Comportamento

Si studia sempre, tutta la vita. Per questo serve un metodo. – 3

Quanto e come studiare

Ma attenti a non pretendere l’impossibile. Se fate 10 ore di studio ininterrotto, renderete come se studiaste un’ora sola. L’attenzione può restare concentrata da 20 a 50 minuti. Sfruttate questa scoperta e usate la sveglia: 50 minuti di studio, poi una pausa di 5-10 minuti, e riprendete. Verificate se la musica classica vi aiuta o vi distrae. Studiate nelle ore di luce: 60 minuti di studio diurno equivalgono a 90 di studio notturno. Dormite almeno 8 ore per notte: nel sogno memorizzerete ciò che avete studiato legando i nuovi dati con quelli già presenti nel cervello.

Quando ci mettete a studiare 10 pagine di storia? E 10 di italiano? C’è chi è lepre in geografia e lumaca in biologia. Dipende dall’interesse, dall’insegnante e dalla conoscenza dei vocaboli che ha lo studente. Per scoprirlo cronometrate i vostri tempi. E scoprite anche quanto ci mettete a ripassare.

Indicativamente ogni mezz’ora di spiegazione richiede un’ora di studio. Preparate un grafico dei voti e delle ore di studio per ogni materia: se voti e ore sono proporzionate, tempi e metodi sono corretti.

Potete scegliere fra studiare in modo passivo o in modo attivo. Se studiate in modo passivo, cioè leggete e rileggete il testo fino a infilarvelo nella zucca, ci mettete più tempo e imparate meno. Chi va in profondità, cerca il senso di quello che sta studiando, riflette su quello che legge e collega i concetti nuovi con quelli precedentemente assimilati. Insomma, l’apprendimento è il lavoro di digestione della conoscenza in modo da modificare i modelli contenuti nel cervello che usiamo per interpretare il mondo. Se studiare vi annoia, vuol dire che state studiando passivamente. Come rendere attivo lo studio? L’80% di ciò che volete da un libro è contenuto nel 20% delle parole: di ogni pagina vi servono solo le informazioni rilevanti. Il vostro compito è farle saltare fuori prima ancora di leggere.

Almeno il 50% del tempo dello studio deve essere dedicato alla rielaborazione attiva di quanto avete letto: chiudete il libro e cercate di ripetere lo schema mentale. Se non ricordate almeno l’80% dei punti principali, vuol dire che avete letto troppo prima di ripetere. Verificate di non aver dimenticato parti importanti. Ora aggiungete particolari, pensate alle correlazioni con altri capitoli, altre materie, argomenti studiati gli anni precedenti, le implicazioni, l’utilità, l’esperienza personale, gli approcci alternativi. Si apprende personalizzando lo studio.

Quando ripasserete, leggerete solo la parte evidenziata: dovrebbe bastare a richiamarvi alla memoria tutto quello che ormai sapete. Quante volte ripassare? E a distanza di quanto? Gli studi sul successo delle campagne pubblicitarie dicono che lo spot va ripetuto spesso. Il giorno dopo il primo spot, se ne ricorda meno del 50%, e se non viene ripetuto sparisce. Se lo spot viene ripetuto quattro volte in un anno, se ne ricorda il 20%. Ma l’unico modo per ricordare almeno il 50% del messaggio tutto l’anno è quello di sentire lo spot almeno una volta al mese. Insomma, per ricordare alcuni punti, bisogna rinfrescarli continuamente, altrimenti sono da ristudiare.

Sfruttate le interrogazioni. Non sono tempo perso. Le domande che fanno gli insegnanti sono sempre le stesse: sono le cose che ritengono importanti, i loro pallini. Per assurdo, invece di stare attenti alle spiegazioni e di studiare, basterebbe imparare le risposte migliori date a quelle domande. Utilissime anche per il ripasso.

Comportamento

Si studia sempre, tutta la vita. Per questo serve un metodo.

