Animali da Compagnia

Gatto

Tiffany/Chantilly
Atlante delle razze di Gatti

Classificazione FIFe e cenni storici

Nome: Tiffany/Chantilly
Paese d’origine: Stati Uniti.

Nel 1967, Jennie Robinson acquistò a New York una coppia di gatti a pelo lungo color cioccolata, dagli occhi dorati, di cui si ignorava la provenienza.
Il colore dei gatti indicava tuttavvia una parentela con i Burmesi.
I gatti passarono a una allevatrice di Burmesi della Florida, che li chiamò Tiffany, ma fu inevitabile l’associazione con i gatti da lei allevati.
Negli anni ’80 lo Chantilly rischiò l’estinzione, ma nel 1988 una allevatrice canadese stabilizzò la razza chiamandola Chantilly/Tiffany (fonte www.akela.it)

Aspetto generale

E’ un gatto di media taglia, elegante e muscoloso.

Orecchie: medie, arrotondate
Occhi: rotondi, color oro
Testa: rotonda
Corpo: di taglia media, muscoloso
Mantello: lungo
Zampe: lunghe e magre
Piedi: ovali e rotondi
Coda: media, molto folta

Carattere

Dal carattere dolce e adorabile, si affezionano molto al padrone, che seguono in giro per la casa e dal quale amano farsi coccolare a lungo. Hanno bisogno di ricevere costanti attenzioni e amano giocare giornalmente; soffrono se vengono lasciati soli per troppo tempo.

Tiffany/Chantilly

Cura

A causa del loro fitto e lungo mantello devono essere spazzolati e pettinati ogni giorno.

Tiffany/Chantilly

Varietà di colore

Diversi sono i colori ammessi, tra cui cioccolato, blu, cannella, marron-glacé e lilla, sia in tinta unita sia chiazzati. Il più conosciuto è comunque color cioccolato.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella reale – Circus cyaneus Linnaeus, 1766
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. cyaneus L.

L’albanella reale è specie diffusa come nidificante in Europa ed Asia centrali e settentrionali e, con una distinta sottospecie, nell’America del Nord. Le popolazioni del Nord e del Nord-Est europeo sono completamente migratrici, mentre quelle dell’Europa centrale e occidentale sono parzialmente migratrici; le aree di svernamento sono situate in Europa occidentale e meridionale, in Nord Africa e nel Medio Oriente. Le popolazioni asiatiche di Albanella reale svernano dalla Penisola Anatolica alla Cina orientale e al Giappone.
In Italia l’albanella reale è migratrice regolare e svernante. La migrazione post-riproduttiva verso i quartieri di svernamento inizia alla fine di agosto, ma i contingenti più numerosi si registrano in ottobre e novembre; la migrazione pre-riproduttiva verso i quartieri di nidificazione si svolge tra la fine di febbraio e aprile.

Maschio di Albanella reale in volo – Circus cyaneus L. (foto https://lailera.wordpress.com/)
Albanella reale – Circus cyaneus L.
Femmina di Albanella reale in volo – Circus cyaneus L. (foto www.casalinimaker.it)

Caratteri distintivi

Lunghezza: 44-52 cm
Apertura alare: 100-120 cm

Rapace di medie dimensioni, con struttura intermedia tra il più massiccio C. aeroginosus e le più snelle C. pygargus /C.macrourus. Ha coda relativamente lunga e ali larghe in corrispondenza del “braccio” e più corte e arrotondate alla “mano” dove sono evidenti le 5 “dita”. Da posato le ali non superano la lunghezza della coda ma i tarsi relativamente corti fanno sembrare sia le timoniere che le primarie più sporgenti che nelle altre albanelle. Il volo di caccia è tipico di circus radente al terreno con 5-6 battiti intervallato da planate con le ali leggermente rivolte all’insù. A differenza dei suoi congeneri effettua anche scivolate ad ali piatte o incurvate verso il basso e procede in volo battuto per lunghi tratti. Il maschio adulto è caratterizzato da una colorazione grigio-bluastra sulle parti superiori ad eccezione delle primarie più lunghe di colore nero. Capo e petto dello stesso colore e nettamente distinti dalle restanti parti bianche.

Biologia

Volo basso; sul terreno salta e cammina. Si ciba di vari animali di palude, ratti, lucertole, piccoli uccelli, nidiacei e uova. E’ una specie solitaria durante tutto l’anno.
Periodo riproduttivo: depone le uova tra fine aprile e giugno; una covata l’anno.
Costruisce nidi utilizzando stecchi, steli, erbe e foglie sul terreno tra la vegetazione erbacea o cespugliosa e, a volte, nelle zone coltivate a cereali.
Depone in genere 3-5 uova.
La cova, effettuata dalla femmin, dura 29-31 giorni.
Cure parentali: i pulcini sono nidicoli e rimangono nel nido per 5-6 settimane. I giovani raggiungono l’indipendenza dopo circa 3-4 settimane dall’involo.

Animali da Compagnia

Gatto

Persiano
Atlante delle razze di Gatti

Classificazione FIFe e cenni storici

Paese d’origine: Gran Bretagna.
Classificazione FIFe: Category I – persian & exotic

Nei caravan che attraversavano il deserto polveroso, diretti ad Ovest, dalla Persia all’Iran, si suppone che nascosto tra i carichi di spezie e di rari gioielli, ci fosse un carico ancor più prezioso, un gatto dal lungo manto. Furono chiamati Persiani, per il loro paese d’origine.
Reperti archeologici datano il loro arrivo sulle coste britanniche nel XVI secolo. Erano già conosciuti come gatti d’Angora, di colore prevalentemente bianco. Avevano un aspetto longilineo, il muso lungo, grandi orecchie e un
folto pelo sulla coda, ma confrontato col Persiano moderno si potrebbero definire a pelo semilungo. Gli allevatori britannici iniziarono la selezione usando gatti “francesi”, che presentavano invece una corporatura più
robusta, con arti bassi, testa arrotondata, occhi rotondi e naso più corto, pelo lungo e morbido, con presenza di sottopelo lanoso e fitto. Esso si conquistò un immediato e clamoroso successo, tanto da entrare perfino nelle
dimore reali inglesi. Nel 1889 venne redatto il primo standard. Nel corso degli anni si aggiunsero nuove modifiche allo standard iniziale, arrivando all’ultima stesura delimitata al raggiungimento del cosiddetto Peke-faced, il Persiano a faccia di Pekinese.

Aspetto generale

Il Persiano è un gatto dall’aspetto aristocratico, ha un corpo compatto, massiccio e imponente, un mantello molto fitto di peli lunghissimi, in una vastissima varietà di colori, che al tatto risulta morbido e setoso.
Ha delle zampe corte, forti e muscolose; la testa è in genere tonda con guance piene, gli occhi sono grandi e rotondi, lo stop marcato e le orecchie si presentano piccole e ben distanziate. Il profilo è piatto con un naso largo, corto e schiacciato. Il pelo intorno al collo è molto lungo formando la tipica gorgiera e i lunghi peli sulla coda lo fanno assomigliare a una volpe. Ha un’ossatura possente e una buona muscolatura. Maschio più grosso della femmina.

Carattere

Il Persiano generalmente è pacato e tranquillo di natura, a differenza dei cuccioli che sono giocherelloni e vivaci. Adatti alla vita in casa perché tranquilli e pacifici, si rivelano molto affettuosi e riconoscenti al padrone. Richiedono una presenza discreta e affetto quotidiano, ma, anche se propende a dormire per ore, non è un gatto da grembo, a causa del suo pelo che lo porta a soffrire rapidamente il calore eccessivo. Sopporta bene la solitudine ed è difficilmente preda di stress o ansie. Questa razza è di carattere affettuosa e poco aggressiva. La sua piacevole voce si sentirà raramente, anche nella stagione degli amori si comportano discretamente. Le femmine sono madri eccezionali e i cuccioli raramente danno problemi. L’indole tranquilla e affettuosa nasconde a volte un temperamento sensibile, che il gatto manifesta nascondendosi quando deve affrontare bambini vivaci o ospiti rumorosi. Non si può più definire il Persiano come gatto predatore, avendo perso l’indole negli anni di selezione, privilegiando altre attitudini, come quella di essere diventato il gatto ideale da compagnia.

Gatto Persiano calico diluito tabby (foto www.agraria.org)
Gatto Persiano tortie tabby (foto www.agraria.org)

Cura

A causa del loro fitto e lungo mantello devono essere spazzolati e pettinati ogni giorno, per impedire la formazione di nodi e che diventi opaco. Bisogna perciò abituare il gatto fin da piccolo ad essere spazzolato ovunque. Un eventuale bagno deve essere affrontato solo dopo aver spazzolato a fondo il mantello. La toelettatura richiede particolare attenzione all’esaltazione della delimitazione delle aree colorate, a questo scopo una spolverata di talco è utile per far risaltare il contrasto tra il bianco e le aree colorate. Per far risultare voluminoso e soffice il mantello bisogna dapprima pettinarlo contropelo e poi nel verso del pelo stesso. Oltre al pelo bisogna dedicarsi a mantenere sana la salute degli occhi e prestare attenzione alle pieghe cutanee, dove possono formarsi dermatiti. Spesso la lacrimazione abbondante, favorisce un ingiallimento del pelo della zona sottorbitale. A questo difetto bisognerà rimediare usando dei detergenti smacchiando il pelo.

