SALUTE E BENESSERE PARTE XII

La salute è la cosa più importante, per gli altri problemi si trova sempre un rimedio.

Honey Digest

Preparato per bevanda a base di miele millefiori italiano con estratti vegetali di FinocchioAniceCoriandoloCuminoCarviAngelicaMelissa e Menta.

Honey Digest è un preparato naturale per una bevanda dall’azione benefica sull’apparato digerente.

Solubile anche in acqua tiepida, l’Honey Digest è indicato per le difficoltà digestive, per i gonfiori e per le coliche addominali, con o senza produzione di gas.

Può essere assunto quotidianamente dopo i pasti, dopo un pasto particolarmente abbondante o in presenza di aerofagia, meteorismo, dispepsia o coliche addominali.

Le note di Finocchio e di Anice accompagnano la dolcezza del miele, rendendo la bevanda gradevole, profumata e dissetante.

Sfrutta i benefici degli estratti naturali godendoti il piacere di una bevanda dal sapore di miele!

CONTENUTO: 10 bustine monodose da 10 g
                       barattolo da 250 g

Modalità d’uso: per ottenere una gustosa bevanda, sciogliere una bustina o un cucchiaino di prodotto in una tazza di acqua calda o tiepida; si consiglia l’uso di 1 o 2 bustine o cucchiaini al giorno preferibilmente dopo i pasti .diluite in acqua tiepida.

Perché “ DIGEST”?

Digest” perché il prodotto è un insieme di estratti naturali che favoriscono la digestione ed evitano tutti i sintomi correlati alla dispepsia.

Infatti, le sostanze contenute nell’Honey Digest hanno anche proprietà carminative, antispasmodiche e miorilassanti: aiutano, cioè, a ridurre i fenomeni di aerofagia e meteorismo, le coliche addominali e a rilassare la muscolatura del tratto gastrointestinale.

Per una digestione che non si faccia sentire e che non ostacoli il tuo benessere quotidiano!

Finocchio.
Il Finocchio (Foeniculum vulgare) è una pianta della famiglia delle Umbelliferae. Il Finocchio è noto in fitoterapia per le sue proprietà digestive, carminative e depurative. 

Infatti promuove la digestione, aiutando, inoltre, a ridurre i processi fermentativi nel colon e a rilassare la muscolatura liscia.Per questi motivi, il Finocchio trova impiego anche nel trattamento delle coliche (già in età pediatrica), della dispepsia, dell’aerofagia e del meteorismo.

Anice.
L’Anice (Pimpinella anisum L.) è una pianta della famiglia delle Umbelliferae, di cui si utilizzano i semi.  Come il Finocchio, l’Anice vanta importanti proprietà eupeptiche: aiuta, cioè, a favorire una corretta digestione. Inoltre, in sinergia con il Finocchio, l’Anice contribuisce a ridurre la fermentazione intestinale e, per questo, trova impiego anche nel trattamento di meteorismo e aerofagia.

Coriandolo.
Il Coriandolo (Coriandrum sativum) è una pianta appartenente alla famiglia delle Apiaceae. Utilizzato in cucina in virtù delle sue doti aromatiche, il Coriandolo è anche uno dei migliori rimedi naturali contro le coliche addominali, la dispepsia e il gonfiore a livello gastrico e intestinale. Infatti, il Coriandolo esercita un’azione carminativa e antispasmodica, riducendo la formazione di gas e di spasmi intestinali come il Finocchio e l’Anice.

Cumino.

Il cumino (Cuminum cyminum L.) è una pianta erbacea proveniente dalla Siria e appartenente alla famiglia delle Apiaceae. Come il Finocchio, l’Anice e il Coriandolo, anche il Cumino trova impiego in fitoterapia per il trattamento delle difficoltà digestive, dell’aerofagia, del meteorismo e delle coliche addominali.
Inoltre, il Cumino sembra uno dei migliori rimedi naturali per contrastare l’alitosi.

Carvi.
Il Carvi (Carum carvi), è un’altra pianta della famiglia delle Apiaceae.
Conosciuti e impiegati da secoli per le loro proprietà spasmolitiche e disinfettanti, i semi del Carvi favoriscono la secrezione dei succhi gastrici (promuovendo, quindi, la digestione), riducono la formazione di gas intestinali e agiscono come calmanti nei confronti di crampi e coliche intestinali.
In sinergia con gli altri estratti contenuti in questo preparato, il Carvi è un ottimo alleato per eliminare gonfiori e sensazione di pesantezza.

Angelica.
L’Angelica (Angelica archangelica L.) è una pianta della famiglia delle Apiaceae. Ricca di cumarine, anche l’Angelica vanta proprietà procinetiche, carminative e spasmolitiche.
Anche l’Angelica, quindi, è indicata per contrastare la dispepsia, i crampi intestinali, il senso di pesantezza e l’inappetenza.

