché conduce una vita molto attiva e ha di conseguenza un fortissimo dispendio di energie, consuma normalmente notevoli quantità di carne, fino a oltre 10 kg in un giorno (la sua fame è divenuta infatti proverbiale); in caso di necessità può però resistere anche per diversi giorni senza mangiare. I Lupi percorrono quotidianamente dei tragitti anche lunghissimi (fino a 60 km) per catturare le prede; poiché il peso di queste è di solito superiore al loro, essi cacciano abitualmente in branchi che solo in casi eccezionali sono formati da più di 20 individui. Se tale numero ottimale venisse superato, risulterebbe difficile al branco reperire cibo in quantità sufficiente da sfamare tutti i membri. I Lupi di ogni branco dispongono di una riserva di caccia che difendono accanitamente e di cui marcano i confini con urina e sterco. Durante la caccia, i Lupi non aggrediscono indiscriminatamente tutti gli animali che sono in grado di sopraffare; operano invece una vera e proprio selezione delle molte e possibili prede, rivolgendo la propria attenzione su animali anziani, indeboliti o malati. Ciò contribuisce senza dubbio a mantenere in buono stato le condizioni fisiche delle popolazioni predate. Anche il fatto che i Lupi uccidono fino al 60% dei piccoli di taluni Ungulati si rivela in molti casi vantaggioso, in quanto le popolazioni così ridotte vengono a trovarsi in equilibrio con la disponibilità di cibo vegetale.

L’organizzazione sociale dei Lupi ricorda alquanto quella dell’uomo. Il branco rappresenta una delle più evolute forme di organizzazione sociale che si conoscano nel mondo animale, e ciò è senza dubbio connesso al tipo di alimentazione dei Lupi. Cacciatori di selvaggina di grandi dimensioni, questi mietono vittime soprattutto tra Alci, Cervi, Argali e Renne: poiché è nettamente più piccolo, il singolo Lupo riuscirebbe solo con estrema difficoltà a uccidere uno di questi imponenti Ruminanti, ed è perciò costretto a cacciare e vivere in gruppo. Questo tipo di vita favorisce la suddivisione del lavoro, la comprensione e l’organizzazione. La spiccata socialità che distingue i Lupi appare d’altronde evidente osservando con attenzione questi Carnivori: il nucleo del branco è costituito da una o più famiglie, e sia i maschi sia le femmine si attengono a una rigida gerarchia, che viene mantenuta inalterata, insieme alla coesione del gruppo mediante determinati gesti e atteggiamenti ritualizzati. Il maschio che riveste il rango di capo e che non sempre deve guidare il branco (tale compito può essere infatti assolto anche da una femmina) in genere è facilmente riconoscibile dall’atteggiamento di imposizione che è solito assumere e soprattutto dal fatto che abitualmente tiene la coda sollevata. Se si tiene conto della forza fisica e della robusta dentatura di cui i Lupi sono dotati, si può immaginare quali conseguenze potrebbero avere i duelli tra compagni; durante le lotte per la supremazia tra i membri di un branco o di branchi diversi, particolari atteggiamenti di sottomissione consentono tuttavia al vinto di venire risparmiato.

Durante le proprie osservazioni sui Lupi, Konrad Lorenz ebbe occasione di assistere a un duello tra due maschi; questi, stando l’uno di fronte all’altro, si muovevano in cerchio mostrando la temibile dentatura con cui cercavano di azzannarsi o di parare i colpi dell’avversario. Messo infine alle strette, il Lupo più piccolo non ebbe altra via di scampo che presentare all’altro, in segno di sottomissione, le zone maggiormente vulnerabili del proprio corpo (a tale scopo molti Canidi si gettano al suolo supini): il Lupo che assume un simile atteggiamento di umiltà non viene infatti mai azzannato, perlomeno seriamente, dal vincitore, che di fronte al compagno inerme sente inibirsi ogni stimolo alla violenza e si limita pertanto a emettere grida irritate e brontolii, a spalancare a vuoto le fauci e a compiere addirittura con il capo quei movimenti che esegue allorché scrolla il corpo inanimato delle prede. Non appena l’avversario si è allontanato di alcuni passi, il vinto cerca a sua volta di allontanarsi rapidamente, mentre l’altro marca il luogo del duello con un contrassegno odoroso, prendendone in tal modo possesso. Continua – 5

L’uomo e il suo cane

Cani e bambini – 2

Il cane ha una capacità incredibile di intuire quello che stiamo pensando ed anche i nostri sentimenti… E’ capace di superare la barriera della mente ogni volta che lo desidera. (F. Siano)