Gatto Persiano golden shaded (foto www.agraria.org)

Varietà di colore

Sono riconosciute circa duecento combinazioni di colori per il Persiano a seconda delle pezzature e dei disegni. I gruppi principali di colori sono:
– Solid: il mantello ha un colore uniforme dalla radice alla punta del pelo, senza la presenza di striature. I colori vanno dal bianco al nero, blu, chocolate, lilac, rosso e crema. Il colore del tartufo e dei cuscinetti plantari rispetta il colore del mantello, tranne che per la varietà bianco e crema che sono rosa. Il colore degli occhi deve sempre essere arancio o rame, ad eccezione dei Persiani bianchi che possono presentare anche occhi impari (un occhio arancio e uno blu o color rame) o entrambi color rame o blu, questi ultimi però sono indice di sordità fin dalla nascita, a causa di un fattore genetico; invece gli impari con occhio blu, possono risultare sordi dall’orecchio adiacente all’occhio blu.
– Tabby: presentano dei disegni tipici del gatto selvatico. Esistono varie varianti del disegno del mantello, esempio il Blotched, caratterizzato da disegni a forma di cerchi concentrici più marcati sui fianchi, da tre linee ben marcate sulla spina dorsale e da striature parallele sulla testa, zampe e coda; il Tigrè (o Mackerel), caratterizzato da striature su muso, zampe, coda e dorso molto più leggeri e fini rispetto alla varietà precedente, sui fianchi presenta linee verticali e parallele; lo Spotted, caratterizzato da macchie tonde sui fianchi e leggere striature su muso, zampe e coda. I tabby sono riconosciuti nei colori nero, blu, chocolate, lilac, rosso, crema, tortie (squama di tartaruga) nero, tortie blu, tortie chocolate, tortie lilac. Tutti questi colori sono riconosciuti anche con la base del mantello argentata e vengono detti, in base al colore del mantello, Silver o Cameo. Gli occhi devono essere sempre arancio.
– Chinchilla: ha un aspetto lucente; ne esistono quattro sottovarietà: il Chinchilla Silver, caratterizzato dall’avere gli occhi verdi, con palpebra, tartufo nasale e labbra cerchiati del colore della pigmentazione del mantello, generalmente nero o più raramente blu, chocolat o lilac. Essi hanno la base del mantello bianco argento, tranne sulla punta, dove è nero o più raramente blu, chocolat o lilac. Il Chinchilla golden, caratterizzato dal mantello color crema caldo e intenso, dandogli un aspetto dorato. Gli occhi, le labbra e il naso sono contornati di marrone. Il tartufo è rosa scuro; i cuscinetti plantari sono marroni; il colore degli occhi è verde o
verde blu. Le varietà Shaded silver e Shaded golden sono generalmente più scure.
– Parti-color: hanno la caratteristica di essere in alta percentuale di sesso femminile; i colori in questo caso sono miscelati tra loro e possono avere le seguenti tonalità: tortie nero, tortie blu (blu-crema), tortie chocolate, tortie lilac. Gli occhi devono essere di color arancio.
– Colorpoint: mantello caratterizzato dalle stesse sfumature appartenenti al gatto Siamese, cioè il colore si addensa nelle aree dove la temperatura è inferiore: muso, orecchie, zampe, coda, testicoli nei maschi. Il resto del corpo è di una tonalittà chiara, che va dal bianco al beige, a seconda dei colori che sono: seal point, blu point, chocolate point, lilac point, red point, cream point, seal tortie point, blu tortie point, chocolate tortie point, lilac tortie point. Tutti questi colori sono riconosciuti anche con il disegno Tabby sull’addensamento di colore. gli occhi devo essere di colore blu.
– Bicolor: è formato da un colore uniforme e dal bianco. Ci sono tre distinzioni: i Bicolori o Tricolori, Arlecchino e Van. I Bicolori Van presentano un mantello bianco con colorazione all’estremità, ammesse una o due pezzature sul corpo. Molto ricercata nei gatti bicolor è la “V” rovesciata bianca sul muso. I colori ammessi uniti al bianco sono: nero, blu, rosso, crema, chocolate, lilac e tortie. Le pezzature possono essere Solide o Tabby. Gli occhi devono essere arancio; esistono rarità ammesse anche di occhi impari (un occhio arancione ed uno azzurro).
– Smoke: il gatto a riposo presenta un colore uniforme, ma quando si muove appare il contrasto con la chiarissima radice del pelo. Il pelo dunque è colorato solo per metà. Nella sottovarietà Shaded il pelo è colorato solo per un terzo; nello Shell la pigmentazione si riduce ad un ottavo. Gli occhi devono essere sempre arancio.

Standard

Categoria: Pelo lungo.
Corporatura: Da media a robusta.
Corpo: Di tipo cobby, zampe corte e petto ampio. Spalle massicce e schiena muscolosa, senza dare segni di obesità.
Mantello: Lungo e folto. Di struttura fine, lucido e setoso al tatto, con gorgiera folta sulle spalle e sul petto.
Testa: Rotonda e voluminosa con cranio largo. Essa è situata su un collo corto e spesso. La struttura del cranio deve essere rotonda al tatto. fronte bombata; mascelle e mandibole potenti. Guance piene.
Occhi: Grandi e rotondi, ben distanziati, conferendo la tipica espressione dolce. Presentano colori brillanti.
Naso: Corto e largo con stop marcato.
Orecchie: Piccole con punta arrotondata, leggermente inclinate in avanti e non eccessivamente aperte alla base. Ben distanziate e inserite piuttosto basse sulla testa.
Mento: pieno, ben sviluppato, arrotondato e forte.
Arti: Corti, robusti e forti. Arti anteriori diritti. Gli arti posteriori, osservati da dietro, risultano diritti.
Piedi: Larghi, tondi e forti. Sono tollerati ciuffi di pelo tra le dita.
Coda: Corta, ma proporzionata alla lunghezza del corpo.
Penalità: Coda piegata o anomala; Presenza di medaglione; Evidente deformità della colonna vertebrale; Aspetto asimmetrico della testa; Errato colore degli occhi.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella pallida – Circus macrourus Gmelin, 1770
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. macrourus Gmelin, 1770

Nidifica nell’Europa sud-orientale e in Asia centrale. Sverna principalmente in India e nell’Asia sud-orientale. In Italia può talora essere osservata come migratrice.

Maschio di Albanella pallida – Circus macrourus
Femmina in volo di Albanella pallida – Circus macrourus
Esemplare giovane di Albanella pallida – Circus macrourus
Albanella pallida – Circus macrourus

Caratteri distintivi

Lunghezza: 40-48 cm
Apertura alare: 95-110 cm

Nell’aspetto è molto simile alle altre Albanelle (minore e reale), ma il colore nel mashio è molto più chiaro. Il maschio adulto ha le parti superiori e il capo quasi completamente grigio chiaro. Fanno eccezione delle remiganti nere e un po’ di bianco barrato di grigio sul groppone. Gola ed alto petto sono anch’essi grigio chiaro mentre addome e ventre sono bianchi. Il becco è giallo alla base e nerastro verso l’apice. Le zampe sono gialle. Le femmine adulte superiormente sono marrone con una fascia bianca sul groppone. Le ali superiormente sono marrone con macchiettature più scure e due zone marrone chiaro nelle parti più prossime al corpo. Il capo è marrone con una zona biancastra sotto l’occhio e poi una banda scura semicircolare. Un collare più chiaro parte dalla base della gola e arriva fin sulla nuca. La coda è marrone barrata di marrone scuro. Inferiormente la parte centrale delle ali, la gola e il petto sono marrone fulvo striato di marrone più scuro. Il ventre è bianco sporco e il sottocoda grigio con barrature grigio scuro. I giovani sono molto simili alle femmine adulte ma con tonalità più fulve nelle parti superiori e con gola petto, addome, ventre e parte interna inferiore delle ali fulvo arancio. La parte terminale prossima al corpo delle ali sia superiormente che inferiormente sono marrone scuro. (fonte http://www.ornitologiaveneziana.eu)

Biologia

Si nutre di piccoli uccelli come allodole e occasionalmente di polli. Da maggio in poi depone 4-5 uova incubate solo dalla femmina in un nido ben nascosto sul terreno.

Animali da Compagnia

Gatto

Himalayano
Atlante delle razze di Gatti

Classificazione FIFe e cenni storici

Nome: Persiano, varietà Himalayano.
Classificazione FIFe: Category I – persian & exotic

Nel 1920 un genetista svedese, il Sig. Tjbbes, selezionò , in seguito a delle ricerche scientifiche, il gene colourpoint, detto anche Himalayano. In seguito, nel 1935, allevamenti americani selezionarono e stabilizzarono questa varietà, grazie a dei programmi di selezione.
Dall’accoppiamento di un Persiano nero e un Siamese nacquero 3 gattini neri a pelo corto. Due di questi gattini furono incrociati tra loro, ottenendo una gattina a pelo lungo che chiamarono Debuttante. Essa fu accoppiata col padre avendo un cucciolo a pelo lungo ma con le mascature siamesi. Questa selezione portò alla luce dei fattori, si dimostrò che la colorazione solida e il pelo corto sono fattori dominanti. L’ultimo gattino nato è portatore di due geni recessivi, il gene del pelo lungo e quello Himalayano.
Non per tutte le associazioni è considerata una vera e propria razza, ma viene riconosciuta come sottorazza, o varietà di Persiano. In passato questa varietà di Persiano è apparsa sul libro dei Guinness dei primati come il gatto più piccolo. Tinker toy, questo il nome del gattino, era alto solo 7cm e lungo 19cm, appartenuto ad una famiglia americana. I padroni raccontano come il piccolo Tinker toy poteva naturalmente stare nelle loro tasche. Un gatto Himalayano è apparso nel 2000 al cinema nel film “Ti presento i miei” con Robert de Niro, nei panni di Jack, padrone affezionatissimo del gattino Himalayano di nome Sfigatto, beniamino della casa e protagonista di divertenti e demenziali scene.

