Il Santo del Giorno

Santa Devota

Nome: Santa Devota

Titolo: Martire in Corsica

Nascita: 283 circa, Lucciana, Francia

Morte: 304 circa, Mariana, Francia

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Fu martirizzata in Corsica, durante la persecuzione di Diocleziano, per essersi rifiutata di sacrificarsi agli dei: la stesero su di un puledro.

Secondo la leggenda, sarebbe nata in una località chiamata Quercio, nella zona più alta, nel territorio attualmente denominato Luciana, dipartimento dell’Alta Corsica. La giovane fanciulla decise di consacrare la sua vita al servizio di Dio, ma fu vittima di un’accusa e fu arrestata, imprigionata e torturata. Il suo cranio fu lapidato. Dopo la sua morte, il governatore ordinò che il suo corpo venisse bruciato, ma alcuni cristiani lo salvarono dalle fiamme, il suo corpo, depositato dai cristiani di Corsica in una barca fiorita, fu guidato da una colomba verso lo scoglio di Monaco. Qui, secondo queste tradizioni, la nave si arenò intorno al 27 gennaio, in un cespuglio fiorito molto in anticipo per la stagione fredda. Il corpo mutilato della giovane martire fu scoperto dai pescatori e in suo onore fu eretta una cappella dove oggi sorge la chiesa parrocchiale a lei dedicata, nei pressi del porto di Monaco.

Dal 1984, con l’approvazione dei testi della Messa in suo onore, il culto può considerarsi ufficialmente confermato durante il pontificato di San Giovanni Paolo II. Patrona di Nizza, compatrona di Monaco (dove è sepolta) e della Corsica.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Biguglia in Corsica, commemorazione di santa Devota, vergine e martire.

Il Santo del Giorno

San Giuliano di Le Mans

Nome: San Giuliano di Le Mans

Titolo: Vescovo

Nascita: III secolo , Roma

Morte: III Secolo, Le Mans, Francia

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:Giugliano in CampaniaCastrovillariPrimiero San Martino di Castrozza

San Giuliano di Le Mans fu uno dei 70 discepoli degli Apostoli di Gesù. Ordinato vescovo a Roma, sarebbe poi stato inviato missionario in Gallia e alle porte della città di Le Mans avrebbe fatto zampillare prodigiosamente una fontana, riuscendo così ad operare senza sforzo una conversione in massa dei cittadini, convinti da quel miracolo.

In seguito per il suo instancabile operato avrebbe ottenuto il premio dal defensor della città di Le Mans numerose donazioni.

Dopo 47 anni di episcopato morì il 27 gennaio di un anno imprecisato.

Il suo culto, da subito molto sentito, fu introdotto dai Normanni nell’Italia meridionale nell’XI secolo e, in particolare, a Castrovillari, ai piedi del Monte Pollino, in Calabria, fu eretta una chiesa in suo onore che ancora oggi è il fulcro della grande festa del 27 gennaio, con le donne in costume tradizionale che offrono le celebri “vecchiaredde”: frittelle di acqua e farina preparate secondo la ricetta tradizionale proprio in onore dell’amatissimo patrono.

fonte: trocciolaenzo.blogspot.it

MARTIROLOGIO ROMANO. A Le Mans nella Gallia lugdunense, nell’odierna Francia, san Giuliano, che si ritiene primo vescovo di questa città.

Il Santo del Giorno

Santa Elvira

Nome: Santa Elvira

Titolo: Martire

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Ben poco si sa della vita di Santa Elvira, quello che sappiamo su di lei è scritto in un libro antico della Chiesa cattolica chiamato “Acta Sanctorum”, che significa “Atti dei Santi”. Santa Elvira è un venerata nella chiesa di San Pedro de les Puelles a Barcellona, ​​Spagna, anche se la sua storia non è nota e perché il sangue dei martiri non passa mai invano. Dio riconosce sempre chi ha dato la vita per la testimonianza di fede in Gesù Cristo e la loro memoria sarà eterna perchè avranno lavato le loro vesti del sangue dell’Agnello.

Quel poco che si sa su Santa Elvira è scritto anche sul retro della di una stampa diffusa a Barcellona. Il testo recita: “di Santa Elvira, che non si conosce il paese o le circostanze del suo martirio, fu vittima del paganesimo è fu sacrificata nella Germania austriaca.”.

L’immagine di Santa Elvira rivela un po della sua storia. Attraverso i suoi simboli sappiamo qualcosa su di lei. La corona simboleggia la verginità. Quindi possiamo dedurre che Santa Elvira morì vergine. La veste bianca sul corpo è purezza di cuore. La tunica rossa sotto il mantello simboleggia il martirio. Il palmo della sua mano destra simboleggia la vittoria dei santi che hanno dato la vita per Cristo. La spada nella mano sinistra simboleggia la Parola di Dio. Questo simbolo ci fa capire che Santa Elvira predicò la Parola con la forza e la potenza e, probabilmente, quindi, sono stati martirizzati. La “X” a forma di croce, detta anche “Croce di Sant’Andrea”, significa Elvira probabilmente fu crocifissa per dare la sua anima a Dio. E il braciere ai piedi di Santa Elvira indica che subì il tormento del fuoco prima di morire.

Il Santo del Giorno

Sant’ Angela Merici

Nome: Sant’ Angela Merici

Titolo: Vergine, fondatrice

Nascita: 21 marzo 1474, Desenzano sul lago di Garda

Morte: 27 gennaio 1540, Brescia

Ricorrenza: 27 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Patrona di:Desenzano del Garda

Nacque a Desenzano sul lago di Garda, nel 1474. Vigilata dai pii genitori, custodì diligentemente fin dai primi anni il giglio della verginità che propose di serbare intatto per tutta la vita. Aborriva ogni fasto muliebre, fino al punto di sfigurarsi il volto e recidersi la bella chioma, affine di piacere solo al celeste Sposo dei vergini.

Quando la morte le rapì gli amati genitori, fu accolta dallo zio, insieme con un suo fratellino. Quivi visse nel ritiro, nella penitenza, col cilicio e coi flagelli, nella preghiera quotidiana e notturna. Dietro consiglio del suo confessore, abbracciò la regola del terz’ordine francescano, e tornata alla natia Desenzano, il Signore le manifestò quanto voleva da lei.

