Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 13

Il Saggio Roberto e l’intrigante Giovanna I – 2

Roberto non ebbe eredi maschi: per questo motivo, già un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1343, dovette affrontare il problema della sua successione. La scelta cadde sulla nipote Giovanna, figlia del duca di Calabria e di Maria di Valois, che fu data in sposa ad Andrea di Ungheria.

Molteplici furono le clausole che la futura regina dovette rispettare. Fra l’altro, la Provenza non avrebbe mai dovuto essere separata dai domini del regno, che nello stesso tempo avrebbe dovuto mantenere una sostanziale indipendenza dallo Stato pontificio recuperando il possesso della Sicilia.

Giovanna fu la prima donna a guidare il Regno di Napoli, come esponente di una dinastia che si era ormai naturalizzata nell’Italia meridionale. Il suo regno, tuttavia, venne funestato da violenze, intrighi e tradimenti, che si conclusero nel 1382 con lo strangolamento della regina, effettuato da quattro sicari.

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Locali storici e tipici napoletani

Carnevale

Corso Umberto I  290

Nel 1837 i Carnevale, cappellai da molte generazioni, avevano una bottega nei pressi di Porta Capuana.

Più tardi l’attività si trasferisce a via dei Tribunali e, nel 1928, nella sede attuale, dove si cominciano a vendere anche camicie e cravatte su misura.

Dal dopoguerra in poi, con l’avvento dell’abito confezionato e l’uscita di scena pressoché definitiva del cappello quale elemento integrante dell’abbigliamento, il negozio si specializza in accessori di moda maschile di taglio classico.

I depositi però conservano ancora quel che resta di una tradizione più che secolare: un folto campionario di cappelli di fogge diverse, pronti ad entrare in un museo della moda.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 12

Il Saggio Roberto e l’intrigante Giovanna I – 1

Dopo Carlo II, morto nel 1309, fu sovrano, per trentaquattro anni, il figlio Roberto: ad eccezione del “Ghibellino” Dante, le fonti hanno trasmesso l’immagine di un sovrano saggio, di eccezionale cultura in tutti i rami dello scibile, prudente e coraggioso, apprezzato tanto dal Boccaccio, quanto dal Petrarca.

Ormai privo della Sicilia, il nuovo sovrano, con grande abilità politica, seppe rafforzare la sua posizione in Ungheria, nei paesi Balcanici e nei comuni dell’Italia centro-settentrionale, arginando di fatto le ambizioni dell’imperatore Arrigo VII. Nel 1317 stipulò una pace con Pisa; qualche mese dopo riuscì a conquistare Genova, il cui porto era di strategica importanza per il Tirreno settentrionale, nel 1325 al figlio di Roberto, Carlo duca di Calabria, fu offerta la signoria della città di Firenze, per arginare il partito imperiale nella città. Nello stesso tempo Roberto rafforzò la propria presenza nelle dipendenze orientali, in particolare in Albania, in Grecia e a Gerusalemme, della quale i sovrani angioini potevano fregiarsi da tempo del titolo di re.

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Locali storici e tipici napoletani

Un sorriso integrale

Vico San Pietro a Majella 6

Nel cortile di un palazzo a pochi passi dal Conservatorio di musica, l’associazione Arcobaleno Fiammeggiante ha dato vita a un insolito spazio, insieme mensa e spaccio di prodotti e cibi naturali.

Carni, uova, pesce e alcolici sono naturalmente banditi dal menu. Si prende posto al grande tavolo comune, dopo aver ritirato il piatto scelto allo sportello collegato alla cucina.

Le ricette sono a base di soia, mais, miso, alghe e cereali; nei dolci, frutta secca, malto e miele sostituiscono latte, zucchero e cacao.

Da bere, sidro, tè o, al massimo una birra analcolica. Per un pasto completo si spendono circa 25 euro.