Aspetto generale

Le punte colorate, di colorazione più scura rispetto al resto del corpo, che coprono maschera, orecchie, arti e coda, sono determinate da un gene chiamato Himalayano. Esso è un gene di tipo recessivo, il quale attiva un enzima che trasforma trasforma i precursori della melanina in melanina, ottenendo uno inscurimento del pelo. Tale enzima viene inattivato a certe temperature che il corpo raggiunge, mentre alle estremità (naso, orecchie, arti e coda) no. Proprio grazie a questo enzima i gattini alla nascita sono bianchi, perché la temperatura nell’utero materno è più elevata, mantenendosi costante per tutta la gravidanza. Solo dopo 7/10 giorni i points (cioè le punte colorate) iniziano a comparire per poi consolidarsi verso la 3°/4° settimana di vita. Da adulto il suo pelo è tra i più lunghi rispetto a tutte le atre razze di gatti; presenta dei forti contrasti cromatici che possono variare dal colore nero al guscio di tartaruga o lynx. Si presenta folto e voluminoso, ricoprendo l’intero animale. E’ stato riscontrato nell’Himalayano, come nel Birmano e nel Siamese, una particolare predisposizione a succhiarsi la lana, si pensa ad una abitudine ereditaria. Un’altro effetto del gene Himalayano sono i meravigliosi occhi che variano dall’azzurro al blu. Il colore del mantello tende a scurirsi con l’età. La maschera tende ad essere più estesa nei maschi.

Carattere

Sono gatti tranquilli e docili, ma a differenza dagli altri Persiani, loro hanno la fama di essere molto vivaci e chiacchieroni, caratteristiche che gli derivano dall’incrocio col Siamese. Presenta una voce gradevole, mai invadente. Molto giocherellone.

Cura

A causa del suo lungo e folto pelo si consiglia di ricambiare spesso la lettiera perché eventuali granuli potrebbero incastrarsi tra le zampe e il pelo. Nell’Himalayano sono frequenti casi di strabismo, gene ereditario che è causa di squalifica nelle esposizioni, ed è stato riscontrato dopo accurate ricerche di essere predisposto alla displasia dell’anca.

Himalayano (foto www.instantweb.com/f/furxxtc)

Varietà di colore

Esso viene allevato nelle diverse colorazioni, (la colorazione Tabby è riconosciuta solo sulle estremità):
– Seal Point: le estremità sono del colore bruno focato il più scuro possibile. Il corpo invece ha un colore che va dal guscio d’uovo al dorato.
La coda ha una colorazione più chiara rispetto alle zampe e al muso. Si può presentare anche nella variazione Seal Tortie Point. Gli occhi devono essere di colore blu, il più scuro possibile. Il tartufo, le labbra e i cuscinetti sono neri.
– Blu Point: le estremità sono di colore azzurro acciaio; il corpo è bianco, negli adulti si vela di grigio. Si può presentare anche nella variazione: Blu-Cream Point, Blu-Lilac Tabby Point, Blu Tortie Point. Gli occhi devono
essere di colore blu, il più scuro possibile. Il tartufo, le labbra e i cuscinetti sono grigi.
– Chocolate Point: le estremità sono color cioccolato al latte; il corpo è avorio chiaro. Sono frequenti degli occhiali, cioè cerchi di pelo più chiari intorno agli occhi. Si può presentare anche nella variazione: Chocolate
Tabby Point, Chocolate Tortie Point. Il colore degli occhi è blu scuro; il tartufo, le labbra e i cuscinetti sono rosei.
– Lilac Point: le estremità sono di colore beige rosato, quasi grigio, molto pallido. La gradazione delle punte più è rosata, tanto più il gatto è pregiato. Il colore del corpo varia dal bianco sporco all’avorio antico estremamente pallido, che puo’ anche sembrare sbiadito ma il risultato è una gradazione molto delicata. Si può presentare anche nella variazione: Lilac-Cream Point, Lilac Tabby Point, Lilac-Blu Tabby Point, Lilac Tortie Point. Gli occhi devono essere di colore blu, il più scuro possibile, tendenti al malva. Tartufo, labbra e cuscinetti sono rosa corallo.
– Red Point: le estremità sono di colore rosso o arancio vivo, il più scuro possibile. Il corpo è bianco sporco con qualche ombra crema. Si può presentare anche nella variazione Red Tabby Point. Gli occhi devono essere di colore blu, il più scuro possibile. Tartufo, labbra e cuscinetti sono rosa carico. Sono frequenti alcune macchie nere di pigmentazione su labbra e naso.
– Cream Point: le estremità sono di colore rosso pallido; il corpo è bianco sporco. Si può presentare anche nella variazione Lilac-Cream Point e Blu-Cream Point. Gli occhi devono essere di colore blu, il più scuro possibile. Tartufo, labbra e cuscinetti sono rosa.

Standard

Categoria: Pelo lungo.
Corporatura: Da media a robusta.
Corpo: Di tipo cobby, zampe corte e petto ampio. Spalle massicce e schiena muscolosa, senza dare segni di obesità.
Mantello: Ha un pelo lungo, molto folto, morbido, sericeo e fine. Il contrasto tra la pigmentazione del corpo, chiaro, e le estremità, scure, deve essere il più netto possibile. Tanto più è netto il contrasto, tanto più risulta pregiato il gatto. Gorgiera molto folta.
Testa: Rotonda e voluminosa con cranio largo. Essa è situata su un collo corto e spesso. La struttura del cranio deve essere rotonda al tatto. fronte bombata; mascelle e mandibole potenti. Giuancie piene.
Occhi: Grandi e rotondi, ben distanziati, conferendo la tipica espressione dolce. Presenta colori che variano dal blu all’azzurro, il più brillante ed intenso possibile.
Orecchie: Piccole con punta arrotondata, leggermente inclinate in avanti e non eccessivamente aperte alla base. Ben distanziate e inserite piuttosto basse sulla testa.
Mento: pieno, ben sviluppato, arrotondato e forte.
Arti: Corti, robusti e forti. Arti anteriori diritti. Gli arti posteriori, osservati da dietro, risultano diritti.
Piedi: Larghi, tondi e forti. Sono tollerati ciuffi di pelo tra le dita.
Coda: Corta, ma proporzionata alla lunghezza del corpo.
Penalità: Coda piegata o anomala; Presenza di medaglione; Evidente deformità della colonna vertebrale; Aspetto asimmetrico della testa; Errato colore degli occhi; Strabismo; Displasia dell’anca; Le estremità colorate non devono presentare peli bianchi, o comunque zone più chiare.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Albanella minore – Circus pygargus L., 1758
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Accipitriformi
Famiglia: Accipitridi
Genere: Circus
Specie: C. pygargus L., 17580

L’albanella minore è un uccello rapace, che occupa un areale abbastanza vasto, europeo, africano, asiatico. In Italia nidifica in primavera inoltrata in varie regioni del centro-nord, ma ne esistono delle colonie anche in Sardegna e nel Salento; i suoi habitat sono le zone collinari, ma con spazi aperti come terre coltivate o pascoli. Frequenta in riproduzione canneti, paludi, brughiere e campi alberati, zone steppose, savane e coltivi durante lo svernamento. Nel paleartico è specie nidificante e migratrice.

Albanella minore – Circus pygargus (foto http://focusingonwildlife.com)
Albanella minore – Circus pygargus (foto Michele Ferrato)
Albanella minore – Circus pygargus

Caratteri distintivi

Lunghezza: 43-47 cm
Apertura alare: 105-120 cm
Peso: 230-435g. Femmina leggermente più pesante del maschio.

Il maschio ha parti superiori grigio-cenere con remiganti primarie esterne nere. Sopraccoda grigio pallido. La femmina ha parti superiori bruno-castano. Sopraccoda bianco, parti inferiori crema con striature più scure. Nessuna variazione stagionale. Immaturi simili alla femmina. Vola lentamente e in modo costante perlustrando il terreno a bassa quota, planando con le ali tenute a V aperta. Muta annuale post-riproduttiva completa, con arresto durante la migrazione e completata nei quartieri di svernamento (fonte www.sterna.it). 

Biologia

Migratrice regolare su largo fronte con quartieri di svernamento nell’Africa sud-sahariana. Generalmente silenziosa ad eccezione del periodo riproduttivo. Nidifica sul terreno, in vegetazione sia erbacea sia arbustiva, spesso in coltivazioni cerealicole e foraggere. Si nutre di piccoli Vertebrati, soprattutto micromammiferi occasionalmente uova e pulli. Frequenta ambienti aperti di ogni tipo, praterie anche d’altitudine, pascoli, brughiere, coltivazioni cerealicole ecc., generalmente a quote relativamente basse.

Animali da Compagnia

Gatto

Informazioni ai naviganti

Il Gatto domestico (Felis silvestris catus Schreber, 1775), tra i tanti animali domestici, il più giovane in termini di domesticazione. Venerato dagli antichi Egizi (che vedevano questo animale come una vera e propria divinità), i gatti si trovavano maggiormente in zone come Grecia, Egitto e Persia, poi, con gli spostamenti dei mercanti, avvenne anche la migrazione dei gatti verso l’Europa Occidentale. Presso gli antichi romani il gatto si trovò ad affrontare un rivale: il furetto. Era questo, infatti, l’animale più popolare come predatore di topi. Associato nel passato a riti pagani ed alla stregoneria, oggi è apprezzato per la sua straordinaria bellezza e per il carattere affettuoso ma indipendente. Le molte decine di milioni di gatti presenti in Europa confermano le straordinarie caratteristiche di questo felino. Diversi studi hanno evidenziato come la compagnia di un gatto possa aiutare le persone con problemi psichici, le persone sole o stressate abbassandone la tensione.

Persiano, varietà Chinchilla
Atlante delle razze di Gatti

Classificazione FIFe e cenni storici

Nome: Persiano, varietà Chinchilla.
Paese d’origine: Gran Bretagna.
Classificazione FIFe: Categoria I – persian & exotic.