Un giorno Angela stava pregando con il suo solito fervore, quando vide aprirsi i cieli, e da una lunga scala che dalla terra saliva sopra le nubi, vide scendere e salire Angeli e Vergini, mentre una musica soavissima si spandeva all’intorno. Udì allora una voce che la invitava a fondare una Compagnia di Vergini che lodassero Iddio e portassero anime al suo cuore.

Tenuta in gran concetto di santità, ovunque era chiamata a consolare, a comporre dissidi, a richiamare sulla via della virtù anime perdute.

Affamata del pane degli Angeli, si accostava spesso alla sacra Mensa, con sì infuocato amore da essere spesso rapita fuor dei sensi.

Intraprese poi con somma devozione un viaggio in Terra Santa. Approdata all’isola di Candia, divenne cieca; nel ritorno, alla stessa isola, miracolosamente riebbe la vista, sfuggì ai Saraceni, e da sicuro naufragio.

Desiderosa di venerare il Vicario di Cristo e di lucrare l’indulgenza del Santo Giubileo, venne a Roma e si portò a piedi dal Papa Clemente VII.

Ritornò a Brescia, e qui stabilitasi presso la chiesa di S. Afra, nel centro della città, diede inizio nel 1535 alla nuova congregazione detta delle Orsoline. Le diede una sicura disciplina e regola di vita santa e la pose sotto il patrocinio di S. Orsola. Molte furono le vocazioni, così che in breve tempo le Orsoline si diffusero in Italia ed in tutta Europa, poi oltre oceano. Loro scopo è l’educazione delle giovanette. Chi ne può misurare il bene?

Aveva ormai settant’anni quando cadde inferma; ricca di meriti se ne volò all’amplesso del suo celeste Sposo il 27 gennaio del 1540.

Il suo corpo rimase esposto per ben trenta giorni, finchè fu tumulato nella stessa chiesa di S. Afra. S’iniziò presso il suo sepolcro una sequela di portentosi miracoli, per cui i fedeli accorsero in folla a glorificarla e ad impetrar grazie. Fu canonizzata da Pio VII nell’anno 1807.

PRATICA. Le opere di misericordia spirituale e temporale distingueranno nel gran giorno del Giudizio Universale gli eletti dai reprobi.

PREGHIERA. O Signore, che per mezzo di Angela, hai fatto fiorire nella tua chiesa un nuovo giardino di sacre vergini, dacci per sua intercessione, di vivere santamente, affinché meritino di godere i gaudi eterni.

MARTIROLOGIO ROMANO. Sant’Angela Merici, vergine, che dapprima prese l’abito del Terz’Ordine di San Francesco e radunò delle giovani da formare alle opere di carità; quindi, istituì sotto il nome di sant’Orsola un Ordine femminile, cui affidò il compito di cercare la perfezione di vita nel mondo e di educare le adolescenti nelle vie del Signore; infine, a Brescia rese l’anima a Dio.

Buon Giovedì 27 Gennaio 2022

27 Gennaio | Giornata Internazionale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto (A/RES/60/7)

Il Sole sorge alle 7:18 e tramonta alle 17:08

La Luna cala alle 9:31 e si eleva alle 22:42

  • sant’Angela Merici, vergine, fondatrice della compagnia di sant’Orsola;

Angela dal greco “anghelos” cioè “messaggero, angelo”.

  • Lu poco è dell’angiulo, l’assaje è de lo cannaruto.  
    • san Giuliano, martire;
    • san Giuliano, primo vescovo di Le Mans;
    • santa Devota, vergine e martire;
    • san Marino, abate di Bodon;
    • san Vitaliano, papa;
    • san Teodorico, vescovo di Orléans;
    • san Gilduino, diacono di Dol;
    • beato Giovanni, canonico regolare;
    • beato Manfredo Settala, sacerdote ed eremita;
    • beata Rosalia du Verdier de la Sorinière, vergine del monastero del Calvario e martire;
    • san Giovanni Maria, detto Muzei, martire dell’Uganda;
    • sant’Enrico de Ossó y Cervelló, sacerdote, fondatore della Compagnia di Santa Teresa di Gesù;
    • beato Giorgio Matulaitis, vescovo di Vilnius e poi nunzio apostolico in Lituania.

Successe … oggi:

1348 – Convocazione del Parlamento Generale. Sommossa popolare contro gli Ungheresi.

Il proverbio del giorno: scoppi il ventre ma che non avanzi niente.

LE MASSIME DI FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Di solito si loda soltanto per essere lodati.

Pochi sono così assennati da preferire il biasimo utile alla lode traditrice.

Ci sono rimproveri che lodano, e lodi che sparlano

Le più belle Canzoni napoletane

‘A CANZONE D’ ‘O SURDATO

Salvatore Gambardella Aniello Califano
 
Nannì, nun suspirà,
mo me cungedo e torno ‘mbracci’a tte.
Speruto ‘e te vedè,
me veco perzo, crideme, Nannì.
Nanninè,
servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
ma ched è
chesta vita senza ‘e te?
 
Annina, non sospirare,
ora mi congedo e torno tra le tue braccia.
Sesideroso di vederti,
mi vedo perso, credimi, Annina.
Annina,
servo la patria e servo il Re,
Ma cos’è
questa vita senza di te?
 
   Nanninè,
   servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
   ma ched è
   chesta vita senza ‘e te?

 
   Annina,
   servo la patria e servo il Re,
   Ma cos’è
   questa vita senza di te?
 
Si n’aggiu viste o no
guaglione belle, t’ ‘o ppuò ‘mmagginà.
Ma, n’è pe t’avantà,
cchiù bbella ‘e te ‘na nenna nun ce sta!
Nanninè,
servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
ma ched è
chesta vita senza ‘e te?
 
Se ne ho viste o no,
di ragazze belle, lo puoi immaginare.
Ma, non per vantarti,
più bella di te una ragazza non c’è!
Annina,
servo la patria e servo il Re,
Ma cos’è
questa vita senza di te?
 
   Nanninè,
   servo ‘a patria e servo ‘o Rre,
   ma ched è
   chesta vita senza ‘e te?

 
   Annina,
   servo la patria e servo il Re,
   Ma cos’è
   questa vita senza di te?
 