Orario: 13-15 (sabato anche 21-24). Lo spaccio è aperto dalle 9,30 alle 19,00 (il sabato fino alle 24:00) domenica chiuso.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 11

Gli ecclesiastici e gli imprenditori. – 5

Sia i fiorentini che i toscani si distinsero per l’abilità dimostrata nel condurre le attività commerciali – di cui avevano il monopolio non solo in città, ma in tutto il regno – nonché per l’apporto finanziario che seppero fornire alla Corte. Nella “Rua Cambiorum” si stanziarono i banchi di numerose compagnie, quali quelle dei Bardi, dei Frescobaldi, dei Bonaccorsi, degli Acciaiuoli, dei Peruzzi, trasformando il quartiere in baricentro economico e finanziario dell’intero regno.

Il favore concesso dalla Corte richiamò in città anche numerosi artigiani: fiorentini erano i proprietari di una manifattura per la lavorazione della lana, di un opificio situato lungo la fascia costiera e di un impianto per drappi collocato all’interno della Loggia dei Genovesi. L’aria internazionale che si respirava nella capitale del regno a partire dalla fine del XIII secolo era del resto alimentata dalla presenza di catalani, marsigliesi, provenzali, greci, bulgari, magiari, le cui comunità si erano ritagliate un proprio spazio nella topografia della città.

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Locali storici e tipici

Locali storici e tipici napoletani

Cardone

Via Duomo 156/160

All’inizio del secolo scorso questa ditta, come altre della zona, trattava solo tessuti.

D’altra parte ben pochi compravano abiti confezionati e via Duomo era una meta d’obbligo per chi andava in cerca di stoffe.

Con gli anni anche questo negozio si è adeguato ai tempi e oggi propone, in un ampio spazio tutto marmi, stucchi e legni pregiati, una moda maschile di linea classica, estesa agli accessori.

Due le sale dedicate agli abiti da cerimonia: il futuro sposo non arriva mai solo e la scelta per il gran giorno è frutto di lunghe consultazioni.

Al suo folto seguito di familiari ed amici Cardone ha riservato poltroncine e divani.

Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

Buona lettura.

Cenno su Napoli – 32

Se nelle altre belle arti vari paesi d’Italia possono pretendere il primato, nella musica nessuno può contendere con Napoli. La nostra scuola musicale moderna fu stabilita nel XV secolo da Ferdinando I di Aragona, sotto la direzione di Garnerio e di Gafforio, i quali pubblicarono a Napoli le prime opere sulla musica: altre opere poi sullo stesso subbietto furon pubblicate nel principio nel secolo XVII da Pietro Ceroni, che facilitò le regole musicali de’ tre collegi di musica che allora esistevano e che poi vennero nel 1808 riuniti in uno. Fra i caposcuola metteremo Alessandro Scarlatti, Niccola Porpora, Leonardo Leo, Francesco Duranti, Giambattista Jesi, Davide Perez, Niccola Jommelli, Giambattista Pergolesi, Nicola Piccini, Fedele Fenaroli, Giovanni Paesiello, Domenico Cimarosa, Niccolò Zingarelli e Vincenzo Bellini, senza far menzione di tutt’i grandi maestri stranieri usciti dalla scuola musicale di Napoli.

Fine

Francesco de Bourcard.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 9

Gli ecclesiastici e gli imprenditori. – 3

In città si fece sempre più consistente il numero di persone appartenenti al popolo agiato, come imprenditori, professionisti, notai, giudici, mercanti, medici. La stessa categoria degli artigiani cominciò a costituirsi in organizzazioni corporative, come quella degli orefici, che tenevano le loro botteghe nei pressi della Chiesa di Sant’Eligio, o quella dei conciatori di cuoio, presenti nel quartiere di Pistaso. Tra il XIII e il XIV secolo fu possibile assistere, all’interno delle mura cittadine, a una consistente fioritura delle arti e corporazioni, che coinvolse saponari, macellai, bottai, carradori, fabbri, ferrai, fusari, mugnai, speziali, calzolai, cimatori di panni di lana, sarti, pescatori.

Non di rado a capo di queste imprese artigianali figurano dei patrizi: segno di una progressiva evoluzione della mentalità nobiliare, che per tradizione non ammetteva alcun tipo di attività di tipo imprenditoriale e commerciale.

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Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

Buona lettura.