Melissa.
La Melissa (Melissa officinalis L.) è una pianta erbacea della famiglia delle Lamiaceae. Oltre a condividere l’azione antispasmodica e carminativa con le altre piante menzionate, la Melissa è uno dei rimedi naturali contro la nausea.

Menta.
La Menta è una pianta erbacea estremamente diffusa anche nel nostro territorio e appartiene alla famiglia delle Labiatae. Tra le sue numerose proprietà benefiche, spiccano quelle relative all’apparato gastrointestinale. Infatti, la Menta svolge un’azione miorilassante che migliora le condizioni dell’esofago e la peristalsi intestinale. Inoltre, rilassando anche i tessuti della cistifellea, migliora il flusso della bile e, di conseguenza, la salute epatica. Oltre a favorire la digestione, la Menta trova largo impiego come rimedio naturale contro la nausea e contro l’alitosi, anche sotto forma di tisana.

Ingredienti: Miele italiano 95%, estratti vegetali di: Finocchio 1% (Foeniculum vulgare Mill) Anice (Pimpinella Anisum L.), Cumino (Cuminum cyminum L.), Coriandolo (Coriandrum sativum L.), Carvi (Carum carvi. L) Angelica  (Angelica archangelica L.) Melissa (Melissa officinalis L.) O.E. Menta (Mentha arvensis L), O.E. Finocchio, O.E. Anice, in proporzione variabile.

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI
CONTENUTO MEDIO PER 100 g
Energia330,8 kcal
1405,9 kj
  
Grassi
(di cui acidi grassi saturi)
0 g
0 g
Carboidrati
(di cui zuccheri)
82,2 g
61,1 g
Proteine0,5 g
Sale0,08 g
Il contenuto di sale è dovuto esclusivamente
al sodio naturalmente presente

Avvertenze: prodotto soggetto ad una naturale cristallizzazione.

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SALUTE E BENESSERE PARTE III

PIANTE OFFICINALI INTEGRATORI NATURALI

Gli alimenti sono classicamente distinti nelle seguenti categorie:

  • GLICIDI
  • LIPIDI
  • PROTIDI
  • ACQUA E SALI MINERALI
  • VITAMINE

I GLICIDI detti anche carboidrati sono composti chimicamente di carbonio, idrogeno ed ossigeno e vengono introdotti nell’alimentazione sotto forma di zuccheri o di amidi: zucchero, pane, pasta, riso. Hanno un eccellente potere calorico e sono impiegati dal nostro organismo per produrre energia dopo aver trasformato la loro struttura in quella più semplice di zucchero elementare chiamata glucosio.

I LIPIDI detti anche grassi sono composti chimicamente di carbonio, idrogeno ed ossigeno con struttura diversa dai glicidi: che siano di origine animale come il burro e lo strutto o di origine vegetale come l’olio di oliva o il mais, i lipidi sono il prodotto derivante dall’unione fra acidi grassi ed un alcool che generalmente è rappresentato dalla glicerina. Hanno un potere calorico, a parità di peso, superiore a quello dei glicidi, ma la loro utilizzazione da parte dell’organismo è più lenta dei glicidi dovendo subire processi di trasformazione più complessi.

I PROTIDI o PROTEINE sono composti chimicamente di carbonio, idrogeno, ossigeno ed azoto e vengono assunti nell’alimentazione essenzialmente attraverso le carni. Sono assolutamente indispensabili, perché se da esse il nostro organismo è in grado di ricavare glicidi o lipidi, non è in grado di svolgere il processo inverso mancando in questi ultimi l’azoto. Hanno funzioni plastiche fondamentali, insostituibili per tutti i processi dello sviluppo, dell’accrescimento e del ricambio del nostro organismo.

L’ACQUA è quel composto chimico di idrogeno ed ossigeno altrettanto fondamentale per lo svolgimento di tutte le attività biologiche e quindi non è più da considerarsi come semplice solvente, bensì come il substrato indispensabile per la vita animale e vegetale.

I SALI MINERALI anch’essi indispensabili per la vita, intervengono in adeguata misura non soltanto alla formazione dei nostri tessuti come quello osseo, ma anche a mediare numerosissimi processi biologici del nostro organismo.

VITAMINE: dare una definizione di vitamine non è facile, tanti e molteplici sono i loro interventi nei processi biofisiologici dell’organismo.

E’ possibile tuttavia affermare con certezza scientifica che le vitamine sono sostanze necessarie per un sano ed armonioso sviluppo dell’organismo, essenziali per il mantenimento degli organi e delle loro funzioni, indispensabili per la vita dell’uomo e degli animali. Non sono farmaci, ma fattori nutrizionali.

Sono presenti in piccolissima quantità negli alimenti di cui ci nutriamo, principalmente nei vegetali, ma anche nelle carni ed agiscono in proporzioni minime.

Il nostro organismo non è in grado di sintetizzarle e le utilizza parzialmente se non sono introdotte con gli alimenti.

