Arte – Cultura – Personaggi

Alessandro Manzoni

La vita e le opere

Nato il 7 marzo 1785 dal conte Pietro e da Giulia Beccaria, dovette essere allontanato da casa ed affidato ai padri Somaschi di Merate e di Lugano, e successivamente, ai padri Barnabiti di Milano, per l’insanabile disaccordo sorto fra i genitori e conclusosi con la separazione definitiva di essi.

Trasferitosi nel 1805 a Parigi, dove viveva la madre, frequentò i salotti intellettuali, e particolarmente si legò d’amicizia con il gruppo degli ideologi che avevano il loro punto d’incontro nel salotto di Sofia Condorcet, specie con Claude Fauriel, uno degli intellettuali più vivaci di quel periodo. Il fatto più notevole della vita del Manzoni si avrà qualche anno dopo il suo matrimonio con la calvinista Enrichetta Blondel, con la conversione di lui e con l’abiura della moglie che, rinunziando al calvinismo, si fece cattolica. E’ questo il momento più importante della vita spirituale del Manzoni: con la conversione coincide anche il maturarsi della poesia manzoniana, che da quel momento avrà uno svolgimento ordinato e preciso, culminato nell’opera maggiore, I Promessi Sposi.

Primo frutto della conversione sono gli Inni Sacri, che nei propositi dell’autore dovevano essere dodici (o forse anche di più) e che di fatto furono cinque (La Resurrezione, Il Nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste): in essi è caratteristico l’entusiasmo del nuovo credente nei riguardi della sua Fede e dei misteri di essa, e nello stesso tempo il costante senso di pietà verso gli uomini e la loro condizione di peccatori privi di luce e di forza.

Di contenuto politico sono le odi Marzo 1821 e Il Cinque Maggio; seguono le tragedie Il Conte di Carmagnola, composta tra il 1816 e il 1819, e l’Adelchi, composta fra il 1820 e il 1822.

Nell’Adelchi c’è insieme un potente afflato religioso e una tormentata visione della storia umana, fatta di iniquità e di delitti, con un insanabile contrasto fra fede e storia, fra idee e realtà.

La visione manzoniana del mondo e della storia si chiarifica e si completa nel romanzo I Promessi Sposi, capolavoro del Romanticismo italiano, definito, per la concezione profondamente cristiana che lo ispira, “poema della Provvidenza”.

Con quest’opera (scritta in prima stesura dal 1820 al 1823 col titolo Fermo e Lucia e successivamente modificata e corretta nel contenuto e nella forma), Manzoni combatté una battaglia decisiva contro l’accademismo linguistico che produceva insincerità e pigro convenzionalismo, e realizzò una prosa viva, libera e nobile insieme.

Il ciclo del pensiero e dell’epoca manzoniana così si conclude. Da questo momento, infatti, anche se il Manzoni continuerà a coltivare studi di storia, di religione, di linguistica e di estetica, essi avranno interesse erudito e polemico, ma resteranno per sempre fuori da ogni significazione poetica.

Per quel che riguarda le vicende della vita, aggiungeremo che il Manzoni si mostrò sempre apertamente fautore della rinascita nazionale, che nella sua lunga esistenza soffrì molteplici dolori, specie per la perdita di parecchie persone della sua famiglia e che seppe sempre cristianamente accettare ogni prova mostrando che la fede non era in lui apparato sentimentale o razionale avulso dalla concretezza della vita vissuta.

Morì, ad ottantotto anni, a Milano, il 22 maggio 1873.

Marzo 1821

L’entusiasmo sollevato dallo scoppio dei moti liberali in Piemonte il 10 marzo 1821 trovò la più felice espressione in questa ode che il Manzoni compose durante quei giorni tumultuosi ed eroici, ma che non pubblicò a causa del precipitare degli eventi.

Il componimento vide la luce solo nel 1848, stampato a Milano insieme al frammento Il proclama di Rimini, che era stato composto nel 1815.

All’ode Marzo 1821 è premessa la seguente dedica: “Alla illustre memoria / di / Teodoro Koerner / poeta e soldato / della indipendenza germanica / morto sul campo di Lipsia / il giorno XVIII d’ottobre MDCCCXIII / nome caro a tutti i popoli / che combattono per difendere / o per riconquistare / una patria”.

In Marzo 1821 il Cristianesimo del Manzoni assume la sua significazione politica: egli mostra infatti come la prima rivendicazione degli uomini a libertà sia stata operata da Cristo, e come non sia possibile chiamarsi cristiani se si opprimono i popoli.

Il liberalismo, nato dalla Rivoluzione francese, ritrova per Manzoni la sua origine e la sua giustificazione nel Cristianesimo, e diventa così legge universale: la libertà, condizione essenziale su cui si fonda la salvezza del cristiano ancor prima dell’attività politica, non fu data in privilegio ad alcuni e negata ad altri popoli, e non può per questo motivo, essere valida la ragione della forza.

Il Dio che guidò il popolo d’Israele attraverso il deserto e il Mar Rosso, quello stesso Dio che esaudì le preghiere dei popoli germanici quand’erano oppressi, non poteva restar sordo alla voce degli Italiani oppressi.

E se gli oppressi di ieri son divenuti oppressori, per questo fatto solo si sono resi nemici di Dio e hanno tradito un patto che è valido per tutti i tempi e per tutti i luoghi.

Curiosando qui e la

Può essere erede un figlio non ancora nato?

Sì, purché nasca entro 300 giorni dalla morte del padre. In questo caso ha gli stessi diritti di un figlio nato in precedenza.

Inoltre è previsto che nel testamento possa essere nominata erede una persona non solo non ancora nata, ma neanche concepita, purché figlia di persona vivente al momento dell’apertura della successione.

Così, per esempio, è possibile per il potenziale “nonno” nominare erede un futuro nipote.

L’Angolo della Poesia

Note alla Poesia

Soffermati: dopo aver varcato il Ticino, che segnava una barriera non solo fisica tra piemontesi e lombardi, è naturale che i nuovi Italiani si soffermino un attimo a ripensare all’impresa compiuta, per ricontrollarne la validità morale, per misurare quasi la grandezza di essa e il successivo impegno per l’avvenire.

arida sponda: i patrioti si sono inoltrati fino alla parte non più bagnata dalle acque.

tutti assorti: non la gloria o la gioia dell’impresa compiuta, ma la chiara coscienza di un dovere che resta ancora da condurre a termine e la visione delle difficoltà ancora da affrontare, determinano questo atteggiamento.

antica virtù: la virtù dei padri.

Un giuramento semplice, lineare, ovvio, che è espresso in forma epigrafa.

Il giuramento non è rimasto isolato, perché altri spiriti forti rispondevano a quel giuramento (giuro).

da fraterne contrade: da regioni abitate da altri che si sentivano ugualmente italiani e che la politica aveva divisi con confini non segnati dalla natura; non si tratta solo della Lombardia, ma anche di altre regioni; è, insomma, tutta l’Italia, almeno nella immaginazione del poeta, che si sveglia e che in un primo tempo si prepara in tutta segretezza (affilando nell’ombra le spade), fin quando viene il grande momento della lotta aperta, condotta con chiara visione dei fini da raggiungere.

levate: sguainate.

scintillano al sol: in contrasto con la preparazione condotta tutta in segreto e nella paura.