Se cani e bambini giocano insieme, magari in un prato, si dovrà tenere conto dell’istinto predatorio del cane. Esso, infatti, discende dal lupo e ha ereditato la tendenza alla caccia in modo maggiore o minore a seconda della razza. Questo istinto, se è molto sviluppato e il cane è sovraeccitato dal gioco, potrebbe portare il cane a scambiare un bambino che corre per una preda, e quindi a rincorrerlo per catturarlo. Per evitare questo atteggiamento, basterà interrompere periodicamente il gioco quando ci si accorge che sta diventando troppo sfrenato. Ci sono poi due momenti delicati, specie se il cane è adulto: quello del pasto e quello del sonno. Molti cani non permettono che venga toccata la propria ciotola mentre stanno mangiando, perché mangiare per loro non è solo nutrirsi, ma anche affermare una ben precisa posizione nella scala gerarchica, tanto più se il cane è di forte temperamento e quindi tende a dominare. Toccare il cibo a un cane dominante potrebbe costare un morso d’intimidazione. Anche quando il cane dorme non bisogna toccarlo, non per nulla esiste un saggio proverbio popolare che dice: “Non svegliare il can che dorme”

La spiegazione è che la fase del sonno nell’animale selvatico, dal quale il cane deriva, è un momento di vulnerabilità: bisogna quindi insegnare ai bambini che non si deve interferire in modo brusco mentre il cane riposa, altrimenti si rischia un atto di ribellione.

Vediamo ora le razze mediamente più adatte a vivere con i bambini. Occorre considerare queste indicazioni valutando soprattutto i possibili problemi del singolo soggetto: prima di lasciare, quindi, i bambini incustoditi insieme a un cane, bisognerà avere la certezza delle sue reazioni, del suo comportamento e di quello dei bambini nei confronti dell’animale.

Tra le razze più indicate a vivere con i bambini troviamo molti molossi, primo tra tutti il Bulldog. Questo cane, nonostante l’aspetto arcigno, possiede un animo buono e sensibile, propenso a prendersi cura dei più piccoli e dei più deboli, custodendo e proteggendo i bambini anche a prezzo della vita.

I Retriever sono particolarmente protettivi e delicati con grandi e piccoli, purché venga controllata l’esuberanza di alcuni esemplari, che le forze ridotte di un bambino possono non riuscire a contenere. Anche molti molossi di grossa taglia, come il Dougue de Bordeaux, il Bullmastiff, il Cane Corso, il Mastino Napoletano, il Dogo Argentino, il Mastiff, il Cane da Pastore dell’Asia Centrale, l’Alano, il Boxer, sono pacifici nei rapporti con i loro piccoli amici.

I Terrier sono un po’ agitati e pretendono di essere rispettati, quindi vanno benissimo per i bambini perché sono molto giocherelloni, ma bisogna lasciar loro gli spazi di cui hanno bisogno. Fanno eccezione l’American Staffordshire Terrier, lo Staffordshire Bull Terrier e il Bull Terrier, che sono molto pazienti e tolleranti. Infine, vanno bene anche i cani da pastore, come il Pastore Tedesco o il Belga, ma anche il Collie, il Bergamasco, i pastori francesi come il Briard e quelli svizzeri e spagnoli. Concludendo, tutti i cani di buon carattere possono vivere con i bambini, purché siano amati e, soprattutto rispettati.

Consiglio finale: quando in una casa ove vi è già un cane e addirittura adulto e da parecchio tempo e si introduce in famiglia un altro animale o un bambino, logicamente appena nato, bisogna fare il modo che prima di entrare in casa, il cane venga alla porta a ricevere il nuovo venuto, ad annusarlo e a farne la conoscenza, a quel punto si può rientrare in casa tutti insieme. fine

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L’uomo e il suo cane

Cani e bambini

Il cane ha una capacità incredibile di intuire quello che stiamo pensando ed anche i nostri sentimenti… E’ capace di superare la barriera della mente ogni volta che lo desidera. (F. Siano)

Il rapporto tra bambini e cani è un argomento molto complicato e quasi sempre viene trattato con troppa superficialità.

Molti cani sono i compagni ideali per i bambini ed in special modo quando entrano in famiglia da cuccioli, e tra di loro si instaura un rapporto affettivo molto forte, questo però non vuol dire che tutti i cani si comportino allo stesso modo in seguito a determinate azioni.