Surtanto affianco a tte
‘stu core mio pace po’ truvà.
Sicura nne può stà,
ch’io so’ ddiciso, e torno pe spusà!
Soltanto accanto a te
questo cuore mio pace può trovare.
Sicura ne puoi essere,
che io sono deciso, e torno per sposarmi!

Il Santo del Giorno

Santi Senofonte, Maria e figli

Nome: Santi Senofonte, Maria e figli

Titolo: Martiri

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Senofonte era un senatore di Bisanzio, sposato con Maria, con due figli: Giovanni e Arcadio. Si dimise dalla dignità senatoria e si ritirarono tutti in un monastero a Gerusalemme. Nonostante la loro ricchezza e posizione, si distinguevano per la semplicità dell’anima e la qualità del cuore. Desiderosi di dare ai loro figli Giovanni e Arcadio un’istruzione più completa, li mandarono nella città di Beirut. Ma la nave su cui navigavano entrambi i fratelli naufragò. Afflitti dalla separazione, i fratelli si dedicarono a Dio e divennero monaci. I genitori non ebbero notizie dei loro figli per molto tempo perdendo le speranze di rivederli in vita. Senofonte, tuttavia, ormai piuttosto anziano, mantenne una ferma speranza nel Signore e consolò sua moglie Maria.

Dopo diversi anni i genitori si recarono in pellegrinaggio ai Luoghi Santi e a Gerusalemme dove trovarono i loro figli, residenti in vari monasteri. I genitori gioiosi ringraziarono il Signore per aver riunito la famiglia. Senofonte e Maria andarono a vivere in diversi monasteri per dedicarsi a Dio. I monaci Arcadio e Giovanni, con il permesso dei loro genitori, continuarono a vivere nel deserto, dove proseguirono il loro lavoro ascetico.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Gerusalemme, santi Senofonte e Maria e i loro figli Giovanni e Arcadio, che, dopo aver rinunciato alla dignità senatoria e a ingenti beni, si tramanda che con pari ardore d’animo abbiano abbracciato nella Città Santa la vita monastica.

Il Santo del Giorno

Sant’ Alberico di Citeaux

Nome: Sant’ Alberico di Citeaux

Titolo: Abate

Morte: 1108 circa, Cîteaux, Francia

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Era un eremita a Colán, vicino a Chatillon-sur-Seine, poi seguì San Roberto a Molesmes (1057), dove era priore. Questa era una comunità che si proponeva di essere esemplare per il suo spirito devoto e obbediente, per la sua austerità e disciplina. Ma se gli intenti erano buoni seguirli alla lettera era più difficile. In questo modo i monaci di Molesmes, nonostante le loro buone intenzioni, finirono per adattarsi alla pigrizia, e ad una certa indisciplina, futilità e comodità. San Roberto tentò invano di porvi rimedio, ricorrendo al rigore. Scoraggiato, lasciò il monastero e si ritirò in solitudine.

Alberico, fu invece più tenace, usò il metodo della dolcezza, ma non ebbe buoni risultati. I monaci si ribellarono, accusandolo e insultandolo, e anche maltrattandolo, picchiandolo e persino rinchiudendolo nel monastero. La questione andò molto lontano, i monaci ribelli reagirono e chiesero perdono, con l’intenzione di cambiare la loro vita, ma le loro buone intenzioni non durarono a lungo. E per questo motivo, Roberto, Alberico e un altro gruppo di monaci, lasciarono Molesmes, per dare vita all’Ordine Cistercense, a Cîteaux nel 1098. Così Alberico fu fondatore con Roberto de Molesmes e Santo Stefano Harding della riforma dei Cistercensi (1109 ). Per dieci anni fu priore a Cîteaux, lottando affinché il suo spirito non cadesse negli stessi errori del passato e nel 1100 fu eletto abate. Si dice che abbia ricevuto un mantello bianco dalle mani di Maria.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Cîteaux in Borgogna, nell’odierna Francia, sant’Alberico, abate: tra i primi monaci di Molesme, giunse alla fondazione di Neumünster, che poi, eletto abate, resse, dedicandosi con ogni zelo e impegno alla formazione dei monaci, come vero amante della regola e dei confratelli.

Il Santo del Giorno

San Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Nome: San Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Titolo: Sacerdote

Nascita: 16 marzo 1840, Santa Rosa de Rio Primero, Argentina

Morte: 26 gennaio 1914, Villa Tránsito, Argentina

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Nacque vicino a Santa Rosa del Río Primero, a Córdoba, in Argentina. Entrò nel Seminario Maggiore “Nostra Signora di Loreto” di Córdoba il 5 marzo 1856, all’età di 16 anni. Fu ordinato sacerdote il 4 novembre 1866. Per la prima volta svolse il suo ministero sacerdotale nella Cattedrale di Córdoba e fu prefetto degli studi presso la scuola del seminario Nostra Signora di Loreto. Prefetto degli studi, il 12 novembre 1869 conseguì un master in filosofia presso l’Università di Córdoba.

Già nel 1867 Brochero si distinse eroicamente nella cura dei malati e dei morenti a causa dell’epidemia di colera che colpì la città di Córdoba.
Il 18 novembre 1869 fu nominato sacerdote del curato di San Alberto, attualmente noto come Valle Traslasierra, di immense dimensioni: 4336 chilometri quadrati di valli e montagne, allora selvaggi e quasi deserti, infestati da banditi e fuggiaschi dalla Giustizia. I suoi poco più di 10.000 abitanti vivevano sparsi, con un deplorevole grado di miseria materiale, senza strade e senza scuole, tagliati fuori dalle Sierras Grandes alte oltre 2.000 metri.

Il 24 dicembre 1869 lasciò la città di Córdoba per assumere il curato che avrebbe assunto praticamente il resto della sua vita. Brochero arrivò a San Pedro, la capitale del dipartimento, dopo tre giorni di viaggio a dorso di un mulo attraverso le montagne. Dopo un po’ di tempo e di sua spontanea volontà, si stabilì definitivamente nel comune di Villa del Tránsito.