Il giuramento vien pronunciato secondo la formula tradizionale: darsi la destra, ripetere la formula resa sacra dalla volontà di sacrificio che chiama Dio a testimonio; chiarezza di finalità, senza soluzioni intermedie o di compromesso; o liberi o morti in comunità d’intenti, di azioni e di sorte.

Chi potrà… dolor: colui che potrà dividere e distinguere (scerner) le acque della duplice Dora (Dora Baltea e Dora Riparia), della Bormida che affluisce nel Tanaro, del Ticino e dell’Orba che scorre in mezzo alle selve (selvosa), dopo che queste acque si sono versate nel Po; colui che riuscirà a togliere al Po (stornargli) le acque (correnti) del Mella (rapido per la forza delle acque e per il forte declivio della sua valle) e dell’Oglio (le acque del Mella e dell’Oglio sono dette miste perché si uniscono prima di affluire nel Po); colui che potrà ritogliergli le acque che l’Adda, dopo averle ricevute da mille torrenti, ha versato nel suo letto, ebbene, costui riuscirà a spezzare e a dividere ancora (scindere) e a ridurre ancora una volta in tanti volghi degni di disprezzo, il popolo italiano risorto, ricacciandolo indietro contro la volontà dei fati e contro l’evoluzione portata dal seguito degli anni e dei secoli, riducendolo all’antico avvilimento e riportandolo ai dolori antichi (prischi).

una gente… mare: un popolo che o sarà libero tutto dalle Alpi fino al mare o sarà tutto per sempre schiavo.

In forma epigrafica vien data dal Manzoni la definizione di nazione, una definizione valida ancora oggi e che i nostri padri sentirono come dogma preciso quando dalla prima guerra d’indipendenza del 1848 fino al primo conflitto del 1915 combatterono e morirono per ridare all’Italia una realtà politica e geografica, ma soprattutto spirituale secondo la definizione manzoniana: l’unità di un popolo risulta dal concorrere della comunanza di lingua, di religione, di tradizioni, di origini, di ideali, delle quali cose l’unità delle armi è solo la conseguenza più appariscente e, nei momenti del comune pericolo, più efficace.

Viene ora descritto lo stato di avvilimento degli Italiani prima della loro resurrezione a dignità di nazione; in particolare lo sguardo si volge ad osservare lo stato dei lombardi, che ora sono insorti a rivendicare la libertà e l’unità della patria. Per l’esatta comprensione dei versi, ordina: “Il lombardo doveva stare nella sua terra con quel volto sfiduciato e avvilito, con quello sguardo volto a terra ed incerto con il quale sta un mendicante sopportato per pietà in terra straniera.

voglia: capriccio, arbitrio.

legge: precetto da osservare.

Il suo destino veniva stabilito dagli altri, senza che lui, che ne era la vittima, potesse intervenire nella decisione.

servire e tacer: ogni residuo di dignità sembrava per sempre distrutto e si concretava appunto nel servire ciecamente e bestialmente.

retaggio: eredità, diritto naturale, tradizione.

strappate le tende: affrettatevi ad andar via.

Sembrò, in effetti, che i moti del ’21 stessero per determinare uno sconvolgimento definitivo, da cui dovesse nascere l’italica libertà; il poeta precorre gli eventi, che, invece, ebbero sviluppo ed esito ben diversi e contrari alle aspirazioni dei patrioti.

barbari: in questo caso barbari perché opprimono un popolo, e non perché discendenti dagli Ostrogoti.

O stranieri! … ragion: gli Austriaci nel 1814, crollato il dominio napoleonico, avevano solennemente promesso, per bocca dell’arciduca Giovanni e di altri, che avrebbero ridato agli Italiani l’indipendenza loro tolta dai Francesi: ma poi, non solo non avevano tenuto fede all’impegno, ma avevano addirittura impedito con feroce repressione ogni anelito degli Italiani alla libertà. Il Manzoni accomuna in questa strofa Austriaci e Tedeschi, sia perché erano della stessa stirpe, sia perché i secondi approvavano e appoggiavano la politica dei primi; questi stranieri, dice il poeta, si erano obbrobriosamente macchiati di tradimento, intraprendendo una iniqua tenzone con gli Italiani (e qui il poeta allude agli Austriaci); questi stranieri, nei giorni in cui avevano subito il dominio napoleonico (in quei giorni) avevano invocato altamente (a stormo) l’aiuto di Dio per scacciare i Francesi oppressori (la forza straniera), proclamando la libertà di ogni gente e condannando l’iniqua ragione della spada (e qui si tratta dei Tedeschi che avevano preso le armi contro Napoleone, sconfiggendolo a Lipsia). Ricordate che l’ode è dedicata ad un eroe di quella lotta, a Teodoro Koerner, caduto a Lipsia.

preme: copre.

vostri oppressori: i Francesi di Napoleone, uccisi a Lipsia.

estranei signori: dominatori stranieri.

tanto amara… quei dì: fu per voi tanto amara, intollerabile nel tempo in cui foste oppressi.

chi v’ha detto… genti: perché dovete ritenere che la triste condizione (lutto) degli Italiani debba rimanere sempre tale (sterile, eterno)?

Il tono persuasivo che, sin dalla strofa precedente, ha fatto un po’ calare l’impeto dell’ode, prende qui una più evidente significazione. L’argomentazione è semplice, ma anche chiaramente minacciosa: quel Dio che udì i lamenti degli stranieri quando questi erano oppressi e che consentì loro di premere il corpo del loro oppressori, non potrà essere sordo ai lamenti degli Italiani, oggi oppressi da coloro che fino a ieri invocavano il suo aiuto.

Due esempi della giustizia divina, che non potrà mai venir meno; Dio sommerse (chiuse) nelle acque del Mar Rosso (nell’onda vermiglia) il malvagio (il rio) Faraone che col suo esercito inseguiva il popolo d’Israele in fuga per sottrarsi alla schiavitù d’Egitto; Dio pose il martello (maglio) nel pugno del virile (maschia) ebrea Giale e guidò il suo colpo, quando uccise nel sonno, conficcandogli un chiodo in testa, il nemico della sua gente. Sisara, capitano del tiranno Jabin, dopo averlo attirato nella sua tenda. In quest’ultimo esempio il Manzoni vede la volontà di Dio, che arma la mano del debole perché non soggiaccia al volere del prepotente.

l’ugne: le unghie.

dovunque… servaggio: dovunque è arrivato il dolente grido della tua lunga schiavitù.

dove ancor… non è: dove non è ancora abbandonata (deserta) ogni speranza nella dignità umana (lignaggio = stirpe).

dove ancor… matura: dove in segreto i popoli oppressi si preparano a conquistare la libertà.

ha lacrime: è compianta.