Di regola, e questo vale per tutte le razze canine, la femmina è più ben disposta nei confronti dei bambini coi quali è portata ad assumere un ruolo quasi materno. Il maschio lo è meno, nella maggior parte dei casi anche lui sarà innocuo con i suoi piccoli amici i quali vengono visti come compagni di gioco e soggetti del branco-famiglia da trattare in rapporto alla loro età.

Un altro elemento molto importante da tenere in considerazione è il rapporto tra l’età del cane e dei bambini, al momento di iniziare una vita familiare in comune. Se il cucciolo entra in casa quando ci sono già dei bambini, indipendentemente dalla loro età il cane li considererà suoi pari e instaurerà con loro un rapporto molto solido, di amicizia complice, fatta di gioco e divertimento.

Se invece è il bambino a giungere in casa quando il cane è già presente da tempo, bisognerà fare attenzione al comportamento dell’animale, perché potrebbe avere reazioni dettate dalla gelosia, causando qualche danno: in questo caso, una femmina accoglierà il nuovo arrivato con maggiore tenerezza e tolleranza di un maschio che, dopo aver vissuto per anni in famiglia al centro dell’attenzione di tutti, improvvisamente si troverà un po’ trascurato. Qui sono necessarie due precisazioni: se in famiglia ci sono già altri bambini, il cane accetterà con facilità l’ingresso di un nuovo elemento, se invece non ve ne sono, sarà bene continuare a coccolare e considerare il cane come prima, in modo che non crescano in lui i naturali istinti di gelosia, presenti in tutti gli esseri viventi dotati di sentimenti.

Un modo di pensare comune e che quando si prende un cane avendo in famiglia dei bambini, magari anche molto piccoli, è quello che un cane di piccole dimensioni sia più adatto di uno di grande taglia, ancor più se quest’ultimo appartiene a una razza nota per il forte carattere. Non è così.

I cani dal forte temperamento e dalla mole importante, nella maggior parte dei casi, sono talmente consapevoli della loro forza e hanno una tale resistenza fisica, sia alle fatiche sia al dolore, che sopportano con pazienza i dispetti che spesso i bambini fanno. I cani di piccole dimensioni sono più timorosi e risentono maggiormente di comportamenti bruschi o maldestri, che procurano loro sofferenza e disagio. Per tale motivo sono più propensi a reagire, il più delle volte solo abbaiando o ringhiando, ma potrebbero anche arrivare a mordere, sia pure, quasi sempre, senza stringere molto e quindi senza far del male per davvero.

Bisogna fare ancora un’altra precisazione. Ogni tanto si sente dire che un cane ha morsicato un bambino, causandogli qualche ferita: la quasi totalità delle volte non si tratta di vere aggressioni ma di semplici “sgridate”, come d’altronde fanno tutti gli animali, anche quelli selvatici, con i loro piccoli, per educarli o per fermare comportamenti fastidiosi o pericolosi. Capita spesso in una cucciolata che la madre, quando uno dei suoi piccoli fa danni o infastidisce, lo rimproveri in modo molto violento e il piccolo pianga e strilli disperato: i presenti corrono a controllare temendo di trovare il piccolo morto, ma invece esso è vivo e sana. E’ stata solo una sgridata d’effetto, ma niente di più. La stessa cosa accade con tutti i bambini: il cane infastidito sgrida il “fratellino” monello in modo deciso, ma senza intenzione di nuocere.

Come prima cosa, i bambini dovranno capire la necessità di rispettare e prendersi cura del cane e comportarsi allo stesso modo con qualsiasi altra forma di vita.

Questa regola generale vale anche per gli adulti.

Gli si dovrà spiegare che i cani, come tutti gli altri animali, non sono dei giocattoli, ma degli esseri sensibili che hanno diritto al rispetto della loro natura e della loro intelligenza.

Se i bimbi sono abbastanza grandi, sarebbe bene che si occupassero loro stessi del cane. Potrebbero iniziare preparandogli la pappa agli orari stabiliti, portandogliela, o spazzolandogli il pelo; poi potrebbero accompagnarlo a fare una passeggiata; tutto dipende dall’età del bambino, che ovviamente deve essere in grado di capire e assumersi la responsabilità di quello che fa.