Non avendo più risorse di quelle ottenute con i suoi stessi sforzi, il sacerdote Brochero, con i suoi parrocchiani, costruì più di 200 chilometri di strade e diverse chiese, fondò città e si prese cura dell’istruzione di tutti. Si rivolse alle autorità e ottenne corrieri, uffici postali e stazioni telegrafiche. Progettò il ramo ferroviario che avrebbe attraversato la Valle Traslasierra, unendo Villa Dolores e Soto, per far uscire i loro amati montanari dalla povertà in cui si trovano, “abbandonati da tutti ma non da Dio”, come era solito ripetere. Tra le altre opere, ottenne, con la costruzione di un acquedotto, l’arrivo dell’acqua alla città dal fiume Panaholma. Promosse il commercio e l’industria locali e assicurò il miglioramento delle condizioni dei lavoratori.

Sempre all’opera per aiutare il prossimo come quando si gettò con il mulo nel fiume in piena espansione per andare ad aiutare un moribondo. O come la volta in cui andò a cercare il bandito “Gaucho Seco” e per portarlo con altri fuorilegge alla palestra, dove uscirono come agnelli addomesticati. Provò a fare lo stesso con il temibile Santos Guayama, che stava devastando la valle, che dopo averlo incontrato sulle montagne promise di tornare con trecento uomini. Ma Guayama morì prima di essere catturato. Questa fu una delle sue due più grandi frustrazioni. L’altra fu non portare la ferrovia nella zona, per la quale lottò per tutta la vita ”. (Testimonianza di Roque Sanguinetti)

Nel 1908 fu nominato canonico della Cattedrale di Córdoba, ma presto tornò alla sua parrocchia commentando che “questo attrezzo non è per la mia schiena, né il mulo per questo recinto”. Ma poi si ammalò di lebbra, che contrasse bevendo mate con due lebbrosi della regione. La malattia gli servì per isolarsi dalla società e costituì la purificazione finale del suo cuore, così data agli altri.

A causa della sua malattia si dimise dal curato, vivendo per alcuni anni con le suore nella sua città natale. Ma rispondendo alla richiesta dei suoi ex parrocchiani, tornò nella sua casa di Villa del Transito, morendo lebbroso e cieco. Fedele al suo linguaggio popolare, le sue ultime parole furono: “Ora ho l’attrezzatura pronta per il viaggio”. È stato beatificato il 14 settembre 2013 nella stessa città del suo apostolato da Papa Francesco.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Villa del Transito, Córdoba, Argentina, il Beato José Gabriel del Rosario Brochero, chiamato affettuosamente “Cura Brochero” o “Cura gaucho”, sacerdote

Il Santo del Giorno

Santa Paola Romana

Nome: Santa Paola Romana

Titolo: Vedova

Nascita: 5 maggio 347, Roma

Morte: 26 gennaio 404, Betlemme

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Paola era una delle nobildonne romane la cui vita ruotava attorno al “misogino” S. Girolamo (30 set.). Egli parlò di queste matrone nelle sue lettere, ed è la nostra unica fonte di informazioni su di esse. Paola era nata il 5 maggio 347, discendente dalle famiglie degli Scipioni e dei Gracchi: i suoi genitori sostenevano addirittura di discendere da Enea e Agamennone. Sposò Tossozio, ebbe un figlio, Tossozio jr, e quattro figlie, Blesilla, Paolina, Eustochio e Rufina. Il marito morì quando lei aveva solo trentadue anni, causandole un grande dolore, alleviato dalla presenza di S. Marcella (31 gen.) descritta da Girolamo come «gloria delle donne romane». Anche Marcella era vedova e incoraggiò Paola a imitare il suo stile di vita austero e quasi monastico.

Avendo precedentemente lasciato Roma per sperimentare la vita eremitica nel deserto calcidico della Siria, nei pressi di Antiochia, e avendo poi deciso di dedicarsi agli studi, Girolamo tornò insieme con Paolino di Antiochia a Roma, dove l’anziano papa Damaso nominò Girolamo suo segretario e lo incaricò di rivedere i testi latini della Bibbia allora in uso. A Roma Girolamo si impegnò a diffondere l’ascetismo tra gli aristocratici. Riscosse molto successo tra le nobildonne, cosa che deve averlo sorpreso e dato origine a pettegolezzi maliziosi, originati forse dal più nobile ma volgare clero romano, dal quale egli aveva preso notevolmente le distanze. Marcella e Paola, che sapevano il greco, divennero il nucleo di un gruppo di donne entusiaste della Bibbia, che affascinarono Girolama e lo convinsero a occuparsi della loro direzione spirituale. La figlia maggiore di Paola, Blesilla, divenne la pupilla di Girolamo; essa lo aveva infatti colpito per l’eccezionale intelligenza. La sua salute era però delicata e non fu per niente aiutata dal regime di vita eccessivamente ascetico impostole da Girolamo; morì e la sua morte scatenò una tempesta di proteste contro di lui.

La seconda figlia di Paola, Paolina, era sposata con un senatore, Pammachio, che era stato un amico di Girolamo durante la sua prima e meno ascetica permanenza a Roma. Anche Paolina morì giovane in seguito a un aborto, e Pammachio divenne probabilmente l’unico discepolo maschio di Girolamo. Più tardi avrebbe fondato il primo ostello per pellegrini dell’Occidente ed è anch’egli venerato come santo (30 ago.). L’attenzione di Girolamo si concentrò quindi sulla terza figlia, Eustochio: «Cominciò a formarla già in tenera età a una sorta di scolastica verginità, con una formazione che univa filologia ebraica a esortazioni alla castità così precise e dettagliate da fare arrossire un legionario» (Bouyer).

Morto papa Damaso, íl suo successore, Siricio, ebbe un atteggiamento molto meno favorevole verso Girolamo, che lasciò Roma alla volta della Palestina, portando con sé Paola e molte altre pie donne. Essi compirono pellegrinaggi in tutta la Palestina e un viaggio in Egitto per visitare i frati e gli anacoreti che là vivevano. Finalmente si fermarono e fondarono monasteri a Betlemme e nei dintorni. Anche nel loro ascetismo le distinzioni sociali romane continuavano ad avere valore: le persone che appartenevano a questi monasteri erano suddivise in tre ordini in base alla classe sociale di provenienza e si incontravano solo per l’ufficio e i servizi. La stessa Paola insegnò l’ebraico e aiutò Girolamo nella sua opera. Anch’essa fu coinvolta nella disputa tra Girolamo e il vescovo Giovanni di Gerusalemme sull’origenismo. Le ricchezze di Paola si prosciugarono nell’opera di costruzione e di assistenza: negli ultimi anni di vita essa cadde in miseria.