L’unità di misura delle vitamine, a parte la vitamina C, è l’Unità Internazionale (U.I.) che corrisponde ad uno standard di peso stabilito che generalmente è il milligrammo (mg) o addirittura il millesimo di milligrammo o microgrammo (mcg).

Le vitamine si comportano come “catalizzatori biologici” in quanto facilitano una migliore utilizzazione degli alimenti senza introdurre modificazioni della sostanza: esse esaltano la capacità degli alimenti a provvedere alla costruzione, al mantenimento, al funzionamento di un organismo sano, solido, attivo. Le vitamine non  hanno funzione né energetica né plastica.

Test genetici per la Salute e la Prevenzione

I nostri test genetici sono finalizzati al miglioramento della salute e della qualità di vita e alla prevenzione. Fare un test genetico DNA Solutions significa, quindi, avere accesso a preziose informazioni su di sé e regolare la propria alimentazione, l’integrazione e lo stile di vita sulla base di dati oggettivi e scientifici. Inoltre, i nostri test individuano i fattori di predisposizione e consentono di intraprendere strategie di prevenzione. Con il supporto del professor Keith Anthony Grimaldi, genetista di fama internazionale, abbiamo messo a punto 3 differenti test genetici: il Nutrigene, il Nutrigene Plus e il FitSolutions Plus.

La cosmesi al servizio del Benessere

Indolenzimento muscolare, pesantezza agli arti, rallentamento della microcircolazione e adiposità localizzate sono alcuni dei disturbi più avvertiti, soprattutto nelle persone con stile di vita sedentario. La nostra linea di prodotti cosmetici è ideata proprio a dare sollievo e miglioramenti sin dai primi utilizzi.
Trova quello più adatto alle tue esigenze!

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SALUTE E BENESSERE – PARTE II

ERBE E PIANTE MEDICINALI

Le erbe a prescindere dalle proprietà nutritive, sono anche apportatrici di innegabili virtù medicinali fin dai tempi più remoti, e sono molto importanti nei trattamenti terapeutici non solo nel campo della medicina naturista, ma anche in quello della medicina ufficiale.

Oggi le erbe medicinali occupano un posto di tutto rispetto nella farmacopea ufficiale, in quanto, lo studio molto approfondito delle erbe dal punto di vista scientifico ha portato a conoscenza con grande precisione sia le virtù curative che quelle preventive di quasi tutte le piante e anche gli effetti nocivi di alcune di esse, poche per essere precisi. La natura ha provveduto a far sì che ogni pianta si trovasse ad avere vari principi attivi intorno alla funzione principale, per conseguenza la stessa pianta è adatta a curare malattie diverse.

DNA SOLUTIONS

Dna Solutions offre formulazioni uniche, studiate per ottenere il maggior beneficio possibile dall’utilizzo dei suoi integratori. Anti-aging, disintossicazione, basificazione, aumento delle difese immunitarie, disinfiammazione, controllo del peso, contrasto dei dolori articolari, controllo dei livelli plasmatici di colesterolo e benessere del sistema cardiocircolatorio sono i nostri obiettivi. Le formulazioni hanno funzione fisiologica e sono ideate per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, senza alcuna finalità di cura. La produzione avviene in officine ITALIANE, con materie prime certificate e di ottima qualità. Sia i fitoestratti che le piante officinali utilizzate nella produzione degli integratori vengono coltivate biologicamente in filiera certificata ISO 22000 all’interno del Parco Nazionale del Pollino. I prodotti sono suddivisi in 5 aree che ne identificano le caratteristiche: Anti-Aging, Benessere Quotidiano, Integrazione Funzionale, Integrazione Genetica, Controllo del Peso.

FORMULAZIONI UNICHE PER LA TUA SALUTE

Il nostro team di scienziati lavora quotidianamente al miglioramento di molti aspetti della salute tra cui: anti-aging, disintossicazione, basificazione, aumento delle difese immunitarie, disinfiammazione, controllo del peso, contrasto dei dolori articolari, controllo dei livelli plasmatici di colesterolo e benessere del sistema cardiocircolatorio.

I nostri prodotti sono studiati per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, in sicurezza. Infatti, tutti i nostri integratori sono prodotti in officine italiane, con materie prime certificate.

“Attenzione”, “qualità” e “prevenzione” sono le nostre priorità.

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La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 18

Addominale, gonfiore – 2

Indagini e terapia

Per individuare la causa possono essere necessarie radiografie o ecografie che consentono di individuare anomalie di dimensioni o forme degli organi interni o segni di occlusione intestinale. Se è presente un’ascite, si può prelevare un po’ di liquido per esaminarlo. Può essere necessaria anche un’esplorazione chirurgica dell’addome o un esame interno dell’addome mediante un endoscopio.