Cenno su Napoli – 31

Napoli fu anticamente celebre per le scienze e per le belle lettere, avendola Cicerone e Seneca chiamata la madre degli studi. Virgilio, Seneca, Orazio, Tito Livio, Claudiano, Boccaccio, il Tasso ed altri uomini insigni vi soggiornarono, e quivi scrissero parte delle loro riputatissime opere. Il primo vi tiene anche il sepolcro (Virgilio).

E’ patria questa città dello storico Velleio Patercolo, del poeta Stazio, di Urbano VII, di Pontano, Capece, Rota: de’ poeti Costanzo, Sannazzaro, Giò-Battista Marino, Tansillo e Salvator Rosa; de’ pittori Luca Giordano, Solimene e di molti altri, degli architetti cavalier Bernini, Fufa e Vanvitelli, di Ferrante Imparato e Dabio Colonna, naturalisti; del fisico e matematico Giambattista La Porta; de’ filosofi e fisici Francesco Fontana ed Alfonso Borrelli; del letterato e giuraconsulto M. Mazzocchi; di Giannone lo storico; di Filangieri il legista; del medico Cotugno; de’ celebri Vico, Genovesi, Gravina. Né vogliamo obliare di far qui menzione di un Ambrosi, di un Alessandri, di un Galiani, di un Mattei, del Galanti, di Palmieri e di Pagano, senza nominare gli uomini di fama ancora viventi.

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Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 8

Gli ecclesiastici e gli imprenditori. – 2

La religiosità dei sovrani transalpini ebbe modo di esprimersi anche con la realizzazione di uno spettacolare piano di edilizia religiosa che cambiò letteralmente il volto della capitale, nella quale sorse una miriade di chiese e monasteri, notevoli per monumentalità e bellezze artistiche. E’ stato sostenuto che l’edificazione di molti conventi all’interno delle mura cittadine sia dovuta anche alla necessità di arginare il potere del patriziato urbano e limitarne l’acquisizione di spazi; a tale proposito è stata ricordata la costruzione del Convento di San Lorenzo, per la cui edificazione fu abbattuto un edificio nel quale erano solito riunirsi i militi cittadini.

Non secondaria, infine, fu l’attività caritativa dei sovrani, caratterizzata da continue elemosine ai poveri e dalle frequenti visite ai luoghi di culto cittadini.

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Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

Buona lettura.

Cenno su Napoli – 30

Il dialetto del popolo Napolitano vien creduto goffo da quei che non l’ànno né esaminato né compreso. Costoro àn confuso la natià sua lepidezza con la goffaggine, che son ben diverse cose.

L’ingenita allegria del popolo napolitano e la ridente natura che lo circonda, àn creato un linguaggio scherzoso e buffonesco, ma nello stesso tempo pieno di immagini, di grazie, di bei concetti, di sali e di proverbi. Sono conosciuti i napolitani per la prontezza del motteggiare. Il popolo non vi parla che con allusioni e con metafore, mostrando cioè ingegno e unisce alle parole un gesto animato e grazioso. Il Napolitano, che adopra il pretto italiano, è meno degli altri Italiani riconosciuto dall’accento. Ci abbiamo molte opere di vario genere scritte nel dialetto napolitano, ede alcune sono assai più che ingegnose. Non si ànno canti nazionali, ma molti de’ popolari piacciono per la loro giovialità o per la loro dolce malinconia.

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Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 7

Gli ecclesiastici e gli imprenditori.

La politica religiosa dei sovrani angioini fu larga di concessioni al corpo ecclesiastico, tanto che, secondo alcuni studiosi, mai fu così forte l’ingerenza e l’invadenza degli appartenenti al clero. Numerosi erano, nelle contrade del regno, i commissari pontifici venuti ad indagare sui casi di eresia, ai quali i sovrani garantivano la massima collaborazione e libertà di azione: confische di beni e morti violente non furono più, così, episodi isolati. Le cronache ci hanno tramandato l’orrore suscitato dalla morte del conte di Acerra, Adenolfo d’Aquino, che, accusato di eresia, fu arso vivo nel 1294. Cinque anni dopo si ha notizia di una condanna a regime durissimo per un certo Bonaventura, anch’egli accusato di eresia e per questo rinchiuso nella fortezza di Capua.