Continua

Animali

I canidi – 4

I Canidi selvatici sono quasi ovunque perseguitati dall’uomo sia a causa dei danni che provocano al bestiame domestico o alla selvaggina, sia a scopo economico, per sfruttarne cioè le pelli; da qualche tempo, inoltre, viene condotta una lotta sistematica contro molte specie, in particolare contro gli Sciacalli e le Volpi, che sono in grado di trasmettere l’idrofobia. A simili aspetti negativi si contrappongono i vantaggi che questi Carnivori arrecano divorando carogne, eliminando Roditori e altri animali dannosi, ma anche favorendo una migliore selezione naturale nelle popolazioni delle prede. Una simile influenza positiva può essere constatata facilmente nell’isola Royale (Lago Superiore, Michigan). Su quest’isola, dall’estensione abbastanza modesta, vivono Alci e Lupi, e poiché questi ultimi si limitano ad uccidere solo gli esemplari malati della prima specie, la loro presenza si rivela determinante per mantenere sana la popolazione delle Alci. La caccia indiscriminata contro i Canidi selvatici ha già causato, alla fine del secolo scorso, la scomparsa del Cane delle Falkland (Dusicyon australis); e in questi ultimi anni una forte riduzione numerica nelle popolazioni di alcune altre specie, tra cui il Crisocione o Lupo dalla criniera. Sembra quindi più che mai necessaria l’emanazione di adeguate misure protezionistiche.

Il genere Canis ha per l’uomo un interesse e un’importanza del tutto particolari poiché da esso, e in particolare dal Lupo comune, è derivato il Cane domestico con le sue innumerevoli razze; questo genere comprende 6 specie: 1) Lupo comune (Canis lupus; LTT 1-1,40 mt, LC 30-48, altezza al garrese 65-90cm, peso 30-75, talvolta fino a 80 kg circa per le forme delle regioni nordiche; i maschi sono sempre più grandi delle femmine); un tempo era diffuso in gran parte dell’Eurasia, dalle regioni artiche fino al Mediterraneo, alla penisola arabica, al Pakistan, all’India e al Giappone, e in Nordamerica dalle estreme regioni settentrionali fino alla Sierra Madre (Messico); in molti territori le popolazioni di questa specie sono oggi fortemente ridotte, o sono state completamente sterminate dall’uomo. 2) Coyote o Lupo di Prateria (Canis latrans). 3) Sciacallo Dorato (Canis aureus). 4) Sciacallo dalla Gualdrappa (Canis Mesomelas).  5) Sciacallo Striato (Canis adustus). 6) Caberù o Cane del Semien (Canis simensis).

Il Lupo Comune può essere considerato uno dei rappresentanti più caretteristici della famiglia ed è senza dubbio la specie dotata di maggior capacità di adattamento alle condizioni climatiche, alla natura del terreno e al tipo di vegetazione; ciò è dimostrato dal fatto che nel Vecchio e nel Nuovo Mondo soltanto i deserti e le umide foreste tropicali ne hanno ostacolato l’ulteriore espansione verso sud. In seguito all’indiscriminata caccia condotta dall’uomo contro i Lupi, essi sono ancora abbastanza numerosi soltanto nelle regioni asiatiche della Russia, in Alaska e nel Canada, mentre altrove la loro presenza è limitata ai pochi individui sopravvissuti nelle catene montuose dell’Europa sudoccidentale, ad alcune dozzine di esemplari diffusi in Scandinavia e Finlandia, a varie migliaia di animali viventi nell’Europa orientale e a due gruppi residui negli Stati Uniti. Poiché è un animale che sfugge il contatto con l’uomo, il Lupo appare sempre più minacciato dal crescente sfruttamento, a scopo agricoli e urbanistici, di regioni finora disabitate e dalla conseguente riduzione del proprio ambiente. Seppure in ritardo, è stata recentemente riconosciuta l’enorme importanza di questo animale nel mantenimento degli equilibri naturali, ed è quindi auspicabile che ciò serva ad evitarne la definitiva scomparsa.