Il Persiano Chinchilla è una varietà di Persiano selezionato nel 1885 in Inghilterra. Il primo esemplare è oggi imbalsamato nel museo di storia naturale di South Kensington a Londra. Figlio di una gatta nata da un incrocio ottenuto da un Persiano Smoke con un Silver Tabby. Il nome Chinchilla gli venne dato in riferimento all’omonimo roditore; questi due animali hanno in comune le caratteristiche del pelo, anche se, nel gatto, le sfumature sono all’opposto del roditore. La FIFE ha ulteriormente suddiviso questa varietà in più categorie in base al tipping: Persiano Chinchilla, Persiano Silver Shaded, Persiano Golden Shell, Persiano Golden Shaded. E’ accettato l’accoppiamento con l’Exotic Shorthair.

Aspetto generale

Sotto il soffice pelo si presenta una sottile ossatura. Il Persiano Chinchilla è il più raffinato tra tutti i Persiani. Occhi verde smeraldo; palpebra, tartufo e labbra di color rosa contornati del colore della pigmentazione del mantello generalmente nero (molto più raro di colore blu, chocolate e lilac). Il muso è particolarmente schiacciato, favorendo così un’abbondante lacrimazione. Di taglia medio-grande, il peso varia da 4,5 a 5,5 kg. Il maschio è generalmente più grosso della femmina.
Presenta una folta gorgiera che ricopre le spalle e il petto. La tessitura del pelo, folto e lungo, è fine e setosa, mai lanosa. I gattini nascono di colore molto scuro, ma vanno schiarendosi man mano che si allunga il pelo.

Carattere

E’ un gatto tenero ed affettuoso, discreto a volte. Ama essere tenuto tra le braccia del proprio padrone. Si dimostra affettuoso con tutta la famiglia. Si può classificare un gatto da salotto, si adatta benissimo alla vita casalinga. Non si può sfuggire alla seduzione dei suoi occhi verdi smeraldo truccati di nero. Tra i Persiani è il più aristocratico, un po’ altezzoso. Ha un carattere vivace, curioso. Ama rincorrere piccole prede.
Mai aggressivo, con persone e con altri animali. Non ha un carattere attaccabrighe, anche quando si trova di fronte situazioni particolari.

Gatto Chinchilla (foto www.uca-cat-club.co.uk)

Cura

Il prezioso mantello deve essere spazzolato ogni giorno. Una volta al mese è di buona abitudine fargli un bel bagno con specifici shampoo. Ricordate sempre di pulirgli accuratamente gli occhi con un panno morbido e umido, a causa della sua abbondante lacrimazione.

Chinchilla (foto www.shadowlong.com)

Varietà di colore

Nella varietà del Persiano Chinchilla sono raggruppate quattro categorie di Persiano:
– Persiano Chinchilla, mantello di color bianco-argento dalla base per tutta la lunghezza del pelo, tranne sull’ultimo ottavo che è nero, raramente blu, chocolat o lilac;
– Persiano Silver Shaded, sempre di color bianco-argento, la punta dei peli sul naso, sui fianchi e sulla coda è più scura. Gli occhi, le labbra e il naso sono contornati di nero. Rispetto al Chinchillà appare più scuro a causa del tipping (ombreggiatura) che prende un terzo della lunghezza del pelo. Il tartufo è rosso mattone; il colore degli occhi è verde o verde blu.
– Persiano Golden, la base del mantello è di color arancio-albicocca, per arrivare sull’ultimo ottavo dove è nero. Le zampe possono avere alcuni peli con la punta del pelo colorata. Gli occhi, le labbra e il naso sono contornati di marrone. Il tartufo è rosa scuro. I cuscinetti plantari sono marroni. Gli occhi sono di colore verde o verde blu;
– Persiano Golden Shaded, stessa tonalità di colore del Golden con la differenza che il tipping prende un terzo della lunghezza del pelo. Gli occhi, le labbra e il naso sono contornati di marrone. Il tartufo è rosa scuro. I cuscinetti plantari sono marroni. Gli occhi sono di colore verde o verde blu.

Standard

Categoria: Pelo lungo.
Corporatura: da grande a media. Robusta, corta e tozza.
Corpo: di tipo cobby. Si presenta di aspetto massiccio, torace ampio. Buona muscolatura.
Mantello: presenta un’aspetto argentato. Il tipping può coprire l’ultimo ottavo o un terzo della lunghezza del pelo. Ha un pelo molto lungo e un sottopelo fitto; la tessitura è fine e setosa.
Testa: ben proporzionata, massiccia e rotonda. Presenta il cranio largo, la fronte è leggermente bombata. Zigomi marcati e sporgenti. La pigmentazione delle labbra è nera. Stop marcato.
Occhi: grandi e rotondi, ben distanziati tra loro. Ben aperti. Molto espressivi, di un colore brillante e intenso, di preferenza il verde puro. Le palpebre sono cerchiate di nero.
Naso: piccolo e corto, particolarmente largo. Il tartufo è di colore rosso mattone, quasi marrone, contornato di nero.
Orecchie: piazzate distanti tra loro, portate basse sul cranio, sono di forma arrotondata sui fianchi. Ampie. Sono presenti alla base folti ciuffi di pelo.
Mento: ben sviluppato, pronunciato e pieno.
Arti: corti e tozzi.
Piedi: larghi e rotondi, presentano folti ciuffi di pelo tra le dita.
Coda: corta, molto folta di pelo è leggermente arrotondata all’estremità.
Penalità: non è ammessa alcuna striatura o maculatura sul mantello; Testa lunga o stretta; prognatismo accentuato, muso stretto; Orecchie non in standard; Occhi piccoli, posizionati in sbieco, colore opaco; Arti lunghi; Coda lunga; Corpo stretto e fine; Piedi di forma ovale; Dita lunghe.

Animali da compagnia

Il Furetto – 4

Il furetto è un animale domestico come lo sono il cane e il gatto. E’ un animale perfettamente adatto alla vita in appartamento, è silenzioso, facile da allevare, intelligente, affettuoso e molto vivace. Non deve essere portato fuori tutti i giorni per la passeggiata come richiederebbe un cane, anche se non sempre è preciso nell’uso della cassettina come invece lo sono i gatti.

Ciò che colpisce veramente in un furetto è la sua incredibile vivacità, il modo buffo di muoversi, l’aspetto simpatico. E’ un animale che sa veramente intrattenere e che si può stare a guardare per ore senza annoiarsi, specialmente se ha la possibilità di giocare e interagire con un altro furetto.

E’ vero che non lo si può considerare un animale molto adatto per bambini piccoli ma questa considerazione dovrebbe valere per quasi tutti gli animali.

Il furetto (Mustela putorius furo), forma domestica selezionata dalla puzzola (Mustela putorius) con la quale è interfecondo, non può essere considerato specie selvatica autoctona e non presenta popolazioni selvatiche naturalizzate nel territorio nazionale.

Tale entità faunistica non rientra pertanto tra le specie oggetto di tutela della Legge 11 febbraio 1992, n. 157.

In relazione al recente notevole aumento di furetti tenuti in abitazioni private quali animali d’affezione, si sottolinea l’importanza che essi siano detenuti in idonee strutture di captivazione per evitare il rischio di fughe accidentali che potenzialmente comportano rischi biologici per la puzzola, specie considerata vulnerabile per l’Italia. Il furetto può infatti insediarsi in natura dando luogo a popolazioni vitali; la naturalizzazione del furetto è stata per esempio registrata in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda.

Dal punto di vista legale in Italia il furetto è considerato a tutti gli effetti un animale domestico, per il cui acquisto o detenzione non sono necessari documenti o permessi particolari.

A tale proposito ha valore legale questa dichiarazione dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), in cui si parla del furetto come di un animale d’affezione.

In seguito a secoli di selezione operata dall’uomo il furetto è diventato un animale completamente domestico e docile. Sebbene in alcune zone sia riuscito a costituire delle popolazioni allo stato selvatico, nella maggior parte dei casi è improbabile che un furetto scappato o abbandonato riesca a sopravvivere per più di pochi giorni, essendo ormai totalmente dipendente dall’uomo per le sue necessità. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove i furetti domestici sono milioni, non esistono popolazioni inselvatichite.

Il furetto possiede un corpo allungato e arti tozzi. La colonna vertebrale è particolarmente flessibile, tanto che può girarsi all’indietro in uno spazio molto ristretto. Questa struttura gli permette di entrare agevolmente nelle tane sotterranee degli animali da cacciare, ma anche di infilarsi in spazi molto piccoli della casa, e sfuggire o mettersi facilmente nei guai.

La testa è triangolare, più larga nei maschi e più appuntita nelle femmine, con occhi piccoli e rotondi di colore variabile, dal nero al marrone al rosso (nei soggetti albini). Le orecchie sono piccole e presentano spesso del cerume brunastro, che va differenziato da una infestazione da acari parassiti. Il tartufo (la punta del naso) ha un colore che può andare dal rosa al nero; ai lati del naso sono presenti dei lunghi baffi. Il collo è lungo e ha quasi lo stesso diametro della testa, per cui se si vuole portare il furetto al guinzaglio si devono usare i collari a pettorina, in modo che non si sfilino dal collo.

Sia le zampe anteriori che quelle posteriori terminano con cinque dita munite di unghie non retrattili (al contrario dei gatti), che sono a crescita continua e hanno bisogno di essere accorciate regolarmente, dal momento che la vita da appartamento non consente un sufficiente consumo naturale. Sotto alla zampe si trovano dei cuscinetti privi di pelo, sui quali il furetto poggia il corpo.

La coda è piuttosto lunga: quando il furetto è in un ambiente nuovo, o vede qualcosa di insolito, rizza i peli della coda. Quando il furetto si rilassa, la coda torna ad assumere il suo aspetto normale.