Troppe volte l’Italia ha confidato nell’aiuto straniero per porre fine alle sue condizioni di schiavitù: per questo con ansiosa attesa ha sperato di vedere (spiasti) apparire un amico stendardo dalle Alpi o ha teso lo sguardo sull’Adriatico e sul Tirreno (duplice mar) dove però non s’è vista alcuna nave amica (e per questi deserti).

Son finiti, dice il poeta, quei tempi tristi: ora all’Italia daranno aiuto i suoi stessi figli, impetuosamente insorti dal suo seno stesso (dal tuo seno sboccati), stretti intorno al santo tricolore, i quali nel dolore troppo a lungo patito hanno trovato la forza d’animo necessaria e la ferma decisione a combattere.

Oggi, o forti, lampeggi (baleni) sui volti l’ardore (furor) tanto a lungo covato nel segreto degli animi (menti segrete): si combatte per l’Italia, dunque dovete vincere! Il destino d’Italia, è affidato alle vostre spade (brandi). O la vedremo risorta per merito vostro, seduta al consesso (convito) dei popoli, con dignità pari a quella delle altre nazioni, o, vinta, resterà sotto l’orribile bastone dell’oppressore (l’orrida verga), più serva, più avvilita, più disprezzata di prima.

L’angolo della Poesia

Marzo 1821 – 3

Sì, quel Dio che nell’onda vermiglia

chiuse il rio che inseguiva Israele,

quel che in pugno alla maschia Giaele

pose il maglio, ed il colpo guidò;

quel ch’è Padre di tutte le genti,

che non disse al Germano giammai:

va, raccogli ove arato non hai;

spiega l’ugne: l’Italia ti do.

Cara Italia! dovunque il dolente

grido uscì del tuo lungo servaggio;

dove ancor dell’umano lignaggio

ogni speme deserta non è;

dove già libertade è fiorita,

dove ancor nel segreto matura,

dove ha lacrime un’alta sventura,

non c’è cor che non batta per te.

Quante volte sull’Alpe spiasti

l’apparir d’un amico stendardo!

Quante volte intendesti lo sguardo

ne’ deserti del duplice mar!

Ecco alfin dal tuo seno sboccati,

stretti intorno a’ tuoi santi colori,

forti, armati de’ propri dolori,

i tuoi figli son sorti a pugnar.

Oggi, o forti, sui volti baleni

Il furor delle menti segrete:

per l’Italia si pugna, vincete!

Il suo fato sui brandi vi sta.

O risorta per voi la vedremo

al convito de’ popoli assisa,

o più serva, più vil, più derisa

sotto l’orrida verga starà.

Oh giornate del nostro riscatto!

O dolente per sempre colui

che da lunge, dal labbro d’altrui,

come un uomo straniero, le udrà!

Che a’ suoi figli narrandole un giorno,

dovrà dir sospirando: io non c’era;

che la santa vittrice bandiera

salutata quel dì non avrà.

Alessandro Manzoni

Il Santo del Giorno

Sant’ Austregesilio di Bourges

Nome: Sant’ Austregesilio di Bourges

Titolo: Vescovo

Nascita: 551 circa, Bourges, Francia

Morte: 624 circa, Bourges, Francia

Ricorrenza: 20 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Austregisilo, chiamato anche Outrille, fu vescovo di Bourges negli ultimi dodici anni della sua vita. Apparteneva a una locale famiglia nobile ma caduta in povertà, ed era addetto alla corte di re Gontrano a Chalon-sur-Saone.

Poiché un membro della corte lo aveva accusato duramente, si ricorse all’ordalia, con la quale Austregisilo poté mostrare la sua retta intenzione: poco prima della sfida l’accusatore venne infatti sbalzato da cavallo e morì. Questo episodio confermò Austregisilo nella sua volontà di consacrarsi a Dio.

Fu ordinato prete e nominato abate di Saint-Nizier a Lione. Stimato sia per la sua saggezza che per il dono delle guarigioni, fu in seguito consacrato vescovo. S. Amando (6 feb.), futuro apostolo delle Fiandre, era tra i suoi discepoli e visse da giovane in una cella presso la cattedrale di Bourges sotto la guida del vescovo.

Di Austregisilo si ricordano queste parole sulla scelta del celibato: «Se io avessi una buona moglie avrei paura di perderla, se ne avessi una cattiva preferirei non averne alcuna». Si tratta delle parole pronunziate davanti al re quando aveva deciso di diventare prete. È il santo patrono di Bourges.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Bourges nella regione dell’Aquitania, in Francia, sant’Austregesilio, vescovo, che si mostrò ministro di carità soprattutto tra i poveri, gli orfani, i malati e i condannati a morte.

Il Santo del Giorno

San Talaleo

Nome: San Talaleo

Titolo: Martire

Nascita: fine II secolo, Gerusalemme

Morte: 284 circa, Egea di Cilicia

Ricorrenza: 20 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Talleleo soffrì il martirio in Egea di Cilicia, durante la persecuzione dell’imperatore Numeriano. Esercitava la professione di medico; dai greci è ricordato come anarghiro, cioè medico che curava gratuitamente. In questa categoria i più famosi sono Cosma e Damiano (26 set.). Si dice che Talleleo venisse dal Libano e fosse figlio di un generale romano.

Dopo essere fuggito in un oliveto durante la persecuzione, fu catturato e condotto sotto scorta a Egea e là gettato in mare; a forza di braccia riuscì però a raggiungere la spiaggia e allora fu decapitato.

Nel culto gli sono associati altri martiri: sia carnefici incaricati della sua esecuzione e convertiti dalla sua fede, sia spettatori con lui solidali.

MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Ayaș in Cilicia, nell’odierna Turchia, san Talaleo, martire.

Il Santo del Giorno

Beata Colomba da Rieti

Nome: Beata Colomba da Rieti

Titolo: Vergine

Nome di battesimo: Angiolella Guadagnoli

Nascita: 2 febbraio 1467, Rieti

Morte: 20 maggio 1501, Perugia

Ricorrenza: 20 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Colomba, esempio interessante di terziaria domenicana, già in vita fu acclamata come saggia consigliera e guaritrice in quella Perugia che le tributò un funerale pubblico a cui partecipò gran parte dela cittadinanza. Era nata a Rieti da una famiglia che commerciava in tessuti. Durante l’adolescenza si dice abbia avuto visioni e persino visitato la Palestina durante un’estasi.

Si tagliò i capelli per respingere i corteggiatori e all’età di diciannove anni si fece terziaria domenicana. Facendo visita in carcere a un assassino lo condusse al pentimento. Le si attribuì la capacità di operare guarigioni e di riuscire a vivere con un’alimentazione estremamente scarsa. Un giorno lasciò la sua casa di buon mattino e partì per una destinazione sconosciuta: arrestata a Foligno per un errore d’identità, fu raggiunta dai genitori, con i quali poi si trasferì a Perugia, allora una delle più turbolente città italiane. Accolta festosamente andò a vivere insieme ad altre terziarie sue compagne, e fu presa sotto la protezione dei Baglioni, famiglia ricca e influente. Alcuni domenicani e francescani sollevavano dubbi sulla possibilità che vivesse solo di bacche e di estasi, e uno di essi, divenuto poi suo confessore e biografo, raccomandò prudenza e che si facesse trascorrere un periodo di dieci anni prima di qualsiasi ammissione riguardo alla sua santità. Il popolo non aveva però questo tipo di remore e le ottenne una casa nella quale, con poche compagne, ella poté pronunciare i voti perpetui nel 1490.