Nelle varie zone di diffusione i Lupi presentano profonde differenze sia nelle dimensioni sia nella colorazione: i comuni “Lupi grigi” hanno un mantello prevalentemente grigio sul dorso, sui fianchi e sulla coda, poiché in queste zone del corpo peli bianchi si mescolano con altri neri e bruni; l’addome e la gola hanno una tinta più chiara, sovente quasi bianca, mentre il muso, le orecchie e le zampe sono bruno chiare. I Lupi che vivono nelle foreste nordamericane vengono chiamati “Timberwolves” (“Lupi del legname”) e tra essi si notano con particolare frequenza degli esemplari neri, che sporadicamente compaiono tuttavia anche nelle popolazioni del Vecchio Mondo; quelli delle estreme regioni nordiche, i cosiddetti “Lupi bianchi”, presentano sempre, a un più attento esame, alcuni peli grigi e neri. La specie è stata suddivisa, più che altro in base all’osservazione di collezioni incomplete e lacunose di esemplari impagliati nei musei, in varie sottospecie, sei delle quali diffuse nel Vecchio Mondo e oltre venti nel Nordamerica. Tra queste ultime ricordiamo la più piccola (raggiunge infatti un peso di appena 15-30 kg), sovente considerata una specie a sé, il Lupo Rosso (Canis lupus niger), che un tempo era assai comune negli Stati Uniti meridionali e che ora è quasi completamente sterminata. In pericolo di estinzione sono anche varie sottospecie diffuse nella fascia centromeridionale delle Montagne Rocciose e, tra quelle del Vecchio Mondo, il Lupo indiano (Canis lupus pallipes), che può essere considerato uno dei più probabili antenati del Cane domestico. Il Lupo giapponese (Canis lupus hodophilax), è completamente scomparso, annientato dall’uomo, fin dal 1920. In linea di massima i Lupi continentali delle estreme regioni nordiche sono più grandi e pesanti di quelli che vivono nelle zone meridionali o nelle isole dell’estremo nord; una sottospecie di dimensioni particolarmente modeste, nota attualmente solo attraverso alcuni esemplari impagliati, è il Canis lupus minor, che visse fino all’inizio del XX secolo in Ungheria e nella parte orientale dell’Austria. Un tempo era considerato un grosso Sciacallo, ma successivamente venne riconosciuta la sua natura di Lupo, sia pure di modestissime dimensioni. Continua 4

L’uomo e il suo cane

Le razze riconosciute – 6

Il Rottweiler

ALEX E DUNA

Il Rottweiler è un cane di tipo molossoide con origini nell’antica Roma, di nazionalità germanica e, di taglia medio-grande. Altezza al garrese da 63 a 69 cm per il maschio e da 58 a 64 cm per la femmina. Il peso ideale è di 50 kg circa. Il suo utilizzo è ottimo come cane da guardia, da difesa e cane poliziotto. Utilizzato e richiesto anche come cane da slitta e da soccorso in montagna.

Il mantello del Rottweiler deve essere nero, con focature marrone chiaro o mogano estese al massimo su un decimo del mantello. Portato naturalmente alla guardia, il Rottweiler è a volte aggressivo con gli estranei.

Considerando le dimensioni, è uno dei cani più potenti e più forti del mondo. Molto intelligente, di costituzione robusta e di carattere amichevole, un tempo veniva utilizzato in Germania per governare il bestiame e come cane da guardia. Attualmente è molto apprezzato per il suo valore come cane da difesa, da guardia e cane poliziotto.

La prestanza fisica e l’ottima indole ne fanno anche un popolare cane da compagnia. Ha un forte istinto alla difesa territoriale: se provocato, la sua reazione è pronta e durissima.

Non merita di essere confinato in un recinto o in un canile. E’ anche apprezzato nelle esposizioni e nelle gare di obbedienza.

Morfologia

Ha corpo robusto, muscoloso inscritto nel quadrato con dorso dritto, torace non disceso e ventre retratto. La testa è ben sviluppata e il muso è lungo quanto il cranio, con canna nasale diritta; la dentatura, con chiusura a forbice, è molto robusta. Le orecchie sono pendenti, triangolari, con attaccatura alta. Il pelo è grossolano e di media lunghezza, con sottopelo fine che può essere nero, grigio o fulvo e non deve essere visibile. Mantello nero, con focature marrone chiaro o mogano che non devono superare un decimo dell’intero mantello. La coda, in base alle nuove norme europee, dal 1° gennaio 2001 non viene più mozzata.

Storia

Il Rottweiler non ha origini germaniche: ritirandosi dall’Europa settentrionale, le legioni romane vi lasciarono infatti i loro poderosi molossi, che si diffusero ben presto come validi aiuti nella caccia al cinghiale. Presso la località tedesca di Rottweil essi furono, nel Medioevo, incrociati con razze di cani da pastore locali dando origine al cosiddetto Rottweiler Metzgerhund, il “cane da macellaio di Rottweil”: era infatti il cane che i macellai usavano per condurre il bestiame che doveva essere trasferito ai macelli. Nel XIX secolo, con l’introduzione del trasporto ferroviario del bestiame, il Rottweiler diventò sempre più raro. La razza fu salvata da alcuni allevatori appassionati intorno al 1900 e si è in seguito diffusa in tutta l’Europa e negli Stati Uniti.