La vista è poco sviluppata e per la caccia il furetto si basa soprattutto sull’olfatto. I 30 denti da latte iniziano a erompere a 20-28 giorni di vita, e quelli permanenti, 34 a 50-74 giorni. I furetti sono predatori e la loro dentatura adulta è quella tipica dei carnivori: hanno 12 piccoli incisivi, 4 canini ben sviluppati, 12 premolari e 6 molari.

Il mantello del furetto è composto da due tipi di pelo. Uno, principale, più lungo e rigido, è di colore solitamente più scuro. L’altro, il sottopelo, è più sottile, morbido e corto. Sulla testa, la coda e le estremità delle zampe manca il sottopelo e il pelo principale è più corto che sul resto del corpo.

La puzzola europea, da cui discende il furetto, ha il pelo principale nero e il sottopelo di colore crema, piedi e coda neri, la faccia e le orecchie di colore chiaro e una mascherina nera intorno agli occhi. Questo tipo di colorazione corrisponde nel furetto al mantello zibellino, che è la colorazione “selvatica”. Esistono solo altri due tipi di mantelli “naturali”. Uno è quello albino, in cui manca completamente la pigmentazione di pelle, occhi e pelo, per cui il pelo e il sottopelo sono bianchi o crema e gli occhi sono rossi. L’altro mantello naturale è il cannella, con il pelo principale rosso-marrone e il sottopelo color crema, che è lo stesso mantello della puzzola delle steppe.

I furetti compiono la muta in primavera e in autunno; in seguito alla muta il mantello cambia molto le sue caratteristiche: il pelo è più lungo e folto nei mesi freddi e si dirada durante la stagione calda, diventando anche più corto. Anche il colore cambia: è più chiaro durante l’inverno e più scuro d’estate. Spesso anche con l’età il mantello tende a diventare più chiaro. L’aspetto della maschera può modificarsi da una stagione all’altra, per cui il furetto cambia in continuazione il suo aspetto. Nei furetti sterilizzati questi cambiamenti sono molto meno evidenti, sebbene subito dopo la sterilizzazione si possa verificare una muta che altera l’aspetto del mantello, e in particolare quello della mascherina.

La muta può essere un fenomeno graduale, oppure può manifestarsi in modo piuttosto improvviso, lasciando l’animale con delle zone di pelle nuda e il proprietario piuttosto perplesso, finché il pelo non riprende a crescere.

I furetti hanno una pelle particolarmente spessa, soprattutto sul dorso; ciò permette ai piccoli di addentarsi tra loro per gioco senza farsi male, mentre se lo fanno con le nostre dita può sembrare che stringono in modo eccessivo. La pelle dei furetti presenta due caratteristiche peculiari:

  1. È priva di ghiandole sudoripare, il che significa che essi sono incapaci di regolare la loro temperatura corporea sudando, quindi sopportano male il calore; se si trovano in un ambiente particolarmente caldo possono anche subire un colpo di calore, che può essere fatale.
  2. E’ ricca di ghiandole sebacee, in grado di produrre una sostanza oleosa che rende la pelle untuosa e il pelo giallastro. Le ghiandole sebacee sono responsabili dell’odore intenso che hanno i furetti non sterilizzati, specialmente durante il periodo riproduttivo. Poiché sono controllate dagli ormoni sessuali, la loro attività si riduce molto con la sterilizzazione. Continua

Animali da compagnia

Il Furetto – 2

E’ molto semplice capire di che sesso è un furetto, anche quando è giovane o sterilizzato. Infatti nel maschio si può osservare il prepuzio poco sotto l’ombelico; il pene è poco visibile, ma presenta per quasi tutta la sua lunghezza un osso, detto osso penieno, che è facilmente palpabile lungo l’addome. Quest’osso ha una curiosa caratteristica, rilevabile in radiografia: è fatta a forma di “J”. Nei maschi maturi non sterilizzati sono evidenti i testicoli.

La femmina si riconosce per la presenza della vulva, che ha l’aspetto di una piccola fessura posta in prossimità dell’ano.

Il maschio ha una taglia molto più grande della femmina. Infatti può raggiungere i 2 kg di peso, mentre la femmina pesa 1 kg. Il peso adulto viene raggiunto a circa 6 mesi di vita, ma può subire ampie variazioni a seconda della stagione: durante l’inverno può aumentare fino al 40%! Tuttavia queste oscillazioni sono meno evidenti nei furetti sterilizzati, che anche durante l’inverno tendono a mantenere lo stesso peso estivo.

La lunghezza, coda compresa, va dai 40 ai 60cm.

Gli organi interni del furetto non sono molto diversi da quelli del cane o del gatto, a parte il fatto che ha una struttura molto allungata che si riflette anche nella sua costituzione interna. Le coste sono 14-15 paia, le prime 10 unite allo sterno, le ultime 4-5 libere. Il torace, separato dalla cavità addominale tramite il diaframma, contiene i polmoni e il cuore. Il polmone di sinistra è composto da due lobi, quello di destra da 4. Il cuore si trova al centro del torace.

Dietro al diaframma, nell’addome, si trova il fegato, e dietro a questo lo stomaco. Lo stomaco è in grado di dilatarsi per contenere grandi quantità di cibo. L’intestino è quello tipico di un carnivoro, ossia relativamente corto in rapporto alla taglia del furetto: circa 2 metri. Infatti un’alimentazione basata sulla carne, alimento molto nutriente e facilmente assimilabile, richiede processi digestivi piuttosto semplici e rapidi rispetto a un’alimentazione vegetariana, più lunga ed elaborata. Il tempo che impiega l’alimento assunto dal furetto ad attraversare tutto l’apparato digerente è di appena 3-4 ore.

Associato all’apparato digerente è il pancreas, una ghiandola che produce sia gli enzimi digestivi sia l’insulina. Vicino allo stomaco c’è la milza, che nel furetto può avere dimensioni molto variabili.

Nella cavità addominale si trovano anche i reni (quello di sinistra è un po’ più indietro rispetto a quello di destra) e la vescica, piuttosto piccola. Nel maschio alla base della vescica c’è una piccolissima prostata. Davanti a ciascun rene si trova la ghiandola surrenale.

L’utero è composto da due parti, dette corna uterine, molto allungate, collegate alle ovaie, che si trovano dietro i reni.

Posteriormente le corna uterine si uniscono a costituire il breve corpo uterino, che continua nella vagina.

I furetti sia maschi che femmine, presentano ai lati dell’ano un paio di ghiandole ben sviluppate, dette sacche anali, che producono un liquido dall’odore molto intenso. Quando sono spaventati o si sentono minacciati svuotano il contenuto di queste ghiandole, allo scopo di disorientare l’aggressore con l’odore pungente e sgradevole. In genere i furetti non spremono le sacche anali senza motivo e attualmente si ritiene inutile asportarle nel furetto domestico, in quanto l’operazione non modifica sostanzialmente l’odore emesso dall’animale, che per essere controllato richiede invece la sterilizzazione chirurgica.

Se le sacche anali vanno incontro a qualche patologia o il furetto le spreme con troppa frequenza, può rendersi necessaria la loro rimozione chirurgica. Alcuni furetti in commercio, soprattutto quelli importati dall’estero, sono già stati sottoposti a questo intervento. Un veterinario esperto può facilmente riconoscere la presenza o la mancanza delle sacche anali, toccando la zona ai lati dell’ano.

La vita media dei furetti è di 8-10 anni, anche se alcuni hanno raggiunto i 12 anni. I furetti americani hanno una vita media inferiore, circa 5-8 anni, probabilmente per la forte consanguineità che favorisce l’insorgere di varie malattie, soprattutto tumorali, molto più rare nei furetti europei.

Continua.

Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Airone cinerino – Ardea cinerea L.
Atlante della Fauna selvatica italiana – Uccelli

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Uccelli
Ordine: Ciconiformi
Famiglia: Ardeidi
Genere: Ardea
Specie: A. cinerea L.

L’Airone cinerino ha un areale riproduttivo che si estende dal circolo polare artico fino al sud della Spagna, alla Sicilia e alla Grecia e dall’Irlanda alla Russia; l’areale di svernamento si estende invece dall’Europa centrale all’Africa centro-settentrionale. Tra l’inizio del secolo e gli anni ‘60-‘70 ha subito un drastico declino; da allora la popolazione è aumentata e l’areale è in espansione anche in Italia.

Airone cinerino – Ardea cinerea L. (foto D. Maglione http://ups.provincia.so.it)
Airone cinerino – Ardea cinerea L. (foto Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio)

Caratteri distintivi

Lunghezza totale: 90-100 cm
Apertura alare: 175-195 cm
Peso: 1,1-2,0 kg

Presenta un corpo slanciato, un po’ più piccolo della cicogna bianca. Il piumaggio superiore è grigio con collo biancastro striato di nero, inferiormente biancastro con striature nerastre; nei giovani esemplari il colore è più uniforme e grigiastro.
Il pecco è lungo, diritto e appuntito, di colore giallo mentre è aranciato nel periodo della riproduzione; bruno nei giovani.
La testa allungata, superiormente bianca e nera negli adulti, e grigia nei giovani, con collo lungo.
Occhi con iride aranciata (gialla nei giovani) e area periorbitale bruno-giallastra o gialla (verdastra nei giovani).
Le ali sono nere, lunghe e larghe; la coda è grigia, corta e quadrata.
Le zampe sono molto lunghe, con tarsi giallo-rossastri (grigi-verdi-brunastri nei giovani).
Non presenta un evidente dimorfismo sessuale.
I pulcini presentano un lungo piumino argentato, formante un ciuffo che ricopre la testa.