D’altra parte i sovrani favorirono l’introduzione in Italia meridionale degli ordini mendicanti, ai quali la corte dispensava di frequente laute sovvenzioni. In particolare ai Francescani e ai Domenicani fu anche consentito di tenere scuole di teologia nei conventi napoletani, che divennero in poco tempo le sedi ufficiali dell’insegnamento teologico.

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Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 6

La burocrazia di Carlo II – 2

Per quanto riguarda la politica di alleanze, invece, Carlo II si accordò con Genova sottomettendo molte città del Piemonte, incorporate successivamente nella Contea di Provenza, mentre, grazie all’intervento del pontefice, Bonifacio VIII, portò sul trono ungherese il nipote Caroberto.

Con la pace di Caltabellotta, conclusa nel 1302, l’angioino riuscì inoltre a garantire alle esauste casse dello Stato un periodo di relativa tranquillità.

Con il regno del secondo Angioino si perfezionò la struttura organizzativa dello Stato. I primi angioini ebbero a cuore soprattutto l’efficienza della burocrazia e dell’apparato fiscale come pure l’amministrazione della giustizia, che aveva il suo vertice nella Magna Regia Curia per il settore penale e nella Curia Vicaria per il settore civile. Otto ufficiali formavano la Curia Regia: portavoce del sovrano era il cosiddetto logoteta, che in alcune occasioni aveva anche l’onore di rappresentarlo, mentre il segretario del re era il protonotario, che redigeva i provvedimenti legislativi e controfirmava le concessioni feudali, i privilegi e gli atti amministrativi; l’ammiraglio era il responsabile dei porti, delle coste e della polizia marittima, oltre che ministro della Marina Reale, mentre il conestabile svolgeva funzioni militari sulla terraferma: il siniscalco era il responsabile degli affari della Casa Reale, mentre al cancelliere era delegato il compito di redigere e spedire i diplomi; Il camerario aveva incarichi relativi all’amministrazione finanziaria dello Stato e della Real Casa nonché alla manutenzione, alla fortificazione e all’approvvigionamento dei castelli reali; il giustiziere, infine, aveva l’incarico di presiedere il vertice dell’organizzazione giudiziaria.

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Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

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Cenno su Napoli – 28

La spensieratezza è un’altra qualità del napolitano, la quale più che dal clima deriva dalla facilità della sussistenza e degli impieghi. I napolitani sono stati sempre abilissimi nel maneggio della spada e dei cavalli. Son dessi schietti, aperti, cordiali. Amano il loro paese, poco viaggiano; e come ànno scarsi bisogni, si contentano facilmente del necessario. Si rimprovera ad essi la mancanza di coraggio, perché non si sa o non si vuol risalire alle cause di certi avvenimenti; e si dimentica che la plebe napolitana, sola e senza truppa di sorta alcuna, disputò palmo a palmo il terreno all’esercito francese nel 1799, e che in ogni duello tra i Napolitani e gli stranieri la vittoria è stata sempre de’ primi. Il coraggio dei popoli niente à che fare con la difficile e complicata arte della guerra, che ad essi non appartiene.

Sono pure i Napolitani vivi, ciarlieri, gesticolatori all’eccesso. Le danze, i canti, i suoni formano un gusto continuo e generale. Il popolo usa il tamburino, le nacchere ed il liuto, che sono tutti strumenti antichissimi, come si rileva dalle pitture di Pompei. Il ballo prediletto è la tarantella, ballo pieno di grazia e di espressione, che si esegue al suono di nacchere e tamburini, mentre qualche altro canta sullo stesso tuono.

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Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 5

La burocrazia di Carlo II

Morto Carlo I nel 1285, dopo tre anni di interregno del pontefice Onorio IV fu incoronato sovrano il figlio del primo Angioino, che assunse il nome di Carlo II. “Savio e colmo di virtù infinite” lo definisce la “Cronaca di Partenope, mentre di tutt’altro avviso è Dante, che con sprezzante ironia lo consegna ai posteri, a causa di una sua menomazione fisica, come “il ciotto”, ossia lo zoppo, “di Gerusalemme”.