Addominale, radiografia

Esame radiologico del contenuto dell’addome. Di solito la radiografia addominale rappresenta uno dei primi passi nell’indagine su una sospetta malattia addominale (dopo che il medico ha raccolto accuratamente i dati della storia clinica ed eseguito l’esame fisico del paziente).

Poiché gli organi addominali non sono del tutto radiopachi, ne sono visibili solo i contorni. Tuttavia, il radiologo riesce a vedere se un organo è ingrossato in modo anomalo e può individuare la presenza di eventuali corpi estranei ingeriti all’interno dell’apparato digerente. Si possono ottenere utili informazioni anche osservando la disposizione dei liquidi e dei gas. Spesso anse intestinali distese contenenti raccolte di liquido, indicano un occlusione; la presenza di gas al di fuori dell’intestino indica una perforazione intestinale.

Nella maggior parte dei calcoli renali e anche in alcuni calcoli biliari è presente il calcio, che è radiopaco; quindi, a volte, essi possono venire individuati in una radiografia addominale “in bianco”. Alcuni aneurismi dell’aorta contengono calcio e sono quindi visibili.

Spesso dopo le radiografie addominali vengono eseguite altri esami che forniscono maggiori dettagli, come l’endoscopia, l’ecografia, la tomografia computerizzata, le radiografie con mezzo di contrasto o l’urografia.

Addominali, incisioni

Serie di incisioni eseguite con il bisturi sulla parete addominale per consentire l’accesso agli organi interni. Le incisioni addominali possono talvolta raggiungere dimensioni anche notevoli e rendere successivamente necessaria l’esecuzione di interventi di chirurgia plastica, particolarmente in soggetti di sesso femminile, per eliminare le tipiche alterazioni del tessuto cicatriziale e ripristinare le condizioni iniziali.

La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 17

Addominale, dolore – 3

Terapia

A volte il dolore addominale può essere alleviato con misure semplici, come bere latte, porre una borsa dell’acqua calda sulla zona colpita o prendere un antiacido (per neutralizzare l’eccesso di acidità dello stomaco), un antispastico o un analgesico. Se nessuno di questi provvedimenti allevia il dolore – o se esso è intenso o ricompare – occorre consultare il medico.

Un dolore intenso, accompagnato da sudore, pallore o stordimento può indicare una malattia grave e occorre consultare urgentemente il chirurgo. Un trattamento tempestivo è necessario anche quando il dolore è accompagnato da vomito persistente, anche di sangue (che può essere di colore marrone), da eliminazione di feci striate di sangue o nere oppure da sensazione di debolezza o svenimento.

Analogamente, si dovrebbe ricorrere immediatamente al medico se il dolore dura più di sei ore circa o non viene alleviato dal vomito.

Il dolore addominale accompagnato da un calo di peso non conseguente a una dieta o a un mutamento nelle abitudini intestinali – improvvisa stitichezza o attacchi di diarrea – può indicare malattia grave e richiede l’esecuzione di indagini mediche.

Esami

Il medico formula la diagnosi sulla base della descrizione dettagliata del dolore, del rapporto tra esso e i pasti e l’emissione di urina o di feci e di un esame approfondito del paziente.

Se esistono dubbi sulla diagnosi, si eseguono altre indagini, che possono comprendere esami delle urine e del sangue, radiografie ed ecografia.

Se, anche dopo gli esami, non si riesce a individuare la causa, può essere necessario un esame endoscopico (osservazione dell’interno di una cavità dell’organismo attraverso un endoscopio). Questo esame può essere una ispezione dello stomaco e del duodeno, una ispezione dell’intestino crasso o una ispezione del contenuto della cavità addominale. In alcuni casi la diagnosi può essere confermata solo con un intervento chirurgico di esplorazione dell’addome, chiamato laparatomia esplorativa.

Addominale, gonfiore

Distensione dell’addome provocata da molte cause. L’aumento di volume addominale è la conseguenza naturale dell’obesità e dell’ingrossamento dell’utero durante la gravidanza, solitamente visibile dopo circa 12 settimane.

Alcune cause di gonfiore addominale non sono pericolose. La presenza di gas nello stomaco o nell’intestino può provocare un aumento di volume fastidioso di tutto l’addome. Molte donne presentano una distensione nella regione addominale inferiore per temporanea ritenzione di liquidi poco prima delle mestruazioni.

Altre cause sono più gravi. Per esempio, un’ascite, accumulo di liquido nell’addome, può essere un sintomo di cancro, di affezioni cardiache, renali, epatiche; l’aumento di volume può essere provocato anche da occlusione intestinale o da una cisti ovarica. Continua domani.

La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 16

Addominale, dolore

cause – 2

Talvolta questo malessere è accompagnato da diarrea o stitichezza. Molte donne percepiscono dolore alle pelvi o al basso addome nel corso del ciclo mestruale, prima o durante le mestruazioni o nel periodo dell’ovulazione. A volte, il dolore è provocato da un disturbo ginecologico, come lo sviluppo di alcuni frammenti del rivestimento interno uterino in altre zone dell’addome.