Suo figlio Tossozio aveva sposato la figlia cristiana di un pagano: la loro figlia Paola sarebbe succeduta alla nonna nella guida del monastero. Girolamo si occupò della sua istruzione sin da quando era nella culla e la educò basandosi sui Proverbi, l’Ealesiaste e il Libro di Giobbe. L’entusiasmo che egli mise in questo nuovo compito superò persino quello che aveva dimostrato nell’educare, circa venti anni prima, la zia Eustochio. La giovane Paola sembra avergli tenuto testa, creandogli qualche problema, vista anche l’età avanzata di Girolamo; egli infatti scrisse: «Ho sulle mie spalle la piccola Paola, un peso che non so se sono in grado di portare». Paola (la prima) morì il 26 gennaio 404 é fu sepolta sotto l’altare della chiesa della Natività a Betlemme. Il discorso di commiato di Girolamo costituisce l’argomento di quella che è considerata la sua lettera più fine. La scena della sepoltura è riportata in miniatura in una copia inglese del mi secolo di un commento di Girolamo su Isaia.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Betlemme di Giudea, santa Paola, vedova: di nobilissima famiglia senatoria, rinunciò al mondo e, distribuite le sue sostanze ai poveri, insieme alla beata vergine Eustochio, sua figlia, si ritirò presso il presepe del Signore.

Il Santo del Giorno

Santi Timoteo e Tito

Nome: Santi Timoteo e Tito

Titolo: Vescovi Discepoli di San Paolo

Ricorrenza: 26 gennaio

Tipologia: Commemorazione

La memoria di due Vescovi delle primissime generazioni cristiane, ambedue convertiti da San Paolo e suoi collaboratori, è stata abbinata nel nuovo Calendario della Chiesa. Timoteo e Tito non erano israeliti, non appartenevano al Popolo eletto. Ambedue perciò impersonavano il primo grosso problema incontrato dalla Chiesa nascente. Il problema era questo: era lecito entrare nella Chiesa cristiana senza prima passare dalla Sinagoga ebraica? I pagani potevano essere battezzati direttamente, oppure il battesimo doveva essere riserbato soltanto ai circoncisi?

La questione venne affrontata dagli Apostoli, a Gerusalemme, verso l’anno 50, in quello che può esser definito il primo Concilio della Chiesa. La controversia fu vivace, ma San Paolo, per quanto israelita, sostenne le ragioni dei pagani convertiti, e in tal senso convinse anche gli altri Apostoli, e San Pietro, che dette autorità alle decisioni del concilio.

Timoteo era figlio di una donna israelita e di padre gentile, cioè pagano. Egli rappresentava in qualche modo un punto d’incontro e d’intesa tra le due tendenze. Per rispetto al padre, la madre non l’aveva fatto circoncidere. Quando San Paolo giunse in Asia Minore, a Listra, patria di Timoteo, convertì la madre e battezzò il giovane, promettente figlio.

Tito, a sua volta, era proprio uno di quei pagani della Siria che, convertito da San Paolo, era entrato a far parte della Chiesa di Antiochia. Quattordici anni dopo, Paolo lo portò con sé a Gerusalemme, proprio nel momento cruciale della controversia circa il battesimo dei Gentili. L’Apostolo si oppose risolutamente alla circoncisione del cristiano di Antiochia, e Tito divenne così il vivente simbolo del valore universale del Cristianesimo, senza distinzioni di nazionalità, di razza e di cultura.

Diverso fu invece il comportamento di San Paolo nei confronti di Timoteo. Incontrandolo dopo alcuni anni, gli consigliò la circoncisione. Ciò sembrava in contrasto con i principi paolini, ma evidentemente l’Apostolo delle Genti voleva fare di Timoteo un missionario presso gli Ebrei.

Timoteo divenne così uno dei migliori e più assidui collaboratori di Paolo, docile e affettuoso, riflessivo e fedele. E utilissimo collaboratore dell’Apostolo fu anche Tito, eloquente e ispirato, zelante e irreprensibile. Ambedue, Timoteo e Tito, furono latori delle lettere di San Paolo alle varie comunità cristiane. Due lettere dell’Apostolo, importantissime, furono indirizzate proprio a Timoteo; un’altra lettera, anche questa fondamentale, venne indirizzata a Tito, che era restato ad evangelizzare l’isola di Creta, dove divenne Vescovo di Gòrtina, morendovi vecchissimo, verso la fine del primo secolo cristiano.

Timoteo, invece, inviato da Paolo ad organizzare la Chiesa di Efeso, divenne il primo Vescovo, amato e venerato, di quella grande città orientale, dove morì verso l’anno 97. La tradizione lo disse Martire, ucciso a colpi di pietra dai pagani della città, adirati perché il Vescovo cristiano si sarebbe opposto ai Baccanali, durante una festa pagana. Ma nessun documento conferma quest’ultimo capitolo della vita del fedele «figlio spirituale» di Paolo.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria dei santi Timoteo e Tito, vescovi, che, discepoli di san Paolo Apostolo e suoi collaboratori nel ministero, furono l’uno a capo della Chiesa di Efeso, l’altro di quella di Creta; ad essi sono indirizzate le Lettere dalle sapienti raccomandazioni per l’istruzione dei pastori e dei fedeli.

Buon Mercoledì 26 Gennaio 2022

26 gennaio, giornata mondiale per i malati di lebbra

Il Sole sorge alle 7:19 e tramonta alle 17:06

La luna cala alle 9,12 e si eleva alle 21,38

  • santi Timoteo e Tito, discepoli di san Paolo;

Tito prenome romano che potrebbe derivare da “titus” cioè “colombo selvatico”.

  • Fa’  ‘o rucco-rucco comm’a  ‘o palùmmo.

(si dice sia di un donnaiolo che di un ruffiano)

         Timoteo dal greco “timotheos” cioè “che ama Dio, persona pia o devota”.