Durante un’epidemia di peste i magistrati della città seguirono il suo consiglio di indire processioni penitenziali; molti malati guarivano al solo contatto con lei, ed ella stessa contrasse la peste ma guarì, attribuendo la cosa all’intercessione di S. Caterina da Siena (29 apr.), alla quale era molto devota. Agì da mediatrice di pace durante violente dispute cittadine. Una volta mise in guardia i suoi concittadini da imminenti attacchi esterni, che poterono essere così respinti.

Quando papa Alessandro VI passò da Perugia ne fu impressionato, ma gli ammonimenti che ella in seguito pronunziò non furono ugualmente mai resi pubblici.

Umiliò Lucrezia Borgia, che divenne sua acerrima nemica, e alla cui influenza venne attribuita la persecuzione (e le accuse di pratiche magiche) che fece seguito. Colomba sopportò molti mali fisici e dal letto di morte consigliò i potenti di Perugia di praticare la carità e la giustizia verso i poveri. Morì all’età di soli trentaquattro anni nella festa dell’Ascensione del 1501. Nel 1627 il suo culto fu confermato.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Perugia, beata Colomba (Angela), vergine della Penitenza di San Domenico, che si adoperò per pacificare la città divisa tra fazioni.

Astrologia

LEGGERE IL DESTINO

Manuale di astrologia

Si può dire che nel momento stesso in cui ha incominciato a pensare, l’uomo ha iniziato anche a cercare di elaborare tecniche e metodi per capire quale futuro gli sarebbe toccato in sorte. Alcune di queste tecniche hanno attraversato intatte i millenni, sono giunte fino a noi e sono tutt’ora largamente usate nelle più diverse parti del mondo. L’arte della profezia e della predizione del futuro passa attraverso le metodologie più varie: dallo studio della posizione degli astri all’esame delle interiora degli animali uccisi in sacrificio agli dei, dall’osservazione della sfera di cristallo al lancio dei dadi, dall’esame delle linee della mano all’estrazione delle carte.

Nel XIX secolo, insieme al fiorire di vasti e differenziati interessi riguardanti sia il mondo dello spirito, sia i poteri insospettati della mente umana, anche le mantiche hanno visto un momento di grande sviluppo. Probabilmente si trattò anche di un fenomeno di ribellione verso l’illuminismo e il culto della ragione, nonché verso il dilagare dell’industrializzazione che sembrava volere in qualche modo sostituire completamente le macchine all’uomo.

Anche oggi si assiste a un nuovo “revival” degli interessi legati alla spiritualità e alla parapsicologia, ivi compresa la previsione degli eventi futuri, probabilmente come reazione all’era del computer e della cosiddetta intelligenza artificiale.

Gli scettici affermano che gli eventi futuri sono regolati esclusivamente dal caso e non sono quindi prevedibili, mentre gli accaniti sostenitori delle arti mantiche consultano gli oracoli anche per cercare di conoscere ogni più piccolo dettaglio del domani. Di fatto, come sempre, la via di mezzo è la più corretta, perché più naturale, istintiva e consona ai comportamenti umani.

Il futuro non è fisso e immutabile, ma, essendo costruito dalla somma degli effetti di tutte le nostre azioni e di quelle di coloro che ci vivono accanto, è in continuo movimento e non può essere predetto con precisione millimetrica: se così fosse non esisterebbe il libero arbitrio che invece è una delle leggi fondamentali dell’evoluzione spirituale umana.

Ciò che al contrario è possibile valutare con un buon grado di approssimazione è la struttura del futuro, che ha il maggior numero di probabilità di verificarsi, date le premesse del presente. Sulla base di questo dato diviene poi facile capire quale comportamento tenere o quali decisioni prendere per evitare in futuro eventi negativi e favorire eventi positivi. Altissimo è il numero di arti divinatorie che l’umanità ha sviluppato nel corso dei millenni nelle varie parti del mondo: alcune semplicissime, altre quanto mai complesse. Prenderemo in considerazione sette di queste arti, le più conosciute e attendibili, che sono: l’Astrologia occidentale, l’Astrologia cinese, i Tarocchi, la Cartomanzia, la Chiromanzia, la numerologia e la Radioestesia con il pendolo. Queste arti richiedono un attrezzatura minima: un mazzo di tarocchi, un mazzo di comuni carte da poker, un libro di effemeridi, carta, penna, compasso, righello e un semplice pendolo che può essere realizzato anche infilando un anello in un pezzo di catenella o di cordino. In particolare, l’Astrologia e la Chiromanzia consentono di effettuare una profonda indagine psicologica del consultante, per mezzo della quale è possibile capire in base a quali caratteristiche della personalità il soggetto esaminato si comporta in un modo oppure in un altro, ponendo le cause per questo o per quell’evento futuro. La Numerologia si basa sui significati esoterici legati ai numeri e scopre le corrispondenze tra questi significati e la personalità dell’individuo, basandosi sulla data di nascita o sul numero che si ottiene attribuendo alle lettere del nome il relativo valore numerico e facendone la somma teosofica. Dal canto suo il pendolo è un mezzo versatile che può rispondere a domande sul futuro, m può essere usato anche per ritrovare oggetti perduti, per scoprire l’acqua o per individuare parti del corpo ammalate a causa di disarmonie energetiche.

Ciascuno dovrà autonomamente determinare con quale arte divinatoria ha maggiore affinità, così da dedicarsi a quella in particolare: infatti ogni individuo mostra specifiche attinenze con quella tecnica che maggiormente lo aiuta a sviluppare l’intuito personale. In realtà è proprio l’intuito della persona l’elemento fondamentale della divinazione, non il pendolo o il mazzo di Tarocchi; l’intuito si traduce nella capacità di leggere correttamente i “segni”, siano essi le posizioni reciproche di costellazioni e pianeti o le immagini degli Arcani o ancora le oscillazioni del pendolo.

Continua

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albastrello – Tringa stagnatilis Bechstein, 1803
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Caradriformi
Famiglia: Scolopacidi
Genere: Triga
Specie: T. stagnatilis Bechstein, 1803

Vive in Europa (Italia compresa), Asia e Africa, in Australia e Papua Nuova Guinea, e in Alaska. È di passo nel Regno Unito e nell’Europa centro-occidentale (Belgio, Germania, Danimarca, etc.), in Nuova Zelanda, Maldive e Mauritius. In Italia è migratore regolare, ma mai abbondante. Durante i passi è più frequente in alcune regioni adriatiche (Veneto, Emilia-Romagna, Puglia), in Toscana ed in Sicilia; la presenza come svernante è del tutto accidentale e limitata ad alcuni individui.