Secondo un’altra teoria sulle origini della razza, progenitore del Rottweiler sarebbe stato un molosso giunto nel Nord Europa in epoche più recenti, al seguito degli Unni, popolo barbarico proveniente dall’Est europeo ma di probabile origine asiatica. Il Rottweiler discenderebbe, quindi, dal mastino del Tibet. Alcuni cinologi svizzeri, invece, sostengono la diretta derivazione del Rottweiler da un autoctono bovaro svizzero.

Temperamento

Accusato talvolta di aggressività, il Rottweiler è invece un cane assolutamente fidato purché venga trattato in modo adeguato alle sue esigenze e alla sua indole. Essendo naturalmente portato alla guardia, è talvolta aggressivo con gli estranei e di ciò il padrone deve essere consapevole. Non è un soggetto nervoso, ma in genere non gradisce essere accarezzato da persone che non conosce e non si presta facilmente a giocare con chiunque. E’ dunque necessario un buon addestramento all’obbedienza e un comando saldo. Si tenga perciò presente (ancor più che con gli altri molossoidi) che un comando non deve mai essere contraddetto: se si deve vietare un certo comportamento, lo si deve fare, senza eccezioni, con amichevole fermezza; comandi contraddittori confondono il Rottweiler, molto metodico e abitudinario, tanto che, non sapendo quale comportamento seguire, finisce semplicemente per seguire il proprio desiderio, diventando ingovernabile. E’ un cane con cui non si può assolutamente usare la violenza. Il padrone deve comportarsi con fermezza e coerenza, lasciando sempre un po’ di spazio ai rapporti affettivi: il Rottweiler gradisce che gli si parli molto e, anche se non capisce le parole, intuisce il senso di solidarietà e di complicità che il colloquio stabilisce tra lui e il padrone. Si eviti di tenerlo alla catena: diventerebbe aggressivo. Se tutte queste condizioni vengono rispettate, il Rottweiler si rivela un amico fidato e devotissimo per tutta la famiglia, molto tollerante anche con i bambini, e una sicurezza per la proprietà.

Cure

E’ un cane rustico e robusto e il suo mantello non richiede cure particolari, una spazzolata basta a rassettarlo. Va soggetto alla torsione dello stomaco: non bisogna quindi somministrare pasti troppo abbondanti e non farlo correre o saltare dopo che ha mangiato.

Ambiente di vita

Sebbene sia un cane che può tollerare il freddo e dormire in una cuccia ben coibentata anche fuori in inverno, ha comunque necessità di uno stretto rapporto con il padrone se si desidera che mantenga un buon carattere. Si adatta facilmente anche in appartamento.

Per un ex cane pastore una passeggiata e una corsa in libertà sono un imperativo.

ALEX

L’uomo e il suo cane

L’educazione del cucciolo – 2

La fedeltà di un cane è un bene prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano (Konrad Lorenz).

AURORA – ALANO NERO

Quando si sarà certi che le vaccinazioni sono attive e il cucciolo è protetto contro le infezioni, si dovrà iniziare a portare a passeggio il piccolo in mezzo alla gente e, se vive in città, al traffico. Se in mezzo alla confusione il nostro amico dimostrerà d’avere un po’ di timore, anche se appartiene alle razze notoriamente molto coraggiose, dovremo rincuorarlo con qualche carezza e un bocconcino a lui gradito, che specie quando il cane è in giovane età dovremo sempre avere con noi.

Attenzione nei primi mesi di vita e fino a dopo l’anno d’età a non sforzare il cucciolo, specialmente se appartiene alle razze che raggiungeranno un notevole peso come il Mastino napoletano, il Bulldog, il Boxer e molte altre razze soprattutto di tipo molossoide.

Questo perché il cucciolo non ha ancora un’ossatura solidificata ma cartilaginea, e potrebbe danneggiarsi in caso di eccessivo movimento. Meglio lasciare che sia lui a decidere quanto moto fare, senza forzarlo.

Abituiamo il nostro piccolo amico a seguirci al guinzaglio senza ribellarsi. Inizialmente molti cuccioli non accettano di mettere il collare ed essere portati a passeggiare, ma se quando mettiamo il collare al nostro cane lo portiamo poi in posti piacevoli come i boschi, la campagna, o ai giardinetti dove incontrerà altri suoi simili e potrà avere esperienze sociali e di gioco piacevoli, un po’ alla volta l’abitudine ad uscire diverrà consolidata e gradita.