Airone cenerino (foto Alessio Bartolini – Padule di Fucecchio)
Airone cenerino (foto Alessio Bartolini – Padule di Fucecchio)

Biologia

Nel volo le ali vengono battute lentamente, mentre la testa è rientrata tra le spalle ed il collo è piegato a Z. In volo emettono regolarmente un rauco e potente “khraaik”; nel nido la voce è generalmente gracchiante.
Vive di preferenza nei pressi di fiumi, laghi e stagni. Specie abbastanza comune, nell’epoca di nidificazione vive in colonie. Il nido è un’enorme costruzione, formata con rametti sulle cime degli alberi. La covata è formata da 4-5 uova blu-verdastre. L’incubazione dura 25-26 giorni e normalmente si ha una cova all’anno. La prole è nidicola e abbandona il nido a circa 4 settimane e s’invola a 42-55 giorni.
Si nutre soprattutto di pesci (anche anfibi, micromammiferi, rettili, insetti, molluschi) catturati stando in una posizione d’attesa particolare.
Specie migratrice parziale.
La vita massima registrata in libertà è di 25 anni.

Animali

Alzavola comune Anas crecca
Atlante delle Anatre

Diffusione e habitat

L’Alzavola comune è una specie migratrice e localmente sedentaria diffusa in tre sottospecie in Eurasia e America settentrionale. In Europa è comune a Nord del 45° parallelo. Sverna a sud dell’areale fino al bacino del Mediterraneo e dell’Africa centrale. Scarsa nidificante in Italia, ma comune come svernante. Abita soprattutto in zone umide d’acqua dolce, densamente coperte da vegetazione. In alcune aree dell’Europa centrale la sua popolazione è fortemente in declino, forse a causa della bonifica di terreni palustri adatti alla sua sopravvivenza.

Caratteristiche morfologiche

Poco accentuato il dimorfismo sessuale.
Il piumaggio del maschio è facilmente riconoscibile nella stagione degli amori a causa del capo castano macchiato da una chiazza verde cupo che attraversa l’occhio e da una chiazza giallo vivo sotto la coda.
Le ali presentano una banda (il cosiddetto specchio) per metà verde metallico e per metà nera, presente anche nella femmina; le parti inferiori sono chiare e fittamente macchiettate sul petto.
La femmina ha invece un piumaggio più anonimo, brunastro.

Alimentazione e comportamento

L’attività riproduttiva comincia, in modo ridotto, già nell’autunno, anche se il corteggiamento e le parate più significative iniziano solo in primavera. La femmina costruisce il nido sulla terra, su uno strato di densa vegetazione, e durante il periodo riproduttivo lo riempie gradualmente di piume. Depone di solito 8-11 uova, una volta all’anno (aprile-maggio). In libertà si nutre di piccoli insetti, molluschi e sementi che possono essere sostituiti da un mangime bilanciato in cattività. Si riproduce facilmente in cattività.
Simile all’Anas creeca è l’Anas formosa che vive nelle zone costiere del mare Artico, in Siberia, Giappone, Cina e occasionalmente in India, Nepal e Alaska (predilige la taiga, la tundra e gli estuari dei fiumi).

Alzavola comune – Anas crecca (foto Emanuele Natali http://emanuelenataliphotography.weebly.com)
Alzavola comune – Anas crecca (foto Camilla Gargini)
Alzavola comune (foto Alessio Bartolini – Padule di Fucecchio)

Animali

Animali da compagnia – Il comportamento del Gatto domestico – 3

Per intimorire un Cane o un grande Carnivoro che lo sta minacciando, il Gatto ricorre alla notissima tecnica di inarcare il dorso e arruffare il pelo del dorso e della coda che tiene rivolta leggermente di lato, in modo da apparire al nemico più grande di quanto sia in realtà; tale impressione è accentuata anche dal fatto che il Felino si dispone parzialmente di lato rispetto all’avversario. A rendere più intimidatorio tale atteggiamento, che ricorda quello di imposizione di taluni Pesci, concorre una ben precisa mimica: le orecchie vengono appiattite, gli angoli della bocca tirati all’indietro, il naso arricciato, mentre un brontolio leggero, ma inequivocabilmente minaccioso, sale dal petto dell’animale e si trasforma a poco a poco in un soffio rabbioso; le fauci vengono allora spalancate e i canini scoperti, mentre il naso diviene sempre più increspato.

Questa mimica minacciosa, che di per sé ha senza dubbio uno scopo difensivo, si osserva con particolare frequenza quando un Gatto si trova inaspettatamente davanti un grosso Cane, prima di poter fuggire; se questo, nonostante il minaccioso avvertimento, si fa ancor più vicino e supera la “distanza critica”, il Gatto non fugge, ma passa all’attacco, e lanciandosi sul Cane comincia a graffiarlo sul muso con gli artigli e con i denti, cercando di colpirlo nei punti più sensibili, possibilmente sugli occhi e sul naso. Se l’avversario indietreggia, sia pure per un istante, il Gatto approfitta regolarmente di questa momentanea pausa per darsi alla fuga: il breve attacco è dunque un semplice mezzo per sottrarsi al nemico.

Tuttavia, quando una femmina ritiene che i propri piccoli siano minacciati da un Cane, l’aggressività del Felino si manifesta allora in un caratteristico atteggiamento di minaccia: in simile eventualità, la Gatta non esita infatti a lanciarsi contro il nemico anche da una distanza superiore a quella critica e, poiché tiene il dorso inarcato e il corpo rivolto leggermente di lato, finisce per avanzare con un’andatura assai singolare, galoppando obliquamente rispetto al proprio asse longitudinale. Non si è mai osservato un simile comportamento in un maschio adulto, se non durante il gioco, senza dubbio perché esso non si spinge mai al punto da essere costretto ad affrontare un avversario fisicamente superiore. Per le femmine che allattano, l’aggressione di un nemico in simili condizioni significa un’incondizionata e completa abnegazione, ma anche la Gatta più dolce, quando viene a trovarsi in tale situazione, è pressoché invincibile: io stesso ho visto imponenti Cani capitolare e fuggire di fronte a un simile attacco, mentre Ernest Seton Thompson riferisce di una Gatta che, nel parco di Yellowstone, mise in fuga e inseguì un Orso finché questo, terrorizzato, non cercò scampo arrampicandosi su un albero (oserei dire che si trattava del famoso Orso Yoghi di Hanna e Barbera che vedevo in tv da ragazzino).

Ancora diversa, e in questo caso viene allora manifestata con atteggiamenti di sottomissione, è l’espressione di minaccia di un Gatto eccessivamente molestato da una persona amica: questo tipo di minaccia repressa, cui si sovrappongono gesti di sottomissione che implorano clemenza, si osserva sovente nelle esposizioni, ove i Gatti vengono a trovarsi in un ambiente estraneo e sono costretti a lasciarsi toccare da persone sconosciute, ad esempio dai giudici. Se questo complesso di condizioni particolari lo spaventa, l’animale si rannicchia su se stesso, appiattendo il corpo fino a farlo aderire pressoché completamente al suolo: le orecchie sono allora minacciosamente abbassate, la parte terminale della coda ondeggia qua e là, e se l’eccitazione si fa più violenta il Gatto comincia a emettere sordi brontolii. In un simile stato d’animo l’animale cerca sempre di coprirsi le spalle, spingendosi con fulminea rapidità sotto un armadio, in un camino o dietro un termosifone; se non trova un rifugio adatto, si rannicchia contro una parete, in modo da rivolgere sempre il dorso al muro, aderendovi con il corpo disposto obliquamente. Tale posizione viene assunta anche quando l’animale deve stare sul tavolo davanti al giudice, e indica chiaramente che esso è pronto a colpire con una delle zampe anteriori l’estraneo; via via che la sua paura aumenta, il Gatto assume una posizione sempre più obliqua e infine solleva una zampa con gli artigli sporgenti pronto a colpire. Se la paura si accresce ulteriormente il Gatto ricorre all’ultima e disperata misura difensiva, sdraiandosi supino, arrotolandosi su se stesso e rivolgendo verso l’importuno tutte le armi di cui dispone. Perfino un esperto conoscitore di questi Felini rimane meravigliato nel vedere con quale calma i giudici tocchino un Gatto che ha spalancato le fauci e sollevato le zampe per colpirli, e che sta emettendo dei sordi brontolii. Sebbene in simili casi l’animale intenda inequivocabilmente dire: “Non mi toccare, altrimenti ti morderò e graffierò”, nel momento decisivo non mette tuttavia in atto la minaccia o, tuttalpiù, in modo limitato e con forza ridotta.

Il Gatto, dunque, non si comporta prima amichevolmente per poi mordere e graffiare all’improvviso, bensì minaccia i giudici per sottrarsi a quelle che considera delle insopportabili molestie, senza peraltro avere il coraggio di rendere effettive tali minacce: questa, in sostanza, è dunque la pretesa falsità del Gatto.

L’allevamento delle forme domestiche non è mai stato operato, come avviene per i Cani, in modo da ottenere razze capaci di assolvere determinati compiti; i popoli asiatici hanno allevato i Siamesi e i Persiani esclusivamente per la loro bellezza e per diletto personale, anche se in Cina si è scoperto un modo del tutto insolito per utilizzare questi Felini: in taluni territori, infatti, gli occhi dei Gatti vengono usati in sostituzione dell’orologio, poiché è possibile calcolare l’ora basandosi sulle dimensioni delle loro pupille. A questo proposito è interessante rilevare che già nell’antica Eliopoli il dio egizio del sole, Ra, veniva raffigurato con le sembianze di un Gatto, e la sua statua, troneggiante nel tempio, aveva le pupille forgiate in modo da dilatarsi o restringersi a seconda della posizione del sole, e quindi da consentire di determinare le diverse fasi del giorno. Continua.

Animali da compagnia

Comportamento del gatto domestico – 2

nessuna paura non sono in prigione è solo la zanzariera per evitare che si buttino giù dove ci sono dei cani che non aspettano altro.