Albastrello – Tringa stagnatilis (foto http://ibc.lynxeds.com)
Albastrello – Tringa stagnatilis (foto www.rantalat.eu)
Albastrello – Tringa stagnatilis

Caratteri distintivi

Lunghezza: 22-24 cm
Apertura alare: 55-60 cm
Peso: 55-120 gr

Di dimensioni medio piccole e struttura esile, ha becco lungo, diritto e sottile, zampe lunghe. In entrambi i sessi il piumaggio delle parti superiori è grigiastro sfumato di bruno o di cannella con numerose macchie più o meno rotondeggianti di colore bruno-nero; le parti inferiori sono bianche. In periodo non riproduttivo la colorazione generale è più pallida ed uniforme. Il becco è bruno scuro, verde alla base; i tarsi e i piedi sono oliva scuri.

Biologia

Si ciba di Invertebrati acquatici: Insetti e loro larve, piccoli Molluschi e Crostacei. Nidifica in coppie isolate e in colonie anche associato ad altre specie. In una depressione del terreno fra l’erba viene predisposto il nido utilizzando rametti secchi per l’addobbo. Nell’anno compie una sola covata e la deposizione ha luogo tra maggio e giugno. In genere vengono deposte 4 uova, che sono incubate sia dalla femmina che dal maschio.

Salute e Benessere

Grano o frumento tenero – Triticum spp.
Atlante delle coltivazioni erbacee – Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Tribù: Hordeae
Specie: Triticum spp.

Francese: blè; Inglese: wheat; Spagnolo: trigo; Tedesco: Weizen.

Grano o frumento tenero – Triticum spp.

Caratteri botanici

Cariosside.

Quello che comunemente viene chiamato “seme” dei cereali è in realtà una cariosside, cioè un frutto uniseminato, secco, indeiscente in quanto i tessuti del pericarpo sono concresciuti e saldati con quelli del seme.
La cariosside del frumento pesa da 35 a 50 mg, ha forma allungata, sezione trasversale da rotondeggiante a subtriangolare, ed è costituita dall’embrione (2-4% in peso), dall’endosperma (87-89%) e dai tegumenti o involucri (8-10% circa). L’embrione si trova ad un estremità della cariosside, non ha molta importanza dal punto di vista tecnologico-alimentare in quanto durante la macinazione va a far parte dei sottoprodotti, mentre ha un compito fondamentale per la riproduzione della specie. Infatti in esso sono già formati gli organi principali del futuro individuo.
L’endosperma costituisce la parte preponderante del granello ed è formato: a) da uno strato aleuronico esterno e b) da un parenchima interno, che ne rappresenta la quota maggiore, costituito da cellule ricche di amido e sempre meno dotate di sostanze proteiche man mano che si procede verso l’interno del granello.
D’importanza notevole nei confronti della qualità del prodotto e del suo impiego sono la consistenza e l’aspetto dell’endosperma che può apparire ambraceo, corneo, vitreo ovvero farinoso, bianco, tenero, secondo la specie, la varietà e l’ambiente di coltura.

Apparato radicale.

L’apparato radicale (del frumento e dei cereali in generale) è di tipo fascicolato. Si hanno radici embrionali o primarie; esse sono preformate nell’embrione, sono le prime a svilupparsi e servono alla pianta nel primo periodo del ciclo.
In seguito si affianca loro l’apparato radicale secondario o avventizio.
Questo si forma durante la fase di accestimento, in seguito allo svilupparsi di radici dai nodo basali, vicino alla superficie del terreno.
L’apparato radicale avventizio nel volgere di qualche settimana prevale sull’apparato embrionale che peraltro rimane vitale per tutto il ciclo, anche se poco sviluppato.
L’apparato radicale si espande a una profondità variabile in relazione al suolo e può giungere fino a 1,5 m e oltre.
Un buon radicamento è una condizione fondamentale per il buono sviluppo della coltura.

Fusto.

Il culmo (così è chiamato il fusto delle graminacee) è cilindrico, costituito da nodi ognuno dei quali porta una foglia, e da internodi internamente cavi, generalmente in numero di 7-9 secondo la varietà. Nella fase giovanile quando gli internodi non sono sviluppati, i nodi sono ravvicinatissimi ed il culmo, lungo pochi millimetri, non è ancora appariscente.
Ogni nodo ha un meristema che ad un certo momento del ciclo entra in attività provocando l’allungamento dell’internodo soprastante.
Gli internodi basali, che sono i primi ad allungarsi, sono più corti degli altri.
In generale, maggiore è il numero di nodi, e quindi di foglie, più lungo è il ciclo vegetativo della pianta.
L’altezza media del culmo ad accrescimento ultimato è di un metro circa nelle attuali varietà.
Il germoglio primario non resta unico. All’ascella delle foglie sono presenti e possono svilupparsi altri apici vegetativi che danno luogo a culmi secondari e terziari in numero maggiore o minore a seconda delle varietà e delle condizioni ambientali: è questo l’accestimento.
Apparato fogliare.
Il coleoptile è una foglia, la prima, che incappuccia la piumetta (o apice caulinare), perfora il terreno e protegge la piumetta stessa. La prima foglia vera dopo qualche giorno dall’emergenza, ossia dalla fuoriuscita dal terreno, perfora il coleoptile e inizia la fotosintesi.
Le foglie dei cereali sono inserite sui nodi del culmo, con disposizione alterna. Ogni foglia consiste della guaina e della lamina. La guaina è inserita sul nodo e abbraccia completamente ilo culmo; la guaina continua con la lamina, lineare, parallelinervia. Le foglie apicali sono le più sviluppate, l’ultima in particolare (foglia bandiera) dà il maggior contributo alla assimilazione del culmo.
Nella linea di intersezione della guaina con la lamina, all’interno c’è una formazione membranosa, prolungamento dell’epidermide interna della guaina, chiamata ligula, ai cui estremi si trovano due espansioni che abbracciano il culmo e sono dette auricole. La ligula e le auricole hanno notevole importanza per il riconoscimento delle varie specie di cereali allo stato vegetativo. Nel frumento le auricole sono pelose, la ligula è grossolanamente dentata e la guaina è glabra; nell’avena la ligula è glabra e sviluppatissima mentre le auricole mancano; nell’orzo le auricole sono molto grandi e abbracciano completamente il culmo, addirittura ricoprendosi.

Infiorescenza.