Carlo II seppe rafforzare le sorti del regno con un’abile politica di matrimoni e di alleanze. La figlia Eleonora andò infatti in sposa, nel 1303, a Federico di Trinacria: l’anno successivo altri due figli, Roberto e Maria, sposarono Sancio e Sancia, figli di Giacomo II, mentre nel 1305 un’altra figlia, Beatrice, si unì in matrimonio al signore di Ferrara Azzo VIII d’Este.

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Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

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Cenno su Napoli – 27

Mostrano grande golosità, ed osservano varie formalità nei piaceri della mensa: Si conosce ciò nel Natale, nella Pasqua, nel S. Martino, nel carnevale, ne’ quali tempi tutto è rito e profusione. Nelle case dei facoltosi si osserva molto gusto nelle mense ed una varietà di prodotti anche intempestivi della natura, che è una vera sontuosità per gli stranieri. La plebe però ed anche gli artigiani serbano poca decenza nella mensa e son poco delicati ne’ cibi.

La qualità più spiccata del napolitano è di esser portato al fracassìo: va di leggieri in collera e di leggieri si calma; a sangue caldo nelle risse è capace di qualunque eccesso, ma cessato quell’impeto di furore, dimentica tutto, non serba odio ed è incapace di vendicarsi con qualche tradimento.

Parla ad alta voce, è curioso, vuol decidere di tutto. E’ docile al governo: borbotta ma ubbidisce: i nostri lazzaroni, su i quali si sono scritte tante sciocchezze che i viaggiatori si ànno gli uni con gli altri copiate, furono formidabili sotto il governo debole e dispotico de’ Vicerè, ed oggi sono tranquilli e sommessi sotto un Re nato nel loro paese.

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Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 4

L’ingresso in città nuova capitale del regno. – 2

Le finanze del regno furono impegnate per decenni nella riconquista della Sicilia: tuttavia la pace di Caltabellotta nel 1302 e poi quella di Catania, stipulata settant’anni dopo, sancirono il distacco dell’isola dal regno angioino.

Il destino “peninsulare” del regno era così segnato. Si fece allora ancora più organico il rapporto e il contributo che la nobiltà napoletana offrì all’amministrazione statale. I nobili di Napoli assunsero cariche nella magistratura, furono regi funzionari e amministratori delle province: un processo che fece riesplodere controversie, in certi casi anche violente, fra i vari esponenti del patriziato, ma che comunque generò un significativo rapporto tra la capitale e il resto del regno.

L’aristocrazia urbana ebbe in appannaggio soprattutto la fitta rete degli uffici periferici, per i quali erano richieste competenze tecniche di varia natura, da quelle giuridiche a quelle militari: in questo modo nacque una vasta classe di funzionari. Ad essi, inoltre, furono riconosciuti numerosi privilegi, come ad esempio la concessione di una parte dei dazi sulle attività del porto e del mercato cittadino (diritto che risaliva al tempo del duca Sergio VII, e che in epoca angioina fruttava la sessantesima parte del valore prodotto), o la facoltà di provvedere alla tutela dei fanciulli.

Non bisogna dimenticare, infine, l’apporto significativo delle casate aristocratiche francesi e provenzali (Estendart, La Gonesse, Baux, Gantelme) che nel giro di pochi anni vennero completamente “napoletanizzate”, anche grazie a una fitta politica di unioni matrimoniali con gli esponenti di spicco della società locale. Continua domani.

Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

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Cenno su Napoli – 26

Generale è l’uso in que’ che vendono o fanno lavori del domandare un prezzo di assai maggiore del giusto; e la prevenzione è tale, che non si crederebbe a chi chiedesse l’esatta valuta.

In Napoli la bellezza è più degli uomini che delle donne. Queste vi sono rispettate dalle leggi e da’ costumi.

Le mode, che influiscono sopra altro più che abiti e cuffie, sono l’occupazione principale delle nostre donne educate; e nelle donne di bassa condizione cresce di giorno in giorno l’ambizione di gareggiare con le prime nelle mode del vestiario.