Si comincia a studiare alle elementari, si continua alle medie, alle superiori, all’università. Credete di aver finito? Vi sbagliate: si studia tutta la vita. Per aggiornarsi, per imparare cose nuove, per cambiare lavoro, per prendere la patente, per far funzionare l’ultimo programma del computer. Ma nessuno insegna come studiare. Cioè come prendere appunti, come leggere quello che si deve studiare e come sottolineare, come costruire una mappa per organizzare le idee, quali strategie usare per memorizzare nomi e formule.

Ogni studente è costretto a reinventare un metodo invece di migliorare e adattare a se stesso quelli già esistenti e collaudati.

Esistono infatti molti sistemi per migliorare il rendimento nello studio (e di conseguenza fare meno fatica). Ma bisogna adattarli alle proprie esigenze. Che possono essere diverse: c’è chi infatti ha bisogno di studiare un argomento in profondità e chi invece ha solo urgente necessità di rimediare in tempi brevi a un quadrimestre disastroso. Per esempio chi ha appena incassato una pagella da profondo rosso. Inutile perdersi d’animo. Correre ai ripari è possibile: ci vuole metodo e organizzazione. Ecco qualche esempio.

Tempi e metodi

  1. Datevi delle priorità. La materia che vi piace meno e sapete peggio viene per prima.
  2. Memori della “prima legge di Parkinson”, datevi dei tempi. La legge infatti recita: il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile. Dieci pagine si leggono in mezz’ora circa, ma se vi date due ore le impiegherete tutte. Non fate neppure l’errore opposto: non presumete troppo dalle vostre forze. E allora come procedere? Con metodo. Segnate sul diario quando è prevista l’interrogazione (se fate l’università segnate la data dell’appello). Quante pagine dovete fare, e quanti giorni di studio avete? Dividete le pagine per i giorni: il risultato è il numero di pagine da studiare ogni giorno. Potete studiarne di più, non di meno. Evidenziate il programma sul diario e ripetete il procedimento per tutte le materie barcollanti, senza abbandonare quelle in cui andate bene. Quando esaurite il compito quotidiano, ricompensatevi. Per esempio con una serata al cinema o una partita a calcetto.
  3. Fotografica o cinestesica? Decidete qual è il metodo di studio che più vi si addice. Dipende dal tipo o dai tipi di memoria che avete sviluppato di più. Per scoprirlo analizzate come preferite trascorrere il tempo libero.

Tipo a. Amate guardare la tv, o i film, o mostre fotografiche? Se dovete cercare un indirizzo preferite leggerlo sulla cartina piuttosto che chiederlo ad un passante? Se la risposta è affermativa, allora è molto probabile che la vostra memoria sia prevalentemente visiva, come per il 65% della popolazione. Vedete, leggete, visualizzate. Per voi sono ideali la tecnica dei loci, le mappe, gli schemi, ma anche i diagrammi e le foto. Ed è importante com’è impaginato il libro di testo (titoli, sottotitoli e caratteri evidenziati).

Tipo b. Ascoltate musica o la radio? Preferite farvi raccontare le storie piuttosto che leggerle? La vostra memoria ha componenti prevalentemente uditive, come il 30% della popolazione. Sfruttatele ascoltando le spiegazioni e le interrogazioni. Studiate con un compagno. Usate filastrocche, rime e anagrammi. Ripetete ad alta voce. Usate il registratore per registrarvi quando ripetete la lezione.

Tipo c. Nel tempo libero siete un tipo attivo, fate sport o bricolage? Allora è probabile che la vostra memoria cinestesica, cioè legata al movimento, sia sviluppata, come nel 5% della popolazione: che preferisce muoversi, toccare, scrivere e fare. Sfruttatela: prendete appunti, fate sottolineature, schizzi, recitate interpretando i personaggi storici o letterari, e ripetete passeggiando. Continua domani.