L’infiorescenza del frumento è una spiga composta terminale, comunemente detta spiga, costituita da un asse principale, o rachide, sinuoso, formato da corti internodi che, come s’è detto, possono essere resistenti alla disarticolazione (frumenti “nudi”) o disarticolarsi con facilità (frumenti “vestiti”).
Su ogni nodo del rachide è inserita una spighetta, che nel frumento è pluriflora. Il numero di spighette per spiga varia molto con la specie, la varietà e le condizioni di crescita: 20-25 può essere considerato il numero medio di spighette presenti sulla spiga delle attuali forme di frumento cresciute in buone condizioni; in cattive condizioni di coltura tale numero può essere anche molto inferiore.
Le spighette sono sessili, disposte sui nodi alternativamente sui lati opposti del rachide, quindi con disposizione distica. Ciascuna spighetta è formata dai seguenti elementi:
– Un paio di glume a forma di navicella, simmetriche, poste alla base;
– Una rachilla, asse molto raccorciato che porta i fiori alterni;
– I fiori, in numero da 3 a 7.
Ciascun fiore di frumento è racchiuso e protetto da due brattee paglione disuguali dette glumelle o glumette. La glumella inferiore, detta lemma, ha forma di navicella e accoglie il fiore nella sua concavità; la glumella superiore, o palea, chiude come un coperchio la lemma.
Le glumelle inferiori hanno aspetto e dimensioni molto simili alle glume, e sul dorso hanno una carenatura che termina in una punta o in una resta più o meno lunga. In base a quest’ultima caratteristica i frumenti si distinguono in mutici, senza resta, e aristati, con resta.
Nel frumento tenero sono comuni sia le forme mutiche che quelle aristate; i frumenti duri sono sempre forniti di lunghe reste, meno “aperte” che nel tenero e spesso pigmentate di scuro.
Nel frumento le spighette sono pluriflore: il numero dei fiori in ogni spighetta varia da tre a sette, però normalmente sono fertili solo i fiori basali: uno nel T. monococcum, due nel T. dicoccum, fino a 3-4 nei frumenti oggi coltivati.
In alcuni frumenti (duro es.) le glume sono carenate asimmetricamente in tutta la loro lunghezza, in altri (frumento tenero) la carenatura si limita alla sola parte superiore del dorso.
La spiga del frumento tenero vista in sezione è quadrata, mentre quella del frumento duro è compressa lateralmente.

Continua domani

Il Santo del Giorno

Santa Lidia di Filippi

Nome: Santa Lidia di Filippi

Titolo: Testimone del primo sec

Ricorrenza: 20 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Ecco una Santa il cui nome non si legge in nessun Martirologio, ma che si incontra in una celebre pagina degli Atti degli Apostoli, vergata dalla mano dell’Evangelista Luca.

« Imbarcatici a Troade ? racconta dunque San Luca, in prima persona perché anch’egli, quella volta, era tra i discepoli che seguivano San Paolo ? facemmo vela direttamente per la Samotracia, e il giorno seguente per Neapoli; e di lì a Filippi, che è la città principale di quella parte della Macedonia, ed è colonia romana, e vi passammo alquanti giorni.

Venuto il sabato, andammo fuor di porta presso al fiume, dove pareva che fosse il luogo della preghiera; e postici a sedere ci mettemmo a parlare alle donne là adunate. Una di loro, per nome Lidia, della città di Tiatira, che vendeva la porpora ed era timorata di Dio, stava ad ascoltarci. E il Signore le aprì il cuore per ricevere le cose dette da Paolo. E battezzata che fu con la sua famiglia, ella c’invitò dicendo: “Se mi tenete per una credente nel Signore, venite a stare in casa mia”, e ci costrinse a seguirla ».

Era dunque una donna energica; molto probabilmente, come vedremo, era a capo di una tintoria. Energica e coraggiosa nella ospitalità verso quegli sconosciuti.

Santa Lidia fu così la prima credente e battezzata della colonia romana di Filippi, resa celebre, un secolo prima, dalle lotte tra Cesare e Pompeo. Donna cordiale e generosa, Lidia ospitò nella sua casa San Paolo e il gruppetto di Apostoli e di discepoli che lo seguivano nella predicazione.

Durante la loro permanenza a Filippi, San Paolo e San Sila, o Silvano, furono anche impri­gionati e flagellati dai littori come perturbatori della quiete pubblica. Rilasciati perché cittadini romani, prima di allontanarsi dalla città, passarono per un’ultima volta dalla casa ospitale di Lidia, per salutarvi i nuovi fratelli in Cristo, raccoltisi attorno alla prima convertita della città.

Dopo, non si sa più nulla di Lidia, apertasi alla fede la sera di quel sabato, fuori delle mura, tra le donne convenute nel luogo della preghiera. Né di lei, né della sua famiglia battezzata insieme con lei, né della sua attività industriale e mercantile.

La si può immaginare custodire il ricordo di quel passaggio degli uomini di Dio così vicino a lei, nella sua casa, accanto alle care fattezze dei familiari, come una presenza luminosa e benefica; un trasalimento breve, ma che ha mutato per sempre il corso della vita, per la donna « timorata di Dio ».

Altro non si sa; e quindi sul conto di Santa Lidia tutto è congettura. Un particolare però, accennato da San Luca, le ha valso una precisa attribuzione.

Si legge infatti che ella vendeva la porpora. E la porpora, tipico prodotto orientale, veniva usata per tingere le stoffe di un color rosso brillante e indelebile. Era quindi la materia prima e più preziosa dei tintori. Per questo Santa Lidia, ospite degli Apostoli e mercante di porpora a Filippi, viene considerata Patrona dell’antica e nobile arte della tintoria.

La ricetta del giorno

Tubetti con polpettine di melanzane

Ingredienti: tubetti 400gr, salsa di pomodoro con pelati, melanzane 500gr, 1 uovo, salame napoletano 20gr, mortadella 20gr, provola affumicata 50gr, pangrattato, pecorino, parmigiano, basilico, farina, sale, pepe, olio extravergine d’oliva.

Esecuzione: scottare per pochi minuti in acqua bollente salata le melanzane tagliate a grossi pezzi. Scolarle e quando saranno fredde strizzarle.

In una padella preparare una salsa con pomodori pelati.

In una ciotola schiacciarle con una forchetta aggiungendo l’uovo, tanto pangrattato da avere un composto morbido ma compatto, pecorino, parmigiano, salame e mortadella tritati, provola a dadini, basilico, sale e pepe.

Amalgamare bene il composto e modellare delle polpettine schiacciate, infarinarle e friggerle in olio ben caldo. Lessare i tubetti, a metà cottura versarli nella padella della salsa con un po’ della loro acqua e terminare di cuocere la pasta a fuoco basso mescolando continuamente.

Aggiungere anche le polpettine, spolverizzare con pepe, pecorino e parmigiano grattugiati, passarli nella zuppiera decorando con foglie di basilico.

Buon appetito.

Il Santo del Giorno

San Bernardino da Siena

autore: Mattia Preti anno: 1647-53 titolo: San Bernardino da Siena risana gli infermi mostrando il nome di Gesù luogo: Palazzo dei Principi, Correggio

Nome: San Bernardino da Siena

Titolo: Sacerdote

Nome di battesimo: Bernardino degli Albizzeschi

Nascita: 8 settembre 1380, Massa Marittima

Morte: 20 maggio 1444, L’Aquila

Ricorrenza: 20 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:VeneziaCarpiBernaldaSesto CalendeRoncadelleCartocetoColicoTrevignano RomanoMarsicovetereRodigo >>> altri comuni

Protettore:degli ammalati ai polmonidelle preghierepubblicitari

Questo illustre e degno discepolo di S. Francesco d’Assisi nacque dalla nobile famiglia degli Albizzeschi nei pressi di Siena nel 1380. Non aveva ancora tre anni quando rimase orfano di madre, e a sei, anche di padre. Ma un fanciullo come lui che già dava segni di predestinazione, non doveva essere trascurato, e non doveva imbrattarsi di fango mondano: possiamo dire che venne allevato ed educato alla scuola di Maria SS.ma.