Spesso i Gatti domestici riescono a instaurare dei rapporti amichevoli anche con animali che abitualmente sono loro nemici; l’ormai proverbiale inimicizia tra Cane e Gatto non trova sempre riscontro nella realtà, mentre sono numerosi gli esempi di stretta amicizia stabilitasi tra i due animali. In altri casi, questi Felini si abituano alla presenza di Criceti, Topi bianchi o altri Roditori, con cui giocano senza arrecare alcun danno, e numerosi allevatori di Uccelli hanno potuto constatare come il loro Gatto si sia abituato ai volatili al punto da afferrarli con estrema precauzione con la bocca quando fuggono dalla gabbia.

Il Gatto è uno dei pochi animali domestici che sia stato accolto nella comunità umana non per fini utilitaristici, ma, almeno in origine, per motivi religiosi: presso molte popolazioni, ad esempio gli antichi Germani e numerose tribù africane e sudamericane, i Gatti selvatici erano infatti considerati animali sacri già molto tempo prima della comparsa delle razze domestiche, ed è appunto grazie a tale concezione che essi riuscirono a diffondersi così rapidamente, divenendo ovunque oggetto di saghe, culti e superstizioni che ne facilitarono la domesticazione. Gli Egizi nutrivano per i Gatti un tale amore e rispetto da tagliarsi i capelli in segno di lutto alla loro morte; in caso di incendio, gli abitanti si preoccupavano addirittura di portare in salvo per prima cosa i Felini. Al Cairo esistono ancora, con ogni probabilità, degli antichi lasciti, i cui interessi vengono impiegati per nutrire i Gatti: lo stesso Maometto li scelse come animali prediletti, e per tale motivo l’allevamento dei Gatti si diffuse con l’islamismo nelle diverse regioni asiatiche e africane. Numerose credenze dettate dalla superstizione sono del resto largamente diffuse anche in Europa: la superstizione medievale secondo cui tra i Gatti, le streghe e i maghi esisterebbe uno stretto rapporto di interdipendenza trova in pratica riscontro in dicerie ancora oggi largamente seguite, secondo cui i Gatti di tre colori avrebbero il potere di proteggere la casa del padrone dagli incendi, mentre quelli neri porterebbero sfortuna agli uomini cui attraversano la strada.

Altrettanto diffusa e invano contestata dagli studiosi è l’dea che questi Felini siano falsi; a tale proposito Konrad Lorenz scrive: “non riesco davvero a comprendere in qual modo possa essersi originata una simile teoria: escludo infatti che sia da attribuire alla tecnica di caccia adottata dai Gatti, e cioè al fatto di avvicinarsi con movimenti circospetti alla preda, per poi aggredirla all’improvviso, in quanto Tigri e Leoni si comportano allo stesso modo. Al contrario di questi Carnivori, il Gatto non ha però la fama di essere assetato di sangue, benché uccida anch’esso le proprie vittime azzannandole mortalmente. Io non conosco un solo atteggiamento, tipico del Gatto, che possa essere definito sia pure approssimativamente, anche se a torto, “falso”: ben pochi sono gli animali la cui mimica consenta di comprendere in modo così chiaro il loro stato d’animo del momento. Quando si ha a che fare con un Gatto si sa sempre come comportarsi e quale gesto ci si debba attendere per l’istante successivo: così come è inequivocabile l’espressione di fiduciosa amicizia, quando il muso viene rivolto verso l’osservatore con le orecchie ritte e gli occhi spalancati, altrettanto chiaramente qualsiasi emozione provocata da paura, irritazione o dalla presenza di un nemico trova immediata corrispondenza nella contrazione della muscolatura facciale. E sufficiente una lieve sensazione di diffidenza, perché gli innocenti occhi rotondi assumano una forma un poco più allungata e obliqua e le orecchie non siano più erette; si può in tal caso ignorare il leggero cambiamento nella posizione del corpo e della punta della coda, per comprendere che lo stato d’animo dell’animale è mutato. Quale espressività raggiunga, ad esempio, gli atteggiamenti minacciosi del Gatto, e come differiscono nettamente l’uno dall’altro a seconda che siano rivolti alla persona amica che si sia “presa un’eccessiva confidenza”, o a un nemico molto temuto, oppure abbiano uno scopo puramente difensivo o palesino l’intenzione di passare all’attacco, se l’animale si sente superiore all’avversario! Quest’ultimo atteggiamento, in particolare, non viene mai tralasciato, a eccezione ovviamente degli animali che potremmo chiamare “psicopatici”, e che esistono sia tra i Gatti sia tra i Cani meglio addomesticati; un Gatto infatti non morde o graffia mai l’avversario senza averlo prima messo chiaramente in guardia. La minaccia si esprime con vari atteggiamenti e diviene particolarmente palese di solito immediatamente prima dell’attacco, quando appunto assume il significato di ultimo avvertimento.

Animali da compagnia

Comportamento del gatto domestico

Un extra come omaggio alla Giornata Nazionale del Gatto

Il Gatto domestico non considera di solito il padrone come compagno, ma più semplicemente interpreta la sua casa come il proprio territorio personale e lo stesso padrone come un “oggetto” di questo territorio: di conseguenza mantiene sempre un atteggiamento assai indipendente, e viene perciò spesso giudicato un animale “ancora selvatico”. Ciò nonostante, o forse appunto per questo, è un animale molto amato: fin dalla comparsa dei primi Gatti in Egitto, l’uomo ha infatti apprezzato in essi la loro genuina indole selvatica: pur sostenendone a parole l’utilità nella lotta contro i Topi, la maggior parte delle persone alleva in realtà i Gatti per pura e semplice gioia personale. Trova infatti piacere nell’ospitare questi vivaci e sensibilissimi animali che non sono divenuti docili schiavi dell’uomo, ma hanno conservato la propria indipendenza.

Mentre si riesce quasi sempre a impedire che i Cani si riproducano (qualora ovviamente ciò non sia desiderato), semplicemente tenendoli rinchiusi, è assai più difficile reprimere gli stimoli sessuali dei Gatti: all’epoca degli accoppiamenti, se non trovano il mezzo per portarsi all’aperto, questi Felini diventano infatti insofferenti e corrono allora senza posa nelle stanze, si rotolano sul pavimento e giungono addirittura a lasciare dei segnali odorosi sui tappeti e negli angoli, forse nella speranza che un compagno riesca in qualche modo a introdursi nell’abitazione. Poiché tuttavia durante l’epoca degli amori i maschi e le femmine riescono a sfuggire alla sorveglianza dei padroni, i Gatti finiscono col moltiplicarsi in misura assai superiore a quella auspicata dall’uomo; soltanto facendo ricorso alla sterilizzazione si può impedire che questi animali si riproducano periodicamente due volte l’anno.

Non si può dire di conoscere a fondo una Gatta se non dopo aver trascorso con essa gli 8-10 giorni durante i quali è in cerca di un compagno: in questo periodo essa rivela infatti la sua più intima natura, e per una persona “malata” di perbenismo, questa è un’esperienza indubbiamente spiacevole.

Il fatto che anziane zitelle si circondino così spesso di Gatti dimostra che la loro larghezza di vedute è di gran lunga superiore a quanto generalmente si presume: chi ha vissuto con una Gatta non sterilizzata deve necessariamente liberarsi di ogni pregiudizio … Chi, in campagna o in città, alleva dei Gatti non castrati, deve rassegnarsi a sopportare in essi un comportamento in cui gli istinti sessuali costituiscono una parte notevole, talvolta addirittura la più importante… Anche la Gatta più dolce e mansueta è perfettamente conscia del fatto che al mondo esistono anche i maschi ed è fermamente decisa a conquistarne uno.

Tetti e giardini sono i luoghi d’incontro preferiti, e da qui le femmine lanciano le loro grida per attirare i maschi; questi a loro volta danno inizio a rumorosi e lunghi concerti: il risultato di questi incontri notturni è un variopinto miscuglio di piccoli Gattini, che finirebbero per invadere le città e i villaggi se l’uomo non intervenisse, e si troverebbero esposti a molteplici pericoli, ritornerebbero semiselvatici, arrecherebbero ogni sorta di danni e sarebbero comunque destinati a concludere miseramente la propria esistenza in un tempo più o meno breve. Tale problema preoccupa i naturalisti di tutto il mondo: oggi come in passato vengono uccisi in ogni parte della terra innumerevoli Gattini appena nati, mentre una quantità incalcolabile di Gatti vagabondi scorrazza nelle città e nelle campagne, rimanendo prima o poi vittima della fame o dell’uomo.

Sebbene nella nostra società la sterilizzazione delle Gatte mediante legatura degli ovidotti sia praticamente inevitabile, ognuno prova una particolare gioia nell’allevare i piccoli e nel vederli giocare con la madre: in tali occasioni la femmina insegna ai figli a catturare le prede vive, mentre i Gattini, ancora maldestri, se le lasciano continuamente sfuggire; la madre è pronta allora a riafferrarle e a porgerle di nuovo ai figli.

Anche allo stato libero i piccoli Felini, se vogliono riuscire a sopravvivere, devono apprendere dalla madre le più diverse tecniche di caccia, e tutte queste azioni istintive sono rimaste inalterate anche nelle razze domestiche.

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I Felini – 2

Come in tutti i Carnivori, anche nei Felidi l’olfatto è bene sviluppato, sebbene meno acuto della vista e dell’udito, che è particolarmente fine. Per tale ragione seguono di rado una traccia servendosi dell’odorato, mentre quando inseguono una preda e le balzano addosso utilizzano soprattutto la loro spiccata capacità di localizzare senza esitazione una sorgente sonora; l’orientamento dei padiglioni auricolari verso tale sorgente avviene in modo automatico. Le notevoli dimensioni degli occhi indicano immediatamente l’importanza della vista presso i Felidi: è noto, ad esempio, che i Gatti domestici sono “emmetropi”, e come le Linci vedono gli oggetti quasi altrettanto bene dell’uomo con una luce normale; poiché inoltre la loro retina contiene coni e bastoncelli, possono percepire i colori, come è stato dimostrato sperimentalmente. Anche la maggior parte degli altri Felidi è probabilmente dotata di tali capacità, ma le indagini in proposito sono state finora compiute solo su un numero limitato di specie. La sensibilità alla luce di questi animali, soprattutto per quanto riguarda le brevi lunghezze d’onda, è circa sei volte maggiore rispetto a quella dell’uomo. Il loro occhio si abitua all’oscurità anche più rapidamente del nostro; dietro alla retina, inoltre, vi è uno strato di cellule che riflettono la luce (Tapetum lucidum), per cui i fotorecettori vengono stimolati anche da una minima quantità di luce. E’ appunto grazie alla presenza di questo strato cellulare che gli occhi dei Felidi brillano nell’oscurità allorché vengono colpiti da un raggio luminoso.