Quando porteremo a passeggio il nostro cucciolo dovremo fare attenzione che non sporchi dove passano altre persone, soprattutto i marciapiedi e i giardini dove si recano i bambini a giocare. In ogni caso dovremo avere con noi il necessario per rimuovere gli escrementi che il nostro cane potrebbe lasciare a terra.

Una cosa molto importante da insegnare al cane per una tranquilla vita domestica è quella di non chiedere cibo attorno al tavolo. Molti padroni cedono alle richieste dei loro cani che, attirati dal profumino che arriva dai piatti degli uomini, girano attorno alla tavola questuando qualche boccone. E’ un grave errore per più di una ragione. In primo luogo per la salute del nostro amico, che non verrà certo favorita dall’ingestione di cibi che per lui sono per lo più indigesti e troppo ricchi di grassi o di zuccheri che danneggiano i denti. In secondo luogo, una volta concesso questo vizio sarà molto difficile toglierlo. Inoltre, i cani hanno un sesto senso infallibile per scoprire tra i presenti la persona più debole e di buon cuore alla quale rivolgersi con insistenza per chiedere bocconi. In terzo luogo, la cosa diviene particolarmente sgradevole se vi sono ospiti a pranzo, poiché il cane andrà anche da loro a mendicare in modo poco educato e con insistenza. Dovremo allora far mangiare il cucciolo prima di noi e poi non concedere il minimo boccone a tavola. Se si abituerà al fatto che nessuno gli dà niente, in breve tempo rinuncerà a mendicare e se ne starà tranquillo nella sua cuccia. Di contro, basterà un solo boccone per convincerlo che prima o poi qualche cosa potrebbe arrivargli e non smetterà di chiedere.

Questo è uno di quei casi nei quali la coerenza è indispensabile: se diciamo qualche volta no alle sue richieste, e poi qualcuno della famiglia lo accontenta e gli dà qualcosa da mangiare, possiamo essere certi che il nostro cane tornerà a chiedere pezzetti di cibo e non vi rinuncerà per tutta la vita, se non a prezzo di enormi sforzi da parte nostra e severe sgridate, che mantenendo un comportamento univoco si sarebbero potute tranquillamente evitare.

Un altro insegnamento utile per una serena convivenza tra cane e uomo è quello di non saltare addosso alle persone. Alcuni cani hanno il vizio di accogliere i nuovi venuti alzandosi sulle zampe e appoggiandole sulle gambe o sulla pancia degli ospiti: una dimostrazione di affetto non da tutti apprezzata! Oppure, nel caso di bambini, questo potrebbe causare la caduta e quindi i bambini si farebbero del male.

Ecco che per evitare il fatto dovremo avere per complice qualche amico, che quando il cucciolo lo accoglierà alzandosi sulle zampe lo spinga all’indietro soffiandogli con violenza sul naso, mentre noi pronunceremo a voce alta e decisa la parola di rimproverò “No”. Generalmente questo basterà a fargli perdere l’abitudine. Se non sarà sufficiente, l’amico potrà schiacciare in modo lieve ma sensibile i piedi del cane, senza fargli alcun male ma provocandogli un po’ di disagio.

In poco tempo il nostro cucciolo rinuncerà ad accogliere con tanto calore gli estranei.

Animali

I CANIDI – 3

Le teorie relative alla filogenesi e quindi alla sistematica dei Canidi hanno subìto recentemente un radicale mutamento: un tempo si riteneva infatti che questa famiglia fosse antichissima, forse strettamente imparentata a quella dei Mustelidi, degli Ursidi e dei Procionidi e avesse tratto origine dagli Anficionidi del terziario inferiore. Veniva considerato un loro diretto discendente l’Otocione, la cui dentatura presenta notevoli affinità con quella degli Insettivori, risultando costituita da ben 48 denti (un numero davvero insolito per un Carnivoro); per tale motivo era collocato addirittura in una sottofamiglia a parte. Sempre tra i Canidi vennero classificati i Simocionidi (simocyonidae), vissuti nel medio e tardo terziario; e poiché il Cuon alpino, il Licaone e lo Speoto (una specie sudamericana dall’aspetto veramente singolare) presentano una riduzione della dentatura analoga a quella riscontrabile nei Simocionidi, queste tre specie furono riunite nella sottofamiglia dei Simocionini (Simocyoninae), che si distingueva da quella dei Canini (Caninae), in cui vennero raggruppate tutte le altre specie.