Il grazioso Bernardino, delicato, modesto e cortese con tutti, cresceva, sotto la tutela delle pie zie e della cugina Tobia, in sapienza e in grazia come il fanciullo Gesù. Era talmente delicato, che avendo una volta uno zio paterno invitato amici un po’ volgari in casa sua, egli disgustato disse allo zio: « O si correggono nel parlare, o vado via di casa io ».

Degna di menzione è la scena che si svolse un giorno tra il santo fanciullo e la cugina.

“Sapete” le disse tutto raggiante in volto “che io sono tanto innamorato di una nobilissima Signora che darei volentieri la mia vita per godere della sua presenza e che se passassi un giorno senza vederla non potrei chiudere occhio nella notte?!!… “

La cugina dapprima rimase stupita di questo parlare, ma poi si rasserenò quando egli le narrò che, ogni giorno si recava a pregare e venerare un’immagine della Vergine, che si trovava a porta Camollia.

Compiuto felicemente il corso di filosofia, si dedicò allo studio del diritto ecclesiastico e civile, ma più di tutto della Sacra Scrittura.

Nella peste del 1400 che per quattro mesi infestò Siena, il Santo, ventenne, fu tra i generosi fedeli che si dedicarono con eroica carità a curare gli appestati rimanendo, per disposizione divina, illeso da tale morbo.

Nel 1402 si unì ai figli del Poverello d’Assisi, tra i quali un anno dopo emetteva la sua professione religiosa e nel 1404 celebrava la sua prima Messa. Da quel momento si manifestò in lui il grande ministro del Signore, incominciando dalla riforma dei costumi.

Il primo anno di sacerdozio lo passò nel convento del monte Amiata, ove si dedicò ad un maggior studio e ad una più intensa pietà. Nel 1417 lo troviamo guardiano del convento di Fiesole e predicatore insigne.

titolo Reliquia del Trigramma di Cristo
autore San Bernardino da Siena anno 1424

Tre argomenti trattava con predilezione: la carità, la devozione alla SS. Vergine, ed il SS. Nome di Gesù, di cui fu uno dei primi strenui propagatori e di cui parlava sempre con trasporto. L’eloquenza sua piegava il popolo e lo trascinava ove voleva. D’altra parte il Signore ne rafforzava la parola con miracoli. Finalmente, ricco di meriti se ne volò al cielo a ricevere il premio nel 1444.

PRATICA. Impariamo da S. Bernardino una tenera e filiale devozione alla Madonna, cercando di conoscerla, amarla, imitarla, per andare a Gesù per mezzo suo, poichè « il devoto di Maria certamente si salva».

PREGHIERA. O Signore Gesù, che hai accordato al tuo beato confessore Bernardino un amore particolare al tuo Santo Nome e alla Madre tua: dehl per i suoi meriti e la sua intercessione, infondi, benigno, in noi lo spirito del tuo amore. Bibl., Corra% Bernardino da Siena, Ed. Paoline.

MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Aquila, nell’Abruzzo, san Bernardino da Siéna, Sacerdote dell’Ordine dei Minori e Confessore, che illustrò l’Italia colla parola e coll’esempio.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 13

Il Saggio Roberto e l’intrigante Giovanna I – 2

Roberto non ebbe eredi maschi: per questo motivo, già un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1343, dovette affrontare il problema della sua successione. La scelta cadde sulla nipote Giovanna, figlia del duca di Calabria e di Maria di Valois, che fu data in sposa ad Andrea di Ungheria.

Molteplici furono le clausole che la futura regina dovette rispettare. Fra l’altro, la Provenza non avrebbe mai dovuto essere separata dai domini del regno, che nello stesso tempo avrebbe dovuto mantenere una sostanziale indipendenza dallo Stato pontificio recuperando il possesso della Sicilia.

Giovanna fu la prima donna a guidare il Regno di Napoli, come esponente di una dinastia che si era ormai naturalizzata nell’Italia meridionale. Il suo regno, tuttavia, venne funestato da violenze, intrighi e tradimenti, che si conclusero nel 1382 con lo strangolamento della regina, effettuato da quattro sicari.

Continua domani.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: resta calmo e riuscirai;

Toro: usa la parola in modo più semplice;

Gemelli: hai speso troppo, ora sei in difficoltà;

Cancro: il tuo intuito è giusto;

Leone: nuova relazione in vista;

Vergine: non devi criticare per forza;

Bilancia: devi scegliere e sai cosa è veramente importante;

Scorpione: dedicati alle cose che verranno, quelle passate vanno dimenticate;

Sagittario: dissidi in casa;

Capricorno: è un periodo di riflessione;

Acquario: la calma è la virtù dei forti;

Pesci: oggi sei protagonista.

Buon Venerdì 20 Maggio 2022

20 Maggio Giornata Mondiale delle Api (A/RES/72/211)

Il Sole sorge alle 5:36 e tramonta alle 20:19

La Luna cala alle 5:14 e si eleva alle 21:12

San Bernardino da Siena sacerdote

“O tu che hai della robba assai e tièlla ammontanata, mai non la farai crescere, mai non farà frutto”. – San Bernardino

  • A chi sparagna, vene ‘a gatta e ss’ ‘o mmagna.
  • Chi ‘nfrùce nun luce.
  • ‘E sorde ‘e ll’avaro s’ ‘e mmagna ‘o sciampagnone.
  • L’avaro nun magna pe’ nun cacà.
  • Perde cchiù l’avaro ca ‘o liberale.
  • san Bernardino da Siena, sacerdote francescano;
    • santa Lidia;
    • sant’Aura, martire;
    • san Baudelio, martire;
    • san Talaleo, martire;
    • san Lucifero, vescovo di Cagliari;
    • sant’Ilario, vescovo di Tolosa;
    • sant’Austregisilo, vescovo di Bourges;
    • sant’Atanasio, vescovo di Brescia;
    • san Teodoro, vescovo di Pavia;
    • beato Guido della Gherardesca, eremita;
    • beata Colomba, vergine del terz’ordine domenicano;
    • san Protasio Chong Kuk-bo, martire;
    • sant’Arcangelo Tadini, sacerdote, fondatore delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth;
    • beato Luigi Talamoni, sacerdote, fondatore delle Suore Misericordine di San Gerardo.

Il 20 maggio del 1815 il trattato di Castellanza assegna il Regno di Napoli a Ferdinando di Borbone.

Il 20 maggio del 1924 Giovanni Amendola costituisce a Napoli l’Unione Meridionale Antifascista.