  • Chi vo’ grazie ‘a Ddio nun ha dda ji ‘e pressa

Infatti

  • Dio è lungariello ma no scurdariello.
    • san Teogene, martire;
    • santa Paola, vedova;
    • sant’Alberico, abate di Cîteaux;
    • sant’Agostino Erlendsson, arcivescovo di Nidaros;
    • beata Maria de la Dive, martire;
    • beato Michele Kozal, vescovo ausiliare di Włocławek e martire a Dachau.

Successe … oggi:

1876 – Il giovane Michelangelo Schipa denuncia al Commissariato Porto (quartiere di Napoli) che, nell’aula di Storia Moderna dell’Università, gli hanno rubato il cappello.

1980 – Muore Peppino De Filippo.

1994 – All’età di 72 anni muore lo scrittore Domenico Rea.

Il proverbio del giorno: bello di Gennaio molto spesso brutto di Febbraio.

LE MASSIME DI FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Esaltiamo le buone qualità degli altri più per stima delle nostre opinioni che per stima dei loro meriti: vogliamo attirarci delle lodi, mentre facciamo finta di tributarne.

Non ci piace lodare, e non lodiamo mai nessuno senza interesse. La lode è una lusinga abile, nascosta e raffinata, che sodisfa in maniera diversa chi la dà e chi la riceve. L’uno la prende come una ricompensa dei suoi meriti; l’altro la dà per far notare la sua equità e il suo discernimento.

Spesso scegliamo delle lodi avvelenate che fanno vedere per contraccolpo in coloro che lodiamo dei difetti che non oseremmo svelare in altro modo.

Le più belle Canzoni napoletane

‘A CANZONE D’ ‘E STELLE

Ernesto Tagliaferri Ernesto Murolo 1928
 
‘A canzone d’ ‘e stelle, stasera,
p’ ‘o mare ‘e Napule, voglio cantá…
Doce è ‘o viento… ‘a varchetta è liggiera…
‘nnante Pusilleco mme porta giá…
Giá se sentono voce e chitarre…
tu, Marí, staje ‘npenziero pe me…
 
La canzone delle stelle, stasera,
per il mare di Napoli, voglio cantare…
Dolce è il vento… la barchetta è leggera…
davanti a Posillipo mi porta già…
Già si sentono voci e chitarre…
tu, Maria, stai in pensiero per me…
 
Senza luna, â riva ‘e mare,
quant’è bello a fá ll’ammore!
‘Mmiez’ê stelle cadute, stasera,
ne teng’una ‘int’ê bbraccia… sî tu!
 
Senza luna, in riva al mare,
com’è bello far l’amore!
Tra le stelle cadute, stasera,
ne ho una tra le braccia… sei tu!
 
Che nuttata d’ammore! Mme pare
ca tutta Napule canta cu me!
Ciento stelle, sperdute p”o mare…
“bella, annascùnnete” cercano a te…
Ma ‘stu core te tene attaccata,
sulo ‘a morte ce sparte, Marí…
 
Che nottata d’amore! Mi sembra
che tutta Napoli canti con me!
Cento stelle, sperdute per il mare…
“bella nasconditi” ti cercano…
Ma questo cuore ti tiene attaccata,
solo la morte ci divide, Maria…
 
Senza luna, â riva ‘e mare,
…………………………………
Senza luna, in riva al mare,
…………………………………


Tra le interpretazioni di questa canzone, ricordiamo quelle di Francesco Albanese, Tito Schipa, Gianni Quintiliani, Enzo De Muro Lomanto, Daniele Serra e Roberto Murolo.

Il Santo del Giorno

Santi Preietto ed Amarino

Nome: Santi Preietto ed Amarino

Titolo: Martiri

Ricorrenza: 25 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Proietto, in latino Projectus o Prisco (in francese Priest, Prest e Preils) nacque in Alvernia, regione francese centromeridionale. Egli è il protagonista di una delle Vite merovingie più attendibili e interessanti, scritta da un monaco di Volvic nel Puy-de-Dòme, probabilmente un suo contemporaneo, anche se non sembra che lo conoscesse personalmente. Proietto fu istruito da Genesio, vescovo della diocesi di Alvernia (3 giu.) ed educato agli studi delle Scritture, della storia ecclesiastica e del canto gregoriano. Segui Felice, successore di Genesio, sulla cattedra di Alvernia nel 666 e fondò monasteri, chiese e ospedali. Predicò assiduamente, con sapienza e fervore.

La sua morte fu conseguenza di intrighi e corruzione negli ambienti del potere. 11 patricius o governatore di Marsiglia, di nome Ettore, fu accusato (i racconti discordano su chi avesse preso l’iniziativa) di violenze e crimini. Dopo essere stato convocato a corte dal re Childerico II, fu arrestato e giustiziato per ordine del re. Un certo Agrizio, convinto che fosse stato Proietto a protestare con il re per la condotta di Ettore, si adoperò per organizzare la vendetta. Raccolse un gruppo di persone armate che si imbatterono nel vescovo e nei suoi compagni di viaggio, di ritorno dalla corte di Volvic, a qualche miglio da Clermont. Gli armati uccisero prima l’abate Amarino (anch’egli venerato localmente come santo), avendolo probabilmente scambiato per il vescovo; Proietto si fece allora avanti lasciandosi riconoscere: prima fu pugnalato, poi il suo capo venne spaccato in due da un colpo di spada. Venne immediatamente venerato come martire; il suo culto si diffuse ai calendari monastici inglesi dell’XI e XII secolo. La parte più importante delle sue reliquie venne successivamente trasferita nell’abbazia di Flavígny in Borgogna.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Clermont-Ferrand nella regione dell’Aquitania, in Francia, santi Preietto, vescovo, e Amarino, uomo di Dio, entrambi trucidati dai notabili della città.

