Salute e Benessere

Grano o frumento tenero – Triticum spp.
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Tribù: Hordeae
Specie: Triticum spp.

Francese: blè; Inglese: wheat; Spagnolo: trigo; Tedesco: Weizen.

Cure colturali. Le operazioni colturali che possono essere fatte al frumento tra la semina e la raccolta sono le seguenti.
Rullatura. Se al momento della semina il terreno fosse asciutto e molto soffice (cosa che nel clima italiano non accade molto spesso) una rullatura pesante potrebbe favorire nascite più pronte e regolari, facendo aderire meglio il terreno al seme e favorendo la risalita d’acqua per capillarità. Molto più frequente è il caso che i terreni argilloso-calcarei sotto l’azione ripetuta del gelo e del disgelo acquistino una struttura estremamente sof­fice in superficie, il che nel caso di inverni poco piovosi ostacola lo sviluppo delle radici avventizie con conseguenze negative di una certa gravità. In queste condizioni una rullatura in inverno delle colture in fase di accestimento con un rullo pesante che accosti alle radici il terreno sollevato dal gelo risulta spesso utilissima.
Irrigazione. L’irrigazione del frumento è in Italia eccezionale, limitata a certe zone del Piemonte e della Lombardia caratterizzate da terreni permea­bilissimi («terre ladine»). In alcune plaghe della Terra l’irrigazione è pratica ordinaria: può aiutare la coltura a nascere, in autunno o, più spesso, a favorire le fasi di fioritura e granigione.
Se si disponesse di impianti efficienti di irrigazione a pioggia e di acqua a buon mercato, l’irrigazione potrebbe essere utilissima in molte zone dell’I­talia meridionale in certe annate particolarmente asciutte. La tecnica migliore è irrigare a pioggia leggera (onde non provocare allettamenti), bagnando uno strato di terreno di 0,6-0,7 m, durante la spigatura e/o dopo la fecondazione, in modo da favorire la granigione in un momento (maggio) in cui la traspirazione è assai forte e le piogge scarseggiano.
Trattamenti anticrittogamici. Una tecnica per difendere varietà poco resistenti dagli attacchi di malattie fogliari (oidio, ruggini, septoria, ecc.) è quella di irrorare le coltivazioni con adatti anticrittogamici. Considerazioni economiche non meno che ecologiche dovrebbero indurre a fare l’uso più ridotto possibile di questi trattamenti. Questo in Italia si può fare scegliendo varietà tolleranti e approfittando del fatto che gli attacchi crittogamici qui sono meno favoriti dal clima.
Controllo delle erbe infestanti. Data la fittezza delle coltivazioni la sarchiatura meccanica è impossibile. In passato la lotta contro le erbe infestanti era fatta unicamente a mano con scerbature e sarchiature che richiedevano 60-80 ore per ettaro.
Un artifizio che in passato aveva lo scopo di agevolare la sarchiatura era la semina a file binate.
Al giorno d’oggi il controllo delle malerbe nei seminati di frumento si può fare in maniera efficace ed affidabile solo con il diserbo.
Ciò non significa che si possano trascurare tutti i mezzi indiretti idonei a ridurre la gravità delle infestazioni, come rotazione colturale, lavorazioni appropriate, impiego di semente di qualità, ecc.. Ma è da tenere per fermo che un’adeguata, ancorché oculata, lotta diretta è quasi sempre indispensabile per ridurre il danno che le erbe infestanti provocano alla produzione del frumento, danno stimato sul 25% come media, ancor maggiore in certi casi.
La trattazione del diserbo sarà fatta più che altro sul più razionale modo di impostare la lotta alla vegetazione avventizia.
Le prime e fondamentali basi conoscitive necessarie per ben diserbare sono le seguenti:
– la conoscenza delle specie che si trovano ad infestare il frumento;
– la conoscenza del potere competitivo di ognuna per potere stimare la «soglia» che giustifica l’intervento (non per tutte le specie infestanti tali soglie si conoscono con precisione);
– la capacità di identificare le specie allo stadio di plantula.
Le specie infestanti.
Nel lungo periodo tra la semina del cereale (in autunno) e l’avvio della levata (fine marzo) la crescita della coltura è lenta e il suo potere soffocante è scarso, e d’altra parte c’è opportunità di nascere per una flora molto variata, sia di specie a basse esigenze termiche che danno luogo a infestazioni precoci autun­nali e invernali sia di specie più termofile a nascita primaverile. Vi sono poi specie (ad esempio l’avena) che nascono con grande e imprevedibile scalarità.
Ciò tende necessario che l’impostazione del diserbo del frumento sia fatta con un approccio assai articolato atto ad assicurare il contenimento dì così diverse infestazioni per il lungo periodo (circa 150 giorni) dalla semina alla levata, tutto ciò curando di limitare al minimo l’uso di prodotti chimici per ovvi motivi sia economici che ecologici.
Altro aspetto importante da considerare è che non tutte le specie hanno la stessa facilità di essere controllate. Molte specie che in passato erano un serio problema oggi non lo sono più perché facili da debellare, ma nel frattempo altre specie hanno aumentato la loro presenza e la loro nocività perché poco sensibili agli erbicidi diffusisi negli ultimi decenni. Infatti con la diffusione della pratica del diserbo ormai spesso si rileva l’insorgenza di una flora di nuovo tipo, comprendente come specie dominanti quelle resistenti all’erbicida usato sistematicamente.
Non sempre si tratta di mutazioni spontanee che conferiscono resi­stenze genetiche ad infestanti tradizionali (che pure sono documentate), ma il più delle volte si tratta di specie spontanee la cui presenza finora era limitata agli incolti, ai fossi, alle prode, eccetera (specie «ruderali») e che ora grazie alla loro resistenza si sono diffuse negli appezzamenti coltivati occupando la nic­chia ecologica non più occupata dalle erbe infestanti tradizionali e così costituendo la cosiddetta «flora di sostituzione».
Nel frumento hanno seguito questa via molte ombrellifere, composite, attaccamano, ecc.
Le misure generali per prevenire queste evenienze sono semplici:
– evitare le monosuccessioni colturali;
– evitare il monodiserbo, alternando prodotti diversi;
ricorrere a miscele di diserbanti di gruppi chimici diversi magari con dosaggi ridotti.

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