Secondo ricerche più recenti, tuttavia, i Canidi non hanno un età geologica molto elevata, e non presentano neppure stretti vincoli di parentela con Mustelidi, Ursidi e Procionidi; le forme più arcaiche presentano invece molti caratteri comuni con i felidi più antichi, ad esempio nella struttura degli arti e della regione otica, per cui Canidi e Felidi vengono oggi riuniti nella superfamiglia dei Cinofeloidei (Cynofeloidea). Poiché le attuali conoscenze hanno inoltre permesso di stabilire che gli Anficionidi del terziario inferiore, benché possedessero una struttura dentaria simile a quella dei Canidi, erano degli Ursidi primitivi, e che i Simocionidi appartenevano alla cerchia filogenetica dei Mustelidi, ne consegue che i Canidi la cui dentatura differisce da quella tipica della famiglia (e cioè il Licaone, l’Otocione, lo Speoto e il Cuon alpino) non possono derivare dalle forme fossili ricordate, bensì da Canidi dotati di dentatura normale. Lo Speoto è strettamente affine, anche se appare fortemente trasformato, alle Volpi dei boschi sudamericane, mentre il Cuon alpino e il Licaone, pur presentando taluni caratteri peculiari, quali l’accorciamento del muso, il ravvicinamento degli aguzzi premolari e la riduzione della dentatura (solo 40 denti nel Cuon alpino, e riduzione di un molare nel Licaone), sono Canidi altamente specializzati e originatisi abbastanza recentemente da forme simili agli Sciacalli. Tutte le specie oggi viventi sono di conseguenza riunite nella sottofamiglia dei Canini (Caninae) e vengono contrapposte alle forme estinte nordamericane, classificate tra i Borofagini (Borophaginae).

I Canidi si sono originati nel Nordamerica e successivamente si sono portati, durante diverse fasi migratorie, nel Vecchio Mondo e nel Sudamerica. La famiglia comprende attualmente 15 generi, alcuni dei quali mostrano vincoli più stretti di parentela e possono perciò essere raggruppati in tribù.il “nucleo” della famiglia stessa è costituito dall’ampio gruppo che riunisce i generi Canis, Alopex Vulpes e Fennecus, indubbiamente uniti tra loro da stretti rapporti filogenetici, sebbene la semplice analisi delle dimensioni (il lupo è infatti la specie maggiore mentre il Fennec è quella più piccola dell’intera famiglia) sembri indicare il contrario. La specie più arcaica è invece probabilmente il Cane procione (Nyctereutes procyonoides), che già nel tardo terziario partendo dall’America raggiunse le regioni asiatiche orientali attraverso il “ponte” terrestre che in quel tempo univa i due continenti in corrispondenza dell’attuale stretto di Bering. Ugualmente arcaiche sono le Volpi grigie o Urocioni (Urocyon) del Nuovo Mondo, che si differenziano dalle vere Volpi (Vulpes) nordamericane e del Vecchio Mondo per la struttura cranica, che ricorda vagamente quella dell’Otocione, e per taluni aspetti del comportamento. Un altro gruppo abbastanza omogeneo è quello formato dal Cuon alpino e dal Licaone: quest’ultimo è, senza dubbio, una delle specie più evolute, come è dimostrato dalla struttura dei denti ferini e dalla riduzione delle dita anteriori. Tra i Canidi diffusi in Sudamerica, se escludiamo gli Urocioni che hanno raggiunto solo la parte settentrionale di questo continente, si riconoscono due correnti migratorie: la prima è quella seguita dai generi Cerdocyon, Atelocynus e Speothos, che compongono la tribù degli Speotonini (Speothonini), e possono addirittura essere riuniti in un unico genere; la seconda ha invece avuto per protagoniste alcune specie i cui discendenti attuali si trovano nei generi Dusicyon, Lycalopex e Chrysocyon. L’Otocione (Otocyon  megalotis), unico rappresentante del genere Otocyon, costituisce un ramo secondario separatosi dal ceppo principale dei Canidi nel terziario superiore; occupa pertanto una posizione isolata nell’albero genealogico di questi animali. Come risulta dall’analisi di resti fossili pleistocenici, in questa specie il numero dei denti è aumentato secondariamente nel corso della filogenesi, e pertanto le particolarità strutturali della sua dentatura sono da considerarsi una conseguenza dell’adattamento al tipo di alimentazione (si nutre di mammiferi di piccole dimensioni, uccelli, rettili e soprattutto insetti). Continua 3