Una causa assai frequente di dolore al basso addome è, soprattutto nelle donne, un’infezione urinaria che provoca l’infiammazione della vescica urinaria.

Il dolore addominale può avere anche origine psicologica. Talvolta è provocato dall’ansia, come in un bambino al primo giorno di scuola o in un adulto quando cambia lavoro.

Lo spasmo o lo stiramento degli organi interni può provocare un dolore ciclico chiamato colica. La colica intestinale, spesso associata a gonfiore addominale e flatulenza, si verifica quando i muscoli che fanno parte delle pareti dell’intestino diventano spastici, per esempio nella sindrome del colon irritabile. Una colica può essere anche conseguente all’ostruzione della cistifellea, del dotto biliare o delle vie urinarie, di solito causata da un calcolo, oppure da un tumore. Coliche particolarmente gravi e associate a vomito hanno il quadro clinico di un “addome acuto”. Può comparire anche in una gravidanza ectopica, in cui il feto non si sviluppa nell’utero ma in una delle tube di Falloppio.

Un aumento della quantità di acido che si forma nello stomaco può essere associato allo sviluppo di un’ulcera peptica, che provoca un dolore terebrante ricorrente, che viene temporaneamente alleviato dal cibo, dal latte o dagli antiacidi.

Un’altra possibile causa di dolore addominale è l’infezione, per esempio la pielonefrite o l’infiammazione pelvica, infezione localizzata all’utero e alle tube di Falloppio. Il dolore può essere conseguente anche a ischemia che si verifica, per esempio, quando una torsione dell’intestino ostruisce i vasi sanguigni o quando in un vaso intestinale si forma un trombo.

I tumori che colpiscono un organo addominale possono causare dolore perché provocano stiramento del rivestimento peritoneale dell’organo, comprimono le strutture circostanti o causano ulcera, perforazione o rottura.

In casi rari, il dolore addominale può essere provocato da malattie di organi esterni all’addome. Per esempio, una polmonite del lobo inferiore destro può provocare, nella parte superiore destra dell’addome, un dolore simile a quello dell’appendicite acuta. Continua domani.

La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 15

Addome

Porzione del tronco compresa tra il margine inferiore delle coste e la radice delle cosce. La cavità addominale è limitata superiormente dal diaframma e dalle coste, inferiormente dalla muscolatura e dalle ossa pelviche. Posteriormente l’addome è protetto dalla colonna vertebrale e dai muscoli che fasciano il dorso. Anteriormente si ha la sola parete addominale.

Nella cavità addominale sono contenuti fegato, stomaco, intestino, milza, pancreas e reni. Nella porzione inferiore dell’addome, compresa nelle pelvi, sono situati la vescica e il retto e, nella donna, l’utero e le ovaie.

Struttura

Colonna vertebrale, pelvi e coste danno origine agli strati muscolari che costituiscono la parete addominale. Fra la cute e i muscoli esiste uno strato di tessuto adiposo che nelle persone obese può raggiungere dimensioni notevoli. La superficie interna della muscolatura addominale è rivestita da una sottile membrana, il peritoneo, che ricopre anche gli organi, pancreas e reni, fissati alla parete dorsale; pieghe peritoneali avvolgono anche organi mobili, come lo stomaco e l’intestino.

Addome acuto

Termine medico con cui si indica un dolore addominale intenso e persistente, che compare improvvisamente e, in genere, è associato a rigidità e difesa (contrazione volontaria) dei muscoli addominali, vomito e febbre. “Addome acuto” è solo una diagnosi generica che rende solitamente necessarie indagini mediche urgenti. La causa precisa del dolore addominale viene diagnosticata attraverso una valutazione medica attenta e confermata con esami specialistici e radiografie. Talvolta occorre eseguire una laparatomia, esplorazione chirurgica dell’addome, o un esame dell’addome mediante introduzione di una sonda ottica.

Causa e terapia

La causa più comune di addome acuto è l’infiammazione della membrana che riveste la cavità addominale che può essere provocata dall’infiammazione di qualsiasi struttura addominale, per esempio delle tube di Falloppio, da malattie intestinali come l’infiammazione dell’appendice, il morbo di Crohn o la diverticolite, la malattia diverticolare o dalla perforazione di un ulcera peptica. La peritonite può anche essere conseguente a una lesione traumatica addominale.

Altre possibili cause di addome acuto sono: disturbi dell’apparato urinario come i calcoli ureterali, calcoli nel dotto di drenaggio della cistifellea e stati patologici che provocano stiramento del rivestimento esterno del fegato (come l’epatite) o dei reni.

Addominale, dolore

Senso di malessere percepito nella cavità addominale, cioè tra la radice delle cosce e il margine inferiore delle coste. Può essere accompagnato da eruttazioni, nausea, vomito, borborigmi (brontolii e gorgogli) e flatulenza (emissione di gas).