Generale ed assai lodevole è il costume del popolo napolitano di prender nell’ospizio de’ proietti qualcuna di quelle creature infelici e di allevarle con la stessa tenerezza che i propri figliuoli: talora si prendono in compenso dei figli perduti. Essi sono qualificati col bel nome di figli della Madonna, nome ben conveniente a tali vittime innocenti, che la colpa, il pudore o la povertà allontanano per sempre dal seno materno. La compassione è inerente nel napolitano: nelle risse il malconcio è sempre il protetto degli astanti.

Gli abitanti di Napoli, che vivono sotto un clima salubre e ridente, che ritraggono da un feracissimo terreno i prodotti più opportuni alla vita umana, sono dediti naturalmente a festive allegrezze, e molto disposti e corrivi alla pigrizia ed alla mollezza.

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Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 3

La discesa di Carlo I – 3

Una partecipazione così decisa e massiccia da parte dei nobili napoletani all’iniziativa di Carlo lascia intendere che costoro avessero ben compreso le nuove opportunità, che per loro si aprivano di partecipare alla gestione dell’amministrazione del regno. Tale convergenza di intenti proseguì a lungo: i documenti coevi ci attestano numerosi prestiti e generose fideiussioni concesse alla corte francese per armare flotte e pagare cavalieri in difesa del regno.

L’ingresso in città nuova capitale del regno.

Carlo I entrò in Napoli nel 1266, dopo aver pesantemente sconfitto le truppe sveve a Benevento.

L’ingresso del sovrano nella città fu solenne e magnifico, quasi una prefigurazione dello spostamento della capitale del regno da Palermo alla città campana. Il “grande e austero” Carlo I d’Angiò, come lo definì Benedetto Croce, mise fine alle pretese sveve sconfiggendo a Tagliacozzo Corradino, ultimo discendente di Federico. Lo Svevo, fatto prigioniero, fu portato a Napoli dove, nella piazza del Mercato, venne decapitato insieme ad alcuni suoi partigiani.

Mentre Carlo I cercava di rafforzare i suoi possedimenti anche al di fuori dei confini del regno, scoppiò nel 1282 una violenta rivolta antifrancese in Sicilia, guidata da simpatizzanti della Corona d’Aragona, che chiamarono alla guida dell’isola Pietro III d’Aragona, sposo di Costanza, figlia di Manfredi. Continua domani.

Cenno su Napoli

Cenno su Napoli è un’introduzione ad un’opera letteraria scritta dallo stesso Editore-Proprietario (come lui stesso si definisce) Francesco de Bourcard pubblicata nel 1853 quando Napoli era ancora la capitale del Regno delle due Sicilie.

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Cenno su Napoli – 25

A Napoli si dà onorifico nome di civili a quei del ceto medio, come se si volesse indicare che in essi era ristretta la civiltà tra le estreme classi ignoranti. Ma la vanità fa riguardare come insultanti tal nome a coloro che voglion passare per nobili. Noi, che non dobbiamo tener conto di tutte le categorie della vanità, comprendiamo in questa seconda classe i nobili proprietari, i primari mercadanti, i magistrati, gli avvocati, i medici e tutte le persone che ànno un’educazione più accurata: in questa classe si rinviene la maggior coltura e quivi si sviluppano i maggiori ingegni. Col progresso della civiltà essendo divenute le distinzioni di classi meno notabili e più facili a confondere, si veggono ogni giorno genti nuove prodursi nella società, secondo che il merito personale acquista valore.

La terza classe, di tutte la più numerosa, presenta moltissime gradazioni e sensibilissime differenze, secondo le diverse arti e i diversi mestieri, cui addiconsi le persone. La necessità di lavorare rende più che non si crede morale il maggior numero di questa classe, nella quale moltissime persone manifestano un’attitudine singolare per ogni industria. Degli individui di questa classe, ben educati e passati a professioni o ad impieghi distinti, non lasciano ravvisare la loro origine; ma con la stessa educazione, se rimangono nel loro stato, appena serbano traccia della educazione ricevuta.

Continua domani.