Il Santo del Giorno

San Poppone

Nome: San Poppone

Titolo: Abate

Nascita: 978 circa, Deinze, Belgio

Morte: 25 gennaio 1048, Marchiennes, Francia

Ricorrenza: 25 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Poppone nacque nelle Fiandre e per qualche tempo prestò servizio nell’esercito; abbandonò poi questa professione e rinunciò a un matrimonio combinato contro la sua volontà. Dopo un pellegrinaggio a Roma vestì l’abito monastico a Saint-Thierry, vicino a Reims. In quel periodo il rinnovamento monastico stava facendo grandi progressi, rinforzando ed estendendo le riforme introdotte durante il x secolo dopo la decadenza del secolo precedente. Un nuovo centro riformatore sorse nel monastero di Saint-Vanne de Verdun dove, sotto la forte guida dell’abate Riccardo (1005-1046), venne fatta una nuova fusione delle riforme cluniacense e lotaringia. Saint-Vanne divenne la casa madre di più di venti monasteri delle diocesi di Metz, Verdun, Liegi e Cambrai.

Poppone divenne discepolo di Riccardo che, intorno all’anno 1008, lo inviò da Saint-Thierry a Saint-Vanne e successivamente lo incaricò della direzione di Saint-Vaast e Beaulieu. La maggior parte dei monasteri di quella regione non era posta sotto il controllo di un ordine religioso ma sotto quello di proprietari che potevano essere sia laici che vescovi. Uno di questi proprietari riformatori fu l’imperatore Enrico II (1002-1024), conosciuto come Enrico il Buono, anch’egli annoverato tra i santi (13 lug.). Nel 1020 egli prese in mano le redini del destino di Poppone (dal quale pare si facesse spesso consigliare) incaricandolo della direzione dei monasteri reali di Stavelot e Malmedy. Il successore di Enrico, Corrado II, aumentò ancor di più la sua influenza affidandogli il suo monastero dinastico di Limhurg e la direzione, o almeno la supervisione, di un intero gruppo di abbazie reali: Echternach, Saint-Ghi-slain, Hersfeld, Wcissenburg e S. Gallo, facendone così l’abate più potente dell’impero. Con la morte di Riccardo, avvenuta nel 1046 e seguita da quella di Poppone due anni più tardi, il rinnovamento lotaringio e germanico perse molto del proprio slancio. Poppone morì il 25 gennaio 1048 a Marchiennes, dopo aver ricevuto i sacramenti dalle mani dell’abate Everhelm di Haytmont, che successivamente curò l’edizione riveduta di una sua biografia scritta da un monaco di nome Onulfo.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Marchiennes nelle Fiandre, nel territorio dell’odierna Francia, san Poppone, abate di Stavelot e Malmédy, che diffuse in molti monasteri della Lotaringia l’osservanza cluniacense.


Il Santo del Giorno

Sant’ Anania di Damasco

Nome: Sant’ Anania di Damasco

Titolo: Martire

Nascita: I secolo a. C., Damasco

Morte: I secolo d. C, Eleuteropoli

Ricorrenza: 25 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Un episodio degli Atti degli Apostoli, può esser detto, senza incertezza, terribile e terrorizzante. L l’episodio di Ananìa e di sua moglie Saffira; un episodio che dà i brividi e potrebbe far giudicare per lo meno temibile il Principe degli Apostoli, se non si tenesse conto del perché di tanta durezza.

Tutti conoscono il cosiddetto « comunismo dei primi cristiani », i quali formavano « un corpo e un’anima sola ». Bisogna però notare subito che quel comunismo non era imposto e coatto, ma libero, com’è libero il comunismo nei monasteri e nei conventi.

Liberamente e non coartatamente, i primi cristiani potevano, se volevano, vendere le proprie cose e liberissimamente, volontariamente, sinceramente potevano, se volevano, portare agli Apostoli il ricavato delle vendite.

Nessuno li obbligava a questa rinunzia, che non sarebbe stata tale, se non fosse stata libera e spontanea. Bando dunque a qualsiasi doppiezza, a qualsiasi ipocrisia, a qualsiasi sotterfugio. Chi voleva mettere in comune le proprie ricchezze, lo poteva fare, a patto d’una profonda sincerità e di una assoluta libertà.

Soltanto la comunione delle anime poteva permettere la comunione dei beni. Se le anime erano divise, anche da un nascosto sentimento di egoismo o di ambizione, la comunità dei beni risultava falsa, odiosa e quindi non valida né spiritualmente né socialmente.

Detto ciò e messo in chiaro che cosa significasse e che cosa ancora significhi il « comunismo cristiano », ben distinto da tutti gli altri comunismi più o meno imposti o coatti, ecco l’episodio narrato dagli Atti degli Apostoli.

« Un cert’uomo, un tale Ananìa, d’accordo con la moglie Saffira, anche lui vendette un campo, e consapevole la moglie, si tenne per sé una parte del prezzo, portando il resto e deponendolo ai piedi degli Apostoli. Allora Pietro disse: “Ananìa, come mai Satana t’ha così preso il cuore che tu cerchi di mentire allo Spirito Santo, frodando una parte del prezzo del campo? Se non lo vendevi, non restava tuo? E, vendutolo, non eri padrone del denaro? Perché concepire un tal disegno? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio”.

Ananìa, a sentir queste parole, cadde e spirò. E gran timore entrò in tutti che udirono. Non eran passate tre ore, ed ecco entra la moglie di lui, che nulla sapeva di quel che era avvenuto. Pietro le si rivolse: “Dimmi, è vero che avete venduto il campo per il tal prezzo?”. E quella: “Sì, per tal prezzo”. E Pietro a lei: “Ah, dunque, vi siete accordati a tentar lo Spirito del Signore? Ecco alla porta i passi di coloro che han sepolto tuo marito: vengono a portare via anche te!”. In quell’istante, ella cadde ai suoi piedi e spirò ».

Si capisce come il Sant’Ananìa festeggiato oggi non possa essere quello terribilmente punito .da San Pietro per la sua falsità e la sua doppiezza. C’è da sperare che la Misericordia di Dio abbia perdonato la debolezza dei due vecchi ipocriti, dopo l’esemplare loro condanna, ma il Sant’Ananìa di oggi è invece detto dagli Atti degli Apostoli « fedele osservatore della Legge, di edificazione a tutti gli abitanti di Damasco, prima e dopo la sua conversione ».

La tradizione, seguita anche dal Martirologio Romano, lo vuole uno dei 72 discepoli di Gesù, poi sacerdote e Vescovo di Damasco. In questa città, egli avrebbe battezzato San Paolo, dopo la sua folgorante conversione, che la Chiesa festeggia proprio oggi, 25 gennaio.