Cause

Tutti hanno percepito, almeno una volta nella vita, un senso di malessere addominale con una causa facilmente identificabile, per esempio dopo aver mangiato o bevuto troppo o aver assunto cibi assai piccanti. Continua lunedì.

Medicina e salute – Le proprietà delle piante. – 2

Dalla tradizione medica dell’antica Cina ci sono giunte informazioni mediche e farmacologiche su moltissime piante: dalla Schizandra chinensis (che veniva utilizzata per curare le intossicazioni al fegato) viene estratta la gomosina A, con la quale oggi sono curate le epatiti virali croniche.

Una ricerca da condurre, però, senza dimenticare i diritti dei nativi e la protezione delle loro risorse dallo sfruttamento selvaggio: alcuni laboratori senza scrupoli si sono già impossessati delle piante utilizzate dalle tribù da millenni (tramite la deposizione di un brevetto che ne ha rivendicato la “proprietà”), lasciando così gli indigeni senza alcun beneficio.

In passato un laboratorio farmaceutico americano si è appropriato di una pianta del Guatemala, Tagetes lucida, con proprietà antidolorifiche: lo sfruttamento eccessivo ha reso la pianta rara, lasciando i locali senza più possibilità di curarsi. Famoso è il caso di un giovane botanico indiano, Chattopadhyay, inviato a studiare la medicina tradizionale degli Onge, una tribù aborigena delle isole Andamane. Al suo ritorno, svelò che questa gente utilizza una pianta efficace nella cura della malaria; ma che non avrebbe detto niente di più, se non in presenza di un contratto che riconoscesse i diritti economici degli Onge, derivanti dallo sfruttamento di quella pianta. Gli interessi in gioco, in effetti, sono enormi: la malaria uccide ogni anno due milioni di persone in Africa, America meridionale e Asia. Egli è diventato il capostipite di una generazione di studiosi che dedicano la propria vita alla ricerca di nuove molecole benefiche, ma anche alla difesa dei diritti dei nativi delle foreste tropicali, con i quali condividono parte della loro vita.

La ricerca di piante con proprietà curative non è certo semplice: ogni 10 mila specie, una sola contiene sostanze veramente utili per la nostra salute. Molto il lavoro che resta ancora da fare: si stima che soltanto il 5-10 per cento delle specie vegetali di tutto il mondo siano state esaminate dai biochimici. Altre ricerche si svolgono nelle biblioteche: “Stiamo raccogliendo in un museo, a San Sepolcro (Arezzo), gli antichi trattati di erboristeria”, comunicò Valentino Mercati di Aboca, azienda italiana leader in questo settore. “Contengono informazioni utili per trovare nuove proprietà curative delle erbe note”.

Nell’ultimo decennio, i moderni sistemi di analisi hanno permesso di isolare molecole prima difficilmente identificabili: una volta individuata la loro struttura, la si ricostruisce in laboratorio. Spesso l’estrazione del principio attivo dalla pianta d’origine è particolarmente difficoltosa, od occorre sacrificare troppe piante: il tassolo, per esempio, è uno tra i più importanti antitumorali e viene estratto dalla corteccia del tasso (Taxus brevifolia). Occorrono ben 4 piante per ottenere un grammo di tassolo. E per sfruttare ogni pianta bisogna attendere decenni, visto che la crescita è molto lenta. Ecco perché il tassolo oggi è prodotto artificialmente a partire da una sostanza presente nelle foglie del tasso europeo (taxus baccata).

Non sempre però si riesce a riprodurre in laboratorio un principio attivo. Quando possibile, si ricorre allora a estese coltivazioni: è il caso della pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus), di grande utilità nella lotta del tumore al seno e al polmone. E’ coltivata in India, “trasformata” in Francia, e infine distribuita agli ospedali del mondo intero.

Tra le ricerche in corso, nel tentativo di trovare antitumorali efficaci, desta parecchie aspettative quella su una pianta molto rara della Nuova Caledonia, la Sarcomelicope follicularis: contiene un principio attivo, l’acronicina, che pare abbia un forte potenziale. Ispirandosi alla chimica di questa pianta, un gruppo di ricercatori francesi ha creato degli “analoghi” di sintesi (molecole dalla struttura simile).

Curarsi con estratti di piante medicinali non equivale a bere acqua fresca: accanto alle proprietà benefiche conosciute, ve ne possono essere altre tossiche (anche i veleni più potenti sono ricavati dalle piante). Utilizzarle senza conoscere gli effetti secondari può provocare danni, principalmente epatici, renali e cardiaci.

Il mercato dei prodotti ricavati da piante medicinali è fiorente anche in Italia, soprattutto per i prodotti erboristici. Il fatturato italiano della fitoterapia si aggira intorno ai 600 milioni di euro: la richiesta maggiore è per tonificanti (guaranà, ginseng), rilassanti (camomilla, tiglio), preparati per l’apparato gastrointestinale (frangula, finocchio). Le piante ora preferite sono l’iperico (antidepressivo), e la Ginkgo biloba, utile nei disturbi della circolazione e della memoria.