Ottimamente sviluppato è anche il senso dell’equilibrio, e ciò è di importanza vitale per gli animali che vivono nei boschi e si arrampicano sugli alberi. Nei nostri Gatti domestici, variando la posizione del corpo, si determinano dei riflessi che consentono un immediato recupero della posizione corretta, per cui, facendoli cadere supini da un’altezza di circa 3 metri, girano rapidamente su se stessi e atterrano sulle quattro zampe. L’animale ruota dapprima il capo, indi la parte anteriore del corpo e infine quella posteriore, fino a riacquistare la posizione normale. Gli sviluppatissimi recettori tattili sono localizzati su peli innervati da apposite fibre, in particolare sulle vibrisse e sugli ispidi e lunghi peli che si trovano al disopra degli occhi e negli arti anteriori. Questi peli tattili, che possono rizzarsi a volontà dell’animale, hanno una particolare importanza per le specie notturne, cui consentono di percepire meglio gli stimoli provenienti dall’ambiente. Molto probabilmente sono responsabili della sensibilità tattile anche i peli, talvolta lunghissimi, che sporgono tra quelli normali.

I Felidi si sono insediati in quasi tutti gli ambienti terrestri, dalle umide foreste tropicali ai deserti, dalle gelide steppe alle catene montuose, a eccezione delle tundre prive di alberi e delle regioni polari. La loro alimentazione quasi esclusivamente carnivora comprende vertebrati di dimensioni variabili tra quelle di un Topo e quelle di una Zebra, uccelli di qualsiasi grandezza, lucertole, rane, pesci, crostacei e grandi insetti. La loro dentatura manca degli elementi necessari per triturare il cibo, bene sviluppati invece nell’Orso bruno e nei Tassi, e ha conservato solo quei denti che provvedono a tagliare in piccoli pezzi i bocconi. Coloro che allevano i Gatti sanno tuttavia che di quando in quando essi mangiano erbe o piante: nel pulire il mantello, infatti, i Gatti finiscono sovente per inghiottire notevoli quantità di peli che nello stomaco formano delle vere e proprie masse, che possono poi essere rigurgitate grazie all’azione stimolatrice dell’erba sulle pareti dello stomaco stesso. Pochissimi sanno invece che anche la Tigre e altre specie della famiglia mangiano l’erba; secondo un’ipotesi che non è stata finora dimostrata, ciò consentirebbe a esse di rifornirsi delle vitamine necessarie. Continua – 2

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Animali in genere – Felini

I FELINI – 1

La più vasta famiglia di carnivori, quella dei Felidi (Felidae), comprende animali che, nonostante le notevoli differenze nelle dimensioni (LTT 35-230 cm), costituiscono un gruppo assai omogeneo. Ciò si riferisce sia alla struttura anatomica, sempre slanciata ed elegante, sia al numero dei cromosomi, che nella condizione diploide è sempre uguale a 38, a eccezione delle specie dei generi Leopardus e lynchailurus ove è uguale a 36. Poiché il gruppo estinto dei Macairodontidi (Machairodontidae) viene oggi classificato come una famiglia a sé, i Felidi vengono qui suddivisi in 3 sottofamiglie: 1) Nimravini (Nimravinae), oggi estinti; 2) Felini (Felinae), comprendenti le 2 tribù dei Felini (Felini) e dei Panterini (Pantherini); 3) Acinonichini (Acinonychinae).

In quasi tutte le specie, non vi sono particolari differenze tra maschi e femmine, se si eccettua il fatto che i primi hanno dimensioni di solito maggiori, il capo più massiccio, e un peso superiore; soltanto nei Leoni si riscontra un più evidente dimorfismo sessuale, in quanto i maschi sono dotati di una folta criniera. In alcune specie la livrea infantile si differenzia da quella degli adulti: al momento della nascita, ad esempio, i Ghepardi hanno una lunga criniera bianco-grigia, che si estende sulla nuca e sul dorso, e che si riduce notevolmente negli adulti; i piccoli Puma hanno generalmente una colorazione variabile dal bruno-ruggine al cannella, su cui spiccano sempre grandi macchie nerastre, che mancano invece negli adulti; anche altre forme, quali il Gatto selvatico europeo (felis silvestris silvestris) e il Gatto della giungla (felis chaus), presentano nell’età adulta un disegno appena accennato, ben marcato invece nei piccoli.

Si riteneva un tempo che i Felidi fossero privi di ghiandole sudoripare e perciò non sudassero; in realtà essi posseggono ghiandole sudoripare, sebbene queste siano in gran parte atrofizzate e siano bene sviluppate solo tra i cuscinetti plantari e digitali, vicino alle labbra, all’angolo del mento, attorno ai capezzoli e all’ano. Dimensioni modeste hanno in genere anche le ghiandole sebacee, che sono bene sviluppate soltanto sulla mascella superiore, nel prepuzio maschile e nella parte superiore della coda (organi caudali). Tanto i maschi quanto le femmine recano infatti attorno all’ano numerose ghiandole sebacee e sudoripare; i primi, inoltre possiedono anche delle tasche anali, cioè delle masse di ghiandole sebacee approfondate nella cute, ciascuna delle quali forma una tasca munita di un dotto ai lati dell’ano. Organi caudali e tasche anali servono soprattutto per marcare il territorio personale e per consentire agli animali di ritrovarsi.

La dentatura dei Felidi appare particolarmente specializzata per l’alimentazione carnivora: in ogni semiarcata mascellare e mandibolare vi sono tre piccoli incisivi e un robusto canino a forma di sciabola, divisi mediante un diastema (mancante però nel Ghepardo) dai premolari. Questi sono tre nella mascella (due però nelle Linci, nel Manul e nel Gatto delle pampas), mentre nella mandibola sono solo due. Il molare della mascella è piccolissimo; la formula dentaria risulta dunque la seguente: superiore 3-1-3-(2)1 inferiore 3-1-2-1 per ogni lato, quindi in totale 30 (28). Al contrario di quanto si verifica per l’uomo, questi carnivori non tagliano i singoli bocconi mediante gli incisivi (come si è detto poco sviluppati), ma con i molari; i denti ferini, cioè l’ultimo e grande premolare superiore e il grosso molare inferiore, costituiscono una sorta di trinciante; essendo infatti i denti più vicini all’angolo della bocca, si trovano nella posizione più favorevole rispetto ai muscoli masseteri, e riescono quindi a esercitare la pressione maggiore; i Felidi, dunque, addentano la carne tenendo la bocca di fianco. I denti anteriori vengono utilizzati insieme alla lingua dalla superficie molto ruvida per spolpare le ossa; i Panterini tuttavia se ne servono per recidere piccoli bocconi: in tal caso la carne viene afferrata con gli incisivi e i canini e lacerata mediante un deciso movimento all’indietro del capo. I lunghissimi e robusti canini servono inoltre per azzannare e uccidere le prede, mentre la lingua, provvista di numerose piccole papille cornee rivolte all’indietro, coadiuva appunto la dentatura agendo come una lima, e ciò consente a questi animali di spolpare completamente le ossa.

I Felidi hanno il cranio breve e arrotondato, le ossa nasali e mascellari brevi, gli archi zigomatici fortemente ricurvi e il palato osseo esteso solo fino all’altezza dei molari; la bolla timpanica è rotonda e gonfia, il ramo ascendente della mandibola molto alto. La clavicola, ridotta a un piccolo osso allungato, è nascosta tra i muscoli e non collega più la scapola con lo sterno; l’osso penico è molto ridotto.

I Felidi dispongono di una seconda ed efficacissima arma negli artigli, aguzzi e a forma di falce, che abitualmente rimangono retratti e vengono sfoderati al momento di aggredire le prede o in caso di necessità. In posizione di riposo, infatti, due coppie di fasci elastici tengono tesa verso l’alto l’ultima falange, in cui sono appunto impiantati gli artigli; quando un qualsiasi stimolo provoca nell’animale uno stato di eccitazione, esso contrae un muscolo flessore i cui tendini corrono lungo la parte inferiore del piede e sono fissati all’estremità inferiore dell’ultima falange. Per effetto della contrazione muscolare, questa viene spostata all’indietro, e l’artiglio viene sfoderato. In quasi tutte le specie gli artigli retratti non sono visibili in quanto si trovano all’interno di apposite tasche cutanee; nel Ghepardo e nel Gatto a testa piatta, peraltro, tali guaine sono debolmente sviluppate, per cui le punte degli artigli rimangono sempre visibili. I Felidi sono tutti digitigradi e hanno un robusto cuscinetto plantare che distribuisce uniformemente il peso del corpo sui singoli cuscinetti delle dita e conferisce alla loro andatura la caratteristica leggerezza. Hanno gli arti anteriori pentadattili, con il pollice talmente ridotto da non toccare il terreno, e quelli posteriori tetradattili, in quanto l’alluce è solo un moncherino. I piedi sono rivestiti di pelo anche tra le dita ma non sui cuscinetti; nel Gatto delle sabbie, nelle Linci e nell’Irbis questo pelo raggiunge una lunghezza tale da avvolgere e proteggere la stessa superficie plantare. Continua 1

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