E a Damasco sarebbe morto Martire, battuto e flagellato sotto il giudice Licinio, e poi finito a colpi di pietre, fuori della città, verso l’anno 70.


MARTIROLOGIO ROMANO. Commemorazione di sant’Ananía, discepolo del Signore, che battezzò Paolo a Damasco dopo la sua conversione.

Il Santo del Giorno

Conversione di San Paolo Apostolo

autore: Giovan Battista Gaulli anno: 1690 titolo: Conversione di San Paolo luogo: Chiesa di San Paolo, Fiastra

Nome: Conversione di San Paolo Apostolo

Titolo: L’adesione al cristianesimo

Ricorrenza: 25 gennaio

Tipologia: Festa

Patrono di:Massa LombardaConcordia sulla SecchiaFleroPasiano di PordenoneBreda di PiaveSolarinoAzzano San PaoloSan Polo d’EnzaEsineMortegliano >>> altri comuni

Uno dei più gloriosi trionfi della grazia divina é senza dubbio la conversione di S. Paolo, che la Chiesa celebra oggi con festa particolare.

S. Paolo era ebreo della tribù di Beniamino. Fu circonciso l’ottavo giorno dopo la nascita, e fu chiamato Saulo. Apparteneva, come il padre, alla setta dei farisei: setta la più rigorosa, ma nello stesso tempo la più recalcitrante alla grazia di Dio.

I suoi genitori lo mandarono per tempo a Gerusalemme, alla scuola di Gamaliele, celebre dottore in legge. Sotto questa sapiente guida. Saulo si abituò alla più esatta osservanza della legge mosaica. Questo zelo fu quello appunto che fece di Saulo il persecutore più terribile dei primi seguaci di Gesù.

Lo vediamo nella lapidazione di Stefano custodire le vesti dei lapidatori, non potendo far altro, non avendo l’età prescritta; egli stesso però lapidava nel suo cuore, non solo Stefano, ma tutti i Cristiani, avendo in mente una sola cosa: sradicare dalle fondamenta la
Chiesa di Cristo e propagare in tutto il mondo il Giudaismo.

Con questo zelo quindi non vi è niente da stupire se fu uno dei più fieri, anzi il più terribile ministro della persecuzione che infierì contro i Cristiani di Gerusalemme e ben presto fece scomparire i Cristiani che colà si trovavano; ma non pagò di ciò, chiese lettere autorizzative al Sommo Sacerdote, per poter fare strage dei Cristiani rifugiatisi in Damasco. Qui però il Signore l’attendeva: qui la grazia divina doveva mostrare la sua potenza.

Eccolo sulla via di Damasco, accompagnato da arcieri, spirante furore e vendetta. Ma d’improvviso, mentre galoppa, una luce fulgida lo accieca; una forza misteriosa lo sbalza da cavallo ed egli ode una voce dal cielo che gli grida: « Saulo, perchè mi perseguiti? ».
– Chi sei tu? – risponde Saulo, meravigliato e spaventato ad un tempo.
Ed il Signore a lui:
– Io sono quel Gesù che tu perseguiti.
– Che vuoi ch’io faccia, o Signore?
– chiede Saulo interamente mutato dalla grazia.
– Va’ in Damasco
– gli risponde il Signore colà ti mostrerò la mia volontà.

Saulo si alza, ma essendo cieco, si fa condurre a Damasco, dove rimane tre giorni in rigoroso digiuno e in continua orazione. Al terzo giorno Anania, sacerdote della Chiesa Damascena, per rivelazione di Dio, si porta nel luogo dove si trova Saulo, lo battezza e gli ridona la vista. Da quel momento Paolo è mutato da feroce lupo in docile agnello: la grazia di Dio opera in lui per formare il vaso di elezione, l’Apostolo delle genti.

Paolo, docile ai voleri di Dio, tanto crebbe nell’amore di Gesù, che arrivò a dire: « Chi mi separerà dalla carità del mio Gesù? forse la persecuzione? la fame? i sacrifici o la morte? Ah, no, né la vita, né la morte, né il presente, né il futuro saranno capaci di separarmi da quel Gesù per cui vivo, per cui lavoro e col quale sono crocifisso. Egli sarà la mia corona perché non sono io che vivo ma è Gesù che vive in me ».

PRATICA. Iddio permette nella Chiesa le persecuzioni affinché la sua vigna, potata, produca frutti più abbondanti (S. Agostino).

PREGHIERA. Dio, che con la predicazione del beato apostolo Paolo hai istruito il mondo intero, deh! fa’ che, mentre oggi veneriamo la sua conversione, per i suoi esempi veniamo a te.

MARTIROLOGIO ROMANO. Festa della Conversione di san Paolo Apostolo, al quale, mentre percorreva la via di Damasco spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, Gesù in persona si manifestò glorioso lungo la strada affinché, colmo di Spirito Santo, annunciasse il Vangelo della salvezza alle genti, patendo molto per il nome di Cristo.

Buon Martedì 25 Gennaio 2022

  • festa della conversione di san Paolo;
    • sant’Artema, martire;
    • sant’Agileo, martire a Cartagine;
    • santi Gioventino e Massimino, martiri;
    • natale di san Gregorio Nazianzeno;
    • san Bretannione, vescovo di Tomi, in Scizia;
    • san Palemone, anacoreta;
    • santi Preietto, vescovo di Clermont, e Amarino, uomo di Dio, martiri in Alvernia;
    • san Poppone, abate di Stavelot e di Malmedy;
    • beato Enrico Suso, sacerdote domenicano;
    • beato Antonio Migliorati, sacerdote agostiniano;
    • beata Arcangela Girlani, vergine carmelitana;
    • beato Emanuele Domingo y Sol, sacerdote, fondatore dei Sacerdoti Operai Diocesani;
    • beata Maria Antonia Grillo, vedova, fondatrice delle Piccole Suore della Divina Provvidenza;
    • beato Antonio Swiadek, sacerdote e martire a Dachau.

Successe … oggi:

1945 – si tiene a Napoli il Congresso costitutivo della Confederazione Italiana Generale del Lavoro.

1958 – muore (nella miseria) Gennaro Pasquariello.

Il proverbio del giorno: se per San Paolo è sereno abbondanza avremo.