Previsioni ottimistiche anche per il futuro: le molecole di sintesi derivate dallo studio della composizione delle piante medicinali saranno sempre di più. Un aiuto è arrivato anche dal Ministero della Salute, che con una direttiva ha riconosciuto le proprietà delle piante medicinali, facendole uscire dal ghetto della medicina alternativa.

Medicina e salute – Le proprietà delle piante.

Farmacia in foglie – le principali piante medicinali e le loro proprietà.

Belladonna (Atropa belladonna)

Principi attivi: atropina, isoclamina, scopolamina. Indicazioni: usata per dilatare la pupilla.

Stramonio (Datura stramonium)

Principi attivi: isoclamina. Indicazioni: rilassante muscolare, usato per il morbo di Parkinson.

Echinacea (Echinacea purpurea)

Principi attivi: echinacoside. Indicazioni: cicatrizzante, usato in caso di herpes e di deficit immunitario.

Salice bianco (Salix alba)

Principi attivi: acido salicilico. Indicazioni: febbre, dolori, influenza, reumatismi.

Ginkgo (Ginkgo biloba)

Principi attivi: ginkgolide. Indicazioni: disturbi della circolazione sanguigna e della memoria.

Papavero da oppio (Papaver sonniferum)

Principi attivi: morfina. Indicazioni: attenua efficacemente il dolore.

Gloriosa (Gloriosa superba)

Principi attivi: colchicina. Indicazioni: per combattere la gotta. In piccole quantità è efficace contro la lebbra.

Colchico autunnale (Colchicum autunnale)

Principi attivi: colchicina. Indicazioni: gotta, sono in corso ricerche per l’uso contro la cirrosi e l’epatite.

Pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus)

Principi attivi: vinblastina, vincristina, navelbina. Indicazioni: tumori a seno e polmoni.

Digitale (Digitalis purpurea)

Principi attivi: digitalina. Indicazioni: problemi cardiovascolari (è un cardiotonico).

Tasso (Taxus baccata)

Principi attivi: tassolo e taxotere. Indicazioni: usato per la cura dei tumori alle ovaie, ai polmoni e al seno.

Iperico (Hypericum perforatum)

Principi attivi: ipericina e iperforina. Indicazioni: antidepressivo e antibatterico.

Artemisia (Artemisia annua)

Principi attivi: artemisinina. Indicazioni: febbre, alcune varietà hanno proprietà diuretiche.

Alla ricerca delle piante che possano salvarci dal cancro o dall’ipertensione. E aiutarci a vivere meglio. Per 3,5 miliardi di persone le uniche medicine sono foglie, fiori, radici e frutti.

Qual è la farmacia più grande del mondo? La foresta: fonte inesauribile di rimedi alle malattie dell’uomo.

Non solo per i guaritori delle popolazioni tribali (in Amazzonia ci si cura con circa 2.000 specie vegetali, nell’Asia meridionale con oltre 1.800, in Cina se ne utilizzano più di 5.000); le piante medicinali sono all’origine del 70 per cento dei nostri farmaci. Senza contare i prodotti venduti nelle erboristerie, che non sono farmaci ma vengono usati sempre più spesso per i loro effetti sulla salute.

Squadre di ricercatori vengono inviati in ogni angolo del mondo, per trovare nuovi principi attivi che possono curare le “malattie dell’Occidente”, come il cancro o lo stress, sfruttando le conoscenze degli sciamani. Secondo molto studiosi, solo la scoperta di altre sostanze vegetali attive permetterà alla farmacopea di progredire.

Ancora oggi, per 3,5 miliardi di persone, le piante sono l’unica possibilità di cura per ogni genere di malanno. In alcune zone dell’Africa c’è un guaritore tradizionale ogni 500 persone e un medico ogni 17.500 persone. Non è quindi lo scienziato di professione, ma il guaritore del villaggio a conoscere le proprietà dei differenti vegetali.

Osservando i cacciatori aborigeni dell’Amazzonia, che applicano curaro sulle punte delle loro frecce per paralizzare le prede, si è scoperto la tubocurarina, usata come anestetico in chirurgia e ricavata dalla medesima pianta da cui si estrae il curaro. Gli indios della foresta amazzonica, inoltre, medicano ferite ed infezioni con il Croton lechlerii, una pianta detta “sangue di drago” perché la sua resina è rosso vivo: da essa i farmacologi europei hanno estratto una sostanza utile alla cura delle ulcere gastriche e delle infezioni da herpes.

Le tribù indiane della Guyana ci hanno insegnato ad utilizzare un estratto di peperoncino rosso (Capsicum annuum) per combattere le cefalee, mentre l’estratto di Pedilanthus tithymaloides, da loro impiegato per contrastare gli effetti dei morsi di serpenti velenosi, è sfruttato dalla moderna farmacopea come antinfiammatorio. Continua domani.