Il proverbio del giorno: se la pera è matura, cade da sola.

LE MASSIME DI FRANCOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Nulla è più raro della vera bontà; quelli che credono di averne, di solito hanno soltanto compiacenza o debolezza.

La mente si affeziona per pigrizia e per costanza a ciò che le riesce più facile o gradevole; questa abitudine pone sempre dei limiti alle nostre conoscenze, e mai nessuno si è accollata la fatica di estendere e condurre la sua mente fin dove sarebbe potuta arrivare.

Di solito si è più maldicenti per vanità che per malizia.

Locali storici e tipici napoletani

Carnevale

Corso Umberto I  290

Nel 1837 i Carnevale, cappellai da molte generazioni, avevano una bottega nei pressi di Porta Capuana.

Più tardi l’attività si trasferisce a via dei Tribunali e, nel 1928, nella sede attuale, dove si cominciano a vendere anche camicie e cravatte su misura.

Dal dopoguerra in poi, con l’avvento dell’abito confezionato e l’uscita di scena pressoché definitiva del cappello quale elemento integrante dell’abbigliamento, il negozio si specializza in accessori di moda maschile di taglio classico.

I depositi però conservano ancora quel che resta di una tradizione più che secolare: un folto campionario di cappelli di fogge diverse, pronti ad entrare in un museo della moda.

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia del primo Calender, figlio di Re. – 2

Fedele al mio giuramento, non volli saperne di più. Offrii la mano alla dama e, grazie alle indicazioni fornitemi dal principe mio cugino, la condussi felicemente, al chiarore della luna, senza sperdermi. Appena arrivati alla tomba, vedemmo apparire il principe che ci seguiva portando una piccola brocca piena d’acqua, una marra e un sacchetto pieno di gesso.

La marra gli servì a demolire il sepolcro vuoto sito al centro della tomba; tolse le pietre l’una dopo l’altra e le sistemò in un angolo. Dopo averle tolte tutte, scavò la terra e vidi una botola situata sotto il sepolcro. Egli ne sollevò il coperchio e scorsi la sommità di una scala a chiocciola. Allora mio cugino, rivolgendosi alla dama, le disse:

“Signora, ecco da dove ci si reca nel luogo di cui vi ho parlato. – A queste parole, la dama si avvicinò e scese; il principe si accinse a seguirla, ma, volgendosi prima verso di me, mi disse: – Cugino mio, vi sono infinitamente grato della pena che vi siete dato, ve ne ringrazio, addio.

  • Caro cugino, esclamai, – che significa tutto ciò?
  • Accontentatevi di questo, – mi rispose; – potete riprendere la strada di dove siete venuto.”

Non riuscii a sapere altro dal principe mio cugino, e fui costretto a congedarmi da lui. Mentre tornavo al palazzo del re mio zio, i fumi del vino mi salivano alla testa. Tuttavia, riuscii ugualmente a raggiungere il mio appartamento e a coricarmi. Il giorno dopo, al mio risveglio, mentre riflettevo su quanto mi era capitato durante la notte, e dopo aver richiamato alla memoria tutte le circostanze di un’avventura così singolare, pensai che fosse stato un sogno. Convinto di ciò, mandai a chiedere se potevo vedere il principe mio cugino. Ma, quando vennero a dirmi che non aveva dormito a casa, che non sapevano che cosa gli fosse capitato e che erano molto in pena per lui, pensai che la strana avventura della tomba era anche troppo vera. Ne fui vivamente addolorato e, sottraendomi a tutti, mi recai di nascosto al cimitero pubblico, dove c’erano un’infinità di tombe simili a quella che avevo vista quella notte. Passai la giornata ad esaminarle l’una dopo l’altra; ma non riuscii a scoprire quella che cercavo, e per quattro giorni continuai a cercarla inutilmente.

Bisogna sapere che, in questo frattempo, il re mio zio era assente: era a caccia da parecchi giorni. Io mi annoiai ad aspettarlo e, dopo aver pregato i suoi ministri di presentargli le mie scuse al suo ritorno, partii dal suo palazzo per rientrare alla corte di mio padre, da cui non avevo l’abitudine di star lontano per tanto tempo. Lasciai i ministri del re mio zio molto ansiosi di sapere che fine avesse fatto il principe mio cugino. Ma, per non violare il mio giuramento di serbare il segreto, non osai toglierli dall’inquietudine e non volli comunicare loro niente di quanto sapevo.

Continua domani.

Le più belle canzoni napoletane

‘NA SERA ‘E MAGGIO

Giuseppe Cioffi  Gigi Pisano  1938
 
Quanno vien’a ‘appuntamento
guarde ‘o mare, guard’ ‘e ffronne,
si te parlo nun rispunne,
staje distratta comm’a che.
Io te tengo dint’ô core,
songo sempe ‘nnammurato
ma tu, invece, pienze a ‘n’ato
e te staje scurdanno ‘e me.
 
Quando arrivi a un appuntamento
guardi il mare, guardi le foglie,
se ti parlo non rispondi
stai distratta come a chissà cosa.
Io ti tengo nel cuore,
sono sempre innamorato,
ma tu, invece, pensi a un altro
e ti stai dimenticando di me.
 
Quanno se dice “Sì”
tiènelo a mente.
Nun s’ha dda fá murì
‘nu core amante.
Tu mme diciste “Sì” ‘na sera ‘e maggio
e mo tiene ‘o curaggio ‘e mme lassà?
 
Quando si dice: “Sì”
ricordatelo.
Non si deve far morire
un cuore amante.
Tu mi dicesti “Sì” una sera di maggio
ed ora hai il coraggio di lasciarmi?
 
‘St’uocchie tuoje nun so’ sincere
comm’a quanno mme ‘ncuntraste,
comm’a quanno mme diciste:
“Voglio bene sulo a te”.
E tremmanno mme giuraste,
cu ‘na mano ‘ncopp’ô core:
“Nun se scorda ‘o primmo ammore”.
Mo te staje scurdanno ‘e me.
 
Questi occhi tuoi non sono sinceri
come quando mi incontrasti,
come quando mi dicesti:
“Voglio bene solo a te”.
E tremando mi giurasti,
con una mano sul cuore:
“Non si dimentica il primo amore”.
Ora ti stai dimenticando di me.
 
Quanno se dice “Sì”
………………………
Quando si dice: “Sì”
………………………


Il brano fu lanciato da Vittorio Parisi al Teatro Bellini. Tra le altre interpretazioni, ricordiamo quelle di Sergio Parisi, Claudio Villa, Mario Abbate, Tito Schipa, Giuseppe Di Stefano, Pino Mauro, Orietta Berti, Marcella Bella, Gigi D’Alessio, Mario Trevi, Giacomo Rondinella, Peppino Di Capri, Iva Zanicchi, Roberto Murolo, Mina, Gabriella Ferri, Consilia Licciardi e Massimo Ranieri. La canzone ispirò anche l’omonimo film del 1955 diretto da Giorgio Pastina.