Comportamento: Dita nel naso perché lo fanno tutti.

Il 96,5 % delle persone si mette le dita nel naso. In bagno, ma pure in ufficio e al semaforo. Perché.

Sei mai stato sorpreso? Le dita nel naso sono un classico comportamento del personaggio del film di Mr. Bean. Secondo un sondaggio il 35% delle persone è stato sorpreso da un familiare, il 28% da un amico, il 15% da un collega. Il 15% dal partner e il 5% dal capo. La maggioranza 38% ha fatto finta di grattarsi il naso.

E’ molto probabile, almeno statisticamente, che nel corso delle ultime sei ore vi siete messi le dita nel naso, almeno una volta. Giusto?

Va be’ non sentitevi troppo in colpa: uno studio scientifico ha dimostrato che solo il 3,5% della popolazione è esente da questa pratica. Gli altri, cioè il 96,5% delle persone, vi si dedica in maniera tutt’altro che saltuaria.

Lo studio ha infatti dimostrato che la frequenza media di questa pratica, quella che quindi si potrebbe definire di normale igiene, è di circa 4 volte al giorno. Ma ci sono alcuni eccessi: il 7,6% della popolazione supera i 20 “interventi” al giorno, tanto da meritare la definizione di “malati” di una nuova mania psichiatrica, la rinotillexomania.

In effetti la parola rinotillexomania è errata. E’ composta da quattro vocaboli greci: “rino”, cioè naso, “tillestei” prendere, “exis” fuori, e “mania” ossessione. Ma tiillestei significa prendere fuori, e quindi exo è di troppo. La “malattia” si dovrebbe chiamare rinotillomania, ma ormai è troppo tardi.

Da dove vengono le “caccole”? dal muco generato nei seni frontali e mascellari, che sono spazi vuoti situati dietro la fronte e gli zigomi, rivestiti di cellule a forma di calice che producono, appunto, muco. La produzione è continua e funziona come una specie di scala mobile in cui il muco è spinto avanti dalle ciglia di cui sono dotate le cellule che rivestono l’interno del naso. Il muco avanza alla velocità di 3-12mm al minuto e il suo flusso riveste e lubrifica tutte le superfici. Ognuno di noi inspira mediamente 9 mila litri d’aria al giorno, e con l’aria milioni di corpi estranei: irritanti, allergeni, microbi, polveri. Questi, filtrati dai peli che ci sono nel naso, le vibrisse, vengono intrappolati dal muco vischioso che ricopre i 160 cm quadrati di tessuto ricco di vasi che riveste i turbinati, strutture interne del naso.

Inglobati dal muco questi corpi estranei vengono spinti dalle cellule cigliate verso la gola, dove il muco viene inghiottito con quello che contiene e distrutto dagli acidi dello stomaco. Contemporaneamente, sempre nei turbinati, il muco cede all’aria inspirata il 95% del suo peso, cioè l’acqua, umidificandola. Insomma, la fine naturale del muco è in gola e poi nello stomaco. Se il muco perde la sua quota di acqua prima di completare il suo viaggio resta nel naso, si secca e aderisce alle narici. Quanto? In base ai parametri scientifici è stato calcolato che ognuno di noi produce più di un bicchierino di “caccole” al mese.

Secondo i medici, però, non è indispensabile toglierle. Tantomeno con le dita. Allora, perché lo si fa? Secondo le risposte degli intervistati perché le croste di muco nel naso ostruiscono la respirazione, causano prurito, sono esteticamente brutte…

Uno studio ha anche indagato sull’ “uso finale” delle cosiddette “caccole” (ma esistono altri termini dialettali o colloquiali per definirle, per esempio “capperi”); il 90,3% finisce nel fazzoletto; il 28,6% viene lanciato o fatto cadere sul pavimento, ma il 7,6% è trasferito su un mobile e addirittura 8% viene mangiato (erano possibili più risposte, per questo le percentuali sembrano sballate). E inoltre, secondo gli estimatori, intervistati, le caccole sarebbero “saporite, leggermente salate”. Forse proprio per il loro contenuto di potassio e sodio. Ma anche di calcio, cloro e acido carbonico, proteine, carboidrati e lipidi.

Se proprio il naso vi prude, è comunque molto meglio ricorrere alle gocce di soluzione salina, acquistabili in farmacia, che hanno il compito di riammorbidire il muco.

Pratica non educata

Perché va ricordato che Monsignor della Casa nel suo Galateo criticava addirittura chi “soffiandosi il naso rimane poi a osservarne il contenuto come accade quando si valutano pietruzze preziose o gioielli…”.Insomma meglio non esagerare. O si rischia di fare la fine di quella signora di 53 anni che, mettendosi le dita nel naso un po’ troppo insistentemente, finì col perforarsi l’osso etmoide, quello che separa naso e cervello.